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    Sentimenti contrastanti accompagnano questo momento. Il mio cuore è lì, Oltremanica. E sento come uno strappo, un'ulteriore barriera tra me e i miei affetti. Ho bisogno di tempo e di freddezza per rielaborare il significato di questo evento .

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    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

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    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

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Incontri speciali in sala d’attesa. Ignazio Silone &Co

ospedale Piove di Sacco24 Agosto Ore 15.00: Ospedale di Piove di Sacco, sala d’attesa del reparto oncologico. Sono al decimo anno di controllo, da quel lontano giorno in cui ho incontrato il cancro. Ora sto bene. Molto bene.

Sul grande televisore a muro scorrono le immagini di un dolciastro telefilm americano che non interessa a nessuno. A destra e a sinistra vedo facce di donne (soprattutto) e uomini, diversi ma tutti uguali, in attesa. Io ho il 5Rosso, non dovrò aspettare molto.

PioveMi alzo cercando le piante che ho sempre visto nella sala, ci sono, ma quest’anno vedo una novità: sul tavolinetto di fronte alla porta-finestra non troneggia più il grande bonsai, ma un bel mucchietto di libri a disposizione dei “pazienti lettori”. Click…

Wow! Che ideona! Mi piace! Come un’affamata comincio a toccarliSeverina_Silone e a  scorrere copertine e titoli: Maigret, Christie, Coe, e, guarda, guarda, una farfalla bianca che spunta tra le parole Severina di  Ignazio Silone, grande scrittore della mia terra d’Abruzzo! Lo prendo, torno a sedermi e comincio a sfogliarlo. Click…

Intanto la dottoressa chiama il 4Rosso (e il 3? Mi è sfuggito. Deve essere  entrato mentre sfogliavo distrattamente Panorama, o Il Venerdì? Non ricordo, ricordo che sorridevo leggendo l’articolo di Francesco Piccolo sulla patetica festa di chiusura del Bagaglino e quello sulla bellissima villa del ‘700 nel parco di Villa Pamphili a Roma (quello di Gheddafi e delle tende, ricordate?), dove si dice trascorra i suoi w.e. la famiglia Renzi)

tomba di SiloneFaccio due calcoli e decido che avrò ancora una mezz’oretta per leggere qualche pagina. Tra le righe di Ai piedi del Mandorlo, mi imbatto nella foto con appunti di Silone,  che ritrae l’angolo dove lo scrittore avrebbe voluto essere sepolto. Sotto il campanile da dove si vede la piana del Fucino. Di fatto il suo corpo giace un po’ più in là perché il campanile di San Berardo è stato distrutto (avevo un prozio che si chiamava Berardo, proprio di Pescina, ora che ci penso). Click…

Poi comincio a leggere Le ultime ore di Silone, di sua moglie Darina. Si parla di Romolo Tranquilli e di come la sua vita sia stata tragicamente condizionata dall’essere il fratello  di un antifascista-anticomunista-anti…

E leggo  della malattia di Ignazio e della sua volontà di arrivare lucido e consapevole al momento di lasciare questo mondo. Sembra ci sia riuscito.

Leggo alcuni episodi sul terremoto della Marsica del 1915, che causò migliaia e migliaia di morti. I sopravvissuti, tra cui   Ignazio e mia nonna, (Angelina Leopardi, che tante volte mi ha raccontato quella tragica esperienza),  furono trasferiti   in molti ospedali e collegi religiosi di Roma.

Così scrive (Ignazio)al fratello, alcuni mesi dopo il sisma, di ritorno dal seminario di Chieti (dove studiava) al paese natale distrutto:[2]

« Ahimè! son tornato a Pescina, ho rivisto con le lagrime agli occhi le macerie; sono ripassato tra le misere capanne, coperte alcune da pochi cenci come i primi giorni, dove vive con una indistinzione orribile di sesso, età e condizione la gente povera. Ho rivisto anche la nostra casa dove vidi, con gli occhi esausti di piangere, estrarre la nostra madre, cerea, disfatta. Ora il suo cadavere è seppellito eppure anche là mi pare uscisse una voce. Forse l’ombra di nostra madre ora abita quelle macerie inconscia della nostra sorte pare che ci chiami a stringerci nel suo seno. Ho rivisto il luogo dove tu fortunatamente fosti scavato. Ho rivisto tutto… »

 Leggo di come Silone  abbia desiderato fortemente tornare a Pescina  per riappropriarsi del suo spazio natale, e di come, una volta sul posto, se ne senta invece distaccato. Irrimediabilmente. Esperienza che molti “esuli” provano. Siano essi volontari o forzati.

5 Rosso!”

È il mio turno. Poso il libro, raccolgo le mie carte e vado.

“Buon giorno signora, come va? Tutto bene?”

“ Buon giorno dottoressa, Tutto bene, grazie, e lei?”

“ Bene, bene…” Che forte questa donna! Viso scolpito, sorriso timido che aspetta solo di essere innescato, mani energiche e sapienti che scrivono e… palpano. Poi, poche parole dense di  significato:

“Esami eccellenti, signora, anche la visita va bene. Arrivederci all’anno prossimo. Sono molto felice di averla rivista.”

“Arrivederci e grazie dottoressa, felice anch’io, non sa quanto …”

E.Pomilio-Il Sangue dei Fratelli. Con la macchina del tempo, in un tempo lontano…

clip_image002_thumb.jpgEmma Pomilio

Il Sangue dei Fratelli

Collana Enigma 2014

Fabbri Editore

mappa-roma-avezzano È proprio vero che invecchiando si tende a tornare indietro, alla propria infanzia e alle proprie radici. Vladimiro mi offre un’occasione in più consigliandomi il  libro di una scrittrice avezzanese che parla, tra le altre cose, dei Marsi, gente fiera e feroce proveniente dalla piana del Fucino…

 

clip_image003.jpgEmma Pomilio ripercorre alcuni fatti della storia Romana, di cui è grande esperta, plasmandoli in chiave letteraria e dunque adottando il metodo del romanzo storico, per raccontarci una bella storia, con personaggi di finzione in posti e periodi reali. 

Alcune  “personalità” realmente esistite appaiono nel corso degli eventi (Druso,Catilina, Mario, Silla…) e vengono utilizzate per dare maggiore credibilità ai personaggi inventati.

338px-Drusus_the_elder_bust_thumb.jpgPomilio ci racconta la storia di Marco Livio Druso e del suo schiavo/fratello Fausto. Tra battaglie super truculente, vendette di casta, nobili vigliacchi, schiavi super corretti e intelligenti, donne forti e determinate, siano esse schiave o libere o  liberate, la storia si sviluppa, tra Grecia, Roma e Italia, in un groviglio di intrecci e scambi di persona, fino a diventare, verso la conclusione, una specie di legal thriller alla romana dove ciò che è e ciò che sembra si sovrappongono, si scambiano e giocano tra di loro, fino alla conclusione auspicata dal lettore e già “intuita” all’inizio del racconto.

“A volte qualcuno mi chiede perché scelgo soprattutto personaggi di fantasia per i miei romanzi. La risposta è semplice:le vicende dei personaggi più celebri dell’antichità sono conosciute e il finale è scontato. A me invece piace inventare storie mie, senza contare il fatto che le vite delle persone comuni mi offrono la possibilità di descrivere meglio la società romana.

Le vicissitudini dei protagonisti di questo romanzo, comunque, si svolgono accanto a quelle degli uomini che hanno determinato la storia del loro tempo-come Mario, Silla, Druso, Pompeo, Crasso, Catilina, Lario il Giovane, Ponzio di Telesia-, in una ricostruzionestorica verosimile per quanto è possibile da parte di chi vive duemila anni dopo i fatti narrati.

Riguardo ai protagonisti marco e Tito Livio Druso, è bene precisare che, oltre al tribuno druso, non si conoscono altri Livi Drusi importanti in Roma in quel periodo.”E.P.

 

Crea un certo disorientamento leggere di rapporti familiari così complicati, di  fratelli e  sorelle che, più o meno consapevolmente,  intrecciano relazioni incestuose. Il tutto in una normalità che stordisce, insieme all’atteggiamento del popolo e dei  nobili  di fronte ad uno  stupro perpetrato da  un nobile romano. Se a subirlo è una  schiava è tollerato, anzi! Se a subirlo è una donna libera, l’onore del romano che si macchia di tale infamità viene  irreparabilmente compromesso.

Gli schiavi sono una razza inferiore e come tale possono subire di tutto e di più, anche se sono nati da un padre nobile. Incredibile ma vero. Il processo al giovane  potente  e “vigliacco” Marco Druso ne è la prova…

 

clip_image005.jpgIl contenuto di questo libro esercita un suo fascino nella rappresentazione di alcune popolazioni in lotta tra di loro per il potere o soltanto il diritto di esistere. Tra questi i Marsi selvaggi, i Sanniti implacabili e, su tutti i Romani, razza pura e dura senza paura, fiaccata solo dalla  ricchezza e dalla smania di potere.

La narrazione scorre più veloce e coinvolgente nelle parti chiaramente inventate, mentre risulta a tratti più noiosa e rigida nella descrizione di luoghi e fatti realmente accaduti.

livia-messalinaI personaggi femminili assumono uno spessore maggiore e più convincente rispetto a quelli maschili, meno sfumati e dunque più prevedibili.

L’ho letto comunque con piacere, anche perché mi ha dato la possibilità di confrontarmi ancora una volta con Vladimiro e le sue passioni, e di tornare ad Avezzano e alla piana del Fucino, casa dei “combattivi e indomiti” Marsi.

F.Guccini-DIZIONARIO DELLE COSE PERDUTE.Operazione nostalgia? Missione compiuta

 

 

dizionario-guccini-ornella-001.jpg

Ci sono nella vita eventi e cose  inevitabili. Incontri con il destino a cui non puoi sottrarti, specialmente se hai superato i 60. Con il suo Dizionario delle Cose Perdute, Francesco Guccini si rende complice di un incontro fatale che ci fa rivivere i riti, i giochi, gli oggetti, i luoghi e le relazioni che hanno abitato la nostra infanzia e adolescenza.

Lo sguardo è chiaramente maschile, anche se devo confessare che con le bambine del mio “club” facevamo alcuni dei giochi da maschiaccio che Francesco racconta: una specie di nascondino detto Bomba, con un barattolo di pomodoro vuoto, messo al centro di una piazzetta e calciato con vigore da uno dei giocatori. Quello designato a raccoglierlo e a cercare chi si nascondeva, correva affannosamente nella speranza di rimetterlo subito a posto ed iniziare la ricerca dei giocatori.

Anche noi giocavamo a Guardie e ladri, a Uno e zompa la luna o Zompa cavallo (nelle varie regioni il nome subiva delle variazioni, ma di fatto, lo stesso gioco univa Nord, Sud,Est e Ovest

il carrettinoCostruivamo il Carrettino con i cuscinetti a sfera, pericolosissimo, collezionavamo con gioia e civetteria le biglie colorate,  stando attente ai loro colori e riflessi. shangaiGiocate interminabili di Pulce e Shangai, dove anche noi cercavamo di “barare” inutilmente, attribuendo ai tavoli sbilenchi gli scivolamenti dei bastoncini.

Mi sembra  di sentire gli occhi  che bruciano per l’alcol, sento gli odori e rivedo il bel rosso  cremisi dell’alchermes, sì, i liquori fatti in casa per le feste importanti. Anche per le festine tra ragazzi, ma il liquore era solo per gli adulti che, discretamente, sorvegliavano  gli adolescenti in preda alla lotta  ormonale tipica dell’età.

La conservazione dei cibi era un problema relativo, specialmente nelle zone fredde. ma, all’occorrenza,  c’era  la ghiacciaia e l’uomo del ghiaccio, il panetto di burro oblungo a mollo nell’ acqua, che in Abruzzo non era mai calda. Piccola epifania:

Una bella zuppa di latte con il pane “rifatto” di qualche giorno. Con il pane di patate marsicano si può fare, diventa più buono, giorno dopo giorno! Il latte è denso, ricco e saporito.

Concettina ce lo portava ogni mattina “dalle Cese”. Scendeva giù in pianura dal paesino sul monte Salviano, con i suoi doni preziosi: il bidone di alluminio in testa dal quale proveniva il fresco sciac sciac del latte e il secchiello, anch’esso di alluminio, in cui galleggiava uno sghimbescio panetto di burro, protagonista della nostre merende a base di pane, burro e zucchero… Che meraviglia! Il caffellatte con il pane era un rito familiare, il suo gusto oggi, si arricchisce della magia dei ricordi d’infanzia.  Dal mio post sul weblog  Briciolanellatte, il gusto antico della modernità

cucina economicaLa cucina era il luogo privilegiato per lo studio, le chiacchiere, gli incontri, il cibo in cottura sulla piastra arroventata della cucina economica, l’odore delle bucce di mandarino sfrigolanti.

La cucina forniva tutto quello che serviva, anche il prete nel letto per riscaldarlo, il mattone avvolto nella lana per scaldarsi, la paura di prendersi i geloni quando, rientrando pieni di neve e freddo, ci si appoggiava subito alla stufa calda.

Il pacchetto verde delle Nazionali me lo ricordo bene e Guccini bene ha fatto ad usarlo come copertina. Così evocativo e accattivante. Quasi mi spinge a prenderlo in mano, come se sentissi di nuovo papà che mi chiede:

“Ornella, mi vai a comprare cinque nazionali senza filtro? Certo papà”

Cento metri su, per Via Mazzini, compro le sigarette dal tabaccaio di quartiere Franceschino, che comunque si trova pericolosamente vicino ai binari della ferrovia e al confine con un altro quartiere misterioso: il “Concentramento”.

CaltabellottaCoincidenze piacevoli: Il racconto della naia (ricordo  molto maschile…) ci porta a Caltabellotta dove siamo stati da poco con Camilleri, inseguendo l’ombra inquietante di Guglielmo Raimondo Moncada

 

topolinoamaranto

Ora prendetevi una piacevole pausa musicale a bordo della Topolino Amaranto di Paolo Conte. Anche Guccini  le dedica un gustoso siparietto nel suo Dizionario.

  

 

La “banana” che Francesco ricorda, mi fa venire in mente  le parole della signora Pettinella, (e chi può dimenticare lei, Sor Emidio e il loro provvidenziale negozio di alimentari sotto casa!) appena sono nata: “che bella morona!” Mamma mi raccontava che  si riferiva alla bananona di neri capelli lucidi che mi avevano fatto a poche ore dalla mia nascita in casa, con tanto di ostetrica di famiglia, come da tradizione.

Cinema Don orione AvezzanoTutte e tre le sorelline Fortuna, di domenica pomeriggio, appena dopo pranzo si avviavano verso il cinema parrocchiale Don Orione dove tra fruscii, pellicola rotta, Western e bruscolini trascorrevano il pomeriggio e lasciavano finalmente mamma e papà  soli per un po’.

Quante cose abbiamo in comune, Francesco! Quante emozioni! Fanno parte di me, di come ero e di come sono diventata. Senza di esse non sarei come sono. Sarei tante cose in più o in meno o, semplicemente, diversa.

Il ritorno al passato con Guccini è  un piacevole viaggio tra cose non perdute, ma inglobate nel ciclo del tempo che tutto trasforma. Ho voluto abbandonarmi, per lo spazio di un libro, all’operazione nostalgia del Dizionario.

Non sono sicura che i giovani lettori riescano a provare tutte le emozioni che il libro  ha procurato a me, ma forse i più curiosi sorrideranno e si lasceranno avvolgere per un attimo da questo piccolo, grande mondo antico.

 

Ferragosto 2013 in viaggio nei luoghi del cuore

La Stampa (Giovedì, 15 Agosto 2013), mi riporta nei luoghi del cuore. Tra gli itinerari di viaggio suggeriti da Roberto Duiz,   due le località che fanno parte della mia vita e dei miei ricordi più intensi: Stromboli e Alba Fucens.

Stromboli vista dai bambiniTorniamo al 1986, la famiglia decide di trascorrere le ferie estive a Stromboli. Le zie di Stefano, Anna e Cettina, hanno un’amica che possiede una bella casa a due passi dalla nera spiaggia stromboliana. Si prende in affitto e si parte. Un mese di meraviglie.
Comincia la prima esaltante avventura eoliana tra mare, lava, incendi terrificanti rosso Canadair, ma soprattutto la scoperta di un ammaliante cielo stellato sopra di noi, nella piazzetta in cima al paese.

Ferragosto, la Chiesa Madre fa da sfondo, le note di una canzone alla moda fuoriescono dalla radiolina di uno strano tipo. Noi tutti siamo ammaliati dal manto luminoso che ci fa da tenda ed io in lacrime, in preda ad una delle più feroci crisi esistenziali ed emozionali che abbia mai vissuto. Indelebile!

Alba Fucens scavi 001Che dire di Alba Fucens? È nella mia terra, la Marsica, è nelle mie corde, con lo sfondo del Monte Velino che mi salutava ogni mattina quando mi affacciavo dalla finestra della cucina, lì a sinistra o da quella della “sala da pranzo” sempre lì, a sinistra…

chiesetta di San Pietro Alba FucensNella Chiesa di San Pietro si è sposata Rosanna, la mia sorella maggiore, all’inizio della primavera, durante una nevicata pazzesca. La sposa era lunare, da fiaba, avvolta nel suo pizzo bianco che accoglieva, nei suoi trafori delicati, fiocchi leggeri ed insistenti di neve. Tutti gli invitati, morti di freddo, tra abiti velati e scarpette leggere, non vedevano l’ora che la cerimonia finisse per potersi rifugiare nel calore del ristorante e iniziare l’agognato pranzo di nozze!

Monte Velino_AbruzzoTante “scampagnate” ad Alba Fucens, meta di innamorati e allegre comitive di compagni in gita. La descrizione di Roberto Duiz,  è lo specchio del luogo e dei sentimenti che evoca.

A questi aggiungo i miei ricordi ed un pensiero affettuoso e riverente che vola verso il Velino.

Guarda questo  bellissimo  documentario di RAI3 sulle Pietre di Alba Fucens.

Nei Ricordi con Fruttero-MUTANDINE DI CHIFFON. Memorie retribuite

 

Due i motivi che mi hanno trattenuto dall’iniziare la lettura del libro di Carlo Fruttero Mutandine di chiffon. Il primo legato al mio essere così “elderly woman” bigotta e timorosa di fronte ad un titolo così ammiccante, imbarazzante, allusivo a situazioni per lo meno frivole, se non piccanti; il secondo legato alla “promozione” di Fazio. Mi piace Fabio, mi piace la trasmissione “Che tempo che fa”, mi piacciono da morire le sue scelte e proposte di lettura. Penso ad alcuni suoi ospiti che sono tra i miei scrittori preferiti, Pamuk, McEwan, Auster, Erri De Luca ( unico!), Camilleri etc etc.

Questa sua scelta tuttavia mi è apparsa un po’ pietistica, un po’ paternalistica, poco convincente. Che errore! Che ignoranza la mia! (Posso dirlo ora, a lettura conclusa)

Decido dunque che s’ha da fare e comincio la conflittuale ricerca di questo libro, vagando tra le affollate corsie della Feltrinelli di Padova.

 Ecco che mi colpisce l’occhio e il cuore la copertina che, lottando contro la mia scettica disposizione iniziale, fa crescere in me il desiderio di leggere MDC. Bella luminosa e sensuale. Donna in rosso, sicuramente adusa ad indossare le fatidiche e raffinate mutandine; languida, alla maniera della moda anni 40/50. E mi torna subito alla mente la buffa conversazione con Pino-amico-di-Stefano alle terme di Venturina, in una parte della Toscana, quella vicino a Piombino, da me sempre associata al traghettamento per l’isola d’Elba ed ora scoperta con occhio nuovo e pieno di meraviglia. Pino e le sue fantasie erotiche! Quella del momento? Donna con veletta… E’ la donna in copertina con il suo  fascino, mistero, ironia, gusto.

E i colori della copertina!

Flashback dalla mia adolescenza: scatta l’emozione. 1963, seconda media unificata di recente, in una piccola scuola del centro di Avezzano, (vicino a casa, ci andavo a piedi a scuola, sola, senza problemi di alcun tipo), un professore indimenticabile di disegno e applicazioni tecniche, Mario Quaraglia, il mito che rincontrerò alle superiori e che mi guiderà con sapienza a creare le mie reti concettuali dove Arte, Letteratura, Storia, Scienze e Filosofia si intrecceranno in un caleidoscopio di rimandi, collegamenti, scoperte. Lezione di disegno geometrico, quasi alla Escher, o Picasso o Braque, non so…rigoroso, spigoloso e flessibile allo stesso tempo. Ci invita a lasciar libera la nostra creatività nella scelta dei colori. E lì mi saltano dagli occhi e dal cuore il giallo e il viola! Magicamente. Ed è lì che lui mi sorride compiaciuto e mi fa i complimenti per il miglior abbinamento possibile che si possa fare con il viola. Ora, Fruttero e la sua copertina di Lorenzo Mattotti aggiungono all’armonia del gialloviola il calore terreno del rosso e dell’ ocra. Nuova armonia che mi invoglia.

Si aggiunge alla copertina quel breve e incisivo sottotitolo, memorie retribuite, che fa scattare la chiave dell’ironia.

Mi piace, lo compro e comincio a leggerlo.

Finito! Continuo il breve antefatto partendo dalla fine, dallo scherzo parigino tra nonno e nipote. Quasi un appello umano e gentile e pulito a tutti i nonni che si incontrano, magari per un tè o una chiacchierata o una partita a carte, uniti da una dolce complicità, ma direi anche “competizione” su chi ha i nipotini più creativi, più brillanti, più somiglianti ai “grandi-papà e alle grandi- mamme”.

 Lo vivo io con le mie amiche. E’ vero i nipotini aiutano a vivere il doloroso passaggio dall’attività, dal senso di onnipotenza di cui il lavoro ci nutriva, noi generazione around 68. Tanto illusi dal grande sogno di cambiare il mondo e svegliati di brutto al momento della pensione con un addio e grazie e il mondo è rimasto come sempre e, per molti versi,  peggio di sempre…Ora tocca ad altri illusi e già delusi, ma forse per questo più realisti e forse più incisivi.

Tornando ai nonni orgogliosi, si, i nipotini diventano davvero gli strumenti (brutta parola!) per riconfermare a noi stessi e agli altri la nostra unicità. Questo è forse l’unico errore che alcuni nonni continuano a fare, lo stesso di alcuni genitori insoddisfatti che vogliono a tutti i costi recuperare sogni e ambizioni, non realizzati in gioventù, attraverso i loro figli …Poveri!!! Nel giochetto parigino Carlo ed il nipotino direbbero: “crotte de…parentes”  “crotte de… grand-père ’ and gran-mère’!”

 Amaramente comico l’aneddoto sull’amico Terzi e le sue vicissitudini politiche di giovane italiano confuso,  pre e post otto settembre. Mi piace riportare da questo siparietto quello che Fruttero dice dell’amicizia:

“Gli amici senza dubbio si muovono, seguono la loro via, si rendono ridicoli, sbagliano, perdono pezzi, spariscono per lunghi periodi; ma per me, ai miei occhi, la loro vera essenza è l’immutabilità, una sorta di persistenza naturale come di albero, di isola o di tempio greco, se vogliamo. Non è questione di lealtà, fedeltà, confidenza, affinità o altro. Stanno sempre lì, ci sono comunque, li ritrovi anche al buio. So bene che sull’amicizia sono stati scritti saggi e trattati importanti ma io non me la sento di andare più in là di una similitudine, diciamo, frugale: entri nella vecchia casa, cerchi istintivamente l’interruttore a destra della porta, premi e la luce si accende, l’impianto funziona ancora (in gioventù naturalmente sono ammessi errori e disillusioni)”.(93ssgg)

Mi piace pensare che anche per me possa diventare così. Amicizia come “coltivazione” continua. Amicizia, che un volta nata, va nutrita, risvegliata, coltivata. Fruttero ha fatto queste operazioni prima di pensare all’interruttore? E poi ha provato ad accenderlo? Come nasce per lui un’amicizia, anch’essa per una immediata, imprevista scarica elettrica,  un po’ come si dice accada per l’amore?

Madeleine personali nella siepe dei lamponi: tante le siepi di “more” lungo la ferrovia del Cupello, periferica campagna della periferia del Regno: la Marsica, l’Abruzzo. A casa di nonna Angelina (le mie due nonne si chiamavano entrambe Angela, genitori in vena di qualificare le loro bimbe come angeli venuti dal cielo? Nonna Angelina era grassoccia e dava a noi nipoti l’impressione di essere una donnona! Nonna Angela, detta nonnina, era piccola piccola, quasi nana, grandi occhi azzurri , capelli neri fino alla veneranda età di 96 anni, quando è passata a miglior vita. Nonna Angela: una piccola grande imprenditrice, femminista ante litteram, istituisce il primo laboratorio artigianale di camiceria e biancheria intima da uomo, con quattro o cinque (forse otto? non ricordo esattamente il numero) ragazze alle sue dipendenze. Istruisce anche mia madre, che diventa bravissima e molto apprezzata per il suo lavoro. Ma poi, nel tempo, tutto crolla: malattie, crisi familiari, un padre poco imprenditore e molto “poeta con la testa per aria”, portano al fallimento di un’attività che oggi, sta vivendo una stagione fortunata.

Torniamo alle more. A casa di nonna Angelina d’estate: panzanella con pomodori dell’orto per merenda, tante more raccolte durante le lunghe passeggiate sonnolente del primo pomeriggio, in direzione Fucino. Abbronzatissima lì, in campagna a Ferragosto negli anni 50-60 mentre tutti gli altri, le mie ricche compagne di scuola, cominciano a frequentare spiagge e rotonde sul mare, sul’Adriatico, in Toscana. Rassegnazione, malinconia, invidia e tante tante more.

Il destino (felice?) di Piero Crommelink. Sì, capisco, aver folgorato e ispirato Picasso sazia. Toglie la fame di popolarità, di notorietà, di riconoscimenti. Diventi eterno! Forse è troppo però, diventi qualcosa sulla carta, sulla tela, certamente immutabile, ma comunque la proiezione dello sguardo di  un altro che non sei tu! Però, onestamente, chi non vorrebbe essersi imbattuto in Picasso ed ispirarlo con i suoi occhi, il suo viso, la sua espressione unica , un qualcosa nello sguardo che solo un grande artista sa e può cogliere e rendere eterno?

Carlo fa di Franco Lucentini, l’amico, il collaboratore, l’ispiratore, in un certo senso l’alter ego un ritratto vivo e commovente, ricco di tratti realistici e di trasposizioni di sogno. Non posso e non so aggiungere nulla, se non invitare chi volesse, a leggere le parole di Carlo stesso. So, comunque che ammiro e un po’ invidio questa amicizia, fatta di tanto.

Apologia della famiglia come fonte di felicità, fonte di infelicità. Tutto vero sebbene contraddittorio. Tutto sentito, discusso e ridiscusso, ma qui in tono così lieve che rimanda alla bambina e alle sue visioni sulla sua parte di cozza nella recita scolastica di fine anno.

Nonno: “E cosa devi dire come cozza?”

Bambina:” Oh, be’, sai, le cose che di solito dicono le cozze”.

Fantasticamente seria e consapevole! E non assilliamo per piacere le cozze ”parlanti”.  Rischiamo di farle diventare mute e tristi!

Sei tu, Stefano? Carlo e il fumo e le marche di sigarette.”Per la pipa, fumata a letto, leggendo, con candida inusuale noncuranza verso il benessere di mia madre, mio padre ricorreva a tonde scatole di miscela inglesi, e inglesi erano talvolta anche le sigarette con il marinaio barbuto o le rosse Craven “

Mio suocero e il cugino Aristide. Non so se leggesse Liala (a giudicare da tutti i libri che abbiamo ereditato, non credo proprio) mio suocero Enrico, detto Toto, certo che sentì molto, come il cugino Aristide, alitargli sul collo lo spirito del tempo se, per puro gusto estetico o voglia di trasgredire o voglia di impressionare le donne e conquistarle, si fece fare su misura un bel paio, di “stivaloni “ di puro cuoio, fuori ordinanza, ma così belli e simbolici! Da ufficiale gentiluomo, decidete voi se inglese, tedesco o altro! Quanti Aristidini descritti e viventi in qui tempi non proprio rosa!

Nep Szabadap e la delusione ungherese del 1956. Nep Szabadap, Nep Szabadap, Nep Szabadap.. ma Paolo Conte non sei tu? Ti adora Fruttero, ti inserisce nella lista degli illustri astigiani e piemontesi…ed io ho un motivo in più per amare Carlo. Razmataz , Razmataz, Razmataz, musica per le nostre orecchie!

Sarà stata Torino, le grandi case editrici, tutte lì nel triangolo industriale (Padania?) Sarà che molti  grandi intellettuali del mio tempo e delle mie letture hanno lavorato e sono cresciuti lì dentro, ma io provo veramente un senso di invidia, di privazione quando leggo della natura ed intensità dei rapporti con Calvino, Soldati, Citati, DORIS LESSING! Questo poteva allora  succedere solo se  “nascevi bene”, se crescevi e vivevi e lavoravi in ambienti che questi dei della Letteratura si trovano a frequentare. Beato te Carlo! Salutami Huxley;

Titoli. Carlo, allora è vero che i titoli delle opere straniere vengono tradotti pensando solo al successo e alle vendite nei paesi in cui si parla la lingua target ? Ma che ne fate lì, nelle stanze magiche delle case editrici, del messaggio inviato dall’autore al lettore attraverso il titolo del libro come estrema sintesi che dovrebbe racchiudere il core della storia ed arrivare come freccia scagliata diritto al cuore e alla testa del lettore? Come paragonare, ad esempio, il bel Set in Stone del romanzo di Catherine Dunne, che cito solo perché ho appena finito di leggerlo, prima di iniziare il tuo, con la sua trasposizione italiana “Donna alla Finestra”? Set in stone: scavato/scritto nella pietra, segno del destino scolpito nella tartaruga guardiana del focolare domestico che occhieggia nel bel giardino di famiglia…Racchiude in sé tutta la storia, tutti i dettagli, i percorsi, la sua anima.

Non approvo questa operazione, eppure funziona, funziona perché forse il lettore “compra” l’autore e poi pian piano si abitua a quel titolo, lo interpreta e riesce anche ad incastonarlo nella storia, anch’essa raccontata in un’altra lingua e reinterpretata con gli occhi di un’altra cultura.

Inutile commentare troppo i passi privati di Fruttero. Ciascuno di noi può ritrovarci qualcosa di sé. Io riconosco in lui, in quel corpo così “ossuto” con tratti marcati e bonariamente  “grotteschi” a volte, l’amata zia Anna e l’ostinato bisogno di piacere “catturato” nelle super proibite sigarette Gala.

“Non puoi fumare, morirai presto!” e lei rispondeva “tutti moriremo, prima o poi, io voglio farlo con il piacere tra le labbra”

 e poi con Carlo e con Beaudelaire 

“O Mort, vieux capitaine, il est temps. Levon l’ancre!”

L’ancora di questa fragile e al tempo stesso granitica, ormai scheletrica, donna, è l’ultima Gala… come fosse  uno dei giochi allegri, con parole inventate, fatti con le sua amate nipotine, che tanto piacere le hanno procurato in vita. Come per il saluto a Lucentini, anche per zia Anna” che il mare arcano della traversata [le] sia [stato] soave”

E’ la fine. E sono felice di aver subito il fascino dei colori in copertina e di aver ascoltato con abbandono e fiducia il pifferaio Fabio.

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