D. Grossman-LA VITA GIOCA CON ME, con te, con tutti. È il trionfo dello story-telling intergenerazionale.

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La storia

Vera, Nina, Ghili e Rafi sono i protagonisti di un tormentato viaggio dentro l’anima e il corpo di tre donne profondamente ferite dalla vita, ma ostinatamente in cerca di un’identità comune da ricostruire: la novantenne nonna Vera, vittima dei soprusi  del regime di Tito; Nina (“artista della vita”) sua figlia  “abbandonata” a soli sei anni  il giorno in cui la polizia politica trascina la madre verso il baratro della  prigionia; Ghili, nipote “abbandonata”  da Nina,  madre apparentemente incapace di vivere e amare. Rafi papà di Ghili  e compagno di Nina fa da regista, nel verso senso della parola,  registra con la sua Sony  i racconti  di Vera e le interazioni tra le tre donne.  Israele li accoglie  tutti  offrendo loro una seconda chance.

Vera la Mitteleuropea «Siamo a Čakovec” spiega Vera alla videocamera, con un tono da guida  turistica. «Vicino a confine con Ungheria e con Austria. Andavamo a vedere teatro e opera a Budapest e a Vienn a. Era nostra cultura. Ungherese era nostra prima lingua. Perciò io non sono ebrea di balcani, e neanche di ghetto. Sono di Mitteleuropa! Europa vera! Non c’è rimasta altra europea come me!»

Il cuore del romanzo è il viaggio del gruppo a Goli Otok, isola maledetta e feroce dove Vera è stata  confinata e dove ha subito le più atroci torture. Il loro arrivo è accompagnato da un’autentica  tempesta di pioggia e vento, ben armonizzata con la tempesta di emozioni suscitate dal racconto autobiografico di Vera. La meta è  la pacificazione finale. 

Arrivata a Goli Otok, meglio conosciuta come “l’Alcatraz dell’Adriatico”, Vera comincia ad andare di qua e di là come impazzita, alla ricerca dei luoghi  della sofferenza: qui c’era questo, qui  c’era quello, là quell’altro. Ricostruisce  così  il suo  soggiorno  infernale, nei minimi dettagli.

I dettagli contano“ Varietà Ettinger. Ogni dettaglio è importante. È così che si costruisce un mito” p.10

Proposte indecenti

Alla base  del  lungo conflitto intergenerazionale, c’è la  scelta dolorosa e  apparentemente incomprensibile che Vera è costretta a fare.  Il suo amato marito Miloš si è suicidato pur di non ammettere il tradimento di cui è accusato, lasciando la sua compagna di vita  nel caos più totale.

L’incontro con Miloš al ballo “Vera da una dimostrazione pratica, balla come se fosse nata a Harlem. Si muove con leggerezza incredibile (a novant’anni!)e canticchia Bella Ciao,la canzone dei partigiani italiane e iugoslavi della sua giovinezza. «E mentre balliamo lui quasi non mi parla, Miloš. Mi stringe come gentiluomo, non se ne approfitta, e soltanto se  io gli faccio domande lui risponde…»

La stessa proposta viene fatta a Vera. Le viene offerta la libertà e la possibilità di riabbracciare la piccola Nina se firma una carta in cui  afferma che suo marito  era un traditore. I Titini  credono di aver trovato la soluzione giusta per una fragile madre vedova. Ormai  suo marito non c’è più e lei  deve pensare solo alla figlia.

Ma questo è il loro punto di vista. Vera non la pensa così. Non vuole tradire l’anima del suo  Miloš, uomo integro, buono, amorevole e sempre fedele alle sue convinzioni politiche. (Però si è ucciso, ma perché l’ha lasciata sola in questo impiccio?). Rifiuta la proposta e accetta il suo destino  di  sofferenza, per due lunghi anni nel lager di Goli Otok. E Nina resta sola, senza papà e senza mamma.

Quando  torna alla sua vita “normale” Vera non riesce a trovare il coraggio  di   parlare della sua  scelta. Solo al compimento del suo novantesimo compleanno, durante la grande festa che la famiglia organizza per lei, e dopo  essere venuta a conoscenza della malattia irreversibile dell’amata figlia, Vera si lascia andare, fino ad accettare il lungo viaggio verso la verità.

Commovente è la proposta di Nina di registrare il viaggio rivolgendosi alla Nina futura, quella che l’Alzheimer avrà reso senza memoria. Nina vuole che in futuro le facciano vedere questo documentario ogni giorno, come fosse una medicina miracolosa. Ghili  lavora nel cinema, ha una lunga esperienza di segretaria di produzione nei film di suo padre Rafi e dunque vuole fare di questo filmato  il documentario della vita.

Sull’isola accadono cose strabilianti, tra i quattro  si  instaura un circuito  vibrante di  passione e dolore, anche fisico. Succedono cose  che stravolgeranno tutti i  piani della documentarista Ghili  e di Rafi, suo mentore-padre-regista.

Il titolo

A telecamera spenta  escono  dalla bocca di Vera le parole che diventeranno il titolo del romanzo:

“Con me vita gioca tanto”(p.196).

Le pronuncia mentre, quasi ubriaca, racconta a Nina, quasi ubriaca anche lei, come l’ha partorita. È un momento di grande intensità e di comunione tra le tre donne. Senza telecamera, Ghili  prende comunque nota di tutta la conversazione sul suo quaderno magico.

Conclusioni

La storia di Vera è una storia vera che  Grossman trasferisce  in  un romanzo molto bello e coinvolgente, dallo stile  teso, incalzante, sferzante e molto emozionante. Le incertezze linguistiche di Vera che non riesce ad abbandonare definitivamente la sua lingua madre, contribuiscono a fare di lei un personaggio autentico  e narrativamente molto efficace.

È lo stile di un grande scrittore che riesce ad assumere il ruolo di “io narrante  al femminile”. E il risultato è sorprendente!

 

 

 

 

 

 

TERZA DOSE – BOOSTER alla Fiera di Padova. L’atmosfera è quasi distopica, mi sento  come in un romanzo.

hub vaccinale fiera di padova

Il 3 dicembre 2021 faccio la terza dose di richiamo del vaccino. Servirà a ricordare al mio organismo di  produrre altri anticorpi per combattere  il COVID 19 nemico del momento. Sono prenotata per le 20:20  al padiglione 6 cancello M della Fiera di Padova – entrata da via Rismondo n.18- Dettagli inutili? No, anzi sono  utilissimi a creare una certa atmosfera.

Ho trascorso la giornata accompagnata da una lieve ansia. Ogni  dose di vaccino mi ha creato questo  stato emotivo. Inoltre  il booster sarà Pfizer,  diverso dalle  altre due dosi (Astra Zeneca). Dunque affronterò una vaccinazione eterologa. Razionalmente  lo stato delle cose non mi crea problemi, credo  nei vaccini, credo nella scienza.

Ancora conservo nitida l’immagine  di  me e delle mie sorelle accompagnate dalla mamma presso il dispensario comunale a fare il famoso vaccino  antipolio che ci avrebbe lasciato un piccolo marchio  sul braccio  per tutta la vita e che, indubbiamente, ci avrebbe protetto dagli esiti nefasti della malattia.  Ricordo anche con emozione le vaccinazioni fatte alle mie due figlie. Mi facevano sentire a posto, tranquilla  e sicura di aver fatto il necessario per proteggerle. Ciò nonostante, ieri 3 dicembre, la giornata è stata caratterizzata da una lieve vena ansiosa che è andata aumentando man mano che mi avvicinavo all’ora x.

Alle 20:10 arrivo in fiera. Buio, freddo, luci altrettanto fredde all’esterno. Entro, faccio il primo check in e vengo invitata a trovare posto  tra la folla di persone sedute  in attesa della chiamata. La chiamata avviene ogni 5 minuti in base all’orario  di prenotazione. Dovrò aspettare un bel po’, siamo ancora alle 19:45. Curano   lo smistamento  due giovani donne di un’efficienza austroungarica. Perfette. E nessuno degli astanti  dice una parola di troppo. 

Mi sono portata un libro per riempire il tempo dell’ attesa, ma riesco a leggere solo  qualche pagina. Mi soffermo invece a guardare i miei compagni  di avventura. Tanti, tantissimi, soprattutto  giovani adulti. Non me l’aspettavo. Sono davvero tanti  e molto disciplinati.

Quello che mi  turba è l’ambiente. Mi richiama alla mente i miei  amati  1984 di George Orwell, Brave New World di Aldous Huxley e tanta filmografia distopica. I locali della fiera contribuiscono a produrre questo effetto. Ad essi si aggiungono la voce metallica del disco che scandisce il trascorrere dei 5 minuti, le donne in gilet catarifrangente, perfette nei loro gesti  e nel tono  neutro, quasi meccanico degli annunci:

“sedetevi nell’ordine di  arrivo, attendete il vostro turno, avanti il prossimo…”

Inquadrati, rassegnati o   forse desiderosi di farla finita al più presto, OBBEDIAMO. Mi sento sempre più Winston ad Oceania, e sempre più John il Selvaggio nel meraviglioso mondo nuovo  di Huxley. Finire, evadere, fuggire, fare di nascosto un gesto creativo! Leggere. Pensare.

Arriva il  turno delle 20.20. Ci siamo! Questa volta il tono mi sembra più umano, forse perché è arrivata la mia ora. Ecco, sta per entrare Pfizer nel mio corpo. Fatto. Quindici minuti di attesa e poi  via. L’ansia si attenua.  Esco verso la notte, sempre fredda, sempre illuminata da una luce malata. Ecco la  macchina, il calore. A casa.

E. M. Remarque -OMBRE IN PARADISO. Bonaccia a New York per un “enemy alien” sfuggito alla furia nazista.

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OMBRE IN PARADISO è una conferma. Il piacere che mi  procurano i romanzi dello scrittore tedesco non conosce cadute. Da Arco di trionfo a Niente di nuovo sul fronte occidentale,  a La Notte di Lisbona fino a  Ombre in Paradiso  Non so spiegare razionalmente il motivo di tale reazione. Di fatto la storia di uomini e donne che vivono  come ombre, senza documenti e senza identità sociale, alla continua ricerca di un luogo accogliente dove continuare a vivere dimenticando gli orrori  della guerra, delle persecuzioni e della paura sono argomenti che si rivelano di grande interesse anche per il nostro presente.

In ogni romanzo tuttavia si fa spazio prepotentemente  l’amore, passionale, disperato e ineluttabile che dà l’illusione di poter dimenticare il resto  e sentirsi  umani. Ma non è solo il contenuto ad affascinare. Mi  coinvolge  lo stile del racconto. L’io narrante è potente e ti porta dentro gli eventi, l’umanità e le sorti dei personaggi, orfani  di un’ antica e mitica Germania.

Incipit

“Alla fine dell’ultima guerra mi trovavo a New York. Per me, uomo senza patria che sapeva in misura limitata la lingua del paese, la zona intorno alla 57ª Strada era diventata quasi una nuova patria”p.9

Ombre in Paradiso si svolge negli Stati Uniti. Robert Ross (nuova identità del nostro “antieroe”) è riuscito  rocambolescamente a lasciare Lisbona (vai a La notte di Lisbona) e arrivare negli Stati Uniti d’America. Qui scopre un mondo nuovo che lo  attira e lo respinge allo stesso tempo, ma che, indubbiamente, gli offre interessanti opportunità di sopravvivenza e persino di crescita. L’America è in guerra, ma lontana dal fronte Europeo e dunque gli americani non sembrano accorgersi (o non vogliono) di  quanto accade nel vecchio continente e continuano a vivere spensieratamente.

Musei

Robert si forma una vasta competenza “artistica” mentre è nascosto nel grande museo di Bruxelles, protetto da un magnanimo direttore che, ironia della sorte, sarà in seguito arrestato e deportato dai nazisti proprio per aver dato  rifugio  agli oppositori del regime. Di notte Robert  passeggia silenzioso e guardingo tra le grandi opere esposte, studiandone ogni minimo dettaglio. Grazie a questa esperienza verrà poi spacciato per  esperto del Louvre ai ricchi e sprovveduti acquirenti di New York e Hollywood. La  competenza acquisita gli apre dunque  le porte del mondo  delle vendite di opere d’arte.

È molto interessante scoprire il’umanità che gira intorno ad un’opera d’arte: i  trafficanti, i venditori, i falsari, gli acquirenti potenziali e reali. E che dire dei meccanismi di  “cattura” di “ingenui” compratori? Sono spesso “nuovi ricchi” alla ricerca dell’opera da esibire nei loro salotti come forma di riconoscimento  del  nuovo status economico e sociale raggiunto. Che business!

Di fronte al Panorama di Toledo del Greco, esposto al Metropolitan Museum di New York, Robert prova l ‘affascinante  illusione, “l’illimitato e oscuro senso  del vivere  che in India chiamano samadhi”,  che la vita è eterna e noi viviamo in eterno se riusciamo  a spogliarci  dell’involucro soffocante e pidocchioso dell’io. E accanto c’è  Il Grande Inquisitore, padre della Gestapo! Tutto è connesso.

view of Toledo-El Greco

Di  OMBRE IN PARADISO mi affascina il riferimento al mondo dell’arte. Ogni quadro citato mi stimola a visualizzare nel cassetto  dei miei ricordi quelli che conosco  dell’autore,  per stabilire una connessione. È proprio una bella interazione quella che si accende tra Lettrice/scrittore/ personaggio/ arte

Il titolo

Tra ombre di vodka ghiacciata ed  effusioni amorose con Natascia, si affaccia la definizione che diventerà il titolo del romanzo:

“Qui sono uno straniero nemico, potrò essere contento che non mi si cacci in un campo di internati. Hai ragione, non sono né carne né pesce, ma in Europa era la stessa cosa. Questo è già un paradiso, un paradiso d’ombre, se vuoi, separato da tutto ciò che importa agli altri e più ancora a me. Diciamo pure  un paradiso di svernamento, il paradiso di uno spettatore involontario…”p. 192

Robert viene mandato in California da Silvers, suo datore di lavoro,  per vendere quadri. Lì scopre un’altra America. A Hollywood si girano  film sui nazisti, che farsa! Il  vecchio  Tannenbaun, attore noto nella  Germania pre-Hitler,   viene utilizzato per parti di nazista in uniforme. Sebbene i soldati-attori parlino inglese, le loro uniformi sono evocative ed inquietanti. Sembrano veri!

Ma Robert , che conosce bene l’argomento, nota subito che qualcosa non va in alcuni berretti,  sono sbagliati, non riportano il grado esatto del  persecutore/Scharfürer.  Il produttore impressionato da tale “precisione” gli offre un lavoro come consulente dell’autenticità dei riferimenti al mondo Hitleriano. Sebbene gli venga  voglia di vomitare ogni volta che si trova di fronte agli attori in divisa o alla sceneggiatura da controllare, Robert accetta il  lavoro e i suoi annessi e connessi, ha troppo  bisogno di denaro.

Enemy aliens

Il mondo  dei rifugiati ebrei lo accoglie e lo  sostiene. Robert non è ebreo, ma è comunque un fuoriuscito vittima delle persecuzioni naziste. Tra i nuovi amici spicca Betty Stein,  un personaggio fantastico, amata da tutti  per la sua generosità verso chi ha bisogno di aiuto. Nata a Berlino, conserva della sua città un’immagine ideale e sogna disperatamente di tornare nella sua bellissima casa in centro.

Melikov è il portiere dell’albergo dove alloggia Robert. La figura del portiere d’albergo, confidente misterioso, sempre in ansia per i documenti suoi  e degli ospiti dell’albergo,  è un classico dei romanzi di  Remarque.   Torna anche il dottor Ravic di Parigi,  lo stesso dottore protagonista di Arco di Trionfo, con  la predisposizione di sempre all’aiuto e al  sostegno dei compagni  esuli.

Robert ottiene un permesso di soggiorno grazie all’aiuto di un avvocato  di fiducia di Betty. Impara a costruirsi una nuova vita, una nuova professione, una nuova filosofia, sebbene tormentato  da incubi ricorrenti.

Il sesso, l’attrazione e l’amore pervadono la storia. Natascia Petrovna  è una bellissima modella francese di origine russa che inizia una relazione molto speciale con Robert. Insieme vivono una passione autentica e vitale, consapevoli  sin dal primo momento che  nulla è per sempre, tutto è precario nel loro paradiso.

Il gulasch

I Vrieslander hanno una cuoca ungherese fantastica che, nelle giornate di ricevimento, cucina un gulasch buonissimo e in tale quantità che gli ospiti, per lo più fuoriusciti tedeschi, ne ricevono una pentola da portarsi a casa, come una sorta di moderno ”doggy bag”.

A ognuno il suo ghetto

La 86ª strada era la piccola Berlino/Germania, c’era il Café Hindenburg con l’orchestrina, il Café Geiger famoso per i dolci tradizionali, E poi il ronzio diffuso di parole tedesche.

Scelte difficili

Finalmente è Maggio, la guerra finisce e la Germania torna a richiamare i suoi figli lontani. Comincia ora una fase ancor più problematica per i fuoriusciti.  Tornare “a casa” rischiando di  vivere l’ennesima delusione? Restare a New York dove hanno faticosamente  costruito  uno spazio di vita decente? E cosa troveranno al ritorno?  Quali tedeschi? Quale via di fuga per riprendere  a vivere il proprio paese?

Qualcuno  decide di tornare, alcuni di restare. Robert vorrebbe rientrare in Germania anche se questa decisione escluderebbe per sempre Natascia dalla sua vita. Tannenbaun-attore non regge la tensione, la decisione da prendere è troppo impegnativa, lo logora. Ma ne prende un’altra, definitiva: si uccide.

Betty neanche ce la fa, anche se lotta fino all’ultimo respiro contro il cancro che le divora il corpo ma non il desiderio di rivedere la sua Berlino.

Cosa farà Robert? Le cose si mettono in modo tale che alla fine la decisione arriva naturale.

«Non fu necessario che prendessi una decisione» dice Robert Ross. «Non potevo fare diversamente. Non ritornavo nemmeno per vendicarmi: anche questa era passata. Le condizioni erano più semplici: io ritornavo per regolare il  caso mio. Fin tanto che non lo facevo non avrei trovato pace da nessuna parte…Bisognava andarsene» p.429

Assaggi

Quanti brani  vorrei citare da questo libro!  Vorrei  testimoniare gli stati d’animo di tutti i protagonisti, ebrei o cristiani, immersi nella estenuante lotta quotidiana per la sopravvivenza,  appesantiti dallo stigma feroce di essere tedeschi in tempo di guerra globale al nazismo! Non è possibile. Mi limiterò invece  ad alcuni assaggi.

 Affascinailtuocuore legge

Il giovedi  la casa di Betty Stein diventa Berlino – “Betty aveva indossato un vecchio abito di seta  degli anni prima di Hitler.  Era tutto crespe e volanti, frusciava, odorava di polvere contro le tarme ed era viola. Contrastavano le guance rosse di lei, i capelli grigio-ferro e i luminosi occhi scuri. Venne incontro con le grasse braccia aperte. Era così cordiale che suscitava sorrisi imbarazzati, la si giudicava commovente e ridicola, ma le si voleva bene, Faceva come se gli anni dopo il 1933 non fossero esistiti. Potevano esserci in altri giorni, ma non in quei giorni. Il giovedì eravamo a Berlino e la costituzione di Weimar era ancora in vigore.”p.94

Robert, da giornalista a apprendista antiquario e gallerista– “Questi Manet sono un istante della creazione, il Renoir un istante della vita in fiore”

Silvers, il vecchio marpione venditore d’arte fulminato dalla poesia “Credo che abbia la stoffa per scrivere articoli di pittura.”

New York  bisogna vederla dall’alto -“Una città di pietre e acciaio che rivelava la sua natura. Non era sorta a poco a poco e cresciuta in modo organico, ma si notava che era stata costruita decisamente da uomini decisi, non impacciati dalle tradizioni, la cui legge suprema non era la bellezza, ma la praticità, anch’essa però una bellezza nuova, moderna, temeraria, antiromantica e anticlassica. Bisogna vederla dall’alto, pensai, non dal basso  col collo teso verso i grattacieli; visti dall’alto i grattacieli hanno un’aria pacifica e gioiosa come giraffe in un gregge di zebre, gazzelle e tartarughe giganti…”p.171

Da Natascia, finalmente un appartamento!-« Un appartamento!» esclamai. «Lampade. Mobili. Un letto. Una donna. Una graticola elettrica sulla quale si arrostiscono pezzi di carne. Un bicchiere fi vodka! La vita infelice alla quale sono condannato ha anche un lato luminoso. Non ci si avvezza a nulla, ed è un bene. Lo si gode ogni volta come fosse sempre la prima volta. Lo si gode dall’intimo, non dal di fuori, dall’osso, dal midollo spinale e da ciò che è racchiuso nel cranio. Fatti vedere. Ti adoro già perché sei qui, perché viviamo nella stessa epoca, dopo viene il resto. Io sono Robinson che ritrova continuamente il suo Venerdì. Orme sulla sabbia. Orme di piedi. Tu sei la prima creatura umana. E lo sei sempre. Questo è il lato luminoso della mia vita maledetta»p.269

PROPOSITI DI LETTURA. Da Novembre a Dicembre

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Durante il primo incontro post-confinamento, il Girolibro  propone un bel numero di libri da  condividere, avrei voluto  prenderne molti. Gli argomenti trattati e gli autori chiamano forte! Ce li dividiamo in base all’impellenza di leggerli. Scelgo  LA VITA GIOCA CON ME di David Grossman e IL FIGLIO PREDILETTO di Angela Nanetti.

A presto per le recensioni.

GIROLIBRO torna a riunirsi in biblioteca. Il gruppo di lettura ricomincia a far girare “le storie”, in presenza.

Dopo  un lungo periodo di   distanziamento e di  contatti a distanza (GAD) a cui ci ha costretto la pandemia da Covid, Il 16 Novembre 2021 il gruppo di lettura GIROLIBRO torna  finalmente a riunirsi nella biblioteca comunale “M.Cesarotti” di Selvazzano. Siamo tutte molto emozionate e l’emozione aumenta quando  veniamo accolte dalla responsabile della biblioteca che ci accompagna nella grande sala assegnataci, dove  ci aspetta un piccolo buffet di benvenuto.

 Le sue parole di apprezzamento per il lavoro fatto da Girolibro ci incoraggiano a continuare le nostre attività di lettura condivisa. A questo si aggiunge la progettualità che Serena ha in programma sia per la biblioteca che  per la collaborazione con il nostro gruppo.

Un bell’inizio, non c’è dubbio, che ci  fa ben sperare per il nuovo anno.

Con i CALICANTO un bel pomeriggio domenicale. Ironia, parole di tradizione e musica, tra jazz, folk e pop.

 

Calicanto

Novembre porta con sé  una vena sottile di malinconia, ma a volte arriva qualcosa, o qualcuno che contribuisce ad alleggerire l’anima.   Il gruppo  CALICANTO  di Padova ha illuminato  la domenica di molti selvazzanesi che hanno potuto seguirlo all’Auditorium San Michele.

L’occasione è la celebrazione dei 40 anni di attività sia del gruppo che della Pro Loco di Selvazzano. 

 

proloco selvazzano Calicanto

 

Le parole

Nei testi  prende vita la storia, i costumi e le abitudini della gente del Nord Est, ma non solo. Alcune suggestioni sono trasversali, transgenerazionali, appartengono alla storia del nostro paese e delle sue espressioni artistiche. Al di là del dialetto Veneto e delle difficoltà che può creare a una non – Veneta come me (che tuttavia ha ormai fatto proprie le melodie di questa lingua nel  corso dei trenta e più anni di vita in questa regione), l’emozione poetica dei contenuti  è arrivata tutta.

La musica

Le canzoni eseguite, il gioco sapiente e affascinante degli strumenti e dei suoi esecutori,   i piccoli intermezzi ironici e empatici verso il pubblico,  l’ evidente abilità del tecnico del suono  hanno creato  un’atmosfera perfetta. Il contrabbasso di  Giancarlo   e il clarinetto di Francesco hanno risvegliato la mia anima jazz; la mandola di Roberto la mia anima meridionale, l’organetto e le splendide voci di Claudia e di Roberto hanno  riacceso  ricordi  di balli e canti di casa mia e del mondo  di  Goran Bregovic e Emir Kusturica.

Calicanto-Claudia

E poi il salto a Compostela, che dire? Una carezza sul cuore che risveglia la magia di un lungo viaggio in Galizia, lungo il Cammino di Santiago, alla scoperta di sé e del significato del mondo in cui viviamo. 

Un pomeriggio di gran divertimento  e forti emozioni. Grazie!

 

 

Il potere evocativo dei romanzi di WILBUR SMITH. Ancora con noi.

 

wilbur smith orizzonte

È una grigia domenica mattina di Novembre. La giornata inizia comunque con un bel rito condiviso: la colazione.  Vladimiro si  è alzato prima di me, ha preparato la tavola e nell’attesa che arrivassi io  si è messo a leggere il suo romanzo del momento: ORIZZONTI di Wilbur Smith (Ce n’è già  un altro in attesa. Abbiamo perso il conto di quanti romanzi dell’autore ha letto!)

Scendo poco dopo. La casa è silenziosa e accogliente, ma ancora in penombra. Spalanco le persiane. A Novembre ho bisogno di luce che faccio entrare in casa da ogni finestra, per tutto il dì. Vadimiro è lì che mi aspetta, sta  leggendo. Ci accingiamo a fare il nostro pieno di caffè, yogurt e cereali e non so se dargli subito la brutta notizia Ma sì, tanto  oggi ne parleranno tutti i giornali e le televisioni. 

“Wilbur Smith è morto!”

Se n’è andato lasciandoci  in eredità il dono prezioso delle sue storie  emozionanti. A un certo punto,  durante il secondo caffè, Vladimiro  chiude il Kindle con le lacrime che stanno per inondargli gli occhi. Mi faccio raccontare la scena che ha scatenato tale reazione  e capisco tutto.colazione

Padre e figlio si sono salutati e forse non si rivedranno più. Il figlio, inseguito dai nemici,  fugge verso la vita e l’amore, il vecchio padre gli consegna l’eredità e tutti beni di cui potrà aver bisogno nel viaggio. Gli consegna anche tutti i consigli e le raccomandazioni che i genitori dispensano ai figli nel momento del distacco. La scena è talmente efficace che Vladimiro la interiorizza, lasciandosi toccare il cuore. Il flusso emozionale riparte.

Wilbur Smith

Questo è l’effetto che i romanzi di  Wilbur Smith producono sul lettore. Arrivederci Maestro alla prossima storia e alle prossime grandi emozioni!

 

G.Gaber-S. Luporini-SI PUO'(Teatro Canzone). Quando la libertà è obbligatoria e si pensa di poter fare tutto.

 

Libertà obbligatoria

Si può… Si può tutto. Tutto è libertà, quasi una libertà obbligatoria che fa venir l'”insana”  voglia di “inventare una morale”.  Giorgio Gaber e Sandro Luporini elencano nella canzone SI PUO’ (1976/1977) tutto quello che l’essere umano contemporaneo può fare (e fa) liberamente.  

Da ascoltare e leggere attentamente proprio  oggi  che si discute dei provvedimenti di Singapore(molto democratici loro!) sulle cure ai non vaccinati e di libertà di dimostrare  in centro, in periferia, in assoluto.

 Si Può

 Si può siamo liberi come l’aria

si può
si può siamo noi che facciam la storia
si può
 
Si può io mi vesto come mi pare
si può sono libero di creare
si può son padrone del mio destino
si può posso mettermi un orecchino
si può
 
Basta uno spunto qualunque
la nostra fantasia non ha confini
basta un pennello un colore
e noi siamo pronti a perpetuare
la creatività dei popoli latini
 
Si può contestare e parlare male
si può migliorare il telegiornale
si può fare critiche dall’esterno
si può sputtanare tutto il governo
si può
 
Si può occuparsi di spiritismo
si può far dibattiti sull’orgasmo
si può far politica alternativa
si può siamo pieni di iniziativa
si può
 
Siamo sicuri che abbiamo in comune
la certezza del nemico
siamo sicuri che c’è ma il più
rosso e li più nuovo
dei partiti non si sa perché 
diventa rosso antico
 
Si può siamo liberi come l’aria
si può siamo noi che facciam la storia
si può
libertà libertà libertà libertà obbligatoria
 
Sono liberato sono davvero
più leggero 
sono infedele sono matto
posso far tutto

Viene la paura di una vertigine
totale viene la voglia un po’
anormale
di inventare una morale
 
Utopia trrr Utopia trrr
utopia pia pia trrrr
 
Si può fare i giovani a sessant’anni
si può regalare i blue jeans ai nonni
si può star seduti come un indiano 
si può divertirsi con il digiuno
si può
 
E dopo tante battaglie volendo
puoi anche farti uno spinello
il libanese è il migliore 
tra poco dovrebbe cominciare 
la pubblicità in un nuovo carosello
 
Si può inventarsi protagonista
si può rinforzarsi dall’analista 
si può occuparsi dell’individuo 
si può farsi ognuno la propria radio 
si può
 
Si può con la nostra cultura dietro 
si può rinnovare tutto il teatro
si può dare al mondo un messaggio
giusto si può a livello di Gesù Cristo
si può
 
Basta una bella canzone
la tua rivoluzione va da sola
basta che ognuno si esprima
e poi non importa se si chiama
la rivoluzione della Coca Cola
 
Si può siamo liberi come l’aria
si può siamo noi che facciam la storia
si può
 
Libertà libertà libertà libertà obbligatoria
Ma come? Con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di cambiare?
 
Utopia trrr Utopia trrr
utopia pia pia trrrr
 
Libertà libertà libertà libertà 
libertà libertà libertà

libertà libertà libertà libertà

 

Cambio d’abito per Affascinailtuocuore. La scelta dell’INTESTAZIONE

l’Intestazione

Non si cambia un  abito per sempre! D’altra parte ve l’avevo  preannunciato:

“Peraltro ho  deciso  che  farò spesso dei cambi d’abito, aspettatevi dunque qualche altra giravolta.”

Intestazione, Header, Banner…chiamatela come volete, ma di fatto rappresenta la copertina del blog. Inizialmente ho deciso di  far valere la coerenza con il contenuto e le finalità del progetto di Affascinailtuocuore. Ho  fatto una foto  ad uno scaffale della mia libreria e l’ho “adottato” come intestazione. Mi piaceva l’idea di una foto autentica in cui  alcune delle mie letture testimoniavano  un percorso e una scelta.

headerlibri mieiSENZASCRITTO

Tuttavia la scelta mi è sembrata in seguito un po’ banale. Mi è scattato il desiderio di una foto che  riproducesse l’idea di fondo del blog, lettura e  condivisione, ma che fosse unica nel suo genere. Ho deciso allora di  esplorare il portfolio dell’architetta- fotografa Stefania Scamardi alla ricerca di una fotografia adatta. E l’ho trovata!

L'attenzione_463 (5)

 L’ATTENZIONE fa parte del  portfolio ” Streetphotography” di  Scamardistudio. Il bianco e nero mi affascina, i protagonisti mi riempiono di tenerezza. Il bimbo  guarda il libro con intensità, quasi  in  attesa impaziente che la mamma, o la sorella, o la zia, torni a leggere, distogliendo lo sguardo da un qualcosa che deve averla distratta per un momento  dalla lettura. Mi piace molto,  la scelta è fatta.

L’intestazione si mette un vestito nuovo, elegante, affascinante, intenso.

Scamardistudio-CALLEndario di Novembre: FANTASMI IN PARLAMENTO! Quello che ancora non sapete di Siviglia.

scamardistudio-Parlamento AndalusoCALLEndario21

¿Sabías qué…?
El actual parlamento de Andalucía situado en el barrio de la Macarena, fue el Hospital de las Cinco Llagas de Nuestro Redentor, también conocido como hospital de la Sangre, construido en 1546 por voluntad de Fadrique Enríquez de Ribera, I marqués de Tarifa, para albergar la fundación de caridad que creó su madre Catalina de Ribera.

El Hospital de las Cinco Llagas realizó una gran labor asistencial, especialmente en épocas de inundaciones o epidemias, ya que contaba con capacidad para unas 3.000 camas y estaba dotado de condiciones higiénicas excepcionales en su momento, como cloacas o abastecimiento de agua por medio de un acueducto.

Sentado sobre antiguos yacimientos arqueológicos que se remontan a tiempos prehistóricos, el Hospital de la Sangre siempre se ha visto rodeado de leyendas sobre ruidos extraños, apariciones sobrenaturales y todo tipo de fenómenos paranormales. Espectros de soldados que murieron entre horribles sufrimientos como consecuencia de heridas de guerra, niños víctimas de epidemias o mujeres que perdieron la vida al dar a luz, han sido recordados y recogidos por la tradición popular, siendo trasmitidos de generación generación entre los habitantes de la ciudad de Sevilla. Relatos, más o menos confusos que hablan de llantos de recién nacidos en estancias vacías, ruidos de pasos en corredores por los que no transita nadie o rostros sin cuerpo en las cristaleras de sus ventanas.

Una de las apariciones que cuenta con mayor numero de testimonios parece corresponder al de una silueta de monja, Sor Úrsula, una religiosa de la orden de las Hermanas de la Caridad que atendía a los enfermos y que desde el siglo XVII recorre los pasillos y las estancias de este antiguo Hospital de las Cinco Llagas. Durante su vida, y según las crónicas de la época, era de temperamento difícil e intolerante. Exigía una disciplina calificada de inhumana por la insensibilidad que manifestaba ante el dolor de los pacientes que asistía.

La leyenda del Hospital de las Cinco Llagas guarda muchas similitudes con la del Museo Reina Sofía que, antes de albergar su colección de arte moderno y contemporáneo, fue Hospital de Benefactores u Hospital General de San Carlos, hospital de sangre durante la Guerra Civil y depósito de cadáveres. Funcionarios y vigilantes han afirmado que en el edificio se producen sucesos extraños y aluden a insistentes procesiones de frailes y monjas rezando el rosario por los pasillos vacíos.

Dicen que en los lugares como éste acaban sucediendo fenómenos paranormales. En Andalucía hay muchos que en su día fueron hospitales y que han podido quedar impregnados de cargas de energía que dan lugar a estas visiones espectrales. Pueden servir de ejemplo el Hospital de Cádiz, el Hospital de Real de Granada (actualmente Rectorado de la Universidad) o el Antiguo Hospital Materno-Infantil de Córdoba (actual Facultad de Bellas Artes), entre otros.

«Estas apariciones en edificios alterados por reformas y modernizaciones funcionales parecen manifestar un cierto desasosiego histórico»,

apunta el antropólogo del CSIC Luis Díaz Viana en su obra «Leyendas populares de España». Fantasmas que se resisten a las imposiciones de la modernidad.

A los vecinos más incrédulos del barrio de la Macarena, cuando les preguntan si han sido testigos de alguna de estas apariciones, suelen responder que en el antiguo Hospital de la Sangre ( actual parlamento andaluz), los únicos fantasmas que entran y salen, son algunos políticos a los que ni los espectros consigue echar de su escaño.

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fuentes. http://www. sevillasecreta.com www.leyendasdesevilla.blogspot.com www.culturaandalucia.com elcorreoweb.es www.abc.es