• Mondo Fuori

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 25 Novembre-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    RISPETTO E PREVENZIONE

  • Giornata Mondiale del Migrante 2019- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra. Ancora morti, tanti. Troppi!

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 2 Giugno 2019-Festa della Repubblica Italiana

  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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A. Camilleri- I TACCHINI NON RINGRAZIANO.Piccola antologia di fiabe dal sapore antico.

 

i tacchini di camilleri

Andrea Camilleri: “Ho finito di scrivere questi racconti più di dieci anni fa. Se li pubblico ora è perché ho avuto la fortuna di poter abbracciare matilda e Andrea, i miei due pronipoti, ai quali dedico il libro”.

Il lepro che ci beffò-Storia di un vecchio lepre  che beffa il cacciatore con una piroetta. Quante ne aveva viste di ammazzatine di lepri! Alla fine si è vendicato! 

Pimpigallo e il cardellino-Tenero dialogo tra animali… quando la gabbia è una prigione da cui non si vuole scappare. Fino alla morte!

Aghi, cane diffamato-Un povero cagnolino affettuoso, mezzo storto e sordo passa per un terribile cane da buca che caccia i porcospini… nomen omen. Cosa fare con lui? Tenerlo in casa? Tenerlo lontano dalle bimbe per non rischiare azzannamenti? Alla fine il problema verrà risolto nel migliore dei modi. E Aghi scodinzola e ringrazia.

I tacchini non ringraziano– Satira politica… Bellissimo

“Sia lode dunque alla dignità dei tacchini che muoiono ma non ringraziano. Mentre ci sono tanti capi di Stato che, invitati al tavolo del potente alleato americano come ospiti d’onore, fanno la stessa fine dei tacchini. E loro, oltretutto, ringraziano.”

L’incantesimo della volpe-Non voglio più venire a caccia anche se mi piace il tirassegno su bottiglie e barattoli. Il primo sparo a ripetizione… gli appostamenti con papà  e i cacciatori, l’incantesimo della volpe d’oro cieca e velocissima…

Due incontri allo zoo…privato. Breve storia di due innamoramenti. Uno ricambiato e uno no. Le regine oggetto di desiderio e amore? Una tigre e una capra. E dei problemi di estinzione delle specie.

Il principe arrabbiato-Storia di un’intervista con Turi Ferro sul terrazzo magnifico di una villa nobiliare di Palermo. Il principe cugino della proprietaria ,principessa di B. dorme, non bisogna disturbarlo. Non appena Turi inizia a recitare il monologo e le riprese iniziano, qualcuno urla disperato per farlo tacere. La troupe decide di cambiare location. Interviene la principessa mediatrice e si scopre che…

Amicizia-Il cane e il gatto; la rana e la lucertola. Storia di amicizie tra animali che hanno dell’incredibile!

Non toccare le mie ciliegie, capito?– Ti eri illuso di poterti fare una scorpacciata di ciliegie mature nella villa in Toscana? Non avevi fatto i conti con un esserino all’apparenza innocuo e leggiadro…

L’anno della grande caccia-come la sola idea delle vipere scatena un putiferio nell’assolata campagna toscana, nell’idilliaca atmosfera di vacanza…per non parlare dei rimedi del contadino!

Il giorno che i maiali si sbronzarono– Esilarante. Maiali ubriachi! Cose mai viste! Però che buona l’uva di Andrea…una sbronza così non si dimentica facilmente. Ma in fin dei conti non si sono comportati da…porci!

Elegia per il barone– Le perversioni del calcio. Quando i bambini sanno essere più feroci del più feroce essere sulla terra e un gatto diventa pallone. Quando i bambini sanno lenire le pene e i golfini diventano profumate copertine.

Buon Anno 2020-2050! A. Mengual-L’ ULTIMA BIBLIOTECA, da Robinson-la Repubblica, inserto “distopico” con speranza.

robinson-mangual

 

Robinson, inserto  di la Repubblica del 4 Gennaio 2020 è molto, molto interessante. È un Buon Anno molto particolare, un salto ardito e allucinante nel futuro delle nostre città, della cultura e di tutta l’umanità, attraverso lo sguardo e le parole di alcuni artisti.

Tra questi lo scrittore argentino Alberto Manguel che, in L’ultima biblioteca (traduzione di Emma Bissanti), ridisegna il mondo  dei libri, dei lettori e delle biblioteche del 2050, con toni cupi e sconfortanti.  E tuttavia, alla fine del racconto sembra aprirsi  uno spiraglio. I giovani ci salveranno? Lo speriamo tutti vivamente, magari con un aiuto sostanzioso da parte degli Anziani.

Manguel evidenzia luoghi, oggetti e persone con lettere maiuscole: i Lettori di Libri-specie in via di estinzione, gli Anziani-testimoni rugosi di un passato brillante, il  Codice dei Vecchi Testi-ormai perduto,  Vecchie Biblioteche-luoghi del cuore estinti, il Canone delle Biblioteche-nuovo codice indentificativo;  i Grandi Scontri delle Trasformazioni-periodi storici di transizione.  Tutto è molto orwelliano e affascinante.

Ad alta voce

Vi propongo la mia lettura di L’ultima biblioteca. Rilassatevi, prendetevi qualche minuto  e  proiettatevi in un mondo distopico dove non tutto sembra perduto… 

 

S. Auci-I LEONI DI SICILIA. Tra le onde del Mediterraneo, le terre di Sicilia e d’Europa, i Florio tracciano il destino della modernità.

i leoni di Sicilia

I Leoni di Sicilia narra la storia della famiglia Florio, sin dalla prima dirompente e controversa tappa del proprio “destino”: il trasferimento da Bagnara Calabra a Palermo, con l’obiettivo di ampliare il traffico delle spezie.  Una volta raggiunta l’isola, la capacità imprenditoriale di Paolo e Ignazio va ben oltre la meta prefissata e comincia a spaziare in altri campi, fino ad occupare spazi commerciali e finanziari impensabili all’inizio dell’ impresa Siciliana.

Palermo

Palermo è parte di questa impresa. È una città cruciale, cuore del Mediterraneo, fondamentale nell’economia moderna. La vita palermitana dei Florio è il crocevia di eventi storici epocali per la Sicilia, per l’Italia e per l’Europa. 

“Palermo e la Sicilia si erano trasformate in un porto sicuro, lontane dall’influenza francese[…]E poi, soprattutto, erano al centro del Mediterraneo: questo aveva trasformato Palermo in una città che traboccava di commercianti e di marinai provenienti da tutta Europa.”

Amore

Per i Florio l’amore è una questione pubblica, ovvero legata alle sorti economiche della Casa, proprio come accade nelle famiglie ricche e nobili dell’epoca. Paolo vuole che suo figlio Vincenzo sposi un’aristocratica perché ha bisogno di un titolo nobiliare che dia prestigio alla sua ricchezza.  Vincenzo fa suo questo desiderio, ma l’amore vero lo porterà in tutt’altra direzione, una direzione di nome Giulia.

“Con il gomito appoggiato allo sportello, Vincenzo riflette…] Le[ parlerà della smania che gli fa nascere dentro; del fatto che, di notte, rimane sveglio pensando a lei; di come vorrebbe toccarla; di quanto vorrebbe vederla con i capelli sciolti sulle spalle nude. Lo farà perché sa benissimo che lei non riferirà a nessuno quelle parole, men che meno a suo padre. Lo farà perché Giulia nulla può opporre alla vertigine che, ne è certo, si è impadronita di lei. Lui la conosce bene, quella sensazione: la prova quando riesce a mettere le mani su un carico prezioso o quando un affare complicato va a buon fine. Però lei non è un carico di sommacco o una cantina. Un carico si vende e si passa a un altro; un affare si chiude e si passa a un altro. Invece quella femmina non passa, gli fa perdere la testa, lo fa ubriacare. Muore dalla voglia di averla nel suo letto, per Dio!”

Ignazio, prende le redini dell’impresa alla morte improvvisa del fratello Paolo. E con l’impresa eredita la responsabilità della sua famiglia. La cognata Giuseppina ne è il cuore. E rapisce il “suo” cuore, eppure Ignazio si tiene a distanza di sicurezza, continuando ad amarla in segreto, profondamente e con rispetto, fino alla morte.

“Ciò che prova per Giuseppina non ha più il sapore della passione. È qualcosa che ricorda la dolcezza delle sere d’autunno, con la consapevolezza che l’estate è alle spalle e che l’inverno attende dietro la porta.”

Viva l’Inghilterra!

Vincenzo viene accompagnato con molta cura e attenzione nella sua crescita professionale. Molto importante si rivela il suo viaggio nell’Inghilterra neo-industriale, con Ben Ingham, imprenditore e amico di Paolo e Ignazio. Viaggia nello Yorkshire, vive la meraviglia di posti così diversi dall’amata Palermo e prova stupore di fronte alle moderne macchine industriali. Guarda, ascolta e impara. E sarà lui che porterà all’interno della sua industria di lavorazione delle spezie i nuovi stupefacenti macchinari.

«Allora? Cosa ne pensate dello Yorkshire?»”- “Benjamin Ingham è seduto nella carrozza davanti a lui. Gli parla in inglese. Vincenzo ha il naso schiacciato contro il finestrino e osserva la campagna. «È bello, ma tutta l’Inghilterra è diversa da come me la immaginavo», risponde infine. «Pensavo fosse piena di città e case.» Lo guarda. «Non avevo mai visto così tanta pioggia, e in agosto, poi.» «Sono i venti dell’oceano che la portano», spiega Ingham. «Qui non ci sono montagne che frenano le nuvole, come in Sicilia.» Poi osserva l’abito del giovane e annuisce, soddisfatto. «Il mio sarto ha fatto un ottimo lavoro. Ciò che avevate portato da Palermo non era adatto a questo clima.» Vincenzo tasta il panno della giacca: è caldo, resistente, non permette all’umidità di passare. Ma ciò che lo ha davvero sorpreso è il cotone con cui sono realizzate le camicie. La sua biancheria aveva una trama grezza; questa, invece, è morbida, ottenuta da telai a vapore che Ingham gli ha descritto in toni entusiastici.”

Rivoluzione Industriale e bimbi al lavoro“«Ci sono più di trenta persone impiegate qui. Il lavoro ha un suo ordine ben preciso: di là si producono i filati che poi vengono lavorati in questo settore dello stabilimento.» Indica una parte del capannone che sembra più luminosa. Vincenzo scorge dei bambini seduti a cardare la lana. «Prima erano pastori o tessitori in casa; ora hanno un salario certo e un tetto sulla testa.»”

Casa Florio cresce e si trasforma

“«A te l’Inghilterra fa bene. E anche a noi.» Ignazio prende sottobraccio il nipote…”

Ignazio assisterà con amore e competenza la maturazione imprenditoriale e umana di Vincenzo. Tra mille difficoltà di ogni tipo, insieme faranno diventare Casa Florio una potenza.

“Usa il tono pacato di una constatazione, eppure i commercianti si scostano, sono confusi. Il mite Ignazio Florio non ha mai avuto parole di minaccia. Si allontana senza guardare in faccia nessuno. Se la sente bruciare dentro, la rabbia: corrosiva, ingiusta. A Palermo non basta lavorare e spaccarsi la schiena. Si deve sempre alzare la voce, imporre un potere, vero o presunto, combattere contro chi parla troppo e a sproposito. Conta l’apparenza. La menzogna condivisa, il fondale di cartapesta su cui si muovono tutti in un gioco delle parti. La realtà, la ricchezza vera, non te la perdona nessuno.”

Il solco è tracciato

Quando Vincenzo rimane solo con le “sue” responsabilità continua nel solco tracciato da suo padre e da suo zio. Al suo fianco c’è Giulia, borghese milanese che gli ha catturato l’anima e lo ha messo di fronte a delle scelte in contrasto con il desiderio di suo padre. Giulia è una donna moderna, risoluta, innamorata, che accetta la vergogna di fare l’amante dell’uomo potente, la mantenuta in una casa presa apposta per lei da Florio. Accetta perfino di diventare madre di due bambine fuori dal matrimonio. È irremovibile. Vincenzo lo è altrettanto e non vuole sposarla, ma quando nasce Ignazio, il tanto desiderato erede “masculo” cede, anche contro la volontà della madre e della società. Il loro è un sodalizio d’acciaio che sarà fondamentale per la prosperità di Casa Florio.

E Ignazio jr non può che continuare quanto il padre e lo zio hanno iniziato e lo fa con perizia e determinazione, incrementando ricchezza e potere, e acquisendo prestigio grazie al matrimonio con un’aristocratica che finalmente porterà un titolo nobiliare a casa Florio, a costi altissimi, come la dolorosa rinuncia  al grande amore francese. 

Scelte stilistiche

I Leoni di Sicilia si legge con il piacere che di solito provocano le saghe familiari complesse e avvincenti. I meccanismi narrativi che Stefania Auci adotta nutrono tale piacere accompagnando il lettore nell’ intenso viaggio all’interno dell’universo Florio:

– l’uso del presente storico avvicina il lettore ai protagonisti, quasi in una dimensione tridimensionale, ed è per questo molto efficace. Conferisce al racconto un bel ritmo sostenuto che non concede  neanche un attimo di stanchezza.

– Anche i proverbi giocano un ruolo importante nella storia. Le radici popolari dei Florio non possono non affondare nella cultura dei proverbi. Bellissima è l’idea di Auci di introdurre ciascun capitolo con un proverbio che riassume il senso della vicenda di quel segmento narrativo. A voi rintracciare nell’elenco l’argomento del capitolo che introducono:

Cu nesci, arrinesci. «Chi esce, riesce.» 16 ottobre 1779

Cu manìa ’un pinìa. «Chi si dà da fare non patisce.» 1799-1807

‘U putiàru soccu ave abbànìa. «Il negoziante decanta ciò che ha.» Estate 1810 inverno 1820

’U pisu di l’anni è lu pisu cchiù granni. «Il peso degli anni è il peso più grande.» 1820-1828

Addisiari e ’un aviri è pena di muriri. «Desiderare e non avere è una pena da morire.»1830-1837

Unn’è u’ piso và a balanza. «Dove c’è il peso va la bilancia.» 1837 1849

Nuddu si lassa e nuddu si pigghia si ’un s’assumigghia. «Non ci si lascia e non ci si sceglie se non ci si somiglia.» 1852 1854

Cent’anni d’amuri, un minutu di sdigno. «Cent’anni d’amore, un minuto di collera.»1860 1866

Di ccà c’è ’a morti, di ddà c’è a sorti. «Da una parte c’è la morte, dall’altra il destino.» Settembre 1868

La Sicilia in immagini e proverbi

Immediata e spontanea arriva la connessione con il progetto fotografico-editoriale di Stefania Scamardi, VERBO A FAVOR (Scamardistudio-Ed. Fortunaimage 2019), che incrocia proverbi siciliani e foto della Sicilia

Cosa sapevo dei Florio…

Cosa sapevo dei Florio prima di leggere I Leoni di Sicilia? Conoscevo La Targa Florio, storica corsa automobilistica tra le antiche strade della Sicilia e il marsala nello zabaglione, unica sporadica concessione “alcolica” a noi bambine. E il marsala è legato anche ad una splendida gita nella meravigliosa  Mozia, al piccolo e prezioso museo Whitaker (che ritroverò con i Florio). Dopo Mozia arriva la sbornia di marsala. Allegra, leggera e piena di ottimismo,  in una romantica notte d’ inizio estate, spinge un gruppo di persone, nella vita di ogni giorno austere e rispettabili, ad inneggiare a questo dolce vino ottocentesco per le strade di Marsala. La mia conoscenza dei Florio si ferma qui. Poi arriva il libro di Auci.

Una finestra spalancata 

I Leoni di Sicilia ha spalancato una finestra su un mondo antico e moderno nello stesso tempo, amante e rispettoso delle tradizioni e contestualmente trasgressivo, feroce, animato da una voglia di novità e di successo inimmaginabile.

Sensazioni contrastanti

Mi ha lasciato sensazioni contrastanti: talora sgradevoli nei confronti di Vincenzo, per esempio. Così coriaceo, freddo e prepotente, forse anche più del padre Paolo; talora ricche di ammirazione per la dolcezza di Ignazio, per la tenacia e la modernità di Giulia,  per la maturità e consapevolezza di Ignazio jr.

Incantesimo palermitano

Ha riacceso l’incantesimo che Palermo ha sempre esercitato su di me. Qualche tempo fa, tornando da San Vito lo Capo, siamo andati a Mondello per salutare i nostri amici storici di Palermo. Abbiamo attraversato una strada magica che conoscevo  già, ma che ho rivisto con occhi nuovi. Una strada, descritta anche nel romanzo, che taglia il Parco della Favorita e che ho ancora davanti agli occhi per la sua maestosa bellezza. Percorrendola mi sembrava di essere in una carrozza stile Florio,  illuminata dal sole caldo e impregnata dei dolci profumi di Settembre.

 

Assaggi

Donne e seta a Messina- “La seta non appartiene a Palermo. Appartiene a Messina. O, meglio, vi apparteneva. Dallo Stretto fino alla piana di Catania, famiglie di contadini allevavano bachi da seta all’ombra di gelsi secolari, le cui foglie erano usate per nutrire le larve. Erano soprattutto le donne a occuparsene, e a loro andava il compenso per quel lavoro puzzolente e ingrato. Erano più libere e indipendenti delle contadine o delle serve presso le famiglie nobiliari. Potevano tenere per sé il guadagno. Soldi preziosi, sudati, che le donne spendevano per acquistare il corredo o per comprare il mobilio della futura casa.”

Arriva la Cina e le cineserie-destino della seta messinese-“Poi la scoperta: in Estremo Oriente di seta se ne produceva di più, e a costi molto più bassi. Arrivano così le stoffe degli inglesi, che acquistano nelle colonie balle di filato per lavorarle in patria, oppure importano stoffe adorne di disegni esotici. Basta con le righe e i colori tristi che si stampano in Europa. Dopo i lunghi anni delle guerre contro Napoleone, c’è voglia di fantasia e di vitalità. Le esportazioni dalla Sicilia verso il resto dell’Italia cominciano a diminuire e poi quasi cessano. I gelsi cadono in abbandono. Inizia la mania delle cineserie: mobili, porcellane, avorio intagliato. E, ovviamente, stoffe.”

L’insegna dell’aromateria- “Ignazio indica una lunga insegna di legno dipinto: è appoggiata in terra, in fondo alla stanza. I colori sono vividi, ancora freschi. In basso, la firma sottile del pittore, Salvatore Burgarello, ben conosciuto a Castellammare.”

La pervicacia di Vincenzo- “Dunami tempo, dissi u’ surci a’ nuci, ca ti percio.» «Tu e i tuoi proverbi.» Carlo ride. «Sei più palermitano di certi palermitani di settima generazione. Che vuol dire?» «’Dammi tempo, dice il topo alla noce. Dammi tempo che ti buco.’ Io sono uno che non molla, Carlo.”

I politici- “Da quella faccenda della rivoluzione, Vincenzo si era riproposto una cosa: rammentare sempre che ai politici non bisognava dar fiducia. Usarli, manipolarli, comprarli, se necessario, perché ogni uomo ha un prezzo. Però mai, mai fidarsi ciecamente di loro.”

 L’ira dei rivoltosi– “«Per voi, io sono il signor Pasquale Calvi. La mia fede politica ricusa i titoli nobiliari. E con voi, certo, non abbiamo speranza che qualcosa possa cambiare.» Li fissa, e nei suoi occhi c’è un rancore incendiario. «Io e i miei compagni sognavamo una Sicilia libera, una terra indipendente e confederata con gli altri Stati italiani. Nessuno di voi ha creduto veramente a quest’ideale, nessuno! Ci siamo battuti per niente. E ora, a causa della vostra ignavia, pagheremo per tutti. Il mio nome è sulla lista degli esiliati. Io, costretto a lasciare la mia patria! Con la vostra paura, sì, avete condannato me e altri figli di questa terra a un destino di esuli. Se aveste avuto coraggio, se aveste accettato di armarvi e combattere, a quest’ora i napoletani non sarebbero alle porte della città.»”

Il conflitto di interesse- “«Sono la persona che paga più tasse in tutto lo Stato, che garantisce ricchezza con le sue importazioni, e che rifornisce l’esercito di medicinali e zolfo. Voi, invece, mi mettete alle strette. Mi avete persino confiscato gli argenti che il governo rivoluzionario mi aveva assegnato come pagamento nel 1848…» Si ferma, prende un respiro, beve un sorso di caffè. Sui volti degli altri due uomini c’è un profondo sconcerto. Ma nessuno parla. «Il governo mi deve molto», conclude Vincenzo. «Voi due mi dovete molto.»”

Pomelie nella villa dei Florio– “Nella sala e lungo la teoria di stanze, cesti di gigli, rose e pomelie, il fiore che è quasi un simbolo di Palermo,”

pomelie

Pomelie

 

BEFANA 2020- Andrea Camilleri- I TACCHINI NON RINGRAZIANO.Piccola antologia di fiabe dal sapore antico.

 

i tacchini di camilleri

Andrea Camilleri: “Ho finito di scrivere questi racconti più di dieci anni fa. Se li pubblico ora è perché ho avuto la fortuna di poter abbracciare matilda e Andrea, i miei due pronipoti, ai quali dedico il libro”.

Il lepro che ci beffò-Storia di un vecchio lepre  che beffa il cacciatore con una piroetta. Quante ne aveva viste di ammazzatine di lepri! Alla fine si è vendicato! 

Pimpigallo e il cardellino– Tenero dialogo tra animali… quando la gabbia è una prigione da cui non si vuole scappare. Fino alla morte!

Aghi, cane diffamato– Un povero cagnolino affettuoso, mezzo storto e sordo passa per un terribile cane da buca che caccia i porcospini… nomen omen. Cosa fare con lui? Tenerlo in casa? Tenerlo lontano dalle bimbe per non rischiare azzannamenti? Alla fine il problema verrà risolto nel migliore dei modi. E Aghi scodinzola e ringrazia.

I tacchini non ringraziano– Satira politica… Bellissimo

“Sia lode dunque alla dignità dei tacchini che muoiono ma non ringraziano. Mentre ci sono tanti capi di Stato che, invitati al tavolo del potente alleato americano come ospiti d’onore, fanno la stessa fine dei tacchini. E loro, oltretutto, ringraziano.”

L’incantesimo della volpe – Non voglio più venire a caccia anche se mi piace il tirassegno su bottiglie e barattoli. Il primo sparo a ripetiione… gli appostamenti con papà  e i cacciatori, l’incantesimo della volpe d’oro cieca e velocissima…

Due incontri allo zoo…privato. Breve storia di due innamoramenti. Uno ricambiato e uno no. Le regine oggetto di desiderio e amore? Una tigre e una capra. E dei problemi di estinzione delle specie.

Il principe arrabbiato– Storia di un’intervista con Turi Ferro sul terrazzo magnifico di una villa nobiliare di Palermo. Il principe cugino della proprietaria ,principessa di B. dorme, non bisogna disturbarlo. Non appena Turi inizia a recitare il monologo e le riprese iniziano, qualcuno urla disperato per farlo tacere. La troupe decide di cambiare location. Interviene la principessa mediatrice e si scopre che…

Amicizia-Il cane e il gatto; la rana e la lucertola. Storia di amicizie tra animali che hanno dell’incredibile!

Non toccare le mie ciliegie, capito?– Ti eri illuso di poterti fare una scorpacciata di ciliegie mature nella villa in Toscana? Non avevi fatto i conti con un esserino all’apparenza innocuo e leggiadro…

L’anno della grande caccia-come la sola idea delle vipere scatena un putiferio nell’assolata campagna toscana, nell’idilliaca atmosfera di vacanza…per non parlare dei rimedi del contadino!

Il giorno che i maiali si sbronzarono– Esilarante. Maiali ubriachi! Cose mai viste! Però che buona l’uva di Andrea…una sbronza così non si dimentica facilmente. Ma in fin dei conti non si sono comportati da…porci!

Elegia per il barone– Le perversioni del calcio. Quando i bambini sanno essere più feroci del più feroce essere sulla terra e un gatto diventa pallone. Quando i bambini sanno lenire le pene e i golfini diventano profumate copertine.

Ora è la stagione giusta-LA DOPPIA VITA DEI NUMERI di Erri De Luca-Viva la Tombola!

delucaladoppiavitadeinumeri

In questo agile “copione”, De Luca mette in scena una strana tombolata, in una notte di Capodanno napoletano, tra fratello e sorella, i fantasmi di mamma e papà, botti e Italia. Il dialogo tra Lui e Lei è molto realistico e lunare, nello stesso tempo.

“La doppia vita dei numeri proviene dalle feste della mia piccola famiglia d’origine, quando quei pochi c’erano tutti. La sera di capodanno si allestiva la tombola e accadeva il prodigio di estrarre dal canestro dei numeri una folla di storie in una lingua mista.”p.13

 latombolanapoletanaLa vicenda riproduce uno spaccato di vita di molte famiglie Italiane, specialmente meridionali. Come la mia. Ho un ricordo bellissimo delle serate di festa trascorse da bambina a giocare a tombola e a scherzare con tutti i parenti sulla “doppia vita dei numeri”: la carrozzella, le gambe delle donne, il morto che parla e…

Ctombolaplastica1on le mie figlie è stato diverso. La tombola cambia e si modernizza. Le cartelle sono inserite in una cornice di plastica e i numeri sono coperti da finestrelle, anch’esse di plastica.

Via i fagioli, avanti la modernità. Manca l’atmosfera e manca la “doppia vita dei numeri”. Il tentativo è quello di mantenere la tradizione, ma i bambini si annoiano e preferiscono giocare a carte (le zie paterne sono accanite giocatrici), o al Mercante in Fiera, che papà Stefano è molto bravo a condurre. Lo abbiamo ripreso anche con i nipoti  che ne sono entusiasti. Quanto si divertono a riconoscere e scambiare le figurine!

Eduardo occhieggia tra le righe, e senza che Erri tenti di emularlo. Sta lì e basta, sulla vetta. Mentre ascolto le parole di LUI nel dialogo, non posso fare a meno di vedere lo “sconfinato artista” con il suo viso scavato, sornione e lento, che in effetti ha molto di Erri De Luca!

EduardoNel primo capitolo, La scuola dell’ammuina, lo scrittore sottolinea a chiare lettere l’unicità stellare del grande drammaturgo, rivelando quasi una forma di “devozione” per lui. E non potrebbe essere diversamente per un napoletano del 1900!

“ Eduardo De Filippo. Nessun napoletano nato nel 1900 può prescindere da lui[…] Napoli è stata e resta in cartellone per le scene del mondo grazie a lui. Come ogni sconfinato non ha lasciato scuola, successori. Chi osa ricalcarlo non raggiunge il rango di pappagallo, creatura capace di buona imitazione”

La collocazione temporale di questa lettura fuori stagione è solo un accidente. Anche in un’ assolata domenica di luglio, post-temporale, ai piedi dei Colli Euganei, il testo vive di vita pulsante, universalmente napoletana.

L. De Crescenzo-OI DIALOGOI. I dialoghi di Bellavista. Incontri speciali con il cuore universale della Napoletanità. Il culto dei “Botti di Capodanno”

 

oi dialogoi-decrescenzo-cop

Ci sono dei libri che alleggeriscono l’anima, tanto che, quando arrivi all’ultima frase, li saluti con un sorriso e un grazie di cuore.
È il caso di OI DIALOGOI. I dialoghi di Bellavista di Luciano De Crescenzo. Ho sempre ammirato De Crescenzo, mi piacevano i suoi limpidi occhi azzurri pieni di ironia, il bianco candido dei suoi capelli, quella cadenza napoletana da gran signore che incantava l’ascoltatore. Sì, perché oltre a leggere questo libro, nel lontano 1985, già me lo godevo in TV o al cinema.

I Napoletani sono l’ingrediente magico della narrazione di De Crescenzo che  tira fuori da ciascuno dei suoi personaggi un aspetto caratteristico della caleidoscopica anima Partenopea. E lo fa anche con uno stratagemma narrativo e drammatico fantastico, il contrasto: con il milanese dott. Cazzaniga, con lo svizzero Herr Frankfutter, con Giorgio genero di Bellavista che viene a Napoli a sondare il terreno per vendere rifugi atomici! Esilarante. Il filosofo Bellavista coglie l’assurdità di tale progetto, ma lo sostiene per poter riavere la figlia a Napoli… Ci riuscirà?

Luciano e Socrate
Le lezioni di Bellavista sono perle di ironia e denuncia sociale. I suoi studenti (coinquilini, portiere…) lo amano e lo ascoltano quasi con devozione. Le sue riflessioni sui mali della società e sulle soluzioni proposte dai governanti spaziano nel tempo e mostrano somiglianze impensabili con la società contemporanea.

La lezione del professor Bellavista: Uomini d’Amore e Uomini di Liberta: Presepe vs Albero di Natale

Inno al dialogo

I dialoghi di Bellavista si ispirano a quelli di Platone in cui “la speculazione filosofica si mescola al racconto e al mito”. Il libro si apre e si chiude con un inno al dialogo:

Inizio-“Il valore di un dialogo dipende in gran parte dalla diversità delle opinioni concorrenti. Se non ci fosse stata la torre di Babele avremmo dovuto inventarla” Karl. R. Popper

Fine– “Dammi ascolto, o Critone, è la parola il vero dono del Dio, è il dialogo l’unica alternativa che hanno i nemici per evitare la contesa. Beati coloro che parlano, anche quando parlano troppo”

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Prefazione: Signore e Signori vi presento Luciano e famiglia…

 “Quando nacqui io papà aveva cinquant’anni e mamma quarantacinque. Questa grande differenza di età tra me e loro, ha fatto sì che nessuno dei due abbia potuto seguire l’evolversi della mia vita. Papà mi lasciò che ero appena enytrato all’Università e mamma quando ancora non avevo dato le dimissioni dalla IBM. Io non so se esista il Paradiso e se loro se lo siano guadagnato, ma lo spero moltissimo. Per mia madre non ho dubbi: se ci fosse un Paradiso da qualche parte, lei sarebbe lì. Diciamo che le spetterebbe di diritto. Casa negozio e chiesa, chiesa, negozio e casa, mammà non ha fatto altro che lavorare e pregare tutta la vita. Quanto a mio padre invece ho qualche perplessità…”p.11

Il Mancini di papà, l’arte contemporanea e il suo significato

L’arte moderna insegnata agli alunni di Bellavista è esilarante. Burri e  Fontana visti attraverso gli occhi dei lavoratori Enel in gita aziendale alla mostra romana.
“ «E dopo Burri ecco a voi Fontana ! »esclama Salemi e si ferma come folgorato . Evidentemente Fontana deve essere uno dei suoi autori preferiti. Il gruppo si distribuisce come può intorno all’opera e per qualche secondo nessuno osa fiatare. Il quadro in questione si presenta come una tela di colore begiolino, al centro della quale l’artista ha praticato, probabilmente con una lametta, un taglio in diagonale. Saverio, Salvatore e Luigino guardano in silenzio il taglio e si scambiano un’occhiata d’intesa. « Quando si parla di Fontana » inizia a dire Salemi «è improprio parlare di pittura. Anzi, diciamo le cose come stanno: sarebbe preferibile ammettere una volta per tutte, che per questo maestro non esiste una vera e propria distinzione tra pittura scultura e grafica,, secondo i significati tradizionali che si è soliti dare a questi generi. Lo stesso Fontana, nel suo Manifesto Blanco, preferisce collocarsi al di là di ogni definizione. Salvatore non ce la fa più: vorrebbe dire qualcosa, ma proprio in quel momento il prof. Salemi gli rivolge la parola «A questo punto lei potrebbe chiedermi: ‹Ma, allora se non è un quadro, che cos’è?› ‹Ecco professo’›: mi avete tolto le parole di bocca› esclama Salvatore felice di essere stato autorizzato a parlare .«che cos’è ?» «è un concetto spaziale» «questo è il titolo?» «No, il titolo è L’ Attesa...»p.29

A mezzanotte va: la “fame americana”, se non spari i botti a Capodanno sei un fallito e i tuoi figli sono tristi.

“Ad Alfonso il non avere i soldi per comprare i fuochi spiaceva solo per i bambini che ci avevano «messo il pensiero». « Cento volte meglio se fossi  rimasto a lavorare in America” pensò Alfonso. In questo momento non mi troverei in una simile situazione. Dice: «ma anche lì tu facevi la fame?» «Sì, ma facevo la fame americana, non la fame italiana! A New York il sussidio di disoccupazione e di 300.000 lire alla settimana, in pratica quanto guadagna oggi in Italia un impiegato del Ministero con dieci anni di anzianità. Uno dice: “la fame” come chissà che avesse detto!  E no, non basta, bisogna anche precisare: “la fame dove? “ perché una cosa è avere fame in America, un’altra cosa averla in Italia e un altro ancora in Etiopia. L’importante è scegliere un paese che abbia una fame accettabile.” P.61

Socrate, Napoli, l’automobile e le soluzioni filosofiche

Socrate. Io credo che tutto quello che ha inventato questo nuovo Dio che tu chiami Progresso sia solo una serie di- prolunghe- . L’automobile è una prolunga delle gambe, il telefono una prolunga dell’ orecchio, il televisore dell’ occhio e il computer del cervello; ma nessuno di questi nuovi marchingegni, che io sappia, è mai riuscito a cambiare l’Uomo nel suo profondo. Passano gli anni infatti e, malgrado le nuove prolunghe immesse sul mercato, gli uomini continuano a comportarsi come sempre. Non   ci sono forse, ancora oggi, uomini ambiziosi come i Alcibiade, gelosi come Menelao e invidiosi come Tieste? Quando, come spero, il Progresso sarà capace di produrre a un prezzo conveniente anche l’Amore e la Libertà, allora io, caro Aristogamo, diventerò un suo fervido seguace. “p77

The day before: Scatena la paura, e dunque il bisogno di un bel rifugio antiatomico.

«Io invece penso un’altra cosa: qua è tutta una questione di strategia, di marketing, come dicono gli americani. Adesso ce ne occupiamo o e Salvatore e vi facciamo vedere come si vendono i rifugi antiatomici.» «quando si tratta di vendere, io sto sempre a disposizione» dice Salvatore «allora sentite a me, noi facciamo così,» dice Saverio «io e Salvatore ci avviamo in avanscoperta a seminare il panico… «il panico?» chiede Giorgio. «Sì» prosegue Saverio infervorandosi « noi propaghiamo la psicosi della guerra atomica. Andiamo in giro a dire che abbiamo saputo dal nostro parente russo che stanno per bombardare la Nato. Poi arriva l’architetto con un’offerta lancio per 10 rifugi in economia…”

 

Socrate e gli Ufo: bisogno di speranza…in chi?

“Socrate. L’animo dell’uomo ha bisogno di nutrirsi di speranza, così come lo stomaco ha bisogno di cibo. La vita invece è spesso amara e non concede scappatoie ai desideri dei mortali. Alcune verità sono senza alternativa: tutti dobbiamo morire, chi è brutto non potrà mai diventare bello, chi è vecchio non potrà mai ritornare giovane e chi vive una vita opaca e senza entusiasmi sa che molto difficilmente riuscirà a cambiarla. E allora che fare? Non resta che rifugiarsi del mistero, evadere nel trascendente. Ed ecco fiorire da ogni parte le favole, i miti, di extraterrestri, gli oroscopi, le droghe e gli estremismi politici. Appena nasce la domanda sul mercato, subito appare l’offerta spuntano come funghi sfruttatori delle angosce altrui, gli indovini, i capipopolo, gli spacciatori di droga e i venditori dei biglietti della lotteria” p. 153

Il sosia, la monnezza, il fisco e l’arte di arrangiarsi- Maradona è onnipresente nella vita dei napoletani, quasi un incubo…e non mancano i “sosia ufficiali”

“ Vedete, io modestamente, per quanto riguarda l’immondizia, sono un tecnico. Faccio il netturbino da cinque anni e vi assicuro che con un colpo d’occhio, senza nemmeno aprire il sacchetto a perdere, v’indovino il tenore di vita di una famiglia dall’immondizia che porta giù al palazzo. Se fossi il ministro delle Finanze, per gli accertamenti fiscali, come prima cosa controllerei la monnezza di tutti i contribuenti. Ora invece l’Istat, per stabilire il reddito medio di una città, si rifà alle statistiche delle dichiarazioni dei redditi, e allora per forza che Napoli finisce agli ultimi posti.” p.159

«In Grecia l’arte di arrangiarsi aveva addirittura un Dio protettore: si chiamava Poro, ovvero “l’Espediente” o se preferite “l’arte di arrangiarsi”» precisa il professore « un dio che veniva invocato dai poveri quando si trovavano in difficoltà. Ce ne parla Platone in uno dei suoi dialoghi più belli: Il Simposio.» Alla parola Platone tutti si dispongono intorno al professore per ascoltare meglio. Nella portineria di via Petrarca 58, Platone ha un largo seguito, merito di Bellavista che nei suoi racconti ha saputo renderlo familiare.”p. 163

Il lamento del padrone di casa- Nei momenti di crisi che caratterizzano ogni epoca, a quanto pare, si evocano fantasmi come o’ munaciello.

“Insomma, per farla breve, il mio inquilino paga solo la metà del canone perché sostiene che l’altra metà me la debbo far pagare dal munaciello”. “E voi non potete fare niente?” chiede Salvatore. “E che posso fare? Più che di vincere la causa!” risponde il barone allargando le braccia. “L’anno scorso per impaurirlo gli comunicai con una raccomandata che volevo vendere l’appartamento e gli mandai un finto compratore, un amico mio. Lui, prima lo fece accomodare, poi per spaventarlo gli disse di non entrare nel salotto perché quella era la stanza preferita d’ ’o munaciello. Il salotto stava al buio, ma il mio amico ci volle entrare lo stesso: ebbene, sapete che successe?…che non fece nemmeno un passo e si prese due schiaffoni in faccia e un calcio nel didietro.”p. 197

Socrate e la TV-Il totem miete vittime, sia esso a colori sia esso in bianco e nero, e resta vittima di se stesso. Viva il dialogo! Popper forever.

Socrate e la TV

A proposito di Media, per incontrare San  Gennaro Faccia Gialla, il suo  mondo e un preciso riferimento a Luigino, poeta del gruppo di Bellavista, vai a  RAIPLAY:

San Gennaro faccia gialla

UOMINI E PROFETI

“Le vie dei Santi”
Con Marino Niola
II puntata

Per tutto il mese di dicembre l’antropologo Marino Niola racconterà la storia di una santa o di un santo al fine di tracciare una piccola mappa della devozione popolare lontana dai dogmi della teologia. Un percorso che mostrerà quella parte dell’Italia che vive il rapporto con il sacro fatto di “cuore e di pancia”.
Questa mattina e’ la volta di San Gennaro

Expat e feste natalizie. Videochiamate, sorrisi, tenerezza e malinconia delle feste a distanza. Ma quest’anno va meglio.

2020

Dicembre 2019: ancora tempo delle feste a distanza, ma con un pizzico di  allegria e speranza in più. I nostri Expat verranno quando possono (molto presto,in verità) e noi saremo  qui ad aspettarli. Nel frattempo  viviamo la nostra vita, i nostri  spazi, i ricordi e le  speranze. Paradossalmente, questo salto nel futuro (2020 ci sembra una data quasi da Guerre Stellari, non so,  fa uno strano effetto) sembra godere di una spinta più positiva. Viva l’anno che verrà! 

 

natale 2013sguardi familiari dalla yellow car del nonno

Dicembre 2018: tempo delle feste a distanza. Chi arriva, chi parte, chi non arriva, ma comunica tramite videochiamata, cercando di mascherare la malinconia, il dispiacere di non essere lì, il piacere di vedersi comunque. Entità virtuali eppure vive!

È successo a noi, e ci siamo accontentati, memori della bellissima estate trascorsa con figlie e nipoti. E tuttavia,  vedendoli su quel piccolo schermo in movimento(mai così spesso come in queste feste!),  a  Natale, a Santo Stefano e il giorno dopo e a Capodanno, una dalla Spagna e l’altra con la sua banda dal Regno Unito,  il cuore è stato ad un passo dal cedere, sotto il peso dell’amore.

Belle, bellissime, felici nel loro  mondo, eppure nei loro begli occhi e nel linguaggio di tutto il corpo  abbiamo percepito un velo di tristezza. O forse era il video un po’ opaco del cellulare?

Ridiventiamo tutti adolescenti innamorati quando al telefono, finito di scambiarci gli auguri, di parlare delle cose che sentiamo di dirci, del più e del meno, e sentendo arrivare ineluttabile il momento di separarci, ci diciamo: chiudi tu? chiudo io? no, chiudi tu, e baci e saluti con le mani svolazzanti e il sorriso un po’ tirato. Poi, clic.

Restiamo lì, con il telefono  caldo in mano e un senso di svuotamento. I nostri sguardi si incrociano e si sfuggono, per non lasciare intravedere un luccichio sospetto. “Ora prenoto un volo, così corriamo ad abbracciarli tutti, veramente, senza filtri”  borbotto. Ma è l’impulso del momento. Tra qualche secondo tornerà tutto a posto. E andiamo avanti fiduciosi nel futuro.

Esco per un attimo dall’atmosfera un po’ dolciastra del racconto natalizio e penso con una certa irritazione al genio spicciolo del marketing che ha trovato il suo nuovo succulento target: i nostri figli all’estero. Ah la CONAD! Ma, no, non mi va di analizzare una pubblicità che mi fa semplicemente “imbestialire”. Manipolazioni

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