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  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

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    Sentimenti contrastanti accompagnano questo momento. Il mio cuore è lì, Oltremanica. E sento come uno strappo, un'ulteriore barriera tra me e i miei affetti. Ho bisogno di tempo e di freddezza per rielaborare il significato di questo evento .

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F. De Gregori- VIVA L’ITALIA. L’Italia tutta intera.L’Italia che resiste.

 

Viva l’Italia, l’Italia liberata,
L’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
Viva l’Italia, l’Italia che non muore.

Viva l’Italia, presa a tradimento,
L’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
L’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
L’Italia metà giardino e metà galera,
Viva l’Italia, l’Italia tutta intera.

Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
L’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
L’Italia metà dovere e metà fortuna,
Viva l’Italia, l’Italia sulla luna.

Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
L’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
Viva l’Italia, l’Italia che resiste.

 

 

 

Benvenuto Luglio! Con il CALLEndario di Scamardistudio nella storia e nel cielo d’Andalusia. Lo sapevate che…

Nuvole birichine sulla storia di Siviglia

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¿SABÍAS QUE…
LA CALLE HOMBRE DE PIEDRA es conocida con este nombre desde el s.XVIII – y probablemente antes – por una estatua de mármol empotrada a ras del suelo en una fachada. La estatua romana pertenecía a unas termas, las cuales los árabes mantuvieron con el nombre de baños públicos de la «estatua».
Este torso ha dado lugar a una leyenda recogida por González de León, según la cual un hombre fue convertido en estatua de piedra por blasfemo.
La leyenda se remonta a una fresca noche del siglo XV en la que bebía a saco Mateo el Rubio con sus amigos en una taberna...read more 

Distanziamenti sociali- #Scamardistudio- DE DOS EN DOS. Dal corpo al simbolo: una fotografia su due livelli.

 

atardeces de dos in dos

Scamardistudio-Atardeces de dos in dos. Plaza Alameda de Hercules Seville

Due i piani di interpretazione di questa suggestiva foto:

Denotativo, ovvero la luce del tardo pomeriggio che accende la pavimentazione ocra dell’Alameda di Siviglia che colpisce le protagoniste di questa storia illustrata: (foreground) la coppia di donne che seduta comodamente su un selciato bollente scambia quattro chiacchiere; (background) le due bambine (figlie delle due conversanti adulte?) che parlano e giocano all’ombra di un Ercole possente sulle colonne da Fine del Mondo. La città e i suoi ritmi sordi, su uno sfondo lontano, intuito;

Connotativo:  foto ricca di simboli che non possono sfuggire, come  la piazza, le donne, i vestiti segno di un’appartenenza, la postura raccolta e tesa all’ascolto; e poi le colonne d’Ercole che sembrano tenere il resto del mondo  fuori da questo squarcio comunicativo, per proteggere tra le sue “braccia possenti” le due coppie, aperte all’umanità della comunicazione. Chi sono queste donne? Da dove vengono? Cosa aspettano in questo bollente pomeriggio Andaluso?

La piazza, tradizionalmente accogliente, abbraccia queste sei creature del tempo, in coppia: La vetustà nobile delle colonne di Ercole; il gioioso futuro dell’infanzia; l’incalzante presente della maturità: De Dos en Dos. E le racchiude tutte tra le ombre allungate degli alti fusti, quasi grata di una prigione luminosa.

Oggi  1 Maggio 2020, si può aggiungere un’ulteriore interpretazione che lasciamo alle parole della fotografa:

Hoy 1 de Mayo de 2020 el sentido de esta fotografía podría invitar a pensar en esta abrumadora distancia social que tendremos que respetar para un tiempo.

Pero no! Reveindico su sentido primario: a la sombra de las dos columnas de los leones,
el juego de dos mujeres de origen árabe charlando sin prisa en la calma de una tarde sevillana en plena feria, que es cuando la Alameda está vacía pero preciosa.

Al fondo, dos niñas también sentadas, como una proyección o una síntesis de la historia de este lugar. StefaniaScamardiFacebook

 

Lo sguardo di Scamardi coglie questo magico microcosmo esaltandolo con il suo scatto illuminato.

Bella. Non una parola di più non una di meno.

M.L. Daniele Toffanin-A COLLOQUIO CON IL POETA NEL VENTO VIRALE. Un dono poetico che solleva lo spirito.

forsizia 2015-Primavera a casa mia

Forsizia del mio giardino

 

La poetessa Maria Luisa Daniele Toffanin  fa un dono speciale  a noi tutti, fuscelli fragili ma resilienti, trascinati nel “vento virale”  del temibile Covid19. Il suo dono ci richiama  altri  grandi messaggi poetici e ci  solleva lo spirito.

Alla fine, perché una fine ci sarà,  l’umanità saprà trovare il modo per placare il vento virale che tanta sofferenza  ci sta portando. E lo stesso vento, d’altra parte, ci avrà mostrato una strada per non ripetere errori tragici.

 

RILETTURE

SAN MARTINO DEL CARSO

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
ma nel cuore
nessuna croce manca
è il mio cuore
il paese più straziato.

Ungaretti

 

ALLE FRONDE DEI SALICI

E come potevano noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Quasimodo

 

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“Questo nostro presente ora così fragile più effimero di una bianca farfalla tra il tuo verde perenne!”

 

A COLLOQUIO CON IL POETA NEL VENTO VIRALE

I – NEL TERZO CONFLITTO GLOBALE

Poeta, anche il mio cuore è il paese più straziato
e vorrei appendere alle fronde dei salici la cetra
ora che l’ordine vitale da tempo scardinato
d’improvviso s’è squarciato azzerando ogni liturgia
e noi travolti tutti nel girone infernale
del terzo conflitto globale.

Eppure, poeta-respiro segreto dell’universo
se la Parola tace e il bello muore
si spengono tutte le stelle interiori
e noi naufraghi nelle tenebre.
II – L’URGENZA DI BELLEZZA

Allora nel mistero inquietante intorno
cerco raccolgo ovunque l’umile bellezza
madre meditante d’ogni emozione
la stringo tra le mani per scaldarmi il cuore.

È la tenerezza del tuo primo fiore
o rosmarino, l’azzurra tua innocenza
che muove memorie visioni:
gli occhi miti del padre internato
ormai sfumati dal tempo
lo sguardo ardente di Alex rugbista
presente lontano nel vento virale.

III – PENSIERI FRAGILI

Mi lascio alla brezza della preghiera
che sempre mi è compagna
colloquio patteggio con Dio l’invoco
ripensando alla vita nel suo dare-sottrarre
ché nulla invero ci appartiene
alla certezza di ieri all’ansia improvvisa dell’ora
gli affetti rateizzati i gesti assediati
senza fiori pietosi nei Commiati.

Questo nostro presente ora così fragile più effimero
di una bianca farfalla tra il tuo verde perenne!
Ma lei già palpita vibra più d’ogni attesa
le ali subito tese a nuovi impegni di volo
metafora dell’umano esserci conscio del suo limes
ma così tracimante d’amore nei luoghi del dolore
nelle opere dei giorni, dono di sé sempre.
IV – CONFORTO E SPERANZA
Conforto per noi all’enigma dell’oggi del dopo
speranza in terra risanata rigenerata
abiurato il folle volo di Ulisse
rimesso il morso ai cavalli impazziti
a lungo senza più redini etiche e solidali.

Oscillando tra l’alfa e l’omega
non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
che ovunque a più voci mi chiama.

C’è fede nel dopo pure nel nido vissuto
due uova minute si schiudono
ancora ali future librate ignare
sicure nel vento a noi infido
miei diamantini tedofori di vita!

O poeta custode di memorie profeta sempre
in vivai gemmati di speranza
schiatterà anche il virus schiatterà
sorgerà alfine un nuovo mondo!
V – ANNUNCIO DI UN SOGNO

Lo annuncia, Rilke, la Voce-Luce che fedele avvampa la terra
l’accende d’iride vesperale, fiammella s’immilla nel notturno
mai si spegne mai, devota all’universa gente
immacolata si rinnova all’alba di ogni giorno
finché non sorgerà, Rilke, la purezza di un’alba celestiale
lenimento a tutti gli affanni
non esploderà una luce d’oro su l’universo intero
risposta al mistero.

Si daterà un tempo altro come dalla prima creazione
ne sortirà un uomo nuovo plasmato dalle attese disperanti:
muoverà umili passi in ascesa della montagna dei Beati
per una diversa umanità.

Allora ovunque soffusa diffusa esplosa
la sinfonia del nuovo mondo colmerà i cuori risorti
e usciremo a riveder le stelle.

Selvazzano, 20 marzo 2020

Maria Luisa Daniele Toffanin

 

Rai3-EXPAT o Trasmigranti. Con Chiara Barison una chiave di lettura delle nuove identità.

 

Expat Storie di Italiani nel mondo

Il Sabato mattina, come spesso mi trovo a fare mentre organizzo la giornata, ascolto i programmi di Radio 3. Uno di questi è Expat Storie di Italiani nel mondo. La puntata di cui vi parlo, Vado a vivere in Africa è un’intervista con Chiara Barison, Ph.D. in Politiche transfrontaliere, presentatrice e giornalista tv, blogger. Da anni si occupa del complesso tema delle migrazioni. Gestisce la comunicazione per la Sede AICS di Dakar e il suo motto è

la metodologia più comunemente utilizzata non è necessariamente la migliore.

Chiara-Barison-225x300

“Una radio costruita con i gusci delle uova per dare voce a una rivoluzione che è di un intero Paese, e anche personale. Una televisione accesa in una casa di Dakar, da cui parla una donna dai capelli corti arrivata dal Veneto. La lentezza di Città del Capo che non fa rimpiangere la frenesia delle sfilate milanesi. Debora Del Pistoia, Chiara Barison e Alessandra Squarzon hanno scelto di vivere in Africa: in tre città distanti e diverse fra loro, porzione di un continente dal quale poter meglio osservare il nostro. Fra battaglie e gelsomini, e sandali col tacco 12, il racconto di chi si è trasferito nelle terre da cui, si pensa, tutti vogliono scappare.”

Durante l’intervista Chiara esprime un concetto che mi colpisce subito e mi aiuta a collocare gli Expat, tra cui le mie due figlie, in una dimensione finalmente chiara, sia dal punto di vista linguistico che da quello esperienziale. Chiara si definisce “una trasmigrante” in viaggio tra le reti e relazioni costruite nel tempo, tra un paese e l’altro.

La definizione assume una valenza quasi flosofico-religiosa e fa pensare ad una sorta di trasmigrazione di anima e corpo, non già in un aldilà misterioso, ma su questa terra, unico pianeta con tanti luoghi in cui ciascun essere umano può trovare casa, e può andare e venire dall’una all’altra casa portandosi dietro un bagaglio di conoscenze che contribuisce a formare una persona più ricca e completa.

È un’immagine bellissima che in questi giorni di isteria da Corona Virus rasserena l’anima di chi trasmigra e di chi, come i genitori e le persone amiche, rimangono in una delle “case”. I nostri trasmigranti stanno costruendo case, stanno costruendo reti e relazioni per essere autentiche “persone umane” in tutti i luoghi in cui abitano.

 

E mi piace concludere con Ritals (R. Itals, réfugiés italiens) di Gianmaria Testa, in poesia. Eppure lo sapevamo anche noi…

 

 

A. Camilleri-AUTODIFESA DI CAINO che crea “la Civiltà dell’Uomo”, a dispetto di tutti pregiudizi.

Camilleri-Autodifesa di Caino

Anonimo-Caino e Abele-Olio su tela

Quante volte abbiamo nominato il nome di Caino volendo sottolineare l’azione riprovevole di una persona. Il fratricida, il primo uomo veramente malvagio comparso sulla terra. Reminiscenze del catechismo scolpite nella memoria.

In Autodifesa di Caino, Andrea Camilleri ce lo racconta da un altro punto di vista. E lo fa parlare in prima persona, per offrirgli la possibilità di farci capire il perché di quel suo gesto così determinante nell’evoluzione umana.  E alla fine le ragioni di Caino il fratricida risultano davvero convincenti.

Camilleri ce lo fa incontrare prima del grande evento, mostrandoci tutta la conflittualità del suo rapporto con il dolce e buon Abele, tanto amato da tutti. Ma come è bello Abele, ma come è gentile e buono il piccolo Abele. Grrr, ma perché tutto quello che fa lui diventa oro e tutto quello che faccio io diventa merda” sembra borbottare Caino.Succede tra fratelli. Un po’ di gelosia ci sta, ma da qui all’omicidio ce ne passa! 

Molti sono i riferimenti letterari e culturali alla storia di Caino che Camilleri ci offre. Si, perché in fondo la sua è una storia drammatica, di grande teatro, tragica come è tragica la vita degli uomini, sempre in lotta tra il bene e il male. Anche Dario Fo dice la sua sull’uccisione di Caino in Poer nano

 

Ironicamente Bibbia

Nell’Autodifesa di Caino non manca l’ironia che caratterizza la narrativa del Siciliano Camilleri che definisce “Il lato borghese di Dio ” quell’aspetto che spinge il Creatore a riflettere sul suo meraviglioso giardino dell’Eden, nel quale sembra mancare qualcosa. Forse i nanetti?

“In quel giardino mancavano le statuine dei nanetti che sono sempre presenti in un giardino borghese. Provvide subito…” p. 17

La bufala della costola di Adamo. Quando Dio corre ai ripari:

“Vedete, a quei tempi ogni umano aveva in sé l’esatto opposto del suo essere. Mi spiego meglio. Adamo incarnava l’essenza maschile e quella femminile. Era anche donna. In lui aveva prevalenza la qualità maschile, ma era sempre in lui insita anche la parte femminile. Quindi Dio non fece altro che separare il lato femminile di Adamo da quello maschile.”p.24

Lilith, prima vera donna di Adamo e protofemminista che se la spassa coi nanetti.

“Tra te e me non c’è nessun rapporto di subordinazione. Noi due siamo nati dalla stessa creta, siamo uguali. “Ti ordino di rimetterti sotto!” intimò Adamo. Per tutta risposta Lilith gli fece uno sberleffo, aprì la porta dell’Eden e se ne andò sulla terra” p. 22

Dopo l’omicidio i lavaggi ripetuti, inutilmente

“Rimasi a lungo a contemplare il cadavere. Poi, siccome nelle vicinanze scorreva un ruscello, andai a lavarmi. Mi sentivo sporco, mi lavai di nuovo. Ebbi per un attimo la tentazione di restare così, in mezzo all’acqua e continuare a lavarmi per giorni interi. Poi mi scossi e tornai presso il morto.” P.45

Il corvo insegna

Un corvo che sotterra la carcassa di un altro corvo offre a Caino lo spunto per liberarsi del corpo di Abele. Ma la terra si ribella e rifiuta la salma. Ma la terra accetta anche, pietosamente. E nascono le tombe con tutta la ritualità che le circonda.

“Finalmente un lembo di terra, evidentemente mia amica, accettò di ricevere il cadavere. Me lo segnai quel posto mettendovi grosse pietre in cerchio.” p.48

Per un Caino lunare una filastrocca medievale

Secondo alcuni, Dio avrebbe cacciato Caino dalla terra e alcuni studiosi medievali sostennero persino che le macchie lunari rispecchiassero Caino coperto di spine. I bambini cantavano una curiosa filastrocca su di lui:

“Vedo la luna, vedo le stelle

Vedo Caino che fa le frittelle,

vedo la tavola apparecchiata,

vedo Caino che fa la frittata“ p.61

Le leggi di Caino e l’invenzione della Civiltà dell’Uomo

“Assieme al vecchio che per primo m’aveva parlato e il cui nome era Malachia stabilimmo la prima legge a cui tutti si sarebbero dovuti attenere: il rispetto reciproco[…]Capitò dopo un po’ di tempo un fatto strano e, nello stesso tempo, per me entusiasmante: alcune persone che si erano imbattute nella nostra città chiesero di restarci. Accogliemmo la loro richiesta e stabilimmo che la città sarebbe stata aperta a tutti. Donne, uomini, vecchi, bambini. L’accoglienza era un imperativo categorico, assoluto. E questa fu la seconda legge” p. 69-70

Quanto Caino nella cultura!

Lo citano Trilussa, Giordano Bruno, Hesse, Ungaretti, Unamuno, Saramago, Mariangela Gualtieri, Coleridge e tanti altri ancora. Un motivo ci sarà per cui tanti grandi Umani  si  sono lasciati ispirare da questo Essere.

Caino inventa anche la musica espiando, forse definitivamente,  la sua colpa e determinando la Sublimazione dell’Uomo.

“Insomma, sono stato io a inventare la musica. La sublimazione dell’uomo.[…]Ecco, io so, ne sono sicuro, che davanti a Dio l’aver inventato la musica sia valso più di ogni sincero pentimento. La musica, ha scritto infatti Hermann Hesse, è basata sull’armonia tra Cielo e Terra, è la coincidenza tra il disordine e la chiarezza”   p.76-77

Il vero Caino

Nonostante venga rappresentato come il cattivo per eccellenza, Caino crea la musica,  da materiale naturale che fa vibrare con passione e perizia. Ed è bellissimo pensare che dalle mani di un uomo così nasca proprio la musica, ovvero l’ arte che più di tutte vive d’armonia.

E allora, c’è speranza per tutti, uomini e donne, buoni e cattivi. C’è speranza per l’essere umano che, sostanzialmente, è fatto di tutte le meraviglie immaginabili: intelligenza, fantasia, sangue, carne, energia, anima pura e caverna oscura, sentimenti in armonia e in lotta. Sembra che nel Caino di Camilleri tutto il caos umano trovi alla fine riconciliazione nell’armonia e nell’accoglienza di sé e degli altri.

Ancora una volta, Camilleri, non da risposte sui grandi temi dell’umanità, ma riesce, ripercorrendo la via del ricordo, a farci porre domande profonde e a farci recuperare conoscenze, spesso molto limitate e piene di pregiudizi, spacciate per verità incontrovertibili.

Benvenuto Febbraio! Con il CALLEndario di Scamardistudio, tra la senape selvatica d’Andalusia. Lo sapevate che…

Los jaramagos amarillos

 

feb-callendario

SabÍas que
Los jaramagos amarillos (Sinapis arvensis), Heraldos de la primavera, símbolo de Resistencia.  Crecen en todas clases de suelo A veces muy fértil y otras con apenas nutrientes. 
Son unos superviviente a todos y cada uno de los ataques recibidos por el ser humano.Los jaramagos de la foto se esparcían por el solar que ahora ocupa el polideportivo de la avenida de la Paz, frente los chabolitos de lata en el barrio del Polígono Sur de Sevilla. 

Dallo scrittore Fruttero al professore artista Quaraglia: regali poetici della Rete

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Ricordate il mio post sul libro di Carlo Fruttero Mutandine di Chiffon?
In uno dei  ricordi, evocati dal  libro, ho parlato del mio professore di Arte, Mario Quaraglia e della sua influenza sulla mia formazione.

Flashback dalla mia adolescenza: scatta l’emozione. 1963, seconda media unificata di recente, in una piccola scuola del centro di Avezzano, (vicino a casa, ci andavo a piedi a scuola, sola, senza problemi di alcun tipo), un professore indimenticabile di disegno e applicazioni tecniche, Mario Quaraglia, il mito che rincontrerò alle superiori e che mi guiderà con sapienza a creare le mie reti concettuali dove Arte, Letteratura, Storia, Scienze e Filosofia si intrecceranno in un caleidoscopio di rimandi, collegamenti, scoperte. Lezione di disegno geometrico, quasi alla Escher, o Picasso o Braque, non so…rigoroso, spigoloso e flessibile allo stesso tempo.

Ci invita a lasciar libera la nostra creatività nella scelta dei colori. E lì mi saltano dagli occhi e dal cuore il giallo e il viola! Magicamente. Ed è lì che lui mi sorride compiaciuto e mi fa i complimenti per il miglior abbinamento possibile che si possa fare con il viola. Ora, Fruttero e la sua copertina di Lorenzo Mattotti aggiungono all’armonia del gialloviola il calore terreno del rosso e dell’ ocra. Nuova armonia che mi invoglia.”

geometrie in giallo e viola

Le sorprese  della rete

Indovinate cosa mi è arrivato dalla ragnatela delicata e forte della rete?
Il flusso di emozioni dei figli del Professore, Gianluigi e Gianfranca, che hanno vissuto tramite le mie parole momenti di sorpresa, emozione, orgoglio, tenerezza e affetto per loro padre e per quello che egli ha rappresentato nella loro vita e perché no, anche nella mia.

Gianluigi mi manda questi  versi di Mario, che mi fa piacere pubblicare e offrire alla vostra lettura.
La poesia, ancora una volta condensa emozioni e memorie senza tempo.

 

“Il tuo sorriso 

accendeva 

un viso infantile,

quando sfioravi memorie.

Oggi ti specchi 

e cerchi ancora memorie.”

M. Quaraglia

E questo è lui con la sua arte

 

Mario Quaraglia

Mario Quaraglia con uno dei suoi dipinti

 

Una bella recensione per il nuovo libro di M.L. Toffanin-LA STANZA ALTA DELL’ATTESA. Fra prosa e poesia la vita nella vecchia Padova.

articolo Toffanin

Ora è la stagione giusta-LA DOPPIA VITA DEI NUMERI di Erri De Luca-Viva la Tombola!

delucaladoppiavitadeinumeri

In questo agile “copione”, De Luca mette in scena una strana tombolata, in una notte di Capodanno napoletano, tra fratello e sorella, i fantasmi di mamma e papà, botti e Italia. Il dialogo tra Lui e Lei è molto realistico e lunare, nello stesso tempo.

“La doppia vita dei numeri proviene dalle feste della mia piccola famiglia d’origine, quando quei pochi c’erano tutti. La sera di capodanno si allestiva la tombola e accadeva il prodigio di estrarre dal canestro dei numeri una folla di storie in una lingua mista.”p.13

 latombolanapoletanaLa vicenda riproduce uno spaccato di vita di molte famiglie Italiane, specialmente meridionali. Come la mia. Ho un ricordo bellissimo delle serate di festa trascorse da bambina a giocare a tombola e a scherzare con tutti i parenti sulla “doppia vita dei numeri”: la carrozzella, le gambe delle donne, il morto che parla e…

Ctombolaplastica1on le mie figlie è stato diverso. La tombola cambia e si modernizza. Le cartelle sono inserite in una cornice di plastica e i numeri sono coperti da finestrelle, anch’esse di plastica.

Via i fagioli, avanti la modernità. Manca l’atmosfera e manca la “doppia vita dei numeri”. Il tentativo è quello di mantenere la tradizione, ma i bambini si annoiano e preferiscono giocare a carte (le zie paterne sono accanite giocatrici), o al Mercante in Fiera, che papà Stefano è molto bravo a condurre. Lo abbiamo ripreso anche con i nipoti  che ne sono entusiasti. Quanto si divertono a riconoscere e scambiare le figurine!

Eduardo occhieggia tra le righe, e senza che Erri tenti di emularlo. Sta lì e basta, sulla vetta. Mentre ascolto le parole di LUI nel dialogo, non posso fare a meno di vedere lo “sconfinato artista” con il suo viso scavato, sornione e lento, che in effetti ha molto di Erri De Luca!

EduardoNel primo capitolo, La scuola dell’ammuina, lo scrittore sottolinea a chiare lettere l’unicità stellare del grande drammaturgo, rivelando quasi una forma di “devozione” per lui. E non potrebbe essere diversamente per un napoletano del 1900!

“ Eduardo De Filippo. Nessun napoletano nato nel 1900 può prescindere da lui[…] Napoli è stata e resta in cartellone per le scene del mondo grazie a lui. Come ogni sconfinato non ha lasciato scuola, successori. Chi osa ricalcarlo non raggiunge il rango di pappagallo, creatura capace di buona imitazione”

La collocazione temporale di questa lettura fuori stagione è solo un accidente. Anche in un’ assolata domenica di luglio, post-temporale, ai piedi dei Colli Euganei, il testo vive di vita pulsante, universalmente napoletana.

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