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Una BASE SICURA per vivere meglio ai tempi del Covid19. Qual è la tua base sicura?

 

 

Ogni volta che chiedo alle mie figlie di chiudere  la nostra  videochiamata (quasi a prolungare fino all’ultimo secondo  l’incanto di un loro sguardo  o di un bacio inviato tramite lo schermo) e l’immagine si eclissa  inesorabilmente, mi fermo un attimo a pensare:

“Stanno bene, portano avanti  la loro vita, tra piccoli grandi affanni quotidiani, tra inevitabili stop&go. Insomma gestiscono l’ordinarietà. Mi sta bene, mi rassicura.”

Questa mattina  ascoltando NEGAZIONISMO IN RETE all’interno del programma   Tutta la città ne parla”,  (RAI-RADIO3)  mi  ha colpito il  concetto di “Base Sicura”, me lo sono sentito subito  cucito addosso.  Da nove  mesi vivo nella mia base sicura,  il mio punto d’appoggio per reggere gli urti dell’effetto Covid.

Logo di labasesicurapuntoit

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La BASE SICURA è la possibilità e la capacità di un individuo di avere intorno a sé persone fidate con cui instaurare legami di attaccamento reciproci e solidi.   John Bowlby.

 

Qual è la mia base sicura? la famiglia, la rete  di relazioni affettive e  amicali che ti fanno stare bene, che tu fai stare bene. In questi lunghi  mesi  vissuti come in una bolla d’aria, ne ho preso coscienza più chiaramente. Dunque, anche se a distanza (parola chiave di questo calvario), la base sicura è lì, pronta ad accogliermi, a consolarmi,  a tenere la paura lontano e a infondermi speranza. In sintesi,  a farmi  vivere dentro  uno scenario  che contempla anche  il momento  dell’abbraccio fisico e  dei baci.  È  solo questione di tempo.

 

A proposito di “vecchi improduttivi”. I VIAGGIATORI DELLA SERA (1979) di e con Ugo Tognazzi-Un film surreale ma profetico. Il presidente Toti &Co lo avranno visto?

Nel 1980, per fronteggiare il problema del sovrappopolamento, una recente legge ha stabilito che ogni cittadino, al raggiungimento del 50º anno di età deve, sotto la sorveglianza del cosiddetto Esercito della Salute Pubblica (ESP), trasferirsi in un villaggio-resort, per trascorrervi quella che è definita una vacanza.

Orso e Niky, coniugi e coetanei, pur controvoglia, devono raggiungere il villaggio a cui sono stati assegnati, accompagnati nel viaggio dai figli, che invece, perfettamente aderenti al nuovo sistema politico, ritengono assolutamente giusta la nuova legge.

Il villaggio si rivela essere una dorata prigione, la cui vita è dominata da periodiche riunioni in cui è obbligatorio partecipare a giochi di carte e una lotteria, con premio la partenza per una crociera: nessuno dei vincitori di queste crociere ha mai fatto ritorno al villaggio, dal che gli ospiti del villaggio deducono che i vincitori in realtà vengano soppressi. Il fatto è accettato con rassegnazione dagli ospiti, che preferiscono svagarsi dedicandosi ad attività sessuali, vissute da tutti in piena libertà. Anche Orso e Niki, per motivi diversi, hanno relazioni extraconiugali…read more

Era il 1979 quando  vidi il film I viaggiatori della sera di Ugo Tognazzi, tratto dall’ omonimo  romanzo di Umberto Simonetta. Ero una giovane donna, molto lontana dai 50 anni dei  due protagonisti (Ugo Tognazzi-Orso e Ornella Vanoni-Niki) eppure  la storia mi colpì profondamente.

Mi proiettò  nel futuro facendomi immaginare i “miei” 50. Mi chiedevo come potesse una società diventare così feroce e cieca nei confronti dei suoi “vecchi”,  organizzando per loro una morte apparentemente felice, ma  profondamente incivile.  Sarebbe stato quello il mio futuro?

Forse si. Anche la  nostra avanzatissima società 2020 sembra vedere i vecchi (non i cinquantenni, che oggi  vengono ancora chiamati ragazzi!)  come li vedeva l‘Esercito della  Salute Pubblica  del romanzo di Simonetta. Una realtà distopica quella, una realtà fattuale la nostra. Una realtà in cui la “quantificazione” delle anime e delle persone porta ad obbrobri come il tweet di Toti sull ‘”improduttività” dei vecchi e dunque sulla loro inutilità economica e sociale.

E tuttavia, temo che quelle parole così infelici  non abbiano   fatto altro che “sdoganare” e rendere virale un comune sentire. Tutto ciò che sa di vecchio, che vada a morire! Oggi i settantenni, ieri  i cinquantenni del film illusi dal viaggio di sogno  in una località rinomata. Vinci la crociera e ti togli dai piedi per sempre.

Cari  vecchi  2020 avete  fatto la vostra parte, chi più chi meno. Ora dovete ritirarvi in un cantuccio, ammalarvi e  morire senza fare troppo rumore.  Non tutti però, i vecchissimi  potenti no, quelli chi li schioda!  Intollerabile, ma vero. 

Vero? Fino ad un certo punto. Non avete fatto i conti con la resilienza di una generazione che ne ha viste tante e che ha combattuto per garantire il rispetto dei diritti e dei doveri  di tutti e di ciascuno di noi. E che continuerà a farlo avendo soprattutto   rispetto per  sé stessi e combattendo per smascherare la cialtroneria  di chi non si rende conto  che la ricchezza di  una società è generata e mantenuta anche  da una intelligente  relazione intergenerazionale. I giovani intelligenti  questo lo sanno e sicuramente ce li ritroveremo sempre  a fianco in questa battaglia!

 

 

E. Strout-OLIVE KITTERIDGE:“L’America è una grossa fetta di formaggio andata a male”, ma non vorrei vivere altrove

Scrivo la recensione di Olive Kitteridge di  Elizabeth Strout come fosse una lettera. Il destinatario? L’amica  che mi ha regalato  il libro per il mio compleanno 2020, anno “cruciale” di dominio COVID19.

Cara Lucia,

Hai fatto un’ottima scelta. Olive Kitteridge.  Dell’autrice ho  letto  anche Mi chiamo Lucy Barton e The Burgess Boys. Mi piace tanto!

Olive l’avevo già incontrata nella omonima serie HBO, mi  aveva colpito la magistrale interpretazione di  Frances Mc Dormand:

“Olive è una professoressa di matematica, molto spinosa e rigida. Intorno a lei vive una piccola comunità  di personaggi  tipici della provincia americana (siamo nel Maine): il marito farmacista, il figlio frustrato, il  collega poeta e alcolista innamorato di lei, l’ entusiasta e fragile assistente in farmacia e tante altre persone con problemi esistenziali e spinte suicide/omicide inquietanti. Olive sembra essere il capitano di questa nave  in navigazione in acque perennemente agitate…  More.

Grazie a te è arrivato il momento di leggere il romanzo.

Olive è la protagonista di una storia americana raccontata per “bozzetti”. Ogni capitolo, con un suo titolo riassuntivo, ci fa incontrare i vari abitanti di un piccolo centro del Maine, mettendone a nudo fragilità, punti di forza, anomalie. Il loro “ritratto” prende vita attraverso le parole e i comportamenti  di Olive. A Crosby si respira una familiare atmosfera di gossip da paese.

L’inquietudine che questi ritratti hanno generato in me mentre guardavo la serie TV,  si intensifica e  esplode tra le parole del romanzo. In molti di esse  ritrovo  stralci  della mia sensibilità, spunti di riflessione con tristezza velata, che investono anche la mia vita. Ogni capitolo è di fatto un racconto in cui incontriamo i protagonisti di tante piccole storie in cui Olive è il filo conduttore.  

Farmacia

La coppia  Olive-Henry resiste all’urto costante e spesso  subdolo  di una lunga vita matrimoniale. E scopriamo che entrambi si nutrono  in silenzio di un amore impossibile e bellissimo, forse proprio perché segreto. La farmacia di Henry è complice silenziosa di sentimenti ed eventi incrociati. Denise, Henry, Jerry, che personaggi!

«Un topo» disse sua moglie, quando assunse la ragazza nuova. « Sembra davvero un topo». Denise Thibodeau aveva guance rotonde e occhi piccoli che sbirciavano oltre gli occhiali dalla montatura marrone. « Ma è un bel topolino », rispose Henry, « Un topolino intelligente».

Marea montante

Kevin, medico in crisi  lascia New York alla ricerca di qualcosa. Aveva lasciato Crosby quando aveva tredici anni. Cosa vuol dire “sistemarsi”? Dove si trova il tuo posto nel mondo? Kevin l’aveva cercato molto, dal Maine a Chicago, a Tucson, Dallas, e ora? Di nuovo nel Maine.

“Often, often before

I’ve made this awful pilgrimage […]

I come back for more”

 Johnny Berryman (Dreamsongs)

Ho compiuto questo terribile pellegrinaggio… Sono tornato per averne ancora. Di fronte al mare Kevin ricorda: la bici del nonno, il giorno della laurea in cui il rettore chiude la cerimonia con un inno all’amore: “Amare ed essere amati è la cosa più importante della vita.” All’improvviso,  appare  la signora Kitteridge :

“Per la miseria. Era identica a come gli appariva in classe al settimo anno: lo sguardo diretto, gli zigomi alti; aveva i capelli ancora neri. All’epoca gli era simpatica;  ma non tuti la pensavano così. Provò l’impulso di allontanarla con un cenno della mano, o di mettere in moto la macchina, ma il ricordo del rispetto lo trattenne”

La marea sta montando  e qualcosa di terribile sta per accadere, il vento  soffia feroce, Kevin si ritrova in acqua a contrastare acqua e vento. Kevin si salva se salva…Attimi eterni di emozione.

La pianista

Angela O’Maera, o semplicemente Angie dai tacchi alti nella neve. si realizza nella musica. Quando suona  si sente “scivolare dentro la musica”, ne trae linfa vitale per affrontare tutte le  insidie della sua vita. Al Warehouse Angie suona canzoni che non sempre i presenti apprezzano ma  che a lei dicono molto. Olive e Henry vanno spesso  a cenare lì. Lì puoi  incontrare anche Malcom, patetico amante sposato, che  la illude da ventidue anni; Simon ex fidanzato, avvocato frustrato di mezza età alla rincorsa del tempo e forse di amori perduti. Mancato musicista, Simon  “stranamente” si trova a Crosby. Per lei?

Una piccola esplosione

Christopher, figlio unico di Olive e Henry si sposa! Con chi? Con Doctor Sue… A Olive non sta molto simpatica. Il giorno delle nozze Olive deve “indossare” la faccia da mamma dello sposo, ma le pesa molto e allora lascia furtivamente gli ospiti e comincia a girare per casa. O meglio se ne va nella stanza del figlio  a pensare, nel suo bell’abito  fiorato cucito con amore. Suzanne dai tacchi alti conosce Chris il podologo nel suo studio, dove si reca  per un’infiammazione acuta causata dalle scarpe nuove. E dopo sei mesi…patatrac. Il matrimonio. Tragicomico.

 ”Il parere personale di Olive è che la vita si basi su quelle che lei considera «grosse esplosioni» e «piccole esplosioni». Le grosse esplosioni sono il matrimonio. I figli, gli amici intimi che ci tengono a galla, ma queste cose nascondono correnti invisibili e pericolose. Ecco perché si ha bisogno anche delle piccole esplosioni: un commesso amichevole da Bradley’s, per esempio, oppure la cameriera del Dunkin’ Donuts, che sa come vuoi il caffè. Sono faccende complicate, davvero.”

Fame

Sono storie bellissime quella di amicizia, amore e complicità di Harmon e Daisy, quella di Nina  ragazza anoressica. Hanno fame d’amore, fame di qualcosa che non hanno ma che non smettono di cercare. Il cibo è solo un pretesto. Nina vuole scomparire e scompare; Olive vuole gonfiarsi come la donna cannone e sparire su su nel cielo, tra le nuvole.

«Mio Dio, adoro i ragazzi» disse Harmon «ci si lamenta già anche troppo di loro. Alla gente piace pensare che il compito delle generazioni più giovani sia quello di mandare il mondo all’inferno. Ma non succede mai, vero? Sono bravi, pieni di speranza, ed è così che dev’essere.»

Una strada diversa

Nonni che parlano di figli e nipoti. Lontani, vicini, come? Olive e Henry si vedono con una coppia di amici che in apparenza sembrano  avere una vita gratificante con figli perfetti. Ma non tutto è come appare. E allora si parla insieme e si scopre di aver tanto in comune, specialmente per quanto riguarda le aspettative sui figli e quello che i genitori possono fare o non fare nella loro vita di adulti. Christopher  aveva preso

“Una strada diversa, e bisognava abituarvisi. Ma la mente, o il cuore, non sapeva quale dei due era più lento in quei giorni, non riusciva a mettersi in pari, e lei si sentiva come un grosso, grasso topo di campagna che si agitava nel tentativo di salire sopra una palla che, Olive lo sapeva, si trovava proprio di fronte a lei  e girava sempre più in fretta, e lei non riusciva a spingere le sue goffe membra frenetiche a salirci sopra.”  

Una “grande esplosione” avviene  in ospedale dove Olive si trova quasi per caso, per costipazione da pranzo abbondante e insolito… Due adolescenti sbandati, tristi e insicuri  la tengono in ostaggio con il dottore che la visitava, l’infermiera e Henry. Una vicenda  allucinante che avrà ripercussioni sull’ esistenza dei Kitteridge  e li obbligherà a riorientare le loro scelte di vita.

Concerto d’inverno.

 “E in quel momento Jane Houlton era felice davvero. Mentre si muoveva appena dentro il suo bel cappotto nero pensava che dopotutto la vita fosse un dono, che uno dei pregi dell’invecchiare fosse la consapevolezza che molti momenti non erano soltanto momenti, ma doni”

Tenero, ironico, disarmante e disarmato, atmosfere Natalizie,  concerto d’inverno, tempo di ricordi e di confessioni tra vecchi coniugi. Il mondo sembra andare in frantumi, ma alla fine del capitolo arriva la carezza consolatoria.

Tulipani

La vita delle persone si sviluppa in un ciclo, e anche quella dei tulipani: si semina, si sboccia, si appassisce, si semina di nuovo.

È il caso  della vita di Olive e Henry. In modo diverso  stanno  vivendo il dolore profondo dell’abbandono del nido da parte di Christopher che alle atmosfere autunnali del Maine preferisce il sole abbagliante della California. Soffrono di solitudine, di  senso di  colpa, di insoddisfazione e provano invidia per quelli intorno a loro che sembravano  avere una vita più felice con i figli  più vicini.

Quando  Olive va a fare visita all’invidiata vicina Louise si rende conto che la vita degli altri può essere anche più dolorosa della sua. E allora  torna a godersi la sua casa, la sua vista sulla collina e pensa che è ora di pensare a piantare di nuovo i bulbi dei tulipani.

“I tulipani sbocciarono in uno splendore ridicolo. Il sole di metà pomeriggio inondava di una grande cascata di luce la collinetta su cui  crescevano, spingendo  fin quasi al bordo dell’acqua. Olive li vedeva dalla finestra della cucina: gialli, bianchi, rosa, rosso vivido. Li aveva piantati a profondità diversi e crescevano in maniera piacevolmente irregolare. Quando la brezza li piegava appena parevano un prato subacqueo di piante magiche, con tutto quei colori che fluttuavano la fuori.”

Cestino da viaggio

Ed, proprietario di un  drugstore  muore all’improvviso. Il giorno del funerale dell’amato marito  Marlene, ex alunna di Olive, viene a sapere che Ed l’aveva tradita con la bella cugina Kerry accolta in casa con amore e simpatia. Marlene è  distrutta. Anche in questa occasione Olive non può fare a meno di pensare al figlio e a come sarebbe stata la sua  vita se lui le fosse rimasto vicino.

Marlene e Ed stavano pianificando un viaggio dopo aver saputo  dal dottore  della malattia. Ed era determinato a farlo quel viaggio, esorcizzava così il pensiero della morte.  In un cestino da viaggio sono raccolti le varie brochure. Merda Olive! Non aveva capito niente…

 ”Puoi portarli con te quando vai via? Portateli dietro e buttali via. Insieme al cestino in cui si trovano”.  

Nave in bottiglia

Winnie ha una specie di cotta per la sorella maggiore Julia, nata  da una precedente relazione di Anita. Julie con la sua felpa rossa con cappuccio e il suo corpo indolente da adolescente è mitica! Da imitare. La madre  Anita è bellissima, diversa dalle altre madri. Una modella. Il padre Jim, bidello  e ex alcolizzato sembra un uomo mite con un suo sogno  da “costruire”: una barca in cantina. Una casa strana la loro, specie la stanza da bagno. Julie sta per sposarsi con Bruce. Arriva il giorno delle nozze e accade l’impensabile. L’evento stravolgerà la vita dei due promessi sposi. Ma la vita si può domare. Julie vuole soddisfare la sua fame e lo fa:

“Lo sai che cosa ha detto un giorno in classe la signora Kitteridge?[…]Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi”  

Cosa succede al resto della famiglia? Tutto come sempre, tra frittelle, sogno di una barca costruita in cantina (ma come farà ad uscire?) e tanta frustrazione.

Sicurezza

Finalmente Christopher si è deciso ad invitare sua madre a casa sua. Ora vive a Brooklyn-New York con la nuova moglie, due figli  piccoli che lei ha avuto da due uomini diversi, e uno loro in arrivo. Olive è contenta nonostante si renda conto che l’invito è una richiesta di soccorso-nonna.  Primo volo per Olive, esperienza allucinante e affascinante nello stesso tempo.

L’incontro con il figlio è fantastico, tra silenzi, mezze parole, cacca  pestata e imprecazioni insolite. Si arriva a casa. La casa degli sposi  è un caos assoluto agli occhi della perfettina Mrs Kitteridge. Christopher si rivela man mano sempre più loquace. Sorprendente. La nuora è più simpatica di quanto avesse immaginato. La chiama mamma! Si parlano e si ascoltano. Incredibile.

Esilarante l’impatto con il “ giardino” di cemento.  Parte della casa è affittata a un inquilino bizzarro. Ha addestrato il suo pappagallo a dire frasi ben precise. Si chiama O’Casey. Scatta in Olive un flashback. Sarà parente del “suo” Jim O’Casey? Il collega che la accompagnava e con cui  c’era qualcosa di più di un semplice passaggio a e da scuola.

 “Sei figli. Cattolico. Era un uomo molto alto, Jim O’Casey, e durante le presentazioni c’era in lui una lieve traccia di timidezza[…] Quella sera, mentre usciva dalla scuola nell’aria invernale e si avviava verso il parcheggio lontano dove si trovava la loro auto, con Henry accanto che continuava a chiacchierare, Olive aveva la sensazione di essere stata vista. E prima di allora non si era mai nemmeno resa conto di sentirsi invisibile[…] Non si erano mai baciati.  Non si erano nemmeno toccati, si erano solo passati accanto, molto vicini, mentre andavano nell’ufficio di lui, un minuscolo cubicolo fuori dalla biblioteca: evitavano la sala professori.”  Christopher la riporta alla realtà. No, non è parente del suo Jim  schiantatosi contro un albero  in Crosby, Maine.”

Madre e figlio  finalmente si  parlano, rinfacciandosi tutte le loro frustrazioni, il non detto di anni. Olive lo fa con rabbia e aggressività, Christopher con distacco  e freddezza ,ancora più cocenti.

Fatto, ora Olive può tornare a casa sua più leggera, lasciando Annabella, Taddheus, Cristopher e gli altri  due al loro percorso  psicoanalitico. Ce l’ha messa tutta ad adattarsi alla loro vita, ma inutilmente. L’hanno sistemata nello scantinato bianco e pulito, con bagnetto. Le manca la sua casa. Avevano concordato una settimana, ma più di tre giorni Olive non resiste, l’ospite come il pesce  dopo tre giorni puzza. In aeroporto. accade una specie di farsa. Olive si rifiuta di  togliersi le scarpe, la sicurezza interviene e lei si lascia condurre verso il posto di polizia. Cosa le accadrà?

Criminale

Rebecca ruba una rivista nella sala d’attesa. Vecchio vizietto. Figlia di un reverendo, da bambina  viene abbandonata dalla madre che nel suo peregrinare in cerca della felicità cade nelle grinfie di Scientology. Rebecca non riesce a trovare un lavoro che la soddisfi. È una donna piena di problemi. Da sempre. Al liceo la professoressa Kitteridge aveva intuito qualcosa e spesso le ripeteva” Se hai qualcosa da dirmi, io sono qua”, ma lei passava oltre. Passerà oltre anche adesso? E per andare dove?

Fiume

Olive è ormai vedova da due anni. Incontra per caso  il recente vedovo Jack Kennison da Harvard (antipatico da morire!) che ha un piccolo incidente. Olive lo aiuta e  per un istante torna a dar senso alla propria vita. Aveva già fatto prove di ritorno  alla vita, ma non  ne era uscita contenta.  A chiusura del percorso arriva però una “grande esplosione”. Olive ha raggiunto il giusto livello di saggezza per  godersi ogni  attimo di vita e di  amore. Magari  con l’antipatico, repubblicano Jack Kennison da Harvard.

Conclusione

Cara Lucia, grazie. La serie tv l’avevo quasi dimenticata, il romanzo non lo dimenticherò mai.

“Olive aveva gli occhi chiusi, e la sua anima stanca era attraversata da ondate di gratitudine, e rimpianto. Immaginò la stanza piena di sole. Le pareti accarezzate dai raggi, i cespugli là fuori. Il mondo la confondeva. Non voleva ancora lasciarlo”

5 Ottobre-Giornata mondiale UNESCO dedicata agli INSEGNANTI-“Teaching in Freedom, Empowering Teachers”

 

 

“Teaching in Freedom, Empowering Teachers”

 

Ecco il messaggio della Direttrice Generale dell’UNESCO Irina Bokova, 

 

 

Gli insegnanti costituiscono un fondamento essenziale della forza a lungo termine di ogni società – essi forniscono ai bambini, ai giovani e agli adulti le conoscenze e le competenze necessarie per soddisfare le proprie potenzialità.

Tuttavia, in tutto il mondo, troppi insegnanti non hanno la libertà e il sostegno di cui hanno bisogno per svolgere il proprio lavoro, che è di vitale importanza. È per questo che il tema della Giornata Mondiale degli Insegnanti di quest’anno – “Teaching in Freedom, Empowering Teachers” – ribadisce il valore degli insegnantie riconosce le sfide che molti incontrano nel corso della loro vita professionale in tutto il mondo.

Essere un insegnante accreditato significa avere accesso a una formazione di alta qualità, salari equi e opportunità continue per lo sviluppo professionale. Significa anche avere la libertà di sostenere lo sviluppo di curricula nazionali e l’autonomia professionale per scegliere i metodi e gli approcci più adeguati che permettano un’educazione più efficace, inclusiva ed equa. Inoltre, significa essere in grado di insegnare in totale sicurezza durante i momenti di cambiamento politico, instabilità e conflitti.


In molti paesi, tuttavia, la libertà accademica e l’autonomia degli insegnanti sono sotto pressione. Ad esempio, nelle scuole primarie e secondarie in alcuni paesi i rigidi schemi di responsabilità hanno esercitato un’enorme pressione sulle scuole affinché fornissero risultati su test standardizzati, ignorando la necessità di assicurare un curriculum di ampio respiro che soddisfi le diverse esigenze degli studenti.


La libertà accademica è fondamentale per gli insegnanti a tutti i livelli di istruzione, ma è particolarmente importante per gli insegnanti di istruzione superiore, sostenendo la loro capacità di innovare, esplorare e rimanere al passo con le più recenti ricerche pedagogiche. A livello universitario gli insegnanti sono spesso impiegati a tempo determinato e su base contingentale. Ciò può generare a sua volta una maggiore insicurezza del lavoro, minori prospettive di carriera, un carico di lavoro più elevato e stipendi inferiori – fattori che possono limitare la libertà accademica e danneggiare la qualità dell’istruzione che gli insegnanti possono offrire.

A tutti i livelli di istruzione, la pressione politica e gli interessi commerciali possono porre dei freni alla capacità degli educatori di insegnare in libertà. Gli insegnanti che vivono e che lavorano in paesi e comunità colpiti da conflitti e instabilità affrontano spesso sfide maggiori, tra cui aumento dell’intolleranza, discriminazione e restrizioni sulla ricerca e sull’insegnamento.


Quest’anno è il 20° anniversario della Raccomandazione dell’Unesco del 1997 sullo Status del personale insegnante di istruzione superiore, che integra la raccomandazione UNESCO/ILO del 1966 sullo Status degli insegnanti. Insieme, questi strumenti costituiscono il principale quadro di riferimento sui diritti e sulle responsabilità degli insegnanti e degli educatori. Entrambi sottolineano l’importanza dell’autonomia dell’insegnante e della libertà accademica nella costruzione di un mondo in cui l’istruzione e l’apprendimento
sono veramente universali.


Mentre tutto il mondo lavora per realizzare la visione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ci rivolgiamo ai nostri partner nei governi, nel settore privato e nel mondo dell’istruzione affinché si impegnino a costruire una forza lavoro altamente qualificata, valorizzata e rafforzata. Ciò costituisce un percorso cruciale per la realizzazione dell’Obiettivo 4, che prevede un mondo in cui ogni ragazza, ragazzo, donna e uomo abbia
accesso a un’istruzione di qualità e alle opportunità di apprendimento lungo tutto l’arco della vita.


Ciò significa garantire condizioni di lavoro dignitose e stipendi equi per tutti gli insegnanti, anche a livello universitario. Significa fornire agli insegnanti formazione e sviluppo. Significa aumentare il numero di insegnanti di qualità, soprattutto in quei paesi con un elevato numero di insegnanti impreparati. Significa eliminare restrizioni inutili sulla ricerca e sull’insegnamento e difendere la libertà accademica a tutti i livelli di istruzione. Infine, significa migliorare lo status degli insegnanti in tutto il mondo in un modo che onori e rispecchi l’influenza che essi hanno sulla forza della società.


In questa Giornata Mondiale degli Insegnanti unitevi a noi nel a permettere agli insegnanti di insegnare in libertà affinché ogni bambino e ogni adulto siano a loro volta liberi di imparare – a beneficio di un mondo migliore.

 

 

 

G.Bocca-IN CHE COSA CREDONO GLI ITALIANI? Dagli anni 80 ad oggi siamo molto diversi?

In che cosa credono gli italiani?(Longanesi&C-Milano 1982)

Capitolo dopo capitolo Giorgio Bocca analizza tutti gli elementi che ispirano  la vita degli Italiani degli anni 80. Tuttavia, il lettore del terzo millennio non stenterà a riconoscersi in molti tratti del  ritratto preciso e ironico  che lo scrittore fa dei cittadini  del Bel Paese.

O no? Vale la pena di soffermarsi  a leggere questo libro, e davvero “il Mistero Italia” ci sorprenderà.

Procediamo per assaggi, partendo dal titolo dei singoli capitoli.

PUBBLICA MENZOGNA E VERITÀ PRIVATA

“In cosa credono gli Italiani? Di certo nella menzogna pubblica e nella verità privata. Ci credono perché davvero convinti che il prossimo ci creda? ma no, piuttosto pensano che il modo opportuno e concesso di vivere in pubblico sia mentire o tacere e si rifanno con le verità private[…]Gli umili mentono per necessità, i potenti per scaltrezza e per arroganza, i menestrelli e i propagandisti per mestiere e per abitudine:”

LA NAZIONE SCHIZOFRENICA

Per avere il voto delle masse bisogna regalare loro un sogno.

“Gli Italiani credono nella loro schizofrenia, cioè che sia doveroso, anzi necessario, rivolgersi prima al dogma, al verbo, alla verità rivelata, alla sacra scrittura, alla politica come scienza, alla Città del Sole, al Sol dell’avvenire e a tutte le astrazioni che non servono a vivere nell’ attuale, salvo poi tentare di correggerle, di tradurle in pratica ricorrendo  a un pragmatismo anarcoide, individuale, familista.” E segue un esempio illuminante: L’intellettuale vero per gli Italiani…

LE CORNA E IL DIAVOLO

 Sant’Antonio fa ritrovare gli oggetti perduti!

“Gli Italiani credono nelle corna, nel diavolo, nel gatto nero, nei morti che tornano, nei fenomeni e segni e significati che, per essere incerti e relativi, esercitano la loro ambiguità e flessibilità: debolezze ma anche qualità della nazione[…] L’esempio più incredibile e universale?  Il culto di Sant’ Antonio da Padova è superstizione? Certamente sì ma la Chiesa finge di non accorgersene, lascia che milioni di  fedeli credano nei poteri del santo. C’ero e forse ci sono anch’io fra essi: era un pomeriggio d’Agosto…”

TENGO FAMIGLIA

«SCRIVE Luigi Barzini: La famiglia italiana è una cittadella in territorio ostile: entro le sue mura e tra i suoi componenti, l’individuo trova consolazione, soccorso, consiglio, nutrimento, prestiti, mezzi, alleati e complici che lo aiutano nelle sue imprese. Nessun italiano che abbia famiglia è solo» E sì, la famiglia è l’unica istituzione che accomuna tutti: anarchici, democratici, belli, brutti, onesti disonesti e così via.”

ITALIANI BRAVA GENTE

“Gli italiani credono di essere buoni[…]Buoni nell’accezione di civili, convinti da esperienze secolari che la ferinità non paga. Mussolini manda i nostri soldati «a spezzar le reni alla Grecia» e l’armata « si agapò», si diede all’amore. La IV armata che occupava la Francia provenzale era nota come «l’armata profumo», si interessava più al commercio delle essenze uscite dagli alambicchi di Grasse o di Vence che di rastrellar partigiani ed ebrei[…]Comunque, buoni o cattivi che siano, gli italiani non sono sanguinari: chi praticava la tortura nella guerra civile era disprezzato da entrambe le parti…”

URLO DUNQUE SONO

“Gli italiani credono nella fortuna e nella felicità da fragore, celebrano le loro feste con botti, castagnole, petardi[…]Il fragore ci viene insegnato fin dalla più tenera età: la domenica i bravi genitori milanesi portano i loro bambini a Linate, sul terrazzo, perché si spacchino gli orecchi  ai fragori  orrendi dei jet in partenza. Il costruttore Berlusconi, dal canto suo, ha scelto proprio la fascia di territorio che sta sotto l’urlo dei jet per fabbricarvi i suoi  villaggi residenziali”

Seguono esempi quasi fantozziani. Oggi gli orecchi nostri e dei nostri bambini sono spaccati  da dispositivi elettronici demoniaci!

FRA L’EUROPA E IL CAMPANILE

“Gli europei che credono più fortemente nell’ Europa sono gli italiani, almeno a giudicare dalla loro partecipazione alle prime elezioni europee: Ravenna ha dato il massimo di voti come città, Ferrara come provincia. Le nostre strade sono piene di cartelli che, sotto il nome di un paese, aggiungono: comune d’Europa.”

Ma il campanile chiama sempre imperioso, forte e chiaro, anche con le sue mille campane…

“Nei momenti di crisi, di transizione gli italiani ripiegano sul localismo[…]Quando il localismo vigoreggia e riduce la cosa pubblica a trattative bilaterali. Come si usa dire, fra i gruppi familiari e il notabile locale. Sindaco o parroco che sia., i sociologhi, che arrivano sempre a buoi usciti dalle stalle, vi spiegano il perché. In questi mesi abbiamo letto il Duverger francese e l’Alberoni nostrano e appreso che nel declino dei grandi valori nazionali, patriottismo, bandiera, esercito, re, medaglie al valore; nella crisi sempre più chiara dei miti progressisti come la buona scienza o l’esplorazione dell’universo; nell’ implacabile, soffocante tempesta dei mass-media che cercano di ridurre tutto ai comuni denominatori dei prodotti di largo consumo, milioni di persone in Francia come in Italia vanno in cerca di una loro identità nel localismo, ritrovano se stesse negli odori, nei sapori, nelle memorie, nelle forme del luogo natio”

Oggi siamo diventati molto meno Europeisti e il localismo sta assumendo la forma di un nazionalismo retrivo, cieco e pericoloso.

CREDENZE VARIE

“Dalle contraddizioni fondamentali fra menzogne pubbliche e verità private, fra ideologie astratte e pratica anarcoide, dalla continua escursione fra l’immaginato  sublime e il reale deludente[…],da queste e da altre contraddizioni nasce il il bisogno irrefrenabile dell’ autodenigrazione che fa da pendant al bisogno di esterofilia esagerate[…]Il verbo sistemare fa da contrappeso al sistemarsi: o qualcuno sistema te o tu minacci di sistemare chi non ti sistema o insidia la tua sistemazione…”

VIVERE NELLA STORIA

“Non so se sia corretto dire che gli italiani credono nella storia, sia pure alla loro maniera, fra grandi nostalgie e senso di fastidio, fra gli impossibili ritorni e il tira a campare delle guide turistiche. Ma penso si possa dire che gli italiani vivono dentro una storia che non ha paragoni in altre nazioni dell’occidente, tremila anni di grande e grandissima storia, la quale bene o male conta nella vita quotidiana, nel modo di pensare, di comportarsi.”

VIVERE NEL MITO

Gli italiani vivono nella storia e ci credono, ma in una storia così lunga da arrivare sino ai paesaggi incantati, ai giardini magici  del mito. E mi pare sia la Grecia italica a mostrare nel modo più evidente questa mescolanza di mito, storia, attualità, di ciclopi che continuano a scagliare rupi incandescenti nel mare, vicino al porto naturale di Siracusa dove il genio tecnico di Archimede varò la più grande nave del mondo antico.”

IL MISTERO ITALIA

“Allora gli italiani sono comunisti, socialisti, fascisti? No, sono soltanto insicuri, passati per secoli di miseria e delusioni;  non credono ancora nella stabilità di questo benessere; sono perennemente in cerca di assicurazioni, di ammortizzatori, di tranquillanti.”

 

Non è facile vivere nella storia, nel mito, e, nello stesso tempo affrontare le sfide del presente per costruire una prospettiva futura efficace, ma una certezza viene in soccorso del nostro popolo meraviglioso:

 

Sara Robin-Cantare chi sei…Ora la troviamo anche sul suo blog!

Benvenuta Sara nel mondo dei blogger!  Il nome è tutto un programma:

Sara Robin-Cantare chi sei

Ho appena letto il tuo post Fiducia.  Riconosco la tua grinta, la tua delicatezza, la tua intelligenza…

Settembre ha un profumo tutto suo. Profuma di terra umida e foglie ancora verdi, di aria fresca e sole che scotta. Ha il profumo dell’energia ripulita e delle idee rinnovate, sa di carta bianca e di volontà, sa di fiducia, almeno per me. Esattamente due anni fa entravo nella mia nuova casa con le gambe e il cuore ammaccati, ma bramosi di costruire, conquistare uno spazio in cui concedermi la libertà di essere…

Buon vento compagna di viaggio!

 


Settembre 2019- Sara Robin Quintet accompagna brillando la conclusione dell’Estate sotto le Stelle di Selvazzano.

L’attesa è più lunga del previsto. Per fortuna ci fa compagnia l’immensa Norah Jones! Poi finalmente arriva lei.

Voce calda e forte, quella di Sara Robin che ieri sera Sabato 8 settembre  ha illuminato con il suo gruppo “Sara Robin Quintet” l’Auditorium San Michele di Selvazzano, nell’ambito delle attività di Estate sotto le Stelle.

Il filo conduttore del  concerto è il racconto del viaggio di una donna. Le tappe sono quelle che ogni essere umano attraversa nella sua storia interiore: l’amore in tutte le sue declinazioni, dalla  fase dell’ innamoramento, alla maturazione di un amore solido  e gratificante, alla fine, con i tormenti indicibili  vissuti come la fine di tutto. Poi la lenta rinascita che passa dalla riscoperta del proprio corpo e del sé, e finalmente, di un “altro amore ” che  farà battere di nuovo il cuore, verso la vita e la speranza.

Le canzoni scelte, molte cantate in Inglese, riflettono questo percorso in un’alternanza bellissima tra antico e moderno, tra grandi  autori Italiani e Anglo-Americani. Incontriamo Amy Whinehouse-What is it about man, Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni, Amore che vieni amore cha vai di De Andrè, Se stasera sono qui di Luigi Tenco, La borsa di una donna di Noemi, Oggi sono io di Alex Britti, fino  al  suggestivo bis finale con You’ve got a friend di Carole King.

Il brano di Sara Colpi di tosse ci accompagna  verso la meravigliosa conclusione di una serata nata all’insegna di un omaggio  ad “un’amica speciale”. Dovunque si trovi ora, la sua amica  potrà certamente ascoltare e sentire la forza e la dolcezza di  queste note modulate dalla coinvolgente voce di Sara e dalla musica prepotente  del suo gruppo (Simone Bortolami, Alberto Lincetto, Federico Lincetto, Giacomo Albertelli).

Mi sarebbe piaciuto conservare il ricordo di questa intensa serata con un programma scritto  da portarmi a casa, con l’elenco delle canzoni e le motivazioni della scelta, insomma la scaletta magica che Sara ha tenuto sul leggio, saltandone forse dei punti  per improvvisare e lasciarsi andare all’onda dell’improvvisazione. Sarà per la prossima volta!

Goliarda Sapienza-IO, JEAN GABIN. La vita è lotta, ribellione e sperimentazione. E amore, da non poterne fare a meno!

Goliarda Sapienza- Io,Jean Gabin, ed Giulio Einaudi 2010

Agosto scorre con un’altra bella storia in cui  il “doppio” gioca un ruolo importante. Goliarda è e si sente  Jean Gabin. E lo  grida e lo scrive: Io, Jean Gabin (Ed Giulio Einaudi 2010).

Mai letta una storia così, che io mi ricordi. Una bambina si identifica con un grande attore francese, non bellissimo, ma intenso. Lo insegue, ne imita l’andatura, si abbandona alla sua malia mentre lo vede agire sul grande schermo. E si lascia avvolgere l’anima dalla sua nebbia-Nord Francia, mentre vaga estasiata per la Civita, dove invece, tutto  è nero lava  e  fulgore rovente.

La famiglia Sapienza-Giudice

 “La madre, Maria Giudice, figura storica del socialismo italiano ante Prima guerra mondiale, fu seguita giorno per giorno da una spia dell’Ovra per quasi vent’anni durante il suo soggiorno obbligato a Catania. Tutto ciò è documentato presso l’Archivio Centrale dello Stato. Da quando la lombarda Maria Giudice era stata mandata in missione sindacale segreta a Catania nel 1920, e poi costretta a rimanervi dal precipitare degli eventi politici, s’erano unite due famiglie, quella dell’agitatrice socialista vedova con sette figli avuti dall’anarchico Civardi, divenuto poi interventista, caduto in guerra e celebrato come eroe fascista, e quella dell’avvocato e sindacalista Peppino Sapienza, detto «l’avvocato dei poveri», vedovo con tre figli maschi, figura di primo piano del socialismo siciliano. Si erano congiunti in libera unione, Maria e Peppino, come si diceva allora, ed ebbero un’unica figlia, Goliarda, convivendo poi nella casa di via Pistone, un focolaio di resistenza durante tutto il ventennio, frequentata spesso da un Brancati in fase di rinascita morale. Quella casa fu un’oasi di controcultura, quando non era facile immaginarsi la fine di un regime che prometteva di durare mille anni.”

Seguire Goliarda nelle sue scorribande catanesi, nella vita familiare,  nei suoi pensieri arruffati e tenaci mi ha rapito e ha risvegliato l’immagine di altre piccole grandi protagoniste di storie lette di recente: Eugenia  (Un paio di occhiali di  Annamaria Ortese); Lila/Elena (L’amica geniale di Elena Ferrante) e Jean Louise-Scout (Il buio oltre la siepe di Harper Lee), tutte bambine “libere” che vanno incontro alla vita e all’avventura, coraggiosamente, con spavalderia in alcuni casi.

Donne come fiumi

Goliarda si appropria di comportamenti e immaginari maschili fino a identificarsi con Jean Gabin e, allo stesso tempo,  desiderare di essere una donna come quelle da lui amate.

Incipit-“Io, che con Jean Gabin ho imparato ad amare le donne, mi trovo ora con la fotografia di Margaret Thatcher davanti – sul giornale, beninteso, che da buona cittadina postrivoluzione francese compro tutte le mattine –, e comincio a pensare che qualcosa non è andato per il verso giusto in questi ultimi trent’anni di democrazia. Jean Gabin non ne sapeva niente di lady di ferro, donne poliziotte, soldate e culturiste. I suoi occhi azzurri – di Jean intendo – sognavano una donna che fosse come un fiume, un grande fiume languido e vertiginoso che andava a nutrire con le sue acque limpide il mare. Questo ho imparato da lui, e per me la donna è stata sempre il mare. Intendiamoci, non un mare delineato da un’elegante cornice dorata per fanatici del paesaggio, ma il mare segreto di vita, avventura magnifica o disperata, bara e culla, sibilla muta e risposta sicura; spazio immenso in cui misurare il nostro coraggio di individualisti incalliti, ladri al ricco e donatori al povero, tutti d’accordo su una precisa breve frase: «Sempre fuori da tutti i poteri costituiti», soli, ma con l’orgoglio di sapere la rettitudine che soltanto nell’outsider alligna.”

Un film memorabile

Diamo uno sguardo al film  Il Porto delle nebbie, un altro grande protagonista della storia  di Goliarda.

“La nebbia che sovrasta tutto il film è il pericolo, è il destino, è l’avvertimento che tutto è travisato ed è ancora più difficile muoversi e decidere. Le case brutte, il caffè brutto, la gente brutta, è tutto un segnale di come sia impossibile persino la speranza. Gli uomini non determinano niente. È il destino a decidere tutto. Tutto questo nella poesia generale di un grande regista e un grande poeta che si integravano magnificamente. Carné e Prévert erano fra i padroni del cinema francese di quel momento. Perfettamente inseriti nella “moda” del Fronte Popolare, sofferenti come tutti gli intellettuali che erano stati sedotti dalle idee che venivano dall’Est e delusi dal non poterle effettivamente applicare. Dunque la miglior realizzazione di quel programma poteva stare nella solidarietà individuale e nell’amore. My movies-“

Tornerò da Goliarda, tornerò a seguirla in nuove storie. Scoprire il suo lavoro e godermelo è stata la cosa più stimolante che mi sia accaduta come lettrice  in questo  periodo faticoso.

Assaggi

Civita, regno del puparo- “grande Civita dalle straduzze intagliate nella lava, colma di personaggi vivi, acuti e saettanti fra teste di meduse, draghi alati, leoni, elefanti scolpiti anch’essi nella lava ma vivi della vita muta e perenne della scultura. Questa vita tracciata senza interruzione da basso a basso, da balcone a balcone, di giorno taceva ma la notte col muoversi delle fiamme dei lampioni intrecciava storie di passione, di delitti e di gioie improvvise.”

L’arte del rammendo- dagli Insanguine si lavora! “Rammendavamo punto dopo punto gli strappi dei manti causati dalla gran tenzone della sera prima. Da mamma Insanguine avevo imparato quell’arte di sanare piaghe aperte nelle vesti, nei manti, nei calzoni e non solo per fare apparire nuova da lontano una gonna stracciata, ma anche per riparare i vestiti comuni: a ritessere i fili strappati di calze, camicette, cravatte.”

Goliarda/Angelica/ “pupa”- “«Non è che non ne sei degna, non mi fraintendere, è che ci vuole tempo. Tempo e fatica e tu sei destinata ad altri progetti. Ognuno ha il suo destino unico e tu per altro nascesti… Ma per mostrarti ca non è che ti ritengo indegna di quest’arte, per prima cosa farò una pupa col tuo profilo e il tuo sguardo. È tanto che ci penso. Di profilo sei bella, davanti meno, o meglio davanti sei bella solo se sorridi. E non è cosa da pupe guerriere sorridere. Ma di profilo sei un’Angelica quasi perfetta. Farò di te un’Angelica coi fiocchi da mostrare a tutti con orgoglio». «E il mistero?» «È mistero, come dice la parola», rispose lui lasciandomi a bocca spalancata.”

Il mistero delle mani dei pupi, che storia!- “Proprio all’angolo della via presso la fontanella del drago e il grande androne di palazzo Musumeci, quello coi due mori per colonne che sorreggono tutto il primo piano, vidi le mani piú belle che mente umana possa immaginare, posate con grazia e calma reale sull’orlo d’un cestino pieno di panni lavati, stirati e profumati di tutti i fiori di zagara della Chiana. Queste mani, se possibile, erano piú bianche e delicate del lino dei fazzoletti e delle camiciole che quella ragazzina portava nel cestino poggiato su un fianco come in un abbraccio a sostenere il suo tesoro, l’altra mano posata sopra a proteggere… Non fece niente, lei,”

I poveri non si riscattano. Il professor Isahia sentenzia- “«Non credere alle balle liberali di tuo padre e di tua madre! Balle! Utopie di intellettuali viziati! Dalla miseria alla gloria… Nessuno esce dalla miseria, sinonimo di ignoranza, e diventa un genio. Se non ci credi, va’ a guardare da dove vengono tutti i loro scrittori, pittori, musicisti… Da famiglie agiate, se non ricche, agiate! Hai capito!? Per non dire di tua madre che era di una famiglia ricca. Anche tuo padre che si vanta tanto della sua origine plebea, lo sai come è riuscito a uscire dalla schiavitú dell’ignoranza? lo sai?» «No, professore, no, non si arrabbi». Sento ancora la mia vocina di un tempo belante come una pecora. «E mi arrabbio invece! Mi arrabbio e basta! Tuo padre, essendo il piú piccolo, ha beneficiato del lavoro dei fratelli che pur di farlo studiare si sono scannati a lavorare notte e giorno! A dare il sangue notte e giorno!»”

1944-Il quaderno, Roma, l’amica americana e Pollock– “Già, quel quaderno mi seguí fino alla soffitta delle suore francesi di via Gaeta a Roma, mi seguí fino alle parole di Jean, che non era Gabin, era un’americana rifugiata in quello stesso convento durante l’occupazione nazista[…] Sul mio quaderno pieno di bugie vere raccontate dai piú grossi bugiardi che mai mente umana poté immaginare, m’incanto e dimentico la fame, la sete, i tedeschi… Già, quel quaderno mi seguí fino alla soffitta delle suore francesi di via Gaeta a Roma, mi seguí fino alle parole di Jean, che non era Gabin, era un’americana rifugiata in quello stesso convento durante l’occupazione nazista. – Devi distruggerlo questo quaderno, Ester (mi sarei chiamata cosí un giorno da partigiana ricercata dalle SS), è pieno di nomi, se venissero a fare una perquisizione… Che dici, lo brucio? – Ma sí, brucialo, Jean. – Peccato, certe pagine sembrano un disegno di Pollock. – Chi è? – Oh, un grande pittore del mio paese. Quando saremo liberate te lo farò conoscere… Anche noi americani cominciamo ad avere i nostri pittori.”

L’America di Jean- “Oh sí, insieme, non come sciocchi turisti, e anche tu verrai con me nel mio paese. Vedrai le grandi praterie, i corsi d’acqua infiniti, le mandrie di cavalli, i cavalli, Ester… tu non sai la bellezza di un cavallo che corre libero per pianure smisurate, vedrai. Per quanto ami l’Europa… – sono metà scozzese, lo sai – ma qui in Europa si sta stretti, si soffoca ammassati uno all’altro, le città una dietro l’altra senz’aria… Oh, il vento delle grandi distese, l’odore del vento libero, non soffocato da chiese e campanili, libero e giovane vento delle mie praterie… Piange Jean in silenzio, un po’ mi si stringe il cuore, ma so anche che le fa bene. Potrei prenderla fra le braccia ma sarebbe un atto troppo carnale, lei non si aspetta questo, Gabin non l’avrebbe fatto. Da qualsiasi amore sei posseduto devi scrutare l’altro, sapere quello che la sua natura vuole, rispettarlo. Questo sentimento di rispetto ha in sé un compenso cosí grande che scalda il cuore e dilata i polmoni.”

Jean Gabin, l’amore contro tutto e tutti -“Carlo tante volte ho provato quell’emozione, sono gli strumenti a percussione che ti sbattono subito nel vivo del dramma con frastuono di ruote sfrenate a velocità pazza fra strade d’asfalto mitragliate di nera pioggia, di fari abbaglianti, ululare di cani, fischi acuti di poliziotti neri come la pece, dagli occhi di mastini addestrati ad azzannare qualcuno che il potere ha costretto a errare derelitto, affamato, al margine della strada… Ma questo qualcuno ha il passo calmo, equilibrato e pieno di forza orgogliosa malgrado la fame, la mancanza di sonno e d’amore. So cosa perderà il mio Jean, so ormai tutto, eppure attendo con ansia l’ennesimo amore che segnerà la sua fine, se non fosse per questo suo umanissimo bisogno che tutti ci accomuna, poveri, ricchi, fascisti e antifascisti e forse anche i reali. Che forse lei, la grande regina Cristina, non fu colpita dal bisogno d’amore come il semistraccione Gabin? Eh sí, l’amore deve essere qualcosa cosí essenziale alla nostra natura da non poterne fare senza, qualcosa come il pane, l’acqua, il sale…”

La magia del bianco e nero– “La consapevolezza di non essere capiti è un tranello mortale per sé e per gli altri. Anch’io forse caddi in quel tranello… Fermati Goliarda, non ascoltare il tuo futuro che s’apre come una fossa di fangose bugie tue e degli altri, non disturbare la bellezza di quelle gesta entusiasmanti, classiche in bianco e nero… Classica la musica in bianco e nero si svolge fra la pioggia fitta fitta punteggiata di bianchi sorrisi, sguardi chiari appena accennati, gesti lievi di colomba nel momento piú furente del dramma, quando il destino per atroce che sia si conclude in pochi gesti sobri.”

Carlo il socialista/purtroppo- “Ma tu, Carlo, io non ti capisco, sei socialista o no? – Purtroppo lo sono! – E perché purtroppo? – Perché purtroppo di tutte le porche menzogne che girano per il mondo è la meno porca, ecco tutto!”

Il messaggio di Jean Gabin-«La vita è lotta, ribellione e sperimentazione, di questo ti devi entusiasmare giorno per giorno e ora per ora. Vedi me, sono morto tante volte combattendo, eppure sono qui con te tranquillo a ricordare e gioire delle mie lotte, pronto a rinascere e a ricominciare. Ricominciare, – sussurra sorridendo Jean dal grande schermo, – questo è il segreto, niente muore, tutto finisce e tutto ricomincia, solo lo spirito della lotta è immortale, da lui solo sgorga quella che comunemente chiamiamo Vita».”

Ed ora un assaggino ad alta voce!

Affascinailtuocuore legge la ninna nanna molto speciale che l’avvocato-papà canta alla sua bambina super speciale, Goliarda.

Cosa leggo al solleone di Agosto?

 

alias Grace

Ho appena terminato la lettura di Alias Grace (L’altra Grace) di Margaret Atwood (a breve la recensio-riflessione) e subito penso a cosa leggere  per  sopravvivere al  gran caldo di Agosto, e alle malinconie Covid19 che hanno deciso di starmi al fianco, non richieste.

Ho bisogno di   Montalbano-Camilleri e dunque cedo alle lusinghe  di Riccardino.

Ma i  miei bigliettini sparsi, dove prendo appunti man mano che ascolto la radio, guardo la Tv e leggo i giornali, mi ricordano che c’è in sospeso un’avventura affascinante: Goliarda Sapienza

Come impostare la riflessione su Alias Grace? Click-Apro un file… mi interrompe,  urgente, il bisogno di cominciare a conoscere Goliarda, prima di iniziare la lettura dei suoi libri.

E trovo questa intervista che mi fa pensare, sorridere, entusiasmare. Lo sguardo  di questa donna è magnetico, il verde sorridente dei suoi occhi turba, cattura e coinvolge. Mi lascio trasportare dal racconto così ironicamente amaro  della sua vita, delle sue esperienze artistiche, delle sue conoscenze illustri, delle sue fragilità.

 

Sì, dopo Riccardino   mi dedicherò a lei. ma da cosa comincio?

L’arte della gioia?

L’università di Rebibbia?

Le certezze del dubbio?

Il filo di Mezzogiorno?

Io, Jean Gabin, 2010?

Voi, cosa mi suggerite?  

Benvenuto Luglio! Con il CALLEndario di Scamardistudio nella storia e nel cielo d’Andalusia. Lo sapevate che…

Nuvole birichine sulla storia di Siviglia

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¿SABÍAS QUE…
LA CALLE HOMBRE DE PIEDRA es conocida con este nombre desde el s.XVIII – y probablemente antes – por una estatua de mármol empotrada a ras del suelo en una fachada. La estatua romana pertenecía a unas termas, las cuales los árabes mantuvieron con el nombre de baños públicos de la «estatua».
Este torso ha dado lugar a una leyenda recogida por González de León, según la cual un hombre fue convertido en estatua de piedra por blasfemo.
La leyenda se remonta a una fresca noche del siglo XV en la que bebía a saco Mateo el Rubio con sus amigos en una taberna...read more 

20 Giugno 2020- Giornata Mondiale del Rifugiato, in versi. REFUGEE BLUES di W.H. Auden

 

 

20 Giugno 2019- World Refugee Day

world refugee day 2020

 

Oggi il nostro pensiero va a tutti i rifugiati del mondo, uomini, donne, bambini in cerca di un posto  che li accolga e li faccia vivere come persone libere.

No other words than Auden’s ones, in English, because only the original language of the poem  makes you  “breathe and sense” the sad rhythm of “Blues”.

Refugee Blues

by W H Auden (1939)

Say this city has ten million souls,
Some are living in mansions, some are living in holes:
Yet there’s no place for us, my dear, yet there’s no place for us.

Once we had a country and we thought it fair,
Look in the atlas and you’ll find it there:
We cannot go there now, my dear, we cannot go there now.

In the village churchyard there grows an old yew,
Every spring it blossoms anew;
Old passports can’t do that, my dear, old passports can’t do that.

The consul banged the table and said:
‘If you’ve got no passport, you’re officially dead’;
But we are still alive, my dear, but we are still alive.

Went to a committee; they offered me a chair;
Asked me politely to return next year:
But where shall we go today, my dear, but where shall we go today?

Came to a public meeting; the speaker got up and said:
‘If we let them in, they will steal our daily bread’;
He was talking of you and me, my dear, he was talking of you and me.

Thought I heard the thunder rumbling in the sky;
It was Hitler over Europe, saying: ‘They must die’;
We were in his mind, my dear, we were in his mind.

Saw a poodle in a jacket fastened with a pin,
Saw a door opened and a cat let in:
But they weren’t German Jews, my dear, but they weren’t German Jews.

Went down the harbour and stood upon the quay,
Saw the fish swimming as if they were free:
Only ten feet away, my dear, only ten feet away.

Walked through a wood, saw the birds in the trees;
They had no politicians and sang at their ease:
They weren’t the human race, my dear, they weren’t the human race.

Dreamed I saw a building with a thousand floors,
A thousand windows and a thousand doors;
Not one of them was ours, my dear, not one of them was ours.

Stood on a great plain in the falling snow;
Ten thousand soldiers marched to and fro:
Looking for you and me, my dear, looking for you and me.

 da Affascinailtuocuore, qualche spunto in più su  Auden e su Another Time

 

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