3 Settembre 2014. new town crolloCasualità che solo l’intreccio tra Letteratura e Vita sa determinare: crolla un balconcino in uno degli appartamenti antisismici della New Town di L’Aquila,   fortemente voluti dal governo Berlusconi nell’immediato post-terremoto  del 2009.   La ditta appaltante, che dovrebbe rispondere dei danni causati, non esiste più: fallita!

Ed ora? Che storia…

Meglio spostarsi dall’amarezza dell’attualità all’emozione della storia narrata nel libro di Dalembert.

 

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Fa tenerezza e riporta ai good old times  sentire Azaka chiamare la regione  “Abruzzi”, come  quando Abruzzo e Molise erano un’unica entità territoriale. Tanto tempo fa.

Ma  tra la gente comune, specie nei piccoli paesi, il territorio è rimasto “gli Abruzzi”. Azaka, che è diventato un tutt’uno con la sua nuova realtà,  fa propria questa definizione della regione.

A proposito dell’Abruzzo e degli abruzzesi, colpisce la citazione del cappellano di Hemingway in Addio alle Armi:

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vorrei proprio che andasse negli Abruzzi” disse il cappellano[…]La gente le piacerebbe e anche se fa freddo è asciutto e sereno.”

 Colpisce il ricordo di Azaka bambino, salvato tra le macerie del terremoto di Haiti da un buffo soccorritore abruzzese, che nel suo immaginario rimarrà impresso come un angelo custode mandato da un’entità superiore per salvarlo.

Dalembert.pngQuando da “extracomunitario” emigrato in Italia decide di spostarsi verso il Sud Italia, dopo aver provato l’asprezza delle genti nordiche nei suoi confronti, decide per la terra del suo salvatore, una terra di montagna, dura ma sicuramente generosa, se aveva dato i natali al suo angelo custode.

 

Il tempo e il luogo della storia

 Siamo nel 2009, durante le ore immediatamente precedenti il grande botto che ha sconvolto L’Aquilano e tramortito il mondo. Azaka vive con sua moglie Mariangela nella casa avita della nonna di lei, fatta di vecchissime pietre e addossata ad altrettanto antiche costruzioni del centro storico (pomposamente definito tale) del piccolo Borgo delle Cipolle, che la notte del terremoto vivrà lo sconvolgimento totale della vita della coppia e del paese tutto.

È molto bello l’andare e il tornare, dal passato al presente, da un’onda sismica all’altra, di questo fiero e tenero Haitiano che ha vissuto nella sua infanzia l’esperienza indelebile del terremoto e che, da adulto e immigrato nell’aspra ma generosa terra d’Abruzzo, torna drammaticamente a rivivere .

 Un efficace senso del ritmo percorre tutto il libro: la musica italiana e straniera che ammalia entrambi; il battito dei cuori; il pulsare del corpo scosso dalla passione e dal desiderio; la danza quasi tribale del bimbo nella pancia di Mariangela; il ritmo meccanico delle fotocopiatrici nel suo negozio vicino all’Università; le variazioni di tonalità dell’idioletto di Azaka, un misto espressivo di dialetto aquilano, di italiano, francese, spagnolo e tanto altro; il ritmo rassicurante del torrente Raiale; il rombo di tuono del terremoto e il silenzio assordante dell’immediato dopo: frazioni di secondi precedenti le grida e i richiami disperati di chi cerca i propri cari, forse sepolti nelle macerie.

 La voce di Dalida che urla appassionatamente Ciao Amore Ciao di Luigi Tenco (qui cantata dall’autore) ci accompagna all’interno della vita di Mariangela e Azaka. Prima e dopo la “Cosa”.

 

 

L’incontro tra Mariangela e Azaka acquista un alto valore simbolico. È al tempo stesso,  l’incontro di due mondi lontani anni luce l’uno dall’altro e lo scontro tra usi e costumi diversi, punti di vista conflittuali.

Ma alla base del conflitto ci sono loro, due esseri umani, un uomo e una donna che interpretano un linguaggio antico: quello dell’amore e dell’umanità. Ed è questo linguaggio che permetterà ai due mondi di trovare un punto di incontro da cui partire per organizzarsi la vita. Fino a quella maledetta notte di Aprile,

The cruellest month…” (T.S.Eliot 1922-The Waste Land)

E quando arriva il presente, il dopo “cosa”, si delinea l’immagine di un uomo di colore tra le strade violentate di una città ferita a morte, che si sforza di ritrovare i suoi punti di riferimento e rischia di essere scambiato per uno sciacallo,  extracomunitario alla ricerca di resti di vita negli appartamenti ormai vuoti di vita.

Narrazione intensa e coinvolgente. Le ultime pagine, poi, meritano un momento di riflessione a parte. Nel sangue, nel dolore e nella fragilità umana l’inizio e la fine di ogni ciclo vitale.

 Per chiudere, l’arte visiva di Vincenzo Bonanno, pittore Aquilano e quella musicale di Vinicio Capossela, in un documento di grande effetto emotivo e artistico:


Trama IBS

“Aprile 2009: in Italia la terra trema. In un paese dell’Abruzzo, una coppia mista, l’haitiano Azaka e l’abruzzese Mariagrazia, aspetta con gioia l’arrivo del primo figlio, sotto lo sguardo di rimprovero di alcuni, che non vedono di buon occhio la presenza di stranieri nella regione, e la curiosità benevola di altri. Mentre le scosse di terremoto aumentano d’intensità e la tensione sale, Azaka ricorda un episodio drammatico della sua infanzia. Molti anni prima, durante un sisma dall’altra parte del mondo, era stato salvato per miracolo dopo essere rimasto sepolto sotto le macerie. La storia può davvero ripetersi? Ovunque si trovi, deve temere l’ira della Terra? Azaka non ci vuole pensare, perché ora l’importante è il suo futuro: la nuova famiglia e una felicità a portata di mano. In una manciata di ore, il presente sembra diventare infinito. E quel futuro sembra sempre più lontano. Sullo sfondo del terremoto dell’Aquila, una ferita ancora aperta del nostro Paese, la storia di un uomo e di una donna che sfidano tutte le convenzioni per amore – contro pregiudizi, diffidenze, cliché – e finiscono per incontrare il loro destino. Una storia di piccoli esseri umani che diventano eroi di una grande tragedia. “

Un pensiero riguardo “L.P. Dalembert-A L’Aquila, BALLATA DI UN AMORE INCOMPIUTO tra le onde “sismiche” del destino

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