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    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

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  • Con Amnesty International contro la pena di morte

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    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

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    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

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Parliamo di scuola-Christian Raimo presenta Franco Lorenzoni e il suo I BAMBINI CI GUARDANO. Scatta il flashback MCE.

 

 

lorenzoni i bambinici guardano

Non c’è niente di buffo in un bambino che spiega Aristotele. Così esordisce Raimo(La Stampa) nel suo articolo-recensione del “diario” I bambini ci guardano, del Maestro Franco Lorenzoni.

Franco Lorenzoni è uno degli spiriti guida del Movimento di Cooperazione Educativa di Messina dove, negli anni 80, con Giovanna, Lillina, Santino e tanti altri insegnanti, ci ritrovavamo per discutere, esplorare, condividere  percorsi umani e pedagogici, con il comune  obiettivo di dare al nostro lavoro una forma tale che i nostri allievi potessero esprimere tutte le loro potenzialità di esseri umani e di cittadini consapevoli e assetati di conoscenza.

Ho un ricordo bellissimo di un’esperienza  MCE che mi portò a conoscere e interagire con Danilo Dolci, a leggere una sua poesia ad alta voce, di fronte a lui, quasi stupito di questa “esibizione”. Ci aveva portato la bozza di Palpiti 1985 (di nuovo in libreria: Palpitare di nessi, Ed. Mesogea, Messina, 2012), di cui chiedeva al gruppo una lettura partecipata. Ho ancora la mia copia, che conservo con amore, ricca di sottolineature e appunti. Gli eventi della vita, inattesi, imprevisti e sempre troppo decisi a reclamare l’attenzione, non mi permisero di conoscere personalmente Franco, ma ne respiravo la presenza nei racconti-resoconti dei miei compagni di viaggio.

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L’articolo di Raimo, ha risvegliato quelle sensazioni. Mi ha stupito e confortato leggere una recensione sull’essenza della scuola, in un momento in cui sembra che non interessi più a nessuno coltivarne l’anima. In giorni in cui si assiste a “sperimentazioni” improvvisate, stupide e pericolose come quella del maestro di Foligno, forse figlio naturale di un tempo in cui tutto sembra accettabile, percorribile, imprescindibile. Tutt’altro tipo di maestro rispetto a Franco Lorenzoni.

Raimo riassume il contenuto e la visione di Lorenzoni e si sofferma sull’aspetto introdotto dal titolo: con i bambini si può discutere di tutto, di filosofia, di matematica, ma ad una condizione: lasciare che i bambini stessi formulino il proprio punto di vista, lo espongano liberamente. Lorenzoni e la scuola a cui si ispira lo ha sempre fatto. Tale missione educativa riesce solo ad un maestro che ascolta, che fa leva su una grandissima capacità maieutica e sull’interpretazione del suo ruolo come guida e facilitatore di processi e schemi di apprendimento, già esistenti nella struttura cognitiva ed esperienziale dei bambini.

Parliamo di più di scuola, ma non solo di esami, di tetti che crollano, di stipendi e frustrazioni dei docenti. Parliamo di come si insegna e di come ci si prepara a farlo. E agiamo di conseguenza.

F. Amabile Dopo il buio profondo del terremoto “L’AQUILA RINASCE CON GLI UNIVERSITARI”. Con loro torno a quel mondo spensierato.

amabile

 

I giovani si sa portano allegria, vitalità, energie positive dovunque si trovino. I giovani universitari aggiungono al dato anagrafico  un quid: il loro immaginario di  sogno e progettualità nutrito dal vivere e sperimentare la cultura.

Prima del fatidico terremoto, a L’Aquila questo spirito  positivo è sempre esistito fornendo ossigeno a chi respirava  l’aria della città. In centro, dove la sede dell’ Università creava il polo di attrazione magica, a Rojo dove i giovani studenti di  Ingegneria vivevano  in simbiosi con l’ossigeno della collina.

Ho respirato anch’io quell’aria, negli anni  70 e ne conservo gli effetti benefici. Da studentessa universitaria vivevo  le spinte sociali, i fermenti politici, gli stimoli culturali, la bellezza di stare con gli altri, di cercarli ed essere cercati, di passeggiare per il corso  sotto il freddo pungente, di  ballare al caldo delle discoteche, di  sognare   nel silenzio ovattato   della Biblioteca nella speranza di incontrare quel ragazzo dal  ciuffo biondo e gli occhi verdi.

Dopo  il periodo  buio  del feroce terremoto che ha sconvolto la città nel 2009 

“L’Aquila rinasce con gli universitari” 

ne parla Flavia Amabile  nel suo articolo  (La Stampa 9/11/2018). Il grande cuore de L’Aquila torna a pulsare anche grazie agli studenti, che di anno in anno, sempre più numerosi e convinti tornano a dare linfa vitale alla città.

“Loro si vedono  tutti là nella città che da tempo hanno fatto  ricominciare e vivere”

 

L. Mercalli-La Stampa-Struggente lettera d’amore dalla nostra madre Terra

Luca Mercalli-lettera dalla madre terra.JPG

Questa mattina, mi ha commosso  la lettera di Luca Mercalli su La Stampa, tratta dal suo libro Non c’è più tempo. Come reagire agli allarmi ambientali.

È una lettera tenera, piena d’amore, proprio come quella che una mamma scriverebbe ai suoi figlioli per aiutarli a capire le loro scelte e a prendere le decisioni giuste per una vita migliore.

Come una mamma usa un linguaggio semplice e chiaro, per farsi capire meglio, senza toni paternalistici, ma con dolcezza. E si sofferma sulle bellezze di questa nostra Casa, sul nuovo che l’ha abbellita grazie all’intelligenza dell’ Homo Sapiens.

Allo stesso modo  però mette in guardia dalle brutture che lo stesso  Homo Sapiens è  riuscito ad inventare  e che hanno deteriorato  tutto il sapiente lavoro  di autoconservazione del Pianeta/Casa.

E arriva il richiamo finale a Darwin e all’ineluttabile destino che attende l’Homo Sapiens, se non cambia rotta:

“O saprete sbarazzarvi dell’arroganza e dell’indifferenza verso di me, e con un  grande scatto culturale farete della vostra civiltà un membro sostenibile del mio ambiente, oppure-l’ha scoperto uno di voi che si chiamava Darwin- l’evoluzione vi eliminerà perché non adatti, e io guarirò presto delle vostre ferite. Però mi dispiacerebbe che dopo così  tanta fatica per avervi fatto emergere falliste così miseramente. Vostra madre Terra.”

 

 

 

FESTA DELLA MAMMA 2018-Storia di un’assoluzione.

 

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1522 – Sacra Famiglia con San Giovannino – Jacopo Pontormo – Ermitage – San Pietroburgo

Leggendo  la lettera di Carmen e  la risposta di Maria Corbi  (La Risposta  del Cuore La Stampa ) Non sono tutte belle le mamme del mondo. Quando l’amore è tossico, bisogna darsi alla fuga, mi è tornata alla mente “la confessione speciale” di nostra  madre.

Primi anni ’60, in una vivace  cittadina del centro Italia, la giovane Vera Maria, già madre di tre splendide figlie, decide di  confessare quello che  per lei era diventato  un peccato pesante come un macigno:

” Padre ho tre figlie piccole e  una situazione familiare molto impegnativa: lavoro, marito e suocera non proprio facile. Non posso avere altri figli. So che da buona cattolica non dovrei fare questi pensieri, ma onestamente non posso.”

Sapete cosa le risponde il  bravo  sacerdote dopo una lunga predica sprezzante?

“Mi dispiace figliola, ma non posso assolverti, il tuo è un peccato  davvero troppo grave”

La giovane madre peccatrice è  stravolta,  non solo dal peccato che si porta sul cuore, ma dall’umiliazione e dal dolore di  non vedersi  compresa, e soprattutto assolta.

Terminò lì la vita da cattolica praticante di mia madre, che  continuò invece la sua vita di donna e madre decidendo per il meglio. Passarono gli anni, fino al giorno fatidico in cui il   matrimonio della cugina Giulia  determinò la svolta esistenziale di Vera Maria. La cerimonia si tenne   all’   Abbazia di Casamari, uno dei più importanti monasteri italiani di architettura gotica cistercense, situata nel comune di Veroli in provincia di Frosinone.

Abbazia di Casamari-Veroli

 

L’atmosfera fu complice di un decisione drastica e sofferta, forse a lungo desiderata: fare una  bella chiacchierata  con il frate confessore, che  di fatto rappresentò  un’ illuminante esperienza spirituale e umana, mai provata prima.

Dopo aver ascoltato la drammatica  confessione di una madre, egli  le disse con voce dolce:

Vera Maria, sei una mamma amorevole, una donna che fa del suo meglio per sostenere  la sua famiglia, con il lavoro e la cura. Per questo Dio  ti è vicino in ogni momento  della tua giornata con amore incondizionato. La Chiesa ti ha tenuto per troppo tempo  lontano dal suo cuore. Ora ti assolve e ti chiede perdono per la sofferenza che hai provato  in questi lunghi anni  di distacco.

Le nozze di Giulia furono un evento indimenticabile per la sposa, per la splendida  Abbazia, per gli invitati tutti, ma soprattutto per mia madre che lì visse un’evento indimenticabile.

Dopo tanti anni raccontò alle sue figlie questo  momento particolare del suo  percorso di vita, tra gli inciampi del matrimonio, dell’essere donna, mamma e cattolica. Condivise con noi la gioia di aver incontrato un cuore pensante e un orecchio amorevole nelle vesti di un Frate intelligente, tra le mura di una vecchia Abbazia Cistercense.

Cristiana dell’Anna- Scuola di teatro a Londra, UN POSTO AL SOLE, GOMORRA: storia di un talentuoso percorso artistico

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Foto da La Stampa 2 Giugno 2016

Mi piace la serie Sky Gomorra. Ho letto il libro che l’ha ispirata (la potenza dei romanzi di Saviano è ineguagliabile) ho visto con coinvolgimento totale la prima serie ed ora mi sto godendo la seconda.

Seguo Un posto al sole dalla sua prima puntata (1996) e, nonostante i suoi alti e bassi, le ovvietà melense, l’inconsistenza stanca di alcune ministorie e personaggi al suo interno, continua ad essere uno dei miei must televisivi.

gemelle UPAS

Dopo la premessa, passo a Cristiana dell’Anna. Una sorpresa e una conferma nel suo ruolo di Patrizia in Gomorra. La sua capacità di sdoppiarsi nelle gemelle Micaela e Manuela di UPAS, un corpo e due personalità ha subito colpito gli appassionati di questa storica “soap opera” italiana. Un talento naturale in un volto bello e molto espressivo, come tutto il linguaggio che il suo corpo parla. Le sue qualità camaleontiche e di personaggio “a tutto tondo” riaffiorano in Patrizia. C’è il seme del teatro Shakespearinao in lei. Talento, intelligenza e bellezza napoletana. Ad majora Cristiana!

In un piccolo bar sul lungomare di Napoli, tra sole e penombra, Cristiana Dell’Anna, classe ’85, nuova protagonista della seconda serie di Gomorra, si racconta:

«La scuola che ho fatto a Londra non era improntata solo sul metodo; ti insegnava tutte le strade, e tu potevi scegliere». Seconda di tre figli, genitori napoletani e anima da vagabonda: «Anche se viaggio tantissimo, l’idea di un tour mi mette ansia. Per un po’, mi piacerebbe rimanere nello stesso posto». 

 Parla di Shakespeare, della squadra del Napoli e del Leicester di Claudio Ranieri. Spiega la differenza tra pronuncia inglese e americana:

«Sono innamorata di Londra. È una città che mi ha dato tanto». Patrizia, il personaggio che interpreta in Gomorra, è una ragazza forte e decisa. Sola, costretta a lavorare e a crescere i fratelli, alla fine arriva nella corte di Don Pietro Savastano, del quale diventa occhi, orecchie e voce. Per interpretarla, ha dovuto imparare di nuovo a camminare…” G.Tammaro  A Gomorra c’è anche Shakespeare. Male e bene all’ennesima potenza leggi tutto

P. Modiano-DORA BRUDER: 15 anni, figlia di immigrati ebrei, Austriaco il padre, Ungherese la madre, inghiottita nel 1942 dal mostro nazista…

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Tempo fa, ho chiesto aiuto ai miei amici lettori per decidere da dove iniziare a scoprire il Nobel della Letteratura 2014, Patrick  Modiano. Qualche suggerimento è arrivato. Si parte senz’altro da  Dora Bruder, considerato da molti il suo primo grande libro.  

“Si cerca una ragazza di 15 anni, Dora Bruder, m 1,55, volto ovale, occhi castano-grigi, cappotto sportivo grigio, pullover bordeaux, gonna e cappello blu marina, scarpe sportive color marrone. Inviare eventuali informazioni ai coniugi Bruder, Boulevard Ornano 41, Parigi.”Posiz. 55-56

Bruder

 15 anni, figlia di immigrati ebrei, Austriaco il padre, Ungherese la madre, inghiottita nel 1942 dal mostro nazista, Dora rappresenta il paradigma dell’innocente travolto dalla cattiveria e dalla disumanizzazione della politica.   Modiano cerca ostinatamente, con la pignoleria di un burocrate Kafkiano, di rintracciare nella  sua vita di adolescente brandelli di esistenza umana, prima della tragedia finale.

Parigi, talora spettrale e surreale, diventa città mappa, città stradario, città fagocitata dal burocratese degli uffici pubblici.  La fredda scrittura  adottata sembra voler sottolineare il distacco di un  osservatore quasi “incolpevole” di quanto accaduto a Dora e a milioni di altri come lei. Attenersi ai fatti, registrare meticolosamente l’evento senza  troppi segni di interpretazione e di pietà. Riempire modulo. No, non ha diritto a ritirare il documento, ha la delega? È parente? Chieda la deroga, se vuole al:

“Palazzo di Giustizia, Boulevard du Palais 2, terza sezione di stato civile, quinto piano, scala5, stanza 501. Da lunedì a venerdì, dalle 14 alle 16.”Posiz.144.

Così comincia il percorso infernale, anch’esso un po’ Kafkiano, per ottenere il certificato di nascita di Dora Bruder!

Lungo la strada   Modiano incontra quelle che ama definire “Coincidenze letterarie”. Sono diverse.  Mi colpisce il riferimento a I Miserabili di V. Hugo: Dora come Cosette? Cosette e Jean Valjean in fuga attraverso i quartieri bui e malfamati della città, come Dora e i suoi genitori? Perchè Modiano sente il bisogno di ripercorrere i passi dei Bruder verso il baratro? Bisogno mai sopito di ricordare al mondo le brutture di un passato recente e indegno di un’umanità evoluta?

La vita di Dora, le strade che può aver percorso, le cose che può aver visto, i palazzi, i negozi, le scuole risvegliano nel giovane Modiano ricordi di adolescenza, ma che differenza tragica nelle loro esperienze!

“L’indirizzo è nel XVIII arrondissement di Parigi, non distante dal mercato delle pulci di Saint-Ouen: un quartiere che Modiano conosce bene per averlo frequentato durante gli anni sessanta, anche se il n. 41, accanto al Cinéma Ornano, non ha mai attirato la sua attenzione. È forse questo il movente che fa scattare la curiosità della ricerca.” Wikipedia

La fuga di Dora dal tetro collegio delle suore del Sacro Cuore di Maria è l’estremo tentativo di liberarsi di una maschera non desiderata, di esplorare un mondo aperto che per ora le è negato. Purtroppo non abbiamo notizia di come il cuore e il cervello di Dora abbiano reagito a queste nuove sensazioni.

“la fondazione del Sacro Cuore di Maria era chiamata a rendere eminenti servigi ai bambini e alle adolescenti di famiglie disagiate della capitale”Posiz.346

Dora-Bruder-evidenziazioni_thumb.jpgApparentemente  distaccato e poco coinvolgente nel  suo registro burocratese, volutamente neutrale,  quasi “frozen”, il romanzo mi attira, paradossalmente,  proprio grazie a queste sue caratteristiche. Trovo che in fondo lo stile di Modiano, così puntiglioso, pieno di dettagli inutili che impediscono alla narrazione di assumere un ritmo coinvolgente, riesca in un certo senso, a rendere più intenso il senso di disagio del narratore e del lettore per gli eventi di quel tragico periodo.

E ravviva anche  il senso di colpa verso persone come i Bruder  che possono all’ improvviso diventare quasi trasparenti e leggere come nuvole che trascinate da un vento malefico si dissolvono nel nulla, senza lasciare traccia.

 “Sono persone che si lasciano dietro poche tracce. Quasi anonime. Non si distinguono da certe strade di Parigi, da certi paesaggi di periferia dove ho scoperto, per caso, che avevano abitato. Ciò che sappiamo di loro si riassume spesso in un semplice indirizzo. E questa precisione topografica contrasta con quanto ignoreremo sempre della loro vita… con quel vuoto, con quel grumo di ignoto e di silenzio.”Posiz. 252

Alla fine, la storia ti lascia una profonda amarezza, accompagnata da un desiderio di fuga, forse solo temporaneo, dai libri di Modiano.

Meridionali a Pontida, che amarezza.

Non mi attira particolarmente parlare di politica o dei politici, ma il raduno di Pontida di Domenica mi ha davvero fatto male.

Vedere sventolare i ben noti vessilli dei secessionisti accanto a quelli dei Pugliesi, dei Siciliani e dei Meridionali in genere, mi è sembrato davvero troppo.

Sentire il segretario della Lega urlare il suo programma di liberazione del Salento e della Sicilia è stato tragicomico.

Ma come si fa a seguire uno così, ad avere fiducia in lui e a non leggere nel suo corpo e nelle sue urla la sete di potere che lo pervade? Disperazione da ultima spiaggia? No. Non può e non deve essere questo. Ci sono sempre alternative migliori.

La lettera di Tre Fieri Meridionali al Direttore di la Stampa di oggi da voce a questa mio malessere:

lettera La Stampa - Copia (3)

Una Meridionale in Veneto

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