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G.Bocca-IN CHE COSA CREDONO GLI ITALIANI? Dagli anni 80 ad oggi siamo molto diversi?

In che cosa credono gli italiani?(Longanesi&C-Milano 1982)

Capitolo dopo capitolo Giorgio Bocca analizza tutti gli elementi che ispirano  la vita degli Italiani degli anni 80. Tuttavia, il lettore del terzo millennio non stenterà a riconoscersi in molti tratti del  ritratto preciso e ironico  che lo scrittore fa dei cittadini  del Bel Paese.

O no? Vale la pena di soffermarsi  a leggere questo libro, e davvero “il Mistero Italia” ci sorprenderà.

Procediamo per assaggi, partendo dal titolo dei singoli capitoli.

PUBBLICA MENZOGNA E VERITÀ PRIVATA

“In cosa credono gli Italiani? Di certo nella menzogna pubblica e nella verità privata. Ci credono perché davvero convinti che il prossimo ci creda? ma no, piuttosto pensano che il modo opportuno e concesso di vivere in pubblico sia mentire o tacere e si rifanno con le verità private[…]Gli umili mentono per necessità, i potenti per scaltrezza e per arroganza, i menestrelli e i propagandisti per mestiere e per abitudine:”

LA NAZIONE SCHIZOFRENICA

Per avere il voto delle masse bisogna regalare loro un sogno.

“Gli Italiani credono nella loro schizofrenia, cioè che sia doveroso, anzi necessario, rivolgersi prima al dogma, al verbo, alla verità rivelata, alla sacra scrittura, alla politica come scienza, alla Città del Sole, al Sol dell’avvenire e a tutte le astrazioni che non servono a vivere nell’ attuale, salvo poi tentare di correggerle, di tradurle in pratica ricorrendo  a un pragmatismo anarcoide, individuale, familista.” E segue un esempio illuminante: L’intellettuale vero per gli Italiani…

LE CORNA E IL DIAVOLO

 Sant’Antonio fa ritrovare gli oggetti perduti!

“Gli Italiani credono nelle corna, nel diavolo, nel gatto nero, nei morti che tornano, nei fenomeni e segni e significati che, per essere incerti e relativi, esercitano la loro ambiguità e flessibilità: debolezze ma anche qualità della nazione[…] L’esempio più incredibile e universale?  Il culto di Sant’ Antonio da Padova è superstizione? Certamente sì ma la Chiesa finge di non accorgersene, lascia che milioni di  fedeli credano nei poteri del santo. C’ero e forse ci sono anch’io fra essi: era un pomeriggio d’Agosto…”

TENGO FAMIGLIA

«SCRIVE Luigi Barzini: La famiglia italiana è una cittadella in territorio ostile: entro le sue mura e tra i suoi componenti, l’individuo trova consolazione, soccorso, consiglio, nutrimento, prestiti, mezzi, alleati e complici che lo aiutano nelle sue imprese. Nessun italiano che abbia famiglia è solo» E sì, la famiglia è l’unica istituzione che accomuna tutti: anarchici, democratici, belli, brutti, onesti disonesti e così via.”

ITALIANI BRAVA GENTE

“Gli italiani credono di essere buoni[…]Buoni nell’accezione di civili, convinti da esperienze secolari che la ferinità non paga. Mussolini manda i nostri soldati «a spezzar le reni alla Grecia» e l’armata « si agapò», si diede all’amore. La IV armata che occupava la Francia provenzale era nota come «l’armata profumo», si interessava più al commercio delle essenze uscite dagli alambicchi di Grasse o di Vence che di rastrellar partigiani ed ebrei[…]Comunque, buoni o cattivi che siano, gli italiani non sono sanguinari: chi praticava la tortura nella guerra civile era disprezzato da entrambe le parti…”

URLO DUNQUE SONO

“Gli italiani credono nella fortuna e nella felicità da fragore, celebrano le loro feste con botti, castagnole, petardi[…]Il fragore ci viene insegnato fin dalla più tenera età: la domenica i bravi genitori milanesi portano i loro bambini a Linate, sul terrazzo, perché si spacchino gli orecchi  ai fragori  orrendi dei jet in partenza. Il costruttore Berlusconi, dal canto suo, ha scelto proprio la fascia di territorio che sta sotto l’urlo dei jet per fabbricarvi i suoi  villaggi residenziali”

Seguono esempi quasi fantozziani. Oggi gli orecchi nostri e dei nostri bambini sono spaccati  da dispositivi elettronici demoniaci!

FRA L’EUROPA E IL CAMPANILE

“Gli europei che credono più fortemente nell’ Europa sono gli italiani, almeno a giudicare dalla loro partecipazione alle prime elezioni europee: Ravenna ha dato il massimo di voti come città, Ferrara come provincia. Le nostre strade sono piene di cartelli che, sotto il nome di un paese, aggiungono: comune d’Europa.”

Ma il campanile chiama sempre imperioso, forte e chiaro, anche con le sue mille campane…

“Nei momenti di crisi, di transizione gli italiani ripiegano sul localismo[…]Quando il localismo vigoreggia e riduce la cosa pubblica a trattative bilaterali. Come si usa dire, fra i gruppi familiari e il notabile locale. Sindaco o parroco che sia., i sociologhi, che arrivano sempre a buoi usciti dalle stalle, vi spiegano il perché. In questi mesi abbiamo letto il Duverger francese e l’Alberoni nostrano e appreso che nel declino dei grandi valori nazionali, patriottismo, bandiera, esercito, re, medaglie al valore; nella crisi sempre più chiara dei miti progressisti come la buona scienza o l’esplorazione dell’universo; nell’ implacabile, soffocante tempesta dei mass-media che cercano di ridurre tutto ai comuni denominatori dei prodotti di largo consumo, milioni di persone in Francia come in Italia vanno in cerca di una loro identità nel localismo, ritrovano se stesse negli odori, nei sapori, nelle memorie, nelle forme del luogo natio”

Oggi siamo diventati molto meno Europeisti e il localismo sta assumendo la forma di un nazionalismo retrivo, cieco e pericoloso.

CREDENZE VARIE

“Dalle contraddizioni fondamentali fra menzogne pubbliche e verità private, fra ideologie astratte e pratica anarcoide, dalla continua escursione fra l’immaginato  sublime e il reale deludente[…],da queste e da altre contraddizioni nasce il il bisogno irrefrenabile dell’ autodenigrazione che fa da pendant al bisogno di esterofilia esagerate[…]Il verbo sistemare fa da contrappeso al sistemarsi: o qualcuno sistema te o tu minacci di sistemare chi non ti sistema o insidia la tua sistemazione…”

VIVERE NELLA STORIA

“Non so se sia corretto dire che gli italiani credono nella storia, sia pure alla loro maniera, fra grandi nostalgie e senso di fastidio, fra gli impossibili ritorni e il tira a campare delle guide turistiche. Ma penso si possa dire che gli italiani vivono dentro una storia che non ha paragoni in altre nazioni dell’occidente, tremila anni di grande e grandissima storia, la quale bene o male conta nella vita quotidiana, nel modo di pensare, di comportarsi.”

VIVERE NEL MITO

Gli italiani vivono nella storia e ci credono, ma in una storia così lunga da arrivare sino ai paesaggi incantati, ai giardini magici  del mito. E mi pare sia la Grecia italica a mostrare nel modo più evidente questa mescolanza di mito, storia, attualità, di ciclopi che continuano a scagliare rupi incandescenti nel mare, vicino al porto naturale di Siracusa dove il genio tecnico di Archimede varò la più grande nave del mondo antico.”

IL MISTERO ITALIA

“Allora gli italiani sono comunisti, socialisti, fascisti? No, sono soltanto insicuri, passati per secoli di miseria e delusioni;  non credono ancora nella stabilità di questo benessere; sono perennemente in cerca di assicurazioni, di ammortizzatori, di tranquillanti.”

 

Non è facile vivere nella storia, nel mito, e, nello stesso tempo affrontare le sfide del presente per costruire una prospettiva futura efficace, ma una certezza viene in soccorso del nostro popolo meraviglioso:

 

J. Cercas-TERRA ALTA. Melchor, il poliziotto che legge romanzi e indaga a fondo, nella rivoluzionaria Catalogna

terra alta Cercas

Primo capitolo

L’inizio è come da copione, tanto da sembrare una bella sceneggiatura, con il suo stile tagliente, netto, descrittivo ma incalzante e con i classici ingredienti  di una crime story di successo. Serie TV  in arrivo?  

E poi c’è lui,  Melchor (sua madre ha voluto chiamarlo come il re mago per una vaga rassomiglianza tra i due), detective tormentato, sensibile, testardo. Un suo gesto eclatante lo porta alla ribalta nazionale esponendolo a rischi notevoli. Per questa ragione viene trasferito in una piccola e tranquilla città della Terra Alta, lontano dai clamori di Barcellona, la sua città.

Inaspettatamente però il piccolo centro sonnolento e tranquillo è scosso   dal brutale assassinio degli Adell, quelli della Graficás Adell, incontrastati padroni del  territorio.

L’indagine inizia, e si affianca ad altre faccende importanti per  Melchor Marin, tra queste l’ossessiva caccia all’ assassino della madre-prostituta, l ’incontro con  Olga la bibliotecaria “con i suoi passettini da uccello o da bambina”, la gestione del  rapporto con i nuovi colleghi, e la scoperta della Terra Alta con la sua “Rivoluzione” di ottanta anni prima. Un territorio che gioca un ruolo rilevante nello sviluppo  della storia  e della vita dei protagonisti.

          

La scena del crimine-“È la prima scena di omicidio che Melchor vede da quando è arrivato nella Terra Alta, ma in precedenza ne ha viste molte e non ricorda niente di simile.[…] Nell’aria aleggiano un violento odore di sangue, di carne tormentata e di supplizio, e una sensazione strana, come se quelle quattro pareti avessero preservato le urla del calvario cui hanno assistito…” p.15

Secondo capitolo

Secondo capitolo: arriva la sorpresa, lo stile cambia e facciamo un salto nel passato, nella storia di Melchor, da una vita all’altra, da dentro a fuori, dalle sbarre alle manette. È  fatale Il suo incontro con I Miserabili di Victor Hugo, che il Francese gli ha caldamente raccomandato. Inizia  così una sorta di terapia “letteraria” che lo accompagnerà per tutta la vita.

Javert, poliziotto implacabile, ossessionato dalla caccia a Jean Valjan, lo ispira nel profondo, fino a decidere di fare lo stesso lavoro. Di Jean Valjan fa suo un certo desiderio di vendetta dal quale, tuttavia riesce a mantenere la giusta distanza.

los miserables cop

 Il capolavoro di Hugo “in quei giorni di lutto smise per lui di essere un romanzo e si trasformò in un’altra cosa, una cosa senza nome o con molti nomi, un vademecum vitale o filosofico, un libro oracolare o sapienziale, un oggetto di riflessione da rigirare come un caleidoscopio infinitamente intelligente, uno specchio e un’ascia” p.67

La storia prosegue tra capitoli al presente e capitoli al passato; tra descrizione-denotazione e narrazione-connotazione.

L’incontro con Olga – una storia nella storia.

Melchor è alla ricerca di un libro da leggere, rigorosamente dell’Ottocento. Il Francese gli ha detto infatti che non esistono romanzi degni di essere chiamati tali all’infuori di quelli  del diciannovesimo secolo. Olga è sorpresa, ma ama il rischio e dunque  gli suggerisce Lo straniero di Albert Camus. Il libro comincia così:

“Oggi è morta mia madre”

”È il secondo libro più bello che abbia letto nella mia vita dopo i Miserabili.”p. 242

E non è dell’800!- Olga prende coraggio, e  allora via così alla scoperta di altri grandi romanzi. Gli consiglia “un altro libro dell’Ottocento scritto nel Novecento” Il Gattopardo di Giuseppe  Tomasi di Lampedusa.

”Anche questo mi è piaciuto[…]Però adesso preferirei che mi raccomandassi un romanzo del Novecento che non sembri dell’Ottocento” p.304

A questo punto, ineluttabilmente  Cupido scocca la sua freccia amorosa. I Miserabili  ispira anche la vita di coppia. Melchor e Olga lo leggono  insieme ad alta voce, lo vivono insieme:

“Il destino unì bruscamente e fidanzò con la sua potenza irresistibile quelle due esistenze sradicate, diverse per età, simili per la sventura. E l’una infatti completava l’altra: incontrarsi significò trovarsi.[…]« Hai visto?» disse Melchor, quando Olga finì di rileggere il frammento. «Questo libro parla di me.»  Lei si tolse gli occhiali e scosse lentamente la testa. « Non più, sbirro» disse.«Adesso parla di noi».

Fine-A caldo

Bellissimo. Soprattutto la caratterizzazione. Melchior in primis, con tutti i suoi conflitti e segreti,  gli Adell, simbolo del potere e della prevaricazione, l’enigmatico Armengol, il fragile caporale Salom, l’avvocato Vivales-forse-padre punto di riferimento, Olga la bibliotecaria disillusa che trova nel mondo dei libri la sua realizzazione e…l’amore vero.

In effetti,  la strategia narrativa di Cercas contribuisce  a creare i climax e ad allentare le tensioni, per poi  costruire un nuovo climax, e così via con lo scopo  fondamentale di catturare il lettore e portarselo a spasso per tutto il  libro, fino a fargli rimpiangere la fine del viaggio.

Sara Robin-Cantare chi sei…Ora la troviamo anche sul suo blog!

Benvenuta Sara nel mondo dei blogger!  Il nome è tutto un programma:

Sara Robin-Cantare chi sei

Ho appena letto il tuo post Fiducia.  Riconosco la tua grinta, la tua delicatezza, la tua intelligenza…

Settembre ha un profumo tutto suo. Profuma di terra umida e foglie ancora verdi, di aria fresca e sole che scotta. Ha il profumo dell’energia ripulita e delle idee rinnovate, sa di carta bianca e di volontà, sa di fiducia, almeno per me. Esattamente due anni fa entravo nella mia nuova casa con le gambe e il cuore ammaccati, ma bramosi di costruire, conquistare uno spazio in cui concedermi la libertà di essere…

Buon vento compagna di viaggio!

 


Settembre 2019- Sara Robin Quintet accompagna brillando la conclusione dell’Estate sotto le Stelle di Selvazzano.

L’attesa è più lunga del previsto. Per fortuna ci fa compagnia l’immensa Norah Jones! Poi finalmente arriva lei.

Voce calda e forte, quella di Sara Robin che ieri sera Sabato 8 settembre  ha illuminato con il suo gruppo “Sara Robin Quintet” l’Auditorium San Michele di Selvazzano, nell’ambito delle attività di Estate sotto le Stelle.

Il filo conduttore del  concerto è il racconto del viaggio di una donna. Le tappe sono quelle che ogni essere umano attraversa nella sua storia interiore: l’amore in tutte le sue declinazioni, dalla  fase dell’ innamoramento, alla maturazione di un amore solido  e gratificante, alla fine, con i tormenti indicibili  vissuti come la fine di tutto. Poi la lenta rinascita che passa dalla riscoperta del proprio corpo e del sé, e finalmente, di un “altro amore ” che  farà battere di nuovo il cuore, verso la vita e la speranza.

Le canzoni scelte, molte cantate in Inglese, riflettono questo percorso in un’alternanza bellissima tra antico e moderno, tra grandi  autori Italiani e Anglo-Americani. Incontriamo Amy Whinehouse-What is it about man, Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni, Amore che vieni amore cha vai di De Andrè, Se stasera sono qui di Luigi Tenco, La borsa di una donna di Noemi, Oggi sono io di Alex Britti, fino  al  suggestivo bis finale con You’ve got a friend di Carole King.

Il brano di Sara Colpi di tosse ci accompagna  verso la meravigliosa conclusione di una serata nata all’insegna di un omaggio  ad “un’amica speciale”. Dovunque si trovi ora, la sua amica  potrà certamente ascoltare e sentire la forza e la dolcezza di  queste note modulate dalla coinvolgente voce di Sara e dalla musica prepotente  del suo gruppo (Simone Bortolami, Alberto Lincetto, Federico Lincetto, Giacomo Albertelli).

Mi sarebbe piaciuto conservare il ricordo di questa intensa serata con un programma scritto  da portarmi a casa, con l’elenco delle canzoni e le motivazioni della scelta, insomma la scaletta magica che Sara ha tenuto sul leggio, saltandone forse dei punti  per improvvisare e lasciarsi andare all’onda dell’improvvisazione. Sarà per la prossima volta!

A proposito di Scuola-MASCHERE DI MORTE. Il gioco della scrittura creativa in Quarta D Linguistico. Agatha Christie docet…

maschere di morte 4d-Scalcerle

Durante le giornate piovose d’estate, di solito mi prende il raptus della pulizia. Il tempo è fresco  e posso dunque fare un lavoro “fisico” senza sudare. Fuori le carte dalla libreria! 

Sfoglia di qua, sfoglia di là, riemergono pezzi di vita e di cuore, tanto che lo stomaco comincia a farmi male. Mi capita tra le mani un opuscoletto  giallo senape, rilegato  in modo molto semplice: Maschere di Morte, a Chiaretta Production-Istituto “Pietro Scalcerle”-Padova.

Scorro la lista delle autrici e immediatamente le visualizzo, si, sono mie studentesse di  qualche anno fa…E mi sembra di  essere ancora una volta in classe con loro.  Apro e leggo. 

Perchè scrivere un racconto giallo a scuola?

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Le ragioni sono tutte qui in questa breve introduzione  della professoressa d’Italiano e Storia, Giuliana De Cecchi. Interessante, molto interessante. Non ricordo di averlo letto prima. Spesso a scuola si lavora a compartimenti stagni e si perdono  opportunità preziose. Mi incuriosisce l’operazione che hanno deciso di  mettere in atto e comincio a leggere.

“«Che strada impervia! Ci mancava anche questo fango! Eppure… è scritto proprio Burgerstein sul biglietto» Sheila sbuffò lanciando un’occhiata dal finestrino della loro Rolls: cielo grigio del crepuscolo, profondo precipizio, neve appena caduta, alberi spogli…”

Comincia così una storia dal sapore classico, dalle atmosfere alla Agatha Christie che diventa “amichevole consigliere”. L’eco dei  Dieci piccoli indiani è infatti forte e originale nello stesso tempo.

Alla fine mi ritrovo a sorridere sotto i baffi, compiaciuta e soddisfatta. Le autrici  hanno davvero messo in campo  creatività, entusiasmo e un pizzico del loro mondo personale e culturale, ottenendo un risultato molto gradevole. Brave!

Il pomeriggio trascorso con il mio passato è stato proficuo. Sono contenta, ma lo stomaco continua a farmi male. A volte le emozioni provocano strani effetti.

Goliarda Sapienza-IO, JEAN GABIN. La vita è lotta, ribellione e sperimentazione. E amore, da non poterne fare a meno!

Goliarda Sapienza- Io,Jean Gabin, ed Giulio Einaudi 2010

Agosto scorre con un’altra bella storia in cui  il “doppio” gioca un ruolo importante. Goliarda è e si sente  Jean Gabin. E lo  grida e lo scrive: Io, Jean Gabin (Ed Giulio Einaudi 2010).

Mai letta una storia così, che io mi ricordi. Una bambina si identifica con un grande attore francese, non bellissimo, ma intenso. Lo insegue, ne imita l’andatura, si abbandona alla sua malia mentre lo vede agire sul grande schermo. E si lascia avvolgere l’anima dalla sua nebbia-Nord Francia, mentre vaga estasiata per la Civita, dove invece, tutto  è nero lava  e  fulgore rovente.

La famiglia Sapienza-Giudice

 “La madre, Maria Giudice, figura storica del socialismo italiano ante Prima guerra mondiale, fu seguita giorno per giorno da una spia dell’Ovra per quasi vent’anni durante il suo soggiorno obbligato a Catania. Tutto ciò è documentato presso l’Archivio Centrale dello Stato. Da quando la lombarda Maria Giudice era stata mandata in missione sindacale segreta a Catania nel 1920, e poi costretta a rimanervi dal precipitare degli eventi politici, s’erano unite due famiglie, quella dell’agitatrice socialista vedova con sette figli avuti dall’anarchico Civardi, divenuto poi interventista, caduto in guerra e celebrato come eroe fascista, e quella dell’avvocato e sindacalista Peppino Sapienza, detto «l’avvocato dei poveri», vedovo con tre figli maschi, figura di primo piano del socialismo siciliano. Si erano congiunti in libera unione, Maria e Peppino, come si diceva allora, ed ebbero un’unica figlia, Goliarda, convivendo poi nella casa di via Pistone, un focolaio di resistenza durante tutto il ventennio, frequentata spesso da un Brancati in fase di rinascita morale. Quella casa fu un’oasi di controcultura, quando non era facile immaginarsi la fine di un regime che prometteva di durare mille anni.”

Seguire Goliarda nelle sue scorribande catanesi, nella vita familiare,  nei suoi pensieri arruffati e tenaci mi ha rapito e ha risvegliato l’immagine di altre piccole grandi protagoniste di storie lette di recente: Eugenia  (Un paio di occhiali di  Annamaria Ortese); Lila/Elena (L’amica geniale di Elena Ferrante) e Jean Louise-Scout (Il buio oltre la siepe di Harper Lee), tutte bambine “libere” che vanno incontro alla vita e all’avventura, coraggiosamente, con spavalderia in alcuni casi.

Donne come fiumi

Goliarda si appropria di comportamenti e immaginari maschili fino a identificarsi con Jean Gabin e, allo stesso tempo,  desiderare di essere una donna come quelle da lui amate.

Incipit-“Io, che con Jean Gabin ho imparato ad amare le donne, mi trovo ora con la fotografia di Margaret Thatcher davanti – sul giornale, beninteso, che da buona cittadina postrivoluzione francese compro tutte le mattine –, e comincio a pensare che qualcosa non è andato per il verso giusto in questi ultimi trent’anni di democrazia. Jean Gabin non ne sapeva niente di lady di ferro, donne poliziotte, soldate e culturiste. I suoi occhi azzurri – di Jean intendo – sognavano una donna che fosse come un fiume, un grande fiume languido e vertiginoso che andava a nutrire con le sue acque limpide il mare. Questo ho imparato da lui, e per me la donna è stata sempre il mare. Intendiamoci, non un mare delineato da un’elegante cornice dorata per fanatici del paesaggio, ma il mare segreto di vita, avventura magnifica o disperata, bara e culla, sibilla muta e risposta sicura; spazio immenso in cui misurare il nostro coraggio di individualisti incalliti, ladri al ricco e donatori al povero, tutti d’accordo su una precisa breve frase: «Sempre fuori da tutti i poteri costituiti», soli, ma con l’orgoglio di sapere la rettitudine che soltanto nell’outsider alligna.”

Un film memorabile

Diamo uno sguardo al film  Il Porto delle nebbie, un altro grande protagonista della storia  di Goliarda.

“La nebbia che sovrasta tutto il film è il pericolo, è il destino, è l’avvertimento che tutto è travisato ed è ancora più difficile muoversi e decidere. Le case brutte, il caffè brutto, la gente brutta, è tutto un segnale di come sia impossibile persino la speranza. Gli uomini non determinano niente. È il destino a decidere tutto. Tutto questo nella poesia generale di un grande regista e un grande poeta che si integravano magnificamente. Carné e Prévert erano fra i padroni del cinema francese di quel momento. Perfettamente inseriti nella “moda” del Fronte Popolare, sofferenti come tutti gli intellettuali che erano stati sedotti dalle idee che venivano dall’Est e delusi dal non poterle effettivamente applicare. Dunque la miglior realizzazione di quel programma poteva stare nella solidarietà individuale e nell’amore. My movies-“

Tornerò da Goliarda, tornerò a seguirla in nuove storie. Scoprire il suo lavoro e godermelo è stata la cosa più stimolante che mi sia accaduta come lettrice  in questo  periodo faticoso.

Assaggi

Civita, regno del puparo- “grande Civita dalle straduzze intagliate nella lava, colma di personaggi vivi, acuti e saettanti fra teste di meduse, draghi alati, leoni, elefanti scolpiti anch’essi nella lava ma vivi della vita muta e perenne della scultura. Questa vita tracciata senza interruzione da basso a basso, da balcone a balcone, di giorno taceva ma la notte col muoversi delle fiamme dei lampioni intrecciava storie di passione, di delitti e di gioie improvvise.”

L’arte del rammendo- dagli Insanguine si lavora! “Rammendavamo punto dopo punto gli strappi dei manti causati dalla gran tenzone della sera prima. Da mamma Insanguine avevo imparato quell’arte di sanare piaghe aperte nelle vesti, nei manti, nei calzoni e non solo per fare apparire nuova da lontano una gonna stracciata, ma anche per riparare i vestiti comuni: a ritessere i fili strappati di calze, camicette, cravatte.”

Goliarda/Angelica/ “pupa”- “«Non è che non ne sei degna, non mi fraintendere, è che ci vuole tempo. Tempo e fatica e tu sei destinata ad altri progetti. Ognuno ha il suo destino unico e tu per altro nascesti… Ma per mostrarti ca non è che ti ritengo indegna di quest’arte, per prima cosa farò una pupa col tuo profilo e il tuo sguardo. È tanto che ci penso. Di profilo sei bella, davanti meno, o meglio davanti sei bella solo se sorridi. E non è cosa da pupe guerriere sorridere. Ma di profilo sei un’Angelica quasi perfetta. Farò di te un’Angelica coi fiocchi da mostrare a tutti con orgoglio». «E il mistero?» «È mistero, come dice la parola», rispose lui lasciandomi a bocca spalancata.”

Il mistero delle mani dei pupi, che storia!- “Proprio all’angolo della via presso la fontanella del drago e il grande androne di palazzo Musumeci, quello coi due mori per colonne che sorreggono tutto il primo piano, vidi le mani piú belle che mente umana possa immaginare, posate con grazia e calma reale sull’orlo d’un cestino pieno di panni lavati, stirati e profumati di tutti i fiori di zagara della Chiana. Queste mani, se possibile, erano piú bianche e delicate del lino dei fazzoletti e delle camiciole che quella ragazzina portava nel cestino poggiato su un fianco come in un abbraccio a sostenere il suo tesoro, l’altra mano posata sopra a proteggere… Non fece niente, lei,”

I poveri non si riscattano. Il professor Isahia sentenzia- “«Non credere alle balle liberali di tuo padre e di tua madre! Balle! Utopie di intellettuali viziati! Dalla miseria alla gloria… Nessuno esce dalla miseria, sinonimo di ignoranza, e diventa un genio. Se non ci credi, va’ a guardare da dove vengono tutti i loro scrittori, pittori, musicisti… Da famiglie agiate, se non ricche, agiate! Hai capito!? Per non dire di tua madre che era di una famiglia ricca. Anche tuo padre che si vanta tanto della sua origine plebea, lo sai come è riuscito a uscire dalla schiavitú dell’ignoranza? lo sai?» «No, professore, no, non si arrabbi». Sento ancora la mia vocina di un tempo belante come una pecora. «E mi arrabbio invece! Mi arrabbio e basta! Tuo padre, essendo il piú piccolo, ha beneficiato del lavoro dei fratelli che pur di farlo studiare si sono scannati a lavorare notte e giorno! A dare il sangue notte e giorno!»”

1944-Il quaderno, Roma, l’amica americana e Pollock– “Già, quel quaderno mi seguí fino alla soffitta delle suore francesi di via Gaeta a Roma, mi seguí fino alle parole di Jean, che non era Gabin, era un’americana rifugiata in quello stesso convento durante l’occupazione nazista[…] Sul mio quaderno pieno di bugie vere raccontate dai piú grossi bugiardi che mai mente umana poté immaginare, m’incanto e dimentico la fame, la sete, i tedeschi… Già, quel quaderno mi seguí fino alla soffitta delle suore francesi di via Gaeta a Roma, mi seguí fino alle parole di Jean, che non era Gabin, era un’americana rifugiata in quello stesso convento durante l’occupazione nazista. – Devi distruggerlo questo quaderno, Ester (mi sarei chiamata cosí un giorno da partigiana ricercata dalle SS), è pieno di nomi, se venissero a fare una perquisizione… Che dici, lo brucio? – Ma sí, brucialo, Jean. – Peccato, certe pagine sembrano un disegno di Pollock. – Chi è? – Oh, un grande pittore del mio paese. Quando saremo liberate te lo farò conoscere… Anche noi americani cominciamo ad avere i nostri pittori.”

L’America di Jean- “Oh sí, insieme, non come sciocchi turisti, e anche tu verrai con me nel mio paese. Vedrai le grandi praterie, i corsi d’acqua infiniti, le mandrie di cavalli, i cavalli, Ester… tu non sai la bellezza di un cavallo che corre libero per pianure smisurate, vedrai. Per quanto ami l’Europa… – sono metà scozzese, lo sai – ma qui in Europa si sta stretti, si soffoca ammassati uno all’altro, le città una dietro l’altra senz’aria… Oh, il vento delle grandi distese, l’odore del vento libero, non soffocato da chiese e campanili, libero e giovane vento delle mie praterie… Piange Jean in silenzio, un po’ mi si stringe il cuore, ma so anche che le fa bene. Potrei prenderla fra le braccia ma sarebbe un atto troppo carnale, lei non si aspetta questo, Gabin non l’avrebbe fatto. Da qualsiasi amore sei posseduto devi scrutare l’altro, sapere quello che la sua natura vuole, rispettarlo. Questo sentimento di rispetto ha in sé un compenso cosí grande che scalda il cuore e dilata i polmoni.”

Jean Gabin, l’amore contro tutto e tutti -“Carlo tante volte ho provato quell’emozione, sono gli strumenti a percussione che ti sbattono subito nel vivo del dramma con frastuono di ruote sfrenate a velocità pazza fra strade d’asfalto mitragliate di nera pioggia, di fari abbaglianti, ululare di cani, fischi acuti di poliziotti neri come la pece, dagli occhi di mastini addestrati ad azzannare qualcuno che il potere ha costretto a errare derelitto, affamato, al margine della strada… Ma questo qualcuno ha il passo calmo, equilibrato e pieno di forza orgogliosa malgrado la fame, la mancanza di sonno e d’amore. So cosa perderà il mio Jean, so ormai tutto, eppure attendo con ansia l’ennesimo amore che segnerà la sua fine, se non fosse per questo suo umanissimo bisogno che tutti ci accomuna, poveri, ricchi, fascisti e antifascisti e forse anche i reali. Che forse lei, la grande regina Cristina, non fu colpita dal bisogno d’amore come il semistraccione Gabin? Eh sí, l’amore deve essere qualcosa cosí essenziale alla nostra natura da non poterne fare senza, qualcosa come il pane, l’acqua, il sale…”

La magia del bianco e nero– “La consapevolezza di non essere capiti è un tranello mortale per sé e per gli altri. Anch’io forse caddi in quel tranello… Fermati Goliarda, non ascoltare il tuo futuro che s’apre come una fossa di fangose bugie tue e degli altri, non disturbare la bellezza di quelle gesta entusiasmanti, classiche in bianco e nero… Classica la musica in bianco e nero si svolge fra la pioggia fitta fitta punteggiata di bianchi sorrisi, sguardi chiari appena accennati, gesti lievi di colomba nel momento piú furente del dramma, quando il destino per atroce che sia si conclude in pochi gesti sobri.”

Carlo il socialista/purtroppo- “Ma tu, Carlo, io non ti capisco, sei socialista o no? – Purtroppo lo sono! – E perché purtroppo? – Perché purtroppo di tutte le porche menzogne che girano per il mondo è la meno porca, ecco tutto!”

Il messaggio di Jean Gabin-«La vita è lotta, ribellione e sperimentazione, di questo ti devi entusiasmare giorno per giorno e ora per ora. Vedi me, sono morto tante volte combattendo, eppure sono qui con te tranquillo a ricordare e gioire delle mie lotte, pronto a rinascere e a ricominciare. Ricominciare, – sussurra sorridendo Jean dal grande schermo, – questo è il segreto, niente muore, tutto finisce e tutto ricomincia, solo lo spirito della lotta è immortale, da lui solo sgorga quella che comunemente chiamiamo Vita».”

Ed ora un assaggino ad alta voce!

Affascinailtuocuore legge la ninna nanna molto speciale che l’avvocato-papà canta alla sua bambina super speciale, Goliarda.

Ti regalo un SOGNO, amica mia

 

Pollock

In questi giorni sei spesso nei miei pensieri. Tu sei nel bel mezzo di una lotta che richiede tanta forza e tanto coraggio, qualità  che ti appartengono da sempre.  Intelligenza, cultura, coraggio ed empatia fanno  di te una persona speciale.

Sei presente nei miei pensieri anche di notte, ed è infatti un sogno quello che voglio  raccontarti.

8 agosto 2020-h2.45  Sogno per un’amica

Decidiamo di raggiungere in bicicletta un posto che non so bene quale sia, forse l’università, forse la scuola, forse una sala convegni. Io mi porto dietro il mio  mal di schiena, tu i tuoi affanni, e forse una borsa carica di libri. Partiamo a fatica, ma tu sei più allenata. La strada è lunga. Mi pesa pedalare.

Raggiungiamo un quadrivio, ci fermiamo. Ma tu riparti subito. Stiamo per perderci, quando tu frettolosamente mi indichi la direzione: Via Vittorio Veneto,  strada  sterrata, cartelli sbiaditi. Tu vai avanti, io sono confusa, alla fine la trovo e la imbocco.

Ti vedo in lontananza, cerco di raggiungerti, ma temo di averti persa. Vado avanti dolorante e sghimbescia, raggiungo un gruppo di persone. No, tu non ci sei. È una famiglia.  

Ora sono  nel bel mezzo di una fitta rete di vicoli di un quartiere universitario, Padova? Venezia? l’Aquila? Entro ed esco dalle aule, attraverso negozi di un quartiere multietnico: cinese? arabo? libanese? (l’attualità mi accompagna). 

Finisco nella casa del proprietario di uno dei negozi. le stanze hanno i pavimenti coperti di tappeti celestini elettrostatici che, appena ci passo sopra furtiva e spaventata, si appiccicano alle mie scarpe. Sto profanando un luogo di culto. Tornano i padroni di casa, gentili e comprensivi mi aiutano a liberarmi e mi accompagnano verso l’uscita.

Ora sono dentro un’aula universitaria, compare “la proprietaria” (ma di cosa?), antipatica. Una ragazza e un ragazzo parlano con me. Io sono senza occhiali, carina, vestita di nero con stivali cannella. Li riconosco. Cocò è rimasta con me dopo il film.

Ho due telefoni, uno vecchio e uno nuovo. provo a chiamarti, sei scomparsa. Non trovo il numero giusto, ce l’ho ma non vedo bene, la rubrica è tutta confusa.

La bicicletta pesa. Il ragazzo mi corteggia. Io devo andare, sono nell’aula del convegno o una  piazza o la pista di un circo o  un’ aula magna. Non sei neanche qui. Devo proprio andare. Mi lasciano uscire, sono fuori, respiro e rassegnata penso di  tornare a casa.

Sembra notte, ma all’improvviso, tra sprazzi di luce crepuscolare, comincia a nevicare. io non ho più gli stivali ma un paio di infradito. Che follia questo clima! Luce, neve, freddo, caldo!

Voglio tornare a casa, ma con la bicicletta, il tempo pazzo e il mal di schiena è veramente dura. Chiamo qualcuno che mi venga a prendere in macchina? E la bicicletta? Riconosco la zona in cui mi trovo: Avezzano, forse Padova, forse Roma. In linea d’area sono vicina. Sì, è Avezzano, in cinque minuti sono a casa.

Tu sei sparita, irraggiungibile. A casa mi aspetta mamma. Ahi! la schiena picchia. Non ce la faccio più, devo alzarmi. 

A.Camilleri-RICCARDINO. Il conflitto del “Doppio” impera, ma non nella lettura di coppia, su Kindle

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Che genio sei Andrea! Un genio della gestione di Autori e  Personaggi. Tu e Elvira Sellerio, tua complice nell’ offrire agli affezionati lettori pillole di  piacere, ben dosate negli anni e ormai irrinunciabili. Avete prodotto  sui lettori una dipendenza difficilmente curabile.

Cosa succederà ora che il principio attivo  non è più disponibile? Cosa succederà a noi vecchi drogati, dopo aver letto e riletto  le gesta di Salvuccio Montalbano e averlo visto  nel suo alias Zingaretti-Riondino per l’ennesima volta? Non lo so.

So con certezza che il principio attivo si rigenererà per i  futuri Lettori, rendendo anche loro convintamente Montalbaniani.

A proposito di Lettori, chiedo scusa a chi non ama leggere su Kindle, ma su questo dispositivo si può davvero fare un’ interessante esperienza di “lettura di coppia”. L’ abbiamo fatta Stefano ed io con Riccardino. È bello scambiarsi opinioni e notare che spesso quello che colpisce uno  non viene notato dall’altra, e allora si aggiunge sapore a sapore e tutto diventa più gustoso. credetemi. A qualcuno di voi è successo?

Ma torniamo a Riccardino, ultimo figlio di un padre prolifico. Chi se l’aspettava un romanzo così? Senza anticipare nulla sugli esiti dell’indagine, non posso non parlare della struttura di questo ultimo lavoro del Maestro. Un’invenzione degna dei grandi romanzieri  classici.

montalbano zingaretti

All’ improvviso, nel bel mezzo della storia che ruota intorno all’ assassinio di  Riccardino sciupafemmine, spunta l’Autore, intrusivo come non mai, che dialoga con Montalbano e interferisce prepotentemente nell’ indagine. Il nostro commissario sembra stordito da questa presenza inaspettata.

Il dottor Riccardo Lopresti, direttore di banca ha tre amici del cuore e per lo meno tre donne, mogli degli amici, che a turno  soddisfano i suoi insaziabili appetiti sessuali. Qualcuno decide di farlo fuori.

Delitto passionale? Forse, è la soluzione più semplice. Pratica chiusa. Delitto di mala legato al suo lavoro di direttore di banca e alla sua natura di amante degli intrighi? Forse. Più difficile da dimostrare, pratica aperta e complicata assai.

Assaggi

 Anche Camilleri affronta il  Doppio-Montalbano Tv vs Montalbano romanzo-
“E cioè che mentri che per doviri d’ufficio reciti un certo pirsonaggio, per confunniri la testa di chi stai ’ntirroganno, tu, nello stisso tempo, ti osservi, ti consideri, ti giudichi, t’apprezzi o no. Sei contemporaneamenti attori e spettatori di quello che stai facenno. E quindi, se hai recitato bene la parti, l’autro Montalbano, quello che assistiva al tiatro, ti fa i complimenti. E tu ti nni compiaci, propio come un attori si compiace dei complimenti che il pubblico gli fa. Prima ’sta camurria di sdoppiamento non ti era mai capitata, la facenna è accomenzata quanno le storie che hai contato all’Autore sono state trasmesse in tv.”

Una gara persa“Sei stato contagiato, Montalbà. Senza volirlo, hai principiato ’na gara tra te e l’attori, ecco tutto. Ma vedi, è ’na gara inutili e impari, pirchì mentri che la tilevisioni avi milioni di spettatori, tu hai sulo a tia stisso. E l’attori sarà sempri cchiù bravo di tia per almeno dù raggiuni: la prima è che l’attori sapi quello che sta per succidiri mentri che tu sei sempre costretto a ’mprovisari, la secunna è che lui ha studiato da attori e tu da commissario. La vuoi sapiri qual è l’unica, Montalbà? L’unica è che quanno trasmettono il programma che porta il nome tò, tu astuti la tilevisioni, nesci di casa e ti nni vai al ginematò a vidiri Paperino.” 

Il Vescovo Partanna e Pirandello «Volevo conoscerla di pirsona pirsonalmenti come direbbe Catarella» attaccò il pispico con un surriseddro. «Sa, ho letto i libri che sono stati scritti su di lei e ho visto anche qualche puntata in televisione. Non male. Ma una cosa è un personaggio e una cosa è una persona».”

Il ricordo della mamma, come fruscio di spighe al vento“Ma di subito gli vinni un pinsero: se arrinisciva a ristari vigliante, sicuramenti avrebbi viduto a sò matre. Di lei non s’arricordava nenti, tranne ’na speci di luci biunna ’n movimento, come le spiche di frumento quanno supra ci batte il soli, e delle spiche di frumento cataminate dal vento faciva lo stisso fruscio liggero liggero.”

Il triciclo con il morto, che corsa! si misi a curriri col triciclo nei vialetti del camposanto chini di genti e ’ncontrò a ’na quantità di picciliddri come a lui che jocavano coi regali che gli avivano portato i morti: monopattini, atomobili a pidali, trenini, fucili, aeroplanini, bambole. E si chiamavano, arridivano, si passavano di mano i regali, cangianno il jorno dei morti in un jorno di festa.”

Riccardino bravo figliolo«Vede, Riccardino era un cittadino esemplare, un cattolico osservante, voleva apparire inappuntabile in tutto, temeva sempre di essere criticato o di dare motivo a maldicenze. Così invece tutto restava, come dire, in famiglia».”-

Montalbano invecchia male-“Le tue indagini non sono più quelle di una volta. Sei troppo spesso incerto, vago, contraddittorio e perfino divagante. Tiri di continuo in ballo il problema della vecchiaia imminente, mentre io so benissimo che si tratta di un alibi per coprire le tue troppe indecisioni.”

M. Atwood-ALIAS GRACE. Il fascino indiscutibile di un’assassina Doppelgänger

 

ALIAS GRACE

 

Una storia vera

L’ adolescente Grace Marks vive in un piccolo paese dell’ Irlanda del Nord protestante,  in una famiglia povera, con un padre Inglese del Nord  violento e alcolizzato che mi ha faato pensare alla “Modest Proposal” che  Daniel Defoe propone per risolvere il problema della fame. Troppi figli, l’ultimo-super indesiderato   sarebbe buono arrosto. L’Irlanda affamata mi  ricorda anche  le  atmosfere indimenticabili di Memoirs e Angela’s Ashes di Frank McCourt.

Arriva ineluttabile il momento  doloroso  per la famiglia Marks di emigrare in Canada, in  cerca di “fortuna”. Il viaggio in nave  verso l’Incognito  è straziante. L’angusto ambiente in cui  sono costretti a vivere i passeggeri più poveri e i loro stratagemmi per respirare un po’ di aria fresca e vedere uno sprazzo di luce, sono testimonianze dolorose e realistiche di cosa significhi emigrare quando si è disperati.

La madre di Grace non regge a tanto dolore e deprivazione. E muore.  Il suo funerale è sconvolgente, drammatico, e quasi grottesco. La piccola Grace deve scegliere il lenzuolo funebre in cui avvolgere il corpo dell’adorata madre tra le povere cose portate dall’ Irlanda: quello più bello che piaceva tanto alla mamma o uno più andante vista la fine che avrebbe fatto tra le onde dell’oceano?

Arrivo a Toronto Torre di Babele

“The people appeared to be very mixed as to the kinds of them, with many Scots and some Irish, and of course the English, and many Americans, and a few French; and Red Indians, although they had no feathers; and some Germans; with skins of all hues, which was very new to me; and you never could tell what sort of speech you were going to hear. There were many taverns, and much drunkenness around the harbour, because of the sailors, and altogether it was just like the Tower of Babel.”

In Canada la  vita di Grace e della sua problematica famiglia non cambia, anzi diventa se possibile ancora più complicata. Tanti  fratelli da seguire senza più la mamma, con accanto un padre sempre più violento e pericoloso. Ma Grace non si lascia sopraffare dalla disperazione,  decide anzi  di cogliere l’occasione che le viene offerta di  andare a servizio presso una rispettabile famiglia del posto, ribellandosi al padre-padrone.

Inizia per Grace una vita nuova,  piena di  avvenimenti e incontri che la porteranno a diventare complice “involontaria”(forse si-forse no) di James Mc Dermott, assassino feroce del nuovo padrone di casa  Thomas  Kinnear e della sua  governante-amante Nancy Montgomery.

Il caso fa scalpore e Grace diventa oggetto di  ogni tipo di  giudizio e attenzione. Anche il mondo scientifico si interessa a lei. Le sue dimenticanze o reticenze, il suo candore, la sua giovane età spingono  a voler esplorare la sua vita, in profondità. Il dottor Simon Jordan si assume l’incarico di questa ricerca, che può rappresentare il trampolino di lancio verso la realizzazione dei suoi progetti di medico.

 

Margaret Atwood prende dunque spunto da una storia vera. Dopo aver consultato archivi, giornali e libri, dopo aver ascoltato esperti  e studiosi  del mondo legale, rielabora la vicenda di Grace Marks, da grande narratrice qual è.

Ne viene fuori un libro moderno, ricco di suggestioni, ancora oggi valide e ampiamente discusse come lo studio della doppia personalità, gli intrighi e le ingiustizie sociali che,  nell’ 800 come oggi,  investono soprattutto le donne, ma anche il mondo della medicina e della ricerca, le ipocrisie della società  borghese, sia essa Canadese o Americana.

“Needles and pins, needles and pins,

When a man marries

his trouble begins.

It doesn’t say when a woman’s trouble begins. Perhaps mine began when I was born, for as they say, Sir, you cannot choose your own parents, and of my own free will I would not have chosen the ones God gave me.”

A tratti pecca di una certa “lungaggine”, ma alla fine si rivela una lettura molto interessante, soprattutto grazie alla capacità “affabulatoria” di Grace.

“…The story is the story of storytelling. As Scheherazade talks, the sultan disintegrates. Jordan’s slow collapse is a splendidly comic, touching and instructive achievement.” —Los Angeles Times “Alias Grace offers the opportunity to immerse yourself in a book, trading today for a yesterday expertly realized by one of our most talented authors.” —Daily News” 

Jenny_Lind_in_La_Sonnambula

Grace racconta la sua vita al dottor Jordan, la rivive, la rielabora, la colora di sogno  nei momenti più belli e di  toni cupi  nei momenti più tristi. La  ricerca scientifica di cui Grace è il fulcro,  ha per obiettivo riportare in superficie i ricordi rimossi  di azioni inconfessabili persino a se stessi.

“My object is to wake the part of her mind that lies dormant—to probe down below the threshold of her consciousness, and to discover the memories that must perforce lie buried there. I approach her mind as if it is a locked box, to which I must find the right key; but so far, I must admit, I have not got very far with it. It”

Il bello del romanzo sta anche nelle lettere che i vari protagonisti si scrivono, si inviano, si intercettano, si  rispediscono al mittente, si perdono per strada: lettere da Simon  alla madre e viceversa; lettere dall’amante a Simon; lettera dai vari dottori su Grace al dottor  Jordan; lettere conclusive e  dense di emozione di Grace al Dottor Jordan, e ancora altre, tante altre…

Grace risulterà alla fine una sorta di Doppelgänger (e il titolo ce lo anticipa), quasi una  Sonnambula alla Bellini,  o piuttosto una poliedrica entità in cui  ogni contraddizione trova il suo posto  e si armonizza, esaltando  l’essere,  proprio  come nell’Albero del Paradiso del quilt che descrivendo:

“The pattern of this quilt is called the Tree of Paradise, and whoever named that pattern said better than she knew, as the Bible does not say Trees. It says there were two different trees, the Tree of Life and the Tree of Knowledge; but I believe there was only the one, and that the Fruit of Life and the Fruit of Good and Evil were the same. And if you ate of it you would die, but if you didn’t eat of it you would die also; although if you did eat of it, you would be less bone-ignorant by the time you got around to your death. Such an arrangement would appear to be more the way life is.”

Il dottor Jordan diventa anch’ egli una parte costitutiva di Grace, uno specchio in cui riflettersi e ammirarsi.

“But now I feel as if everything I say is right. As long as I say something, anything at all, Dr. Jordan smiles and writes it down, and tells me I am doing well. While he writes, I feel as if he is drawing me; or not drawing me, drawing on me—drawing on my skin—not with the pencil he is using, but with an old-fashioned goose pen, and not with the quill end but with the feather end. As if hundreds of butterflies have settled all over my face, and are softly opening and closing their wings. But underneath that is another feeling, a feeling of being wide-eyed awake and watchful. It’s like being wakened suddenly in the middle of the night, by a hand over your face, and you sit up with your heart going fast, and no one is there. And underneath that is another feeling still, a feeling like being torn open; not like a body of flesh, it is not painful as such, but like a peach; and not even torn open, but too ripe and splitting open of its own accord. And inside the peach there’s a stone.”

lady of the lake quilt pattern

E al centro  c’è un  quilt

Mentre racconta, Grace cuce…è brava. Massima espressione della sua perizia sono i Quilt. Queste coperte assumono nella storia un valore quasi biblico. Ogni  immagine riprodotta dall’ unione di pezzi di stoffe ha un suo significato nella vita di una donna-sposa-madre in seno ad una familgia.

“Mrs. Alderman Parkinson had more pieced quilts than I’d ever seen before in my life, as it was not so much the fashion on the other side of the ocean, and printed cottons were not so cheap and plentiful. Mary said that a girl did not consider herself ready for marriage here until she had three such quilts, made by her own hands; and the fanciest ones were the marriage quilts, such as the Tree of Paradise and the Flower Basket. Others, such as the Wild Goose Chase and the Pandora’s Box, had a good many pieces, and took skill; and those such as the Log Cabin and the Nine Patch were for everyday, and were much faster to make. Mary had not begun on her own marriage quilt yet, as she did not have the time, being a servant; but she’d already finished a Nine Patch.”

Siamo tutte Grace mentre leggiamo le sue parole, con lei  soffriamo, con lei gioiamo, con lei sogniamo. Il suo discorso è semplice, diretto assolutamente coerente con la  sua età e al suo livello di  istruzione. Ma anche ricco  di pathos e umanità in conflitto. D’altra parte, in carcere e a servizio  nella casa del governatore Grace ha modo di  raffinare la sua educazione.

 

La stanza di Grace

“…the back stairs, and shared a bed with Mary Whitney, who helped in the laundry. Our room was not large, and hot in summer and cold in winter, as it was next the roof and without a fireplace or stove; and in it was the bedstead, which had a pallet mattress filled with straw, and a small chest, and a plain washstand with a chipped basin, and a chamber pot; and also a straight-backed chair, painted a light green, where we folded our clothes at night.” 

La conclusione del romanzo soddisfa apparentemente gli amanti del lieto fine, ma porta con sé anche tutto un mondo di non detto che riflette in pieno il focus centrale della storia: Quante Grace ci sono  in Grace Marks?  

“The imperfect is our paradise” Wallace Stevens 1938 

Ancora gustosi piccoli assaggi

Grace l’assassina-The reason they want to see me is that I am a celebrated murderess. Or that is what has been written down. When I first saw it I was surprised, because they say Celebrated Singer and Celebrated Poetess and Celebrated Spiritualist and Celebrated Actress, but what is there to celebrate about murder? All the same, Murderess is a strong word to have attached to you. It has a smell to it, that word—musky and oppressive, like dead flowers in a vase. Sometimes at night I whisper it over to myself: Murderess, Murderess. It rustles, like a taffeta skirt across the floor. Murderer is merely brutal. It’s like a hammer, or a lump of metal. I would rather be a murderess than a murderer, if those are the only choices.”

A cosa serve un letto- “why is it that women have chosen to sew such flags, and then to lay them on the tops of beds? For they make the bed the most noticeable thing in a room. And then I have thought, it’s for a warning. Because you may think a bed is a peaceful thing, Sir, and to you it may mean rest and comfort and a good night’s sleep. But it isn’t so for everyone; and there are many dangerous things that may take place in a bed. It is where we are born, and that is our first peril in life; and it is where the women give birth, which is often their last. And it is where the act takes place between men and women that I will not mention to you, Sir, but I suppose you know what it is; and some call it love, and others despair, or else merely an indignity which they must suffer through. And finally beds are what we sleep in, and where we dream, and often where we die.”

 Jeremiah il poliedrico“This Jeremiah was a deft and nimble man, with a long nose and legs and a skin all browned by the sun, and a curling black beard, and Mary said that although he looked like a Jew or a gypsy, as many peddlers were, he was a Yankee with an Italian father who’d come over to work in the mills, in Massachusetts; and his last name was Pontelli, but he was well liked. He spoke good English, yet with something foreign in his voice; and he had piercing black eyes and a wide and handsome smile, and flattered the women shamelessly.”

Giochi di bimbe: Mary e Grace“And Mary, who was very quick in such matters, soon found this out, and would hide behind the sheets, and press up against them so there was the outline of her face, and give out a moaning sound; or she would get behind the nightshirts and make their arms move. Her object was to frighten me, and she would succeed, and I would shriek; and then we would chase up and down between the rows of washing, laughing and screaming, but trying not to laugh and scream too loud, and if I would catch her I would dart in and tickle her, for she was very ticklish; and sometimes we would try on Mrs. Alderman Parkinson’s corsets, over top of our clothes, and walk around with our chests sticking out and looking down our noses; and we would be so overcome that we would fall backwards into the baskets of linens, and lie there gasping like fish until we had recovered our straight faces again. These were just the high spirits of youth, which do not always take a very dignified form, as I am sure you have had cause to observe.”

Bisogno di famiglia, anche  cattiva-“did not know where my family was, which was the same as having none; not that I ever wished to see my father again, but I would have been glad of some news of the children. There was Aunt Pauline, and I could have written her a letter, if I’d been able to afford the postage; for this was before the reforms, and to send a letter far across the sea was very expensive. If you looked at things in the cold light of day, I was indeed alone in the world, with no prospects before me except the drudgery I’d been doing; and although I could always find a different situation, still it would be the same sort of work, from dawn to dusk, with always a mistress to be ordering me about.”

Confini-“But when you cross over the border, it is like passing through air, you wouldn’t know you’d done it; as the trees on both sides of it are the same.”

Che invenzione la macchina da cucire-“Mrs. Henry Cartwright has purchased one of the new domestic Sewing Machines, for the use of her servants; and Miss Faith Cartwright was so intrigued by it, that she has tried it herself, and was able to hem a petticoat with it, in very little time; which she most thoughtfully brought over yesterday, so that I might see the stitching, as she knows I am interested in the modern inventions. The Machine works tolerably well, though there is room for improvement—snarls of thread occur more often than is desirable, and must be cut or untangled—but such devices are never perfected at first; and Mrs. Cartwright says that her husband is of the opinion, that the shares in the company which manufactures these machines, would prove a most sound investment over time.” 

Epifania in un quilt-Then something came clear to me which I used to wonder about. There is a quilt pattern called Lady of the Lake, which I thought was named for the poem; but I could never find any lady in the pattern, nor any lake. But now I saw that the boat was named for the poem, and the quilt was named for the boat; because it was a pinwheel design, which must have stood for the paddle going around. And I thought that things did make sense, and have a design to them, if you only pondered them long enough. And so perhaps it might be with recent events, which at the moment seemed to me entirely senseless; and finding out the reason for the quilt pattern was a lesson to me, to have faith.” 

 

BORGEN-Focus sulla Politica e sulla Stampa, in Danimarca “paese frugale”. Il Potere nelle Serie TV…

 

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Borgen mi ha catturato.  La serie danese è in onda dal 2010, ma gli argomenti trattati sono più che mai attuali. 

Birgitte, la protagonista,  è la prima donna a ricoprire il ruolo di Primo Ministro  di Danimarca. Intorno a lei e su di lei si scatena una tempesta di eventi personali e pubblici che trasformeranno il suo paese e la sua vita, nonostante lei cerchi con determinazione di  mantenere tutto sotto controllo. Lotta impari.

Birgitte è un’idealista guidata dal pragmatismo tipico  delle donne che credono in ciò che fanno, ma che sanno  capire quando  si deve ricorrere alla mediazione. Questa sua capacità la rende una politica di successo.

Si sa bene che la politica è il regno dell’imprevedibile reso possibile. Si deve essere sempre pronti a cambiare repentinamente, a riposizionarsi, a mettersi in discussione, mantenendo  viva la spinta ideale che ha ispirato  la scelta di fare della politica una professione. 

 

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E lei, Helle Thorning-Schmidt , è la vera Premier eletta nel 2011 dai Danesi. Fonte d’ispirazione per Birgitte? da approfondire…

Accanto al Primo Ministro sgomitano poteri più o meno occulti.  La stampa e la comunicazione si delineano come motori fondamentali del successo, o dell’insuccesso. La figura dello Spin Doctor  assume un ruolo  preponderante e fa capire molto bene  come la comunicazione, l’organizzazione di tempi e spazi in cui il PM deve muoversi, le persone da incontrare, gli abiti da indossare, siano fondamentali nella costruzione di una carriera politica. Birgitte si affida ad un uomo nella fase del massimo successo  (il problematico Kasper)  e a una donna (Katrine, famosa giornalista), nella fase della “risalita”.

Ogni episodio sviscera un aspetto della vita quotidiana dal punto di vista del Borgen o  del Potere. Quali leggi saranno utili al cittadino, i confini della stessa, le alleanze giuste per approvarla, gli avversari da neutralizzare.

Mi ha colpito tutto il discorso dei finanziamenti ai partiti  e dell’atteggiamento  dei Danesi verso i  partner Europei. I pregiudizi  e gli stereotipi sui paesi del Sud Europa sono sempre lì, per non parlare di come viene considerata l’Italia!

Ma in fondo se non  sapessimo che la serie è danese, che siamo a Copenaghen, nel profondo Nord dell’Europa, potremmo  rintracciare nella società, nei partiti e nei  politici che si affannano tra intrighi e sotterfugi, i nostri rappresentanti  nei palazzi del potere ,  e  molti nostri blasonati giornalisti.

Tutto il mondo  è paese, frugale o meno.

paesi frugali

Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Austria sono i cosiddetti “paesi frugali”

La serie in breve

Borgen (Danish pronunciation: [ˈpɒˀwn̩]) is a Danish political drama television series created by Adam Price. It tells how Birgitte Nyborg, a minor centrist politician, becomes the first female Prime Minister of Denmark against all the odds. Borgen, literally “The Castle”, is the informal name of Christiansborg Palace where all three branches of Danish government reside: the Parliament, the Prime Minister’s Office, and the Supreme Court, and is often used as a figure of speech for the Danish government.

Adam Price is the co-writer and developer of the series, together with Jeppe Gjervig Gram and Tobias Lindholm. Borgen is produced by DR, the Danish public broadcaster which had previously produced The Killing.

The series stars Sidse Babett Knudsen as Birgitte Nyborg Christensen; Birgitte Hjort Sørensen as Katrine Fønsmark, a TV1 news anchor; Pilou Asbæk as Kasper Juul, a spin doctor; Søren Malling as Torben Friis, news editor for TV1; Mikael Birkkjær as Birgitte’s husband, Phillip; and Benedikte Hansen as Hanne Holm, a journalist. Wikipedia- read more

Don Winslow è BROKEN…Una presentazione coinvolgente spalancata su un’ America ammorbata…

 

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Don Wislow presenta su TUTTOLIBRI, il suo ultimo lavoro, Broken, una serie di “novelle” sulla realtà americana contemporanea. 

Accenna alle differenze di scrittura tra  le lunghe cavalcate dei romanzi precedenti e l’essenzialità delle novelle, ma non è tanto  l’ aspetto tecnico che mi colpisce nella presentazione, quanto l’umanità che lascia trasparire. Si avverte il cuore “spezzato”  di uno scrittore che  sta soffrendo il momento, per vari motivi.

Non ho mai letto  nulla di Winslow,  ma quello che oggi  leggo su  La Stampa, mi fa desiderare di conoscerlo  più da vicino, di cominciare ad esplorare i suoi romanzi, e di affrontare con lui  la maratona della lettura, a tempo di jazz.

“Viviamo tempi difficili.

Tra la situazione politica, quella razziale e il Covid19, sembra di volare in una nuvola dalla quale non riusciamo a uscire. Ma in qualche modo io ho la sensazione che sia un tutt’uno, che, almeno qui negli USA, il virus sia la manifestazione fisica di una malattia spirituale che ha infettato il paese dal 2016. È come una vescica dovuta alla febbre.”

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