• Mondo Fuori

  • I viaggi della speranza e della disperazione.

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • Io sto con Emercency

    Guerre, Epidemie, Vite umane falcidiate... Per nostra fortuna c'è Emercency.

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • Amo l’Europa

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 8 Marzo 2021-Donne e uomini insieme con determinazione e speranza

  • 25 Aprile 2020- Festa della Liberazione dal nazifascismo

  • 1° Maggio 2020-Coraggio!

    R.Guttuso-Portella delle Ginestre

  • 10 Maggio 2020-Festa della Mamma

    dalla vita di una grande mamma...

  • 5 Ottobre 2020-Giornata UNESCO dedicata agli Isegnanti

  • 23 Maggio-19 Luglio -Luci che non si spengono…

  • 2 Giugno 2020-Festa della Repubblica Italiana

    Ossimori festosi: ferita, disorientata, fragile, eppure resiliente, meravigliosa e forte. La nostra Repubblica.

  • 3 Ottobre 2013-3 Ottobre 2020 Ricordare, accogliere, progettare il futuro

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    Il 3 ottobre è diventato giornata della memoria e dell'accoglienza, una data in cui si ricordano le vittime del naufragio di Lampedusa e tutti i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di arrivare in Italia, la porta dell'Europa.

  • 20 Novembre2020- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

  • 25 Novembre 2020-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

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P. Roth-IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA. Il piccolo Phil racconta la vita, le paure e i desideri di una famiglia ”ebraico-americana” di Newark-New Jersey, in anni pericolosi.

 

 

 

 

IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA di Philip Roth è un’ucronia, ovvero la versione alternativa, di solito indesiderabile, di un fatto reale, una sorta di post-verità trumpiana.  Nel caso specifico si racconta l’elezione a presidente degli USA-1940  di  Charles Lindbergh, il  mitico aviatore che nel 1927 vola in solitaria e in un’unica tappa da  New York a Parigi, alla guida dello “Spirit of St Louis”. La vittoria  di Lindbergh provoca un terremoto nello scacchiere internazionale, spostando lentamente e inesorabilmente gli Stati Uniti d’America verso la  Germania nazista.

Il piccolo Phil Roth, appassionato  collezionista di francobolli, racconta in prima persona( che meraviglia narrativa il suo  sguardo sul mondo!) l’ascesa politica dell’aviatore e lo fa dal suo punto di vista di bambino ebreo in una Newark in trasformazione lenta ma inesorabile verso il peggio. Si ritrova spettatore del dilagare della ideologia filonazista e vittima delle ricadute di  questa trasformazione  sulla sua vita di bambino, sulle sue amicizie, sulla sua famiglia e sulla comunità tutta. Lentamente  e senza scossoni  si può scivolare nella dittatura, partendo da una condizione di  normalità e  quotidianità “ serena”:

“Per il momento le nostre vite erano intatte, le nostre case erano in piedi e il comfort dei riti abituali era quasi abbastanza forte per non farmi perdere la pacifica illusione infantile di un presente eterno e immune da persecuzioni. C’era la radio che trasmetteva i nostri programmi preferiti, noi avevamo per cena sandwich gocciolanti di carne di manzo salata e una bella torta di caffè per dessert, avevamo davanti a noi la ripresa del tran tran della settimana scolastica e un doppio programma alle spalle.”

Phil, come milioni di cittadini statunitensi, inclusi molti membri della sua famiglia e della comunità ebraica, è affascinato dalla figura del coraggioso aviatore-eroe-mito, che diventa ancor più mitico e intoccabile dopo il rapimento e l’uccisione del figlioletto. Per questo gesto infame viene condannato a morte un noto criminale tedesco Bruno Hauptman, emigrato pochi anni prima  negli USA.

Lindbergh diventa il simbolo dell’America che resiste, della forza d’animo  di un figlio prestigioso del  grande paese che si rialza dopo ogni caduta, un modello  da prendere ad esempio senza riserve. Lindbergh cavalca politicamente questo clima e diventa il padre di America First.

“lo sguardo dal tovagliolo di carta che stava strappando in tante striscioline e, con quel sorriso nudo e ironico che viene quando uno ha pianto tutte le sue lacrime, disse a mio padre: – Be’, piaccia o non piaccia, Lindbergh ci sta insegnando cosa significa essere ebrei –.”

Ma qualcuno resiste a questa diabolica fascinazione sopportandone pesantemente le conseguenze, tra questi papà Roth, il cugino Alvin-senza gamba, il giornalista folle e tanti altri. Molti altri si adattano  alla perfezione al nuovo sistema, assumendo il ruolo  di mediatori e  diffusori della nuova “fede”, come la zia Evelyn e il rabbino Bengelsdorf suo marito, che riescono facilmente a indottrinare il giovanissimo Sandy, fratello di Phil e bravo disegnatore.   

Il viaggio  di ritorno dal Kentucky per riportare a casa il piccolo e traumatizzato Earl, ormai orfano di padre e di madre entrambi morti in circostanze violente,  è il ritratto di un’America profonda, spesso violenta, intollerante e chiusa alle diversità. Sandy e suo padre sono  i diversi, gli ebrei a cui dare la caccia.

“Sandy, che una volta a casa disegnò a memoria il capolavoro della sua adolescenza – la storia illustrata della loro grande calata nel duro mondo americano –, ammise di avere quasi sempre avuto paura: paura quando attraversavano città dove gli uomini del Ku Klux Klan dovevano essere in attesa di ogni ebreo tanto incosciente da passare in automobile, ma una paura non meno grande quando si erano lasciati alle spalle le città più pericolose, i tabelloni sbiaditi e le piccole stazioni di servizio e le ultime baracche dove viveva la gente più sbrindellata e povera – sgangherate baracche di legno meticolosamente disegnate da Sandy, sorrette ai quattro angoli da mucchi di pietre traballanti, con feritoie al posto delle finestre e un rozzo camino sgretolato a un’estremità, e sul tetto macchiato dall’umidità qualche sasso sparso per tenere ferme le scandole – ed erano entrati in quelle che mio padre chiamava «le regioni selvagge». Paura, disse Sandy, quando sfrecciavano davanti alle vacche e ai cavalli e alle stalle e ai granai senza che si vedesse un altro veicolo, paura quando in montagna affrontavano i tornanti senza muriccioli e senza parapetti, e paura quando l’asfalto cedeva il passo alla ghiaia e la foresta si chiudeva su di loro come se fossero Lewis e Clark.”

 

Roth racconta  dunque una possibile evoluzione alternativa di fatti realmente accaduti. “Cosa sarebbe successo se…?”  E ci accompagna in una sorta di  viaggio distopico negli USA alle porte della seconda guerra mondiale. Alla fine del viaggio, la fantasia, l’acume e la consapevolezza del grande  scrittore  ci riservano qualche sorpresa.

Partendo dalla realtà del quartiere, Phil Roth entra nella post-realtà Lindberghiana contraria all’intervento dell’America nella seconda guerra mondiale e torna alla fine, alla realtà vittoriosa degli USA sui nazisti, mettendo in campo molti personaggi, sia  in  veste romanzesca che in veste di autentici protagonisti della storia del periodo.

Quello che noterete vi lascerà stupiti e contenti  di aver fatto questo tuffo  nel “complottismo americano”, accompagnati  da un fine narratore che ha voluto inserire  nel suo romanzo qualcosa di molto, molto importante anche  per la storia di oggi.

 

 

Assaggi

 

Donne multitasking, il lavoro femminile-“Gli uomini lavoravano cinquanta, sessanta, anche settanta ore o più la settimana; le donne lavoravano tutto il tempo, con scarsi aiuti da parte delle macchine che avrebbero dovuto alleviare le loro fatiche, facendo il bucato, stirando camicie, rammendando calzini, rivoltando colletti, attaccando bottoni, mettendo l’antitarme nella roba di lana, lucidando i mobili, spazzando e lavando pavimenti, lavando finestre, pulendo lavandini, vasche, gabinetti e fornelli, passando l’aspirapolvere sui tappeti, assistendo i malati, andando a fare la spesa, cucinando, dando da mangiare ai familiari, riordinando armadi e cassetti, controllando il lavoro di imbianchini e altri artigiani, organizzando le cose per i riti delle feste, pagando le bollette e tenendo l’amministrazione familiare mentre si occupavano, simultaneamente, della salute, del vestiario, della pulizia, dell’istruzione, della nutrizione, della condotta, dei compleanni, della disciplina e del morale dei loro figli. Qualche donna lavorava al fianco del marito nel negozio a gestione familiare nelle strade commerciali del quartiere, aiutata dopo la scuola e il sabato dai figli più grandi, che consegnavano”

America First, viene da qui “Per molti seguaci di America First era indiscutibile (anche davanti alla realtà dei fatti), come sosteneva Lindbergh, che «il danno maggiore che fanno a questo paese sta nelle grandi proprietà che hanno e nell’influenza che [gli ebrei] esercitano nel cinema, nella stampa, nella radio e nel governo». Quando scriveva fieramente del «retaggio del nostro sangue europeo», quando metteva in guardia contro il suo «indebolimento prodotto da razze forestiere» e «l’infiltrazione di un sangue inferiore» (tutte frasi contenute nelle note del suo diario di quegli anni), Lindbergh registrava convinzioni personali condivise da una grossa fetta della base di America First, come pure da una platea di fanatici ancora più vasta di quanto un ebreo come mio padre, col suo odio accanito per l’antisemitismo – o come mia madre, con la sua radicata sfiducia nei gentili –, avrebbe mai potuto immaginare che esistesse in America.”

Giochi di strada, anch’io ci giocavo-“Sul marciapiede nei lunghi mesi di vacanza facevamo un gioco nuovo che si chiamava «Dichiaro guerra», con un pezzo di gesso e una palla di gomma da due soldi. Col gesso tracciavi un cerchio del diametro di un paio di metri, lo dividevi in tanti spicchi quanti erano i giocatori e in ogni spicchio scrivevi il nome di uno dei vari paesi stranieri di cui si era parlato durante l’anno. Successivamente, ogni giocatore sceglieva il «suo» paese e si piazzava ai margini del cerchio, a cavallo della riga, con un piede dentro e uno fuori, in modo da poter correre dentro in fretta e furia quando fosse venuto il momento. Intanto il giocatore designato, tenendo la palla in mano sopra la testa, annunciava lentamente, con una cadenza minacciosa: «Io… dichiaro… guerra… a…» C’era una pausa piena di suspense, e poi il ragazzo che dichiarava guerra sbatteva la palla per terra, gridando al tempo stesso «Germania!» o «Giappone!» o «Olanda!» o «Italia!» o «Belgio!» o «Inghilterra!» o «Cina!» – qualche volta gridando persino «America!» – e tutti scappavano via tranne quello contro il quale era stato sferrato l’attacco a sorpresa. Il suo compito era afferrare la palla al rimbalzo più in fretta che poteva e gridare «Stop!» Tutti allora, alleati contro di lui, dovevano fermarsi, e il paese passava al contrattacco, cercando di eliminare un paese aggressore alla volta colpendolo con la palla più forte che poteva, partendo da quelli che erano più vicini a lui e avanzando di qualche passo a ogni centro. Non facevamo che giocare a questo gioco. “

Caduto dal letto-“non prendevo più sonno senza pensare ai disegni di Lindbergh nascosti nella cartella di mio fratello. Continuavo a desiderare di chiedere a Sandy se non poteva nasconderli in cantina anziché sotto il letto accanto al mio, ma poiché avevo giurato di non parlare dei disegni con nessuno – e poiché non riuscivo io stesso a separarmi dal mio francobollo di Lindbergh – non osavo sollevare la questione, anche se quei disegni stavano veramente diventando un’ossessione e rendevano inavvicinabile un fratello della cui rassicurazione non avevo mai avuto più bisogno.”

Incubo notturno  e francobolli-“Nel sogno stavo andando da Earl con l’album dei francobolli incollato al petto quando qualcuno urlava il mio nome e cominciava a darmi la caccia. Mi gettavo in un vialetto e mi infilavo in uno dei garage a nascondermi e a controllare l’album per vedere se qualche francobollo si era staccato dalle linguelle quando, mentre fuggivo davanti al mio inseguitore, inciampavo e lasciavo cadere l’album proprio nel punto del marciapiede dove giocavamo regolarmente a «Dichiaro guerra». Quando aprivo l’album al Bicentenario di Washington del 1932 – dodici francobolli il cui valore andava dal mezzo cent marrone scuro al dieci cent giallo – rimanevo sbalordito. Sui francobolli Washington non c’era più. Immutata in cima a ogni francobollo –”

La vendetta della gamba-“Una sera, qualche giorno prima del previsto ritorno di Alvin, lucidai il suo paio di scarpe marrone e il suo paio di scarpe nere, ignorando il più possibile l’incertezza che mi spingeva a domandarmi se fosse ancora necessario lucidarle tutt’e quattro. Far brillare quelle scarpe, pulire i suoi vestiti buoni, sistemare nei cassetti del comò la roba appena lavata, tutto questo era solo una preghiera, una preghiera improvvisata rivolta agli dèi del focolare per implorarli di proteggere le nostre cinque umili stanze e tutto ciò che contenevano dalla furia vendicativa della gamba che non c’era più.”

Cantina da incubo-“Col suo fregio sbavato di muffa che correva lungo i muri imbiancati e screpolati – macchie dell’arcobaleno escrementizio in ogni sfumatura e chiazze lasciate da infiltrazioni che sembravano venire da un cadavere –, la cantina era un regno demoniaco separato dal resto del mondo che si stendeva sotto la casa intera e non traeva neanche un po’ di luce dalla mezza dozzina di sottili finestrelle orizzontali appannate dalla sporcizia che davano sul cemento dei vialetti e sulle erbacce del cortile anteriore.”

Stige“La cantina era un posto privo non soltanto di una finestra soleggiata ma di ogni umana sicurezza, e quando, arrivato al liceo, cominciai a studiare la mitologia greca e romana, e lessi nei libri di testo dell’Ade, di Cerbero e del fiume Stige, a tornarmi in mente fu sempre il ricordo della nostra cantina. Una lampadina da 30 watt penzolava sopra la vasca in cui avevo vomitato, un’altra vicino alle caldaie a carbone – fiammeggianti, voluminose e allineate come il Plutone in tre persone dell’oltretomba – e un’altra, quasi sempre bruciata, era appesa a un filo elettrico dentro ciascuna delle nicchie.”

Comincia la paura vera, Cucuzza il guardiano vigila “Intanto l’uomo più grosso che io avessi mai visto gironzolava con una pistola nell’appartamento buio, passando furtivamente da una finestra all’altra per controllare con l’occhiuta accuratezza del guardiano notturno sperimentato che nessuno fosse in agguato nelle vicinanze con un’ascia, un fucile, una corda o una latta di kerosene.”

Il complotto- “Il sindaco La Guardia dice: «È vero, c’è un complotto, e io faccio volentieri il nome delle forze che lo animano: isterismo, ignoranza, rancore, stupidità, odio e paura. Che spettacolo ripugnante sta dando il nostro paese! Dappertutto falsità, crudeltà e follia, e tra le quinte la forza bruta in attesa di darci il colpo di grazia.”

La First Lady rimette le cose a posto “Il complotto dei nostri nemici è fallito, la libertà e la giustizia sono ripristinate, e coloro che hanno violato la costituzione degli Stati Uniti saranno giudicati dalla magistratura, in stretto accordo con le leggi del paese».”

Poliziotti a cavallo, fascinazioni-“Da addestrare come poliziotti a cavallo reclutavano gli agenti più agili e atletici, e un bambino poteva rimanere ipnotizzato solo a vederne uno che mentre maestosamente e pigramente veniva giù per la strada si fermava a dare una multa per divieto di sosta e poi si chinava dalla sella per mettere il foglietto sotto il tergicristallo del veicolo, un gesto, se mai ce ne fu uno, di splendida degnazione verso l’era delle macchine. Ai famosi Four Corners della città c’erano delle postazioni di poliziotti a cavallo ciascuna delle quali era rivolta verso un differente punto cardinale, e il sabato moltissimi bambini venivano accompagnati dai genitori a vedere i cavalli in servizio e a fargli una carezza sul naso senza naso e a dargli da mangiare zollette di zucchero e a imparare che ogni poliziotto a cavallo valeva quattro uomini a piedi e, naturalmente, a fare le solite domande che si fanno ai poliziotti a cavallo, tipo «Come si chiama?» e «È un cavallo vero?» e «Di cos’è fatto lo zoccolo?»” 

 

E si torna ai personaggi reali

«L’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa. Franklin Delano Roosvelt 1933»

I veri Lindbergh-“OTTOBRE 1940. In primavera, alla Yale University Law School viene fondato l’America First Committee per contrastare la linea interventista di FDR e promuovere l’isolazionismo; in ottobre, a Yale, Lindbergh parla a tremila persone chiedendo che l’America riconosca «le nuove potenze europee». Anne Morrow Lindbergh pubblica il suo terzo libro, The Wave of the Future, un trattatello anti-interventista sottotitolato «Una confessione di fede» che suscita enormi polemiche e va subito ai primi posti nella classifica dei bestseller di nonfiction nonostante il ministro degli Interni Harold Ickes lo accusi di essere «la Bibbia di ogni nazista americano».” 

America First si scioglie, ma ci penserà Trump a ravvivarla-“dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor e la dichiarazione di guerra americana al Giappone, alla Germania e all’Italia. L’America First Committee cessa le attività e l’organizzazione si scioglie.”

La lettura fa male al magnate Ford-“la sua difesa della «Giornata da cinque dollari» gli procura molti elogi e una fama di industriale illuminato, se non di illuminato pensatore. «Non amo leggere libri, – spiega. – Mi scombussolano la mente». «La storia, – dichiara, – più o meno sono tutte fesserie».” 

Protocolli falsi o veri?-“1920. In maggio, il «Dearborn Independent» – un settimanale locale comprato da Ford nel 1918 – stampa il primo di novantuno minuziosi articoli destinati a smascherare «L’ebreo internazionale: il problema del mondo»; nei numeri seguenti pubblica a puntate il testo dei falsi Protocolli degli anziani di Sion, sostenendo che il documento – e la sua rivelazione di un piano ebraico per dominare il mondo – è autentico. Il secondo anno la circolazione del giornale sale a quasi 300 mila copie; gli abbonamenti vengono imposti ai concessionari della Ford come un prodotto della società e gli articoli fortemente antisemiti vengono raccolti in un’edizione in quattro volumi: The International Jew: The World’s Foremost Problem.” 

 

Richiami

 

 

Il romanzo  di Roth mi  riporta immediatamente  a Il buio oltre la siepe di Harper Lee, due ragazzini, una femmina e un maschio, ci mostrano attraverso il loro linguaggio “essenziale” il mondo degli adulti e  delle loro relazioni  personali, sociali e politiche, spesso  malate e incomprensibili  ai loro occhi innocenti. 

un libro bellissimo. La voce narrante è quella di una  stupenda ragazzina, Jean Louise Finch-Scout, 6 anni quando la storia inizia, che  mette a fuoco un intenso periodo di scoperta del mondo e di conferma dei suoi affetti familiari: Atticus suo padre-avvocato, Jem suo fratello e complice di 10 anni e Dill, 6 anni-primo-amore e amico estivo, la cui presenza è tanto agognata all’inizio di ogni estate.

La narrazione in prima persona ci permette di entrare nella testa e nelle emozioni di una bambina fantastica, che rappresenta anche l’ infanzia di un mondo dove regna la curiosità, la filosofia del bianco e nero, di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, dei confini netti tra i comportamenti buoni e quelli cattivi…”affascinailtuocuore

Pasqua 2021 a Siviglia-Il Giovedì Santo di un anno ancora complicato Scamardistudio fa volare le FARFALLE SACRE IN MANTIGLIA E MASCHERINA.

Ancora un anno di Covid, ancora una Pasqua condizionata dalle misure di contrasto alla pandemia. Ma in Spagna la tradizione vince e per le strade di Siviglia volano preziose le Mariposas Sagradas di Scamardistudio.

Meravigliose donne, meravigliosa fotografa!

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D. Di Pietrantonio-MIA MADRE È UN FIUME, nel mondo arcaico d’Abruzzo: “Ci sediamo davanti al camino e raccontami, dice.”

 

 

 

Madre e figlia tessono insieme la tela dei ricordi e dell’amore, attraverso conflittualità da sempre presenti nel loro rapporto. La malattia fa riemergere tali criticità e obbliga la figlia ad invertire i ruoli  e a mettersi nei panni  di chi deve accudire e amare, a prescindere.

Il percorso non è facile. Questo inaspettato e nuovo rapporto tra i due corpi è di difficile gestione. La figlia non ha mai ricevuto  abbracci  e carezze dalla sua mamma, contadina abruzzese dura e lavoratrice. Non c’era mai, era fuori a lavorare, a sporcarsi le mani. Tornata a casa di sera,  proseguiva con le faccende domestiche tralasciate per lavorare nei campi. Nessuna smanceria era concessa. Il mondo  maschilista e patriarcale non prevedeva carezze.

Ma le nostre madri ci amavano e si prendevano cura del nostro presente e del nostro futuro. “studiate, dovete rendervi indipendenti con il vostro lavoro!” Io non chiedevo di piu a mia madre,  mi sembrava che già facesse abbastanza. E non ricordo baci e abbracci, ma la sua calda presenza mentre facevo i compiti in cucina e mi aiutava a scrivere i famosi pensierini. Intanto lavorava e confezionava meravigliose camicie per clienti facoltosi ed eleganti.

Confesso la mia parzialità “territoriale”. Le storie di Donatella mi appartengono, in molti modi. Condividiamo l’ Abruzzo terra d’origine e tante esperienze generazionali legate al territorio in cui siamo nate e cresciute.

Di Pietrantonio ci invita ad ascoltare il racconto della vita di Esperina Viola, quasi a voler mettere dei punti fermi non solo  nell’esistenza di una madre, ma anche in quella di una figlia che ora ha bisogno di capire cosa sia l’amore materno e come relazionarsi con  la nuova identità di una madre che lei non ha mai sentito  vicina.

Nei  momenti preziosi  di lucidità dalla malattia incalzante la madre invita la figlia a raccontare. La magia delle parole evoca ricordi e sentimenti, come fossero state scritte con l’ inchiostro simpatico.   

“La sua memoria è adesso un manoscritto a inchiostro simpatico, lo sfoglio pagina per pagina e ci passo la fiamma vicino perché le si riveli. Mia madre a volte non vuole. Allora guardo i fogli da fuori, chiusi sul mistero della loro indisponibilità. Nascondono contenuti all’apparenza neutri che la malattia ha deciso di proteggere nell’indicibile. Non è casuale. Se avvicino certi nodi lei ha paura, si difende subito col non mi viene in mente e respinge il mio aiuto.”

Ciò che tiene desta l’attenzione di Esperina, nonostante frequenti momenti di  assenza, è dunque  il racconto  della sua famiglia, a cominciare da Fioravante Viola suo padre. E dai ricordi che affiorano  emergono anche per lei  “buchi” affettivi e nodi irrisolti. La vita è un giro di giostra, tutti pensiamo che la nostra esperienza sia e sia stata unica, ma quando entriamo in relazione con il mondo degli altri ci rendiamo conto  che così non è.

Mia madre è un fiume. Erano un fiume i suoi capelli scuri e sottili che la corrente divideva ai lati del viso, onde a cascata sul seno, li pettinava la sera, dopo tutte le fatiche. Camminava e cantava, il fiume a fluttuare nel vento, ma solo qualche volta, di solito li raccoglieva in una crocchia. Intorno ai trent’anni tagliò i capelli per sempre, divennero insignificanti, pratici. Era un ruscello.

Era un ruscello. Ne scorreva uno non lontano da casa sua e nelle più serene notti d’estate apprezzava la cascatella dalla finestra aperta, mentre i cani stavano zitti. È un fiume di vecchi ricordi salvati, che ripete a tutti. Ci si afferra forte perché la sua storia non deflagri. Restano pochi, adesso. Mi occupo della supplenza, sono il suo scriba. Mia madre era un fiume di parole, ora di frasi stereotipate. Quanto cresce Giovanni, chi non si muove non mangia, che freddo stamattina. Al telefono chiede di continuo dove mi trovo. Sapermi al lavoro la rassicura. È stata la cifra della sua vita.

È un fiume in secca, la neve dei pioppi lo sorvola. L’ombra dei sassi cade sul letto bianco, crepato. Qua e là una pozza d’acqua ancora, ferma e densa, lambita dagli insetti. Fa odore di morte.”

Ed io ricordo il “fiume” di mia madre, i suoi  capelli sciolti, rossi come quelli delle donne ritratte dai  Preraffaeliti. Li portava sempre legati in una treccia, lucida e sontuosa, una acconciatura che accentuava i suoi meravigliosi occhi verdi,  su un viso  lentigginoso e bellissimo. Una delle pochissime volte che li ho visti  sciolti in libertà era  su una barella, appena uscita dalla sala operatoria del grande ospedale romano, ancora stordita dall’anestesia, dopo l’ intervento al seno.

Colledara, Teramo- Abruzzo

Tanti echi in questa storia, echi di  Fontamara e la co-gestione dell’acqua, bene prezioso; la fatica della terra, la boria e la prepotenza di padroni e mezzadri. E sento anche l’eco di  una storia recente e Americana, Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout, madre e figlia in una stanza d’ospedale sembrano ripercorrere la stessa strada di Esperia e di sua figlia, a ruoli invertiti, figlia malata e madre che l’assiste.

Oltre il filo conduttore dominante ci sono nel libro tanti piccoli spaccati  sulla famiglia e sulla società di un piccolo paese di montagna nell’immediato dopoguerra. Si parla di emigrazione, di lunghe camminate a piedi per andare a scuola, di case da ristrutturare, di animali, di amori e dolori, del boom economico, dell’acquisto della prima macchina e tanto altro ancora. Insomma il  contesto  determina in modo chiaro  la nascita e l’evoluzione dei rapporti sociali, del lavoro maschile e femminile, dei rapporti tra familiari  e amici, tra madre e figlia, come nel caso delle nostre protagoniste.

Tutta la storia è in fondo una rincorsa verso  il recupero  di un’ identità condivisa, accettata e aperta a possibili ulteriori sviluppi.

 

“Tu sei Esperina Viola, mia madre. Come una viola sei nata il venticinque marzo 1942 , in una casa al confine tra i due piccoli comuni di Colledara e Tossicia. Sei figlia di una licenza militare, e anche qualcuna delle tue sorelle”

Mia madre è un fiume è una storia da leggere con serenità, una storia che parla delle devastazioni dell’Alzheimer, con sofferenza ma anche con equilibrio, suggerendo quasi una terapia familiare che vuole salvare  il salvabile, accompagnando lo spegnimento graduale della memoria tra dolci ricordi, perdita di senso, momenti di sconforto e sempre più rari attimi di lucidità.

 

Assaggi

(Ricordo condiviso) Le nostre canzoni abruzzesi- “Esibivi al pubblico delle tue sorelle con alcune canzoni nostre, come Vola vola e Tutte le funtanelle se so’ seccate. Ricordi solo qualche verso di Vola vola. No, non è perché non hai più memoria, l’altra non ti piaceva, era troppo triste per i tuoi gusti. Se vuoi cerco il testo. Magari facciamo un duetto, però non sono brava” 

Sanremo- “Impazzivi per il festival di Sanremo, ci campavi di rendita tutto l’anno.”

(Ricordo condiviso) Uccidere il maiale- “Il maiale deve morire d’inverno, quando il freddo inchioda le albe e taglia la faccia. Sono accadute gelate di cristallo e la luna è buona.” Quando avevo l’età di Giovanni era festa grande, giorno di grazia e di abbondanza. Partecipavano tutti i parenti,  se non  li  invitavi  si  offendevano  e se li invitavi ti si mangiavano un quarto di animale. Papà rotola su un letto di pepe tritato le lonze già tenute sotto sale e lavate con il vino. Ci passa le mani tutt’intorno per far aderire la polvere alla superficie. Starnutisce a raffica e si augura salute da solo. Fra poche settimane chi non possiede una scrofa andrà a comprare due rosei maialini dalla coda arricciata e comincerà un nuovo anno suino. Per quattro stagioni saranno allevati al sacrificio, perché un altro giorno così accada.” 

Foto di migranti- “Questo invece è lo zio Umberto, giardiniere in Svizzera. Proprio buffo: un contadino avvezzo a tirar su piante commestibili per uomini e animali si aggirava leggiadro tra siepi e aiuole, intento a potare le rose. Una volta stava tagliando il prato di un condominio quando un violento starnuto gli fece schizzare la dentiera dentro una finestra aperta a piano terra. Nessuno in casa, gli toccò entrarci alla chetichella per recuperare la preziosa, tremando al pensiero dell’inflessibile polizia elvetica. L’attesa del ritorno era nell’aria per settimane, tu sorridevi sempre, persino il nonno era meno agro, i cani in allerta. Ed eccoli, la sera, stremati dal viaggio in treno, autobus”

Il sogno del migrante- “Dopo cena tutti accanto al fuoco, un po’ più loquaci del solito, con la luce alterna della fiamma sui volti segnati da stanchezze differenti. Scucivi pazientemente il malloppo dalla fodera interna della giacca. Erano i soldi per andare via, un giorno, comprare una bella campagna tutta d’un pezzo, senza pietre e senza ripe, da poter lavorare con il trattore e forse anche irrigare.”

La tristezza di chi resta-Così le partenze dei padri significavano ogni volta addio, lutto, tradimento al cuore.”

Lettera dello zio dalla Svizzera- “Venerdì mi ha fatto male il dente del giudizio di sotto e la notte abbaiavo come un cane Sabato mattina un compagno mi ha portato da una dentista femmina che conosce lui e il dente non si voleva addormentare perché stava infiammato allora lei mi ha tirato un cazzotto per non farmi strillare e me la cacciato con uno strappone quella diavola Qua le femmine fanno quello che gli pare fumano le sigarette per la strada bevono la birra e rispondono agli uomini per di più portano i pantaloni Perciò è meglio se tu qua non ci vieni come avevamo detto che forse l’anno prossimo ci potevi venire e entrare a fare le pulizie all’ospedale dove ci conosco uno che ci poteva parlare con i capi”

Il multitasking femminile aiuta a dirottare il pensiero altrove “Assisto, nell’inutilità. Immagino quello che l’aspetta e tremo per me. È sempre così, alla fine. Erigo le difese, alleno la mente. Mi sfido a ricordare la storia che Giovanni ha studiato ieri, nel frattempo cerco la pratica edilizia per l’ufficio tecnico del comune di Atri. Nel 486 a.C. muore Dario. Il figlio Serse tenta di nuovo la conquista della Grecia. Non trovo il progetto, dove l’avrò messo. Le poleis stringono un patto di alleanza. L’esercito persiano si dirige verso Atene.

Eccolo, la tirocinante mi ha lasciato tutto pronto sull’altro tavolo. Dopo alcuni giorni di aspri combattimenti al passo delle Termopili, i trecento spartani comandati dal re Leonida soccombono alla schiacciante superiorità numerica del nemico. Chiudo a chiave lo studio, il manico della borsa mi scivola dalla spalla sull’avambraccio e mi cade la cartella. Pagina successiva per le scale: le triremi greche erano lunghe quaranta metri e larghe cinque, avevano tre file di duecento rematori e potevano. “Oggi non basta la storia, ho paura. Mi serve un esercizio più stupido, meccanico.” 

(Ricordo condiviso) La campanella del gelataio Domenico-se-ne-va- “Alle quattro in punto dei giovedì pomeriggio d’estate passava con la seicento multipla verdone il gelataio matto di Cellino Attanasio. Sentivamo l’altoparlante gracchiare la saltarella pizzicarella già a qualche curva di distanza da casa e correvamo, tutti i bambini del vicinato, ad aspettarlo sulla strada con gli spiccioli sudati in mano o, se ci mancavano, qualche uovo preso per tempo. Teneva il gelato in un contenitore di legno chiuso da un coperchio e avvolto da vecchie tovaglie, per conservare il freddo. Si sfidava a vendere la sua delizia artigianale dalle improbabili tinte pastello in un’ora al massimo.

Oltre a cornetto o coppetta ci faceva scegliere i gusti per finta, che poi erano uguali perché da fragola a pistacchio cambiava solo il colorante. Ricordo un sapore di nulla, di ghiaccio filato, ma non ci rinunciavamo. A volte lo ha gradito anche il nonno Rocco, oggi mi ci va, diceva, una bella gelata. Tuo suocero, no, adesso non c’è più. E quando lo abbiamo sorpreso a mangiare la nutella di nascosto? A cucchiaiate, proprio. Usava quello da minestra, mica il cucchiaino da caffè. 

(Ricordo condiviso)Il sonno del compagno Pietro- “Anche adesso, mentre piove di notte, resto un po’ sveglia ad ascoltare, che batte sulla strada, sul tetto di fronte, sui vetri se il vento l’accompagna da questa parte. Allora mi godo la casa e lui accanto, che dorme. Forse gli penetra acqua nei sogni. Entro nell’orbita del suo viso, sono testimone del respiro. Tra cartilagini deviate, mucose ipertrofiche, passaggi ostruiti, l’aria suona in cerca della via, s’interrompe, riprende, accelera, si calma. La sento, tifo per lei dove più fatica a entrare, resto con il fiato sospeso se si ferma, ricominciamo insieme Quanto lavora nella notte per restare nato. E io, nel suo sonno ignaro, gli rubo l’alito che espira. Questo strano prezioso compagno, che sempre posso perdere, solo un poco mi appartiene.

Mia madre era una farfalla- “Mia madre era una piccola farfalla dal corpo tozzo, l’esperia, con le ali corte e il volo a scatti. Sognavo di poter toccare la sua povera bellezza. È stata il principio di tutti i miei desideri, la madre di ogni solitudine.”

Scamardistudio.com-REPORTAGE 8 MARZO 2021 Siviglia-Manifestare a Siviglia, con allegria e convinzione per i diritti delle donne e per il benessere di tutti.

Giornata Internazionale delle Donne 

Milioni di  persone manifestano a Siviglia, e nel mondo, ordinatamente ma con forza e determinazione, e soprattutto in allegria. Liberi dal senso di colpa sulla  diffusione dell’epidemia, instillato giorno dopo giorno, goccia a goccia.

Si può manifestare, con le dovute cautele. E nella Giornata Internazionale delle Donne è doveroso. Si, anche perché secondo tutte le statistiche recenti sono proprio le donne che stanno risentendo maggiormente degli effetti della pandemia da Corona Virus, in campo familiare, educativo, lavorativo, psicologico, sociale. Ne è testimonianza tragica anche l’incremento drammatico dei femminicidi in Italia.

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Stefania Scamardi Fortuna documenta la manifestazione di Siviglia in un reportage colorato e denso di significato. Domina il viola, colore dell’eternità, fusione del rosso passione e del blu calma.  Il colore viola assume significati diversi  a seconda degli ambiti e dei paesi in cui viene usato. Per i movimenti femministi e la comunità omosessuale simboleggia la libertà, la dignità e la libera espressione. Ed è inevitabile pensare al capolavoro di Alice Walker Il colore viola, manifesto  “womanist”  delle donne afroamericane.

8 Marzo 2021-S.Vreeland-UNA RAGAZZA DA TIFFANY-Arte, politica, lavoro e sentimenti nella vita e nelle lampade di Clara Driscoll e compagne.

 

 

Una ragazza da Tiffany

 

Michela, giovane professionista Padovana, è un’ appassionata lettrice di romanzi storici, specialmente quelli con donne protagoniste. La conosco da tanti anni, ma solo recentemente ho scoperto questa sua passione. In uno dei nostri ultimi incontri mi ha parlato di Una ragazza da Tiffany di Susan Vreeland e di quanto sia stata coinvolta dalla vicenda di Clara Driscoll e del suo gruppo di lavoratrici/artiste del vetro.  Ho sempre avuto un debole per le lampade Tiffany, trovo che siano tra gli oggetti più belli della modernità. Voglio esplorare questo universo e decido dunque di leggere il romanzo.

Vreeland racconta il processo creativo condiviso di un  gruppo di donne, guidato da Clara Driscoll, figura di spicco della cultura e della creatività Americana tra Ottocento e Novecento, anni di grande fervore e sviluppo. Esperta “Glass designer” Clara avvia la produzione delle meravigliose lampade Tiffany fatte di pezzi di vetro iridescente che  assemblati con arte e precisione restituiscono il volto artistico di fiori, animali, frutta e  paesaggi.

Non si tratta di “copiare la natura”, le ricorda spesso l’ispirato datore di lavoro Louis Comfort Tiffany (esponente di  spicco dell’ Art Nouveau), ma di una sua rappresentazione arricchita dal guizzo artistico.

Le lavoratrici Tiffany sono totalmente assorbite dal processo. Devono esserlo, fino al punto di rinunciare alla loro vita privata. Se si sposano vengono cacciate. Clara Driscoll si sposa e lascia, con sommo dispiacere di Louis. Ma quando il marito muore torna, e viene accolta a braccia aperte. Clara e Louis sono uniti da un’affinità artistica speciale che li porta a cogliere al volo le reciproche  intuizioni ed intenzioni  per creare oggetti magnifici.

Clara and the girls

Caparbietà, immaginazione, rispetto della persona e dei suoi valori fondanti traspaiono dalla storia di queste donne.

Tra  realtà e  finzione, l’autrice è riuscita a creare un racconto brillante di New York e della sua crescita come città faro del mondo occidentale moderno. Il caleidoscopio di Clara Driscoll, regalo di suo marito Frank, che l’accompagna in tutte le sue avventure, è di fatto la forma di questo romanzo, dove la famiglia Tiffany e New York incarnano la luce.

 Tante sono le sfaccettature illuminate dalle parole di Vreeland:  la nascita del sindacalismo, le prime manifestazioni delle donne lavoratrici, la storia delle migrazioni verso l’America e  dei migranti con le loro vite complicate, la presenza di grandi artisti come Whitman- spirito- guida, i ricchi riferimenti culturali, l’amore tra esseri umani, il conflitto femminile  tra lavoro e amore, l’ineluttabilità delle scelte e delle loro conseguenze, l’importanza dell’Arte nella vita delle persone.

Nei quindici anni che Clara trascorre da Tiffany accadono tante cose che portano tutti i protagonisti a fare scelte importanti, uniti da un sottile filo fatto di arte, scoperte, innovazioni, amore e conflitti, amicizia e solidarietà. Il periodo narrato e gli eventi vissuti sono come una parabola che deve arrivare necessariamente  a conclusione. Ma l’essenza vitale, la scintilla che ha illuminato la vita di Clara e di tutti quelli che l’hanno circondata continua a splendere verso nuove direzioni, verso nuove parabole.

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Partecipare attraverso la lettura al processo creativo di questo fantastico gruppo di donne e a tutte le difficoltà che hanno dovuto superare, condividerne l’esultanza a fine percorso di fronte ai loro gioielli dell’illuminazione, mi ha lasciato un senso di soddisfazione e di tristezza, allo stesso tempo. Immagino cosa debbono aver provato per affermare il loro diritto al lavoro e ad un salario equo.

Non avevano di fronte un datore di lavoro da combattere, Tiffany fino ad un certo punto le assecondò senza porre limiti alla loro creatività, avevano una società intera da fronteggiare, una società maschile e maschilista dove le donne erano viste solo come l’Angelo della Casa. Era intollerabile trovarsele nella stessa azienda a svolgere mansioni percepite come “maschili”.

Grazie Michela, il tuo consiglio è stato prezioso. Ho assaporato il gusto di ammirare una lampada Tiffany dalla sua ideazione fino all’accensione. Ho ripercorso le strade di New York in bicicletta con Clara e Company, ho incontrato alcuni tra i miei autori  preferiti: Emily Dickinson, William Wordsworth, Henry James insieme a  tanti nuovi spunti di  lettura e riflessione.  E mi è venuta voglia infatti di leggere Sister Carrie di Theodore Dreiser. Leggere è una catena infinita, anello dopo anello ti aggancia. Per sempre.

Assaggi

Art Nouveau- “Qualche tempo dopo andammo insieme al cinematografo a vedere una pellicola in cui si vedeva Loïe Fuller che ballava la “danza del serpente” facendo roteare le sue smisurate tuniche di seta. La adoravo perché, oltre a essere una meravigliosa ballerina, era diventata il simbolo vivente dell’Art Nouveau.”

 

Pavoni- “Le figure stanche e decrepite ammassate nei dipinti delle chiese medievali di tutta Europa non sono l’unico modo per esprimere la verità spirituale. Ne esistono innumerevoli altri e meravigliosi!» «Ecco spiegati i pavoni». «Le splendide ali del pavone, dice la Bibbia. E poi alberi, fiori, ruscelli. Le Scritture traboccano di uccelli, colline e montagne. Così ho deciso: tutti, non solo i ricchi che possono permettersi le mie vetrate, dovranno avere l’opportunità di ammirare i prodigi della natura evocati dall’arte di Louis Comfort Tiffany.”

EuropAmerica “«La grande esposizione americana dimostrerà che il Nuovo Mondo ha diritto di stare accanto alle nazioni più antiche e noi faremo vedere alla Vecchia Europa ciò di cui siamo capaci nel campo delle arti, della cultura e dell’industria». Serrai la mascella. Cornelia veniva dalla Prussia, Mary era irlandese e Wilhelmina svedese. Le altre erano comunque figlie di emigrati dalla Vecchia Europa. La Guerra di Secessione non rivestiva un’eccessiva”

Ispirazione letteraria-” Le edizioni rilegate in pelle di Keats e Wordsworth, perché avevo imparato da mia madre a rischiarare ogni giornata con uno scampolo di poesia. Quindi il teatro di Ibsen, le Vite del Vasari, Daisy Miller e Ritratto di signora di Henry James. E soprattutto Foglie d’erba di Walt Whitman Credo che una foglia d’erba non sia da meno del lavoro quotidiano compiuto dagli astri, egualmente perfetta è una formica e un granello di sabbia, e l’uovo del reattino, e la raganella è un capolavoro paragonabile ai più eccelsi…” Emily Dickinson- È la speranza una creatura alata che si annida nell’anima, e canta melodie senza parole, senza smettere mai. «Ah! Più dolce del buon vino».” DaffodilsI wandered lonely as a cloud…Era una domenica di primavera e Gramercy Park era ammantato di narcisi, calici gialli dagli orli increspati

Donne, Arte e Moralità-“La signora si accigliò. «A mio parere, ed è un parere condiviso da molti, se una donna lavora in mezzo agli operai la sua moralità è destinata prima o poi a soccombere. Per cui badate bene a ciò che fate». «La signora Driscoll produce arte, non birrocci e l’arte è un baluardo della moralità».”

Funzione dell’arte «Volete dire che guardare un’opera d’arte ci rende migliori?» fece la signora Hackley brandendo la forchetta. «Sì, se siamo aperti, disponibili… Perché l’arte è un nutrimento per l’anima. Può renderci più sensibili e compassionevoli» disse Dudley.”

In bicicletta sul Literary Walk alla ricerca del glicine– “Imboccammo il viale che si dirigeva a est e, oltrepassata la statua di Shakespeare, percorremmo Literary Walk fino al pergolato di glicine.”

La borsa di Beatrix, nipote di Nathaniel Hawthorn– «Romanzi, poesia, libri d’arte» rispose. «Non ho una grande esperienza pratica, ma ho studiato storia dell’arte» aggiunse aprendo la borsa. «Sto leggendo Le vite del Vasari. Sono al capitolo su Masaccio. Solo un uomo di grande bontà poteva dipingere La cacciata dal Paradiso con tanta partecipazione…»

People from New York– “A Theresa piacque soprattutto la parata sulla Quinta Strada, la signorina Judd si emozionò guardando i pompieri in azione e a Beatrix vennero le lacrime agli occhi quando vide la folla degli immigrati sulle banchine di Ellis Island. «Povera gente» mormorò. «Bisognerebbe che qualcuno raccontasse le loro storie…» Immigrants arriving, fifteen or twenty thousand in a week, Whitmann-Mannhatta

Ingiustizie sindacali– «Che l’abbia fatto per scelta o per costrizione, il risultato non cambia: il talento viene mortificato e noi scontiamo la colpa di essere donne. Le mie ragazze non possono rimanere ferme, Agnes, verrebbero licenziate!»”

Inizia la rivolta-Clara Agitprop– Animo! E ricordate: la Libertà, là fuori nella baia, è una donna come noi!»” «Il nostro motto sarà lo stesso della gloriosa Susan B. Anthony: La vera repubblica: gli uomini, i loro diritti e niente di più; le donne, i loro diritti e niente di meno!»

Il palazzo che vedete alle mie spalle è nato come una pura idea, prima di diventare un colosso di pietra e acciaio» esordii a voce alta perché mi sentissero tutte. «Un’idea di bellezza e solidità. Alcuni dicevano che era una follia, che un vento forte l’avrebbe fatto crollare. In realtà è fragile solo in apparenza. Il nostro reparto si è sviluppato allo stesso modo, rafforzandosi sempre più. Ognuna di voi è cresciuta in questi anni, diventando più forte nel carattere, più abile nel lavoro. Ora un forte vento minaccia di far crollare ciò che abbiamo costruito insieme, ma io vi dico che non ci riuscirà, perché la bellezza è dalla nostra parte! Dobbiamo solo dimostrare di essere solide, proprio come questo palazzo.”

«È questo che vogliono: spaventarvi, farvi tornare indietro, tenervi lontane dal lavoro. Per sempre. Pensano di poterci rubare il posto con la prepotenza, come è tipico degli uomini! Ma ricordate: solo la paura, la paura di agire, può privarci di quello che è, e rimane, un nostro sacrosanto diritto!»”

Rialzarsi- E. DickinsonNon conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci. E se siamo fedeli al nostro compito, arriva al cielo la nostra statura.”

Grazie Clara!

 Susan Vreeland

“Solo grazie alla passione vittoriana per gli epistolari che Clara Driscoll è uscita dall’oblio, ispirandomi questo romanzo. Ma è grazie all’attenzione e all’amore con cui le lettere di Clara sono state custodite che ho potuto scriverlo.”Susan  Vreeland:

In tanti lo guardavamo così! Sanremo in MIA MADRE E UN FIUME di Di Pietrantonio. Viva i Manneskin

 

G. Simenon-EUROPA 33. Da un reportage d’autore: “Se vogliamo o se dobbiamo capirci, non è meglio conoscerci?”

 

 

Europa 33 è la storia di  un’esperienza di fotogiornalismo in “quattro” tappe: Europa 33I grandi alberghi europeiUna visita a Trockij e Popoli che hanno fame. 

Abbiamo imparato a conoscere George  Simenon per lo più tramite il suo commissario Maigret. Con Europa 33 lo  scopriamo  fotogiornalista di  grande presa. Con la macchina fotografica, lo sguardo da intellettuale curioso e la moglie al seguito, inizia la sua esplorazione nell’Europa dei tormentati anni 30.

In questa Europa mi interessava vedere i nostri amici. Qualunque scolaretto saprebbe recitare a memoria: «Gli alleati della Francia nel 1933 sono: il Belgio, la Polonia, la Romania, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia». Ma che ne sa quel bambino, che ne sa suo padre, che ne sa il suo maestro di un polacco o di uno iugoslavo? E il belga immaginato da un contadino francese ha qualche elemento in comune con un vero belga del ’33? Sono andato a far visita a tutti loro. Sono ancora in viaggio, e non busso alle porte dei ministeri e dei parlamenti, ma a quelle delle fattorie, delle case operaie e delle botteghe.

Simenon è interessato alle persone e al loro ambiente. E il viaggio che intraprende gli offre molteplici  occasioni di  investigare sui comportamenti di molti e diversi cittadini “Europei”.

“non busso alle porte dei ministeri e dei parlamenti, ma a quelle delle fattorie, delle case operaie e delle botteghe.”

Il suo sguardo descrittivo immortala l’attimo in una foto.  Un limite  insormontabile di una lettura su Kindle è la leggibilità e l’efficacia delle fotografie. Puoi solo intuire la loro  bellezza da quei  quadratini incastonati in un piccolo schermo. Peccato. Forse mi procurerò il libro  solo per vedere meglio  e godermi meglio le foto.

“«Sì, va bene. Ma come sono le strade laggiù? Che cosa mangiano? Come si vestono? Come passano il tempo quando non lavorano?». Ebbene, è soprattutto per rispondere a tali domande che ho fatto questo viaggio. Ho giurato a me stesso che non mi sarei interessato alle idee, che sarei stato un semplice operatore, un fabbricante di istantanee. Ed è per questo che ho raccontato i miei primi andirivieni con tanta minuzia. Sono riuscito, nonostante la deformazione professionale, a non fare letteratura? Lo spero e vorrei continuare così.”

Lo sguardo  e le intenzioni appaiono semplici e diretti, a tal punto che hai quasi l’impressione di essere tu, e non George, a raccontare e fotografare. Ma non cadiamo nell’inganno! È la semplicità narrativa che fa di un grande scrittore un grande fotoreporter.

E tuttavia, in alcuni casi il coinvolgimento travolge il fotografo. Ho trovato il viaggio  e le conseguenti peripezie a Odessa e in Russia eccessivamente politicizzati. La recente rivoluzione bolscevica viene stigmatizzata attraverso  le foto, le parole, i commenti, le reazioni. Non so,  è come se Simenon mettesse da parte l’ ”oggettività” dello sguardo per lasciare spazio al bisogno irrefrenabile di portare allo scoperto quello che non funziona nella nuova società. Impressioni.

Alcune immagini  restano impresse  nella memoria visiva: i giovani  vestiti di bianco, leggeri, felici e proiettati verso il futuro,  nonostante gli evidenti  condizionamenti politici e culturali.

“I giovani Russi sono allegri ma- “«Crederò nella Russia solo quando li vedrò giocare a belote». A belote o a qualsiasi altro gioco! Non giocano! Non fanno niente di inutile! Non leggono romanzi! Se si fanno il bagno è per allenare i muscoli e tonificare la pelle al sole. Se camminano per strada, lo fanno a passo di marcia. E poi frequentano i circoli.” 

 

Grandi Alberghi

Lo sguardo sui grandi alberghi europei  è spesso disincantato, talora critico, ma sempre umanamente ironico. Ciò che colpisce Simenon è l’evidente abisso tra la realtà e l’apparenza. Tra le vite dei ricchi e quelle dei poveri.

“Naturalmente ogni albergo di lusso ha la sua specificità, la sua clientela, il suo stile e il suo genere. In ogni capitale, per esempio, c’è un hotel sontuoso e vecchiotto, dove vi viene mostrato l’appartamento reale e dove ancora oggi soggiorna l’aristocrazia. Poi c’è l’albergo dalle dorature sgargianti e dal personale turbolento, che è specializzato in sudamericani e in generale nel lusso chiassoso. Cinema. Grandi banchieri. Re del cotone o della trafileria. Quindi viene l’albergo per inglesi, più sobrio, più discreto, dove nella hall e negli ascensori si incontrano sempre cani.” 

La fame nera

Tutta la sezione dedicata alla “fame vera” è molto cupa. Realistica? Forse si, ne è testimone  l’ansia montante di Simenon di non poter tornare a casa a causa dei continui  blocchi burocratici.

“Sono sei mesi che, come reporter, attraverso l’Europa in lungo e in largo, da nord a sud e da est a ovest. All’inizio non sapevo che cosa cercavo. Volevo vedere. Ho ammirato la Norvegia e i suoi fiordi, la Danimarca e i suoi sindacati, l’Olanda ricca e solo leggermente inquieta; ho incontrato Hitler e assistito alle sfilate dei nazisti; ho visto Mussolini e visitato le nuove fabbriche italiane. Poi, un bel giorno, mentre mi dirigevo verso est, ho incontrato la Fame.”

Risultano amaramente comici i  discorsi tra i quattro passeggeri al rientro  sulla nave Italiana: c’era un italiano, un turco, un francese e un tedesco…Quasi da barzelletta. La moglie è sempre dietro le quinte.

«Quella gente fa man bassa di tutte le merci e va a lavorare anche nel Mare del Nord e nel Baltico! Hanno delle vecchie bagnarole che le assicurazioni si rifiutano di garantire. Non pagano i marinai, che si accontentano di mangiare un po’ di ratatouille. E fanno pagare la tonnellata metà della tariffa praticata dagli altri». «La Grecia non è un paese!» afferma il turco. Esattamente quello che l’italiano diceva della Turchia. E più o meno quello che il tedesco pensa dell’Italia. «Quanto alla Russia…». Eccoci!”

Perché leggere Europa 33

Credo  che valga comunque la pena leggere Europa33 perché, al di là del maggiore o minore coinvolgimento di Simenon nel reportage, emergono indubbiamente  aspetti culturali  e sociali che non possono non far riflettere i cittadini Europei  del terzo millennio.

“Io sono partito con uno scopo più modesto, quello di vedere il volto dell’Europa di oggi. C’è stata un’Europa di prima del 1914, poi un’Europa squarciata dalle trincee e infine un’Europa del dopoguerra. Ma forse è ancora un’altra Europa questa Europa del 1933 che sonnecchia sotto la neve e che, come chi dorme male, è scossa da bruschi e terrificanti sussulti.”

 

Assaggi in viaggio

Patriottismo-sentono parlare in francese? Benissimo. Vi concedono che la vostra è una bella lingua, che ha avuto i suoi poeti. Ma nell’Europa centrale e orientale ci sono una mezza dozzina di lingue che derivano direttamente dal sanscrito. Sicché… Tutto questo significa che ogni piccolo paese coltiva nel suo intimo un patriottismo esacerbato, di cui i grandi paesi non hanno la minima idea. E tale patriottismo si traduce in orgoglio e al tempo stesso in suscettibilità.” 

Conoscersi -“Se vogliamo o se dobbiamo capirci, non è meglio conoscerci? Conoscere i nostri difetti e i nostri pregi, così da perdonare gli uni in ragione degli altri.”

Origine delle dittature-“La crescita delle contraddizioni sociali e nazionali spiega, a mio avviso, l’origine e la relativa stabilità delle dittature. Il fascismo non è frutto di una psicosi o di una sorta di “isteria collettiva” (ipotesi consolatoria di tanti teorici da salotto sul tipo del conte Sforza), ma di una profonda crisi economica e sociale che sta consumando senza pietà il corpo dell’Europa.

La crisi ciclica che stiamo attraversando ha solo aggravato certi processi patologici già in atto. Alla fase di crisi seguirà inevitabilmente una fase di ripresa, che tuttavia sarà più lenta di quanto ci si aspetti. Ma la situazione generale dell’Europa non migliorerà molto. Dopo ogni crisi le piccole imprese, già di per sé deboli, diventano ancora più deboli, o muoiono completamente; le imprese forti ne escono rafforzate” 

Belgio fratellino della Francia“Il tizio che ha inventato la storia del fratellino non li aveva guardati in faccia.”

Paesi Fiamminghi-“Boerenbond». Che significa: associazione di contadini. Troverò la stessa casa in tutti i paesi fiamminghi. E quasi ovunque anche lo stesso parroco giovanissimo, energico, aitante, con un’aria da studente o da venditore di automobili e in più il piglio grave della sua gente.  

In Polonia- “«Quando lascerà la Polonia dove andrà?». «In Romania». «Farebbe meglio a restare qui!». Dopo un po’ è tornato con un altro piatto: «Tipico di voi francesi! Ha solo quindici giorni per visitare la Polonia e va a perdere tempo in Romania!».

Il dormitorio di Varsavia “Non si fuma. Non si mangia. Non si beve. Ci si cura. Perché qui c’è un campionario di tutte le miserie, di tutte le deformazioni che possono martoriare un corpo umano. Vorrei che fossero tutti vecchi. Mi direi che sono dei rifiuti. E invece no! I giovani sono numerosi quanto i vecchi.”

Vilnius- “Ci sono soprattutto grandi case tristi con, alle finestre, pezzi di cartone che rimpiazzano i vetri via via che si rompono, strade innevate su cui scivolano fetide slitte, e poi poveri, poveri ogni dieci metri, poveri più poveri che in qualsiasi altro paese del mondo.”

Germania,Giornalisti e coraggio- “Una sera c’è stato un gran consiglio ed è stato deciso che serviva una scusa per mettere a tacere i comunisti prima delle elezioni. Hitler proponeva di organizzare un falso attentato contro di lui per galvanizzare i suoi sostenitori. Goebbels, più calmo, lo ha dissuaso dicendo che un falso attentato avrebbe potuto dare a qualcuno l’idea di commetterne uno vero. Allora hanno ripiegato sul Reichstag. Mancava una settimana alle elezioni, era sabato. Ho telegrafato la notizia a Parigi, al giornale della sera. Non hanno avuto il coraggio di pubblicarla. Il mercoledì sera il Reichstag bruciava e nessun tedesco dava il minimo segno di stupore! Sfido” 

Ordine, finalmente!- “Ma di che cosa stavo parlando? Ah sì! Le «ammucchiate», il nudismo, la speculazione, il freudismo, i ragazzini e le ragazzine, lo squilibrio e l’irrequietezza, lo sport, l’eroina, la cocaina e compagnia bella. Ebbene, ora decine di milioni di tedeschi hanno l’impressione che sia finita, che sia stato ristabilito l’equilibrio, che finalmente sia stato dato loro uno scopo nella vita. E l’artefice di tutto questo è Hitler! Le persone si agitavano disordinatamente, si divertivano come potevano, senza convinzione, ognuno a modo suo, e il risultato alla fine era la noia generale. Hitler li ha rimessi in riga.”

Arrangiarsi in un’ Europa all’incontrario- “«E allora? Ognuno commercia come può…!». Naturale! Come diceva quello, la merce è merce, va e viene! L’Italia fornisce armi agli ungheresi. A Herstal, fino a tre mesi fa, ne fabbricavano per le truppe di Hitler. Il Giappone ne fabbrica per il Giappone…”

I turchi “«Non sa di che nazionalità è?». «Mio padre era italiano, ma io sono nata qui a Istanbul e non ho mai lasciato la Turchia. Ora mi rispediscono nel mio paese». «Probabilmente ritroverà parte della sua famiglia». «E dove? Non so nemmeno in che regione dell’Italia era nato mio padre. Quanto a mia madre, era greca». E poi non parla l’italiano e non sa neanche se l’Italia sarà disposta ad accoglierla.”

A Istanbul per incontrare TrockijPer andare a intervistare Trockij mi ritrovo sul ponte – più affollato del Pont-Neuf di Parigi – che collega le due parti di Costantinopoli, la città vecchia e Galata. Mi sembra di essere sulla Senna in una domenica di sole, dalle parti di Saint-Cloud, di Bougival o di Poissy. Chissà come mai. Le imbarcazioni, assiepate attorno all’intrico degli imbarcaderi, mi fanno pensare ai bateaux-mouches. Sono più grandi? Non c’è dubbio.

Hanno anche una certa aria marina e l’elica smuove acqua salata. Ma è una questione di proporzioni. È l’intero scenario a essere più vasto, perfino il cielo è più lontano. Qui una riva si chiama Europa e l’altra Asia. Continua a sembrarmi una domenica di sole, di sobborghi, di balere. Sul ponte del traghetto ci sono coppie di innamorati, contadini che trasportano gabbie con dentro galli e galline, marinai in licenza che sorridono pregustando il piacere della gita.”

La Casa di Trockij- “All’interno le pareti sono spoglie, bianche, e l’unica macchia di colore sono gli scaffali con i libri. Ci sono libri in tutte le lingue, fra i quali noto una copia di Viaggio al termine della notte con la copertina malconcia.”

Lui “Lo hanno descritto migliaia di volte e non intendo farlo anche io. Vorrei soltanto riuscire a rendere l’impressione di calma e di serenità che mi ha trasmesso, la stessa calma, la stessa serenità che si respiravano in giardino, in casa e in tutto l’ambiente circostante.”

Passaporti e nuove professioni- E così chi non ha famiglia, voglio dire chi non ha più una patria, vaga di consolato in consolato, di dogana in dogana, alla ricerca di un posto dove gli sia permesso lavorare. E per quanto tragica sia la situazione, c’è sempre qualcuno che ne approfitta. Ci sono in giro dei veri e propri specialisti nell’aprire le serrature più complicate e nello scassinare le casseforti più sicure. Si mettono serrature alle porte dei paesi? Nello stesso momento, se così possiamo dire, nasce una nuova professione: quella delicata e lucrosa del fabbricante di passaporti! Ne ho incontrati alcuni ad Atene, a Istanbul, a Budapest, perfino a Marsiglia.” 

Kafedj- “Stavo per fargli avere un passaporto rumeno ma, all’ultimo momento, mi hanno chiesto un prezzo troppo alto. Insomma: è persiano…». E mi mostrò un passaporto nuovo con le armi di Persia. «È falso?». «Niente affatto. È assolutamente autentico. Non mi arrischio mai con i falsi. È troppo pericoloso…». «Ma lui parla persiano?». «Che importa?». «Se non sono indiscreto, quanto costa un passaporto come questo?». «L’ho avuto per poco: cinquecento franchi. Va detto però che non vale un granché. Per un passaporto italiano, per esempio, ci vogliono dai duemila franchi in su…». «Sempre veri?». «Quasi sempre. Bisogna sapere a chi rivolgersi, conoscere il personale dei consolati…». «È un’attività che rende bene?». Alzò le spalle di fronte a un tale candore.” 

Ucraina, dal Pireo passando per Smirne a Odessa- “Odessa, autentica capitale del Sud, è attrezzata per ricevere e sorvegliare gli stranieri. Ma io ho voluto fare anche il giro del Mar Nero su un’imbarcazione russa e fermarmi nei vari porti. A Sebastopoli, Jalta, Novorossijsk, Batum, che non vedono mai un turista, l’organizzazione è meno perfetta. E sulla nave, che in genere gli stranieri non prendono, non c’è ombra di organizzazione.”

Migranti-Lasciare la Russia-“Non ho mai visto uno spettacolo simile. Molto probabilmente non lo vedrò mai più. Gente in fila con tutto quello che possiede, materassi, un canarino, vecchie brocche, stracci, un fonografo guasto, bambini e chissà che altro…” 

Assaggi dal web: il respiro malato dell’Europa

“Un viaggio complesso quello di Simenon e di questo Europa 33. Un viaggio che, proprio dal titolo, ricorda l’invito del medico al paziente mentre ne saggia il respiro: dica 33. Che qui diventa, oltre che un anno cronologico, esattamente lo stetoscopio di uno scrittore che ne vuole sentire non solo il respiro ma, ancor più, il cuore e i nervi. E allora eccoci condotti, senza paternalismi, attraverso un continente che non sapeva di esserlo, che talvolta non lo accettava (come oggi) e che viveva di miseria e nobiltà (decaduta) tra case misere e alberghi di lusso. Tutto, sempre, raccontato mescolandosi alle persone di cui racconta, vivendone le parole ma, soprattutto, i gesti, le contraddizioni, le bugie, le idiosincrasie. Quelle frontiere che, allora come ora, erano prima mentali e culturali e poi fisiche.” L’ottavo

 

 

 

 

M.L.Toffanin-A TINDARI.”rocce di antiche rughe”e “terre di acque naufraghe nei cieli”. Uno sguardo poetico sulla Sicilia.

La poetessa Maria Luisa Toffanin, premiata a Patti con il Sorrentinum 1999, dedica a Tindari, e al suggestivo territorio circostante, la sua silloge poetica: A Tindari e Visioni. Attraverso la voce dell’attore Federico Pinaffo, le poesie  ci trasportano in  atmosfere isolane, scolpite nel cuore.

I versi della poetessa illuminano il ricordo di una splendida Sicilia, rendendolo più vivo e vero. Belle e funzionali sono le foto che visualizzano l’ispirazione e le emozioni provate.

Immediato il pensiero va al devoto omaggio di  Salvatore Quasimodo,  (premio Nobel per la Poesia 1959) a questo luogo del cuore.

Vento a Tindari

Tindari, mite ti so
Fra larghi colli pensile sull’acque
Delle isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.

Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima

A te ignota è la terra
Ove ogni giorno affondo
E segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.

Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo al buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.

Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m’ha cercato.

M. De Giovanni-VIPERA. Pochissimo da dire. E la serie TV…

viperacop-degiovanni

Chiedo scusa agli appassionati di  de Giovanni e del commissario Ricciardi, ma io non mi sento di dedicare a questo romanzo più di quattro parole. Ho  faticato ad arrivare  alla fine, e questo è già indicativo per  un libro giallo, ma  non mi piace lasciare i libri a metà e dunque sono  arrivata  fino in fondo.

 “una sirena buona, si commosse e disse: mo’ ci penso io.”

L’ unico soffio gradevole di “primavera” l’ho avvertito  nel racconto fiabesco sull’origine della pastiera, che il brigadiere Maione fa ai figli. E racconta della  sirena Partenope, di suo padre il Mare e dei pescatori inghiottiti dalla tempesta e poi restituiti alle loro famiglie grazie al dolce dono degli ingredienti   che la sirena buona raccoglie tra le acque agitate e mescola sapientemente fino  a farli diventare il dolce  Pasquale più buono  del mondo!

Il resto è noia.

Addio Ricciardi

Ieri ho letto che De Giovanni vuole lasciare andare al suo destino  Ricciardi-dagli-occhi-verdi, dopo l’ultimo libro appena uscito (Rondini d’Inverno). Mi sembra una buona idea, “Di Camilleri ce n’è uno”, dice lo stesso giallista. Ma sarà vero o è solo un espediente di promozione dell’ultima fatica letteraria?

Febbraio 2021

Guanciale Ricciardi

Ovviamente è arrivata puntuale la serie Tv con un ingessato Lino Guanciale nei panni del  tenebroso e introverso  commissario Ricciardi. Anche in questo caso, niente da dire. Almeno nel romanzo c’era qualche spunto  originale e interessante, vedi il “mito” della pastiera!

A.Camilleri-IL METODO CATALANOTTI. Svolte pericolose tra Amore, Stanislawskij e Psicopatologia

 

ilmetodocatalanotti

Camilleri riesce  a sorprendermi con il suo ultimo romanzo. Il Metodo Catalanotti ripercorre il sentiero noto agli appassionati dello scrittore Siciliano e del suo Montalbano, ma questa volta il lettore viene invitato ad imboccare una strada poco battuta, dove si intersecano armoniosamente tanti viottoli affascinanti. Ed è subito teatro nel teatro-nel romanzo-nella poesia, in un tripudio letterario e popolare, maneggiato con una maestria narrativa che solo un grande come Camilleri  possiede.

Tutto diventa “similvero”, ma totalmente autentico e il lettore fa scattare la sua “willing suspension of disbelief”, dove tutto può accadere, tutto è reale e fittizio, tutto è teatro e vita, tutto fa parte dell’universo umano e del regno dell’immaginazione.

Samuel Taylor Coleridge: I try to convey a semblance of truth in my writing to produce for these shadows of the imagination a willing suspension of disbelief that, for a moment, constitutes poetic faith.

In questa storia, Salvo Montalbano prende una cotta fenomenale per la bell’Antonia della Scientifica, che gli fa mettere in discussione tutta la sua vita; Mimì Augello fa Mimì Augello: un Don Giovanni nel bel mezzo di una farsa tragicomica; Fazio resta Fazio con i suoi pizzini, Catarella è sempre più imbambolato e innamorato del suo commissario.

Il personaggio cardine della storia  è la vittima, Carmelo Catalanotti, l’ “incantatore di serpenti” appassionato di teatro e “provinatore” molto speciale. Il suo metodo? Tra Stanislawskij “corretto, rivisto e modernizzato” e Psicopatologia.

‘N conclusioni la figura di Catalanotti pariva essiri composta da pirsone diverse: un colto lettore, un usuraro di media stazza e ’n omo bastevolmenti dinaroso che, va’ a sapiri pirchì, assà si ’ntirissava del caratteri e della psicologia dell’autri. Chist’ultimo era l’aspetto cchiù misterioso.”

 Suggestive e commoventi le citazioni poetiche che si concede Camilleri per esplorare l’animo di Salvo innamorato.

 “versi qui citati sono rispettivamente di Patrizia Cavalli, Pablo Neruda, Wisława Szymborska.”;

Poetiche a modo loro le prelibatezze di Adelina, la cameriera di Salvo Montalbano.

Montalbano-mimiesalvo

L’investigazione procede come al solito, tra splendori di Sicilia, buon cibo, intuizioni, scoperte, osservazione, epifanie, fortuna. Il libro è bellissimo e certamente irrinunciabile in questa estate 2018.

 

Assaggi d’attualità

 

Il lavoro che manca, le proteste dei lavoratori e la reazione dello Stato mettono in crisi Montalbano.  “Che munno era chisto nel quali all’omo si livava il travaglio, la possibilità di guadagnarisi onestamenti il pani? E la risposta dello Stato quanno che ’sti poviri disgraziati s’azzardavano a protestare erano lignate, vastunate, lacrimogeni, arresti, fermi? Da quant’anni era che faciva il servitore di questo Stato? Aviva travagliato con onestà e con rispetto verso l’autri? Non c’era arrinisciuto sempri, ma spisso sì. Si vidi che la maggioranza dei sò colleghi avivano ’n’autra idea di quello che significava servire lo Stato. Non aviva via di scampo.”

Al telegiornale migranti, terrorismo, profughi e fabbriche chiuse.Accomenzò a sintirisi il telegiornali. A Parigi era successo un burdello pirchì ’na baligia scordata era stata criduta china di esplosivi. L’Ungheria e la Polonia s’arrefutavano d’arriciviri la loro quota di migranti, pejo: avivano accomenzato a costruiri mura per non farili trasiri. Nel frattempo scannali di pedofilia nei campi profughi. In Italia per fortuna quel jorno avivano chiuiuto sulo setti flabbiche. Il commissario pircipì chiaro il piricolo vero: stava per perdiri il pititto. Cangiò canali e s’attrovò facci a facci con quella ballarina miravigliosa che assimigliava ’na stampa e ’na figura ad Antonia.”

 Salvo si distrae dal mal d’amore affogando tra le firme…Firma, firma… Forza Montalbà, firma fino a quanno il gesto diventa quello di un atoma. Accussì non pensi a nenti, Montalbà. Salvo Montalbano. Salvo Montalbano. Firma, annegati in un mari di carti, Montalbà. E se il vrazzo accomenza a fariti male futtitinni, continua, continua…”

 La meraviglia di Piazza Armerina,le potenzialità del turismo e l’inefficienza politica.“Arrivato che fu a Fela, deviò per Piazza Armerina. Quanno fu ddrà non arriniscì a farisi capace che era lui, a sulo, a godirisi tanta miraviglia. Non vitti anima criata tra i mosaici e tra le stratuzze ’ncantevoli della villa. Ma come minchia era possibili che in un paìsi che consirvava la parti cchiù granni di biddrizze della terra, non erano stati capaci d’organizzari un turismo che dassi da mangiari a tutti e s’arritrovavano ’nveci poveri e pazzi?

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