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G.Gaber-C’ È UN’ARIA. Il “gusto morboso nel mestiere d’informare”

Ho visto due spettacoli di Gaber ed entrambi mi  hanno lasciato  un segno  indelebile.

Della mia vita in Abruzzo, da adolescente e poi da giovane donna, ricordo le canzoni  del repertorio  classico dei cantautori milanesi, mi viene in mente subito Porta RomanaE quelle “leggere” come Torpedo blu.

Poi, con la maturità arriva anche il tempo di un più convinto impegno  civile e il teatro canzone di Gaber mi accoglie nel suo humus con  il  primo incontro dal vivo a Messina. Emozioni al massimo al teatro Vittorio Emanuele. Un tuffo “artistico e urticante” nella politica e nell’attualità  Era  il 1985

Il secondo incontro è a Padova anni 90. Una fase nuova della mia vita e un ritorno a vecchie emozioni. Gaber è malato ma la sua performance risente solo  fisicamente  del peso della malattia. Gli occhi brillano come sempre mentre seduto, con la solita chitarra in mano, si staglia sullo sfondo buio  del palcoscenico.

Emozioni  moltiplicate. La vita mi ha spinto ad accumulare esperienze, a selezionare episodi, ad abbandonare persone, ma quella voce, quelle parole  sembrano sintetizzare tutto un mondo di contrasti e conflitti.

Oggi, ascolto alla radio una trasmissione  “impegnata” dove, a parole sagge su infodemia, razzismo, pericoli del rinascente fascismo, diritti calpestati, la brutta aria che tira nel mondo dell’informazione,  si alternano canzoni  dense di significato, tra queste C’è un’aria di Giorgio Gaber.

E subito  si riaccendono le emozioni intense vissute durante i suoi concerti.

Giorgio Gaber

C’è un’aria

Dagli schermi di casa un signore un po’ agitato

O una rossa decisa con il gomito appoggiato

Ti rallegran la cena sorridendo e commentando

Con interviste e filmati ti raccontano a turno a che punto sta il mondo

E su tutti i canali arriva la notizia

Un attentato, uno stupro o se va bene una disgrazia

Che diventa un mistero di dimensioni colossali

Quando passa dal video a quei bordelli di pensiero che chiamano giornali

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria

E ogni avvenimento di fatto si traduce

In tanti “sembrerebbe”, “si vocifera”, “si dice”

Con titoli d’effetto che coinvolgono la gente

In un gioco al rialzo che riesce a dire tutto senza dire niente

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

Lasciateci aprire le finestre

Lasciateci alle cose veramente nostre

E fateci pregustare l’insolita letizia

Di stare per almeno diec’ anni senza una notizia

E in quel grosso mercato di opinioni concorrenti

Puoi pescare un’idea tra le tante stravaganti

E poi ci son gli interventi e i tanti pareri alternativi

Che ti saltano addosso come le marche dei preservativi

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria

E c’è un gusto morboso nel mestiere d’informare

Uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore

E le miserie umane raccontate come film gialli

Sono tragedie oscene che soddisfano la fame di certi avidi sciacalli

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

Sara Robin-Cantare chi sei…Ora la troviamo anche sul suo blog!

Benvenuta Sara nel mondo dei blogger!  Il nome è tutto un programma:

Sara Robin-Cantare chi sei

Ho appena letto il tuo post Fiducia.  Riconosco la tua grinta, la tua delicatezza, la tua intelligenza…

Settembre ha un profumo tutto suo. Profuma di terra umida e foglie ancora verdi, di aria fresca e sole che scotta. Ha il profumo dell’energia ripulita e delle idee rinnovate, sa di carta bianca e di volontà, sa di fiducia, almeno per me. Esattamente due anni fa entravo nella mia nuova casa con le gambe e il cuore ammaccati, ma bramosi di costruire, conquistare uno spazio in cui concedermi la libertà di essere…

Buon vento compagna di viaggio!

 


Settembre 2019- Sara Robin Quintet accompagna brillando la conclusione dell’Estate sotto le Stelle di Selvazzano.

L’attesa è più lunga del previsto. Per fortuna ci fa compagnia l’immensa Norah Jones! Poi finalmente arriva lei.

Voce calda e forte, quella di Sara Robin che ieri sera Sabato 8 settembre  ha illuminato con il suo gruppo “Sara Robin Quintet” l’Auditorium San Michele di Selvazzano, nell’ambito delle attività di Estate sotto le Stelle.

Il filo conduttore del  concerto è il racconto del viaggio di una donna. Le tappe sono quelle che ogni essere umano attraversa nella sua storia interiore: l’amore in tutte le sue declinazioni, dalla  fase dell’ innamoramento, alla maturazione di un amore solido  e gratificante, alla fine, con i tormenti indicibili  vissuti come la fine di tutto. Poi la lenta rinascita che passa dalla riscoperta del proprio corpo e del sé, e finalmente, di un “altro amore ” che  farà battere di nuovo il cuore, verso la vita e la speranza.

Le canzoni scelte, molte cantate in Inglese, riflettono questo percorso in un’alternanza bellissima tra antico e moderno, tra grandi  autori Italiani e Anglo-Americani. Incontriamo Amy Whinehouse-What is it about man, Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni, Amore che vieni amore cha vai di De Andrè, Se stasera sono qui di Luigi Tenco, La borsa di una donna di Noemi, Oggi sono io di Alex Britti, fino  al  suggestivo bis finale con You’ve got a friend di Carole King.

Il brano di Sara Colpi di tosse ci accompagna  verso la meravigliosa conclusione di una serata nata all’insegna di un omaggio  ad “un’amica speciale”. Dovunque si trovi ora, la sua amica  potrà certamente ascoltare e sentire la forza e la dolcezza di  queste note modulate dalla coinvolgente voce di Sara e dalla musica prepotente  del suo gruppo (Simone Bortolami, Alberto Lincetto, Federico Lincetto, Giacomo Albertelli).

Mi sarebbe piaciuto conservare il ricordo di questa intensa serata con un programma scritto  da portarmi a casa, con l’elenco delle canzoni e le motivazioni della scelta, insomma la scaletta magica che Sara ha tenuto sul leggio, saltandone forse dei punti  per improvvisare e lasciarsi andare all’onda dell’improvvisazione. Sarà per la prossima volta!

F. De Gregori- VIVA L’ITALIA. L’Italia tutta intera.L’Italia che resiste.

 

Viva l’Italia, l’Italia liberata,
L’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
Viva l’Italia, l’Italia che non muore.

Viva l’Italia, presa a tradimento,
L’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
L’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
L’Italia metà giardino e metà galera,
Viva l’Italia, l’Italia tutta intera.

Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
L’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
L’Italia metà dovere e metà fortuna,
Viva l’Italia, l’Italia sulla luna.

Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
L’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
Viva l’Italia, l’Italia che resiste.

 

 

 

P.Conte-DIAVOLO ROSSO, la passione, la gioia,la bravura, la potenza, il sogno…la vita…

Che dire? Non rimane che sedersi, chiudere gli occhi e ascoltare, lasciare che il corpo, il cuore e il cervello galoppino liberi verso le spiagge, i deserti, le praterie, le larghe distese di erica.

E se si vuole, alzarsi e ballare soli o in compagnia, ad occhi chiusi, a braccia aperte, spiegate come ali. E’ la bellezza pura.

Paolo, ti adoro, adoro la tua arte, la grandezza della tua anima musicale, i tuoi orchestrali, mamma mia!

Perfetto

A. Dumas Fils-LA SIGNORA DELLE CAMELIE. Margherita, Manon, Violetta, Camille e Giuseppina. Cinque donne un solo protagonista: l’Amore.

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Margherita Gautier è figlia del suo tempo, come lo è Alexandre Dumas Fils e di una cultura maschilista e sessista dura a morire.
Aggiungiamo Giuseppe Verdi? Si, anche se diverso appare il suo atteggiamento nei confronti di Violetta-Traviata. Alcuni  esperti avanzano l’ipotesi di una forte influenza del suo rapporto extraconiugale con Giuseppina Strepponi sulla storia e sul personaggio. Scriveva Verdi a suo suocero Antonio Barezzi:  

“Io non ho nulla da nascondere. In casa mia vive una signora libera, indipendente, amante come me della vita solitaria, con una fortuna che la mette al coperto da ogni bisogno…” ( Irene Bignardi- Introduzione al romanzo di Dumas).

Il denaro è protagonista scomodo e urticante di La signora delle camelie, quasi soffocante nella sua presenza ossessiva. Tutti ne sono schiavi. Inevitabilmente, anche la vita e le scelte di Margherita sono condizionate dal bisogno di danaro, da qualunque parte esso provenga: dal duca primo contributore, da Armand l’innamorato, dal conte G. innamorato senza speranza, da amanti occasionali, dalla s-vendita dei mobili. Una “mantenuta ”, parola orribilmente ipocrita e sessista, ha una ritualità socio-economica da rispettare, per stare “sul mercato”.

Garbo-Margherita Gautier

Margherita ha conosciuto molti uomini nella sua vita, ma si innamora solo di Armand Duval, giovane rampollo di una famiglia benestante e tradizionale. Laureato in legge, non esercita, insomma non lavora, ma dispone di una buona  rendita non sufficiente tuttavia a “gestire” una mantenuta dispendiosa come la Gautier.

A meno che i due giovani non decidano di stravolgere la loro vita, in nome di un amore assoluto.  Ma all’inizio della loro storia Margherita detta alcune  condizioni:

“Però vi avviso: voglio essere libera di fare tutto quello che mi parrà, senza darvi la minima spiegazione sul mio operato. Da molto tempo cerco un amante giovane, senza volontà, innamorato senza diffidenza, amato senza diritti. Non sono mai riuscita a trovarlo. Gli uomini invece di essere contenti che si conceda loro ciò che una volta non avrebbero neppure sperato, chiedono conto alla loro amante del presente, del passato e perfino dell’avvenire. Via, via che si abituano a lei, la vogliono dominare, E se si da   loro tutto quello che pretendono, diventano sempre più esigenti. Se mi deciderò a prendere un nuovo amante, voglio che abbia tre qualità, rarissime: che sia fiducioso, sottomesso  e discreto”. p.106

Le ragioni  di un buon padre di famiglia spiegate al figlio scapestrato

Ma questa “relazione non s’ha da fare”, pensa convinto Duval padre, e si mette in movimento per bloccarla immediatamente. Prima con la prepotenza poi, colta la sensibilità di Margherita, con la dolcezza di un padre che ha a cuore la felicità del figlio, e della figlia promessa sposa ad un giovane perbene, la cui famiglia minaccia di rompere il matrimonio se l’ oscena relazione con la mantenuta va avanti.

“Che abbiate un’amante, va bene, che la paghiate come un galantuomo deve pagare l’amore di una mantenuta, va ancora meglio; ma che per lei dimentichiate le cose più sacre, che permettiate che l’eco della vostra vita scandalosa attivi fino alla mia lontana provincia e getti l’ombra di una macchia sul nome onorato che vi ho dato, ecco quello che non può essere, ecco quello che non sarà.” p.188

Margherita cerca il “riconoscimento” sociale, forse l’espiazione e dunque si sacrifica. Rompe bruscamente con Armand e torna alla sua vita sciagurata che la porterà dritta dritta alla morte.

E il giovane Duval? Impazzisce dal dolore. Fugge da Parigi e dai ricordi. Quando torna il dramma è compiuto. Margherita è morta. Ora si rende necessario un ultimo gesto che lo aiuti a rielaborare il lutto. Qui entra in campo Alexandre Dumas fils.

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Dumas ha ventitré anni quando scrive il romanzo. Conosce indirettamente o direttamente il mondo di cui sta parlano e sfrutta questa sua conoscenza, trasformando in efficace stratagemma narrativo la vendita all’asta dei beni di una mantenuta morta in miseria. Anch’egli partecipa e acquista un libro ad un prezzo decisamente superiore al suo valore effettivo, trascinato da un impulso sconosciuto e incontrollabile. Si tratta di Manon Lescaut, una storia simile a quella di Margherita. Scopriremo in seguito il ruolo di questo libro nella storia.

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Dall’incontro con Armand prende forma la storia  della signora delle camelie, fiore tanto amato dalla nostra eroina. Comincia con un evento quasi gotico, nel cimitero dove è sepolta Margherita e va avanti con il diario dettagliato del loro amore disperato.

A tratti la narrazione diventa  romanzo epistolare e si impregna della  magia del gesto fisico della scrittura, della penna tra le mani, della calligrafia sempre più incerta,  man mano che la malattia si fa più grave. E la lettura si fa più coinvolgente.

Le ragioni di una lettura

Tutta colpa delle connessioni. Le adoro. Per caso ho letto e guardato  la Traviata di Giuseppe Verdi,  con la regia di  Sofia Coppola; per caso, riordinando la libreria, mi sono imbattuta nell’edizione Tascabili Economici Newton del romanzo; volutamente sono andata a cercare in rete Camille di George Cukor, con la magnifica Greta Garbo.

Inoltre, avevo di recente “incontrato” Dumas in Garibaldi. Volevo rincontrarlo, ventitreenne alle prese con una storia così peculiare. Così è scattato il bisogno di leggere La signora delle camelie.

La storia  mi ha spinto a chiedermi che tipo di lettrice io sia,  se sia giusto trasferire o ricercare in ogni libro che leggo il mio mondo di valori, i miei pregiudizi, le mie simpatie e antipatie politiche e sociali.

Questo  libro  mi ha a tratti annoiato e  infastidito, ha fatto scattare in me un click femminista fuori luogo. Ma tant’è. In ogni caso sono contenta di averlo letto e in fondo mi è piaciuto, forse proprio perché in un certo senso mi ha “disturbato”.

 


Connessioni musicali e cinematografiche

 

La Traviata di Giuseppe Verdi-Regia di Sofia Coppola-RAIPLAY

 

 

Camille 1936 George Cukor con Greta Garbo

 

 

Manon Lescaut di A.F. Prévost 1731- In versione “muto + didascalie”-Sorprendente

10 Maggio 2020 per Silvia Romano e la sua mamma. MAMME E FIGLIE. Emozioni in musica, immagini e versi.

 

bentornata Silvia

Bentornata a casa, Silvia. Riaverti qui ci apre il cuore alla speranza e alla bellezza. In bocca al lupo per la tua “ripartenza” e quella della tua mamma.

 

Ogni volta che ascolto  la canzone di Carmen Consoli In Bianco e Nero non riesco a trattenere un’ondata di emozione e di amore assoluto,  che si trasforma in calde lacrime di nostalgia per una “raggiante Sicilia”.   Il suo  rapporto con la madre, trasmessa in immagini  struggenti  ed intense, in un bianco e nero  pieno di colore, mi riporta a mia madre e alle mie figlie.

Avrei voluto  dire tante cose a mia madre, mentre mi era vicino, ma eravamo entrambe  troppo prese da forze vitali diverse che ci  trattenevano su due binari paralleli, mai convergenti. Ora mi rendo conto  di quanto ho perso in quella relazione troppo silenziosa.

E pensare a quante volte

L’ho sentita lontana

E pensare a quante volte…

Le avrei voluto parlare di me…

In Carmen  vedo anche le mie figlie  e forse i loro pensieri quando ripenseranno a me, alla relazione tra noi donne vissuta all’interno  della famiglia, ma anche al loro rapporto con nonne e zie e cugine.

Famiglia ricca di  donne la nostra! Tante esperienze e personalità diverse, tante  Farfalle Sacre, come le chiama Stefania.  Le mie figlie avranno  molto su cui  riflettere, fantasticare, rimpiangere, piangere calde lacrime di nostalgia e amore. E confrontare le proprie emozioni con quelle dei propri  figli e così via nella ruota della vita.

Dal flusso  di emozioni  che solo la musica sa spingere all’esplosione si sono materializzate le parole di questa piccola poesia.

Madri

 

Per cosa  vivo,  oggi che sono vecchia?

Per ascoltare un trillo di telefono, dai figli,

Per respirar le loro  ansie e gioie

e dar consigli, dalla parte sbagliata.

Vivo per far da  appiglio e confortarli,

perché colgano ancora  il profumo

di qualcosa di vivo, in cui continua a palpitare

lo spirito  del focolare.

Voglio vivere per questo,

perché i miei figli vivano me, ora.

Ché è tempo ancora  di fare da rifugio,

del cuore e della mente.

Verrà il tempo dei ricordi, per loro.

Questo è per me vivere, allora.

E mi alimento, nell’attesa, degli  sguardi d’amore

e del tocco caldo delle tue mani e delle tue labbra.

I loro abbracci, tutti  insieme, diverranno

energica edera, con la presenza.

Da qui, li desidero.

Questo è per me vivere, ora.

O.F.

 

 

22 Marzo- Giornata Internazionale dell’ Acqua. Eppure il vento soffia ancora… con Bertoli e Ligabue

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Scamardistudio-Siviglia.Onde marocchine-2013

                   

 

 


 

Ascolta questa stupenda canzone cantata dal suo autore

Pierangelo Bertoli Eppure soffia

 

E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi

la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi

uccelli che volano a stento malati di morte

il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte…

Guarda le suggestive immagini e ascolta anche la poetica versione di Ligabue della canzone di Bertoli

A. Camilleri-AUTODIFESA DI CAINO che crea “la Civiltà dell’Uomo”, a dispetto di tutti pregiudizi.

Camilleri-Autodifesa di Caino

Anonimo-Caino e Abele-Olio su tela

Quante volte abbiamo nominato il nome di Caino volendo sottolineare l’azione riprovevole di una persona. Il fratricida, il primo uomo veramente malvagio comparso sulla terra. Reminiscenze del catechismo scolpite nella memoria.

In Autodifesa di Caino, Andrea Camilleri ce lo racconta da un altro punto di vista. E lo fa parlare in prima persona, per offrirgli la possibilità di farci capire il perché di quel suo gesto così determinante nell’evoluzione umana.  E alla fine le ragioni di Caino il fratricida risultano davvero convincenti.

Camilleri ce lo fa incontrare prima del grande evento, mostrandoci tutta la conflittualità del suo rapporto con il dolce e buon Abele, tanto amato da tutti. Ma come è bello Abele, ma come è gentile e buono il piccolo Abele. Grrr, ma perché tutto quello che fa lui diventa oro e tutto quello che faccio io diventa merda” sembra borbottare Caino.Succede tra fratelli. Un po’ di gelosia ci sta, ma da qui all’omicidio ce ne passa! 

Molti sono i riferimenti letterari e culturali alla storia di Caino che Camilleri ci offre. Si, perché in fondo la sua è una storia drammatica, di grande teatro, tragica come è tragica la vita degli uomini, sempre in lotta tra il bene e il male. Anche Dario Fo dice la sua sull’uccisione di Caino in Poer nano

 

Ironicamente Bibbia

Nell’Autodifesa di Caino non manca l’ironia che caratterizza la narrativa del Siciliano Camilleri che definisce “Il lato borghese di Dio ” quell’aspetto che spinge il Creatore a riflettere sul suo meraviglioso giardino dell’Eden, nel quale sembra mancare qualcosa. Forse i nanetti?

“In quel giardino mancavano le statuine dei nanetti che sono sempre presenti in un giardino borghese. Provvide subito…” p. 17

La bufala della costola di Adamo. Quando Dio corre ai ripari:

“Vedete, a quei tempi ogni umano aveva in sé l’esatto opposto del suo essere. Mi spiego meglio. Adamo incarnava l’essenza maschile e quella femminile. Era anche donna. In lui aveva prevalenza la qualità maschile, ma era sempre in lui insita anche la parte femminile. Quindi Dio non fece altro che separare il lato femminile di Adamo da quello maschile.”p.24

Lilith, prima vera donna di Adamo e protofemminista che se la spassa coi nanetti.

“Tra te e me non c’è nessun rapporto di subordinazione. Noi due siamo nati dalla stessa creta, siamo uguali. “Ti ordino di rimetterti sotto!” intimò Adamo. Per tutta risposta Lilith gli fece uno sberleffo, aprì la porta dell’Eden e se ne andò sulla terra” p. 22

Dopo l’omicidio i lavaggi ripetuti, inutilmente

“Rimasi a lungo a contemplare il cadavere. Poi, siccome nelle vicinanze scorreva un ruscello, andai a lavarmi. Mi sentivo sporco, mi lavai di nuovo. Ebbi per un attimo la tentazione di restare così, in mezzo all’acqua e continuare a lavarmi per giorni interi. Poi mi scossi e tornai presso il morto.” P.45

Il corvo insegna

Un corvo che sotterra la carcassa di un altro corvo offre a Caino lo spunto per liberarsi del corpo di Abele. Ma la terra si ribella e rifiuta la salma. Ma la terra accetta anche, pietosamente. E nascono le tombe con tutta la ritualità che le circonda.

“Finalmente un lembo di terra, evidentemente mia amica, accettò di ricevere il cadavere. Me lo segnai quel posto mettendovi grosse pietre in cerchio.” p.48

Per un Caino lunare una filastrocca medievale

Secondo alcuni, Dio avrebbe cacciato Caino dalla terra e alcuni studiosi medievali sostennero persino che le macchie lunari rispecchiassero Caino coperto di spine. I bambini cantavano una curiosa filastrocca su di lui:

“Vedo la luna, vedo le stelle

Vedo Caino che fa le frittelle,

vedo la tavola apparecchiata,

vedo Caino che fa la frittata“ p.61

Le leggi di Caino e l’invenzione della Civiltà dell’Uomo

“Assieme al vecchio che per primo m’aveva parlato e il cui nome era Malachia stabilimmo la prima legge a cui tutti si sarebbero dovuti attenere: il rispetto reciproco[…]Capitò dopo un po’ di tempo un fatto strano e, nello stesso tempo, per me entusiasmante: alcune persone che si erano imbattute nella nostra città chiesero di restarci. Accogliemmo la loro richiesta e stabilimmo che la città sarebbe stata aperta a tutti. Donne, uomini, vecchi, bambini. L’accoglienza era un imperativo categorico, assoluto. E questa fu la seconda legge” p. 69-70

Quanto Caino nella cultura!

Lo citano Trilussa, Giordano Bruno, Hesse, Ungaretti, Unamuno, Saramago, Mariangela Gualtieri, Coleridge e tanti altri ancora. Un motivo ci sarà per cui tanti grandi Umani  si  sono lasciati ispirare da questo Essere.

Caino inventa anche la musica espiando, forse definitivamente,  la sua colpa e determinando la Sublimazione dell’Uomo.

“Insomma, sono stato io a inventare la musica. La sublimazione dell’uomo.[…]Ecco, io so, ne sono sicuro, che davanti a Dio l’aver inventato la musica sia valso più di ogni sincero pentimento. La musica, ha scritto infatti Hermann Hesse, è basata sull’armonia tra Cielo e Terra, è la coincidenza tra il disordine e la chiarezza”   p.76-77

Il vero Caino

Nonostante venga rappresentato come il cattivo per eccellenza, Caino crea la musica,  da materiale naturale che fa vibrare con passione e perizia. Ed è bellissimo pensare che dalle mani di un uomo così nasca proprio la musica, ovvero l’ arte che più di tutte vive d’armonia.

E allora, c’è speranza per tutti, uomini e donne, buoni e cattivi. C’è speranza per l’essere umano che, sostanzialmente, è fatto di tutte le meraviglie immaginabili: intelligenza, fantasia, sangue, carne, energia, anima pura e caverna oscura, sentimenti in armonia e in lotta. Sembra che nel Caino di Camilleri tutto il caos umano trovi alla fine riconciliazione nell’armonia e nell’accoglienza di sé e degli altri.

Ancora una volta, Camilleri, non da risposte sui grandi temi dell’umanità, ma riesce, ripercorrendo la via del ricordo, a farci porre domande profonde e a farci recuperare conoscenze, spesso molto limitate e piene di pregiudizi, spacciate per verità incontrovertibili.

FESTIVAL LIRICHEGGIANDO-Erminia Di Meo-Violoncello e Michelangelo Carbonara-Pianoforte accendono il pomeriggio domenicale all’Auditorium San Michele di Selvazzano

 

cello concert selvazzano feb2020

2 Febbraio 2020- Erminia Di Meo e Michelangelo Carbonara in concerto- Auditorium San Michele- Selvazzano

È stato un pomeriggio di  ottima musica  all’Auditorium San Michele di Selvazzano. I due concertisti  Erminia Di Meo e Michelangelo Carbonara hanno intrattenuto  il pubblico  con leggerezza e potenza. Discreto  ed efficace il piano, energico e trascinante il violoncello.

La giovanissima Di Meo, è riuscita a trasmettere tutto il suo entusiasmo e la sua perizia nei brani selezionati, specialmente nei pezzi dove il suo virtuosismo ha fatto  vibrare con potenza le corde del suo Cello, in  particolare nella Tarantella di Potter e nel Raush und mit Feuer di Schumann.

I due interpreti hanno  aperto uno spaccato sperimentale con un pezzo di  Elgar, non previsto nel programma, ma importante per la violoncellista che, alla fine del concerto  ha condiviso  la sua scelta come una grande opportunità per lei di  provare   il  pezzo  con il pubblico, prima di  suonarlo con l’Orchestra Ucraina.

Un presente brillante per i due interpreti e un futuro di sicuro successo. Erminia Di Meo ha  la personalità, l’entusiasmo e la perizia necessarie per farne una musicista di primo piano. Michelangelo Carbonara, oltre alla competenza musicale, mostra anche  di saper interagire con il pubblico  in modo garbato e comunicativo.

Il Recital di Erminia Di Meo “Le giovani promesse“,  penultimo  incontro in programma  nel Festival Liricheggiando di Selvazzano,  non ha deluso le aspettative.

festival della lirica

 

 

Scamardistudio ci sorprende con il CALLEndario Sivigliano 2020. Poliedricamente ARTE

Poliedricamente ARTE: Fotografia, Poesia, Musica, Cittadinanza. 14 tra gli scatti Sivigliani più significativi di Stefania Scamardi, accompagnate da una poesia di David Eloy Rodriguez, diventano  il CALLEndario 2020, perfetto souvenir della meravigliosa città Andalusa.

Goditi il ritmo dolce del videopromo di Scamardistudio

 

 

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