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Letture in quarantena—Un incipit-quiz nella più totale “atemporalità”.

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Ho appena iniziato un nuovo libro che  mi accompagnerà lungo questo confinamento spazio-temporale. È sceso dal vecchio scaffale, da tempo reclamava la mia attenzione. Confesso che le prime pagine mi hanno provocato un notevole imbarazzo, d’altra parte avevo sentito molto parlare di questo autore e del suo  linguaggio trasgressivo, e tuttavia ho sempre pensato che fosse una lettura necessaria, considerate anche le lusinghiere critiche di alcuni autori tra i miei preferiti…

Di che romanzo si tratta? 

Incipit

Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.
Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci si sarebbe mai conosciuti così intimamente, Boris ed io, se non fosse stato per i pidocchi.

Boris mi ha fornito poco fa un compendio di come la vede. È un profeta del tempo. Farà brutto ancora, dice. Ci saranno ancora calamità, ancora morte, disperazione. Non c’è il minimo indizio di cambiamento. Il cancro del tempo ci divora. I nostri eroi si sono uccisi, o s’uccidono. Protagonista, dunque, non è il Tempo, ma l’Atemporalità. Dobbiamo metterci al passo, passo serrato, verso la prigione della morte. Non c’è scampo. Non cambierà stagione…

 

È l’autunno del mio secondo anno a Parigi. Ci sono stato mandato per una ragione che ancora non sono riuscito a penetrare.
Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l’uomo più felice del mondo. Un anno, sei mesi fa, pensavo d’essere un artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto quel che era letteratura, mi è cascato di dosso. Non ci sono più libri da scrivere, grazie a Dio.
E questo allora? Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non un libro nel senso usuale della parola…

A. Cuarón-ROMA. Una storia, cento storie, grandi donne, piccoli uomini in un film emozionante e bellissimo.

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L’ho amato dalla prima scena. Lo trovo  di una bellezza “stellare” che illumina la storia, le attrici, i colori, l’ambientazione, la forte carica sociale a fatica tenuta sullo sfondo, il ritratto struggente  di  relazioni  amorose profonde e dolorose, la comunicazione  nelle lingue del cuore: Spagnolo e Mixteco. 

La cacca magica

La cacca dei cani…Che magia  il cinema! riesce a veicolare significati  inaspettati attraverso piccoli dettagli, non proprio piacevoli.  Dettagli  dall’infanzia del regista, dettagli  da un mondo in ebollizione, dove si agitano i tradimenti  dei coniugi, le mediazioni delle  nonne, le liti  isteriche tra fratelli, il mondo di fiaba in cui rifugiarsi per non ascoltare, per non vedere, come fa il piccolo di casa cullato dalle storie di Cleo, fidata vice-madre.

 

Una storia intima

La storia è molto intima: racconta la vita di una bella famiglia borghese del quartiere Roma di Città del Messico  agli inizi degli anni 70:  quattro  figli, mamma e papà, nonna.  Con loro vivono due cameriere, Cleo  e Adela.  Il papà Antonio, come  spesso fanno gli uomini, ad un certo punto “sente il peso eccessivo della famiglia” e se la da a gambe con l’ altra donna più  “fresca”. La madre sembra una trottola pronta per impazzire, e lo farà al momento dell’abbandono definitivo. La nonna si da un gran da fare per seguire i nipotini e placare le ansie della figlia.

Cleo

Ah, Cleo, sprovveduta  sognatrice! Efficiente come una macchina, fa i lavori di casa alla perfezione e si prende cura dei bambini proprio come una madre, specialmente con il piccolino che stravede per lei. Purtroppo anche a lei capita di incontrare un “piccolo” uomo con manie di grande atleta,  che la “usa e getta”, senza ritegno e pietà per la sua gravidanza inaspettata e non voluta. Tragica la sua figura nel momento  del parto. La comunicazione del momento è puro dolore espressivo.

Cleo è indubbiamente la figura centrale del film, e forse dell’ infanzia di Alfonso. L’infanzia plasma l’ anima e la mente. Ha portato infatti Cuarón a cesellare questo gioiello. I momenti più belli del film ruotano intorno a Cleo. Uno su tutti, quello che ti lascia senza fiato per la sua tragica bellezza,  è la gita a Veracruz, pretesto per permettere al  padre di famiglia di  “saccheggiare” la casa.  È  un momento catartico per tutti, un’avventura in comunione  tra donne e bambini,  che accompagnerà i protagonisti verso  una nuova consapevolezza: si può uscire dal buio  e tornare a vivere pienamente  una vita degna di essere chiamata tale.

Il ritorno

Il ritorno a casa, una  casa svuotata dal padre che è  fuggito verso un nuovo amore, mostra la bellezza della speranza, mancano  è vero molte cose amate, parti integranti e silenziose di un tratto di vita,  manca il papà, ma la novità delle nuove camere, dei nuovi spazi vuoti, di un futuro ricco di sorprese sembra compensare le perdite.

Ma ora basta chiacchiere, questo film è da vivere in prima persona!

 

 

 

 

 

 

Eccellenze

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Dopo il Leone d’Oro a Venezia, arriva il Golden Globe, e la strada per l’Oscar al Miglior Film Straniero è aperta…

 

 

 

In vacanza 3. C.Bonini-G. De Cataldo. SUBURRA e i suoi traffici maledetti.

 

 

Suburra De Cataldo -Bonini

 

Torno al Kindle in quest’estate di letture condivise con Vladimiro. Ho finito i miei adorati libri di carta e in viaggio non ne ho portati altri. Allora, con somma felicità del mio compagno di lettura, “ripiego” su Suburra di Bonini-De Cataldo. A lui è piaciuto molto, e ne vorrebbe parlare con me.

Suburra KindleChe dire? Questa volta ho trovato la lettura su Kindle molto piacevole. Credo sia stato il ritmo sincopato del romanzo a dettare quello di lettura: veloce, guizzante, accattivante. Tra cronaca, docufiction, premonizioni e rabbia montante, sono arrivata all’ultimo minuto della storia.

Roma e i pescecani che l’hanno spolpata nel tempo sono tutti in ballo. Più vicino alla realtà di quanto si immagini sono  i ritratti narrativi di politici, ruffiani, prostitute, criminali grandi e piccoli, mafiosi e camorristi, imprenditori e prelati faccendieri e puttanieri.

Mio malgrado ho dovuto concordare con Vladimiro sull’efficacia della scrittura e del linguaggio usato, anche se De Cataldo non mi è stato mai molto simpatico. Colpa di Masterpiece

E. Morante-LA STORIA. Le conseguenze tragiche di un potere cieco e malato. Lettura per un tempo “un po’ ignorante”

la storia

È finita…

Difficile oggi, 24 Giugno 2016, primo giorno di Brexit, tornare a parlare di La Storia di Elsa Morante, un libro che attraversa anni  folli e crudeli  del Novecento, svelandone i risvolti più crudeli e dolorosi sulla vita della gente piccola, piccola, cosiddetta comune, ovvero del “popolo sovrano”. Quello che va a votare travolto da conati di vomito verso regole che non ha condiviso, o che non conosce proprio. Un conato di vomito che invece di essere placato e curato viene ulteriormente stimolato, con sollecitazioni continue come quelle di un bulimico che vuole liberare il proprio stomaco dalla putrida pappetta in cui si è ridotto il magnifico cibo dei cuochi famosi. Difficile, ma oggi ancora più opportuno e importante.

10942-la_storia-comenciniI segreti dei Ramundo

Nel suo capolavoro La Storia, degli anni che vanno dal 1941al 1947, Elsa Morante ci fa incontrare, insieme alle bombe, alla distruzione e alle manovre folli dei popoli in guerra, la vita di una fragile famiglia borghese, i Ramundo/Mancuso/Almagià, esposta a tutti i venti e sbattuta qua e là dagli eventi. Il maestro Giuseppe, indomabile anarchico (“poveri anarchici della domenica”), innamorato profondamente della moglie e tenerissimo con la figliuzza “babbarella” Iduzza e la maestra Nora, Veneta ed Ebrea, si incontrano a Cosenza nella scuola in cui insegnano. I segreti che vogliono tenere nascosti condizioneranno le loro vite e quella di Iduzza.

San Lorenzo RomaA Roma dove si era trasferita con suo marito Alfio, Ida Ramundo, ora vedova Mancuso, maestra anche lei gracile e perennemente indecisa, viene violentata da un giovane e disperato soldato tedesco, Gunther. Rimane incinta di Useppe, pischelletto malato, poetico, affamato di affetto e di avventura, i cui occhi azzurri testimoniano la sua origine. Il primo figlio, Ninareddu accetta questo fratellino venuto dal nulla come un dono, senza chiedere nulla e senza riserve. E lo ama ricambiato di un amore puro, infantile, totale.

testaccio3C’è davvero tanta poesia in questa storia, come fossimo dinanzi alla perdita d’innocenza del mondo moderno. Un innocente è Davide Segre, il giovane idealista ebreo  che odia la borghesia, in un conflitto irrisolvibile tra le sue idee e la fine orrenda della sua famiglia nella camera a gas. Il suo destino è segnato. La droga o le droghe lo accompagnano furiosamente verso il suo compimento.

È innocente il “pischelletto” Useppe, figlio dello stupro e della paura, che piccolo piccolo come un uccellino, si rifugia tra le zampe accolgienti di Blitz (il primo cane della famiglia), Bella (la pastora abruzzese avvolgente e protettiva) e Ida madre confusa, ma sempre amorevole. Useppe è un poeta inconsapevole. Inventa storie e poesie, decodifica in versi il canto degli uccelletti. Ama la natura e da lei si fa coccolare come un’altra madre.

anarchiaSembra innocente tutta la gente impaurita e stravolta dai bombardamenti, in fuga continua dal nemico e forse da se stessa, alla ricerca di un rifugio temporaneo. A suo modo è innocente Ninareddu, affamato di giustizia e di ideali, che a guerra conclusa vanno scolorando in piccole azioni di accaparramento e sopravvivenza, per lui fatali. Anche lui, vittima di una guerra cieca andrà incontro al suo destino, nelle lotte partigiane durante, e nella lotta quotidiana per l’arricchimento, nel dopo guerra.

San Paolo RomaRoma è sempre protagonista delle scorribande di Bella e Useppe. E riconosco tante strade, tanti quartieri che da bambina e da adulta percorrevo con mia madre e mio padre, ora a trovare parenti, ora a fare visite agli occhi al Policlinico, ora ad incontrare amici a teatro o al cinema o per monumenti. Roma la ritrovo in tante storie Italiane e per me è sempre un tuffo al cuore, un altro ritorno all’infanzia.

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Le sintesi degli accadimenti che da un anno all’altro Morante riassume, colpiscono per la loro incisività. Messi in fila, uno dopo l’altro, ti danno il senso di come la vita delle persone e delle nazioni proceda a volte in un movimento indipendente, come fosse naturale passare da un punto all’altro. E invece di naturale non c’è nulla. La guerra, il male, la violenza è tutta opera degli uomini. Sì, soprattutto degli uomini. Le donne seguono, si adattano, e cercano di garantire la sopravvivenza della specie.

“Con quel Lunedì  di giugno 1947, la povera storia di Ida Ramundo era finita”

storia HalfIn questa tarda primavera Italiana il libro della Morante mi ha fatto tanta compagnia. È stata una lettura vissuta con lentezza e partecipazione sia emotiva che razionale. Alla fine non ci sono più pagine, ma resta un’impressione profonda che porterò con me per molto tempo. La Storia è l’affascinante spettacolo dell’esperienza umana nel XX secolo. Un libro da leggere. Assolutamente.

 

Affascinailtuocuore da voce a Davide

E per chiudere vi leggo le tesi su cui Davide Segre, stralunato e sfortunato giovane idealista, imposta il suo discorso politico, quasi  “in forma di professore di Storia”.

 

Sara di Pietrantonio, ancora un femminicidio.Un’altra farfalla che non volerà più!

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scamardistudio-Farfalle Sacre

Un’altra farfalla uccisa. Sara, 22 anni romana, studentessa universitaria, bella e pronta ad aggredire la vita.

Il suo ex  non accetta che lei  lo lasci. Probabilmente le chiede un ultimo incontro fatale e…le da fuoco! Si, sembra proprio che sia stato lui. Lo hanno fermato, un giovane Italiano, forse per bene, forse di buona famiglia, ma tanto tanto criminale.

Ultime notizie: Ê stato proprio lui. Ha confessato. E non le aveva chiesto un ultimo incontro, ma ha premeditato l’agguato vigiacco.

Noi donne spesso sottovalutiamo le fragilità e i lati oscuri degli uomini che ci sono accanto. E invece dobbiamo farci i conti, essere prudenti e non  accettare mai  dagli ex la proposta di un ultimo incontro  di chiarimento.

Quando una storia finisce non c’è nulla da chiarire, soprattutto se abbiamo avuto segnali di instabilità, fragilità, violenza psicologica, incapacità di gestire le proprie emozioni. Soprattutto quando è evidente la volontà malata di schiacciare l’altra.

Ultimo incontro da soli? NO grazie.

Ê anche vero che, se la volontà malvagia pervade il cuore e offusca la mente, non c’è  compagnia o prudenza che tenga, ma intanto  facciamo la nostra parte.

E non raccontiamoci  masochisticamente che siamo noi  sbagliate, che forse non abbiamo capito, che forse dovevamo fare per lui (o non fare) questo  o quest’altro. NO, non è  così!

 Maggio 2016- Sabato sera. Roma Magliana, Sara 22 anni, un’altra  farfalla sacra a cui vengono letteralmente bruciate le ali, il cuore, il corpo.

Un’altra farfalla  che  non potrà più volare.

La Storia di Elsa Morante: lettura in corso…

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Non so quando scriverò la recensione di questo libro. Per ora posso solo dirvi che me lo sto godendo, parola per parola, e che mi prenderò tutto il tempo lento che una lettura di questa natura richiede. Piccolo assaggio:

 

Incipit

“Un giorno di gennaio dell’anno 1941, un soldato tedesco di passaggio, godendo di un pomeriggio di libertà, si trovava, solo, a girovagare nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Erano le due del dopopranzo, e a quell’ora, come d’uso, poca gente girava per le strade. Nessuno dei passanti, poi, guardava il soldato, perché i Tedeschi, pure se camerati degli Italiani nella corrente guerra mondiale, non erano popolari in certe periferie proletarie. Né il soldato si distingueva dagli altri della sua specie: alto, biondino, col solito portamento di fanatismo disciplinare, e, specie nella posizione del berretto, una conforme dichiarazione provocatoria.”

Il fascino delle “parole arcane”

“Ai tanti misteri dell’Autorità che la intimorivano, s’era aggiunta adesso, la parola ariani, che lei (Iduzza) prima aveva sempre ignorato. Nel caso, in realtà, quella parola non aveva nessun significato logico; e le autorità avrebbero potuto sostituirla, a loro piacere, e agli stessi effetti pubblici, con pachidermi, o ruminanti o altra qualsiasi parola. Ma alla mente di Iduzza, essa tanto più si faceva autorevole, perché arcana.”

 

Inghilterra chiama Italia su RAI3: in viaggio da Londra a Mosè e ritorno, con Simonetta Agnello Hornby e suo figlio George in carrozzella

Io e George a Londra: si parte

io e GeorgeVenerdì 20 Novembre è andata in onda su RAI3  la prima delle sei puntate di Io e George con Simonetta Agnello Hornby e suo figlio George. A bordo di una veloce e scattante carrozzella George si imbarca con coraggio e passione in questa avventura eccezionale.

In Inghilterra è molto frequente imbattersi in persone che guidano queste carrozzelle magiche. Nel docufilm ne abbiamo incrociata una, typically British, guidata con gran sicurezza da  una signora dal leggiadro cappello rosa.

George,  affetto da sclerosi multipla progressiva. sembra fare buon viso a cattivo gioco mentre sperimenta questa nuova mobilità in un viaggio della vita sempre sognato e giunto ora al nastro di partenza: Viaggio in Italia con mamma alla ricerca delle bellezze d’Italia, mai viste anche se sempre conosciute, spesso sui libri o  per bocca di questa mamma speciale, Palermitana, Italiana, Inglese e figlia dei suoi tempi in cui essere Internazionali era un pregio, un’opportunità, un’esperienza fondamentale nella vita. A dire il vero George è andato spesso in Sicilia a trovare i nonni con quello che lui chiama il Tubo (l’aereo), ma non ha mai visitato molte altre località italiane. 

Reform Club LondonLa prima puntata del Docufilm  mi è piaciuta moltissimo. I was really impressed dal linguaggio usato. George e Simonetta parlano un Italo-palermitano inconfondibile e un London-English altrettanto inconfondibile e naturale. La realtà che ci hanno mostrato è vera e affascinante. Il party con gli amici per augurare loro buon viaggio, l’esplorazione di Brixton, suburb un tempo degradato e ghettizzato e oggi un’area di gran pregio, soprattutto immobiliare.

Mi ha colpito il passo tenuto dai due: la mamma che corre avanti e il figlio che la richiama al rispetto di una cadenza comune, in cui lui sia davanti con una visuale sgombra da ostacoli. Ho sentito con loro gli odori del cibo che aleggia in tutti i quartieri della Grande Londra, la conversazione con il gelataio Calabro-piemontese, con il cameriere del Reform Club, casa del partito Whig di cui Simonetta è socia convinta. Ma non è tutto solo colore e folklore. George rappresenta la vita e i bisogni di chi si trova nelle sue condizioni.

la-mia-LOndra_Agnello-Hornby.pngCi sarebbe ancora molto  da dire su questo bel programma di RAI3. Peccato che sia trasmesso un pò tardi, ma la durata delle singole puntate permette di non sforare troppo nella notte profonda.

Nel programma ho ritrovato con piacere la stessa atmosfera di La Mia Londra, lo stesso garbo narrativo, la stessa passione e l’ orgoglio per essere quello che si è, nel profondo. Ho riconosciuto anche la stessa ironia Siculo-Londinese. Altre riflessioni su questo libro le potete leggere nella  recensione di Affascinailtuocuore.

Alla prossima puntata!

 

 

 

 

 


 

Io e George a Milano- 2 puntata

I due  intrepidi viaggiatori arrivano a Milano. Puntata scoppiettante. Esilarante la cena al ristorante tipico con disputa sulla preparazione della classica cotoletta: burro sì-burro no.

Impariamo a conoscere George, che in albergo, da buon Londinese si intrattiene in modo intelligente e empatico con il receptionist Ibrahim.

Ora arrivano le scarpe di George, ordinate online ad un laboratorio  che personalizza le snickers. le sue rivelano una scelta  identitaria molto originale! Union Jack  colorata di Italianità: verde-bianco-rossa.E tocco finale: less is more. A quando anche  un tocco di Sicilia? Grandioso.

Simonetta, intanto recupera la cugina immigrata terrona non economica, che porta ancora i segni ben nascosti  dietro un fisico di classe, di una integrazione non facilissima. Come la capisco! Insieme vanno  dal parrucchiere, anzi dalla parrucchiera. Cinese e bravissima. Un siparietto multiculturale da gran teatro di vita.

George prende il treno e il taxi  in carrozzina. E non servono parole.

Poi scopro con loro uno splendido esempio di archeologia industriale , la  “Factory Town”… a Crespi d’Adda

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Mi piacciono sempre di più. 


Io e George a Pisa- 3 puntata: miracoli

I nostri amici si dirigono verso Pisa, alla ricerca delle antiche origini della famiglia Agnello. George indossa le originali scarpe milanesi e sua madre ne è davvero impressionata! Simonetta guida un pò impacciata e porta George a destinazione, ma non vuole essere distratta.

pisa_piazza_miracoli02Pisa è spettacolare, la piazza dei miracoli avvolgente e stupefacente. La casa blu degli Agnello da su un lungarno magico. L’antenato di George era un bel “filibustiere”. Bella storia!

La loro lezione di Arte all’interno della Cattedrale di Pisa è fantastica, umana e normale: cosa è bello? per chi? perchè? George si sente sopraffatto, schiacciato dal potere religioso. Simonetta si sente sì schiacciata, ma dalla bellezza creata da uomini. I due mostrano qualche contrasto, anche sulla “cattolicità”, ma sono un bell’ ascoltare: ironico e punzecchiante.

all-interno-della-cattedrale-di-pisa-1600999Vicino Grosseto, in un paesaggio collinare incantato, gli Anglo-Agrigentini si incontrano. Si parla di nonne, di mamme chiocce, di creatività, di esercizio della fantasia. Camilleri e Simonetta spiegano a George l’ambiguità di certe parole in dialetto siciliano. Mòvete che per noi vorrebbe dire Muoviti! significa invece Stai fermo! Sti’ Siciliani, valli a capire! 

 

robot DoroPoi arriva la visita lunare alla casa domotica. George fa amicizia con  la bella napoletana giramondo in carrozzella e… con il Robot Doro che esegue gli ordini sgranando i suoi occhioni tondi.

 

Arrivederci a Roma, ragazzi! Sono sicura che ne vedremo delle belle…

 


 

Io e George a Roma- 4 puntata: Grandi bellezze

imagesIVGZ6RMB (2)Roma è immensa nella sua bellezza e nella sua storia. Attraverso  gli occhi degli Hornby, il quartiere EUR mi appare sotto un’altra veste. La sua architettura  e i suoi  vuoti e pieni di luce sono quasi lunari. George incontra parecchi ostacoli. I sanpietrini  non perdonano. Incontro con il presidente della Repubblica nella maestosità del Quirinale. Tutto è così istituzionale…

 

 

 

 


 

 

 

Io e George a Napoli- 5 puntata: Grandi dolcezze, forti emozioni  e cocenti delusioni

images6EHKT1J9Puntata commovente, ricca di emozione, anche rabbiosa. La fermata di Toledo della metropolitana è affascinante. Ma i treni? Assurdo, George deve controllare una rabbia  violenta che cerca di  farsi spazio nella sua testa. e nel suo cuore. Ma come è possibile che una metropolitana fatta tre anni fa, così bella e artistica, non abbia treni attrezzati  per permettere ai disabili in carrozzella di salire senza dover  chiedere aiuto  alle persone e sentire un profondo senso di disagio e di colpa. Però i segnali luminosi  fanno bella mostra di sé lungo la piattaforma. Assurdo! Le strade poi, impraticabili per George. Simonetta esplora la Napoli sotterranea ricca di  mistero e sorprese.

D’obbligo  passeggiare per San Gregorio Armeno. George compra cornetti e souvenir. D’obbligo  anche la scorpacciata di babà, di cui George è un grande estimatore.

Napoli è bellissima, dal traghetto che va in Sicilia, madre e figlio  ammirano il rosa diffuso del tramonto  sul Vesuvio e si strugge il cuore.

Finalmente La Sicilia!

thGDE19EHEIl 25 Dicembre  2015  va in onda l’ultima tappa del viaggio, ma io  riesco a guardarla solo oggi, 26 gennaio 2016.

Mi commuovo sia di  fronte alle meravglie di Palermo che di fronte alle sue inadempienze assurde. La scena dell’ascensore dentro il Palazzo dei Normanni è  terribile. Simonetta vive con  malcelata trepidazione l’ingresso di  George nella scatoletta. Pieghiamo i piedi, alziamo la pedana, pieghiamo di qua, pieghiamo di là, come se si stesse giocando con una bambolotto di gomma.

Per  fortuna  torniamo a Mosè, una miniera di  ricchezze naturali dove  Simonetta, felice e curiosa, si muove come una vera regina. Siamo  accolti nelle “gioie”  della grande famiglia, imbarazzata davanti alle telecamere, ma festosamente complice all’apertura dei regalini comprati da George lungo il viaggio. Nel  sentire i giovani ho avuto un sussulto. Mi sembrava di sentire e vedere i miei piccoli tre Londoners che cercano di parlare Italiano, su  incoraggiamento della nonna e del papà. Quite peculiar!

Magica è la gita alla Valle dei Templi. Ciascun membro della comitiva, compresi i ragazzi, hanno un loro scopo, e questo traspare dai singoli corpi e dalla loro andatura. Anche George riesce a soddisfare il suo bisogno, sulla sua irinunciabile  “macchinetta”.

Si conclude  nel relax il lungo viaggio degli  Agnello-Hornby. Dall’Inghilterra a Mosé. Affascinante!

 

 

 

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