• Mondo Fuori

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 25 Novembre-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    RISPETTO E PREVENZIONE

  • Giornata Mondiale del Migrante 2019- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra. Ancora morti, tanti. Troppi!

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 2 Giugno 2019-Festa della Repubblica Italiana

  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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Ora è la stagione giusta-LA DOPPIA VITA DEI NUMERI di Erri De Luca-Viva la Tombola!

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In questo agile “copione”, De Luca mette in scena una strana tombolata, in una notte di Capodanno napoletano, tra fratello e sorella, i fantasmi di mamma e papà, botti e Italia. Il dialogo tra Lui e Lei è molto realistico e lunare, nello stesso tempo.

“La doppia vita dei numeri proviene dalle feste della mia piccola famiglia d’origine, quando quei pochi c’erano tutti. La sera di capodanno si allestiva la tombola e accadeva il prodigio di estrarre dal canestro dei numeri una folla di storie in una lingua mista.”p.13

 latombolanapoletanaLa vicenda riproduce uno spaccato di vita di molte famiglie Italiane, specialmente meridionali. Come la mia. Ho un ricordo bellissimo delle serate di festa trascorse da bambina a giocare a tombola e a scherzare con tutti i parenti sulla “doppia vita dei numeri”: la carrozzella, le gambe delle donne, il morto che parla e…

Ctombolaplastica1on le mie figlie è stato diverso. La tombola cambia e si modernizza. Le cartelle sono inserite in una cornice di plastica e i numeri sono coperti da finestrelle, anch’esse di plastica.

Via i fagioli, avanti la modernità. Manca l’atmosfera e manca la “doppia vita dei numeri”. Il tentativo è quello di mantenere la tradizione, ma i bambini si annoiano e preferiscono giocare a carte (le zie paterne sono accanite giocatrici), o al Mercante in Fiera, che papà Stefano è molto bravo a condurre. Lo abbiamo ripreso anche con i nipoti  che ne sono entusiasti. Quanto si divertono a riconoscere e scambiare le figurine!

Eduardo occhieggia tra le righe, e senza che Erri tenti di emularlo. Sta lì e basta, sulla vetta. Mentre ascolto le parole di LUI nel dialogo, non posso fare a meno di vedere lo “sconfinato artista” con il suo viso scavato, sornione e lento, che in effetti ha molto di Erri De Luca!

EduardoNel primo capitolo, La scuola dell’ammuina, lo scrittore sottolinea a chiare lettere l’unicità stellare del grande drammaturgo, rivelando quasi una forma di “devozione” per lui. E non potrebbe essere diversamente per un napoletano del 1900!

“ Eduardo De Filippo. Nessun napoletano nato nel 1900 può prescindere da lui[…] Napoli è stata e resta in cartellone per le scene del mondo grazie a lui. Come ogni sconfinato non ha lasciato scuola, successori. Chi osa ricalcarlo non raggiunge il rango di pappagallo, creatura capace di buona imitazione”

La collocazione temporale di questa lettura fuori stagione è solo un accidente. Anche in un’ assolata domenica di luglio, post-temporale, ai piedi dei Colli Euganei, il testo vive di vita pulsante, universalmente napoletana.

L. De Crescenzo-OI DIALOGOI. I dialoghi di Bellavista. Incontri speciali con il cuore universale della Napoletanità. Il culto dei “Botti di Capodanno”

 

oi dialogoi-decrescenzo-cop

Ci sono dei libri che alleggeriscono l’anima, tanto che, quando arrivi all’ultima frase, li saluti con un sorriso e un grazie di cuore.
È il caso di OI DIALOGOI. I dialoghi di Bellavista di Luciano De Crescenzo. Ho sempre ammirato De Crescenzo, mi piacevano i suoi limpidi occhi azzurri pieni di ironia, il bianco candido dei suoi capelli, quella cadenza napoletana da gran signore che incantava l’ascoltatore. Sì, perché oltre a leggere questo libro, nel lontano 1985, già me lo godevo in TV o al cinema.

I Napoletani sono l’ingrediente magico della narrazione di De Crescenzo che  tira fuori da ciascuno dei suoi personaggi un aspetto caratteristico della caleidoscopica anima Partenopea. E lo fa anche con uno stratagemma narrativo e drammatico fantastico, il contrasto: con il milanese dott. Cazzaniga, con lo svizzero Herr Frankfutter, con Giorgio genero di Bellavista che viene a Napoli a sondare il terreno per vendere rifugi atomici! Esilarante. Il filosofo Bellavista coglie l’assurdità di tale progetto, ma lo sostiene per poter riavere la figlia a Napoli… Ci riuscirà?

Luciano e Socrate
Le lezioni di Bellavista sono perle di ironia e denuncia sociale. I suoi studenti (coinquilini, portiere…) lo amano e lo ascoltano quasi con devozione. Le sue riflessioni sui mali della società e sulle soluzioni proposte dai governanti spaziano nel tempo e mostrano somiglianze impensabili con la società contemporanea.

La lezione del professor Bellavista: Uomini d’Amore e Uomini di Liberta: Presepe vs Albero di Natale

Inno al dialogo

I dialoghi di Bellavista si ispirano a quelli di Platone in cui “la speculazione filosofica si mescola al racconto e al mito”. Il libro si apre e si chiude con un inno al dialogo:

Inizio-“Il valore di un dialogo dipende in gran parte dalla diversità delle opinioni concorrenti. Se non ci fosse stata la torre di Babele avremmo dovuto inventarla” Karl. R. Popper

Fine– “Dammi ascolto, o Critone, è la parola il vero dono del Dio, è il dialogo l’unica alternativa che hanno i nemici per evitare la contesa. Beati coloro che parlano, anche quando parlano troppo”

Assaggi

Prefazione: Signore e Signori vi presento Luciano e famiglia…

 “Quando nacqui io papà aveva cinquant’anni e mamma quarantacinque. Questa grande differenza di età tra me e loro, ha fatto sì che nessuno dei due abbia potuto seguire l’evolversi della mia vita. Papà mi lasciò che ero appena enytrato all’Università e mamma quando ancora non avevo dato le dimissioni dalla IBM. Io non so se esista il Paradiso e se loro se lo siano guadagnato, ma lo spero moltissimo. Per mia madre non ho dubbi: se ci fosse un Paradiso da qualche parte, lei sarebbe lì. Diciamo che le spetterebbe di diritto. Casa negozio e chiesa, chiesa, negozio e casa, mammà non ha fatto altro che lavorare e pregare tutta la vita. Quanto a mio padre invece ho qualche perplessità…”p.11

Il Mancini di papà, l’arte contemporanea e il suo significato

L’arte moderna insegnata agli alunni di Bellavista è esilarante. Burri e  Fontana visti attraverso gli occhi dei lavoratori Enel in gita aziendale alla mostra romana.
“ «E dopo Burri ecco a voi Fontana ! »esclama Salemi e si ferma come folgorato . Evidentemente Fontana deve essere uno dei suoi autori preferiti. Il gruppo si distribuisce come può intorno all’opera e per qualche secondo nessuno osa fiatare. Il quadro in questione si presenta come una tela di colore begiolino, al centro della quale l’artista ha praticato, probabilmente con una lametta, un taglio in diagonale. Saverio, Salvatore e Luigino guardano in silenzio il taglio e si scambiano un’occhiata d’intesa. « Quando si parla di Fontana » inizia a dire Salemi «è improprio parlare di pittura. Anzi, diciamo le cose come stanno: sarebbe preferibile ammettere una volta per tutte, che per questo maestro non esiste una vera e propria distinzione tra pittura scultura e grafica,, secondo i significati tradizionali che si è soliti dare a questi generi. Lo stesso Fontana, nel suo Manifesto Blanco, preferisce collocarsi al di là di ogni definizione. Salvatore non ce la fa più: vorrebbe dire qualcosa, ma proprio in quel momento il prof. Salemi gli rivolge la parola «A questo punto lei potrebbe chiedermi: ‹Ma, allora se non è un quadro, che cos’è?› ‹Ecco professo’›: mi avete tolto le parole di bocca› esclama Salvatore felice di essere stato autorizzato a parlare .«che cos’è ?» «è un concetto spaziale» «questo è il titolo?» «No, il titolo è L’ Attesa...»p.29

A mezzanotte va: la “fame americana”, se non spari i botti a Capodanno sei un fallito e i tuoi figli sono tristi.

“Ad Alfonso il non avere i soldi per comprare i fuochi spiaceva solo per i bambini che ci avevano «messo il pensiero». « Cento volte meglio se fossi  rimasto a lavorare in America” pensò Alfonso. In questo momento non mi troverei in una simile situazione. Dice: «ma anche lì tu facevi la fame?» «Sì, ma facevo la fame americana, non la fame italiana! A New York il sussidio di disoccupazione e di 300.000 lire alla settimana, in pratica quanto guadagna oggi in Italia un impiegato del Ministero con dieci anni di anzianità. Uno dice: “la fame” come chissà che avesse detto!  E no, non basta, bisogna anche precisare: “la fame dove? “ perché una cosa è avere fame in America, un’altra cosa averla in Italia e un altro ancora in Etiopia. L’importante è scegliere un paese che abbia una fame accettabile.” P.61

Socrate, Napoli, l’automobile e le soluzioni filosofiche

Socrate. Io credo che tutto quello che ha inventato questo nuovo Dio che tu chiami Progresso sia solo una serie di- prolunghe- . L’automobile è una prolunga delle gambe, il telefono una prolunga dell’ orecchio, il televisore dell’ occhio e il computer del cervello; ma nessuno di questi nuovi marchingegni, che io sappia, è mai riuscito a cambiare l’Uomo nel suo profondo. Passano gli anni infatti e, malgrado le nuove prolunghe immesse sul mercato, gli uomini continuano a comportarsi come sempre. Non   ci sono forse, ancora oggi, uomini ambiziosi come i Alcibiade, gelosi come Menelao e invidiosi come Tieste? Quando, come spero, il Progresso sarà capace di produrre a un prezzo conveniente anche l’Amore e la Libertà, allora io, caro Aristogamo, diventerò un suo fervido seguace. “p77

The day before: Scatena la paura, e dunque il bisogno di un bel rifugio antiatomico.

«Io invece penso un’altra cosa: qua è tutta una questione di strategia, di marketing, come dicono gli americani. Adesso ce ne occupiamo o e Salvatore e vi facciamo vedere come si vendono i rifugi antiatomici.» «quando si tratta di vendere, io sto sempre a disposizione» dice Salvatore «allora sentite a me, noi facciamo così,» dice Saverio «io e Salvatore ci avviamo in avanscoperta a seminare il panico… «il panico?» chiede Giorgio. «Sì» prosegue Saverio infervorandosi « noi propaghiamo la psicosi della guerra atomica. Andiamo in giro a dire che abbiamo saputo dal nostro parente russo che stanno per bombardare la Nato. Poi arriva l’architetto con un’offerta lancio per 10 rifugi in economia…”

 

Socrate e gli Ufo: bisogno di speranza…in chi?

“Socrate. L’animo dell’uomo ha bisogno di nutrirsi di speranza, così come lo stomaco ha bisogno di cibo. La vita invece è spesso amara e non concede scappatoie ai desideri dei mortali. Alcune verità sono senza alternativa: tutti dobbiamo morire, chi è brutto non potrà mai diventare bello, chi è vecchio non potrà mai ritornare giovane e chi vive una vita opaca e senza entusiasmi sa che molto difficilmente riuscirà a cambiarla. E allora che fare? Non resta che rifugiarsi del mistero, evadere nel trascendente. Ed ecco fiorire da ogni parte le favole, i miti, di extraterrestri, gli oroscopi, le droghe e gli estremismi politici. Appena nasce la domanda sul mercato, subito appare l’offerta spuntano come funghi sfruttatori delle angosce altrui, gli indovini, i capipopolo, gli spacciatori di droga e i venditori dei biglietti della lotteria” p. 153

Il sosia, la monnezza, il fisco e l’arte di arrangiarsi- Maradona è onnipresente nella vita dei napoletani, quasi un incubo…e non mancano i “sosia ufficiali”

“ Vedete, io modestamente, per quanto riguarda l’immondizia, sono un tecnico. Faccio il netturbino da cinque anni e vi assicuro che con un colpo d’occhio, senza nemmeno aprire il sacchetto a perdere, v’indovino il tenore di vita di una famiglia dall’immondizia che porta giù al palazzo. Se fossi il ministro delle Finanze, per gli accertamenti fiscali, come prima cosa controllerei la monnezza di tutti i contribuenti. Ora invece l’Istat, per stabilire il reddito medio di una città, si rifà alle statistiche delle dichiarazioni dei redditi, e allora per forza che Napoli finisce agli ultimi posti.” p.159

«In Grecia l’arte di arrangiarsi aveva addirittura un Dio protettore: si chiamava Poro, ovvero “l’Espediente” o se preferite “l’arte di arrangiarsi”» precisa il professore « un dio che veniva invocato dai poveri quando si trovavano in difficoltà. Ce ne parla Platone in uno dei suoi dialoghi più belli: Il Simposio.» Alla parola Platone tutti si dispongono intorno al professore per ascoltare meglio. Nella portineria di via Petrarca 58, Platone ha un largo seguito, merito di Bellavista che nei suoi racconti ha saputo renderlo familiare.”p. 163

Il lamento del padrone di casa- Nei momenti di crisi che caratterizzano ogni epoca, a quanto pare, si evocano fantasmi come o’ munaciello.

“Insomma, per farla breve, il mio inquilino paga solo la metà del canone perché sostiene che l’altra metà me la debbo far pagare dal munaciello”. “E voi non potete fare niente?” chiede Salvatore. “E che posso fare? Più che di vincere la causa!” risponde il barone allargando le braccia. “L’anno scorso per impaurirlo gli comunicai con una raccomandata che volevo vendere l’appartamento e gli mandai un finto compratore, un amico mio. Lui, prima lo fece accomodare, poi per spaventarlo gli disse di non entrare nel salotto perché quella era la stanza preferita d’ ’o munaciello. Il salotto stava al buio, ma il mio amico ci volle entrare lo stesso: ebbene, sapete che successe?…che non fece nemmeno un passo e si prese due schiaffoni in faccia e un calcio nel didietro.”p. 197

Socrate e la TV-Il totem miete vittime, sia esso a colori sia esso in bianco e nero, e resta vittima di se stesso. Viva il dialogo! Popper forever.

Socrate e la TV

A proposito di Media, per incontrare San  Gennaro Faccia Gialla, il suo  mondo e un preciso riferimento a Luigino, poeta del gruppo di Bellavista, vai a  RAIPLAY:

San Gennaro faccia gialla

UOMINI E PROFETI

“Le vie dei Santi”
Con Marino Niola
II puntata

Per tutto il mese di dicembre l’antropologo Marino Niola racconterà la storia di una santa o di un santo al fine di tracciare una piccola mappa della devozione popolare lontana dai dogmi della teologia. Un percorso che mostrerà quella parte dell’Italia che vive il rapporto con il sacro fatto di “cuore e di pancia”.
Questa mattina e’ la volta di San Gennaro

L. De Crescenzo-OI DIALOGOI. I dialoghi di Bellavista. Incontri speciali con il cuore universale della Napoletanità.

 

oi dialogoi-decrescenzo-cop

Ci sono dei libri che alleggeriscono l’anima, tanto che, quando arrivi all’ultima frase, li saluti con un sorriso e un grazie di cuore.
È il caso di OI DIALOGOI. I dialoghi di Bellavista di Luciano De Crescenzo. Ho sempre ammirato De Crescenzo, mi piacevano i suoi limpidi occhi azzurri pieni di ironia, il bianco candido dei suoi capelli, quella cadenza napoletana da gran signore che incantava l’ascoltatore. Sì, perché oltre a leggere questo libro, nel lontano 1985, già me lo godevo in TV o al cinema.

I Napoletani sono l’ingrediente magico della narrazione di De Crescenzo che  tira fuori da ciascuno dei suoi personaggi un aspetto caratteristico della caleidoscopica anima Partenopea. E lo fa anche con uno stratagemma narrativo e drammatico fantastico, il contrasto: con il milanese dott. Cazzaniga, con lo svizzero Herr Frankfutter, con Giorgio genero di Bellavista che viene a Napoli a sondare il terreno per vendere rifugi atomici! Esilarante. Il filosofo Bellavista coglie l’assurdità di tale progetto, ma lo sostiene per poter riavere la figlia a Napoli… Ci riuscirà?

Luciano e Socrate
Le lezioni di Bellavista sono perle di ironia e denuncia sociale. I suoi studenti (coinquilini, portiere…) lo amano e lo ascoltano quasi con devozione. Le sue riflessioni sui mali della società e sulle soluzioni proposte dai governanti spaziano nel tempo e mostrano somiglianze impensabili con la società contemporanea.

La lezione del professor Bellavista: Uomini d’Amore e Uomini di Liberta: Presepe vs Albero di Natale

Inno al dialogo

I dialoghi di Bellavista si ispirano a quelli di Platone in cui “la speculazione filosofica si mescola al racconto e al mito”. Il libro si apre e si chiude con un inno al dialogo:

Inizio-“Il valore di un dialogo dipende in gran parte dalla diversità delle opinioni concorrenti. Se non ci fosse stata la torre di Babele avremmo dovuto inventarla” Karl. R. Popper

Fine– “Dammi ascolto, o Critone, è la parola il vero dono del Dio, è il dialogo l’unica alternativa che hanno i nemici per evitare la contesa. Beati coloro che parlano, anche quando parlano troppo”

Assaggi

Prefazione: Signore e Signori vi presento Luciano e famiglia…

 “Quando nacqui io papà aveva cinquant’anni e mamma quarantacinque. Questa grande differenza di età tra me e loro, ha fatto sì che nessuno dei due abbia potuto seguire l’evolversi della mia vita. Papà mi lasciò che ero appena enytrato all’Università e mamma quando ancora non avevo dato le dimissioni dalla IBM. Io non so se esista il Paradiso e se loro se lo siano guadagnato, ma lo spero moltissimo. Per mia madre non ho dubbi: se ci fosse un Paradiso da qualche parte, lei sarebbe lì. Diciamo che le spetterebbe di diritto. Casa negozio e chiesa, chiesa, negozio e casa, mammà non ha fatto altro che lavorare e pregare tutta la vita. Quanto a mio padre invece ho qualche perplessità…”p.11

Il Mancini di papà, l’arte contemporanea e il suo significato

L’arte moderna insegnata agli alunni di Bellavista è esilarante. Burri e  Fontana visti attraverso gli occhi dei lavoratori Enel in gita aziendale alla mostra romana.
“ «E dopo Burri ecco a voi Fontana ! »esclama Salemi e si ferma come folgorato . Evidentemente Fontana deve essere uno dei suoi autori preferiti. Il gruppo si distribuisce come può intorno all’opera e per qualche secondo nessuno osa fiatare. Il quadro in questione si presenta come una tela di colore begiolino, al centro della quale l’artista ha praticato, probabilmente con una lametta, un taglio in diagonale. Saverio, Salvatore e Luigino guardano in silenzio il taglio e si scambiano un’occhiata d’intesa. « Quando si parla di Fontana » inizia a dire Salemi «è improprio parlare di pittura. Anzi, diciamo le cose come stanno: sarebbe preferibile ammettere una volta per tutte, che per questo maestro non esiste una vera e propria distinzione tra pittura scultura e grafica,, secondo i significati tradizionali che si è soliti dare a questi generi. Lo stesso Fontana, nel suo Manifesto Blanco, preferisce collocarsi al di là di ogni definizione. Salvatore non ce la fa più: vorrebbe dire qualcosa, ma proprio in quel momento il prof. Salemi gli rivolge la parola «A questo punto lei potrebbe chiedermi: ‹Ma, allora se non è un quadro, che cos’è?› ‹Ecco professo’›: mi avete tolto le parole di bocca› esclama Salvatore felice di essere stato autorizzato a parlare .«che cos’è ?» «è un concetto spaziale» «questo è il titolo?» «No, il titolo è L’ Attesa...»p.29

A mezzanotte va: la “fame americana”, se non spari i botti a Capodanno sei un fallito e i tuoi figli sono tristi.

“Ad Alfonso il non avere i soldi per comprare i fuochi spiaceva solo per i bambini che ci avevano «messo il pensiero». « Cento volte meglio se fossi  rimasto a lavorare in America” pensò Alfonso. In questo momento non mi troverei in una simile situazione. Dice: «ma anche lì tu facevi la fame?» «Sì, ma facevo la fame americana, non la fame italiana! A New York il sussidio di disoccupazione e di 300.000 lire alla settimana, in pratica quanto guadagna oggi in Italia un impiegato del Ministero con dieci anni di anzianità. Uno dice: “la fame” come chissà che avesse detto!  E no, non basta, bisogna anche precisare: “la fame dove? “ perché una cosa è avere fame in America, un’altra cosa averla in Italia e un altro ancora in Etiopia. L’importante è scegliere un paese che abbia una fame accettabile.” P.61

Socrate, Napoli, l’automobile e le soluzioni filosofiche

Socrate. Io credo che tutto quello che ha inventato questo nuovo Dio che tu chiami Progresso sia solo una serie di- prolunghe- . L’automobile è una prolunga delle gambe, il telefono una prolunga dell’ orecchio, il televisore dell’ occhio e il computer del cervello; ma nessuno di questi nuovi marchingegni, che io sappia, è mai riuscito a cambiare l’Uomo nel suo profondo. Passano gli anni infatti e, malgrado le nuove prolunghe immesse sul mercato, gli uomini continuano a comportarsi come sempre. Non   ci sono forse, ancora oggi, uomini ambiziosi come i Alcibiade, gelosi come Menelao e invidiosi come Tieste? Quando, come spero, il Progresso sarà capace di produrre a un prezzo conveniente anche l’Amore e la Libertà, allora io, caro Aristogamo, diventerò un suo fervido seguace. “p77

The day before: Scatena la paura, e dunque il bisogno di un bel rifugio antiatomico.

«Io invece penso un’altra cosa: qua è tutta una questione di strategia, di marketing, come dicono gli americani. Adesso ce ne occupiamo o e Salvatore e vi facciamo vedere come si vendono i rifugi antiatomici.» «quando si tratta di vendere, io sto sempre a disposizione» dice Salvatore «allora sentite a me, noi facciamo così,» dice Saverio «io e Salvatore ci avviamo in avanscoperta a seminare il panico… «il panico?» chiede Giorgio. «Sì» prosegue Saverio infervorandosi « noi propaghiamo la psicosi della guerra atomica. Andiamo in giro a dire che abbiamo saputo dal nostro parente russo che stanno per bombardare la Nato. Poi arriva l’architetto con un’offerta lancio per 10 rifugi in economia…”

 

Socrate e gli Ufo: bisogno di speranza…in chi?

“Socrate. L’animo dell’uomo ha bisogno di nutrirsi di speranza, così come lo stomaco ha bisogno di cibo. La vita invece è spesso amara e non concede scappatoie ai desideri dei mortali. Alcune verità sono senza alternativa: tutti dobbiamo morire, chi è brutto non potrà mai diventare bello, chi è vecchio non potrà mai ritornare giovane e chi vive una vita opaca e senza entusiasmi sa che molto difficilmente riuscirà a cambiarla. E allora che fare? Non resta che rifugiarsi del mistero, evadere nel trascendente. Ed ecco fiorire da ogni parte le favole, i miti, di extraterrestri, gli oroscopi, le droghe e gli estremismi politici. Appena nasce la domanda sul mercato, subito appare l’offerta spuntano come funghi sfruttatori delle angosce altrui, gli indovini, i capipopolo, gli spacciatori di droga e i venditori dei biglietti della lotteria” p. 153

Il sosia, la monnezza, il fisco e l’arte di arrangiarsi- Maradona è onnipresente nella vita dei napoletani, quasi un incubo…e non mancano i “sosia ufficiali”

“ Vedete, io modestamente, per quanto riguarda l’immondizia, sono un tecnico. Faccio il netturbino da cinque anni e vi assicuro che con un colpo d’occhio, senza nemmeno aprire il sacchetto a perdere, v’indovino il tenore di vita di una famiglia dall’immondizia che porta giù al palazzo. Se fossi il ministro delle Finanze, per gli accertamenti fiscali, come prima cosa controllerei la monnezza di tutti i contribuenti. Ora invece l’Istat, per stabilire il reddito medio di una città, si rifà alle statistiche delle dichiarazioni dei redditi, e allora per forza che Napoli finisce agli ultimi posti.” p.159

«In Grecia l’arte di arrangiarsi aveva addirittura un Dio protettore: si chiamava Poro, ovvero “l’Espediente” o se preferite “l’arte di arrangiarsi”» precisa il professore « un dio che veniva invocato dai poveri quando si trovavano in difficoltà. Ce ne parla Platone in uno dei suoi dialoghi più belli: Il Simposio.» Alla parola Platone tutti si dispongono intorno al professore per ascoltare meglio. Nella portineria di via Petrarca 58, Platone ha un largo seguito, merito di Bellavista che nei suoi racconti ha saputo renderlo familiare.”p. 163

Il lamento del padrone di casa- Nei momenti di crisi che caratterizzano ogni epoca, a quanto pare, si evocano fantasmi come o’ munaciello.

“Insomma, per farla breve, il mio inquilino paga solo la metà del canone perché sostiene che l’altra metà me la debbo far pagare dal munaciello”. “E voi non potete fare niente?” chiede Salvatore. “E che posso fare? Più che di vincere la causa!” risponde il barone allargando le braccia. “L’anno scorso per impaurirlo gli comunicai con una raccomandata che volevo vendere l’appartamento e gli mandai un finto compratore, un amico mio. Lui, prima lo fece accomodare, poi per spaventarlo gli disse di non entrare nel salotto perché quella era la stanza preferita d’ ’o munaciello. Il salotto stava al buio, ma il mio amico ci volle entrare lo stesso: ebbene, sapete che successe?…che non fece nemmeno un passo e si prese due schiaffoni in faccia e un calcio nel didietro.”p. 197

Socrate e la TV-Il totem miete vittime, sia esso a colori sia esso in bianco e nero, e resta vittima di se stesso. Viva il dialogo! Popper forever.

Socrate e la TV

A proposito di Media, per incontrare San  Gennaro Faccia Gialla, il suo  mondo e un preciso riferimento a Luigino, poeta del gruppo di Bellavista, vai a  RAIPLAY:

San Gennaro faccia gialla

UOMINI E PROFETI

“Le vie dei Santi”
Con Marino Niola
II puntata

Per tutto il mese di dicembre l’antropologo Marino Niola racconterà la storia di una santa o di un santo al fine di tracciare una piccola mappa della devozione popolare lontana dai dogmi della teologia. Un percorso che mostrerà quella parte dell’Italia che vive il rapporto con il sacro fatto di “cuore e di pancia”.
Questa mattina e’ la volta di San Gennaro

LA PARANZA DEI BAMBINI di Roberto Saviano-Recensione di Vladimiro Noir.Quanti riscontri con la realtà!

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Dopo la stimolante lettura in contemporanea di La paranza dei bambini di Roberto Saviano, con la promessa di scambiarci il commento di questa storia affascinante, dopo la mia recensione del romanzo, arriva quella di Vladimiro Noir, mio compagno di viaggio:

Questo libro mi è piaciuto moltissimo, lo trovo scritto con grande maestria e sicuramente perfetto come sceneggiatura di un film o di una serie televisiva. La bellezza del libro consiste nella fluidità del linguaggio di Saviano e del suo dialetto napoletano pop che, confrontato con il siciliano di Montalbano (sto leggendo proprio in queSti giorni La giostra degli scambi),  sembra molto meno “caricato” e dunque più realistico e incisivo.

Mi sento di attribuire una valutazione di 5 Stelle! Di più non potrei. Da come me lo sono “spizzicato”, parola dopo parola, fino all’ultima riga,   col rammarico che stava finendo,  deduco che mi è piaciuto proprio tanto!

L’aspetto che mi ha colpito di più riguarda la famiglia dei protagonisti. Sono figli di piccoli borghesi, non particolarmente disagiati o socialmente emarginati. Sono insegnanti, casalinghe, artigiani eppure i loro figli hanno questo desiderio feroce di fare soldi, di avere tutto subito per goderselo fino in fondo senza freni, senza tenere conto della morte, della legge. E sono poco più che bambini! E vivono senza paura del dopo, aggrediscono l’amore e il sesso come fossero molto più grandi ed esperti.

Mi è piaciuto inoltre l’uso dei soprannomi e la loro etimologia che  evidenzia tratti significativi del loro corpo e della loro personalità. Bambini che corrono sui loro motorini tra i vicoli di Napoli incuranti del pericolo che rappresentano per sé e per gli altri. Le loro folli corse sono il loro test di coraggio, di forza e di potere. Questa è una realtà di una crudezza incredibile (si pensi al bimbo nel passeggino travolto senza pietà davanti ai genitori) e Roberto non ha fatto altro che registrarla. Una realtà presente nelle cronache giornaliere, che sfortunatamente esiste.

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Mi è piaciuta la natura  cinematografica della scena finale. Della mamma di Dentino in rosso seta con la sua simbologia forte di sangue e passione e con un immediato richiamo   visivo al drammatico cappottino rosso della bimba nel film di  Spielberg La Lista di Schindler (1993)

L’atmosfera del romanzo è travolgente ed io mi sono lasciato travolgere, sentendo quasi di essere a fianco dei protagonisti, non visto, a provare le stesse emozioni intense.

R.Saviano-LA PARANZA DEI BAMBINI. Giovani destini d’arme e di morte

 

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L’inizio è stato incerto. Scene conosciute, riferimenti a Gomorra, contesto riconoscibile. Poi il racconto ha messo le ali in modo avvolgente, coinvolgente e simbolico, come le ali tatuate sulla schiena dei paranzini.

Finita la lettura, rimane l’immagine forte del Mar Rosso, spartiacque doloroso ma promettente per la paranza dei bambini, per il lettore e, perché no, per il sequel della storia, magari in una serie TV, magari in un altro libro, a seguire le orme del magnetico e inquietante Nicolas.

Di cosa parla il libro…

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Nicolas Fiorillo è un adolescente affamato, non alla Steve Jobs, ma affamato di soldi, di riscatto sociale, di avventura, di potere sulle persone, sulla società e, perché no, sulle sue paure inconfessate. Come ottenere tutto ciò ora, cioè prima di ora, nel tempo giusto dei bisogni? Creando una “paranza”.

Parte allora l’ ascesa di Nicolas nel mondo della criminalità Napoletana, da Forcella il suo quartiere, all’intero mondo fuori. Travolge tutti nella sua escalation tragica. Intorno a lui gravita un mondo di adolescenti più o meno “compromessi” con il mondo grigio/nero dei quartieri partenopei. Nicolas o’Marajà mette sul piatto anche l’amore totale e totalizzante. Ha una ragazza che adora, Letizia,  punto di riferimento irrinunciabile.

Professori e famiglia

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Nicolas proviene da una famiglia piccolo borghese, sua madre ha una lavanderia stireria e suo padre fa il professore di ginnastica. Non girano molti soldi in famiglia, ma quelli che entrano sono puliti e guadagnati onestamente. Nicolas ha anche un fratello, Christian che vede in lui il suo super eroe.

Molto pittoresca la coppia di professori che da ripetizioni speciali nel loro appartamento, zona di transito verso quello del boss agli arresti domiciliari. Fanno venire i brividi. Ci fanno sentire sul collo la vicinanza asfissiante di un mondo che non vorremmo proprio sentire così pericolosamente vicino. IL messaggio di Saviano è chiaro. Nessuno si può chiamare fuori da una trasformazione sociale e individuale che ha prodotto risultati tanto devastanti.

I professori si sa guadagnano poco e soprattutto non hanno un gran credito sociale. Molti giovani come Nicolas li considerano degli sfigati, morti di fame e non riescono ad apprezzarne le qualità morali e professionali perché a scuola non ci vanno proprio. E tuttavia Nicolas ha un professore, De Marino, che stima e al quale manda spesso segnali più o meno inconsapevoli, quasi a volergli dire:

“ehi, io sono qui, sono in grado di fare grandi cose, aiutami a incanalare la mia intelligenza in qualcosa che mi dia soddisfazione, che plachi la mia fame”.

Ma le spinte fuori sono troppo forti per competere con questi flebili segnali. Le piazze sono molto più sexy e offrono possibilità impensabili a chi se le sa prendere, trasferendo nella realtà tutti i suggerimenti dei videogiochi e dei film d’azione più amati dalla paranza dei bambini.

Destini d’arme e di morte

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La conclusione del romanzo è narrativamente perfetta nella sua ineluttabile coerenza con gli eventi raccontati. Il destino narrativo coincide con il destino umano. Le armi diventano strumento fondamentale del realizzarsi di tali destini.

 “L’arma è efficiente quando diventa un’estensione del corpo umano. Non uno strumento di difesa, ma un dito, un braccio, un cazzo, un orecchio. Le armi sono fatte per i giovani, per i bambini. È una verità che vale a qualsiasi latitudine del mondo[..] Maraja sapeva che ogni morte ha due volti. L’uccisione e la lezione. Ogni morte per metà è del morto, per metà è dei vivi…”

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Come tutta la produzione di Roberto Saviano, La paranza dei bambini è una testimonianza letteraria e sociale da  leggere per apprezzarne la raffinata scrittura e la pregnanza dei contenuti.

M.De Giovanni-BUIO. Un nuovo incontro con i Bastardi di Pizzofalcone, mentre l’America brucia di razzismo

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Può apparire fuori luogo continuare a parlare di poliziotti buoni o problematici o comunque servitori dello Stato, quando si è ancora sintonizzati su quanto sta accadendo negli USA, dove una vera guerra razziale sta riesplodendo con virulenza. Anche a causa di comportamenti, non sempre limpidi, delle armatissime forze dell’ordine statunitensi nei confronti dei giovani afroamericani.

Ma il genere letterario tira, specie d’estate, e De Giovanni è abile nel tessere la trama di un bel noir, dove agli ingredienti soliti, (questa volta, il rapimento di un bambino, coppie scoppiate, mezzecartucce, soldi e usura e come sfondo, la solita meravigliosa Napoli) si aggiunge qualche edulcorato riferimento al razzismo.

La colonna sonora ideale di questo romanzo mi porta a  Certe notti di Ligabue.

Pagine ricche dell’ “atmosfera” di quelle notti in cui ne vedi di tutti i colori, specialmente nelle vite un po’ così dei bastardi di Pizzofalcone. Molto intense, tormentate, ma a loro modo complici e rilassanti. O notti da dimenticare o notti da vivere per lasciare il mondo fuori.

Sono sostanzialmente le vite di questi poliziotti di frontiera a catturare i lettori. E però, c’è un però. I lettori che hanno già incontrato la magica squadra, possono sopportare ad ogni nuova storia, senza batter ciglio, la ripetizione quasi pedissequa della presentazione dei protagonisti? Da dove vengono, dove vivono, la famiglia, i problemi etc etc.? Non ne sono tanto sicura. Certo si legge anche il secondo, ma dopo, si può tranquillamente archiviare la pratica dei bastardi.

Cristiana dell’Anna- Scuola di teatro a Londra, UN POSTO AL SOLE, GOMORRA: storia di un talentuoso percorso artistico

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Foto da La Stampa 2 Giugno 2016

Mi piace la serie Sky Gomorra. Ho letto il libro che l’ha ispirata (la potenza dei romanzi di Saviano è ineguagliabile) ho visto con coinvolgimento totale la prima serie ed ora mi sto godendo la seconda.

Seguo Un posto al sole dalla sua prima puntata (1996) e, nonostante i suoi alti e bassi, le ovvietà melense, l’inconsistenza stanca di alcune ministorie e personaggi al suo interno, continua ad essere uno dei miei must televisivi.

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Dopo la premessa, passo a Cristiana dell’Anna. Una sorpresa e una conferma nel suo ruolo di Patrizia in Gomorra. La sua capacità di sdoppiarsi nelle gemelle Micaela e Manuela di UPAS, un corpo e due personalità ha subito colpito gli appassionati di questa storica “soap opera” italiana. Un talento naturale in un volto bello e molto espressivo, come tutto il linguaggio che il suo corpo parla. Le sue qualità camaleontiche e di personaggio “a tutto tondo” riaffiorano in Patrizia. C’è il seme del teatro Shakespearinao in lei. Talento, intelligenza e bellezza napoletana. Ad majora Cristiana!

In un piccolo bar sul lungomare di Napoli, tra sole e penombra, Cristiana Dell’Anna, classe ’85, nuova protagonista della seconda serie di Gomorra, si racconta:

«La scuola che ho fatto a Londra non era improntata solo sul metodo; ti insegnava tutte le strade, e tu potevi scegliere». Seconda di tre figli, genitori napoletani e anima da vagabonda: «Anche se viaggio tantissimo, l’idea di un tour mi mette ansia. Per un po’, mi piacerebbe rimanere nello stesso posto». 

 Parla di Shakespeare, della squadra del Napoli e del Leicester di Claudio Ranieri. Spiega la differenza tra pronuncia inglese e americana:

«Sono innamorata di Londra. È una città che mi ha dato tanto». Patrizia, il personaggio che interpreta in Gomorra, è una ragazza forte e decisa. Sola, costretta a lavorare e a crescere i fratelli, alla fine arriva nella corte di Don Pietro Savastano, del quale diventa occhi, orecchie e voce. Per interpretarla, ha dovuto imparare di nuovo a camminare…” G.Tammaro  A Gomorra c’è anche Shakespeare. Male e bene all’ennesima potenza leggi tutto

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