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Ayşe Kulin-LE QUATTRO DONNE DI ISTANBUL- Nascita e sviluppo dell’intolleranza e dell’odio. Dove sentirsi a casa?

4 donne di Istanbul-cop

Le Quattro Donne di Istanbul di Ayşe  Kulin, è il racconto di un graduale e irrefrenabile scivolamento della Turchia verso forme estreme di intolleranza, dalla nascita di una Repubblica illuminata alla creazione di una Repubblica dittatoriale. Le vicende narrate attraversano la vita di quattro donne di generazione diversa, ma della stessa famiglia: Elsa-Ebrea Tedesca, Suzi  sua figlia, innamorata della Turchia che l’accoglie bambina, Sude  figlia di Suzi,  turca che più turca non si può e Esra,  ultima del quartetto, che, più che sicura della sua identità turco-musulmana, scopre con incredulità che le cose non sono mai come appaiono o come si crede che siano.

Alle quattro donne vanno aggiunte Hanna, che Elsa porta con sé nella fuga da Francoforte, una che non si perde d’animo e ricorre a qualsiasi mezzo, anche il più esecrabile, per garantirsi la sicurezza, e “Madame” il cui ruolo è decisamente rilevante, specialmente nella vita di Suzi.

Tutto ha inizio con la fuga dal nazifascismo di Hitler di una famiglia ebraico-tedesca, gli Schliemann.  Gerhardt  il padre, stimato medico e professore universitario, Elsa la madre, Peter e Suzi i figli, cittadini di Francoforte fino ad allora a pieno titolo. La prima meta dei profughi è Zurigo, dove vivono i genitori di Elsa. Qui, dopo una rocambolesca fuga in treno, iniziano una vita nuova e non facile, ma al sicuro dalle persecuzioni naziste.

Gerhardt deve reinventarsi un lavoro, visto che non è facile continuare ad esercitare la sua professione in Svizzera. Suo suocero gli viene incontro proponendogli un progetto molto speciale: creare un elenco di scienziati e accademici ebrei, una speciale “agenzia di collocamento” di “Scienziati dell’Europa” che, espulsi dal loro paese, vengono ricollocati in Turchia per creare la moderna università di Ankara, su richiesta dello stesso governo turco.

“«Se sto bene, io?», la voce di Hirsch tremava per l’emozione. «Io… costretto ad abbandonare il proprio paese oltre che il lavoro. Umiliato per il fatto di essere ebreo, considerato inferiore…ora mi trovo qui, in uno splendido palazzo dell’Europa, invitato come un ospite di riguardo. Direi che sto bene. Di fatto, è come se fossi nato una seconda volta»”66-67

La storia prosegue sui binari di vicende personali e politiche che si intrecciano e si completano. Un libro interessante, piacevole e ricco di informazioni su una realtà di cui tanto si parla e poco si conosce. I capitoli iniziali sono  quelli più coinvolgenti, dal momento che ci portano all’interno di sentimenti forti come la tragedia dei fuorusciti ebrei tedeschi e l’entusiasmo della costruzione di una nuova realtà accademica in Turchia, dove la cultura e la ricerca vengono giustamente percepiti come pilastri di una società moderna. Allora, in Turchia la politica era lungimirante. 

 

Assaggi

Noi Scienziati dell’Europa, ieri come oggi possiamo fare la differenza- «Sono passati solo sei mesi da quando ho lasciato Francoforte. Eppure eccoci qui, in un nuovo paese, con l’incarico di compiere una missione sacra. Come mi ha detto il ministro dell’Istruzione durante il nostro primo incontro, noi, Scienziati dell’Europa, siamo chiamati a trasmettere la nostra conoscenza e le nostre pratiche ai giovani di questo Paese. Siamo chiamati a svolgere un ruolo fondamentale volto a formare le giovani menti di un’intera generazione di futuri leader. Un compito impegnativo ma anche affascinante»69

Suzi insegna lingua e letteratura Inglese tra colpi di stato e compiti da correggere-” «Forse dovremmo organizzare anche noi un colpo di Stato», disse Suzi. « Non ne posso più di correggere compiti »  248

Un’ affascinante tradizione turca- Hirsch, Sude e Gerhardt partono per partecipare al funerale del dottor Zuckmayer, Suzi versa dell’acqua mentre si allontanano in macchina «La mamma lo fa sempre» « È una bellissima usanza turca» , disse Hirsch. « Significa “Vai e torna come l’acqua. Che iltuo viaggio possa scorrere liscio come l’acqua».256
Figli, nipoti e genitori sparsi per il mondo, di chi è la colpa?– “Elsa sbirciò i nipoti da sotto la falda del suo cappello di paglia. «. Nostro figlio è americano mentre nostra figlia è turca. I nostri nipoti sonotutti cristiani o musulmani. Era questo il nostro destino?» «Non ho nulla di cui lamentarmi, Elsa. E comunque non ècolpa del destino. È colpa di Hitler!»”262

Un altro colpo di Stato! E io me lo ricordo, a Santorini l’aereo per il rientro in Italia viene fermato, nessuno sa dirci perchè…“ Era il 16 Luglio 2016… Un altro colpo di Stato!”

Riaffiora l’antisemitismo, scoppiano le bombe. Lasciare la città? «A che scopo andare da un’altra parte?» Sentii dire a Su.( Suzi)« Un uccello con l’ala spezzata non potrà mai stare tranquillo. Siamo fuggiti dalla Germania, no? Saremo sempre stranieri ovunque andiamo »304-305

Incitamento all’odio- “Stanno creando un nemico comune per cercare di unire le fazioni religiose. L’antisemitismo è uscito dall’ombra, Non si preoccupano più di restare nascosti”328

Dove sentirsi a casa?-“Io, la dottoressa Elsa Esra  Atalay  Selmaz,  discendente di ebrei tedeschi costretti a fuggire dal proprio Paese, e di turchi musulmani che avevano dedicato la vita ai propri cari, forse dovrò abbandonare la terra in cui sono nata. Sto raggiungendo il mio uomo e forse, un giorno, avrò la possibilità di vivere in un Paese dove potrò sentirmi a casa”345

A. Hess-L’INTERPRETE- “Ciò che Auschwitz è stato”: il marchio dell’infamia che brucia anche l’anima dell’ interprete.

Hesse-L'interprete

La famiglia Bruhns di Francoforte si prepara per la festa. Siamo in Avvento e  ci avviciniamo festosamente a Natale. Papà Ludwig è un cuoco generoso, mamma Edith lo aiuta in cucina e si prende cura della famiglia, la figlia Annegret fa l’infermiera e ama bulimicamente mangiare, Stefan è il cucciolo di casa e ama giocare con soldatini e carri armati, e con l’adorato cane Purzel.

E poi c’ Eva, l’altra figlia,  la nostra dolente eroina, l’interprete curiosa e amante del suo lavoro.  La storia di Eva e della sua famiglia si svolge nel pieno del primo processo storico contro alcuni responsabili degli stermini nazisti.

“Si sedette al tavolo in modo da avere di fronte il signor Gabor e prese dalla borsa due dizionari, uno generale e l’altro tecnico-economico. Spostò il piatto con i biscotti e appoggiò al suo posto i dizionari: poi tirò fuori bloc notes e matita…”cominciano così i “tormenti di un’interprete”. 26

Eva sta vivendo  un momento topico anche  per la sua vita di  giovane donna moderna: scegliere tra lavoro e amore. La scelta di lavorare nel processo come interprete non piace al giovane Jürgen, suo fidanzato e uomo decisamente all’antica. Lui la vuole a casa a fare l’angelo del focolare. Ma Eva non è d’accordo, intravede infatti nel suo  lavoro una strada verso l’indipendenza  e la conoscenza. E non vuole rinunciarci.

Inizia il processo. Ed è come un viaggio esistenziale tra flashback e ritorni al presente. Durante le udienze Eva deve tradurre dal polacco le testimonianze di persone scampate allo sterminio, che raccontano con lucidità drammatica tutte le loro sofferenze e quelle dei loro cari. Eva le assorbe come una spugna e sente che in esse c’è qualcosa che le appartiene. Sguardi, mosse repentine, gesti inaspettati sembrano coinvolgerla.

Auschwitz

Durante questo tormentato viaggio deve affrontare inoltre le insidie del rapporto amoroso con Jürgen, anch’egli assillato da un segreto che interferisce in modo violento nella sua relazione con Eva.

Tutti i personaggi sono in qualche modo coinvolti nell’immane tragedia nazista. Eva li incontra tutti,  o ne sente parlare, a cominciare dalla sua stessa famiglia. Tutti  sembrano voler indossare una maschera di sopravvivenza, che li  aiuti  a  vivere  in modo accettabile e pulito nel nuovo mondo,  ricostruito  dopo il crollo. Anche Eva indossa la sua maschera, quella dell’interprete, quella che l’aiuterà a filtrare una  realtà dolorosa  e ad accettarne i limiti. 

Più leggo e più mi convinco che “tutti” i libri sono dei viaggi. E allora, se dovessi pensare ad una parola sostitutiva di Libro userei proprio Viaggio. E in libreria sentirei la mia voce chiedere:

“Scusi ce l’ha l’ultimo viaggio di Camilleri? O il viaggio di Gadda su…?”

Quello raccontato da Hess è un viaggio nel viaggio, anzi, in diversi viaggi in luoghi fisici, nella Storia e nell’anima dei  personaggi alla fine dei quali i viaggiatori tornano a casa molto diversi, ma forse più completi, più adulti e più pronti ad affrontare la vita con occhi nuovi. Questo “viaggio” mi è piaciuto moltissimo.

“La conclusione di tutte le nostre ricerche sarà di arrivare dove eravamo partiti e di conoscere il posto per la prima volta.” Thomas Stearns Eliot

L’autrice

AnnetteHesse

Annette Hess, autrice di serie televisive, di successo, come Ku’Damm 56 (Una strada verso il domani.) affronta con successo  la sfida del  “primo romanzo” con  L’Interprete, ed. NERI POZZA – BLOOM
Ku’ Damm 56 è stata per me una piacevole scoperta, un inatteso tuffo nel mondo tedesco post-seconda guerra mondiale, che, fino agli anni 60, era rimasto nell’ombra, almeno per me. Parla del Wirtschaftswunder, ovvero del desiderio dei tedeschi di ricostruirsi un mondo felice, lasciandosi il passato alle spalle, sepolto sotto la cenere ancora calda. Ho dunque affrontato il romanzo di Hess con un piccolo bagaglio di conoscenze a disposizione. All’inizio mi sono chiesta:

“Mi stupirà come la serie TV?” 

Forse non mi ha stupito, ma sicuramente, mi ha affascinato!

Assaggi

mercatino di Natale Francoforte

Cinema e mercatino di Natale “Eva e Jürgen sedevano nella seconda fila del Gloria-Lichtspiele, le teste appoggiate all’indietro per guardare in alto. Non erano riusciti a rimediare un posto migliore, il cinema era occupato fino all’ultima fila. Winnetou, il capo tribù degli Apache era appena arrivato nelle sale cinematografiche. […] Più tardi, dopo che il bene ebbe trionfato, Eva e Jürgen gironzolavano per il mercatino di Natale illuminato: il cielo era nero, l’aria gelida”.53

Procedure di de-nazificazione– “Eva si sedette al tavolo della cucina, stese il giornale e lesse. Si diceva che finalmente la questione sarebbe stata chiusa una volta per tutte: i ventuno imputati erano innocui padri di famiglia, nonni e cittadini onesti e lavoratori, che avevano portato a termine senza anomalie le procedure di denazificazione del Paese. In futuro, il denaro dei contribuenti avrebbe dovuto essere investito in modo più sensato[…] Il retro della pagina era interamente occupato dalle foto degli imputati: alcune Eva le aveva già viste nell’ufficio della procura: Ora poteva osservare quegli uomini dal verso giusto e con calma. Prese la lente d’ingrandimento della madre dal cestino del cucito e studiò un volto dopo l’altro. Uno era grasso, un altro magro, con la pelle liscia oppure rugosa. Uno sogghignava come il vecchio scimpanzè bianco dello zoo, quasi tutti portavano gli occhiali, parecchi erano stempiati. Uno era rozzo, con orecchie da pipistrello e il naso schiacciato, un altro aveva lineamenti raffinati”. 57 e 58

Elenco degli imputati: gente normale, come noi- “Quegli uomini ben rasati, puliti ed educati, a una prima occhiata non sembravano diversi da tutti gli altri uomini seduti nella tribuna riservata al pubblico[…]Davanti a sinistra sedevano quindi un esportatore, un cassiere della Cassa di risparmio, due agenti di commercio, un ingegnere, un negoziante, un agricoltore, un portinaio, un fuochista, un infermiere, un operaio, un pensionato, un ginecologo, due dentisti, un farmacista, un falegname, un macellaio, un fattorino di banca, un tessitore, e un costruttore di pianoforti. Questi uomini avrebbero dovuto rispondere della morte di centinaia di migliaia di esseri umani innocenti”.72 e 73

Il presepe vivente-Non aveva, lunga e confusa come in quel presepio vivente, nonostante alla fine tutto convergesse sull’altare. I bambini travestiti si raccolsero in cerchio intorno alla mangiatoia, si inginocchiarono sul freddo pavimento della chiesa e fecero un profondo inchino. Poiché li giaceva, adagiato sulla paglia, Gesù Bambino. Una meraviglia”. 90

I tormenti di un’ interprete- “Mentre ascoltava il silenzio proveniente dalla cucina, il silenzio della madre e della sorella, ammise con se stessa che il sentimento che da giorni sentiva crescere in sé non era altro che paura. Aveva cercato di capire quale fosse la causa principale. Dover parlare davanti a molte persone? La responsabilità di tradurre nella maniera più corretta? Il timore di non capire quanto avessero detto i testimoni? O forse di capire sin troppo bene? Aveva infilato la busta nella cartella di pelle che si era regalata tre anni prima quando avevo ottenuto la certificazione di interprete”. 104

Lo stanzino di Sissi- «Sai» disse mentre apriva una bottiglia di birra per David «ho uno stanzino qui dentro» e si indicò la pancia, esattamente sotto il cuore «ho infilato tutto qui, ho spento la luce e chiuso la porta a chiave. Lo stanzino a volte mi opprime e allora prendo un cucchiaio di bicarbonato. So che c’è, ma per fortuna non so più che cosa ci sia dentro. Cinque russi? Dieci russi? Mio marito morto? E quanti bambini morti? Non ne ho idea. La porta sta chiusa e la luce è spenta». 164

Effetto Beatles “Il giovane presentatore annunciò in falsetto che i Beatles avevano sfornato un nuovo simbolo gli ascoltatori avrebbero potuto sentirlo in esclusiva! «Can’t buy me lo-ove, Can’t buy me lo-ove!» Urlarono con impeto i Beatles, senza un’introduzione musicale, dal piccolo altoparlante. Al quarto love Jürgen spense la radio. Avevano già litigato una volta per i Beatles. A Eva piacevano le loro canzoni, trovava la musica coinvolgente, e quei quattro giovani inglesi le parevano sfacciati e attraenti. Jürgen aveva dichiarato che quella musica era semplicemente un rumore indistinto. Eva aveva replicato che era un provinciale, come i suoi genitori”. 164

Lentamente, verso l’ agnizione, l’epifania. Ci siamo quasi. La cicatrice dietro l’orecchio- “ Alla fine dell’udienza Eva rimase seduta al suo posto, mentre la sala intorno a lei si svuotava lentamente. Aveva mal di testa, la piccola cicatrice allungata sopra l’orecchio sinistro le bruciava, cosa che non accadeva da anni. Sedeva lì e cercava di raccogliere tutto il suo coraggio, senza sapere precisamente per cosa”. 184

La casa nel Lager, le rose strappate della signora col cappellino- “Ho vissuto in quel posto, mia sorella ci ha vissuto. Mio padre ci è andato a lavorare ogni giorno attraversando il cancello. Mia madre ha chiuso la nostra finestra, ha tenuto pulita la nostra casa dalla fuliggine del comignolo[…]Ed Eva improvvisamente si era ricordata. Era piccola. Le prudeva dappertutto, aveva punture di zanzara su braccia e gambe. Stava in piedi in giardino senza recinzione e si grattava a sangue. L’aria odorava lievemente di bruciato. Nel giardino c’era un’aiuola di rose, con i cespugli in piena fioritura. Giallo e bianco. Una bambina più grandicella, con un vestito di lino, era in mezzo a quell’aiuola e staccava la testa alle rose. Era Annegret che rideva, ed Eva rideva con lei. Poi cominciò anche lei a staccare i fiori. All’inizio fu difficile, poi trovò il verso giusto. Si tiravano addosso i fiori, e poi fu il turno dei boccioli. Ma improvvisamente Annegret si fermò, fissando qualcosa dietro la sorella; poi saltò come un coniglio fuori dalla aiuole, corse attraverso il giardino e scomparve in un boschetto. Eva si girò lentamente. Una signora con il camice si stava avvicinando, aveva la faccia da topo, un topo infuriato. Prese Eva per il braccio e le diede un sonoro ceffone. E ancora uno e poi ancora uno. Solo allora Eva percepì sotto la puzza di bruciato l’odore di tutte le rose strappate. All’epoca aveva quattro anni”. 223

Jürgen va dal procuratore-Eva reagisce “Eva sedeva di fronte al biondino e ascoltava. «Il signor Schoormann è convinto che il lavoro scuota troppo la sua sensibilità, che lei non abbia i nervi saldi. Ha chiesto che la solleviamo dall’incarico». Eva ebbe la sensazione di cadere in un abisso indefinito”. 250

Visita alla casa del Lager, ora una famiglia giovane vive lì il pacchettino rosso della piramide natalizia. ”In corridoio non si sentì più sicura di trovarsi nella casa giusta. Sicuramente ne esistevano anche altre costruite nello stesso anno e con le cifre scolpite. Strinse la mano alla coppia, ringraziò e augurò loro ogni bene. In quel momento arrivò di corsa il bambino: aveva la mano destra chiusa e la allungò verso Eva. Lei esitò, poi mise la mano sotto il pugnetto. Il bambino aprì le dita e lasciò cadere qualcosa nella mano, qualcosa di piccolo e rosso. Il padre lo guardò « Ma che cos’è». Anche la madre alzò le spalle «Non so da dove arrivi. Credo che sia un regalo per lei » disse sorridendo. Eva deglutì e disse al bambino « Grazie mille» . Nella sua mano c’era il pezzo mancante della piramide, il dono di uno dei re Magi, il pacchettino rosso di legno”. 267

Edith, la madre cerca di convincere Eva- “È successo vent’anni fa. Quando abbiamo capito cosa stava succedendo lì, era troppo tardi. E non siamo degli eroi, Eva, eravamo spaventati, avevamo due bambine piccole. Una volta non ci si ribellava, era molto diverso da oggi”.280

La follia di Annegret in una siringa -“All’ospedale, Annegret aveva ripreso la sua screanzata abitudine, come la chiamava lei[…]Aveva bisogno di salvare vite e riceverne in cambio un ringraziamento. Solo questo le garantiva la profonda pace interiore che le consentiva di sopportare tutto il resto. Perciò portava di nuovo con sé la siringa di vetro riutilizzabile, piena di liquido marroncino contaminato da Escherichia coli, che mischiava con il latte o somministrava direttamente”. 281

La sentenza- “La voce stridente del presidente echeggiò: «Nei molti mesi della durata di questo processo, il tribunale ha partecipato spiritualmente a tutte le sofferenze e allo strazio che le persone hanno patito e a cui il nome di Auschwitz sarà legato per sempre. Alcuni tra noi per molto tempo non potranno più guardare negli occhi gioiosi e devoti di un bambino». La voce, in tutti quei mesi sempre ferma, iniziò a tremare «senza vedervi gli occhi incavati, interrogativi, terrorizzati, incapaci di comprendere dei bambini che ad Auschwitz compirono il loro ultimo viaggio». 295
Eva torna in Polonia, Salone Jaschinsky n.73 “Eva si senti nuda, ma continuò a parlare, decisa. « Noi ci conosciamo. Io ero una bambina e mia madre mi aveva portato con sé. Nel salone di parrucchiere. Nel Lager» Il signor Jaschinsky continuò a spazzolare lentamente. All’improvviso si bloccò e guardò la cicatrice allungata sopra l’orecchio di Eva, dove i capelli non crescevano. Lasciò cadere la spazzola, il viso gli divenne cinereo ed Eva temette, per un attimo, che sarebbe svenuto”. 310

La nuova Eva, il nuovo Jürgen all’aeroporto – “Eva bevve un sorso di caffè, che sotto la luce del bar sembrava blu. «E terribile» Poi raccontò della sua visita a Jaschinsky , quello che lui aveva detto e cosa aveva capito lei. Jürgen disse: « Non essere così dura con te stessa, Eva. Se molto coraggiosa». Lei lo guardò e di nuovo notò che era cambiato: le sembrò indifeso, come se si fosse tolto una pesante corazza”. 312

È di nuovo Natale. Flashback: i Re magi e la mirra “ Eva domandò: «A cosa serve la mirra?» «È una resina. In passato veniva usata per imbalsamare i cadaveri. Rappresenta la natura umana, le cose terrene. E amara e curativa allo stesso tempo». 313

E.M.Remarque-LA NOTTE DI LISBONA e la vertigine del fuoriuscito. Ieri come oggi in fuga verso il futuro.

la notte di lisbona neri pozza

Inizio e fine perfetti. Che soddisfazione leggere questo romanzo! Nonostante il contenuto altamente drammatico,  la storia   ti lascia dentro un’emozione così profonda e bella che, paradossalmente, apre ad un futuro possibile.

“Guardavo attentamente la nave tutta illuminata che un po’ distante dalla banchina era ancorata nel Tago. Benchè fossi a Lisbona da una settimana, non mi ero ancora abituato alla luce spensierata della città. Nei paesi dai quali venivo, le città, di notte, erano nere come miniere di carbone, e un fanale nelle tenebre era più pericoloso della peste nel medioevo…”

Siamo a Lisbona, una delle città che molti si portano stretta sul cuore ed io tra questi. La luce del Tago con le sue magie, dall’alba al magnifico tramonto, esalta la sagoma dell’agognato mezzo di trasporto verso la Libertà! L’uomo guarda l’Arca e sogna…

Il grande   romanziere tira fuori dal cilindro stratagemmi narrativi che inchiodano il lettore alla pagina. Il fuggiasco tedesco Josef Schwarz, nome preso in prestito come il suo passaporto, offre ad un suo conterraneo in fuga la chance della vita: due biglietti e i documenti necessari per emigrare in America, ma pone un’unica condizione: essere ascoltato finché non termini il racconto degli eventi che lo hanno portato a quel  gesto incredibile.

L’avvincente racconto di Schwarz, dove passato e presente si rincorrono e si accavallano in un viaggio tormentato da mille difficoltà, illusioni e delusioni, trasporta il lettore in un mondo frenetico di fughe e rifugi all’interno di piccole oasi di felicità intima, di corse verso la protezione, di odio verso l’orrore nazista, di conflitto profondo con un fratello nazista che fa di tutto per trattenere in Germania contro la sua volontà  Helen, il grande amore di Josef.

O-fado

Lisbona si rende complice silenziosa e luminosa dei due. Di notte li accompagna tra i piccoli locali dove si canta il Fado, dove si balla, dove si incontrano altri fuggiaschi, spie, persone equivoche, dove i fuoriusciti si scambiano sguardi sospetti nel timore di essere scoperti e buttati in qualche campo di concentramento.

“Il locale era una specie di bar con un piccolo quadrato per ballare e una terrazza, un posto adattato almovimento dei turisti. Si udiva una chitarra e nello sfondo vidi una cantante di fado. Sulla terrazza alcune tavole erano occupate da stranieri. C’erano anche una signora in abito da sera e un signore in smoking bianco. Cercammo un posto in fondo alla terrazza donde si poteva vedere meglio Lisbona, le chiese al pallido bagliore, le strade illuminate, il porto, i bacini di carenaggio e la nave che pareva un’arca” 21

Schwarz continua a raccontarsi e, in molti passaggi, la sua storia è anche la storia dell’ascoltatore. Si specchiano in un’esperienza comune. La notte trascorre tra ricordi, pensieri e alcol. Uno dei due non vede l’ora che il racconto finisca per avere finalmente i biglietti, tornare dalla sua Ruth e lasciare il Portogallo; l’altro è divorato da un’esigenza vitale di narrazione che lo porta a soffermarsi su ogni minimo particolare della sua personale odissea, che continuerebbe a raccontare per giorni.

Ma finalmente l’alba arriva, il racconto termina, la catarsi si è realizzata, il futuro si apre. I biglietti passano di mano con i passaporti e un’altra storia può iniziare per la coppia felice, prima sulla nave poi in America. Una storia che, tuttavia, continuerà a sorprenderci.

La Notte di Lisbona è un bellissimo romanzo civile e d’amore, come gli altri bellissimi di Eric Maria Remarque (Arco di Trionfo, Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale), che ancora ricordo con profonda emozione. Leggerli aiuta a capire e vivere meglio l’attualità del nostro complicatissimo mondo, in cui si continua purtroppo a giocare il mortifero “gioco di scacchi con gli uomini”.

Assaggi

L’uomo non era nulla, un passaporto valido tutto:

“La costa … era l’ultimo rifugio dei fuggiaschi per i quali giustizia, libertà e tolleranza contavano più che la patria e l’esistenza. Chi non riusciva a raggiungere di lì la terra promessa dell’… era perduto e costretto a dissanguarsi nel groviglio dei rifiutati visti d’entrata e d’uscita, degli irraggiungibili permessi di lavoro e di soggiorno, dei campi d’internamento, della burocrazia, della solitudine, della terra straniera e della orribile indifferenza generale di fronte alla sorte dei singoli, la quale è la solita conseguenza della guerra, della paura, della miseria. A quel tempo l’uomo non era nulla, un passaporto valido tutto.” 15

La molesta fatica di pensare e i toni della propaganda:

…ciò mi parve anche significativo della vuota, sinistra ossessione del nostro tempo il quale con paura e isterismo segue le parole della propaganda, indifferente se vengano gridate da destra o da sinistra, purchè tolgano alla folla la molesta fatica di pensare e di assumersi la responsabilità di sentirsi impegnati per ciò che si teme e che non si può evitare…”64

 La felicità è il Mezzogiorno:

“Il Mezzogiorno è un seduttore, allontana i pensieri e fa lavorare la fantasia, la quale non ha bisogno di grande aiuto tra le palme e gli oleandri, molto meno che tra gli stivaloni militari e le caserme. Il cielo ondeggiava sopra di noi come una grande bandiera sventolante con sempre più stelle, quasi fosse la bandiera di un’America dell’universo che ogni minuto diventasse più larga. La piazza di Ascona scintillava coi suoi caffè in riva al lago e il vento si levava fresco dalle valli”.153

Così cominciò l’Odissea:

“Sì, Bordeaux. Quell’andare saggiando i valichi di confine. I Pirenei: Il lento assalto a Marsiglia. L’assalto ai cuori fiacchi e la fuga per non cadere nelle mani dei barbari. E intanto la follia della burocrazia imbestialita. Non avevamo il permesso di soggiorno…ma neanche il permesso di emigrare. E quando infine si riusciva ad ottenerlo, ecco che era scaduto il visto di transito spagnolo, che a sua volta si otteneva solo avendo il visto di entrata in Portogallo, e questo molte volte dipendeva da un altro, la qual cosa significava che bisognava cominciare da capo… Le code davanti ai consolati, anticamere del Paradiso e dell’Inferno! Un circolo vizioso della pazzia!”241

Assaggi video

 

La traduzione

La Notte di Lisbona è del 1962  e viene pubblicato  per la prima volta in Italia nel 1965 da Mondadori. Il traduttore è Arrigo Bongiorno, giornalista e poeta. Il  suo stile? Un tocco di “Italiano antico”

 

 

 

 

A Bologna incontro su ETTY HILLESUM E LA RICERCA DELL’ALTRO. Quanto ancora possiamo imparare da lei!

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 Voci per Etty

 Etty, la giovane scrittrice che da grande voleva fare la scrittrice di Alba L’Astorina (Donne della Realtà)

E.Hillesum-Diario e Gomitoli aggrovigliati di O.Fortuna (Affascinailtuocuore)

B.Hrabal-HO SERVITO ILRE D’INGHILTERRA. E così l’incredibile divenne realtà…

 
Il libro di carta


Ottobre 2006 “…una cosa vi accomuna: i reali inglesi”
Anna

clip_image004Chi è Anna? A chi dedica il libro? E da dove arriva questo libro? Mi arriva per posta ordinaria dall’Inghilterra, a seguito di un mio ordine su Amazon. Avevo richiesto un libro nuovo. Non amo i libri usati. Mi piace viaggiarci dentro per prima e lasciarci le mie tracce. Sento un certo disagio, come un senso di violazione della privacy nel soffermarmi sulla dedica.

Poi mi rassegno e comincio a ripercorrere con rispetto le orme di Anna, che leggera ha attraversato questa storia, senza lasciare segni sfacciati sulle pagine. A parte la dedica, che solo il destinatario di questo dono prezioso ha saputo decifrare.

 Addentriamoci ora nei cinque capitoli del libro, e della vita  del signor Ian Ditie, apprendista cameriere.

 

Un bicchiere di granatina

L’apprendista cameriere Ian Ditie, inizia il suo servizio all’Hotel Praga. Ha fatto esperienza alla stazione dei treni come venditore di panini, mostrando competenza, professionalità e tanta furbizia…

 

 

 

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Sul lavoro Ian incontra personaggi davvero bizzarri, come il poeta Tonda che si paga le spese con le copie del libro su Gesù, da lui scritto, e pubblicato a proprie spese.

All’ Hotel Praga d’oro fa conoscenze molto utili tra i commessi viaggiatori. In particolare con il grasso signor Walden, venditore di bilance affettatrici Von Berkel, che  gli insegna il valore e l’utilizzo del denaro…

“I soldi ti apriranno la strada dappertutto”

dice il signor Walden rimirando con sguardo compiaciuto il pavimento della stanza, tutto ricoperto di banconote. Che sagoma quel commesso viaggiatore che buttava manciate di monetine dalla finestra, certo che gli ritornassero indietro banconote da cento! E non aveva tutti i torti.

Ian incontra iI rappresentante della sartoria che fabbrica manichini su misura, gonfiati come palloncini; incontra  il re della gomma con i suoi articoli per il “piacere sessuale”. A proposito, il nostro eroe prende le prime mosse nel mondo del sesso e lo fa come da tradizione in una casa “dedicata”, ma con tanta poesia e tanti fiori, romanticamente.

 treni-strettamente-sorvegliati_robydick_thumb.jpgIan si vede piccolo e insignificante, ma non per questo si perde d’animo.  Salta su come in un pop-up book , davanti ai miei occhi come il fratello gemello  del protagonista di Treni strettamente sorvegliati, di Jiri Menzel (premio Oscar al miglior film straniero 1966), tratto dal romanzo di Hrabal.

mulino pragheseStanco di pensare ai commessi viaggiatori, Ian passa a considerare la loro biancheria. E scatta l’epifania.

Se la cambiavano nei bagni pubblici Carlo e la gettavano fuori dalla finestra sul mulino, e sua nonna era pronta ad agganciarla…scene di vita di una piccola imprenditrice:

 “…la fortuna di tutta la sua vita consisteva nell’aver ricevuto in affitto quella stanzetta al mulino, giusto accanto ai bagni pubblici[…]E la sera poi era bello quando, nel buio, all’improvviso, da una finestra del gabinetto dei bagni pubblici Carlo volavano fuori delle mutande bianche, una camicia bianca sullo sfondo scuro della voragine del mulino, nel rettangolo della nostra finestra quella camicia bianca o quelle mutande bianche lampeggiavano un istante, e mia nonna riusciva ad acchiapparle al volo col gancio prima che cadessero giù nel profondo[…]e poi l a biancheria lei la lavava e la riparava e la metteva in ordine nel cassettone, e poi la portava in giro per i cantieri e la vendeva ai muratori e ai manovali…”

 

L’albergo Tichota

 “era bello come nelle favole, come una costruzione cinese, come la villa di qualche enorme riccone in Tirolo o da qualche parte in Riviera, era bianco con un tetto rosso di tegole che saliva come a onde, le imposte a tutti e tre i piani erano verdi con gli scuri…”p.49

 Qui tutto funziona con un codice ben preciso: il fischietto e le sue diverse modulazioni. È il fischietto del proprietario in carrozzella, il signor Tichota, con una passione particolare per i lavori femminili, specialmente per quell’aggiustare i fiori nei vasi, nei centro-tavola, nelle camere, perché il tutto non avesse solo l’aspetto di un albergo, ma di un vero e proprio ambiente Biedermeier, accogliente e raffinato.

 clip_image008Intorno ci sono i boschi con tanti viottoli nascosti:

“…e davanti a noi c’era una piccola casetta, una casupola come di marzapane, come quelle che si vedono a teatro, ci avvicinammo e davanti a noi c’era una minuscola panchina, e anche la finestrella era minuta come quelle delle camerette dei casolari di campagna e la porta aveva la maniglia, come le porte delle cantine, se fossimo voluti entrare anch’io mi sarei dovuto chinare, ma la porta era chiusa…e così ci fermammo e guardammo attraverso la finestrella, e retammo lì a guardare per cinque minuti e poi ci fissammo l’un l’altro e cominciammo quasi ad aver paura, alle braccia mi stava venendo la pelle d’oca, lì in quella casetta tutto era preciso identico come in una camera del nostro albergo, lo stesso tavolinetto piccolo, le seggioline, tutto come per bambini anche le tende erano le stesse e anche il tavolino per i fiori, e su ognuna di quelle seggiolette stava seduta una bambola o un orsacchiotto[…]lì su una seggioletta piccolina piccolina stava seduto il Presidente con la camicia bianca e, di fronte a lui, su una seggioletta piccola uguale, stava seduta la francese, e stavano seduti là così quei due innamorati…”64

A proposito di bambini, da godersi fino in fondo, la storia della consacrazione del Bambino di Praga, adorato in tutto il Sud America. Un piccolo film d’azione all’interno della storia.

  Grand Hotel Budapest: Alberghi tra  cinema e letteratura

Grand Budapest HotelGrand Hotel Budapest di Wes Andersen, 2014. Nove nomination agli Oscar. Perfezione stilistica con trionfo grafico di vie di fuga e focus centrati, mi riporta agli alberghi di Ian Ditie. La figura di Gustave mi fa pensare a lui. Lo pseudo nazismo imperante, nelle forme e nella sostanza ammicca al Grande Dittatore di Chaplin e ci riporta al tragico mondo di Liza e Ian. Fatto sta che mentre guardo il film, nei giorni in cui sto leggendo Ho servito il re d’Inghilterra, dico a me stessa:

“ma Hrabal ha subito l’influenza di Zweig, che a sua volta ha ispirato Andersen?”

A dire il vero, cinema e letteratura pullulano di hotel bizzarri e di maggiordomi/portieri/camerieri, più o meno interessanti, che hanno molte cose in comune…Quello che invece fa la differenza è il modo in cui vengono “costruiti” dai loro rispettivi padri letterari.

 

Ho servito il re d’Inghilterrra

Questo capitolo da il titolo a tutto il romanzo. E a ragione.  E ricco infatti di suggestioni magistrali. Il maître Shrivanek sa tutto perché ha servito il re d’Inghilterra. Gustosissima la preparazione del grande banchetto per l’Imperatore d’Etiopia. Uno spaccato in cui il cibo diventa la vera chiave di volta ”interculturale”.

 

 

 

E la testa non la ritrovai più

Ian il Ceco biondo incontra Liza, insegnante tedesca di ginnastica e, tramite lei, la “cultura tedesca” e tutti i pregiudizi ad essa connessi. Comincia ora una pagina molto drammatica nella vita di Ian Ditie e di Liza  sua fidanzata, ma non solo.

L’Europa è in fiamme, i nazisti imperversano. il grande dittatoreL’uomo nuovo nazionalsocialista deve essere generato da donne e uomini di razza pura. E allora in nome della Nuova Europa Hitleriana Ian, il Ceco biondo, viene sottoposto a controlli medici  accuratissimi da parte di un’ apposita commissione che, alla fine, lo  valuta idoneo a sposare una donna tedesca, ovvero idoneo a fare sesso con lei per procreare un uomo nuovo… in un “coito neonazista”. Da questa unione così pura e incontaminata nasce Sigfried. Ma la sorte riserva sorprese che neanche una rigorosissima commissione delle SS può controllare…

tiroleseLiza è un personaggio davvero interessante. Crocerossina, nazista convinta, bionda e bella, forte,  decisa e ginnica si innamora di un biondo Ceco dal cognome quasi ariano, che la difende dagli attacchi anti tedeschi di un gruppo di praghesi.

Liza viene mandata in missione, a caccia di tesori ebraici, in particolare di francobolli preziosi. Dalla Francia e dalla Polonia ne riporta una valigetta piena. Un vero tesoro che andrà a costituire la “banca privata” della nuova famiglia. Orribile…la valigetta viene custodita con cura, salvata dalle bombe, stretta tra le braccia anche nell’estremo momento del redde rationem. Ma anche in questo caso il futuro si rivela imprevedibile…I francobolli sembrano parlare e si portano dietro e dentro tutte le voci e le sofferenze dei legittimi proprietari.

La testa li Liza vola via allo scoppio di bombe impietose, alla fine della tragica guerra…

Ian Ditie (anche il suo cognome è assolutamente in linea con le esigenze ariane) vive situazioni che non si aspetterebbe in questo mondo di pazzi nazisti, e ne è profondamente colpito. Mogli affrante incontrano i loro mariti, ufficiali SS in procinto di partire per il fronte, durante un ultimo weekend di saluto, forse di addio. L’incontro avviene nel paradiso Boemo chiamato Kosicek, un “cestino” tra le montagne, in

“quel ristorante con albergo sprofondato nelle nebbie mattutine e nell’ultima aria trasparente, un alberghetto anch’esso destinato agli innamorati…”

 

In che modo diventai milionario

Lesende_RichterEsilarante la vita da prigionieri di lusso dei milionari di Praga. Sono detenuti in un ex seminario proprio perché milionari in un mondo ormai “comunista”. Tra questi, come in preda ad un bisogno catartico, fa del tutto per infilarsi anche il nostro Ian Ditie, con il suo milione e più, di provenienza  sinistra. Anche se ha guadagnato tanto grazie anche al suo fantastico ristorante la Cava, organizzato quasi come un circo fantasmagorico.

Molto particolare la figura del professore di Francese e della bella Marcela dalla fabbrica di cioccolata, sua allieva, che impara il francese e diventa una lettrice entusiasta:

“Lui aveva fatto di quella ragazza una bellezza con un libro, vedevo le sue dita aprire con rispetto, con reverenza la copertina, e le dita pulite prendere come un’ostia una pagina dopo l’altra, vedevo che quelle mani, prima di prendere un libro, loro vanno prima a lavarsi, perché già da come teneva quel libro, già dal modo in cui lo teneva, saltava agli occhi una cortese e rispettosa sacralità…”253

HrabalIn quest’ultima sezione si sente più forte l’effetto del flusso di coscienza narrativo. Ian scarica fiumi di parole, emozioni ed epifanie sul lettore, che tuttavia si lascia accompagnare verso la conclusione della storia, quasi fosse cullato dall’onda di immagini e di ricordi, densi di significato.

Siamo alla fine di un viaggio in un mondo affollato di personaggi di guerra e di pace. L’arrivo è tra i boschi che cantano, avvolti e protetti dalla neve, in compagnia di un cavallo, un cane, una capra e una gatta da addomesticare, in compagnia di un se stesso, moltiplicato dagli specchi appesi sulle pareti della casetta, per non sentirsi troppo solo.

È un punto di arrivo e di ri-partenza verso la scoperta della propria interiorità, verso la selezione dei ricordi, verso un futuro tranquillo e pacificato.

“…perché io devo essere qualcosa di raro, perché io sono davvero un allievo del maître Skřivánek che aveva servito il re d’Inghilterra, e io avevo avuto l’onore di servire l’imperatore d’Etiopia e lui mi aveva segnato per sempre dandomi un’onoreficenza, e quell’onoreficenza mi aveva dato la forza di scrivere per i lettori questo racconto…in che modo l’incredibile era divenuto realtà. Vi basta? Con questo, però, termino per davvero.”

Il mio incontro con Hrabal

clip_image002Incontro Bohumil Hrabal tra le pagine di Paure Totali e quelle di Ho servito il re d’Inghilterra. Queste letture mi hanno fatto capire  che lo incontrerò ancora. Mi ha aperto prospettive emozionanti che non voglio abbandonare.

In Ho servito il re d’ Inghilterra, il destinatario privilegiato di Hrabal sembra essere un lettore più che una lettrice. Quasi un complice a cui confidare tutte le avventure vissute dal protagonista nel suo percorso di maturazione,  in un mondo di “signorine” e riti d’iniziazione, molto spesso condivisi con maschi giovani e/o  maturi signori d’altri tempi.

O forse no, magari è proprio ad una lettrice che vuole disvelare l’animo e le pulsioni di un uomo. Infatti affiora tra le parole un aspetto femminile e poetico che non può non fare appello anche alle lettrici: l’entusiasmo e il romanticismo degli incontri infiorati con le ragazze. Il trasporto per la natura. La voglia di conoscere e sperimentare la vita. Il bisogno di ritrovare se stesso, mondato di tutta la sporcizia che la guerra e gli incontri sbagliati gli hanno gettato addosso.

Domina su tutto il  tocco magico dello scrittore, sempre in equilibrio tra ironia, tragedia, concretezza e sensualità. E tanto senso della Storia.

 

25 Aprile 1945-2018. La Storia che mi piace

 

 

 

M. Biani 2016. Verso la Liberazione

Anno dopo anno, lo spazio-tempo che separa un 25 Aprile da quello successivo, mi sembra sempre più breve. Il tempo scorre più in fretta? Gli eventi della vita sono talmente impegnativi e assillanti che non lasciano spazio agli intervalli di pensiero e di lentezza? L’esigenza di “resistere” è sempre più presente nel nostro quotidiano e dunque ci accompagna, giorno per giorno, da un anno all’altro? Tutte queste ipotesi sono valide. Di fatto questa data continua ad essere un momento di basilare  importanza nella vita del nostro paese.

E questo 25 Aprile 2018  vive anche i tormenti della creazione di un governo che governi pienamente  il nostro grande paese, imprigionato in uno scafo arrugginito.

bandiera Italiana

Ieri

 Il Tempo e la Storia (RAI3) mi ha permesso di ripercorrere per sommi capi alcune tappe significative della Resistenza in Europa: dal Ghetto di Varsavia, ai resistenti di alcuni illuminati paesi scandinavi, alla disperata resistenza dei Francesi, vittime dello straniero invasore e dei connazionali collaborazionisti di Vichy, ai gruppi minoritari in Germania, fatti di fragili anime di giovani visionari e disperati tentativi di adulti pienamente dentro le dinamiche del nazismo.

E la Resistenza arriva anche  in Italia, dall’estate del 1943. Questo  sguardo d’insieme mi ha permesso di  creare delle interessanti connessioni tra il passato e il presente.

 

4giornatedinapoli_nanni Loi

Napoli è la prima città Italiana a “liberarsi” dall’invasore, prima che arrivino gli Alleati. Bellissimo il film di Nanni Loi sulle 4 Giornate di lotta.

La Resistenza Italiana ha  imparato molto dai resistenti Europei portando il nostro paese verso la libertà. Forse ancora non sappiamo  tutto sulla Resistenza Europea, ma sappiamo quanto basta e cioè che lottare per i principi che rendono l’umanità degna di essere chiamata tale è un nostro diritto/dovere e noi non ci stancheremo mai di ricordarcelo e di ricordarlo ai più giovani.

La libertad es un bien común y cuando no partecipen todos de ella, no seran libres los que se creen tales. M.de Unamuno, 1864-1936

La libertà è un bene comune, e se di esso non godono tutti, non saranno liberi neppure coloro che si reputano tali.

la resistenza continuaSia come sia,  Buon 25 Aprile! a tutti gli Italiani  e gli Europei che hanno saputo resistere.   Erano Europei anche gli oppressori è vero, ma il coraggio e l’amore per la giustizia e la libertà hanno fatto prevalere i comuni principi etici che dovrebbero sempre governare i rapporti tra uomini, nazioni e continenti.

 

C. Sanchez-IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE. Una caccia spasmodica ai nazisti-male-assoluto nascosti in Spagna

 

E’ la storia di un’ossessione, di una caccia spasmodica ai  nazisti-male-assoluto  nascosti in Spagna e nutriti dall’illusione di esistere, nonostante il loro lugubre passato. I cacciatori sono Julian e Salva, due sopravvissuti al campo di concentramento di Mauthausen.Denia Coastal path A loro si aggiunge una, inizialmente inconsapevole, giovane donna…

Julian arriva sulla Costa Blanca, rifugio dorato dei mostri,  su invito dell’amico Salva. Qui inizia l’avventura del vecchietto ossessionato e della giovane Sandra, sua  complice volontaria,   in cerca di identità, incinta e assolutamente insicura di accettare Santi, il padre del bambino, come suo compagno di vita…

Due i punti di vista e i narratori: Sandra e Julian, unico il filo conduttore: una storia di anime e di corpi  che si incontrano per fare insieme il viaggio della vita.

 Alicante di notteUnico il setting reale:  la magica Spagna di Alicante e della Costa Blanca, tanti i setting della  memoria: Berlino, Mauthausen, l’Argentina, la Norvegia…

In questa storia  due generazioni, tanto distanti l’una dall’altra, si incontrano per caso  e si confrontano con i  loro problemi, le loro insicurezze, le loro fragilità e i loro desideri. L’esperienza e l’innocenza si sostengono e si stimolano a vicenda, “cosi vicino, così lontano!” e torna alla mente il  bel film di Wim Wenders…

Sandra trova in Julian il sostegno amorevole e consapevole che avrebbe voluto dai suoi genitori, per incanalare le energie disperse, invece, in chissà cosa! Julian, il vecchio, da parte sua, un pò  come i “vampiri” nazisti che non vuole mollare, assorbe linfa vitale dall’energia selvaggia di Sandra. 

La stessa energia e la stessa determinazione che gli arrivano da Salva. Intenso  il loro rapporto, che va ben oltre il distacco fisico.

I corpi dei vecchi sono così  diversi, sono deboli ”brutti” e opachi, ma  Pilar trova Julian interessante,” uno che ha tante storie da raccontare…” e se ne innamora.

La storia è molto bella. Quasi inesistenti i momenti in cui senti un filo di stanchezza nell’attesa  di qualcosa… (eccetto forse le uscite ripetute di Sandra con Karin) Gli eventi/svolta sono molti e tutti credibili, come lo sono i personaggi tra creature notturne: spettrali, paurosi, infidi, ridicoli e pericolosi  e  figli del giorno e della luce,  generosi, tormentati, passionali  e determinati.  Il  ritmo della storia deve essere sicuramente ancora più coinvolgente  in Spagnolo e tuttavia la versione italiana è superba!

Le trovate sono strategiche, vespa 50come la mitica Vespa 50 con il suo mondo di libertà, emozioni e un pizzico di irrinunciabile Italia. Regina dei trasporti, anch’essa assolutamente necessaria al dipanarsi della storia, nonostante la ruggine, gli acciacchi e gli anni sulle ruote…

 

“Per andare in spiaggia dovevo prendere un motorino, una Vespa 50 che mia sorella, mio cognato e i miei nipoti mi avevano raccomandato di non parcheggiare mai senza catene…” (p.13)

Troppo preziosa per tutti  per rischiare di vedersela rubare!

E poi la bustina portafortuna con la sabbia fine e delicata e la scatolina sotto la pietra  e altro da scoprire…

Il titolo originale  Lo que esconde tu nombre  entra nel vivo  del senso. Nomi come maschere, uno per tutti l’Anguilla, come lo  chiama Sandra. Un nome così dice tante cose di sè  e di tutta la storia. E’ tutto come appare?

Il Profumo delle Foglie  di Limone si fa  leggere tutto  d’un fiato, eppure permette di assaporare appieno tutti i gusti e retrogusti, senza perdere una sola emozione!

E. Hillesum-DIARIO 1941-1943. Gomitoli aggrovigliati da un mondo sfasciato.

diario_etty                               

 Settembre 2010-Penso ai prossimi post per il sito e mi dico:  “Il Diario di Etty, si, il prossimo sarà questo…”

Ed è pomeriggio sonnolento di fine estate. Di fatto, ormai Settembre con la sua porticina dischiusa all’Autunno. Sul divano, sonnecchio mentre La 7 trasmette Amsterdam-Operazione Diamanti, di Michael McCarthy, UK 1959.

Bianco e nero. Sono distratta, penso: “la solita vecchia pellicola tappabuchi…”  Poi vedo Peter Finch che mi piace da morire. Non dimenticherò mai il suo grande Howard Beale in Quinto Potere (1976) di Sidney Lumet.

Arriva Amsterdam 1940, in silenziosa attesa dell’imminente invasione tedesca. Compare Anna, intensa Eva Bartok, quasi-partigiana.

media-amsterdam operazione diamanti-film

 

Balenio mentale: stavo pensando a Etty ed ora mi ritrovo in questo spaccato d’Olanda che mi lega al suo tempo, al dolore profondo dell’  “intrusione” e della deportazione.

I diamanti industriali sono la ricchezza del paese, cosa fare? Consegnarli al gruppetto di giovani coraggiosi in missione che li porterà a Londra per sottrarli agli avidi invasori? Tenerli in casa confidando nella “buona” sorte? Londra prevale, anche se l’Inghilterra al momento non da certezze sulla sua capacità, in seguito comprovata alla grande,  di resistere alla devastante offensiva Hitleriana.

I diamanti sono salvi, l’Olanda momentaneamente persa. Nelle scene finali il rimorchiatore porta riluttante il gruppetto all’appuntamento con il caccia Inglese in attesa al largo. Anna rimane eroicamente a lottare per la sua patria e per il suo Joseph. L’ultima sua azione di “saluto” ai  compagni di avventura è la fiammata infernale degli stabilimenti Shell, al porto. “No diamonds, no fuel for Hitler!” Diamanti, oro nero, eterne guerre per eterne cause…

Etty Hillesum

Sì, Il Diario di Etty, sarà il prossimo frammento, eccolo…

  Giugno 2010. Un tuffo dentro le canzoni di De Gregori, in successione magica, che fanno da colonna sonora a questo momento di scrittura che affiora dal mio passato. Un tuffo dentro la mia modalità di lettura. Fasi, momenti in cui tra lettrice e scrittrice si instaura un processo simbiotico, osmotico, empatico. Qui vengono riportati degli stacchi di lettura, successivi, marcati da pensieri e percorsi comuni alle due donne in un rapporto di complicità al femminile, sebbene il mezzo di contatto tra le due sia stato un uomo, che forse ha nel suo intimo un forte femminino.

Pensieri e percorsi che oggi riaffiorano come tasselli di un mosaico interiore in cui rispecchiarsi. E’ un incastro tra Etty, la lettrice di qualche anno fa, e il lettore critico che mette a fuoco la trama e le forti implicazioni storiche di questa vicenda, con i suoi effetti sulla persona-lità della scrittrice e di tutti i suoi lettori.

E partiamo allora da queste semplici impressioni di una donna, in una fase critica della sua vita che forse vuole cogliere nei diari una parte di sè, della sua anima e delle sue scelte, per proseguire e chiudere con Gaarlandt.[1]

Dunque buon viaggio dalle piccole storie alla grande Storia, e ritorno.

 27 Maggio 1997  h.14.30

Sono assalita da stupore e da forti emozioni. Ho cominciato a leggere il Diario di Etty Hillesum.[2]  Ho cominciato a viaggiare con lei nel mio “cuore pensante” e ho cominciato a stupirmi del mio identificarmi con le sue sensazioni che mi coinvolgono, a cominciare da quel bellissimo  “gomitolo aggrovigliato” che sento appartenermi totalmente:

“con tutta la mia chiarezza di pensiero a volte non sono altro che un povero diavolo impaurito […] per tutta la vita ho desiderato che qualcuno mi prendesse per mano e si occupasse di me-magari sembro una persona coraggiosa che fa tutto da sè, e invece, mi abbandonerei così volentieri alle cure di un altro […] Corpo e anima sono una cosa sola […] Quel che c’è qui ( e indicava la testa) deve finire qui (e indicava il cuore)[…] mi sorprendo ad aver voglia di musica… mi tocca sempre molto se mi capita di ascoltarla…”

Continuo a stupirmi. A pagina 38 leggo:

“La vita è difficile davvero, è […] una lotta di minuto in minuto (non esagerare tesoro), ma è una lotta invitante […] Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria… “

 31 Maggio 1997 h.19.00

La lettura continua e sono sempre più presa da cosa scrive questa donna meravigliosa, dalla semplicità e complessità allo stesso tempo del suo argomentare. L’unica cosa in cui non riesco a trovarmi ancora con lei è quel suo concetto di Dio o di un Dio da ringraziare, di fronte a cui inginocchiarsi. Il resto sono io, con i miei percorsi mentali, in epoca meno travagliata, ma nello stesso mondo interiore “aggrovigliato”, in cerca dell’armonia.  

 Lunedì 2 Giugno 1997 h.15.15

Ho ripreso a leggere. La vena è ora malinconica, ma non rassegnata. La voglia di lottare c’è ancora, non è fiaccata dagli eventi disastrosi.

“Si diventa più forti se si impara a conoscere e ad accettare le proprie forze e le proprie insufficienze […] mi sembra che in me si compiano dei grandi cambiamenti e credo che siano qualcosa di più che semplici stati d’animo…”

 4 Giugno 1997 h 22.00

“La vita è così curiosa e sorprendente e infinitamente piena di sfumature, a ogni curva del suo cammino si apre una vista del tutto diversa…”

Non è niente vero! E’ sempre tutto così banalmente prevedibile! Questa volta Etty, non sono d’accordo con te, non ora, non oggi.

“Ecco, ora si mette un coperchio nel chiasso di questa giornata, e questa sera, con tutta la pace e la concentrazione che sono in me, E’ MIA”[…]“in questo mondo sconvolto, le comunicazioni dirette tra due persone passano ormai solo per l’anima. Esteriormente si è scaraventati lontano […] oppure dialogo in modo pazzo, infantile e serissimo con la parte più profonda di me CHE PER COMODITA CHIAMO DIO.”

Voglio copiare ancora qualcosa di Etty che ieri mi aveva colpito e che riguarda anche me, come tante sue cose:

“Bisogna essere sempre disposti a rivedere la propria vita, a ricominciare tutto da capo in un luogo diverso […] ora devo dormire e lasciare andare tutto. Ho una vita interna troppo intensa [che] vivo troppo poco sulla terra… Ora devo dormire e lasciare andare tutto […] quanto hai dovuto lottare per rimanere fedele, ma la tua fedeltà ha vinto su tutto il resto[…] in fondo la mia vita è un ininterrotto ascoltar dentro me stessa, gli altri, Dio…”

 10 Giugno 1997

Il viaggio con Etty è terminato; ho ancora alcune sue suggestioni da tradurre in parole. Quella che, comunque è ben impressa nella mia mente è “l’intelligenza dell’anima”. E’ proprio così, ci sono alcune persone che senti più vicine di altre perché in loro percepisci l’intelligenza dell’anima,

 “un’anima fatta di fuoco e di cristalli di rocca, una cosa molto severa e dura…ma anche dolce…”

C’è un passaggio a pagina 232 che mi piace molto, è lungo, ma molto “in me”. E’ il 4 Ottobre, domenica e Etty parla del suo atteggiamento verso gli amici e dell’effetto che in lei provoca parlare con loro. Leggilo di nuovo, se ti va:

“in me scorrono i larghi fiumi e si innalzano le grandi montagne. Dietro gli arbusti della mia irrequietezza e dei miei smarrimenti si stendono le vaste pianure della mia calma e del mio abbandono…”

Sai, credo che mi manchèrà l’appuntamento con le lettere della nostra amica. Mi ha incuriosito la sua passione per Rilke,  che non conosco ma che forse vorrei leggere, più in là, quando avrò ben maturato gli effetti delle letture che tu mi hai offerto.

Pochi libri nella mia vita di lettrice hanno lasciato in me un tale solco. Forse è il momento particolare, l’età, la nuova consapevolezza di alcune emozioni vissute sempre in forma superficiale. Non so, di certo, ora è il momento della rielaborazione per cercare in me e far affiorare, tutto ciò che mi può dare calma, serenità, coraggio e dunque, voglia di star bene con me stessa e con tutto ciò che mi circonda.

È sorprendente come da normale  lettrice io possa ritrovare una parte profonda  di me stessa in quello che scrive Etty… Sorprendente perché Etty  non è una qualunque, Etty è vittima di una delle catastrofi più tragiche che l’umanità abbia conosciuto nei tempi moderni: il nazifascismo e lo sterminio  di milioni  di persone, la maggior parte delle quali di religione ebraica. Eppure, questa meravigliosa donna,  ha conservato la sua integrità fisica e spirituale anche nel bel mezzo della tempesta che l’ha travolta , diventando una luce di riferimento anche per noi.

Dall’  Introduzione di Gaarlandt

Otto quaderni fittamente ricoperti da una scrittura minuta e quasi indecifrabile- e da allora non ho mai distolto la mente da ciò che vi ho trovato: la vita di Etty Hillesum. Questi quaderni narrano la storia di una donna di Amsterdam di ventisette anni. Abbracciano tutto il 1941 e il 1942- per l’Olanda due anni di guerra e di oppressione, ma per Etty un periodo di crescita e, paradossalmente, di liberazione individuali. Erano gli anni in cui in tutta l’Europa si rappresentava il dramma dello sterminio. Etty Hillesum era ebrea, e scrisse un contro-dramma.

  La vita di Etty sta tutta tra le parole che annotò giovedì 10 Novembre 1941:

“ Paura di vivere su tutta la linea. Cedimento completo. Mancanza di fiducia in me stessa. Repulsione. Paura.”, e le parole di venerdì 3 luglio 1942: “ Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall’altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato.”

Etty esaminò a fondo tutto ciò che accadde tra queste due date e le annotò con grande trasparenza, franchezza e intensità-i suoi rapporti d’ amicizia e d’ amore, quelli con la famiglia e i colleghi, e gli stati d’animo e le sensazioni, le riflessioni sull’ebraismo, le donne, la passione, lo sfacelo sempre più evidente del mondo che la circondava. Per non perdere ogni appiglio con quel mondo sconvolto Etty si mise alla ricerca delle origini della propria esistenza e alla sorgente trovò un atteggiamento verso la vita la cui definizione migliore è ‘altruismo radicale’. Le ultime parole del suo diario sono: 

“ Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite.”

 

 


[1] Gaarlandt J.G. , Introduzione in  HILLESUM E., Diario 1941-1943, Gli Adelphi 93, Milano, 1996 Harlem, Maggio 1983

 

[2] HILLESUM E. Diario 1941-1943, Gli Adelphi 93, Milano 1996. “Nata nel 1914 a Middleburg da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, Etty Hillesum morì ad Aushwitz nel Novembre 1943. Il suo diario, fortunosamente scampato allo sterminio della famiglia (ad Aushwitz pesero la vita anche igenitori ed il fratello Mischa) e poi passato di mano in mano, apparve finalmente nel 1981 persso l’editore De Haan, riscuotendo un immenso successo, paragonabile a quello che accolse il Diario di Anna Frank. Della Hillesum Adelphi ha pubblicato anche Lettere 1942-1943 (1990)”[N.d.E.]

 

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