• Mondo Fuori

  • Alla Fiera delle Parole One Book One City Padova legge il romanzo della Atwood. Diritti delle Donne. Una lotta continua…

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

  • Giornata Mondiale del Migrante 2019- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra. Ancora morti, tanti. Troppi!

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 2 Giugno 2019-Festa della Repubblica Italiana

  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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O. Fallaci – PENELOPE ALLA GUERRA-“Ogni cosa è fatta di tre punti di vista: il mio, il tuo e la verità.” I pericoli di un triangolo amoroso.

“Grazie Oriana, grazie per avermi riportato a New York, attraverso il tuo magnifico discorso, sulle ali del ricordo di un momento speciale della mia vita, ”

 

Fallaci-Penelope

Dal gruppo di lettura prendo in prestito Penelope alla guerra, primo romanzo di  Oriana Fallaci. Lo leggo avidamente e ogni pagina mi riserva una stilla di piacere, di ricordi, di nostalgia, forse. Faccio una fatica enorme a non sottolineare, piegare, impadronirmi anche fisicamente di queste pagine. Purtroppo il libro non è mio, e dunque devo trattenermi, ma il fido taccuino, accanto a me, si lascia scribacchiare sopra tutte le note che voglio.

Bando alle divagazioni e torniamo alla storia di Giò, protagonista della storia, apprezzata sceneggiatrice e destinata ad un sicuro  successo, anche oltre i confini nazionali. Il suo capo la manda a New York in cerca di un soggetto “cinematografico” che, sotto la sua penna, possa diventare  un gran film.

La trasferta newyorkese, segnerà un momento cruciale nelle sue scelte professionali e di vita. New York è la sua città ideale, dove ha sempre sognato di vivere. È la città di Richard, il suo primo amore di pre-adolescente. Il    giovanissimo  soldato americano   dalla   testa    rossa,   accolto in famiglia durante la guerra per sfuggire ai Tedeschi, le  era rimasto nel cuore.

“È morto”, le disse suo padre. Dei due Americani era morto il più giovane e lei penso “è Richard”. Al dolore atroce per la perdita si era sostituito nel tempo il suo ricordo, diventato   parte del suo cuore.

In  America Giovanna, diventa Giò, perché nel mondo del cinema funziona meglio e poi si confonde quasi con un nome maschile, un qualunque John americano che, peraltro, crea  quella giusta ambiguità letteraria e sociale, utile allo sviluppo della storia.

“Ogni volta che passava davanti allo specchio non riusciva a vincere la tentazione di guardare ciò che al mondo le interessasse di più: sé stessa. E ogni volta restava un poco delusa: quasi che la ragazza di fronte fosse un’altra persona. Si sentiva un corpo robusto, ad esempio: e invece il corpo dentro lo specchio era fragile, efebico. Si sentiva un volto eccezionale, bocca dura, naso forte, occhi fermi: e invece il volto dentro lo specchio era un volto qualsiasi, la bocca tenera, il naso piccolo, gli occhi a volte così spaventati. E non si piaceva.” p.7

Giò va incontro al  suo destino

Prima di partire Giò  saluta Francesco l’innamorato Italiano, cercando di placare le sue ansie:

“Sembra che tu abbia un appuntamento laggiù. Peggio mi sembri un Ulisse che va a espugnare le mura di Troia. Ma non sei Ulisse, sei Penelope. Lo vuoi capire, sì o no? Dovresti tesser la tela, non andare alla guerra. Lo vuoi capire, sì o no, che la donna non è un uomo?” P.13

A Gomez, il contatto americano, Giò piace molto.    Immediatamente legge in lei una donna di carattere, brava, seducente,  insomma    la  persona giusta per la cittadinanza Americana, e Newyorkese in particolare. Le offre un ottimo stipendio per mollare l’Italia, il suo amico produttore e tutto il resto. Giò si prende un po’ di tempo per decidere, lusingata e confusa allo stesso tempo. Ma non intimidita, anzi, detta subito le sue condizioni in caso accetti.

 America e  Dio denaro

“Le piace il denaro?”

“sì”

“Molto bene. A questa domanda, lei risponda sempre di sì. Qui conta solo il denaro, mia cara. Il denaro è il nostro dio, la nostra fede, la nostra suprema religione. Osservi le banche, in America: alte, solenni. Non sembrano cattedrali? Sono le nostre cattedrali. Osservi gli impiegati di Wall Street: neri, composti. Non sembrano preti? Sono i nostri preti. Osservi come tutti pronunciano la parola dollaro: con rispetto devoto…” p.31

Tempo di amici

E tempo di contattare Martine: la bellissima, la mangiauomini, quella che tutti preferivano tra le due amiche. Giò accetta a malincuore il suo invito a cena con Bill, il suo compagno, e un amico di lui. È ancora turbata dall’episodio al party che Gomez ha organizzato per introdurla nella “società che conta”. Le era sembrato di vedere Richard, o era un uomo che gli somigliava? Nel suo abitino tutto d’oro Giò ne era rimasta profondamente turbata. È possibile che sia Richard? È morto tanto tempo fa.

Inizia la cena e, l’inaspettato, l’imponderabile accade. Il “suo “Richard è lì, davanti a lei,   l’amore della sua vita! Il suo sogno divenuto realtà! Le sembra di toccare il cielo con un dito. Lui non ricorda, ma con l’aiuto di Giò, recupera quel passato ormai  rimosso. Scatta di nuovo la magia tra i due.

Richard è una guida perfetta, porta Giò nei posti più caratteristici di New York e le svela l’anima segreta della sua città:

“La New York che tu conosci ”diceva” non è quella vera. È quella di Bill: fatta di cemento, fiocchi d’avena ed orgoglio. Io ti mostrerò la vera New York che è spiritosa, elegante, internazionale come nessuna metropoli. Dimmi: dove trovi in Europa la vecchia Ungheria, la vecchia Russia, la vecchia Francia, la vecchia Italia? In Europa tentate di copiare l’America, siete quasi Americani. Ma qui trovi gli europei che emigrarono cento anni fa: e non li abbiamo sciupati. Ah Giò devi capire perché amo New York. Perché c’è il mondo intero, a New York: Londra, Parigi, Pietroburgo, Tokio, Beirut, Shangai. C’è tutto: perfino il senso di Humour….”p.105

È divertente Richard. Scherza, la fa ridere. ma c’è qualcosa in lui che la inquieta, quel suo fuggire-sfuggire, quella sua frenesia di fare sempre qualcosa per evitare di stare a contatto intimo con lei.

“I giorni, ora che Richard era nuovamente fuggito, stagnavano immobili: pesanti come l’aria di Agosto quando tutto s’acquatta in un raschiar di cicale…” p.200

Eppure Richard è l’America, è la guerra personale di Giò-Penelope, il suo viaggio di formazione verso l’età adulta, attraverso i suoi sogni di bambina. Richard è il fantasma ideale su cui Giò ha costruito il suo immaginario. Il soldato bello e forte che la porterà verso la felicità e la bellezza.

All’inizio tutto ciò accade veramente. A quell’uomo/sogno Giò concede la sua verginità, la sua prima volta, le sue speranze, le sue aspettative. Ci crede e investe tutto  nel suo sogno, ostinatamente. Resiste alle fughe e alle bizze di Richard. È il suo sogno fatto realtà e non ci rinuncerà mai, checchè ne dicano Martine, Bill e Florence, mamma super assillante di Richard.

Ma è pur vero  che l’idea che ci facciamo di una persona deve inevitabilmente fare i conti con la realtà. La verità può essere feroce e straziante e, prima o poi, tutti ci inciampiamo. Anche a Giò. infatti  l’uragano arriva impietoso, devastante e illuminante.

Il racconto dell’uragano è tra le pagine più belle del libro. Scritto in uno stile incalzante e commovente permette a Richard di ricomporre l’immagine di una vita tormentata,  dove  l’ uragano diventa metafora dello stravolgimento psicologico vissuto. ppgg  147-152

Martine

La bellissima non è solo una bambola vanesia, il cui unico interesse è spendere i soldi dell’assegno divorzile,  anche lei  ha le  sue  belle cicatrici, ben nascoste, ma incise profondamente sul suo cuore:

ritaglio Martine-Fallaci

Bill, l’altro vertice di un triangolo impossibile, turba Giò  con i suoi modi  provocatori, ma alla fine  si riscatta con una lettera molto intensa e narrativamente molto bella, che invia a Giò dopo il suo rientro in Italia (p.130) Quasi un monito da seguire. Priva di ogni moralismo, ma dominata dalle lacerazioni profonde di una persona che ha tanto vissuto e tanto sbagliato.

Anche il “sogno differito” di Giò assume, di conseguenza, una nuova forma che spinge verso una nuova decisione.

“Io sono più brava di un uomo e le Penelopi non esistono più. Io faccio la guerra e seguo una legge da uomini 😮 me o te. O me o te. O me…” p.241

Assaggi

Un itinerario Newyorkese, come lo sento mio!-Al MOMA “Il museo era una faccenda noiosa, come tutti i musei. L’unica cosa che la colpì fu un cubo compresso di ferro, detto The Yellow Buick. Aveva le dimensioni di una grossa scatolae, spiegò Richard,un tempo era stato davvero una Buick gialla, poi qualcuno lo aveva compresso a quel modo perché in America si comprime tutto: i sentimenti, il coraggio, e la paura.” P.130

Le cascate del Niagara! – lato USA e lato Canada, qual è il più bello?-Era un grattacielo d’acqua che da uno spigolo tondo, lassù, precipitava abbandonandosi tutto nel vuoto. Liscio, prima,più di una vetrata, mosso dopo più di un mare in tempesta, si sfaceva sullo sfondo in un gorgo di schiuma: inesorabile come il pensiero stesso di Dio o dell’America in cui essa credeva. ..”p.142

Maledetta aria condizionata! Come la spengo? Aiuto!- “Dio che freddo! Strano: non era ancora settembre, come poteva far freddo?,pensò. Poi , cautamente, tolse il braccio da sotto il lenzuolo, accese la luce,tentò di capire se si trattasse di freddo o di febbre. Un ronzio cattivo le disse che si trattava di aria condizionata: la camerirera le aveva alzato il volume. Ancor più cautamente si levò, ercò l’interruttore per chiuderla.Non le riuscì di trovarlo…”p.47

Paura e pregiudizio-Anche il linguaggio di Oriana può essere sgradevole– “l’ultimo errore si chiamava Palladium, una pista da ballo pei negri. I negri sedevano sul pavimento e segnavano il tempo con le palme rosa. Il tempo era quello che dava un tamburo e il tamburo era enorme, anche il negro che lo suonava era enorme. Aveva enormi piedi ed enormi polpacci, enorme stomaco ed enormi dita con le quali rubava al tamburo un ritmo ossessivo e crudele che i negri chiamavano twist. Più che rubarlo, però, lo inventava, con la pesante superbia di un popolo sano, e presto non gli bastarono più le dita per inventarlo: così cominciò a battere i gomiti, presto non gli bastarono più i gomiti per inventarlo, così cominciò a batter la testa, più forte, sempre più forte, finché molti negri si alzarono e agitando i fianchi, le spalle, le braccia, si gettarono a ballar sulla pista ormai sussultante di inguini, volti contratti, sudore, ed uno gridò: “Come , young lady! Come!”, , cento, duecento, trecento, tutti neri ed enormi intorno a lei così piccola e bianca e segnavano il tempo ridevano con enormi occhi ed enormi denti, si spostavano a crearle un passaggio: l’eccitazione aumentò…”57

 

 

 

 

T. Dreiser-SISTER CARRIE- Sogni, paure, successi e fallimenti di una giovane donna Americana tra 800 e 900

 

 

carrie edizione òletta

È stata davvero una bella sfida  arrivare alla fine di un romanzo così lungo e  ricco di suggestioni, fino alla sorprendente conclusione,  attraverso passaggi talora esaltanti talora ridondanti.

Incipit

“When Caroline Meeber boarded the afternoon train for Chicago, her total outfit consisted of a small trunk, a cheap imitation alligator-skin satchel, a small lunch in a paper box, and a yellow leather snap purse, containing her ticket, a scrap of paper with her sister’s address in Van Buren Street, and four dollars in money. It was in August, 1889. She was eighteen years of age, bright, timid, and full of the illusions of ignorance and youth.”

Trama

Caroline Meeber, familiarmente Sister Carrie, diciottenne piena di sogni e aspettative lascia Columbia City e la sua famiglia per raggiungere sua sorella Mollie, sposata a Chicago. Dal lì inizierà il suo percorso di ricerca di un lavoro e di costruzione della sua identità di donna autonoma. A Chicago vive la sua prima esperienza di lavoro in una fabbrica di scarpe nella terribile atmosfera della catena di montaggio. Dopo un breve e tormentato soggiorno presso la sorella, Carrie decide di andarsene e di cercare un lavoro che le permetta di vivere autonomamente in città. Incontra gli uomini che determineranno in parte il suo destino, Drouet e Hurstwood. Il primo, già conosciuto sul treno per Chicago, le apre “il sipario” del Teatro, che diverrà in seguito la sua professione; Hurstwood la catturerà per la sua esperienza, gentilezza e magnificenza, sebbene la spinga poi a seguirlo con l’inganno. Entrambi usciranno dalla sua vita nel momento in cui Carrie realizzerà che può farcela da sola, almeno economicamente. Ma non tutto va per il verso che la giovane Sister Carrie si era immaginata al momento di lasciare Columbia City…

Titolo

originale proibito

copertina originale, rossa ed essenziale, un segnale di “allarme” per il lettore…

Il titolo del romanzo ha una sua storia. Per l’editore Sister Carrie avrebbe dovuto essere The Flesh and Spirit, per conferire al libro una veste di accettabilità “morale”, considerato che la storia  suscitò  grande  indignazione nei benpensanti  dell’epoca.  Ma l’operazione non riesce. Dreiser insiste per il titolo da lui scelto. La parola “sorella” potrebbe indurre qualche lettore  a pensare che sia la storia di una suora, ma si scoprirà subito il vero significato del termine: in famiglia  Carrie veniva  affettuosamente  chiamata così. Il termine ritorna in una differente accezione quando Carrie accetta l’aiuto di Drouet a Chicago, a voi individuarla…

Carrie

“Caroline, or Sister Carrie, as she had been half affectionately termed by the family, was possessed of a mind rudimentary in its power of observation and analysis. Self-interest with her was high, but not strong. It was, nevertheless, her guiding characteristic. Warm with the fancies of youth, pretty with the insipid prettiness of the formative period, possessed of a figure promising eventual shapeliness and an eye alight with certain native intelligence, she was a fair example of the middle American class — two generations removed from the emigrant. Books were beyond her interest — knowledge a sealed book.”

 Drouet

Sul treno per Chicago, il primo incontro con Drouet. Carrie ne è impressionata, si scambiano gli indirizzi. Chissà potranno rivedersi a Chicago…

“His suit was of a striped and crossed pattern of brown wool, new at that time, but since become familiar as a business suit. The low crotch of the vest revealed a stiff shirt bosom of white and pink stripes. From his coat sleeves protruded a pair of linen cuffs of the same pattern, fastened with large, gold plate buttons, set with the common yellow agates known as “cat’s-eyes.” His fingers bore several rings — one, the ever-enduring heavy seal — and from his vest dangled a neat gold watch chain, from which was suspended the secret insignia of the Order of Elks. The whole suit was rather tight-fitting, and was finished off with heavy-soled tan shoes, highly polished, and the grey fedora hat.”

Hurstwood

Hurstwood rappresenta in linea di massima l’uomo di potere che pretende troppo dalla sua presunta grandezza, e si ritrova dentro un abisso senza fine.

“Hurstwood was an interesting character after his kind. He was shrewd and clever in many little things, and capable of creating a good impression. His managerial position was fairly important […]The chief executive and financial functions devolved upon the owners — Messrs. Fitzgerald and Moy — and upon a cashier who looked after the money taken in. For the most part he lounged about, dressed in excellent tailored suits of imported goods, a solitaire ring, a fine blue diamond in his tie, a striking vest of some new pattern, and a watch-chain of solid gold, which held a charm of rich design, and a watch of the latest make and engraving. He knew by name, and could greet personally with a “Well, old fellow,” hundreds of actors, merchants, politicians, and the general run of successful characters about town, and it was part of his success to do so.”

I luoghi

House in Chicago 1880

House in Chicago 1889

Molto interessanti sono i luoghi della storia: Chicago, emergente città industriale e New York megalopoli, regno delle opportunità, dove l’arte fiorisce e l’apertura mentale domina. Dove una ragazza semplice riesce a fare carriera dall’anonimato del Chorus line di un musical alla fama di attrice di qualità.

In queste città  la modernità si sta facendo strada prepotentemente, ma  esige   allo stesso tempo un pedaggio salato che Dreiser analizza in  dettaglio, dalla catena di montaggio allo sfruttamento dei lavoratori, specialmente delle donne, alla crisi economica che travolge tutti inaspettatamente, anche se Hurstwood l’aveva sentita arrivare…

 

before Grand Central-NY

Before Grand Central-New York

A New York anche le differenze tra ricchi e poveri sono abissali, Ma la grande megalopoli sa inventarsi  soluzioni creative ai problemi dei disperati,  compare infatti il misterioso  Capitano che riesce a procurare un tetto per la notte alla fila infinita di poveri intirizziti.

Hurstwood a New York

Hurstwood, caduto in disgrazia, scopre e vive in prima persona questa nuova realtà, tra  i  ghetti di Hester Street e Bowery, Tenta disperatamente di reagire, il suo mantra è: I’ve got to get something…  ma di fatto la sua discesa agli inferi sociali è irreversibile. A molti il romanzo è piaciuto soprattutto per la sua   parabola   umana.

“Il dramma del compagno d’avventura di Carrie, che scende tutti i gradini del disastro sociale, fino alla fame vera e dura, fino alle notti nei dormitori dei miserabili, fino alla morte per disperazione e per gas in una stamberga della Bowery. Mentre nella sua stanza al Waldorf da poco costruito (e abbattuto poi e ricostruito come Empire State Building) Carrie, ormai attrice di successo con il nome d’arte di Carrie Madenda, su consiglio di un nuovo, fascinoso corteggiatore, legge Père Goriot di Balzac, al caldo, crogiolandosi nel suo benessere, dimentica della larva d’uomo – Hurstwood, il suo amante, l’uomo sofisticato, colto e debole che si è rovinato per lei – che si è presentato all’entrée des artistes del suo teatro implorando neanche più l’amore, ma qualche centesimo per mangiare e dormire nel gelido inverno newyorchese, prima di un finale che lascia sgomenti.Repubblica.it 2014

Associazioni

Immediata scatta nella mia mente l’associazione a Tess di Thomas Hardy. Per molti versi Carrie e Tess si assomigliano,  Dreiser e Hardy assumono infatti      un comune punto di vista naturalistico e realista. I due mondi presentano delle somiglianze anche se le storie si svolgono una in Inghilterra e l’altra in America. La conclusione delle due vicende è diversa, meno melodrammatica quella di Carrie, più orientata ad un realismo sconfortante  e fatale quella di Tess. 

“Though Dreiser has been criticized for his writing style and lack of formal education, Sister Carrie remains an influential example of naturalism and realism. While it initially did not sell well (fewer than 500 copies) and encountered censorship, it is now considered one of the great American urban novels, which explores the gritty details of human nature, as well as how the process of industrialization affected the American people.

I traguardi di Carrie

Carrie impressiona per la sua ingenuità da una parte e per la sua capacità di arrivare a decisioni importanti dall’altra, nonostante il suo mantra  “non so”  dia   l’apparente sensazione di una creatura indecisa e senza strumenti.

E invece no, Carrie possiede  gli strumenti: osserva, rielabora, dubita, e decide. Decide di continuare la sua ricerca della felicità  terrena, materiale, fatta di bellezza, ricchezza e riconoscimenti.   Ma alla fine della strada il suo mantra torna ad occuparle la mente: “non so…” Circolarità dell’esistenza.

“Oh, the tangle of human life! How dimly as yet we see. Here was Carrie, in the beginning poor, unsophisticated. emotional; responding with desire to everything most lovely in life, yet finding herself turned as by a wall….”

“She had learned that in his world, as in her own present state, was not happiness.”

Dreiser in TV e al cinema

Scopro che Dreiser è l’autore di Una tragedia americana, e mi torna subito in mente il meraviglioso sceneggiato RAI del 1962 con un cast stellare di attori di teatro, con Warner Bentivegna nel ruolo di Clyde.

Una tragedia Americana-Bentivegna e Brignone

T.Dreiser-Una Tragedia Americana con Warner Bentivegna e Lilla Brignone

Sempre da questo romanzo viene tratto il famoso film Un posto al sole (di George Stevens, 1951), con un maestoso Montgomery Cliff nei panni di Clyde

E ovviamente anche Sister Carrie diventa film: Sister Carrie (Gli occhi che non sorrisero in versione Italiana)

Tutta un’altra storia rispetto al romanzo! Ma considerato il periodo in cui fu scritto aiuta a farsi un’idea del contenuto.

Assaggi

ChicagoThe sound of the hammer engaged upon the erection of new structures was everywhere heard. Great industries were moving in.

Carrie cerca lavoro- She walked bravely forward, led by an honest desire to find employment and delayed at every step by the interest of the unfolding scene, and a sense of helplessness amid so much evidence of power and force which she did not understand. These vast buildings, what were they? These strange energies and huge interests, for what purposes were they there?

Carrie alla catena di montaggio- She felt the need of a breath of fresh air and a drink of water, but did not venture to stir. The stool she sat on was without a back or foot-rest, and she began to feel uncomfortable. She found, after a time, that her back was beginning to ache. She twisted and turned from one position to another slightly different, but it did not ease her for long.

Il fascino del grande magazzino There was nothing there which she could not have used — nothing which she did not long to own. The dainty slippers and stockings, the delicately frilled skirts and petticoats, the laces, ribbons, hair-combs, purses, all touched her with individual desire, and she felt keenly the fact that not any of these things were in the range of her purchase. She was a work-seeker, an outcast without employment, one whom the average employee could tell at a glance was poor and in need of a situation.

Mistica della famiglia-Once in a while he would meet a woman whose youth, sprightliness, and humour would make his wife seem rather deficient by contrast, but the temporary dissatisfaction which such an encounter might arouse would be counterbalanced by his social position and a certain matter of policy. He could not complicate his home life, because it might affect his relations with his employers. They wanted no scandals. A man, to hold his position, must have a dignified manner, a clean record, a respectable home anchorage. Therefore he was circumspect in all he did,

Regole sociali-devi non devi- Society possesses a conventional standard whereby it judges all things. All men should be good, all women virtuous. Wherefore, villain, hast thou failed? For all the

La fredda mano dell’inverno- how firmly the chill hand of winter lays upon the heart; how dispiriting are the days during which the sun withholds a portion of our allowance of light and warmth. We are more dependent upon these things than is often thought. We are insects produced by heat, and pass without it.

Il cuore ascolta- People in general attach too much importance to words. They are under the illusion that talking effects great results. As a matter of fact, words are, as a rule, the shallowest portion of all the argument. They but dimly represent the great surging feelings and desires which lie behind. When the distraction of the tongue is removed, the heart listens

La vendetta della moglie tradita- Mrs Hurstwood- She really did not care whether he came home any more or not. The household would move along much more pleasantly without him, and she could do as she wished without consulting any one. Now she proposed to consult a lawyer and hire a detective. She would find out at once just what advantages she could gain.

Carrie e Hurstwood arrivano a New York- Grand Central Station!” called the trainman, as, after a few minutes of darkness and smoke, daylight reappeared.

I rimpianti di Hurstwood-He began to see as one sees a city with a wall about it. Men were posted at the gates. You could not get in. Those inside did not care to come out to see who you were. They were so merry inside there that all those outside were forgotten, and he was on the outside.

Scioperi, crumiri e poliziotti combattuti- His face was a very neutral thing to contemplate. In his heart of hearts, he sympathised with the strikers and hated this “scab.” In his heart of hearts, also, he felt the dignity and use of the police force, which commanded order. Of its true social significance, he never once dreamed. His was not the mind for that. The two feelings blended in him — neutralised one another and him. He would have fought for this man as determinedly as for himself, and yet only so far as commanded. Strip him of his uniform, and he would have soon picked his side.

Carrie ha paura di lasciare Hurstwood She thought of leaving Hurstwood and thus making him act for himself, but he had developed such peculiar traits she feared he might resist any effort to throw him off. He might hunt her out at the show and hound her in that way. She did not wholly believe that he would, but he might. This, she knew, would be an embarrassing thing if he made himself conspicuous in any way. It troubled her greatly.

Carrie riceve il primo vero salario da attrice- It was paid to her in greenbacks — three twenties, six tens, and six fives. Thus collected it made a very convenient roll. It was accompanied by a smile and a salutation from the cashier who paid it. “Ah, yes,” said the latter, when she applied; “Miss Madenda — one hundred and fifty dollars. Quite a success the show seems to have made.” “Yes, indeed,” returned Carrie. Right after came one of the insignificant members of the company, and she heard the changed tone of address.

Falsità del successo…Carrie cambia prospettiva-Hence, she drew near these things. Chicago, New York; Drouet, Hurstwood; the world of fashion and the world of stage — these were but incidents. Not them, but that which they represented, she longed for. Time proved the representation false.

Fragilità umana: Oh Carrie, Carrie- In your rocking-chair, by your window dreaming, shall you long, alone. In your rocking-char, by your window, shall you dream such happiness as you may never feel.

 

E. Strout-MI CHIAMO LUCY BARTON. Complimenti Lucy! Ora occupi un posto importante nei ricordi di questo Natale.

Lucy Bartoncop

 

 

Piccoli quadri di vita sentimentale pendono dalle pareti ideali di questo romanzo. Sembra una storia semplice, fatta di brevi spaccati narrativi, veloci da leggere, ma alla fine del viaggio ti resta la sensazione di aver vissuto un’esperienza di analisi profonda con una psicoterapeuta speciale: te stessa.

La storia è la seguente: Lucy Barton è nata e cresciuta in una famiglia molto povera e problematica. La sua infanzia è costellata di episodi sgradevoli che la segnano per la vita. Da adulta, madre realizzata di due bambine e moglie serena di un uomo perbene, si ammala ed è costretta ad una lunga degenza in ospedale, dove per un breve periodo va ad assisterla sua madre.

Madre e figlia non hanno mai avuto un rapporto soddisfacente. A dire il vero non hanno mai avuto un rapporto. Si portano dietro tutta la conflittualità di una vita “separata” fatta di poche parole, di gesti affettuosi inesistenti, di miseria e infelicità.

New York partecipa direttamente alla storia con il grattacielo Chrysler, uno dei suoi simboli più noti che madre e figlia guardano illuminarsi, quasi a segnare il passaggio del tempo dal giorno alla notte, dalla stanza d’ospedale dove insieme cercano faticosamente di recuperare frammenti di ricordi e di vita in comune.

Le due figlie di Lucy aspettano che la mamma torni a casa guarita, intanto sono affidate al padre e a una donna senza figli che si occupa di loro, ma soprattutto del loro caro papà Will. Anche la famiglia di Will ha avuto i suoi problemi. Prigioniero di guerra in USA, il padre di Will ripudia la Germania, che gli fa letteralmente schifo e decide di trasferirsi per sempre in Massachusetts dove mette su famiglia con la moglie del fattore per cui lavorava prima di tornare in Germania…Ma questa è un’altra storia. Il padre di Lucy non avrebbe voluto questo matrimonio, lui ha combattuto durante la guerra e ne porta le cicatrici dolorose nel cuore e nel corpo.

 

Lucy bambina legge molto in biblioteca, dove cerca di trascorrere più tempo possibile pur di non ritornare alla casa garage, fredda e inospitale. E diventa una scrittrice famosa, anche grazie ai suggerimenti di una ben più famosa autrice, Sara- Payne-che si- stancava- tanto durante le sue lezioni del corso per aspiranti scrittori.

“i libri mi davano qualcosa. È questo che penso. Mi facevano sentire meno sola. È questo che penso. E mi dicevo: Scriverò libri e le persone si sentiranno meno sole!” p.22

Alla fine di un percorso sofferto di autoscoscienza, Lucy si riconosce nella Lucy di ieri e di oggi e ripete a se stessa, con convinzione: “Io sono Lucy Barton.” So dove sono e so dove voglio andare, liberamente.

 

“La vita mi lascia sempre senza fiato”

 

 

Flash più o meno luminosi dalla vita di Lucy da rintracciare nel romanzo

Jeremy

Il Furgone

Falco Nero

Il primo Gay Pride

Elvis, il ragazzo di Tupelo

La plastica per non assomigliare alle madri

Scrivere la propria storia

Il mio dottore

Quando mia madre si ammalò…

In volo

Scrivo queste riflessioni su Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout mentre sono sull’aereo che mi riporta a casa, dopo aver trascorso uno splendido Natale a Siviglia, con le mie due “Bambine”. Il difficile rapporto di Lucy con sua madre mi fa pensare a quello che c’è tra me e le mie figlie. Noi tre  parliamo del nostro presente e del nostro passato, non molto a dire il vero, ma comunichiamo lo stesso in vari modi, oltre la parola. Ci guardiamo, Ci tocchiamo, ci abbracciamo, ci scambiamo silenzi, consigli e insofferenze. Basterà a loro? Desidererebbero di più? Di meglio? Il nostro rapporto è cambiato nel tempo ed ora è davvero molto peculiare. Hanno lasciato il nido “Italiano” da tanto tempo ormai, ma io le sento sempre vicino, “appiccicate” al cuore, in un nido ideale fatto di forti onde relazionali.

Ho lasciato a casa in stand by Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood (non vedo l’ora di riprenderne la lettura). Lucy Barton ha preso il suo posto e, in fondo, ha rappresentato una casuale, significativa “digressione” all’interno di quella storia. Di fatto sto attraversando questi due libri, in una linea di continuità tra più mondi al femminile: scrittrici, lettrici, mamme, figlie, tutte alla ricerca di una relazione o di un’identità da costruire o ritrovare.

 Ancella

Tornare all’Ancella mi ricondurrà all’ astrazione, all’apparente neutralità della narrazione distopica, ma anche in quel caso mi lascerò coinvolgere da un’ interazione profonda con i sentimenti.

G.Simenon-TRE CAMERE A MANHATTAN. Incontri d’amore e solitudine a New York

3camere a Manhattan-SimenonVolete un Simenon diverso, un Simenon “romanziere della passione”?
Fate un salto a Manhattan. Tre camere molto particolari vi aspettano!

Incontrerete anche:

Pioggia e pioggia e pioggia
Notti buie e lampioni lattiginosi
Lunghe passeggiate Washington Square -Fifth Avenue
Ritorno al Greenwich Village
Piccoli bar fumosi
Freddi locali alla Hopper

La canzone del cuore
Juke box e flipper
Alcol a fiumi
Tentennamenti
Ondeggiamenti ubriachi
Lettere d’amore
Ambasciatore d’Ungheria
Telefonate struggenti
Silenzi eloquenti
Sesso, baci e solitudini
Amici e amanti
Tradimenti
Figlia in pericolo di vita
Violetta ansimante
Attori in declino
Quarantenni in cerca di gioventù perduta
Gigolò
Schiaffi e rimpianti
Taxi e mance
Negri (appellativo usato con naturalezza odiosa)
Calze smagliate
Biancheria sexy
Sigarette sporche di rossetto
Pipa occasionale
Pelliccia e abito di seta
Tovaglie a scacchi bianchi e rossi
Ristorantino Italiano
Telefono e Operator
Voci stridule
Voci basse e sensuali
Paura di soffrire
Paura di scegliere
Paura dell’amore

tre_camere_manh-5-300x225 (2)Mamma mia! Tutto il campionario dell’immaginario Americano anni 40-50 è qui. Ottima sceneggiatura per un film anni 60 in bianco e nero (Marcel Carné 1965). Dimenticabile.

O.Fallaci- UN UOMO. Un viaggio tragico e bellissimo con Panagulis e Fallaci dentro la Storia, l’Amore, la Letteratura

Un Uomo FallaciUn uomo è il romanzo della vita di Alekos Panagulis, che nel 1968 è condannato a morte nella Grecia dei colonnelli per l’attentato a Georgios Papadopulos, il militare a capo del regime. Segregato per cinque anni in un carcere dove subisce le più atroci torture, restituito brevemente alla libertà, conosce l’esilio, torna in patria quando la dittatura si sgretola, è eletto in Parlamento e inutilmente cerca di dimostrare che gli stessi uomini della deposta Giunta sono ancora al potere. Perde la vita in un misterioso incidente d’auto nel 1976.
Oriana Fallaci incontra Panagulis nel 1973 quando, in seguito alla grazia, esce dal carcere. I due si innamorano, e in questo libro l’autrice ripercorre la loro relazione coraggiosa e tormentata: raccontando le battaglie politiche, i momenti di incertezza, la fiducia reciproca, Oriana ci restituisce l’immagine indelebile di quella “voglia di amare, di desiderare, di lottare. È una voglia oscura, dolorosa, fragile come un cristallo. Ma a un eroe basta per compiere lo sforzo finale”. Sinossi BUR

 Incontri

alekos-orianaL’incontro tra Alekos e  Oriana rappresenta una svolta determinante nella vita di entrambi. L’amore li travolge, la complicità li unisce, la paura li abita insieme a momenti di gioia e passione intense, senza limiti. Nell’intervista ad Alekos subito dopo la sua liberazione (per grazia del Presidente, non richiesta ma concessa per calcolo politico e propagandistico) Oriana gli chiede:

“Alekos, cosa significa essere un uomo?”

E lui risponde:

“Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’ancora. Significa lottare. E vincere. Guarda, più o meno quel che dice Kipling in quella poesia intitolata Se. E per te cos’è un uomo?”

“Direi che un uomo è ciò che sei tu, Alekos”.

Il libro di una vita da eroe tragico

oriana-fallaci-e-alexandros-alekos-panagulis_218765Dopo il vile assassino di Panagulis, Oriana Fallaci mantiene la promessa che gli aveva fatto e crea un capolavoro. Riprende a scrivere il libro che Alekos aveva iniziato  per raccontare al mondo quanto successo a lui e al suo paese sotto la dittatura dei Colonnelli in Grecia. A pagina 23 si era fermato. Il numero della pagina lo aveva paralizzato. I numeri giocano un ruolo peculiare nella storia, le date in particolare.

Alle numerose critiche rivolte alla Fallaci, anche da parte di alcuni familiari, per aver distorto i fatti relativi alla vicenda di Alekos, Oriana risponde rivendicando la sua libertà di donna e di scrittrice:

“Leggendo Propp ho visto che la storia di Panagulis corrispondeva alla struttura della fiaba. L’iniziazione, il periodo della grande prova, il ritorno al villaggio, l’ultima sfida, l’apoteosi o la morte”.(p.638 n.d.e.)

Semi preziosi

Suggerirei ai giovani lettori di seguire Oriana in questo tragico e meraviglioso viaggio. Con la sua scrittura così cristallina, ma appassionata, così strutturata ed efficace, ma piena di poesia e coinvolgente dalla prima all’ultima riga, Fallaci li porterà dentro un mondo che è esistito e che ancora oggi, in tempi di democrazia, nasconde alcune zone d’ombra. Alekos Panagulis ha seminato il seme della democrazia, un seme che va nutrito con libertà, coraggio e partecipazione. Un seme di poeta e per questo, agli occhi del tiranno, più pericoloso che mai.

ANNAFFIALO

Non piangere per me
sappi che muoio
non puoi aiutarmi
Ma guarda quel fiore
quello che appassisce, ti dico
Annaffialo

Settembre 1971

Quel “Tu”…

 

Non voglio soffermarmi oltre su considerazioni storiche o politiche, che pure sono parte determinante della storia, sento invece prepotente  il bisogno di  dire che questo libro è il più bello che abbia letto in questi ultimi mesi. Uno stile impeccabile per un ritmo travolgente, ispirato ad una logica assoluta, permeata di umanità dolente e rivoluzionaria. Poetico.

Quel “tu” confidenziale che tira in ballo, parola dopo parola, i gesti, i pensieri e le azioni di Alekos e del suo cuore rivoluzionario, è totalizzante e il lettore lo fa subito suo. In una trama densa di tensione narrativa che la tragica realtà alimenta, il lettore non può fare a meno di calarsi nelle vite di Alekos e Oriana.

E diventa aglio appeso sui rami dell’albero per scacciare il male, diventa lampione in Piazzale Michelangelo. Siede accanto a loro nella Primavera verde mela, provando tutte le emozioni che l’inseguimento vigliacco genera. Si accomoda  con loro nei ristoranti e nei locali dove i due incontrano gente e aggrediscono il vino e il cibo, la vita insomma. Sente le ossa dolere e le ferite bruciare durante le lunghe sedute di tortura.

Prova rabbia violenta verso la sporcizia del potere, e stanchezza, tanta stanchezza di fronte alla cecità umana, all’indifferenza del gregge, alla puzza della sua paura. E diventa virgola e punto e lettera nelle poesie di Alekos. Piange e soffre con loro il dolore della perdita violenta e tragica del loro bambino mai nato. Ascolta la mente turbolenta di Oriana scossa dalle infinite domande sull’amore, sul perché di questo rapporto, sul suo ruolo di compagna di un eroe, o meglio di un uomo grande e nello stesso tempo piccolo e fragile.

Un uomo che sa sorridere e godersi la vita, ma che va verso il suo destino finale con una consapevolezza che spiazza, con la certezza di aver fatto tutto quello che poteva fare per realizzare il suo progetto di libertà. Fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo minuto lotta e sebbene consapevole di quanto gli sta accadendo, non facilita il compito ai suoi assassini. Accarezza, infine delicatamente, il viso di Alekos nell’ attimo in cui il suo ultimo respiro sale verso il cielo.

DEVI VIVERE

Se per vivere, o Libertà
chiedi come cibo la nostra carne
e per bere
vuoi il nostro sangue e le nostre lacrime,
te li daremo
Devi vivere

(Quartine d’Autunno 1972)

Si, viaggiare…

Grotta-Ulisse

Il viaggio è la metafora principe della vita umana e non a caso la poesia che Panagulis considera la sua più bella è proprio:

VIAGGIO

Alla mia amata Oriana Fallaci

Viaggio per inesplorate acque su una nave
che, come milioni di altre simili, peregrina
per oceani e mari
su rotte regolari
E altre ancora
(molte, davvero molte anche queste)
gettano l’ancora nei porti.
Per anni ho caricato questa nave
Con tutto quello che mi davano
e che prendevo con enorme gioia
E poi
(lo ricordo come fosse oggi)
la dipingevo a tinte sgargianti
e stavo attento
che non si macchiasse in nessun punto
La volevo bella per il mio viaggio
E dopo avere atteso tanto -proprio tanto
Giunse alla fine il momento di salpare
E salpai…
(Nave io e capitano
ed equipaggio per trovarti
fammi a pezzi
ma non farmi sanguinare il corpo)
Quando mi trovai in mare aperto
onde immense mi travolsero
e mi straziarono per rivelarmi
amare verità che ignoravo
Verità che dovevo imparare
Nell’abbraccio dell’oceano
con un lungo furente fragore
la solitudine
divenne per me faro del pensiero
indicando strade nuove
Il tempo passava e io
iniziavo a tracciare la rotta
ma non come mi avevano insegnato al porto
(anche se la mia nave mi sembrava diversa allora)
Così il mio viaggio
ora lo vedevo diverso
senza più pensare a porti e commerci
Il carico mi appariva ormai superfluo
Ma continuavo a viaggiare
conoscendo il valore della nave
conoscendo il valore della merce
E continuo ancora il viaggio
che scricchiolino incessantemente le giunzioni
sperando che non si spezzino
perché sono legni marci da anni
(secoli dovrei dire)
verniciati di recente ma senza
una forza nuova che li tenga uniti
la rotta sempre contro il tempo
nella stiva solo zavorra
Zavorra che mi dissero
merce preziosa, come quella
che di solito si compra nei porti
Ma se dicessi che mi hanno ingannato
non sarei onesto
osservo la bussola
senza sosta
con accanto la mappa
su cui studio la rotta
lontano dai porti che segnalano il passaggio
Quando poi succede che splendano
(che istanti difficili!)
all’orizzonte i porti della terra
l’equipaggio guarda le luci
(luci sirene
che promettono molto
che anche il cuore e la carne pretendono)
sempre aspettando che dica
al timoniere di far virare la nave
E attraccare almeno un poco
Mentre l’ora trascorre e io
osservo silenzioso la carta
tutt’intorno cresce il tumulto
Proposte subdole
vestite con idee
idee vendute che vogliono sempre
aornare l’inazione con le parole
e minacce
che vogliono passare per consigli
e promesse
che tentano la bestia e la risvegliano…
Quelle sono ore difficili
Perché da ognuna di loro
Dipende l’intero viaggio
E continuo ancora il viaggio
Desideri radicati nell’anima
sono diventati bussola per la mia nave
la mia mappa
altrettanto misteriosa
Ci sono ore in cui credo
che sia stata fatta
per chi non voglia approdare in nessun porto
e altre ore in cui confido
che il viaggio avvenga perché
su questa carta bisogna trovare
qualche cosa che manca
Così vado alla ricerca
guardando la mappa la bussola il cielo
in cielo, rintracciare segnali
nuove prove che dimostrino
che la bussola non sbaglia nel segnare
Non stupirti, questo non significa
che io abbia dei dubbi sulla mia bussola
E’ solo un’abitudine- una vecchia abitudine
che per secoli accompagnava l’anima
questa compagna
preziosa per i tempi bui
quando c’erano soltanto i semi nell’anima
degli amori che ora sono fioriti
E vado alla ricerca
Guardando la mappa la bussola il cielo
Le onde immense sembra che cerchino
di fare il gioco di chi vuole
che attracchi da qualche parte per un po’
E’ ognuna
di quelle onde un Golgota
e pensa
che la tempesta imperversa ininterrotta
Ma mentre aumenta
temo sempre più
che la spaventosa furia del mare
mi conduca ad avvistare
porti là sulla costa
porti che la mia mappa non indica
Sono ostacoli e momenti difficili
l’abbiamo detto
l’equipaggio comincerà a ribollire
quando quei porti appariranno sulla costa
E continuo il viaggio
alla ricerca ancora
pur sapendo di essere
nell’infinito del tempo un istante
nell’abisso dello spazio un puntino
E continuo il viaggio
anche se sono tenebra
e tutto attorno a me è tenebra
e la tempesta lo rende più spaventoso
E continuo il viaggio
e mi basta
che io tenebra
abbia amato la luce

Dicembre 1971

La storia inizia e termina nella spirale pericolosa dei tentacoli di un mostro: La Piovra…

piovra“Un ruggito di dolore e di rabbia si alzava sulla città, e rintronava incessante, ossessivo, spazzando qualsiasi altro suono, scandendo la grande menzogna. Zi,zi,zi! Vive, vive,vive! Un ruggito che non aveva nulla di umano. Infatti non si alzava da esseri umani, creature con due braccia e due gambe e un pensiero proprio, si alzava da una bestia mostruosa e senza pensiero, la folla, la piovra che a mezzogiorno, incrostata di pugni chiusi, di volti distorti, di bocche contratte, aveva invaso la piazza della cattedrale ortodossa poi allungato i tentacoli nelle strade adiacenti intasandole, sommergendole con l’implacabilità della lava che nel suo straripare divora ogni ostacolo, assordandole con il suo zi,zi,zi. Sottrarsene era illusione. Alcuni tentavano, e si chiudevano nelle case, nei negozi, negli uffici, ovunque sembrasse di trovare un riparo, non udire almeno il ruggito, ma filtrando attraverrso le porte, le finestre, i muri, esso gli giungeva ugualmente agli orecchi sicchè dopo un poco finivano con l’arrendersi al sortilegio. Col pretesto di guardare uscivano, andavano incontro a un tentacolo e ci cadevano dentro, diventavano anche loro un pugno chiuso, un volto distorto, una bocca contratta. Zi,zi,zi! E la piovra cresceva, si spandeva in sussulti, a ciascun sussulto altri mille, altri diecimila, altri centomila. Alle due del pomeriggio erano cinquecentomila, alle tre un milione, alle quattro un milione e mezzo, alle cinque non si contavano più…”

Da Poeta a Poeta.

Il Ragazzo Che Sorride ( Panagulis) di Miki Thaodorakis 

 

IL PROGRESSO

C’erano schiavi un tempo
Oggetti di carne
Animali con due piedi
che nascevano e morivano
servendo bestie con due piedi

c’erano schiavi un tempo
che in vita
li teneva la speranza
della Libertà
Anni e anni sono passati
e adesso
quegli schiavi non esistono più
Ma è nato
un nuovo genere di schiavi
Schiavi pagati
Schiavi saziati
Schiavi che ridono
Schiavi che vogliono
Rimanere schiavi
Questo è il Progresso!

Panagulis_thumb.jpg

Le poesie di Alessandro Panagulis

S. Agnello Hornby – LA MIA LONDRA, e la nostra…

A Patrizia, Londinese d’adozione…

la-mia-LOndra_Agnello-Hornby_thumb.png

Leggi romanzi se vuoi fare l’avvocato, suggerisce a Simonetta  il suo mentore, Lord Denning, Master of the Rolls (Presidente di Corte d’Appello):

“un bravo solicitor (Avvocato) non deve mai dimenticare la realtà e deve osservare il mondo. E in più deve leggere.  In particolare romanzi. Un bravo avvocato deve sempre avere un libro sul comodino perchè il mondo dell’immaginario è più simile alla realtà di quanto pensiate” p.80

 

Mi ricorda  Leggi romanzi se vuoi fare l’ingegnere, di Paolo Bertinetti. Insomma coltiva le tue passioni se vuoi riuscire in qualunque cosa. La lettura è una delle passioni più forti. E Simonetta Agnello  non solo li ha  letti i romanzi, ma quanti ne ha scritti!

Il padre, esponente della buona borghesia Palermitana  è convinto  che una ragazza ben educata e di buona famiglia  debba imparare l’Inglese in Inghilterra. Simonetta non ama molto questa lingua. Le basterebbe il suo Francese…

Ma la famiglia vince e, a soli 17 anni,  la ragazza parte per l’Inghilterra magica degli anni 60/70.  Studia, si diverte, conosce gente e incontra l’amore… Con molta naturalezza, Londra diventa la sua “home”.

A metà strada tra l’autobiografia e la guida turistica (anche se l’autrice rifiuta questa categorizzazione, considerando il suo libro “una dichiarazione d’amore a una grande  città e ai suoi abitanti ) La mia Londra  apre generosamente  le porte su spazi  privati  e pubblici di un’adolescente palermitana che diventa un’adulta cosmopolita e innamorata della Legge e di Londra.

avvocati LondinesiApre spazi privati quando ci parla della sua professione di avvocata, degli ostacoli incontrati per affermarsi in un mondo maschile e maschilista, da Italiana, ovvero da immigrata, anche se colta e di successo e, per di più  moglie di uno stimato professionista inglese.

Aggiungere  il nome del marito al proprio  non è  un vezzo. È una consuetudine British per una donna sposata prendere il nome del marito, poi, se ciò sia  stato utile a Simonetta anche per farsi strada in una società non sempre ben disposta verso lo straniero e molto competitiva, può essere vero.  Lei ha comunque saputo suonare i tasti giusti e indovinare le note necessarie per integrarsi felicemente con i Londinesi.

Il suo sguardo privato e “cultivated“, non certo da turista di “massa”, ci mostra dal di dentro Londra, i suoi abitanti e le sue bellezze.

San Girolamo nello studio_Antonello da Messina1474-1475
Antonello da Messina (1474-1475) San Girolamo nello Studio National Gallery-Londra

Mi piace da matti la National Gallery, proprio  come piace alla scrittrice. Sarà una questione generazionale o una sensibilità condivisa, fatto sta che se mi chiedessero dove mi piacerebbe rifugiarmi per un po’ di tempo, lontano da tutti e da tutto, direi proprio la National Gallery.

L’avvocata Italiana ci fa da guida appassionata attraverso i camminamenti della città, i suoi numerosi parchi, i suoi piccoli musei gioiello. E sembra che al suo fianco ci sia sempre l’autore più amato: Samuel Johnson.

Non a caso ogni capitolo si apre con una sua citazione famosa e coerente con l’episodio narrato, e soprattutto, con l’atteggiamento di questa donna curiosa e aperta a sfide sempre nuove.

Conosco il sud di Londra, la Greater London, di là dal Tamigi, dove l’autrice ha vissuto e lavorato e dove  mia figlia vive e lavora con la sua famiglia Italo-Afro-Inglese. Riconosco quello che Simonetta dice della zona e delle persone che ci vivono oggi:

“Più verde e più salubre del nord, la nuova parte meridionale della capitale era ed è considerata priva di storia e di cultura, lontana dal centro e dunque meno appetibile e meno costosa. La Londra del Sud, che è grandissima-spazia da Woolwich a Eltham, da Croydon a Hampton Court, da Kew a Putney-mi ricorda l’Inghilterra della provincia e quella rurale: ricca di parchi e di spazi verdi, ha un suo goffo fascino. Eppure gli abitanti dell’altra sponda del Tamigi la guardano con una certa condiscendenza: il patrimonio artistico, culturale e finanziario rimane concentrato, continuando a fiorire, nella vecchia Londra.”p.77

È tutto vero, e a conferma di ciò vale la pena fare un cenno allo  stigma associato al codice postale S/SE    e,  di conseguenza,  ai cittadini residenti nell’area South/South East. Vecchi pregiudizi duri a morire.

E nonostante tutto ciò, Londra, tutta, rimane unica nella sua capacità di accogliere chi sceglie di viverci e di accettare le sue regole e le sue sfide.

375px-ThenationalgalleryLa mia Londra di Simonetta Agnello Hornby è una lettura gradevole per chi  volesse tornare a Londra, attraverso vecchi e nuovi itinerari, e per chi volesse conoscere il  lato  meno noto ed  esplorato, ma decisamente affascinante,  di questa mitica città.

C. Fitzsimmons-DELITTO AI GRANDI MAGAZZINI con un’anziana investigatrice…

fitzsimmons-delitto ai grandi magazzini

Miss Marple, la Signora in Giallo e tutte le arzille vecchiette-investigatrici che ci tengono compagnia in TV e nei libri, sono rintracciabili  in Ethel Thomas, la protagonista di questo giallo.

Ma, a dire il vero, a parte una certa ironia di cui  la signora è  indubbiamente  dotata, non la trovo particolarmente coinvolgente.

La trama del romanzo è “dispersiva”, i personaggi deboli e New York spersonalizzata. Certo ci sono i grandi magazzini che sono una sua peculiarità, c’è Macy’s, l’eterno spauracchio dei concorrenti, ma anche lì, poco mordente descrittivo.

Bello il titolo originale The Whispering Window, la finestra che sussurra… Forse la cosa più bella, eliminata però nella traduzione italiana. La finestrella gioca un ruolo fondamentale nella storia ed è uno stratagemma tecnico davvero efficace. Hitchcock docet.
Per il resto riporto l’opinione di Jon L. Breen (2006) che mi sento di condividere in pieno:

“Sebbene Cortland Fitzsimmons non possa essere considerato uno dei grandi maestri dimenticati della narrativa gialla, è tuttavia un’interessante figura della Golden Age. I suoi gialli sportivi e la sua anziana investigatrice Ethel Thomas gli consentono di avere un posto minore, ma onorevole, nella storia del mystery, e i suoi libri possono divertire molto il lettore nostalgico e disposto a una certa indulgenza.”

Con questo romanzo interrompo la lettura dei Gialli del Corriere della Sera. È stato davvero un “bel leggere”!

le copertine del corriere

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