• Mondo Fuori

  • Giornata Mondiale del Rifugiato 2019- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 2 Giugno 2019-Festa della Repubblica Italiana

  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • Marzo-Diritti delle Donne. Una lotta continua…

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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Libri dal gruppo di lettura GIROLIBRO di Selvazzano Dentro.

 

GIROLIBRO gdl-selvazzano

Girolibro-Gruppo di lettura in Biblioteca, e non solo… A Selvazzano Dentro

 

Benvenuti nel widget dedicato al Gruppo di Lettura Girolibro di Selvazzano Dentro!

In elenco i libri (con recensione) che Affascinailtuocuore ha preso in prestito da Girolibro. Una lista che prevedo si arricchirà di molte altre “golosità”:

Giovanni ALLEVI                 L’EQUILIBRIO DELLA LUCERTOLA. Alla ricerca dell’equilibrio asimmetrico, con l’aiuto della lucertola- spirito-guida.

D. DI PIETRANTONIO              BELLA MIA. A L’Aquila con Caterina, Marco e nonna per riprendersi la vita dopo il grande sisma.  

Oriana FALLACI               PENELOPE ALLA GUERRA-“Ogni cosa è fatta di tre punti di vista: il mio, il tuo e la verità.” I pericoli di un triangolo amoroso.      

Kent HARUF     VINCOLI (The tie that binds) “Bentornati,(o benvenuti) a Holt!”, dove si esplorano vizi, brutture, virtù e bellezze

E.E. SCHMITT            OSCAR E LA DAMA IN ROSA. Corrispondenza, vita, amori e morte di un angelo

 

In lettura:

CIGNI SELVATICI DI JUNG CHANG

O. Fallaci – PENELOPE ALLA GUERRA-“Ogni cosa è fatta di tre punti di vista: il mio, il tuo e la verità.” I pericoli di un triangolo amoroso.

“Grazie Oriana, grazie per avermi riportato a New York, attraverso il tuo magnifico discorso, sulle ali del ricordo di un momento speciale della mia vita, ”

 

Fallaci-Penelope

Dal gruppo di lettura prendo in prestito Penelope alla guerra, primo romanzo di  Oriana Fallaci. Lo leggo avidamente e ogni pagina mi riserva una stilla di piacere, di ricordi, di nostalgia, forse. Faccio una fatica enorme a non sottolineare, piegare, impadronirmi anche fisicamente di queste pagine. Purtroppo il libro non è mio, e dunque devo trattenermi, ma il fido taccuino, accanto a me, si lascia scribacchiare sopra tutte le note che voglio.

Bando alle divagazioni e torniamo alla storia di Giò, protagonista della storia, apprezzata sceneggiatrice e destinata ad un sicuro  successo, anche oltre i confini nazionali. Il suo capo la manda a New York in cerca di un soggetto “cinematografico” che, sotto la sua penna, possa diventare  un gran film.

La trasferta newyorkese, segnerà un momento cruciale nelle sue scelte professionali e di vita. New York è la sua città ideale, dove ha sempre sognato di vivere. È la città di Richard, il suo primo amore di pre-adolescente. Il    giovanissimo  soldato americano   dalla   testa    rossa,   accolto in famiglia durante la guerra per sfuggire ai Tedeschi, le  era rimasto nel cuore.

“È morto”, le disse suo padre. Dei due Americani era morto il più giovane e lei penso “è Richard”. Al dolore atroce per la perdita si era sostituito nel tempo il suo ricordo, diventato   parte del suo cuore.

In  America Giovanna, diventa Giò, perché nel mondo del cinema funziona meglio e poi si confonde quasi con un nome maschile, un qualunque John americano che, peraltro, crea  quella giusta ambiguità letteraria e sociale, utile allo sviluppo della storia.

“Ogni volta che passava davanti allo specchio non riusciva a vincere la tentazione di guardare ciò che al mondo le interessasse di più: sé stessa. E ogni volta restava un poco delusa: quasi che la ragazza di fronte fosse un’altra persona. Si sentiva un corpo robusto, ad esempio: e invece il corpo dentro lo specchio era fragile, efebico. Si sentiva un volto eccezionale, bocca dura, naso forte, occhi fermi: e invece il volto dentro lo specchio era un volto qualsiasi, la bocca tenera, il naso piccolo, gli occhi a volte così spaventati. E non si piaceva.” p.7

Giò va incontro al  suo destino

Prima di partire Giò  saluta Francesco l’innamorato Italiano, cercando di placare le sue ansie:

“Sembra che tu abbia un appuntamento laggiù. Peggio mi sembri un Ulisse che va a espugnare le mura di Troia. Ma non sei Ulisse, sei Penelope. Lo vuoi capire, sì o no? Dovresti tesser la tela, non andare alla guerra. Lo vuoi capire, sì o no, che la donna non è un uomo?” P.13

A Gomez, il contatto americano, Giò piace molto.    Immediatamente legge in lei una donna di carattere, brava, seducente,  insomma    la  persona giusta per la cittadinanza Americana, e Newyorkese in particolare. Le offre un ottimo stipendio per mollare l’Italia, il suo amico produttore e tutto il resto. Giò si prende un po’ di tempo per decidere, lusingata e confusa allo stesso tempo. Ma non intimidita, anzi, detta subito le sue condizioni in caso accetti.

 America e  Dio denaro

“Le piace il denaro?”

“sì”

“Molto bene. A questa domanda, lei risponda sempre di sì. Qui conta solo il denaro, mia cara. Il denaro è il nostro dio, la nostra fede, la nostra suprema religione. Osservi le banche, in America: alte, solenni. Non sembrano cattedrali? Sono le nostre cattedrali. Osservi gli impiegati di Wall Street: neri, composti. Non sembrano preti? Sono i nostri preti. Osservi come tutti pronunciano la parola dollaro: con rispetto devoto…” p.31

Tempo di amici

E tempo di contattare Martine: la bellissima, la mangiauomini, quella che tutti preferivano tra le due amiche. Giò accetta a malincuore il suo invito a cena con Bill, il suo compagno, e un amico di lui. È ancora turbata dall’episodio al party che Gomez ha organizzato per introdurla nella “società che conta”. Le era sembrato di vedere Richard, o era un uomo che gli somigliava? Nel suo abitino tutto d’oro Giò ne era rimasta profondamente turbata. È possibile che sia Richard? È morto tanto tempo fa.

Inizia la cena e, l’inaspettato, l’imponderabile accade. Il “suo “Richard è lì, davanti a lei,   l’amore della sua vita! Il suo sogno divenuto realtà! Le sembra di toccare il cielo con un dito. Lui non ricorda, ma con l’aiuto di Giò, recupera quel passato ormai  rimosso. Scatta di nuovo la magia tra i due.

Richard è una guida perfetta, porta Giò nei posti più caratteristici di New York e le svela l’anima segreta della sua città:

“La New York che tu conosci ”diceva” non è quella vera. È quella di Bill: fatta di cemento, fiocchi d’avena ed orgoglio. Io ti mostrerò la vera New York che è spiritosa, elegante, internazionale come nessuna metropoli. Dimmi: dove trovi in Europa la vecchia Ungheria, la vecchia Russia, la vecchia Francia, la vecchia Italia? In Europa tentate di copiare l’America, siete quasi Americani. Ma qui trovi gli europei che emigrarono cento anni fa: e non li abbiamo sciupati. Ah Giò devi capire perché amo New York. Perché c’è il mondo intero, a New York: Londra, Parigi, Pietroburgo, Tokio, Beirut, Shangai. C’è tutto: perfino il senso di Humour….”p.105

È divertente Richard. Scherza, la fa ridere. ma c’è qualcosa in lui che la inquieta, quel suo fuggire-sfuggire, quella sua frenesia di fare sempre qualcosa per evitare di stare a contatto intimo con lei.

“I giorni, ora che Richard era nuovamente fuggito, stagnavano immobili: pesanti come l’aria di Agosto quando tutto s’acquatta in un raschiar di cicale…” p.200

Eppure Richard è l’America, è la guerra personale di Giò-Penelope, il suo viaggio di formazione verso l’età adulta, attraverso i suoi sogni di bambina. Richard è il fantasma ideale su cui Giò ha costruito il suo immaginario. Il soldato bello e forte che la porterà verso la felicità e la bellezza.

All’inizio tutto ciò accade veramente. A quell’uomo/sogno Giò concede la sua verginità, la sua prima volta, le sue speranze, le sue aspettative. Ci crede e investe tutto  nel suo sogno, ostinatamente. Resiste alle fughe e alle bizze di Richard. È il suo sogno fatto realtà e non ci rinuncerà mai, checchè ne dicano Martine, Bill e Florence, mamma super assillante di Richard.

Ma è pur vero  che l’idea che ci facciamo di una persona deve inevitabilmente fare i conti con la realtà. La verità può essere feroce e straziante e, prima o poi, tutti ci inciampiamo. Anche a Giò. infatti  l’uragano arriva impietoso, devastante e illuminante.

Il racconto dell’uragano è tra le pagine più belle del libro. Scritto in uno stile incalzante e commovente permette a Richard di ricomporre l’immagine di una vita tormentata,  dove  l’ uragano diventa metafora dello stravolgimento psicologico vissuto. ppgg  147-152

Martine

La bellissima non è solo una bambola vanesia, il cui unico interesse è spendere i soldi dell’assegno divorzile,  anche lei  ha le  sue  belle cicatrici, ben nascoste, ma incise profondamente sul suo cuore:

ritaglio Martine-Fallaci

Bill, l’altro vertice di un triangolo impossibile, turba Giò  con i suoi modi  provocatori, ma alla fine  si riscatta con una lettera molto intensa e narrativamente molto bella, che invia a Giò dopo il suo rientro in Italia (p.130) Quasi un monito da seguire. Priva di ogni moralismo, ma dominata dalle lacerazioni profonde di una persona che ha tanto vissuto e tanto sbagliato.

Anche il “sogno differito” di Giò assume, di conseguenza, una nuova forma che spinge verso una nuova decisione.

“Io sono più brava di un uomo e le Penelopi non esistono più. Io faccio la guerra e seguo una legge da uomini 😮 me o te. O me o te. O me…” p.241

Assaggi

Un itinerario Newyorkese, come lo sento mio!-Al MOMA “Il museo era una faccenda noiosa, come tutti i musei. L’unica cosa che la colpì fu un cubo compresso di ferro, detto The Yellow Buick. Aveva le dimensioni di una grossa scatolae, spiegò Richard,un tempo era stato davvero una Buick gialla, poi qualcuno lo aveva compresso a quel modo perché in America si comprime tutto: i sentimenti, il coraggio, e la paura.” P.130

Le cascate del Niagara! – lato USA e lato Canada, qual è il più bello?-Era un grattacielo d’acqua che da uno spigolo tondo, lassù, precipitava abbandonandosi tutto nel vuoto. Liscio, prima,più di una vetrata, mosso dopo più di un mare in tempesta, si sfaceva sullo sfondo in un gorgo di schiuma: inesorabile come il pensiero stesso di Dio o dell’America in cui essa credeva. ..”p.142

Maledetta aria condizionata! Come la spengo? Aiuto!- “Dio che freddo! Strano: non era ancora settembre, come poteva far freddo?,pensò. Poi , cautamente, tolse il braccio da sotto il lenzuolo, accese la luce,tentò di capire se si trattasse di freddo o di febbre. Un ronzio cattivo le disse che si trattava di aria condizionata: la camerirera le aveva alzato il volume. Ancor più cautamente si levò, ercò l’interruttore per chiuderla.Non le riuscì di trovarlo…”p.47

Paura e pregiudizio-Anche il linguaggio di Oriana può essere sgradevole– “l’ultimo errore si chiamava Palladium, una pista da ballo pei negri. I negri sedevano sul pavimento e segnavano il tempo con le palme rosa. Il tempo era quello che dava un tamburo e il tamburo era enorme, anche il negro che lo suonava era enorme. Aveva enormi piedi ed enormi polpacci, enorme stomaco ed enormi dita con le quali rubava al tamburo un ritmo ossessivo e crudele che i negri chiamavano twist. Più che rubarlo, però, lo inventava, con la pesante superbia di un popolo sano, e presto non gli bastarono più le dita per inventarlo: così cominciò a battere i gomiti, presto non gli bastarono più i gomiti per inventarlo, così cominciò a batter la testa, più forte, sempre più forte, finché molti negri si alzarono e agitando i fianchi, le spalle, le braccia, si gettarono a ballar sulla pista ormai sussultante di inguini, volti contratti, sudore, ed uno gridò: “Come , young lady! Come!”, , cento, duecento, trecento, tutti neri ed enormi intorno a lei così piccola e bianca e segnavano il tempo ridevano con enormi occhi ed enormi denti, si spostavano a crearle un passaggio: l’eccitazione aumentò…”57

 

 

 

 

G. Allevi-L’EQUILIBRIO DELLA LUCERTOLA. Alla ricerca dell’equilibrio asimmetrico, con l’aiuto della lucertola- spirito-guida.

 

Allevi e la lucertola

 

Oggi è la giornata della Luna, da giorni si susseguono articoli di giornali, documentari, film, talkshow, su quel piedone di Armstrong posato sulla superficie lunare, per la prima volta nella storia conosciuta, il 20 luglio 1969. E alla luna torno con L’equilibrio della lucertola di Giovanni Allevi.

La lucertola, o meglio lo spirito di quella che fu la lucertola di Giovanni, imprigionata e lasciata morire in un barattolo chiuso per puro desiderio di osservazione (o di sadismo infantile non si sa), lo accompagna, lo consiglia, lo spinge a percorrere i sentieri giusti per trovare il suo equilibrio, lì sull’isola Spagnola tutta movida, onde del mare, vento e macchine sulla statale.

Cos’è l’equilibrio per voi lucertole? Chiede Giovanni

Risponde la lucertola: “Non accontentarsi…”

Nel rifugio Ispanico, avvolto dal più totale isolamento, e silenzio, il musicista incontra se stesso e la musica per il prossimo concerto,  di cui troverà la conclusione solo su un dirupo notturno a picco sul mare dove, illuminato dalla grande, mistica luna bianca, (eccola è arrivata finalmente!) ha cercato l’equilibrio più difficile, quello che lo ha portato persino a scegliere tra la vita e la morte. E proprio come la giovane, leggendaria donna che lo ha ispirato, dopo aver avuto la tentazione di farsi leggero e volare giù dal quella nera roccia, sceglie la vita.

Esausto e incredulo, sdraiato su un fianco in posizione di salvezza, si abbandona al suo corpo e alla magia del luogo. E mentre ringrazia Sorella Luna, sente una melodia, sente le note che aveva cercato a lungo per l’Adagio che chiuderà il concerto per pianoforte.

“Il torpore già mi conquista, la luna mi concede un ultimo bacio e il merletto del mare sfoca il suo tremolio. Sto per sprofondare in un sonno agitato. L’ultimo pensiero è la speranza di non dimenticare queste note, mentre con le dita cerco di toccare per l’ultima volta quella luna bianca”.”127

Ora il cercatore di equilibrio può tornare alla rumorosità del quotidiano, alla liturgia del concerto. E come sempre, prima di iniziare, potrà ripetere il suo mantra salvifico

“tutto l’amore del mondo sulle mie dita”

Ed è magicamente equilibrio asimmetrico. Pare di sentirlo ringraziare la sua lucertola:

Grazie Lucertola, ogni volta che suonerò queste note rivivrò gli attimi magici del nostro incontro  e del cammino impervio verso la mia musica.

D. Di Pietrantonio-BELLA MIA. A L’Aquila con Caterina, Marco e nonna per riprendersi la vita dopo il grande sisma.

Io a L’Aquila ho cominciato a vivere la mia seconda vita. Avevo 19 anni quando ho iniziato l’Università, lasciandomi alle spalle una vita da adolescente-sullo-sfondo, per diventare una giovane donna protagonista delle mie scelte. L’Aquila, gli Aquilani e i compagni di Università provenienti da altre città mi hanno sostenuto in questo nuovo percorso di vita.

Bella mia di Donatella Di Pietrantonio mi ha riportato ancora una volta tra le pietre, le chiese, gli ambienti universitari, le case degli amici e di mia sorella, che oggi o non ci sono più o sono così profondamente ferite da richiedere una lunga ed estenuante cura, non solo materiale. Ed è proprio di un percorso di cura che parla questo libro. Un percorso lungo, sofferto che non si sa quando vedrà la fine, nonostante la città e la sua gente stiano recuperando la loro fisionomia, molto lentamente, ma con tenacia.

I protagonisti

Caterina e Olivia sono due gemelle separate definitivamente dalla furia incontrollabile del terremoto del 9 Aprile 2009. Muore Olivia, mamma di Marco e gemella dominante. Caterina, la sopravvissuta ha enormi difficoltà a elaborare il lutto, sia come cittadina di una città martoriata, sia come sorella gemella che ha perso di fatto la metà di sé.

L’azione si svolge principalmente nelle piccole stanze di un’ abitazione del progetto C.A.S.E., decisamente innovativo per le sue piastre anti-terremoto, ma fragile per la fretta e l’approssimazione con cui è stato realizzato. È significativa e amara la scena di Caterina che versa nel lavandino lo champagne che il Caimano ha fatto trovare in frigo ai nuovi abitanti.

Caterina, sua madre e Marco si adattano con grande difficoltà alla nuova situazione. Sono tutti molto fragili (fragile è una delle parole più ripetute nel libro), sempre in bilico tra il crollo e la resistenza, proprio come la vecchia casa di Marco, dove tuttavia, sprezzante del pericolo, l’inquieto adolescente si reca spesso a trascorrere qualche ora, per respirare l’aria di una casa ormai deserta.

Suo padre Roberto, il grande musicista, vive a Roma con la sua nuova giovane compagna. A distanza, l’educazione del figlio è complicatissima. Eppure, gradualmente, Marco si riavvicinerà a lui, fino a seguirlo nei suoi concerti d’estate, girando le pagine del suo spartito.

Caterina è un’artista, crea ceramiche d’arte ed è molto legata anche alla tradizione, non a caso cita l’antica arte di Castelli. La ceramica può essere fragile, ma è duttile e plasmabile, e tra le mani dell’artista si lascia andare dentro le forme che lui-lei le da. Significativo è il processo di creazione delle due fanciulle urlanti, di dolore prima, di liberazione poi. Sono loro? Olivia e Caterina?

La vita reclama il suo tributo e dunque anche Caterina comincia a riaprirsi al mondo dei sentimenti. Il fascinoso professore che le ha concesso l’uso del laboratorio le mostra attenzione e lei risponde. Forse è l’amore che bussa di nuovo alla sua porta.

Anche la mamma-nonna comincia pian piano uscire dal guscio rigido del dolore paralizzante, attraverso Lorenza, la vicina di piastra a cui il terremoto ha strappato la figlia dalle braccia. Sembrava non avere più lacrime, quando arriva la notizia sconvolgente. È incinta. E allora la nonna di Marco decide che farà da nonna anche al nascituro, meglio se maschio. Lorenza e Antonio, suo amorevole marito, sono soli e dunque il suo aiuto sarà importante, anche se non abitano più nelle C.A.S.E. ma in un vero appartamento per famiglie.

Il titolo Bella mia è chiaramente L’Aquila, ed è una bellissima citazione  dalla commovente canzone tradizionale L’Aquila bella mè te vojio revetè. Nel romanzo  il verso diventa una sorta di mantra  consolatorio  sulle labbra della  “disfatta” donna della piastra accanto…

 

Tutti gli Aquilani, e non solo loro, vogliono rivedere la loro L’Aquila, quella meravigliosa del pre-terremoto 2009. Io porto nel cuore tutti i luoghi che Di Pietrantonio descrive come suoi luoghi del cuore, quando studentessa di medicina li frequentava e li viveva gioiosamente con i suoi amici. Proprio come facevo io in quella sorprendente “seconda vita” che tanto ha inciso sulla mia formazione ed esperienza.

Eric-Emmanuel Schmitt OSCAR E LA DAMA IN ROSA. Corrispondenza, vita, amori e morte di un angelo

 

 

Un attimo di pausa, ma solo un attimo, perché voglio fare qualche riflessione a caldo. Sono  in spiaggia, attraverso le onde che lambiscono il bagnasciuga, il mare fa sentire la sua voce fresca e rigenerante. Immediatamente associo a questo effetto benefico quello generato da Oscar e la dama in rosa. La storia con i suoi personaggi  è come un’ondata di freschezza, una pausa dagli affanni, nonostante il suo contenuto decisamente  “duro”. 

Detto questo, Oscar e la dama in rosa è un genere di  storia che non avrei mai letto, se non me l’ avesse suggerita un’amica entusiasta. Non mi piacciono  le  storie di bambini malati e sofferenti, mi sembra come se la situazione venisse strumentalizzata a fini editoriali.  Eppure, nel caso di Oscar  il tocco è lieve. E Schmitt racconta di un bambino  che viaggia verso  la meta inevitabile, sulle ali della fantasia e della leggerezza, con l’aiuto amorevole e intelligente  della dama in rosa.

Alcuni stratagemmi narrativi  non possono  non catturare il lettore. Intanto i 12 giorni sotto Natale in cui  ogni giorno vissuto vale 10 anni, come una sorta di calendario dell’Avvento personalizzato. Infatti Oscar riesce a diventare vecchio nello spazio di ore e a percorrere la sua esistenza a ritmo incredibile con grande intensità. Il pensiero corre  alla sua storia d’amore con Peggy Blu.

Oscar deve gestire anche il rapporto con i genitori. Che disastro sono “I cretini”, come li apostrofa spesso, ma grazie a nonna Rosa riuscirà anche a comprenderne debolezze e fragilità. Anche loro soffriranno per la sua morte.

Decisamente efficace narrativamente è la corrispondenza con Dio, fino all’ ultima lettera. Nel  biglietto lasciato sul comodino poco prima di  morire Oscar scrive:

“Solo Dio  ha il diritto di  svegliarmi…”  

Quanti spunti  si trovano in questo libro, così esile, così veloce da leggere, e tuttavia così denso! Mi è piaciuto soffermarmi a riflettere sulle annotazioni e sottolineature di Daniela. Ce ne sono molte che condivido e mi piace pensare che anche lei  le abbia fatte riflettendo sulla sua esperienza di vita, grazie a Oscar e a nonna Rosa.

È stata una lettura gradevole, a tratti commovente, a tratti ironica. Ho provato tristezza, ho sorriso, ho apprezzato i racconti fantastici di Rosa, le nonne spesso lo fanno per intrattenere i nipoti! E voglio allora accettare l’invito implicito di Schmitt a volgere lo sguardo verso la positività, verso la vita che comunque va vissuta pienamente, giorno dopo giorno.

 

Nel video La lettera di  Nonna Rosa riassume meravigliosamente questo invito…

 

20 Giugno 2019- Giornata Mondiale del Rifugiato, in versi. REFUGEE BLUES di W.H. Auden

 

world refugee day

20 Giugno 2019- World Refugee Day

 

“On World Refugee Day, I call on the international community to intensify efforts to prevent and resolve conflicts, and to help achieve peace and security so that families can be reunited and refugees can return home.” Secretary-General Ban Ki-moon

 

No other words than Auden’s ones, in English because only   the original language of the poem  makes you  “breathe and sense” the sad rhythm of “Blues”.

Refugee Blues

by W H Auden (1939)

Say this city has ten million souls,
Some are living in mansions, some are living in holes:
Yet there’s no place for us, my dear, yet there’s no place for us.

Once we had a country and we thought it fair,
Look in the atlas and you’ll find it there:
We cannot go there now, my dear, we cannot go there now.

In the village churchyard there grows an old yew,
Every spring it blossoms anew;
Old passports can’t do that, my dear, old passports can’t do that.

The consul banged the table and said:
‘If you’ve got no passport, you’re officially dead’;
But we are still alive, my dear, but we are still alive.

Went to a committee; they offered me a chair;
Asked me politely to return next year:
But where shall we go today, my dear, but where shall we go today?

Came to a public meeting; the speaker got up and said:
‘If we let them in, they will steal our daily bread’;
He was talking of you and me, my dear, he was talking of you and me.

Thought I heard the thunder rumbling in the sky;
It was Hitler over Europe, saying: ‘They must die’;
We were in his mind, my dear, we were in his mind.

Saw a poodle in a jacket fastened with a pin,
Saw a door opened and a cat let in:
But they weren’t German Jews, my dear, but they weren’t German Jews.

Went down the harbour and stood upon the quay,
Saw the fish swimming as if they were free:
Only ten feet away, my dear, only ten feet away.

Walked through a wood, saw the birds in the trees;
They had no politicians and sang at their ease:
They weren’t the human race, my dear, they weren’t the human race.

Dreamed I saw a building with a thousand floors,
A thousand windows and a thousand doors;
Not one of them was ours, my dear, not one of them was ours.

Stood on a great plain in the falling snow;
Ten thousand soldiers marched to and fro:
Looking for you and me, my dear, looking for you and me.

 da Affascinailtuocuore, qualche spunto in più su  Auden e su Another Time

 

In Northumberland-UK, terra di memorie e fascino retrò, incontro Vera Stanhope e George Gently, due ispettori di polizia in armonia con una ambientazione vintage.

 

 

La nostalgia del Northumberland con il suo aspetto  rude, aspro, romantico e drammatico, mi ha portato a vivere la mia “siesta” di questi ultimi tempi con due ispettori molto particolari, Vera Stanhope  e L’ispettore George Gently.

Non tanto per le loro storie gialle, che hanno  le stesse caratteristiche di tante altre, ma per i personaggi che popolano un  territorio che mi porto nell’anima: Durham, Newcastle upon Tyne, Consett, Ebchester, Lindisfarne-Holy Island, doni di un tempo  passato e affascinante.

 Northumberland-Durham County1998

Lo stesso senso del passato  della serie L’Ispettore Gently (Nomen Omen per un ufficiale di polizia che ha combattuto in Italia, dove ha incontrato Isabella, l’amore della sua vita). Ispirato al personaggio creato dallo scrittore Inglese  Alan Hunter, che in realtà ambienta le sue storie nel Norfolk, nella serie BBC  l’azione si sposta nel drammatico Northumberland degli anni sessanta,  zona quasi ferma nel tempo e per questo più rispondente alle atmosfere retrò e suggestive del testo originale.

L’ispettrice Vera Stanhope è il personaggio creato dalla scrittrice Ann Cleeves, apparentemente sciatta e poco affascinante, compensa i suoi modi  e il suo fisico da complicata donna di mezza età con una personalità intelligente, intuitiva e umana. Ricorrente è il suo “caro”  con cui si rivolge a  chiunque interpelli, persino i possibili  colpevoli.

Le scene  dell’ Ispettore George Gently prendono anima dalla maestosità della Cattedrale di Durham. Che gioiello! Che emozione rivederla e ripensare ai gruppi di studenti Leonardo-Erasmus+, inizialmente riluttanti alla mia idea del  tour delle chiese in stile Gotico-Inglese della zona (inclusa quella di  York, più a sud) e poi affascinati  da questi monumenti alla spiritualità e al potere di un’Inghilterra antica.

Mi emoziono  quando i personaggi  di queste storie vagano per la brughiera (the moors) o vivono nei suoi cottage ventosi sparsi qua e là, in solitudine. Il vento dell’Est sferza tutto e pulisce i cieli ingombri di nuvole e pioggia. E sveglia l’anima.

E il pomeriggio passa morbido e lento, lasciandomi sul cuore e nella testa una rilassata malinconia.

 

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