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Ricordo di uno scrittore molto amato-C.R. Zafón-LE LUCI DI SETTEMBRE su angeli demoniaci, isole incantate, innocenza e colpa.

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La trama in pillole…(in-utile sintesi dalla quarta di copertina…)  

Durante l’estate del 1937 Simone Sauvelle, rimasta all’improvviso vedova, abbandona Parigi assieme ai figli, Irene e Dorian, e si trasferisce in un piccolo paese sulla costa per sfuggire agli ingenti debiti accumulati dal marito. Trova lavoro come governante per il facoltoso fabbricante di giocattoli Lazarus Jann in una gigantesca magione chiamata Cravenmoore, dove l’uomo vive con la moglie malata. Tutto sembra andare per il meglio… Lazarus si dimostra un uomo gradevole, tratta con riguardo Simone e i figli, a cui mostra gli strani esseri meccanici che ha creato – e che sembrano avere vita propria – mentre Irene si innamora di Ismael, il cugino di Hannah, la cuoca della casa. Ma eventi macabri e strane apparizioni sconvolgono l’armonia di Cravenmoore: spetterà a Irene e Ismael lottare contro un nemico invisibile  e svelare l’oscuro segreto che avvolge la fabbrica dei giocattoli, un enigma che li trascinerà nella più emozionante delle avventure in un mondo labirintico di luci e ombre.

Un tuffo  nella storia…

 

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Mont St Michel-Maree in Normandia

Ho sempre pensato, sin dal primo momento che l’ho visto, che Mont St Michel fosse un posto magico! Originale, vero? L’impressione che mi ha lasciato, in quel breve viaggio di scoperta di qualche anno fa, l’ho ritrovata, in qualche forma, nel libro di Zafón.

Quel suo apparire e scomparire regolare, in mezzo alle acque per effetto della marea, da un senso di  morte e rinascita continua. Luogo ideale  per ambientare una storia come questa.  Massimo Carloni (Thriller Magazine)  precisa alcuni aspetti relativi al setting:  

Ambientata nel 1937 in un paesino di una Normandia un po’ fiabesca (Baia Azzurra, Baia Nera, Grotta dei Pipistrelli: uniche località riconoscibili sono, appena citate, la lontana La Rochelle, peraltro non normanna, e la più vicina Mont-Saint-Michel”

Le Luci di Settembre, dominato da  tanta passione tormentata  e altrettanti sentimenti  innocenti, esercita un fascino  notevole  sui lettori  adolescenti, ma anche su quelli adulti  e più smaliziati,  con i suoi angeli demoniaci dagli occhi di gemma, con le  storie di amore e morte, con l’isola incantata e la gita al faro che non può non evocare Virgina Woolf e la sua To the Lighthouse. Con Ombre malefiche e inquietanti…

 Il mondo magico e immaginifico dei  giocattoli diventa  il luogo dei mostri, degli incubi interiori. il Doppelganger che alberga in ciascuno di noi, regna sovrano in questo romanzo. C’è un giovane Dorian, inconsapevole bambino guidato da sentimenti innocenti, che richiama nel nome  il Dorian Gray di Oscar  Wilde, ben più tormentato  e oscuro. Innocenza e colpa, amore adolescenziale e amore maturo, estremo.

Quanta “tradizione letteraria” in questo libro!

Il fuoco  che tutto avvolge, distrugge, purifica…

Il mare, eterno  fascinoso  tema, solcato dalla barca a vela con un fantastico nocchiero, Ismael, che tutto governa, nonostante la giovane età.

Le grotte, mito millenario e gli uccelli notturni, mostri naturali.

Tutti gli ingredienti creano una miscela dal gusto gradevole. Anche in questo romanzo, come in Il profumo delle foglie di limone di Sanchez,(qui la mia recensione)  

“Nulla è come sembra”

Lo pensa Julian, lo dice Lazarus con voce dolce e misteriosa.

Riappare anche Parigi, città natale del bambino  che ha sofferto nella sua infanzia, con  la rievocazione di atmosfere  alla Victor Hugo. Lazarus è  cresciuto nel quartiere oscuro di Les Gobelins!

 Libro per ragazzi affascinati da mostri di varia natura. Libro per adulti in lotta continua tra le varie anime del sé.

 Buona la tensione narrativa, specialmente nella rincorsa frenetica dei due innamorati, Irene e Dorian, da parte dell’angelo-demone  e l’attesa tragica, tra la vita e la morte, che la notte passi  e la marea si  ritiri.

Eduardo con loro direbbe

“adda passà a’ nuttata!”

C. McCullers-THE BALLAD OF THE SAD CAFÉ. O dello strano amore tra Amelia e Lymon

 

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Circolarità della storia

Le prime e le ultime righe di questa ballata in prosa sottolineano la circolarità della storia: si parte dal nulla e si torna al nulla, anche se lungo il percorso accadono eventi di una tale violenza, fisica e psicologica che stravolgono la vita dei personaggi.

Incipit: The town itself is dreary, not much is there except the cotton mill, the two-room houses where the workers live, a few peach trees, a church with two coloured windows, and a miserable main street only a hundred yards long. On Saturdays the tenants from the near-by farms come in for a day of talk and trade. Otherwise the town is lonesome, sad, and like a place that is far off and estranged from all other places in the world. The nearest train stop is Society City, and the Greyhound and White Bus Lines use the Forks Falls Road which is three miles away. The winters here are short and raw, the summers white with glare and fiery hot.”

 

Alla fine, la storia torna al suo inizio:

“Yes, the town is dreary. On August afternoons the road is empty, white with dust, and the sky above is bright as glass. Nothing moves-there are no children’s voices, only the hum of the mill. The peach trees seem to grow more crooked every summer, and the leaves are dull gray and of a sickly delicacy…the soul rots with boredom…”

 

La bellezza della caratterizzazione

Miss Amelia, la protagonista, irrompe sulla scena come una donna indipendente e poliedrica (è tra le tante altre cose, una dottoressa molto apprezzata per la sua ricerca sperimentale che la porta a testare su se stessa i rimedi che propone ai suoi pazienti), apparentemente forte come una roccia, ma profondamente molto vulnerabile. Intorno a lei e grazie a lei prendono vita e luce tutti gli altri personaggi: il problematico marito ripudiato Marvin Macy, divenuto dopo il divorzio un irriducibile criminale; il cugino gobbo Lymon, apparso quasi dal nulla (o forse no?), di cui Amelia si innamora a prima vista in modo totalizzante e, in fondo un po’ bizzarro; una corte di personaggi di contorno che potremmo collocare in qualunque altra città americana del Sud, ma che fanno parte della coreografia del Sad Cafè.

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È un racconto lungo o un breve romanzo, ma McCullers l’ha voluto chiamare ballata, perché proprio come tutte le ballate racconta la storia di un amore tragico in uno stile essenziale, a tratti quasi frammentario e suggestivo, con qualche nota grottesca e un pizzico di superstizione.

L’aspetto che fa di questa storia un capolavoro narrativo è la costruzione del climax. Brevi descrizioni quasi poetiche e mai noiose o ridondandi, accompagnano con sapienza il lettore verso i punti di snodo degli eventi, mantenendo sempre vivo il suo interesse. La costruzione del personaggio-Miss Amelia è magistrale. Fatta di parole, cenni, descrizioni, gesti suoi e degli altri personaggi, quello che si dice di lei, il contesto in cui si muove, quello che si fa grazie alla sua semplice presenza fisica per cui tutto prende vita come per magia. Il suo Cafè nasce da questa magia e continua a vivere finchè lei emana dalla sua anima e dal suo corpo l’incantesimo dell’amore e l’energia vitale che mette nelle sue molteplici attività.  Come sapienti pennellate di colori intensi, tutto contribuisce alla costruzione del suo personaggio.

 

 

 

A proposito di amore. The most outlandish people can be the stimulus for love

L’amore per Lymon spinge Amelia a modificare la sua vita, serena e soddisfacente fino alla sua comparsa inaspettata. Insieme aprono il Sad Cafè:

 

“Outwardly she did not seem changed at all. But there were many who noticed her face. She watched all that went on, but most of the time her eyes were fastened lonesomely on the hunchback…Her look that night, was the lonesome look of the lover…This opening of the cafè came to an end at midnight. Everyone said goodbye to everyone else in a friendly fashion…Soon everything-the main street with + three stores, the mill, the houses-all the town, in fact-was dark and silent. And so ended three days and nights in which had come an arrival of a stranger, an unholy holiday, and the start of the cafè…”

Ma di che natura è l’ insolito amore tra Amelia e Lymon? Mc Cullers ce lo spiega in modo molto convincente:

“What sort of thing, then, was this love? First of all, love is a joint experience between two persons- but the fact that it is a joint experience does not mean that it is a similar experience to the two people involved. There are the lover and the beloved, but these two come from different countries. Often the beloved is only a stimulus for all the stored-up love which has lain quiet within the lover for a long time hitherto. And somehow every lover knows this. He feels in his soul that his love is a solitary thing. He comes to know a new, strange loneliness and it is the knowledge that makes him suffer. So there is only one thing for the lover to do. He must house his love within himself as best he can; he must create for himself a whole new inward world- a world intense and strange, complete in itself.

Let it be added here that this lover about whom we speak need not necessarily be a young man saving for a wedding ring-this lover can be man, woman, child, or indeed any human on this earth.Now, the beloved can also be of any description. The most outlandish people can be the stimulus for love. A man may be doddering great-grandfather and still love only a strange girl he saw in the streets of Cheehaw one afternoon two decades past. The preacher may love a fallen woman. The beloved may be treacherous, greasy-headed, and given to evil habits. Yes, and the lover may see this as clearly as anyone else-but that does not affect the evolution of his love one whit.

A most mediocre person can be the object of a love which is wild, extravagant, and beautiful as the poison lilies of the swamp. A good man may be the stimulus of a love both violent and debased, or a jabbering madman may bring about in the soul of someone a tender and simple idyll. Therefore the value and quality of any love is determined solely by the lover himself. It is for this reason that most of us would rather love than be loved. Almost everyone wants to be the lover. And the curt truth is that, in a deep secret way, the state of being be loved is intolerable to many. The beloved fears and hates the lover, and with the best reasons. For the lover is forever trying to strip bare his beloved. The lover craves any possible relation with the beloved, even if this experience can cause him only pain.”

 

 

 

SUITE FRANCESE-Il Film. Agosto reclama le sue emozioni.

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Ieri sera ho visto il film  Suite Francese di Saul Dibb.

1940 – Francia. In attesa di notizie del marito, prigioniero di guerra, la bellissima Lucile Angellier conduce la sua esistenza sotto l’occhio curioso di sua suocera, una donna dispotica e meschina. Ma presto arriva una guarnigione di soldati tedeschi che si stabilisce presso la loro abitazione. Lei tenta di ignorare Bruno, l’elegante e colto ufficiale che rimane a casa, ma ben presto i due sono travolti dalla passione. Trovacinema.it  

suite franceseL’ ampio respiro dell’indimenticabile romanzo di Irène Némirovsky  da cui  è tratto, diventa nel film un attimo affannoso, che riesce tuttavia a trasmettere la tempestosa emozione che travolge Lucile Angellier e l’affascinante nemico nazista, Bruno Von Valks.

È un’attrazione totale che sconvolge i loro  sensi e la loro  anima,  a dispetto di ciò che sarebbe lecito aspettarsi nelle relazioni tra occupanti e occupati. È un’attrazione totale che la maledetta guerra “uccide” inesorabilmente.

La musica è il loro codice privilegiato di comunicazione. Note dolci che giungono al cuore    dei protagonisti e dello spettatore. Note tenere che al tocco delle dita di Lucille sul pentagramma, le fanno vibrare il corpo e l’anima.

Il film ti trasporta con una certa intensità all’interno di un dramma sociale e personale. In queste giornate calde, lente e quasi inutili di Agosto, ti proietta in un mondo parallelo in cui ti lasci volentieri  andare.

Sai che la  storia è già vista e ha poco a che spartire con l’universo narrativo ed emozionale del romanzo di I.N.  Ma ancora una volta, non cedi alla tentazione di fare paragoni oziosi e prendi il film per quello che è: un piacevole intermezzo che scandisce i ritmi strani di questa mia estate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Michela Marzano-L’AMORE È TUTTO. Ancora parole d’amore sull’amore. Non bastano mai!

 

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Cara Michela,

ho appena finito di leggere il tuo libro e mi accingo a scrivere quattro-riflessioni-quattro. Ti anticipo che l’ho bevuto con passione e consapevolezza. Penso che tutte le donne, ma soprattutto quelle giovani e in piena lotta d’amore, debbano leggerlo, per capirsi meglio ed essere meno esigenti con se stesse e con le persone di cui sono innamorate.

 L’Amore è tutto non è un “ennesimo” libro sull’amore, non è un altro ricettario da agony column, ma uno spaccato di vita e di esperienza, nel quale non è poi così difficile riconoscersi.

Se al posto di Jacques scrivete Marco o John o Pedro, e al posto di Michela, scrivete Valentina o Jane o  Carmen; se lo sfondo non è la romantica e piovosa Parigi, ma, diciamo, Padova o Londra o Siviglia, non cambiano le sfaccettature e la molteplicità dei significati della parola AMORE.

“Non si può parlare d’amore se non si parte da sé, dalle proprie esperienze, dal proprio vissuto. Anche se alla fine i sentimenti hanno bisogno di riservatezza. Anche perché quando si racconta troppo, ci si svuota. E allora non resta più niente per se stessi[…] L’unico amore che valga la pena di essere raccontato è quello quotidiano, reale, concreto. L’amore che siamo e che ci portiamo addosso. L’amore che ci permette di vivere. E poi tutto dipende da come se ne parla. Non si può confondere tutto. Una cosa è amare donando, un’altra è amare ricevendo. Una cosa è l’amore possessivo ed egoista, altra cosa è l’amore di chi chiude una porta per aprirne subito un’altra. Quell’amore che sentiamo quando smettiamo di combattere il dolore perché vorremmo cancellarlo. Quell’amore che ci riempie il cuore e che fa parte di noi tanto quanto la sofferenza.”p.61


Michela MarzanoCambia tuttavia la passione, la lucidità e la consapevolezza con cui Michela Marzano si analizza e analizza i rapporti amorosi, anche prendendo in prestito parole e concetti da tanti filosofi e intellettuali che di questo argomento hanno parlato e scritto fino a diventare dei riferimenti fondamentali.

 

RBarthes_Frammenti di un discorso amorosoEsplora Barthes e il suo magnifico Frammenti di un Discorso Amoroso, Pascal, Platone, Nietzche, Marx, Bauman e Lacan, Valery e Dickinson e Pavese.

D’altra parte Marzano è una filosofa, sebbene momentaneamente prestata al Parlamento Italiano, e quando parla d’amore ne parla filosoficamente. E tuttavia, in modo trasparente, spesso lacerato e lacerante.

Parla dell’amore in famiglia, amore di genitori che non riescono ad abbandonarsi e rassegnarsi all’ineluttabile distacco dei figli, amore di figli che non riescono ad abbandonarsi e a rassegnarsi all’ineluttabile distacco dai genitori e dall’infanzia.

Emily Dickinson_infonotiziedotitParla di amore tra uomo e donna. Ma l’unica conclusione possibile del suo discorso amoroso la prende in prestito da Emily: 

That Love is all there is
Is all we know of Love,
It is enough, the freight should be
Proportioned to the groove.

E. Dickinson, (1765) The Complete Poems of Emily Dickinson.

Boston: Little, Brown, 1924 

Jovanotti-IL GRANDE BOH! e chipiùnehapiùnemetta…

Lettera al viaggiatore

 

il grande boh_2

Caro Lorenzo,

 

ti scrivo dopo aver letto Il Grande Boh!, che ho vissuto come un dono di energia e vitalità.

 

 L’unico modo possibile per recensire il tuo diario di viaggio, dopo le altezze di Fernanda Pivano, è mettere insieme, in un ritmo di parole sulla nuvola/albero, quelle che mi hanno colpito e che trovo ricche di significato.

La nuvola/albero del Grande Boh!

                  multicolorjova      

 Molto vicina allo spirito di Affascinailtuocuore è la tua riflessione sul viaggio, sui collegamenti e sulle relazioni che scattano tra ciò che si fa, si legge e si ascolta in viaggio (anche tra le righe di un buon libro!) e il mondo  di  conoscenze e di esperienze che ci portiamo  dentro:

 

 “Durante i viaggi la mente fa mille collegamenti, riceve tutti questi stimoli e allora crea le relazioni con ciò che uno  ha studiato a scuola e ha vissuto fino dai ricordi più remoti forse addirittura fino a eventuali esperienze in altre vite. Questo è l’aspetto più bello del viaggiare e anzi credo sia il senso stesso del viaggiare. Si viaggia sempre in avanti nella misura in cui si procede a ritroso dentro la propria esperienza umana. Può capitare di incontrare la tua innocenza intatta e di riconoscerla e giuro non è niente male.” p.143

 

 Del tuo libro, mi rimane l’energia che lo percorre, il profondo conflitto interiore di un giovane uomo di successo, la religiosità del suo andare e l’innocenza della sua corporeità.

 

L'Albero di JovanottiLorenzo, fai venire voglia di esplorare il nostro self e il nostro corpo, senza troppa paura di perdercisi dentro, proprio come hai fatto e continui a fare tu, attraverso mondi altri che ti aiutano a capire e ad amare sempre più e sempre meglio.

Buon viaggio dunque, dal Grande Boh! a un approdo più chiaro, dal quale ripartire,  verso nuove avventure.

 Grazie!

 Una vecchia signora “in viaggio”

p.s. Bellissima copertina. I tuoi disegni sono pura fantasia colorata! Vie di fuga verso l’avventura.

” Un libro bellissimo per giovani e anziani, per chiunque ami il mondo, la frontiera e la loro scoperta”.

leggi qui   la recensione di Fernanda Pivano 322 parole

J.Coe -THE RAIN BEFORE IT FALLS tra musica, amori e melodramma…

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Rosamond, narratrice principale oltre, che personaggio  affascinante e ben costruito,  si congeda da questo mondo in modo molto personale. Prima di andarsene decide di lasciare un testamento insolito: un audio messaggio in cui ricostruisce, attraverso   venti fotografie, pietre miliari e turning points   catalizzatori dello  sviluppo della storia, la sua vita e quella di tutte le persone, soprattutto donne, che hanno abitato l’esistenza tragica di Imogen, la destinataria della “ricostruzione”.

Londra anni 70Una storia che abbraccia gli eventi bellici  della seconda guerra mondiale,  i bambini  di Londra e delle grandi città sfollati  nelle campagne e allontanati dai loro genitori. Il dopo guerra, gli anni della contestazione 68esca e i folli  anni 70 accompagnano il lettore, fino  alla contemporaneità.

town-much-wenlock-03~s200x200All’ interno  di questi grandi eventi  si dipanano le storie di Rosamond e Rebecca e del loro amore fuori dagli schemi;  di Beatrice/Annie con tutte le sue inquietudini, a cavallo tra Canada e Inghilterra; la storia tragica e criminale di Thea, dei suoi uomini malati  e di sua figlia Imogen. Accanto  a queste c’è la storia di Gill, con le sue figlie, che per prime ascoltano  il lungo e intenso messaggio di Rosamond, con curiosità, stupore e interesse. Dovrà essere proprio Gill a trovare Imogen e a consegnarle questa eredità.

the rain before it fallsL’ambientazione è suggestiva: tra Londra, le Midlands  e i magici  paesaggi  nello  Shropshire, dove incontriamo anche  Bonaparte, piccolo cane protagonista suo malgrado  di un evento cruciale;  dove i Natali diventano  un rito  irrinunciabile; dove la vecchia e arrugginita roulotte nascosta tra gli alberi diventa il rifugio segreto delle adolescenti  Beatrix e Rosamond, in  cerca di avventura e magia.

L’arte caratterizza molte  delle vite descritte  nel libro: la musica d’avanguardia della compositrice Catherine, figlia di Gill; il rock  dannato di Michael, grande amore di Thea  e Bailero, nei Chants d’Auvergne, di Joseph Canteloube, che illumina la vita di Ros.

“Those three weeks in France were undoubtedly the happiest of my life, and everything that was good about them is crystallized in this photograph, and in the song baileiro, which never fails to evoke for me images of that lake, and that meadow, where we lay alla afternoon amidst the long grass and the wild flowers while Thea played down by the water…[…] “then she announced:” Well, I like the rain before it falls”p. 160

E poi c’è il ritratto di Imogen, che non potrà mai vederlo, ma potrebbe viverlo sia tramite le escrescenze di colore ad olio usate dall’artista  Ruth, ultima compagna di Ros, che  tramite la descrizione che la stessa Ros ne fa nel suo messaggio/testamento.

duello_al_sole_jennifer_jones_king_vidor_015_jpg_jrbrE ancora, il  cinema: Rosamond e Beatrix fanno le comparse in  un film americano girato a  Much Wenlock.  Molto bello il flashback di Ros sulla sua “cotta” per Jennifer Jones in Duello al sole e le sue riflessioni  su questo amore impossibile, spia di qualcosa di diverso che  stava già  succedendo nel suo cuore. Tutte le sue coetanee e le donne in genere, in quei giorni, impazzivano per Gregory Peck, lei no, lei  era perdutamente presa da Mrs David O’Selznick, meglio conosciuta come Jennifer Jones!

 sastgroupdotcom_fotoLa bellissima invenzione della narrazione, arricchita  da elementi culturali anche sofisticati, attraverso  le fotografie e la conseguente costruzione del climax, tra  cronaca e flashback, si “smaglia” verso la fine, tra nuovi messaggi, notizie sorprendenti e melodramma.

 something more…

“The Rain Before It Falls is a lyrical novel written by British author Jonathan Coe. It describes the history of three generations of women directly or indirectly affected by events in post-war London and rural Shropshire. The novel contrasts with Coe’s previous works in that it is almost apolitical, examining both the welcome and the undesirable legacies parents leave their children. Most of the story is told through recordings of an old lady called Rosamond who describes on tape twenty photographs that represent a family’s history. The main part of the book consists of descriptions of the various photographs, framed by a background story. While each of these descriptions comprises a chapter there is also a central chapter interrupting this structure which gives a piece of the background story” Wikipedia

 In sintonia con The Guardian ‘s review? A voi  giudicare…

 “Perhaps a bit too much tragedy, finally. The last revelations are so grim that credibility starts to strain. There is also, for Coe, a surprising streak of sentimentality, unleavened by his usual coruscating wit. There is steeliness here and it is welcome, particularly in the facts of life for a lesbian in the 50s and 60s, but the final words of Rosamond on tape are a little too woolly for the tough, shrewd woman who’s gone before…”

Il titolo  The Rain Before it Falls  è ripreso da una composizione musicale  di Michael Gibbs:

…” Brit-jazz composer and arranger […]born in 1937 in Zimbabwe. Starting in 1959, he studied in Boston at the Berklee College of Music, the Boston Conservatory , Tanglewood and the Lenox School of Music, where he studied with a who’s who of contemporary jazz and modern composition: George Russell, Gunther Schuller, Iannis Xenakis, Aaron Copland, Lukas Foss and others. In 1964 he moved to the UK, where he engaged himself in the rapidly emerging contemporary UK jazz scene. Starting in the late 60s and continuing into the mid 70s, he recorded a number of highly acclaimed and influential albums featuring many of the most prominent British-based jazz players who, like Michael, were beginning to flirt with jazz/rock. Since the mid 70s he has worked as a educator as well as a free-lance arranger, doing arrangements and orchestrations for major names such as Joni Mitchell, Pat Metheny, The Mahavishnu Orchestra, and Peter Gabriel among many others, while too infrequently recording his own music. “Cuneiformrecords.com

  

La descrizione della musica di Catherine trae ispirazione dall”album Slow Life di Theo Travis

Theo Travis

Travis & Fripp – When The Rains Fall (from Follow) 2012

Jonathan Coe -THE ACCIDENTAL WOMAN. Le scelte di Maria

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Maria è la giovane e bella protagonista di una storia strana. Una storia di solitudine, nata all’interno della famiglia di origine, cercata e temuta sin dai tempi della scuola, del college di Oxford, della vita lavorativa e familiare.

Maria attraversa accidentalmente tutte le fasi della vita di una donna moderna. Vive anche un drammatico matrimonio con un marito violento e un figlio che sembra essere il clone di suo padre.

Maria attraversa, accidentalmente, l’amicizia con donne e uomini che hanno in comune con lei, sicuramente, la loro ”stranezza”.

Maria incontra, spesso volutamente, una serie di errori che caratterizzeranno la sua vita.

Maria incontra anche l’amore, forse. Non è ben chiaro cosa si aspetti dai rapporti con gli uomini e con le donne.

Maria vive la musica come una compagna fedele e inseparabile delle sue notti, anche se il lettore la percepisce come una specie di sonnifero assunto con ritualità maniacale.

Prokofiev’s F minor violino sonata ci accompagna verso la fine.

 

La storia sembra non avere una conclusione evidente e strutturata, d’altra parte, tutto nella vita di Maria ha poco a che fare con il mondo esterno e con le sue regole prestabilite. Tutto appare, in quel parco sulla collina molto, molto distante e silenzioso.

“On her way to the summit the sound of the wind was, at first, the only sound of which she took any notice. Then she started to hear others, the distant cars, the songs of birds, the cries of children…”

Alla fine della storia avverto un certo senso di disagio nei confronti della protagonista, un personaggio che Coe ha costruito sapientemente, creando intorno al suo corpo e alla sua esistenza una specie di ”alone”, di atmosfera impenetrabile che tiene il lettore distante.

La narrazione è peculiare, molto classica, quasi alla Fielding, in quel suo continuo rivolgersi al lettore per catturare la sua attenzione, mantenerla su aspetti particolari, anticipare svolte significative. Coe fa uso di un vero narratore onnisciente e intrusivo.

Peculiare anche la scelta dei tempi narrativi: dal presente fattuale, quasi freddo e distaccato, al passato, tempo classico della finzione narrativa, che lascia spazio ad un maggiore coinvolgimento emotivo comunque “protetto” dalla natura fictional della storia.

Coe si ritira volentieri dall’uso del presente chiedendo permesso al lettore per questa scelta che trova estenuante.

F. M. Dostoevskij-LE NOTTI BIANCHE. Che cos’è dunque l’amore?

Fëdor M. Dostoevskij-Le Notti Bianche-Romanzo sentimentale dai ricordi di un sognatore- Mursia Ed. 1990

Ebbene sì, è arrivato il momento di un romanzo d’amore, in tutte le sue più articolate sfumature psicologiche. Una storia a specchio dove due persone giovani si incontrano per caso, si raccontano, comunicano tramite il linguaggio dell’ascolto e della condivisione. Due giovani che, in fondo, sembrano amarsi…

L’ incipit fa sognare  e ci introduce nel setting suggestivo e incantato di Pietroburgo, sfondo ideale per gli incontri notturni  dei due protagonisti:

notti stellate

“Era una notte incantevole, una notte quale può forse capitare soltanto quando siamo giovani, mio amabile lettore. Il cielo era così stellato, così luminoso che, guardandolo, si era costretti a chiedere a se stessi, involontariamente: è mai credibile che possano vivere sotto un simile cielo persone irate e capricciose? Anche questa è una domanda da giovane, amabile lettore, da uomo molto giovane: ma che iddio ce ne mandi di simili più spesso, per rallegrarci l’animo!”

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Il racconto delle proprie vite, oscillante tra la prima e la più neutra terza persona; il punto di ritrovo (il ponte) con la panchina complice; gli stratagemmi  letterari usati, come le lettere d’amore e il messaggero amoroso e coinvolto; lo spillo nelle gonne che tiene unite nipote e nonna, in un vincolo tra il ridicolo  e il soffocante; l’inganno della giovane  che si fa sostituire dalla domestica sorda per godere di un attimo di libertà, rendono la storia piacevole e  a tratti ironica, anche se sullo  sfondo, la tristezza di un amore non corrisposto attraversa ogni  momento  della narrazione, anche  quando sembra trionfare l’attrazione tra i due protagonisti.

Nasten’ka si innamora del giovane pensionante ospitato nella sua casa, gli confessa il suo  turbamento e gli chiede di portarla via dalla soffocante tutela della nonna. Il giovane non accetta, sebbene non sia insensibile all’amore della ragazza. Deve andar via per motivi di lavoro, ma le promette che, passato un anno, tornerà a prenderla per iniziare una vita d’amore insieme.

Passa l’anno e l’uomo non si fa vedere. Si affaccia invece nella vita della ragazza il sognatore, il giovane generoso, attento e pronto a porgere alla ragazza la spalla su cui piangere e trovare conforto e ascolto…

Inizia un’intesa fatta di racconti, di complicità, forse di una forma nuova d’amore tanto che, ad un certo punto, il sognatore solitario svela alla ragazza la vera natura del suo sentimento, non già di pura amicizia, ma di innamoramento incontenibile.

Dopo quattro notti insonni, affollate di pensieri, riflessioni e illusioni, oltre che di disagio del cuore e del corpo, il destino fa il suo corso: i due giovani innamorati, Nasten’ka e l’inquilino, si ritrovano e l’amore passionale prende il sopravvento su qualunque altra finzione.

Il sognatore torna alla sua vita e, sebbene con una nuova consapevolezza di sé, continua a nutrirsi di solitudine, di sogni e di…ricordi.

“Forse era stato creato al fine

Di passare sia pure un attimo solo

Nella vicinanza del tuo cuore?…”

Ivan Turgenev

Luchino Visconti prende ispirazione dal romanzo di Fëdor Dostoevskij e gira un ammaliante film in bianco e nero, Le notti bianche 1957, con Marcello Mastroianni nei panni del sognatore, Maria Schell in quelli di  Nasten’ka e Jean Marais nei panni del pensionante innamorato. Livorno prende il posto di  Pietroburgo e la storia diventa tutta italiana.

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Alla fine della fiera ci si chiede: ma cosa è mai l’amore? Quante facce può avere, quante maschere può indossare? Sdrammatizziamo con Vinicio Capossela  e la sua

Che cos’è l’amor?…  

G. Simenon-MAIGRET E IL CLIENTE DEL SABATO. Entra in scena la TV…

Un uomo si fa vedere regolarmente alla stazione di polizia, di Sabato. Strano, sta lì, aspetta. Cosa?

Un sabato sera, visita inaspettata per il commissario Maigret, a casa sua! In una serata destinata alla televisione, all’ora del telegiornale, quasi pregustato per tutto il pomeriggio…

 

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Divertente l’introduzione del nuovo totem moderno. Maigret e signora sembrano due adolescenti stupiti ed entusiasti di fronte a questo nuovo “magico elettrodomestico” che entra a far parte della loro vita fino ad allora scandita da una routine serena e dialogata.

Guardano tutto, onnivoramente: varietà, teleromanzi, come in un meraviglioso viaggio di scoperta. Non selezionano, sono come ubriachi di novità. Simenon, da scrittore esperto però, strumentalizza questo nuovo arrivo e lo fa diventare un pretesto narrativo che fa muovere in avanti la storia.

Sabato sera, “ il cliente” è accolto gentilmente in casa. Bellissimo il dialogo tra i due uomini seduti al tavolo della sala. Uno si apre senza riserve, l’altro ascolta, quasi piegato verso l’interlocutore, partecipe.

La trama è semplice e, forse, scontata: storie nere di famiglia; amanti che si intrufolano nelle debolezze della coppia; tristezze e meschinità; soldi.

 

Il setting è Parigi, il quartiere di Montmartre, libero da coloriture turistiche e vero nella sua natura popolare e artistica. Le strade, le persone, gli scenari coinvolgono il lettore che conosce i posti e che cerca di ritornarci, a braccetto con i Maigret o con Janvier…

L’introspezione psicologica dei personaggi, messa in atto da Simenon da il tocco di classe ed eleva la banalità della vicenda, che alla fine, si ricompone secondo i canoni di legge… e di Maigret. Interessante.

Scelte d’amore nel LINGUAGGIO DEI FIORI di Vanessa Diffenbaugh

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E’ arrivato il suo momento. Sarà perché è Aprile, sarà perché si è attenuato il rumore del suo successo, sarà perché il mio giardino è tornato prepotentemente a chiedermi attenzione, fatto sta che  ho deciso di leggere il  romanzo di Vanessa Diffenbaugh, The Language of Flowers,   ignara del suo contenuto e sedotta invece dal titolo accattivante, dal sapore antico.

A Stansted  aspetto il mio volo di rientro. Ho tempo per comprare un libro al volo. E’ una specie di rito, ormai. Il commesso di WHS mi guarda perplesso. “Vanessa D-i-f-f-e-n-b-a-u-g-h? The Language of Flowers? ” Faccio lo spelling nel timore di aver pronunciato male questo difficile cognome. L’uomo sembra non conoscere il libro e continua a guardare la “madam” in modo un po’ puzzled e un po’ compassionevole. Poi  comincia a consultare il data base al computer e, all’improvviso, tutto orgoglioso  dice: “Got it. Last copy! madam”  Si reca allo scaffale dedicato, prende l’ultima copia, me la consegna  contento e…mi offre anche della cioccolata!

Prendo il libro, lo tocco, sfoglio velocemente le pagine a mo’ di ventaglio e, meraviglia delle meraviglie, il mio olfatto arrugginito percepisce l’antico, avvolgente odore di carta nuova e morbida. Questa sensazione è forse la più forte che questo libro mi ha lasciato.

mistletoe_i surmount all obstaclesLa catena di vite di bambine, adolescenti e donne, protagoniste drammatiche di  alcuni romanzi letti di recente, si arricchisce con Victoria Jones, problematica fosterchild americana, protagonista della storia. La tecnica narrativa è comune, fatta di  salti  continui e regolari, per capitoli successivi, tra passato e presente, nel tentativo di  costruire un futuro accettabile, sia per i protagonisti che per i lettori.

Al cuore di  questa storia, ben narrata e non priva di tensione narrativa, c’è il bisogno e la difficoltà di comunicare con gli altri, ma soprattutto con se stessa e con il proprio corpo. Duro e impietoso lo sguardo di Victoria sulle sue fragilità e incapacità. Mai indulgente, neanche di fronte alle manifestazioni esterne di apprezzamento nei suoi confronti.

Il tema è di quelli “spinosi”, molto sentito in America: il bisogno di amore e il doloroso  senso dell’abbandono di una bambina, rifiutata dalla madre biologica e sottoposta ad un drammatico percorso di vita attraverso speranze, rifiuti, violenza ed esperienze di vita estreme, verso l’annullamento di sè.

Ci sono tante donne nella storia, tante “madri” che in qualche modo  si prendono cura di Victoria. Renata, Elizabeth, Mother Ruby, Meredith, Catherine. Hazel/Reconciliation, occupa un posto a parte e arriva ad illuminare il mondo della ragazza dei fiori.

Grant,  con il suo amore di giovane uomo cresciuto anch’egli tra  fiori, verde e viti ed educato  a comunicare attraverso  il loro linguaggio, è quasi l’alter ego di Victoria, a ben pensarci. Molto  belli e intensi i silenzi carichi  di  significato, durante i loro incontri.

Il linguaggio dei fiori  e il contatto simbiotico con la natura offrono ai protagonisti il codice e il pretesto per entrare in comunicazione con il mondo e scoprire, spesso dolorosamente,  la propria soggettività e l’amore degli altri.

Tutte le fasi  della  vita di Victoria sono  segnate da messaggi floreali. La sua impresa, Messaggio, rappresentata da un Iris,  ha un successo enorme grazie alla indescrivibile  capacità della “fiorista” di creare composizioni floreali personalizzate.

Un fiore per ogni situazione, un archivio tenuto  in modo  ordinato, quasi maniacale, nelle famose scatole blu e arancioni. Molto  suggestiva la scoperta della macchina fotografica e delle sue potenzialità messe a frutto nel costruire il magico archivio botanico.


Kate Greenways LFIl nome della protagonista richiama l’età Vittoriana, ovvero  il periodo  in cui nasce e si afferma  l’uso del linguaggio dei fiori.

Non meno  affascinanti i riferimenti letterari: da Gertrude Stein e il suo “a rose is a rose is a rose…” a Elizabeth Barrett Browning e le sue poesie d’amore.

La storia si chiude con  una dichiarazione di intenti, amorosa e floreale, che  apre a prospettive intense nel rapporto tra madri e figlie.

 

 

Intervista a Vanessa Diffenbaugh sul romanzo

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