• Mondo Fuori

  • Giornata Mondiale del Rifugiato 2019- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 2 Giugno 2019-Festa della Repubblica Italiana

  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • Marzo-Diritti delle Donne. Una lotta continua…

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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A Selvazzano Fiorella Mauri con POLENTA…E VOCI DI DONNE dalla tradizione popolare contadina del Veneto, e non solo.

Domenica 11 Novembre,  si festeggia San Martino con tutte le tradizioni che si porta dietro. Compresa l’apertura delle porte al generale Inverno,

A Selvazzano le tradizioni vengono rispettate,  questa volta con uno spettacolo che mi  ha divertito e  commosso,  Polenta e…voci di donne di Fiorella Mauri

“un intenso dialogo tra fole, poesie, testimonianze e il  suono di ‘na volta,  con canti della tradizione Veneta che si alternano a brani  di cantautori (spicca   Faber- De André) Donne di un tempo coraggioso dove il girotondo delle stagioni scandiva le giornate tra i lavori dei campi o fuori casa, la maternità, l’amore, il matrimonio, la preghiera e…la polenta”

Voce possente, squillante  ed autenticamente popolare quella di Fiorella Mauri, accompagnata dai toni  cupi ma sonori di Luciano Zanellato e dei suoi strumenti. Bravissima anche Irma Sinico, voce narrante che ha conferito brio ed empatia ai suoi  interventi.

Vivo in Veneto ormai da quasi trenta anni, ma non sono Veneta. Vengo dall’Abruzzo Marsicano e   ritrovo me stessa  e le mie radici nei canti e nei racconti di questo spettacolo. Quante cose in comune! Quelle autentiche, quelle che non si lasciano macchiare da campanilismi e politicismi.

La polenta poi, che rito nella nostra casa Avezzanese! Flashback: mi sono rivista  girare e girare la polenta, a turno con il  mestolo  lungo  di legno nel paiolo di rame. Pesante, faticoso, e non ci si può fermare… un incubo. Poi pian piano la crema dorata comincia a staccarsi  e voilà la polenta è pronta. Papà la versa  sulla spianatoia, mamma la stende con la “cucchiarella di legno”  e attribuisce a ciascuno di noi una “regione”.

Ebbene sì, mangiando la polenta  studiavamo  geografia e  portavamo avanti una piccola guerra di conquista… C’erano in palio, paesi, città e … le fantastiche salsicce di maiale che davano al ragù domenicale un sapore indimenticabile. A dire il vero non si poteva sconfinare, ma devo confessare che qualche piccola incursione  altrove l’ho fatta.

Lo spettacolo organizzato dalla Pro Loco di Selvazzano ha riempito di passione un grigio pomeriggio domenicale di Novembre. Le storie di  tante donne che tra mille difficoltà hanno permesso a questo paese di progredire possono dare  coraggio e visione alle moderne “combattenti” che hanno nuove, enormi sfide da fronteggiare.

Le parole finali  di Irma hanno  lasciato  una leggera vena malinconica e nostalgica, ma anche qualche speranza:

” Se si rompono le tradizioni… il mistero non vive più tra noi”

 

 

I.Silone-FONTAMARA. Dalla parte dei cafoni.

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Questa non è una recensione vera e propria, ma piuttosto un’occasione per far incontrare la grande storia di un grande scrittore Italiano con le piccole esperienze di vita di una ragazza marsicana.

Non si finisce mai di scoprire nuove meraviglie in un vecchio libro, letto nel passato e messo lì sul vecchio scaffale a riposare in attesa di un risveglio, di un tocco gentile che lo prenda tra le sue mani e cominci ad accarezzarlo e a ripercorrerlo pagina dopo pagina, parola dopo parola, rallentando le emozioni e i tempi di lettura per non arrivare subito alla fine.  È successo con Fontamara di Ignazio Silone.

La “città”

Complice del piacere di questa lettura, la mia vita ad Avezzano, ”la città”. Un paesone ai tempi della storia, che agli occhi dei Fontamaresi appare come la città corrotta, con il suo imponente tribunale, la grande piazza Risorgimento, le osterie, i negozi, la grande piazza del mercato, la verde e accogliente Villa Torlonia, l’affannato andirivieni di piccoli proprietari, costruttori, avvocati affamati di danaro, banche e giovanotti e signorine eleganti. Io ci sono nata e ne riconosco alcuni tratti.

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Come i Fontamaresi, noi “cittadine avezzanesi” avevamo la nostra grande città che ci attraeva e impauriva, Roma. La capitale era così vicina e così lontana, allo stesso tempo! Ci potevamo andare in poco più di due ore di treno diretto o rapido. Avezzano era allora un importante snodo ferroviario tra Adriatico e Tirreno. Fino al 1969 l’Autostrada dei Parchi (A24) che collegava Roma a Teramo non esisteva e si andava a L’Aquila o a Pescara attraverso tortuose statali di montagna, in corriera o in auto per chi ne possedeva una.

Pescina e la Marsica

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Ho conosciuto i paesini della Marsica, come Pescina, paese natio di Silone e gli altri della Piana del Fucino quando andavamo in visita ai parenti di mia madre o in occasione delle nostre lunghe gite in bicicletta all’Incile e dintorni. A Pescina mi lega anche un ricordo di diciottenne in piena cotta per uno dei ragazzi più corteggiati della “città”. Suonava in una band famosa, all’epoca ne fiorivano una al giorno, ma quella di Giovanni era la più ricercata. E lui si interessò a me. Lo conobbi a una festa dove, nel gruppo di ragazzi e ragazze seduti in circolo sul pavimento c’era anche lui, con la chitarra in mano più bello che mai sotto lo sfavillio dei suoi occhi d’oro, e c’ero  io che cantavo, piena di emozione e incanto,  “La canzone di Marinella”  di Fabrizio De André. Scattò il quid. E decidemmo di vederci  ancora.

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Paura, timidezza, insicurezza sfociarono però in una presunta appendicite che mi portò lontano da lui al sicuro, si fa per dire, nell’ospedale di Pescina (piccolo e tetro) dove lavorava una mia cugina dottoressa che, dopo una visita molto accurata,  decise di operarmi. Finito l’intervento rassicurò mia madre e le confessò anche che, fatto il taglio, era stata presa da una specie di sincope. L’appendice non era apparentemente infiammata-sopra, ma sotto si… Vai a sapere se poi fu proprio così. Fatto sta che sono sopravvissuta e che la degenza mi tenne lontano da quel bellissimo ragazzo dagli occhi d’oro tanto pericoloso! Dopo un paio di suoi tentativi di riprendere il discorso interrotto, che io feci regolarmente fallire, Giovanni se ne andò giustamente in cerca di un altro fiore meno spinoso da cogliere. Ma torniamo a Fontamara.

Storia di una comunità

“In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch’è finito. »p.29

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Fontamara è il racconto corale di una comunità povera, ma così povera e ignorante da attirarsi tutte le sfortune possibili. Tutti i cafoni che la abitano anelano a possedere un pezzetto di terra e molti di fatto lo posseggono. La terra è per loro come una carta d’identità marchiata sulla pelle: il cafone esiste solo se ha una pezzetto di terra da coltivare.  Ma la terra nasconde grandi insidie, quelle naturali legate alla qualità del terreno, al clima, alle disgrazie impreviste come le inondazioni, e quelle umane, quelle di uomini malvagi che giocando sull’ignoranza e sulla semplicità rozza dei cafoni si arricchiscono sempre di più.

Tra queste spicca la figura dell’impresario-podestà. Lui sa come si tratta con i politici, con i cafoni, con le femmine, con i preti e con gli avvocati. E soprattutto con quell’entita malefica che sono le banche. All’inizio della sua ascesa, lui stesso era la banca, prestava soldi, comprava cambiali, taglieggiava e imbrogliava i contadini.

Il comportamento dell’acqua

1silone-e-acquaLo sgarbo più lacerante perpetrato dall’impresario ai danni dei Fontamaresi, è il furto legalizzato dell’acqua del ruscello che attraversa tutte le terre dei cafoni. Egli se ne appropria, con la complicità dell’avvocato Don Circostanza che mellifluamente turlupina i poveri cafoni. La lotta per l’acqua a Fontamara assume una valenza contemporanea di enorme effetto. La prossima guerra mondiale si farà per l’acqua…pensano in molti.

Fascismo e consenso

in-marciaSiamo in un momento di affermazione del fascismo e l’impresario-banchiere-sindaco diventa podestà. Silone racconta questi eventi di trasformazione con toni a volte grotteschi e paradossali, come nel caso della trasferta organizzata dei cafoni ad Avezzano illusi con il miraggio di un confronto aperto con il podestà sulle condizioni di Fontamara  e utilizzati invece per fare numero e battere le mani ai capoccia del momento. Grottesca la richiesta di portarsi dietro i gagliardetti neri con teschio e la soluzione che il rissoso e incontenibile Berardo Viola e gli altri compagni escogitano non riuscendo a capire cosa siano queste bandiere e dove si possano reperire. Ci penserà San Rocco a risolvere il problema…

 Democrazia e raggiri. Il voto dei morti-vivi

in-marcia2L’ignoranza dei cafoni è l’arma più potente in mano agli sfruttatori. Sono in balia di ogni raggiro. Non riescono a comprendere i meccanismi della legge e si affidano perciò all’avvocato azzeccagarbugli. Hanno grande cuore loro, grande forza fisica, voglia di lavorare fino allo sfinimento, ma alla fine sono vinti dalla loro ignoranza e dal loro egoismo. Hanno pochissimo e quel poco vogliono conservarselo, costo quel che costi.

L’amico del popolo Don Circostanza, fa il miracolo di far votare i morti. Il loro decesso non viene comunicato al Comune dai parenti che in cambio di questa omissione che porterà voti a Don Circostanza, riceveranno una quota fissa per morto votante. L’avvocato diabolico aveva inviato a Fontamara un maestro per insegnare ai cafoni a scrivere il suo nome, lo stesso che poi sarebbe stato scritto sulla scheda elettorale, dai vivi e…dai morti.

“Quel vantaggioso sistema si chiamava, come l’Amico del Popolo ci ripeteva, la democrazia. E grazie all’appoggio sicuro e fedele dei nostri morti, la democrazia di don Circostanza riusciva in ogni elezione vittoriosa”p.60

targaLe donne? Le donne sono mamme mogli, fanciulle in cerca di marito, ma emerge dalla penna di Silone un loro aspetto profondo, ancestrale. Loro intuiscono, sono coraggiose e insieme sfidano l’autorità, tra dolore, fatica e umiliazioni. Una bellissima storia d’amore tra Elvira e Berardo da al romanzo un sapore antico e universale. L’amore vince tutto, cambia gli uomini, ravviva il coraggio, smuove le montagne.

Il giornale dei cafoni

silone-670x500Fantastico è lo spiraglio di svolta politico-rivoluzionaria dei Fontamaresi. Il Solito Sconosciuto che diffonde volantini anti regime tra Roma e l’Abruzzo anima la loro rivolta. Bisogna scrivere un giornale, farne una sorta di “tromba dei cafoni” contro un’autorità sempre più corrotta, contro le tessere, le raccomandazioni, la fame nera che colpisce ormai tutti, anche i cittadini. Maria Grazia ha una bella calligrafia. Lo scriverà lei! Riuniti intorno al tavolo su cui troneggia il Poligrafo, si discute sul nome da dare al foglio di fontamara. Una discussione ingenua ed amara allo stesso tempo, che si conclude con un nome-progetto:

Che fare? Che fare contro i soprusi e l’ingiustizia? Che fare quando hai la quasi certezza che ogni tuo sforzo è vano e che i potenti se la cavano sempre mentre i poveri soccombono inevitabilmente ad un destino crudele? Che fare? Ecc il titolo! Uomini , donne e ragazzi, tutti i Fontamaresi si esprimeranno in un unico coro impressionante. “Che fare?” bisogna ripeterlo sempre, in ogni articolo, per svegliare tutti e chiamare all’azione. Intanto scriviamo. E la prima notizia sarà:

Hanno ammazzato Berardo Viola.

 

Parliamo la stessa lingua ma non parliamo la stessa lingua…

 

 

E. Ferrante-L’AMICA GENIALE. Sfide

amica geniale 1-Ferrante

L’emozione di un regalo di compleanno speciale: la lettera di Lila

Lila sapeva parlare attraverso la scrittura…lei si esprimeva con frasi sì curate, sì senza un errore pur non avendo continuato a studiare, ma-in più- non lasciava traccia di innaturalezza, non si sentiva l’artificio della parola scritta. Leggevo e intanto vedevo, sentivo lei. La voce incastonata nella scrittura mi travolse, mi rapì ancor più di quando discutevamo a tu per tu: era del tutto depurata dalle scorie di quando si parla, dalla confusione dell’orale; aveva l’ordine vivo che mi immaginavo dovesse toccare al discorso se si era stati così fortunati da nascere dalla testa di Zeus e non dai Greco, dai Cerullo…”p 222.

 

 Bellissimo!

Non posso non riconoscere che questo romanzo è bellissimo. Tuttavia provo sempre un sussulto di “cuore anarchico” di fronte all’obbligo psicologico del “sequel” in  storie costruite per avere un “dopo”, per lasciare in sospeso un’emozione che pretende invece di giungere a compimento nell’attimo in cui viene generata.

Ma  non è certo il  bisogno di cogliere l’ attimo fuggente, è piuttosto una questione di vivere fino in fondo un “moment of being”, come direbbe Virginia Woolf, con le sue profonde esigenze psicologiche.

Tornando alla storia, è evidente in essa una costruzione perfetta della trama, dell’ intreccio e dei personaggi, in uno stile da cesellatore: dettagliato e immaginifico, quasi scaturisse dalle viscere del Vesuvio, per diventare polvere, fuoco, lapilli, schegge brillanti di parole. 

L’amica geniale è una storia scritta per me, baby boomer Abruzzese, classe 51, che non fa fatica a riconoscere ambienti e atmosfere centro-meridionali catalizzatrici di  epifanie infinite, nostalgiche, avvolgenti e respingenti allo stesso tempo.

È  la storia di un’amicizia /amore che rende le due protagoniste complementari e indissolubilmente necessarie l’una all’altra: la narratrice Elena, brava e diligente  e la volitiva Lila, che insegue i suoi sogni e i suoi progetti fino alla loro apparente realizzazione. Chi delle due è l’autentica amica geniale?

 Intorno a loro, sullo sfondo di una Napoli-post war, complessa e peculiare, crescono pulsioni, amori, odi, conflitti e soluzioni di ogni genere. 

Un paio di piccole epifanie

Le ore di studio, sveglia la mattina alle 5.

Diceva la mia mamma che a quell’ora il cervello funziona meglio, soprattutto per ripassare gli argomenti studiati superficialmente il pomeriggio precedente. Sarà, ma come è difficile lasciare il calore del letto per avventurarsi nelle gelide stanze della casa vuota di vita. Anche Elena sperimenta questa tecnica…

La mia improbabile gara di pittura 

Mario QuaragliaLe gare di  Elena e Lila, assomigliano alla mia gara di pittura con Bossi, il figlio del fioraio, quello che aveva un bel negozio di fiori e di cornici di fronte al piazzale della stazione di Avezzano. Di lui ricordo solo il cognome. Il solito professor Quaraglia che il destino, nei panni del Povveditore, aveva messo sulla mia strada sia alle medie che alle superiori, mi coinvolge in una gara di pittura.
Devo riprodurre un paesaggio a mia scelta; io scelgo un soggetto assurdo, un lungo viale, fiancheggiato da statue classiche, all’interno di un grande parco, o villa privata non ricordo bene. Compro la tela, i colori, forse ad acquarello. Tra mille difficoltà e crisi di identità artistica, copio la scena da un altro quadro o da una rivista. Dunque creatività zero e copia orribile.

Arriva il giorno del giudizio. Vengo invitata in 3A. Tutti maschi! Che vergogna. Bossi è lì,  biondo con gli occhi azzurri, alto, magro e sicuro di sè. Si avvicina alla cattedra portando sotto il braccio un “capolavoro”: un acquarello delicato e convincente, meravigliosamente incorniciato. Pronto per essere appeso in salotto.

Io, piccola, nera e occhialuta, reggo goffamente una tela macchiata di verde, senza senso, originalità e bellezza.
Vince il bel fioraio! Quando anche l’abito fa il monaco, ovvero l’apparenza è sostanza. Il professore mi consola e mi segnala con garbo le bellezze del mio capolavoro e le cose che andrebbero migliorate.

Rossa come un peperone esco dalla tana dei lupacchiotti e me ne torno nella mia confortevole e rassicurante classetta, tutta femminile. Che esperienza!

Continua…

Dopo una lunga traversata di circa 400 pagine vibranti, si materializza nella mente, ospite non gradita,  la parola continua…
Continuerò a leggere le altre puntate della trilogia plus?

 

marklund-finche morte non ci separiPer ora mi prendo una pausa e mi immergo nella  fredda atmosfera svedese di Liza Marklund. Ma sarà fredda davvero? Io un’idea ce l’ho.

Ho già  incontrato Annika, in TV…

F. Guccini, L. Macchiavelli- Malastagione. Il cinghiale dal piede in bocca apre le danze…

Malastagione 1Finisco di leggere Malastagione di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, in “una tranquilla domenica di metà settembre”( cap. XXXVII).

L’esperimento di scrittura a quattro mani è riuscito. Anche se mi chiedo come si faccia a scrivere una storia gialla a più mani: chi scrive cosa? Uno butta sul piatto l’idea e l’altro la traduce in discorso? Uno fa poesia sull’ambientazione ripercorrendo i suoi monti, gli animali, le atmosfere da Purgatorio e Paradiso, mentre l’altro la traduce in discorso narrativo? Recuperano Insieme i personaggi tipici del posto e quelli che hanno già nel loro bagaglio letterario (l’ispettore Sarti di Macchiavelli)? Forse a tutte queste domande risponderei “sì, è proprio così”. Comunque, basta leggere le interviste degli autori per capire meglio la “procedura”. Fatto sta che il risultato è molto gradevole. Ed è compagno piacevole in queste ore, a volte malinconiche, di fine estate in pianura.

poianaE sì, piedi mozzati in luoghi molto strani, due cadaveri, botte in testa e sparizioni richiedono un’indagine accurata. L’ispettore della forestale Marco Gherardini, detto Poiana (come suo padre e suo nonno) si trova coinvolto in una storiaccia di quelle “complicate e difficili da raccontare”, in cui ti imbatti in ragazze un po’ fuori di testa, immobiliaristi senza scrupoli, carabinieri antipatici, personaggi della montagna rudi ma generosi, un pizzico di bravi lavoratori extracomunitari, persino laureati. Marocchini, tunisini, tanto sempre Marocco sono!

PavanaUna storia in cui incontri la maliarda di turno che scatena la gelosia e la vendetta del rozzo costruttore, i prestanome, le due vedove scontrose, i vivai di gamberetti elettrificati, l’incendio doloso. Insomma di carne al fuoco ce n’è anche troppa. Ma l’abilità degli autori alleggerisce il tutto rendendo il piatto gustoso, come il cibo di montagna, ingrediente irrinunciabile: vino buono, cibo sano e ricottine di capra che già mi sembra di assaporarle.

Tutto questo ben di Dio lo trovi in un paese dell’appennino Tosco-Emiliano che ti fa venir voglia di andarci a respirare un po’ di aria buona, sperando però che non ci viva il Gherardini e, soprattutto sperando di non incontrare il cinghialone dal piede in bocca!

Epifanie vegetali

Orwell aspidistraQualche flashback personale: leggo dell’aspidistra e non posso non tornare al meraviglioso corso monografico su George Orwell del mio primo anno di Università e al musicale titolo Keep the aspidistra flying, che parla di una pianta (che mi piace molto)  simbolo di una middle-class ottusa e con lo sguardo rivolto all’indietro.

tnfrass6E poi arriva il flash sull’ Ornello, tipo di frassino dal quale deriverebbe il mio nome. Quando mia madre disse basta e lo scelse per protesta contro tutte le litanie di nonni morti da “rallevare”. Quando  la mia dolce nonnina reagì gridando velenosa:

“ Ornella? puah, dai alla bambina il nome di un albero che cresce dalle mie parti…”

Pensa come cambiano i tempi! Nel libro abbiamo un’elfa dei boschi che chiama sua figlia Fiorellino. (Ultimo  flash inevitabile: Buonanotte, Buonanotte, Fiorellino…di Chicco De Gregori)

Apparenza e sostanza

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Villino-Cimarosa o Casa delle Streghe-Avezzano

L’immagine dal libro che mi affascina più di tutte è l’intrigante Ca’ Storta. Vuoi vedere che tutto quello che sembra dritto è storto e quello che è palesemente storto è invece dritto e giusto?

Semplice: leggi il libro e lo scoprirai!

E con questo, insieme al Marco forestale acuto, diciamo arrivederci all’estate:

 

“Gherardini guardò il cielo, scuro per alcune nubi che la luna faceva quasi viola e disse: “L’estate se n’è andata”…

E a me  resta la sensazione piacevole di averla chiusa tra le pagine “rinfrescanti” di Guccini e Macchiavelli.

LIBRIamoci a scuola e leggiamo ad alta voce! ALBICOCCHE DOLCI!Un’esperienza personale

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Dal 26 al 31 ottobre 2015 prenderà il via la seconda edizione di Libriamoci: giornate di lettura nelle scuole, promossa dal Centro per il libro e la Lettura (MiBACT) e dalla Direzione generale per lo studente (MIUR).

Si ripete anche nel 2015 quest’iniziativa che vuole avvicinare alla lettura il mondo della scuola, da quella dell’infanzia alle secondarie; scrittori, scienziati, autori, uomini politici, sportivi, giornalisti, artisti, personaggi della cultura e dello spettacolo così come le famiglie e la gente comune potranno entrare nelle aule scolastiche per leggere ad alta voce i libri che più li hanno appassionati.

Libriamoci non è un’iniziativa a schema fisso. Gli insegnanti e gli stessi studenti sono invitati a dare spazio alla fantasia, immaginando percorsi di lettura creativi: sfide e maratone di lettura tra le classi, interpretazione di opere teatrali registrate e condivise sui social,  esperienze di vita vissuta raccontate dai protagonisti, visite in biblioteca, in libreria o in circoli di lettura dove chi ama e frequenta i libri potrà trasmettere ai ragazzi la sua passione.

Tutto questo e molto altro ancora è Libriamoci 2015, un evento di partecipazione alla lettura senza steccati, dove ognuno sarà protagonista con le proprie conoscenze, la propria passione, la propria storia di vita.

Il progetto di Libriamoci vuole incoraggiare gli studenti a leggere e a prendere confidenza con la propria voce e il proprio corpo come strumenti di “narrazione” di storie e personaggi.

 

 Un esperienza personale

clip_image002L’iniziativa ha un che di antico, di infanzia. La maestra Lucia e alcune sue colleghe della scuola elementare G.Mazzini di Avezzano organizzano una gara di lettura ad alta voce tra gli alunni di tutte le terze.

Partecipo con emozione e leggo davanti alla commissione un testo in cui si parla di una venditrice di frutta che invita i passanti ad avvicinarsi al suo banco, decantando ad alta voce la bontà e la bellezza dei suoi prodotti. Ricordo ancora la mia immedesimazione nel ruolo e la mia voce che urla:

“albicocche, albicocche dolci!”.

mille lire_1959Passo la selezione e vinco un premio! La cerimonia di premiazione è pubblica. Mamme, papà e amici partecipano festosi. Il premio consiste in un diploma, una piccola cassaforte della Cassa di Risparmio dell’Aquila e  un libretto di risparmio con mille lire (piccoli risparmiatori e clienti crescono…).

Era il 1959, il premio era davvero consistente e i miei genitori molto, molto contenti…

young commuters readIn quell’occasione ho preso un impegno per la vita: con la mia maestra, la mia scuola, me stessa e…la lettura che da allora è diventata una delle mie attività preferite.

Dunque iniziative come quella di Libriamoci sono da incoraggiare e sostenere. Il seme va piantato quando le condizioni per la crescita sono più favorevoli e curato con amore e intelligenza, finchè non arriva a maturazione.

S.Benni-PRIMA O POI L’AMORE ARRIVA. Sorprendente intermezzo poetico

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 Ancora un bel regalo dal Vecchio Scaffale delle mie figlie. Piccolo, sorprendente intermezzo poetico con Stefano Benni. Con lui torno alle atmosfere infuocate degli anni 80.  Non capisco molto di poesia, ma sono convinta che  non vada capita, ma sentita attraverso l’esperienza emotiva e di vita che ciascuno di noi  si costruisce, attimo dopo attimo. 

Le poesie di Benni mi hanno spiazzato. Non lo conosco molto se non per il famoso Bar sotto il mare, che le mie figlie mi hanno fatto leggere anni fa e di cui non ricordo niente e poi per La Compagnia dei Celestini, di cui tanto ho sentito parlare, ma che non ho mai pensato minimamente di leggere. Oggi mi imbatto in queste piccole perle satiriche e strane.

Ho voglia di riportarne alcune, che intercalo con un breve commento. (Ma si leggono tutte con estremo piacere e velocemente e per una volta, la velocità si fa apprezzare).

 

da Blues Urbani (p.37)

flipperFlipper, perché è musicale, perché già la parola mi fa suonare in testa il drindrindrin che mi riporta al caffè Settebello di Avezzano nel 1969, dove facevamo le nostre assemblee studentesche, preparando striscioni e disquisendo di lotta, giustizia e diritti.

Era d’inverno e con gioia ci tirava  su una bella tazza di cioccolata calda con panna. Facevamo anche un po’ le smorfiose con i ragazzi che ci piacevano. Circolava passione ed energia.

 

La donna spaziale strizza l’occhio

a cavallo di una cometa viola

e un cowboy ridente doma un missile

stelle e pianeti si accendono

premendo solo con un dito

si illumina come Manhattan

questo bar di periferia

Michele ha una giacca di cuoio lucido

e il segno di un pugno sulla bocca

Oscar il tatuaggio di un cucchiaio

Gianni voleva essere Bruce lee

Lidia voleva essere Patti Smith

Consuelo vorrebbe essere già morta

Toni beve fernet e birra la mattina

e lavora dieci ore steso sotto i camion

sotto un cielo di olio e di ferro

spesso parliamo e ci eccitiamo

spesso restiamo senza parlare

o ci facciamo male con un sorriso

finti pugni veri pugni spintoni

allora io mi alzo e prendo il flipper

e vinco dieci, cento milioni

e qualcuno entra e guarda

e io tengo la sigaretta in bocca

bello impassibile come un capo indiano

e un giorno scuoterò questo mondo

e lo farò suonare e accendere

e impazzire e contarmi i milioni

e sarà tutto mio, non ci sarà

mai più la scritta il game è over

e la donna spaziale verrà giù

a baciarmi e far la smorfiosa

e salirò sul missile e partirò

da queste strade sempre vuote

dove camminiamo come cani

annusando qualche sogno non nostro.

 

 

Da Poesie per chi non se le merita(p.59)

anguria

All’anguriaperché i suoi succhi carnosi e rossi mi suscitano epifanie meravigliose, di un’infanzia magica e di estati bollenti in un paese di periferia…

Che vita rossa di sagra popolare!

Quando l’Agosto spegne

politica e disciplina

quando anche con Bisaglia

andresti in piscina

un rosso desidero

eppur resiste

saldi nel solleone

i compagni ti baciano

con devota passione

tu, rossa passionaria

o anguria

bandiera proletaria

 

Da Governo balneare (p.75)

sposi

Gli sposiperché è una piccola  freccia  avvelenata al sapor di torta nuziale con la panna acida…

 

Regimino e Velina

travolti da passione

fecero una bambina

di nome Informazione

che però appena nata

era così censurata

che per dire papà

chiedeva già il permesso

alla Proprietà.

 Da Giamaica (p.117) 

cuffia

Le cuffie, perché è così “profetico” quando mostra le cuffie come una protesi irrinunciabile (ancora walkman con cassette), che mi fa sorridere amaramente, specie negli ultimi versi che voglio condividere (troppo lungo per riportarlo tutto!):

…scusa se ti minaccio

ma la pistola è vera

so quello che faccio

o la cuffia o la vita

ecco: la mia cassetta, quella preferita

l’ultima di Jannacci

camminando e ballando

anch’io come tutti

me ne vado in cuffia

non parlo più a nessuno

ballo, passo e saluto

adesso che ho il sonoro

son diventato muto.

da Fotografie (p.102) 

Roversi e libriA Roberto Roversi, perché voglio chiudere  con un “ostinato sussurro” poetico per le librerie, i librai e i libri…

C’è un buco nel portico

della città di Bologna

come l’inferno inghiotte

i giovani poeti

un diavolo benigno

li travia. Escono

trasfigurati, gridando

i loro versi al sole

se fuori c’è la nebbia

da quella libreria

si vede alla finestra

(per qual diavoleria)

il cielo azzurro

i libri parlano

anche se sono chiusi

beato chi sa ascoltarne

l’ostinato sussurro.

F.Guccini-DIZIONARIO DELLE COSE PERDUTE.Operazione nostalgia? Missione compiuta

 

 

dizionario-guccini-ornella-001.jpg

Ci sono nella vita eventi e cose  inevitabili. Incontri con il destino a cui non puoi sottrarti, specialmente se hai superato i 60. Con il suo Dizionario delle Cose Perdute, Francesco Guccini si rende complice di un incontro fatale che ci fa rivivere i riti, i giochi, gli oggetti, i luoghi e le relazioni che hanno abitato la nostra infanzia e adolescenza.

Lo sguardo è chiaramente maschile, anche se devo confessare che con le bambine del mio “club” facevamo alcuni dei giochi da maschiaccio che Francesco racconta: una specie di nascondino detto Bomba, con un barattolo di pomodoro vuoto, messo al centro di una piazzetta e calciato con vigore da uno dei giocatori. Quello designato a raccoglierlo e a cercare chi si nascondeva, correva affannosamente nella speranza di rimetterlo subito a posto ed iniziare la ricerca dei giocatori.

Anche noi giocavamo a Guardie e ladri, a Uno e zompa la luna o Zompa cavallo (nelle varie regioni il nome subiva delle variazioni, ma di fatto, lo stesso gioco univa Nord, Sud,Est e Ovest

il carrettinoCostruivamo il Carrettino con i cuscinetti a sfera, pericolosissimo, collezionavamo con gioia e civetteria le biglie colorate,  stando attente ai loro colori e riflessi. shangaiGiocate interminabili di Pulce e Shangai, dove anche noi cercavamo di “barare” inutilmente, attribuendo ai tavoli sbilenchi gli scivolamenti dei bastoncini.

Mi sembra  di sentire gli occhi  che bruciano per l’alcol, sento gli odori e rivedo il bel rosso  cremisi dell’alchermes, sì, i liquori fatti in casa per le feste importanti. Anche per le festine tra ragazzi, ma il liquore era solo per gli adulti che, discretamente, sorvegliavano  gli adolescenti in preda alla lotta  ormonale tipica dell’età.

La conservazione dei cibi era un problema relativo, specialmente nelle zone fredde. ma, all’occorrenza,  c’era  la ghiacciaia e l’uomo del ghiaccio, il panetto di burro oblungo a mollo nell’ acqua, che in Abruzzo non era mai calda. Piccola epifania:

Una bella zuppa di latte con il pane “rifatto” di qualche giorno. Con il pane di patate marsicano si può fare, diventa più buono, giorno dopo giorno! Il latte è denso, ricco e saporito.

Concettina ce lo portava ogni mattina “dalle Cese”. Scendeva giù in pianura dal paesino sul monte Salviano, con i suoi doni preziosi: il bidone di alluminio in testa dal quale proveniva il fresco sciac sciac del latte e il secchiello, anch’esso di alluminio, in cui galleggiava uno sghimbescio panetto di burro, protagonista della nostre merende a base di pane, burro e zucchero… Che meraviglia! Il caffellatte con il pane era un rito familiare, il suo gusto oggi, si arricchisce della magia dei ricordi d’infanzia.  Dal mio post sul weblog  Briciolanellatte, il gusto antico della modernità

cucina economicaLa cucina era il luogo privilegiato per lo studio, le chiacchiere, gli incontri, il cibo in cottura sulla piastra arroventata della cucina economica, l’odore delle bucce di mandarino sfrigolanti.

La cucina forniva tutto quello che serviva, anche il prete nel letto per riscaldarlo, il mattone avvolto nella lana per scaldarsi, la paura di prendersi i geloni quando, rientrando pieni di neve e freddo, ci si appoggiava subito alla stufa calda.

Il pacchetto verde delle Nazionali me lo ricordo bene e Guccini bene ha fatto ad usarlo come copertina. Così evocativo e accattivante. Quasi mi spinge a prenderlo in mano, come se sentissi di nuovo papà che mi chiede:

“Ornella, mi vai a comprare cinque nazionali senza filtro? Certo papà”

Cento metri su, per Via Mazzini, compro le sigarette dal tabaccaio di quartiere Franceschino, che comunque si trova pericolosamente vicino ai binari della ferrovia e al confine con un altro quartiere misterioso: il “Concentramento”.

CaltabellottaCoincidenze piacevoli: Il racconto della naia (ricordo  molto maschile…) ci porta a Caltabellotta dove siamo stati da poco con Camilleri, inseguendo l’ombra inquietante di Guglielmo Raimondo Moncada

 

topolinoamaranto

Ora prendetevi una piacevole pausa musicale a bordo della Topolino Amaranto di Paolo Conte. Anche Guccini  le dedica un gustoso siparietto nel suo Dizionario.

  

 

La “banana” che Francesco ricorda, mi fa venire in mente  le parole della signora Pettinella, (e chi può dimenticare lei, Sor Emidio e il loro provvidenziale negozio di alimentari sotto casa!) appena sono nata: “che bella morona!” Mamma mi raccontava che  si riferiva alla bananona di neri capelli lucidi che mi avevano fatto a poche ore dalla mia nascita in casa, con tanto di ostetrica di famiglia, come da tradizione.

Cinema Don orione AvezzanoTutte e tre le sorelline Fortuna, di domenica pomeriggio, appena dopo pranzo si avviavano verso il cinema parrocchiale Don Orione dove tra fruscii, pellicola rotta, Western e bruscolini trascorrevano il pomeriggio e lasciavano finalmente mamma e papà  soli per un po’.

Quante cose abbiamo in comune, Francesco! Quante emozioni! Fanno parte di me, di come ero e di come sono diventata. Senza di esse non sarei come sono. Sarei tante cose in più o in meno o, semplicemente, diversa.

Il ritorno al passato con Guccini è  un piacevole viaggio tra cose non perdute, ma inglobate nel ciclo del tempo che tutto trasforma. Ho voluto abbandonarmi, per lo spazio di un libro, all’operazione nostalgia del Dizionario.

Non sono sicura che i giovani lettori riescano a provare tutte le emozioni che il libro  ha procurato a me, ma forse i più curiosi sorrideranno e si lasceranno avvolgere per un attimo da questo piccolo, grande mondo antico.

 

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