• Mondo Fuori

  • I viaggi della speranza e della disperazione.

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • Io sto con Emercency

    Guerre, Epidemie, Vite umane falcidiate... Per nostra fortuna c'è Emercency.

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • Amo l’Europa

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 8 Marzo 2021-Donne e uomini insieme con determinazione e speranza

  • 25 Aprile 2020- Festa della Liberazione dal nazifascismo

  • 1° Maggio 2020-Coraggio!

    R.Guttuso-Portella delle Ginestre

  • 10 Maggio 2020-Festa della Mamma

    dalla vita di una grande mamma...

  • 5 Ottobre 2020-Giornata UNESCO dedicata agli Isegnanti

  • 23 Maggio-19 Luglio -Luci che non si spengono…

  • 2 Giugno 2020-Festa della Repubblica Italiana

    Ossimori festosi: ferita, disorientata, fragile, eppure resiliente, meravigliosa e forte. La nostra Repubblica.

  • 3 Ottobre 2013-3 Ottobre 2020 Ricordare, accogliere, progettare il futuro

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    Il 3 ottobre è diventato giornata della memoria e dell'accoglienza, una data in cui si ricordano le vittime del naufragio di Lampedusa e tutti i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di arrivare in Italia, la porta dell'Europa.

  • 20 Novembre2020- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

  • 25 Novembre 2020-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

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P. Roth-IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA. Il piccolo Phil racconta la vita, le paure e i desideri di una famiglia ”ebraico-americana” di Newark-New Jersey, in anni pericolosi.

 

 

 

 

IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA di Philip Roth è un’ucronia, ovvero la versione alternativa, di solito indesiderabile, di un fatto reale, una sorta di post-verità trumpiana.  Nel caso specifico si racconta l’elezione a presidente degli USA-1940  di  Charles Lindbergh, il  mitico aviatore che nel 1927 vola in solitaria e in un’unica tappa da  New York a Parigi, alla guida dello “Spirit of St Louis”. La vittoria  di Lindbergh provoca un terremoto nello scacchiere internazionale, spostando lentamente e inesorabilmente gli Stati Uniti d’America verso la  Germania nazista.

Il piccolo Phil Roth, appassionato  collezionista di francobolli, racconta in prima persona( che meraviglia narrativa il suo  sguardo sul mondo!) l’ascesa politica dell’aviatore e lo fa dal suo punto di vista di bambino ebreo in una Newark in trasformazione lenta ma inesorabile verso il peggio. Si ritrova spettatore del dilagare della ideologia filonazista e vittima delle ricadute di  questa trasformazione  sulla sua vita di bambino, sulle sue amicizie, sulla sua famiglia e sulla comunità tutta. Lentamente  e senza scossoni  si può scivolare nella dittatura, partendo da una condizione di  normalità e  quotidianità “ serena”:

“Per il momento le nostre vite erano intatte, le nostre case erano in piedi e il comfort dei riti abituali era quasi abbastanza forte per non farmi perdere la pacifica illusione infantile di un presente eterno e immune da persecuzioni. C’era la radio che trasmetteva i nostri programmi preferiti, noi avevamo per cena sandwich gocciolanti di carne di manzo salata e una bella torta di caffè per dessert, avevamo davanti a noi la ripresa del tran tran della settimana scolastica e un doppio programma alle spalle.”

Phil, come milioni di cittadini statunitensi, inclusi molti membri della sua famiglia e della comunità ebraica, è affascinato dalla figura del coraggioso aviatore-eroe-mito, che diventa ancor più mitico e intoccabile dopo il rapimento e l’uccisione del figlioletto. Per questo gesto infame viene condannato a morte un noto criminale tedesco Bruno Hauptman, emigrato pochi anni prima  negli USA.

Lindbergh diventa il simbolo dell’America che resiste, della forza d’animo  di un figlio prestigioso del  grande paese che si rialza dopo ogni caduta, un modello  da prendere ad esempio senza riserve. Lindbergh cavalca politicamente questo clima e diventa il padre di America First.

“lo sguardo dal tovagliolo di carta che stava strappando in tante striscioline e, con quel sorriso nudo e ironico che viene quando uno ha pianto tutte le sue lacrime, disse a mio padre: – Be’, piaccia o non piaccia, Lindbergh ci sta insegnando cosa significa essere ebrei –.”

Ma qualcuno resiste a questa diabolica fascinazione sopportandone pesantemente le conseguenze, tra questi papà Roth, il cugino Alvin-senza gamba, il giornalista folle e tanti altri. Molti altri si adattano  alla perfezione al nuovo sistema, assumendo il ruolo  di mediatori e  diffusori della nuova “fede”, come la zia Evelyn e il rabbino Bengelsdorf suo marito, che riescono facilmente a indottrinare il giovanissimo Sandy, fratello di Phil e bravo disegnatore.   

Il viaggio  di ritorno dal Kentucky per riportare a casa il piccolo e traumatizzato Earl, ormai orfano di padre e di madre entrambi morti in circostanze violente,  è il ritratto di un’America profonda, spesso violenta, intollerante e chiusa alle diversità. Sandy e suo padre sono  i diversi, gli ebrei a cui dare la caccia.

“Sandy, che una volta a casa disegnò a memoria il capolavoro della sua adolescenza – la storia illustrata della loro grande calata nel duro mondo americano –, ammise di avere quasi sempre avuto paura: paura quando attraversavano città dove gli uomini del Ku Klux Klan dovevano essere in attesa di ogni ebreo tanto incosciente da passare in automobile, ma una paura non meno grande quando si erano lasciati alle spalle le città più pericolose, i tabelloni sbiaditi e le piccole stazioni di servizio e le ultime baracche dove viveva la gente più sbrindellata e povera – sgangherate baracche di legno meticolosamente disegnate da Sandy, sorrette ai quattro angoli da mucchi di pietre traballanti, con feritoie al posto delle finestre e un rozzo camino sgretolato a un’estremità, e sul tetto macchiato dall’umidità qualche sasso sparso per tenere ferme le scandole – ed erano entrati in quelle che mio padre chiamava «le regioni selvagge». Paura, disse Sandy, quando sfrecciavano davanti alle vacche e ai cavalli e alle stalle e ai granai senza che si vedesse un altro veicolo, paura quando in montagna affrontavano i tornanti senza muriccioli e senza parapetti, e paura quando l’asfalto cedeva il passo alla ghiaia e la foresta si chiudeva su di loro come se fossero Lewis e Clark.”

 

Roth racconta  dunque una possibile evoluzione alternativa di fatti realmente accaduti. “Cosa sarebbe successo se…?”  E ci accompagna in una sorta di  viaggio distopico negli USA alle porte della seconda guerra mondiale. Alla fine del viaggio, la fantasia, l’acume e la consapevolezza del grande  scrittore  ci riservano qualche sorpresa.

Partendo dalla realtà del quartiere, Phil Roth entra nella post-realtà Lindberghiana contraria all’intervento dell’America nella seconda guerra mondiale e torna alla fine, alla realtà vittoriosa degli USA sui nazisti, mettendo in campo molti personaggi, sia  in  veste romanzesca che in veste di autentici protagonisti della storia del periodo.

Quello che noterete vi lascerà stupiti e contenti  di aver fatto questo tuffo  nel “complottismo americano”, accompagnati  da un fine narratore che ha voluto inserire  nel suo romanzo qualcosa di molto, molto importante anche  per la storia di oggi.

 

 

Assaggi

 

Donne multitasking, il lavoro femminile-“Gli uomini lavoravano cinquanta, sessanta, anche settanta ore o più la settimana; le donne lavoravano tutto il tempo, con scarsi aiuti da parte delle macchine che avrebbero dovuto alleviare le loro fatiche, facendo il bucato, stirando camicie, rammendando calzini, rivoltando colletti, attaccando bottoni, mettendo l’antitarme nella roba di lana, lucidando i mobili, spazzando e lavando pavimenti, lavando finestre, pulendo lavandini, vasche, gabinetti e fornelli, passando l’aspirapolvere sui tappeti, assistendo i malati, andando a fare la spesa, cucinando, dando da mangiare ai familiari, riordinando armadi e cassetti, controllando il lavoro di imbianchini e altri artigiani, organizzando le cose per i riti delle feste, pagando le bollette e tenendo l’amministrazione familiare mentre si occupavano, simultaneamente, della salute, del vestiario, della pulizia, dell’istruzione, della nutrizione, della condotta, dei compleanni, della disciplina e del morale dei loro figli. Qualche donna lavorava al fianco del marito nel negozio a gestione familiare nelle strade commerciali del quartiere, aiutata dopo la scuola e il sabato dai figli più grandi, che consegnavano”

America First, viene da qui “Per molti seguaci di America First era indiscutibile (anche davanti alla realtà dei fatti), come sosteneva Lindbergh, che «il danno maggiore che fanno a questo paese sta nelle grandi proprietà che hanno e nell’influenza che [gli ebrei] esercitano nel cinema, nella stampa, nella radio e nel governo». Quando scriveva fieramente del «retaggio del nostro sangue europeo», quando metteva in guardia contro il suo «indebolimento prodotto da razze forestiere» e «l’infiltrazione di un sangue inferiore» (tutte frasi contenute nelle note del suo diario di quegli anni), Lindbergh registrava convinzioni personali condivise da una grossa fetta della base di America First, come pure da una platea di fanatici ancora più vasta di quanto un ebreo come mio padre, col suo odio accanito per l’antisemitismo – o come mia madre, con la sua radicata sfiducia nei gentili –, avrebbe mai potuto immaginare che esistesse in America.”

Giochi di strada, anch’io ci giocavo-“Sul marciapiede nei lunghi mesi di vacanza facevamo un gioco nuovo che si chiamava «Dichiaro guerra», con un pezzo di gesso e una palla di gomma da due soldi. Col gesso tracciavi un cerchio del diametro di un paio di metri, lo dividevi in tanti spicchi quanti erano i giocatori e in ogni spicchio scrivevi il nome di uno dei vari paesi stranieri di cui si era parlato durante l’anno. Successivamente, ogni giocatore sceglieva il «suo» paese e si piazzava ai margini del cerchio, a cavallo della riga, con un piede dentro e uno fuori, in modo da poter correre dentro in fretta e furia quando fosse venuto il momento. Intanto il giocatore designato, tenendo la palla in mano sopra la testa, annunciava lentamente, con una cadenza minacciosa: «Io… dichiaro… guerra… a…» C’era una pausa piena di suspense, e poi il ragazzo che dichiarava guerra sbatteva la palla per terra, gridando al tempo stesso «Germania!» o «Giappone!» o «Olanda!» o «Italia!» o «Belgio!» o «Inghilterra!» o «Cina!» – qualche volta gridando persino «America!» – e tutti scappavano via tranne quello contro il quale era stato sferrato l’attacco a sorpresa. Il suo compito era afferrare la palla al rimbalzo più in fretta che poteva e gridare «Stop!» Tutti allora, alleati contro di lui, dovevano fermarsi, e il paese passava al contrattacco, cercando di eliminare un paese aggressore alla volta colpendolo con la palla più forte che poteva, partendo da quelli che erano più vicini a lui e avanzando di qualche passo a ogni centro. Non facevamo che giocare a questo gioco. “

Caduto dal letto-“non prendevo più sonno senza pensare ai disegni di Lindbergh nascosti nella cartella di mio fratello. Continuavo a desiderare di chiedere a Sandy se non poteva nasconderli in cantina anziché sotto il letto accanto al mio, ma poiché avevo giurato di non parlare dei disegni con nessuno – e poiché non riuscivo io stesso a separarmi dal mio francobollo di Lindbergh – non osavo sollevare la questione, anche se quei disegni stavano veramente diventando un’ossessione e rendevano inavvicinabile un fratello della cui rassicurazione non avevo mai avuto più bisogno.”

Incubo notturno  e francobolli-“Nel sogno stavo andando da Earl con l’album dei francobolli incollato al petto quando qualcuno urlava il mio nome e cominciava a darmi la caccia. Mi gettavo in un vialetto e mi infilavo in uno dei garage a nascondermi e a controllare l’album per vedere se qualche francobollo si era staccato dalle linguelle quando, mentre fuggivo davanti al mio inseguitore, inciampavo e lasciavo cadere l’album proprio nel punto del marciapiede dove giocavamo regolarmente a «Dichiaro guerra». Quando aprivo l’album al Bicentenario di Washington del 1932 – dodici francobolli il cui valore andava dal mezzo cent marrone scuro al dieci cent giallo – rimanevo sbalordito. Sui francobolli Washington non c’era più. Immutata in cima a ogni francobollo –”

La vendetta della gamba-“Una sera, qualche giorno prima del previsto ritorno di Alvin, lucidai il suo paio di scarpe marrone e il suo paio di scarpe nere, ignorando il più possibile l’incertezza che mi spingeva a domandarmi se fosse ancora necessario lucidarle tutt’e quattro. Far brillare quelle scarpe, pulire i suoi vestiti buoni, sistemare nei cassetti del comò la roba appena lavata, tutto questo era solo una preghiera, una preghiera improvvisata rivolta agli dèi del focolare per implorarli di proteggere le nostre cinque umili stanze e tutto ciò che contenevano dalla furia vendicativa della gamba che non c’era più.”

Cantina da incubo-“Col suo fregio sbavato di muffa che correva lungo i muri imbiancati e screpolati – macchie dell’arcobaleno escrementizio in ogni sfumatura e chiazze lasciate da infiltrazioni che sembravano venire da un cadavere –, la cantina era un regno demoniaco separato dal resto del mondo che si stendeva sotto la casa intera e non traeva neanche un po’ di luce dalla mezza dozzina di sottili finestrelle orizzontali appannate dalla sporcizia che davano sul cemento dei vialetti e sulle erbacce del cortile anteriore.”

Stige“La cantina era un posto privo non soltanto di una finestra soleggiata ma di ogni umana sicurezza, e quando, arrivato al liceo, cominciai a studiare la mitologia greca e romana, e lessi nei libri di testo dell’Ade, di Cerbero e del fiume Stige, a tornarmi in mente fu sempre il ricordo della nostra cantina. Una lampadina da 30 watt penzolava sopra la vasca in cui avevo vomitato, un’altra vicino alle caldaie a carbone – fiammeggianti, voluminose e allineate come il Plutone in tre persone dell’oltretomba – e un’altra, quasi sempre bruciata, era appesa a un filo elettrico dentro ciascuna delle nicchie.”

Comincia la paura vera, Cucuzza il guardiano vigila “Intanto l’uomo più grosso che io avessi mai visto gironzolava con una pistola nell’appartamento buio, passando furtivamente da una finestra all’altra per controllare con l’occhiuta accuratezza del guardiano notturno sperimentato che nessuno fosse in agguato nelle vicinanze con un’ascia, un fucile, una corda o una latta di kerosene.”

Il complotto- “Il sindaco La Guardia dice: «È vero, c’è un complotto, e io faccio volentieri il nome delle forze che lo animano: isterismo, ignoranza, rancore, stupidità, odio e paura. Che spettacolo ripugnante sta dando il nostro paese! Dappertutto falsità, crudeltà e follia, e tra le quinte la forza bruta in attesa di darci il colpo di grazia.”

La First Lady rimette le cose a posto “Il complotto dei nostri nemici è fallito, la libertà e la giustizia sono ripristinate, e coloro che hanno violato la costituzione degli Stati Uniti saranno giudicati dalla magistratura, in stretto accordo con le leggi del paese».”

Poliziotti a cavallo, fascinazioni-“Da addestrare come poliziotti a cavallo reclutavano gli agenti più agili e atletici, e un bambino poteva rimanere ipnotizzato solo a vederne uno che mentre maestosamente e pigramente veniva giù per la strada si fermava a dare una multa per divieto di sosta e poi si chinava dalla sella per mettere il foglietto sotto il tergicristallo del veicolo, un gesto, se mai ce ne fu uno, di splendida degnazione verso l’era delle macchine. Ai famosi Four Corners della città c’erano delle postazioni di poliziotti a cavallo ciascuna delle quali era rivolta verso un differente punto cardinale, e il sabato moltissimi bambini venivano accompagnati dai genitori a vedere i cavalli in servizio e a fargli una carezza sul naso senza naso e a dargli da mangiare zollette di zucchero e a imparare che ogni poliziotto a cavallo valeva quattro uomini a piedi e, naturalmente, a fare le solite domande che si fanno ai poliziotti a cavallo, tipo «Come si chiama?» e «È un cavallo vero?» e «Di cos’è fatto lo zoccolo?»” 

 

E si torna ai personaggi reali

«L’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa. Franklin Delano Roosvelt 1933»

I veri Lindbergh-“OTTOBRE 1940. In primavera, alla Yale University Law School viene fondato l’America First Committee per contrastare la linea interventista di FDR e promuovere l’isolazionismo; in ottobre, a Yale, Lindbergh parla a tremila persone chiedendo che l’America riconosca «le nuove potenze europee». Anne Morrow Lindbergh pubblica il suo terzo libro, The Wave of the Future, un trattatello anti-interventista sottotitolato «Una confessione di fede» che suscita enormi polemiche e va subito ai primi posti nella classifica dei bestseller di nonfiction nonostante il ministro degli Interni Harold Ickes lo accusi di essere «la Bibbia di ogni nazista americano».” 

America First si scioglie, ma ci penserà Trump a ravvivarla-“dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor e la dichiarazione di guerra americana al Giappone, alla Germania e all’Italia. L’America First Committee cessa le attività e l’organizzazione si scioglie.”

La lettura fa male al magnate Ford-“la sua difesa della «Giornata da cinque dollari» gli procura molti elogi e una fama di industriale illuminato, se non di illuminato pensatore. «Non amo leggere libri, – spiega. – Mi scombussolano la mente». «La storia, – dichiara, – più o meno sono tutte fesserie».” 

Protocolli falsi o veri?-“1920. In maggio, il «Dearborn Independent» – un settimanale locale comprato da Ford nel 1918 – stampa il primo di novantuno minuziosi articoli destinati a smascherare «L’ebreo internazionale: il problema del mondo»; nei numeri seguenti pubblica a puntate il testo dei falsi Protocolli degli anziani di Sion, sostenendo che il documento – e la sua rivelazione di un piano ebraico per dominare il mondo – è autentico. Il secondo anno la circolazione del giornale sale a quasi 300 mila copie; gli abbonamenti vengono imposti ai concessionari della Ford come un prodotto della società e gli articoli fortemente antisemiti vengono raccolti in un’edizione in quattro volumi: The International Jew: The World’s Foremost Problem.” 

 

Richiami

 

 

Il romanzo  di Roth mi  riporta immediatamente  a Il buio oltre la siepe di Harper Lee, due ragazzini, una femmina e un maschio, ci mostrano attraverso il loro linguaggio “essenziale” il mondo degli adulti e  delle loro relazioni  personali, sociali e politiche, spesso  malate e incomprensibili  ai loro occhi innocenti. 

un libro bellissimo. La voce narrante è quella di una  stupenda ragazzina, Jean Louise Finch-Scout, 6 anni quando la storia inizia, che  mette a fuoco un intenso periodo di scoperta del mondo e di conferma dei suoi affetti familiari: Atticus suo padre-avvocato, Jem suo fratello e complice di 10 anni e Dill, 6 anni-primo-amore e amico estivo, la cui presenza è tanto agognata all’inizio di ogni estate.

La narrazione in prima persona ci permette di entrare nella testa e nelle emozioni di una bambina fantastica, che rappresenta anche l’ infanzia di un mondo dove regna la curiosità, la filosofia del bianco e nero, di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, dei confini netti tra i comportamenti buoni e quelli cattivi…”affascinailtuocuore

G. Simenon-EUROPA 33. Da un reportage d’autore: “Se vogliamo o se dobbiamo capirci, non è meglio conoscerci?”

 

 

Europa 33 è la storia di  un’esperienza di fotogiornalismo in “quattro” tappe: Europa 33I grandi alberghi europeiUna visita a Trockij e Popoli che hanno fame. 

Abbiamo imparato a conoscere George  Simenon per lo più tramite il suo commissario Maigret. Con Europa 33 lo  scopriamo  fotogiornalista di  grande presa. Con la macchina fotografica, lo sguardo da intellettuale curioso e la moglie al seguito, inizia la sua esplorazione nell’Europa dei tormentati anni 30.

In questa Europa mi interessava vedere i nostri amici. Qualunque scolaretto saprebbe recitare a memoria: «Gli alleati della Francia nel 1933 sono: il Belgio, la Polonia, la Romania, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia». Ma che ne sa quel bambino, che ne sa suo padre, che ne sa il suo maestro di un polacco o di uno iugoslavo? E il belga immaginato da un contadino francese ha qualche elemento in comune con un vero belga del ’33? Sono andato a far visita a tutti loro. Sono ancora in viaggio, e non busso alle porte dei ministeri e dei parlamenti, ma a quelle delle fattorie, delle case operaie e delle botteghe.

Simenon è interessato alle persone e al loro ambiente. E il viaggio che intraprende gli offre molteplici  occasioni di  investigare sui comportamenti di molti e diversi cittadini “Europei”.

“non busso alle porte dei ministeri e dei parlamenti, ma a quelle delle fattorie, delle case operaie e delle botteghe.”

Il suo sguardo descrittivo immortala l’attimo in una foto.  Un limite  insormontabile di una lettura su Kindle è la leggibilità e l’efficacia delle fotografie. Puoi solo intuire la loro  bellezza da quei  quadratini incastonati in un piccolo schermo. Peccato. Forse mi procurerò il libro  solo per vedere meglio  e godermi meglio le foto.

“«Sì, va bene. Ma come sono le strade laggiù? Che cosa mangiano? Come si vestono? Come passano il tempo quando non lavorano?». Ebbene, è soprattutto per rispondere a tali domande che ho fatto questo viaggio. Ho giurato a me stesso che non mi sarei interessato alle idee, che sarei stato un semplice operatore, un fabbricante di istantanee. Ed è per questo che ho raccontato i miei primi andirivieni con tanta minuzia. Sono riuscito, nonostante la deformazione professionale, a non fare letteratura? Lo spero e vorrei continuare così.”

Lo sguardo  e le intenzioni appaiono semplici e diretti, a tal punto che hai quasi l’impressione di essere tu, e non George, a raccontare e fotografare. Ma non cadiamo nell’inganno! È la semplicità narrativa che fa di un grande scrittore un grande fotoreporter.

E tuttavia, in alcuni casi il coinvolgimento travolge il fotografo. Ho trovato il viaggio  e le conseguenti peripezie a Odessa e in Russia eccessivamente politicizzati. La recente rivoluzione bolscevica viene stigmatizzata attraverso  le foto, le parole, i commenti, le reazioni. Non so,  è come se Simenon mettesse da parte l’ ”oggettività” dello sguardo per lasciare spazio al bisogno irrefrenabile di portare allo scoperto quello che non funziona nella nuova società. Impressioni.

Alcune immagini  restano impresse  nella memoria visiva: i giovani  vestiti di bianco, leggeri, felici e proiettati verso il futuro,  nonostante gli evidenti  condizionamenti politici e culturali.

“I giovani Russi sono allegri ma- “«Crederò nella Russia solo quando li vedrò giocare a belote». A belote o a qualsiasi altro gioco! Non giocano! Non fanno niente di inutile! Non leggono romanzi! Se si fanno il bagno è per allenare i muscoli e tonificare la pelle al sole. Se camminano per strada, lo fanno a passo di marcia. E poi frequentano i circoli.” 

 

Grandi Alberghi

Lo sguardo sui grandi alberghi europei  è spesso disincantato, talora critico, ma sempre umanamente ironico. Ciò che colpisce Simenon è l’evidente abisso tra la realtà e l’apparenza. Tra le vite dei ricchi e quelle dei poveri.

“Naturalmente ogni albergo di lusso ha la sua specificità, la sua clientela, il suo stile e il suo genere. In ogni capitale, per esempio, c’è un hotel sontuoso e vecchiotto, dove vi viene mostrato l’appartamento reale e dove ancora oggi soggiorna l’aristocrazia. Poi c’è l’albergo dalle dorature sgargianti e dal personale turbolento, che è specializzato in sudamericani e in generale nel lusso chiassoso. Cinema. Grandi banchieri. Re del cotone o della trafileria. Quindi viene l’albergo per inglesi, più sobrio, più discreto, dove nella hall e negli ascensori si incontrano sempre cani.” 

La fame nera

Tutta la sezione dedicata alla “fame vera” è molto cupa. Realistica? Forse si, ne è testimone  l’ansia montante di Simenon di non poter tornare a casa a causa dei continui  blocchi burocratici.

“Sono sei mesi che, come reporter, attraverso l’Europa in lungo e in largo, da nord a sud e da est a ovest. All’inizio non sapevo che cosa cercavo. Volevo vedere. Ho ammirato la Norvegia e i suoi fiordi, la Danimarca e i suoi sindacati, l’Olanda ricca e solo leggermente inquieta; ho incontrato Hitler e assistito alle sfilate dei nazisti; ho visto Mussolini e visitato le nuove fabbriche italiane. Poi, un bel giorno, mentre mi dirigevo verso est, ho incontrato la Fame.”

Risultano amaramente comici i  discorsi tra i quattro passeggeri al rientro  sulla nave Italiana: c’era un italiano, un turco, un francese e un tedesco…Quasi da barzelletta. La moglie è sempre dietro le quinte.

«Quella gente fa man bassa di tutte le merci e va a lavorare anche nel Mare del Nord e nel Baltico! Hanno delle vecchie bagnarole che le assicurazioni si rifiutano di garantire. Non pagano i marinai, che si accontentano di mangiare un po’ di ratatouille. E fanno pagare la tonnellata metà della tariffa praticata dagli altri». «La Grecia non è un paese!» afferma il turco. Esattamente quello che l’italiano diceva della Turchia. E più o meno quello che il tedesco pensa dell’Italia. «Quanto alla Russia…». Eccoci!”

Perché leggere Europa 33

Credo  che valga comunque la pena leggere Europa33 perché, al di là del maggiore o minore coinvolgimento di Simenon nel reportage, emergono indubbiamente  aspetti culturali  e sociali che non possono non far riflettere i cittadini Europei  del terzo millennio.

“Io sono partito con uno scopo più modesto, quello di vedere il volto dell’Europa di oggi. C’è stata un’Europa di prima del 1914, poi un’Europa squarciata dalle trincee e infine un’Europa del dopoguerra. Ma forse è ancora un’altra Europa questa Europa del 1933 che sonnecchia sotto la neve e che, come chi dorme male, è scossa da bruschi e terrificanti sussulti.”

 

Assaggi in viaggio

Patriottismo-sentono parlare in francese? Benissimo. Vi concedono che la vostra è una bella lingua, che ha avuto i suoi poeti. Ma nell’Europa centrale e orientale ci sono una mezza dozzina di lingue che derivano direttamente dal sanscrito. Sicché… Tutto questo significa che ogni piccolo paese coltiva nel suo intimo un patriottismo esacerbato, di cui i grandi paesi non hanno la minima idea. E tale patriottismo si traduce in orgoglio e al tempo stesso in suscettibilità.” 

Conoscersi -“Se vogliamo o se dobbiamo capirci, non è meglio conoscerci? Conoscere i nostri difetti e i nostri pregi, così da perdonare gli uni in ragione degli altri.”

Origine delle dittature-“La crescita delle contraddizioni sociali e nazionali spiega, a mio avviso, l’origine e la relativa stabilità delle dittature. Il fascismo non è frutto di una psicosi o di una sorta di “isteria collettiva” (ipotesi consolatoria di tanti teorici da salotto sul tipo del conte Sforza), ma di una profonda crisi economica e sociale che sta consumando senza pietà il corpo dell’Europa.

La crisi ciclica che stiamo attraversando ha solo aggravato certi processi patologici già in atto. Alla fase di crisi seguirà inevitabilmente una fase di ripresa, che tuttavia sarà più lenta di quanto ci si aspetti. Ma la situazione generale dell’Europa non migliorerà molto. Dopo ogni crisi le piccole imprese, già di per sé deboli, diventano ancora più deboli, o muoiono completamente; le imprese forti ne escono rafforzate” 

Belgio fratellino della Francia“Il tizio che ha inventato la storia del fratellino non li aveva guardati in faccia.”

Paesi Fiamminghi-“Boerenbond». Che significa: associazione di contadini. Troverò la stessa casa in tutti i paesi fiamminghi. E quasi ovunque anche lo stesso parroco giovanissimo, energico, aitante, con un’aria da studente o da venditore di automobili e in più il piglio grave della sua gente.  

In Polonia- “«Quando lascerà la Polonia dove andrà?». «In Romania». «Farebbe meglio a restare qui!». Dopo un po’ è tornato con un altro piatto: «Tipico di voi francesi! Ha solo quindici giorni per visitare la Polonia e va a perdere tempo in Romania!».

Il dormitorio di Varsavia “Non si fuma. Non si mangia. Non si beve. Ci si cura. Perché qui c’è un campionario di tutte le miserie, di tutte le deformazioni che possono martoriare un corpo umano. Vorrei che fossero tutti vecchi. Mi direi che sono dei rifiuti. E invece no! I giovani sono numerosi quanto i vecchi.”

Vilnius- “Ci sono soprattutto grandi case tristi con, alle finestre, pezzi di cartone che rimpiazzano i vetri via via che si rompono, strade innevate su cui scivolano fetide slitte, e poi poveri, poveri ogni dieci metri, poveri più poveri che in qualsiasi altro paese del mondo.”

Germania,Giornalisti e coraggio- “Una sera c’è stato un gran consiglio ed è stato deciso che serviva una scusa per mettere a tacere i comunisti prima delle elezioni. Hitler proponeva di organizzare un falso attentato contro di lui per galvanizzare i suoi sostenitori. Goebbels, più calmo, lo ha dissuaso dicendo che un falso attentato avrebbe potuto dare a qualcuno l’idea di commetterne uno vero. Allora hanno ripiegato sul Reichstag. Mancava una settimana alle elezioni, era sabato. Ho telegrafato la notizia a Parigi, al giornale della sera. Non hanno avuto il coraggio di pubblicarla. Il mercoledì sera il Reichstag bruciava e nessun tedesco dava il minimo segno di stupore! Sfido” 

Ordine, finalmente!- “Ma di che cosa stavo parlando? Ah sì! Le «ammucchiate», il nudismo, la speculazione, il freudismo, i ragazzini e le ragazzine, lo squilibrio e l’irrequietezza, lo sport, l’eroina, la cocaina e compagnia bella. Ebbene, ora decine di milioni di tedeschi hanno l’impressione che sia finita, che sia stato ristabilito l’equilibrio, che finalmente sia stato dato loro uno scopo nella vita. E l’artefice di tutto questo è Hitler! Le persone si agitavano disordinatamente, si divertivano come potevano, senza convinzione, ognuno a modo suo, e il risultato alla fine era la noia generale. Hitler li ha rimessi in riga.”

Arrangiarsi in un’ Europa all’incontrario- “«E allora? Ognuno commercia come può…!». Naturale! Come diceva quello, la merce è merce, va e viene! L’Italia fornisce armi agli ungheresi. A Herstal, fino a tre mesi fa, ne fabbricavano per le truppe di Hitler. Il Giappone ne fabbrica per il Giappone…”

I turchi “«Non sa di che nazionalità è?». «Mio padre era italiano, ma io sono nata qui a Istanbul e non ho mai lasciato la Turchia. Ora mi rispediscono nel mio paese». «Probabilmente ritroverà parte della sua famiglia». «E dove? Non so nemmeno in che regione dell’Italia era nato mio padre. Quanto a mia madre, era greca». E poi non parla l’italiano e non sa neanche se l’Italia sarà disposta ad accoglierla.”

A Istanbul per incontrare TrockijPer andare a intervistare Trockij mi ritrovo sul ponte – più affollato del Pont-Neuf di Parigi – che collega le due parti di Costantinopoli, la città vecchia e Galata. Mi sembra di essere sulla Senna in una domenica di sole, dalle parti di Saint-Cloud, di Bougival o di Poissy. Chissà come mai. Le imbarcazioni, assiepate attorno all’intrico degli imbarcaderi, mi fanno pensare ai bateaux-mouches. Sono più grandi? Non c’è dubbio.

Hanno anche una certa aria marina e l’elica smuove acqua salata. Ma è una questione di proporzioni. È l’intero scenario a essere più vasto, perfino il cielo è più lontano. Qui una riva si chiama Europa e l’altra Asia. Continua a sembrarmi una domenica di sole, di sobborghi, di balere. Sul ponte del traghetto ci sono coppie di innamorati, contadini che trasportano gabbie con dentro galli e galline, marinai in licenza che sorridono pregustando il piacere della gita.”

La Casa di Trockij- “All’interno le pareti sono spoglie, bianche, e l’unica macchia di colore sono gli scaffali con i libri. Ci sono libri in tutte le lingue, fra i quali noto una copia di Viaggio al termine della notte con la copertina malconcia.”

Lui “Lo hanno descritto migliaia di volte e non intendo farlo anche io. Vorrei soltanto riuscire a rendere l’impressione di calma e di serenità che mi ha trasmesso, la stessa calma, la stessa serenità che si respiravano in giardino, in casa e in tutto l’ambiente circostante.”

Passaporti e nuove professioni- E così chi non ha famiglia, voglio dire chi non ha più una patria, vaga di consolato in consolato, di dogana in dogana, alla ricerca di un posto dove gli sia permesso lavorare. E per quanto tragica sia la situazione, c’è sempre qualcuno che ne approfitta. Ci sono in giro dei veri e propri specialisti nell’aprire le serrature più complicate e nello scassinare le casseforti più sicure. Si mettono serrature alle porte dei paesi? Nello stesso momento, se così possiamo dire, nasce una nuova professione: quella delicata e lucrosa del fabbricante di passaporti! Ne ho incontrati alcuni ad Atene, a Istanbul, a Budapest, perfino a Marsiglia.” 

Kafedj- “Stavo per fargli avere un passaporto rumeno ma, all’ultimo momento, mi hanno chiesto un prezzo troppo alto. Insomma: è persiano…». E mi mostrò un passaporto nuovo con le armi di Persia. «È falso?». «Niente affatto. È assolutamente autentico. Non mi arrischio mai con i falsi. È troppo pericoloso…». «Ma lui parla persiano?». «Che importa?». «Se non sono indiscreto, quanto costa un passaporto come questo?». «L’ho avuto per poco: cinquecento franchi. Va detto però che non vale un granché. Per un passaporto italiano, per esempio, ci vogliono dai duemila franchi in su…». «Sempre veri?». «Quasi sempre. Bisogna sapere a chi rivolgersi, conoscere il personale dei consolati…». «È un’attività che rende bene?». Alzò le spalle di fronte a un tale candore.” 

Ucraina, dal Pireo passando per Smirne a Odessa- “Odessa, autentica capitale del Sud, è attrezzata per ricevere e sorvegliare gli stranieri. Ma io ho voluto fare anche il giro del Mar Nero su un’imbarcazione russa e fermarmi nei vari porti. A Sebastopoli, Jalta, Novorossijsk, Batum, che non vedono mai un turista, l’organizzazione è meno perfetta. E sulla nave, che in genere gli stranieri non prendono, non c’è ombra di organizzazione.”

Migranti-Lasciare la Russia-“Non ho mai visto uno spettacolo simile. Molto probabilmente non lo vedrò mai più. Gente in fila con tutto quello che possiede, materassi, un canarino, vecchie brocche, stracci, un fonografo guasto, bambini e chissà che altro…” 

Assaggi dal web: il respiro malato dell’Europa

“Un viaggio complesso quello di Simenon e di questo Europa 33. Un viaggio che, proprio dal titolo, ricorda l’invito del medico al paziente mentre ne saggia il respiro: dica 33. Che qui diventa, oltre che un anno cronologico, esattamente lo stetoscopio di uno scrittore che ne vuole sentire non solo il respiro ma, ancor più, il cuore e i nervi. E allora eccoci condotti, senza paternalismi, attraverso un continente che non sapeva di esserlo, che talvolta non lo accettava (come oggi) e che viveva di miseria e nobiltà (decaduta) tra case misere e alberghi di lusso. Tutto, sempre, raccontato mescolandosi alle persone di cui racconta, vivendone le parole ma, soprattutto, i gesti, le contraddizioni, le bugie, le idiosincrasie. Quelle frontiere che, allora come ora, erano prima mentali e culturali e poi fisiche.” L’ottavo

 

 

 

 

H. Janeczek-LA RAGAZZA CON LA LEICA. Gerda Taro, “una chimera di gran classe” al servizio della fotografia e della libertà.

Tutto ruota intorno a Gerta Pohorylle/Gerda, giovane donna di Stoccarda, esuberante, intelligente, coraggiosa e  anticonformista,  affamata di vita. Spiriti guida della sua vita, e di  quella dei suoi amici e amanti, sono la fotografia e  la passione civile che, insieme a una buona dose di incoscienza e di spirito di avventura portano Gerda in Spagna durante la guerra civile, per testimoniare con i suoi scatti la rivoluzione e i rivoluzionari. Ed è qui  che un carro armato pesante e senz’ anima pone fine alla sua giovane vita, cogliendola nell’attimo fatale in cui  sta per scattare l’ennesima foto dell’attimo fuggente.

“con quel passo aereo, libera di svoltare l’angolo e sparire come un sogno, una chimera di gran classe…”

R.Capa- Gerda compra mughetti a Parigi-1maggio 1937

È Parigi, città magica e agognata da tutti gli intellettuali e i rifugiati del tempo, a favorire la nascita e la maturazione di quella coscienza rivoluzionaria che spingerà Gerda, André Friedman (Robert Capa) sua anima gemella, Ruth, Fred e Lilo Stein, Csiki,Willy, Seiichi e tanti altri  verso la Spagna, in soccorso della resistenza alla dittatura. Ma è l’amore o l’attrazione per Gerda a creare l’alchimia profonda tra questi  giovani straordinari.

La grande storia si affaccia tra gli scatti di quelli che diverranno i maestri della fotografia moderna: la montante follia delle persecuzioni naziste, la folla di profughi alla ricerca di un passaggio verso la salvezza, in Spagna, in Francia e poi, mentre i nazisti avanzano inesorabilmente,  in America o in qualche paese sudamericano.

Colpiscono alcuni personaggi, come Csziki  in fuga dagli invasori nazisti , con lo zaino in spalla pieno di  negativi dei suoi amici fotografi da portare in salvo. Nella missione coinvolge consoli, primi ministri  e persone sconosciute, affidando loro il prezioso carico.

“… al posto delle praline artigianali, ripone nel reticolato le prove più schiaccianti di ciò che è accaduto in Spagna – una selezione dei negativi di Capa, Chim e Taro – contrassegnando i riquadri sul coperchio in una chiarissima grafia a matita. Terminato il lavoro, infila le scatole in uno zaino e, caricatoselo in spalla, inforca la bicicletta. Sulle ruote appesantite dai minimi averi personali, si fa largo sulle routes nationales intasate dai parigini in fuga, pedalando fino a Bordeaux o a Marsiglia. Forse pedala fino a Bordeaux e poi prosegue senza bici per Marsiglia, ma sta di fatto che pedala pure per la sua vita, la vita di un ebreo di Budapest gravato di un bagaglio che lo tradirebbe come complice di chi si è opposto con la fotografia alla prima guerra nazifascista sul continente.”

La narrazione per punti di vista mantiene sempre al centro Gerda, sempre uguale e fedele a se stessa. Willy Chardack “il bassotto” cerca di mettere in fila eventi, ricordi e sensazioni, riaccendendoli nella mente e nel corpo, ogni volta che ne parla.  Georg Kuritzkes va avanti e dietro nel racconto mostrando tutto il suo coinvolgimento con le vicende storiche e personali, e con  le persone raccontate. Anche Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, racconta Gerda dal suo punto di vista, femminile e professionale, ma sempre con rispetto e affetto.

“Ciascuno ricorda ciò che gli serve, quel che lo aiuta a mantenersi in sella. E il dottor Kuritzkes vuole solo tenersi la «sua Gerda», anche se sa che non esiste. Gerda la temeraria, l’imprevedibile, la volpe rubia, che non rinuncerebbe a qualsiasi morso di felicità si possa rubare al presente.”

Gerta Pohorylle e André Friedmann, o meglio  Gerda Taro e Robert Capa, invadono il  romanzo  con il loro amore e il loro sodalizio professionale.  Due facce della stessa medaglia, anche se quella di Gerda sembra essere la più luminosa, mentre quella di Robert è senz’altro quella di maggior successo, successo  che  Gerda ha ben capito come raggiungere:

“«Ho capito come va il mercato.» «Ah sì?» rispondeva Ruth distratta, perché la pausa teatrale lo richiedeva. «Non basta essere tempestivi eccetera. Bisogna avere i nomi giusti, sennò crearli. Credi che un caporedattore sappia distinguere la semplice bontà di un’immagine? Raramente. La fotografia è fatta di nulla, inflazionata, merce che scade in un giorno. Si tratta di saperla vendere» concludeva Gerda, e alzava gli occhi trionfanti e birichini verso la strada.”

I ricordi, i flashback, le epifanie intercalate con descrizioni e dialoghi rendono la narrazione pulsante, incalzante, ma a tratti troppo sincopata, abbondante e  non sempre  facile da seguire. Nell’epilogo l’autrice riporta un monito che le è stato rivolto dagli amici: “Non abbandonarti all’eccesso di documentazione”.

In effetti il romanzo provoca a tratti una sindrome da sovraccarico di informazioni, ma rimane comunque un “docunovel”(biografia…) ricco di spunti di vita, d’amore, di bellezza e anelito verso la libertà in tempi bui che si spera non tornino più. Attraverso l’arte della fotografia i lettori sono spinti a riflettere su un’epoca complessa e su una realtà femminile forte e decisa, sebbene  fragile e appassionata.

Tempi tormentati e complessi quelli in cui hanno vissuto i grandi fotografi descritti nel romanzo, ricchi di  contraddizioni, tra  bellezza e  orrore. Tornano  tutti nella storia di Janeczek: il nazismo, la guerra civile in Spagna, la crisi economica in Europa, lo scoppio della seconda guerra mondiale, le persecuzioni, i campi di internamento, le lotte partigiane, il dopo-guerra in Italia, il neorealismo, il trionfo della fotografia.  La fotografia esplode come forma d’arte e testimonianza. E la Leica?

Giovane miliziana si allena sulla spiaggia di Barcellona 1936 foto di Gerda Taro

La Leica è una macchina fotografica piccola e perfetta. Ricordo quella di papà, che anche noi figlie abbiamo usato da bambine e da ragazze. Ora non so dove sia andata a finire, ma porto con me il ricordo di tutti i bei momenti  legati ai suoi scatti, cravvivati da questo romanzo.

Anonimo 1937 -Gerda Taro

“Fred Stein ha imparato da solo, grazie al dono di nozze di una Leica e a Lilo che lo assiste. È la Leica, dice, che gli ha insegnato a fotografare, la porta sempre al collo, la tratta come un’estensione del suo corpo. Non può farci nulla se quella simbiosi si scontra con la diffidenza dei clienti che, abituati a un imponente abracadabra, dubitano che da un congegno poco più grande di un portafoglio possa uscire un ritratto accettabile.”

Il mondo di Gerda Taro

Vuoi  entrare nel mondo di Gerda Taro  per conoscerla meglio? Vuoi vedere alcune tra le sue foto più belle? Vuoi incontare Capa, suo grande amore? Pieter suo primo fidanzato? E Lipsia? E tanto ancora ? Vai a  IL MONDO DI GERDA TARO di Helena Janeczek

Soldato repubblicano-Gerda Taro- Brunete- luglio 1937

Ho trovato  molto interessante anche  il saggio  di   Anna Trevisan  Gerda Taro. La cacciatrice di luce (Finnegans.it) Leggetelo e gustatevi le foto  di Taro e Capa . 

Assaggi

Arrivano i lupi e divorano tutto“Così erano arrivati i lupi. Si erano moltiplicati grazie all’errore di sottovalutarli, crederli bestie feroci ma primitive, confonderli con i pastori tedeschi, animali domabili, sfruttabili a propria convenienza. Non si sarebbero avvicinati alle case se il paese non fosse stato così affamato. Adesso non erano più soltanto i piccoli borghesi, gli invalidi, i lumpen e il sottobosco criminale a farsi irretire dalle camicie brune. A ogni fabbrica, magazzino, cantiere, altoforno che chiudeva o riduceva produzione e organico, la massa del proletariato si sfaldava. La fame era una cattiva consigliera, e la disperazione anche peggiore.

Epifania.  L’ odore di lavanda- “Il dottor Chardack è incerto se meravigliarsi di quel ricordo così intatto. Non gli pare di averlo mai richiamato, tantomeno condiviso con qualcuno. Sono trascorsi venticinque anni da allora, ma non è quel numero che conta. Conta che il passato andrebbe lasciato stare, con i morti al loro posto, ma ormai s’è presentato quel ricordo così intatto da richiamare persino l’odore di lavanda. Le cose che non usi, che non sciupi, che metti via per bene, saltano fuori quando capita, inalterate.”

Che cosa è un nome…la scelta giusta- “«Come diceva il poeta maledetto: Je est un autre. Dovete chiamarmi Robert Capa.» Tutto qui? Seiichi aveva accennato un applauso. Friedmann era raggiante. Gerda ripeteva «Robert Capa» con l’accento francese, inglese e tedesco, tenendo a rimarcare che non si storpiava in nessuna lingua ed era molto orecchiabile.”

“«Come ti viene in mente!» aveva replicato André. «Noi abbiamo pensato a Robert Taylor, e per lei a Greta Garbo. Niente più Pohorylle. Voilà, da oggi sarà Gerda Taro.» «Anche lei americana, immagino.» «Non importa, internazionale» aveva ribattuto Gerda. «Solo Robert Capa deve essere americano.»

I soldi per il cinema si trovano sempre- “Forse sarebbero venute giù lacrime sentimentali davanti a un altro schermo, se non fossero state costrette a contare gli spiccioli in borsa. In quel periodo avevano dovuto rinunciare alla Garbo nel melodrammatico Velo dipinto e alla torbida Dietrich nell’Imperatrice Caterina, ma una domenica piovosa si erano concesse la seconda visione dei Ragazzi della via Pál, facendosi accompagnare dal Bassotto che non aspettava altro.

Le poche volte in cui non si lesinavano una sera al cinema, preferivano però film comici: come ai vecchi tempi, quando l’elegantissima ragazza di Stoccarda rideva come una matta di Stanlio e Ollio lasciando incredula la nuova compagnia di Lipsia. Fuori dalle sale cinematografiche, tra le palpebre di Gerda affioravano soltanto incontinenze minime di rabbia, velature di dispiacere e soprattutto travasi di orgoglio ferito. Lacrime di preoccupazione, dolore o impotenza erano cedimenti al catastrofismo di cui, in quei tempi, conveniva liberarsi.”

Cosa affascina i parigini- “«Ah, i parigini che si credono tanto smaliziati! I direttori dei giornali, e pure quelli della nostra parte, che morire se ti alzano il cachet di due centesimi, a te povero rifugiato antifascista. Ma quando racconti di un americano che gira il beau monde di tutta Europa, non vedono l’ora di incontrarlo. Très désolés, ha portato la sua ultima conquista a Venezia, non abbiamo idea di quando torni. E chi sarebbe la ragazza, una famosa? Questo non possiamo certo dirlo.»”

Capa e Rossellini- “Conoscevo di sfuggita il suo amico David ‘Chim’ Seymour, lo incontravo a Trastevere da Checco er Carrettiere, scendeva sempre all’Hotel d’Inghilterra. Aveva grandi esigenze da buongustaio, bizzarre per uno straniero che di solito non distingue neanche una pasta scotta, e coltivava un’eleganza incongrua con quell’aspetto pasciuto da maestro: l’antitesi di un paparazzo, così discreto che si capiva come mai fosse il ritrattista preferito delle dive – la Loren, la Lollo, la Bergman che ai tempi dello scandalo gli diede l’esclusiva – ma così orbo che sembrava improbabile come fotografo di guerra. Capa invece attraeva per la sua fama romanzesca, le voci su una tormentata liaison di cui la Bergman si era consolata con Rossellini. L’hai conosciuto in Spagna? Magari in quelle foto dell’addio alle Brigate Internazionali, straordinarie, compare pure la tua faccia?»”

Sensi di colpa- “No, lui non ha nulla da rimproverarsi, visto che avrebbe potuto rimanere a Napoli anziché partire per la Spagna, e poi è stato il filo tiratissimo della fortuna a farlo arrivare intero al momento della resa del nazifascismo. Però gli pesa, a volte, la semplice ingiustizia di essere vivo.

Gerda parla la lingua di tanti- “«Ah, et ce chien maintenant c’est le chien personnel du commandant» aveva detto il compagno belga. «Mais si le commandant lui parle en sa langue maternelle, le polonais, je ne sais pas…» Gerda invece lo sapeva, lei sapeva parlare al pastore tedesco in polacco, e il cane era felice di trottarle dietro o di fermarsi ai suoi comandi. Gerda sapeva rivolgersi a quasi tutti gli interbrigatisti nella loro lingua, con qualche frase conquistava battaglioni e generali, incantava commissari politici e censori.”

Gerda non lascia andare nessuno. Niente finisce- “No, a Gerda non piacevano le cose che finivano. Non aveva mai lasciato che nessuno dei suoi uomini uscisse dal suo raggio. Neanche nel caso della loro acciaccata amicizia aveva mostrato il tatto di ricalibrare le distanze, cosa che mandava così in fumo Ruth da farle cambiare marciapiede, l’unico a degnarla di un’occhiata mesta era il Bassotto. No, Gerda non concepiva che qualcosa potesse rompersi per sempre: solo transizioni, fasi, capitoli, dove il punto finale, messo da lei stessa, anticipava l’urgenza di voltare pagina. Perché a Gerda piacevano le cose che cambiavano.”

Il paradosso delle donne-  “«Sai qual è il paradosso?» si illumina Ruth. «Il paradosso è che per una donna è più facile. Senz’altro per una signorina come Gerda che eccelleva nel conservare i bei modi, la facciata. Sorridi e scherzi, conosci la tua parte, sei allenata a farlo da una vita. Quale uomo si insospettirebbe davanti a una ragazza spensierata? Basta apparire e fare finta di niente. Resistere è fare finta di niente, resistere è recitare. Gli uomini pensano che solo loro sono capaci di disciplina, noi donne non siamo nemmeno state ammesse come ausiliarie dopo lo scioglimento delle milizie repubblicane. Invece Gerda si era addestrata ben prima di avventurarsi come un soldato su un campo di battaglia. E in ogni caso, sotto la tuta operaia, la gonna affusolata o la divisa militare non resta sempre la persona umana, ein Mensch?»

Canone del ritratto secondo Stein“In un articolo del ’34, scrive che un ritrattista deve catturare «la storia e il carattere che ogni modello possiede», compito ideale per la Leica, così «disarmante» nella sua piccolezza. Notevole la coerenza con cui traduce quel pensiero in metodo: non solo sceglie i soggetti per stima e affinità, ma prima di incontrarli si prende il tempo per studiare le loro opere e poi per dialogare in modo da far dimenticare la seduta.”

Il ritratto di Einstein- “L’episodio più esemplare risale al ’46, quando Einstein gli concede dieci minuti e finisce per parlare con lui per due ore. Il ricavato sono appena venticinque fotogrammi. Nel ritratto, che diventa uno dei più celebri, ha uno sguardo dolce addolorato e non sorride, Albert Einstein. Un’immagine che mira a cogliere la storia e il carattere di un uomo deve essere in grado di non ridurlo a uno specchio o a un oggetto, fosse anche la più attraente delle icone.”

La Germania post bellica…lavata con il Persil- “Il paese è stato lavato con il Persil in una di quelle lavatrici che adesso tutti sognano: ne è uscito candido e decisamente apprettato.» Gli descrivono cauti il loro stato di malessere. Lo interpellano in qualità di specialista «perché il mio dottore dice che non ho niente, ma dietro mia insistenza mi ha prescritto queste pillole». Quali consigli può dare lui, per lettera, quando nell’intera Bundesrepublik non conosce il nome di un collega da raccomandare?”

Un salto al cinema neorealisata con il dottor Georg“Intanto qui hanno girato il più grande capolavoro del cinema recente, Roma città aperta: proprio la sequenza dove ammazzano la Magnani e portano via il tipografo. Rossellini non s’è inventato niente. Questo era davvero un covo sovversivo, o una roccaforte, se preferisci. Uno lo hanno fucilato alle Fosse Ardeatine, tre deportati a Mauthausen e non sono più tornati. Ma erano in tanti, era il quartiere intero, erano tutti i quartieri popolari, e questo più degli altri. Non come a piazza Barberini, con le tue contesse nere felici di aver trovato il medico tedesco per curarsi i nervi…»”

Gerda, l’amica comune- “«Avevamo un’amica in comune che è morta in Spagna. Oggi nessuno sa più chi era Gerda Taro. Si è persa traccia persino del suo lavoro fotografico, perché Gerda era una compagna, una donna, una donna coraggiosa e libera, molto bella e molto libera, diciamo libera sotto ogni aspetto.» Mario deve avere capito, evita di porgli altre domande.”

G.Bocca-IN CHE COSA CREDONO GLI ITALIANI? Dagli anni 80 ad oggi siamo molto diversi?

In che cosa credono gli italiani?(Longanesi&C-Milano 1982)

Capitolo dopo capitolo Giorgio Bocca analizza tutti gli elementi che ispirano  la vita degli Italiani degli anni 80. Tuttavia, il lettore del terzo millennio non stenterà a riconoscersi in molti aspetti del  ritratto preciso e ironico  che lo scrittore fa dei cittadini  del Bel Paese.

 

O no? Vale la pena di soffermarsi  a leggere questo libro, e davvero “il Mistero Italia” ci sorprenderà.

Procediamo per assaggi, partendo dal titolo dei singoli capitoli.

PUBBLICA MENZOGNA E VERITÀ PRIVATA

“In cosa credono gli Italiani? Di certo nella menzogna pubblica e nella verità privata. Ci credono perché davvero convinti che il prossimo ci creda? ma no, piuttosto pensano che il modo opportuno e concesso di vivere in pubblico sia mentire o tacere e si rifanno con le verità private[…]Gli umili mentono per necessità, i potenti per scaltrezza e per arroganza, i menestrelli e i propagandisti per mestiere e per abitudine:”

LA NAZIONE SCHIZOFRENICA

Per avere il voto delle masse bisogna regalare loro un sogno.

“Gli Italiani credono nella loro schizofrenia, cioè che sia doveroso, anzi necessario, rivolgersi prima al dogma, al verbo, alla verità rivelata, alla sacra scrittura, alla politica come scienza, alla Città del Sole, al Sol dell’avvenire e a tutte le astrazioni che non servono a vivere nell’ attuale, salvo poi tentare di correggerle, di tradurle in pratica ricorrendo  a un pragmatismo anarcoide, individuale, familista.” E segue un esempio illuminante: L’intellettuale vero per gli Italiani…

LE CORNA E IL DIAVOLO

 Sant’Antonio fa ritrovare gli oggetti perduti!

“Gli Italiani credono nelle corna, nel diavolo, nel gatto nero, nei morti che tornano, nei fenomeni e segni e significati che, per essere incerti e relativi, esercitano la loro ambiguità e flessibilità: debolezze ma anche qualità della nazione[…] L’esempio più incredibile e universale?  Il culto di Sant’ Antonio da Padova è superstizione? Certamente sì ma la Chiesa finge di non accorgersene, lascia che milioni di  fedeli credano nei poteri del santo. C’ero e forse ci sono anch’io fra essi: era un pomeriggio d’Agosto…”

TENGO FAMIGLIA

«SCRIVE Luigi Barzini: La famiglia italiana è una cittadella in territorio ostile: entro le sue mura e tra i suoi componenti, l’individuo trova consolazione, soccorso, consiglio, nutrimento, prestiti, mezzi, alleati e complici che lo aiutano nelle sue imprese. Nessun italiano che abbia famiglia è solo» E sì, la famiglia è l’unica istituzione che accomuna tutti: anarchici, democratici, belli, brutti, onesti disonesti e così via.”

ITALIANI BRAVA GENTE

“Gli italiani credono di essere buoni[…]Buoni nell’accezione di civili, convinti da esperienze secolari che la ferinità non paga. Mussolini manda i nostri soldati «a spezzar le reni alla Grecia» e l’armata « si agapò», si diede all’amore. La IV armata che occupava la Francia provenzale era nota come «l’armata profumo», si interessava più al commercio delle essenze uscite dagli alambicchi di Grasse o di Vence che di rastrellar partigiani ed ebrei[…]Comunque, buoni o cattivi che siano, gli italiani non sono sanguinari: chi praticava la tortura nella guerra civile era disprezzato da entrambe le parti…”

URLO DUNQUE SONO

“Gli italiani credono nella fortuna e nella felicità da fragore, celebrano le loro feste con botti, castagnole, petardi[…]Il fragore ci viene insegnato fin dalla più tenera età: la domenica i bravi genitori milanesi portano i loro bambini a Linate, sul terrazzo, perché si spacchino gli orecchi  ai fragori  orrendi dei jet in partenza. Il costruttore Berlusconi, dal canto suo, ha scelto proprio la fascia di territorio che sta sotto l’urlo dei jet per fabbricarvi i suoi  villaggi residenziali”

Seguono esempi quasi fantozziani. Oggi gli orecchi nostri e dei nostri bambini sono spaccati  da dispositivi elettronici demoniaci!

FRA L’EUROPA E IL CAMPANILE

“Gli europei che credono più fortemente nell’ Europa sono gli italiani, almeno a giudicare dalla loro partecipazione alle prime elezioni europee: Ravenna ha dato il massimo di voti come città, Ferrara come provincia. Le nostre strade sono piene di cartelli che, sotto il nome di un paese, aggiungono: comune d’Europa.”

Ma il campanile chiama sempre imperioso, forte e chiaro, anche con le sue mille campane…

“Nei momenti di crisi, di transizione gli italiani ripiegano sul localismo[…]Quando il localismo vigoreggia e riduce la cosa pubblica a trattative bilaterali. Come si usa dire, fra i gruppi familiari e il notabile locale. Sindaco o parroco che sia., i sociologhi, che arrivano sempre a buoi usciti dalle stalle, vi spiegano il perché. In questi mesi abbiamo letto il Duverger francese e l’Alberoni nostrano e appreso che nel declino dei grandi valori nazionali, patriottismo, bandiera, esercito, re, medaglie al valore; nella crisi sempre più chiara dei miti progressisti come la buona scienza o l’esplorazione dell’universo; nell’ implacabile, soffocante tempesta dei mass-media che cercano di ridurre tutto ai comuni denominatori dei prodotti di largo consumo, milioni di persone in Francia come in Italia vanno in cerca di una loro identità nel localismo, ritrovano se stesse negli odori, nei sapori, nelle memorie, nelle forme del luogo natio”

Oggi siamo diventati molto meno Europeisti e il localismo sta assumendo la forma di un nazionalismo retrivo, cieco e pericoloso.

CREDENZE VARIE

“Dalle contraddizioni fondamentali fra menzogne pubbliche e verità private, fra ideologie astratte e pratica anarcoide, dalla continua escursione fra l’immaginato  sublime e il reale deludente[…],da queste e da altre contraddizioni nasce il il bisogno irrefrenabile dell’ autodenigrazione che fa da pendant al bisogno di esterofilia esagerate[…]Il verbo sistemare fa da contrappeso al sistemarsi: o qualcuno sistema te o tu minacci di sistemare chi non ti sistema o insidia la tua sistemazione…”

VIVERE NELLA STORIA

“Non so se sia corretto dire che gli italiani credono nella storia, sia pure alla loro maniera, fra grandi nostalgie e senso di fastidio, fra gli impossibili ritorni e il tira a campare delle guide turistiche. Ma penso si possa dire che gli italiani vivono dentro una storia che non ha paragoni in altre nazioni dell’occidente, tremila anni di grande e grandissima storia, la quale bene o male conta nella vita quotidiana, nel modo di pensare, di comportarsi.”

VIVERE NEL MITO

Gli italiani vivono nella storia e ci credono, ma in una storia così lunga da arrivare sino ai paesaggi incantati, ai giardini magici  del mito. E mi pare sia la Grecia italica a mostrare nel modo più evidente questa mescolanza di mito, storia, attualità, di ciclopi che continuano a scagliare rupi incandescenti nel mare, vicino al porto naturale di Siracusa dove il genio tecnico di Archimede varò la più grande nave del mondo antico.”

IL MISTERO ITALIA

“Allora gli italiani sono comunisti, socialisti, fascisti? No, sono soltanto insicuri, passati per secoli di miseria e delusioni;  non credono ancora nella stabilità di questo benessere; sono perennemente in cerca di assicurazioni, di ammortizzatori, di tranquillanti.”

 

Non è facile vivere nella storia, nel mito, e, nello stesso tempo affrontare le sfide del presente per costruire una prospettiva futura efficace, ma una certezza viene in soccorso del nostro popolo meraviglioso:

 

LA MACCHIA ROSA- Fiori rosa, fiori di…ritorno ai giochi. Ci siamo quasi! Buon 25 Aprile.

Dalla mia finestra vedo spuntare con forza e allegria una piccola macchia rosa nel prato disordinato del parchetto vicino casa. Fiorellini che sprizzano energia e voglia di vita e giochi!

Buon 25 Aprile di memoria, speranza e resistenza!

 

25 aprile collage

A. Dumas-GARIBALDI. Gesta epiche di un grande Italiano per la libertà dei popoli, nella cronaca di un grande scrittore.

garibaldi-Dumas


Passato e Presente, il programma di Rai Cultura, ha aperto una finestra dalla quale mi sono affacciata volentieri per cogliere l’eco Garibaldina, attraverso le parole di un grande scrittore.


Alexandre Dumas e il Risorgimento Italiano. Alexandre Dumas è il celebre e prolifico romanziere francese noto al grande pubblico per i suoi avventurosi romanzi storici, tra i più noti “Il conte di Montecristo” e la trilogia de “I tre moschettieri”.

Ha attraversato l’Ottocento, il secolo del romanticismo e dei moti rivoluzionari europei, non solo come scrittore, ma come patriota francese e come carbonaro italiano nel 1832, attività poco nota della sua vita. A “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda martedì 10 marzo alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia, Paolo Mieli e Lucio Villari analizzano il rapporto tra il grande romanziere francese e il Risorgimento italiano.

Qualche decennio dopo Dumas incontrerà Giuseppe Garibaldi, e darà un grande contributo alla diffusione del mito dell’eroe dei due mondi. Lo scrittore parteciperà personalmente alla spedizione dei Mille e ne racconterà le mitiche gesta nel volume “I Garibaldini”. Ma quanto c’è di romanzato sul personaggio di Garibaldi nella versione di Dumas?”  RAI Ufficio Stampa 

In Garibaldi, Dumas fa raccontare dallo stesso protagonista il suo percorso di vita e di lotta per la libertà, fino  alla sanguinosa guerra in difesa della Repubblica Romana. Sembra la cronaca di un corrispondente di guerra al fronte. Il ritmo è serrato, realistico, incalzante e profondamente empatico, dal momento che il narratore è il protagonista degli eventi raccontati.

Echi virulenti…cosa fa l’eroe mentre il morbo infuria?

“Al mio ritorno ritrovai Marsiglia pressappoco nello stato in cui la vide Monsieur de Belzuce all’epoca della peste nera nel 1820. Il cholera-morbus faceva terribile strage degli abitanti. Molte persone avevano abbandonato la città, che sembrava un cimitero. I medici chiedevano dei benevoli. Tale è il nome che si dà negli ospedali a quelli che prestano volontariamente il loro aiuto. Mi offrii insieme a un triestino che era venuto da Tunisi con me. Entrammo come aiutanti nell’ospedale, e ci dividemmo le fatiche diurne e notturne. Quel servizio durò un paio di settimane. In capo a quindici giorni, poiché il colera era diminuito d’intensità.”

Garibaldi

In alcuni passaggi Garibaldi, impegnato negli affanni della guerra, “lascia” il posto ad altri suoi compagni di lotta. Il regista di questo racconto corale è lui, Alessandro Dumas, lo scrittore che ha infiammato milioni di lettori con i suoi racconti d’avventura, d’arme, d’amore e di passione. Il suo intento è quello di accompagnare l’ Eroe dei Due Mondi nelle sue gesta e di contribuire a costruire e consolidare la sua immagine mitica nell’immaginario collettivo dei paesi che ha contribuito a “liberare”. E non solo.

Una lettura gradevole, e utile a noi Italiani per “rinfrescare” le pareti della nostra comune casa della memoria.

 


Assaggi


I maestri di Garibaldi- “Fra i maestri, ricordo con particolare riconoscenza papà Giovanni e il signor Arena. Dal primo trassi poco profitto, perché ero più disposto a giocare e a vagabondare che a studiare. Tuttavia, mi rimane il rimorso di non avere studiato l’inglese come avrei potuto fare, rimorso ridestatosi in tutte le numerose circostanze nelle quali ho avuto a che fare con inglesi. Inoltre, le lezioni di papà Giovanni, che era amico di casa, furono poco proficue a causa della dimestichezza che avevo con lui. Al secondo, eccellente maestro, debbo quel poco che so; ma soprattutto gli serbo eterna riconoscenza per avermi iniziato alla mia lingua madre con l’assidua lettura della storia romana. Spesso in Italia, e specialmente a Nizza, la cui vicinanza con la Francia influisce sull’educazione, si commette la grave colpa di non istruire i bimbi nella lingua e nella storia; io ne sono dunque debitore a quelle prime letture nonché alla persistenza quotidiana di Angelo, mio fratello maggiore, nel raccomandarmene lo studio: quel poco di conoscenza storica che sono giunto a possedere e la facilità con cui mi esprimo sono merito loro. I primi viaggi Terminerò questo primo periodo della mia vita con il racconto di un fatto, che sebbene di lieve importanza, darà un’idea della mia disposizione alla vita avventurosa. Stanco della scuola e annoiato”

Fughe adolescenziali “«O primavera, gioventù dell’anno! o gioventù primavera della vita!», ha detto Metastasio. Io aggiungerò: come tutto diventa bello al sole della gioventù della primavera! La mia vocazione era di correre sui mari.”
Roma regina- “Lungi dal diminuire, il mio amore per Roma ingigantì nella lontananza e nell’esilio. Spesso, fin troppo spesso, dall’altro emisfero, alla distanza di tremila leghe, domandavo al cielo la grazia di rivederla. Roma era per me l’Italia, perché io non so concepire l’Italia che nella riunione delle sue sparse membra, e Roma è per me il vero simbolo dell’unità italiana.”

Sansimonisti“L’apostolo cominciò col dimostrarmi che l’uomo, quando difende la sua patria o quando attacca un altro paese, non è che un soldato, ammirevole nella prima ipotesi, ingiusto nella seconda; ma che l’uomo il quale, facendosi cosmopolita, offre la sua spada e il suo sangue a ogni popolo che lotta contro la tirannide, è più di un soldato, è un eroe. Improvvisamente una luce irradiò il mio spirito.”

Fuga verso la libertà– “avvicinai alla finestra come per guardare fuori – dalla finestra al suolo vi erano circa quindici piedi – feci un salto, e mentre i doganieri, meno lesti o più amanti delle loro gambe, scendevano la scala per raggiungermi, mi trovai sulla strada maestra, dalla quale uscii subito per internarmi nella montagna. Non conoscevo la via, ma ero marinaio: mancandomi la terra, mi restava il cielo, gran libro su cui ero solito leggere la mia strada. Con l’aiuto delle stelle cercai dunque di orizzontarmi, e mi diressi verso Marsiglia. Il giorno dopo, di sera, giunsi in un villaggio del quale non ricordo il nome.”

Garibaldi poeta– “a proposito, molti miei amici dicono che sono un poeta. Ebbene, se non si può essere poeti che a condizione di comporre l’Iliade, la Divina Commedia, le Meditazioni di Lamartine, o le Orientali di Victor Hugo, io non sono poeta; ma se per esserlo basta passare intere ore a cercare nell’acqua azzurra e profonda i misteri della vegetazione sottomarina o restare in estasi dinanzi alla baia di Rio Janeiro, di Napoli o di Costantinopoli; se basta sognare una tenerezza filiale, le rimembranze infantili o gli amori dell’adolescenza in mezzo alle fucilate o alle palle di cannone senza riflettere che il vostro sogno potrebbe finire con la testa fracassata o un braccio monco, allora io sono poeta.”

In cerca di cibo– “Lo spettacolo che si offriva al mio sguardo e sul quale il mio occhio si volgeva per la prima volta, per essere degnamente e completamente descritto avrebbe bisogno della penna di un poeta o del pennello di un artista. Io vedevo mareggiare davanti a me, come onde appena frementi, gli immensi spazi delle «pianure orientali», così chiamate perché si stendono sulla costa orientale del fiume Uruguay, che sbocca nel Rio de la Plata, di fronte a Buenos-Ayres. Là non si vedeva che l’opera di Dio, la terra come uscì dalle mani del Signore nel giorno della creazione. È una vasta, immensa, infinita prateria che, simile a un tappeto di verzura e di fiori, non muta che sulle rive del fiume Arroya, dove si alzano e si agitano al vento certi graziosi alberetti dalle splendide foglie.”

Poesia– “La padrona di casa mi invitò gentilmente a sedere per aspettare il ritorno di suo marito. Continuando a discorrere, la graziosa signora mi chiese se conoscessi le poesie di Quintana. Alla mia risposta negativa, mi regalò un volume di questo poeta perché in tal modo potessi, per amor suo, imparare lo spagnolo. Io allora le chiesi se avesse scritto anche lei dei versi. – Come si può, – rispose, – non diventare poeta davanti a tanta magnificenza della natura? E allora, senza farsi pregare, mi recitò alcuni versi che trovai pieni di sentimento e molto armoniosi. Avrei passato tutta la sera e tutta la notte ad ascoltare, senza darmi il minimo pensiero del povero Maurizio che mi aspettava accanto alla zattera; ma il marito, ritornando, ruppe quell’aura poetica per farmi ricordare lo scopo materiale della mia visita. Gli esposi le mie necessità, e fu convenuto che il giorno dopo avrebbe condotto un bue alla spiaggia e me lo avrebbe venduto. All’alba”

Squadrone cosmopolita– “il mio squadrone, vera banda cosmopolita, era composto di uomini di tutti i colori e di tutte le nazioni. Io li trattavo con bontà forse eccessiva per uomini del genere; ma una cosa posso affermare, ed è che non ebbi mai a pentirmi di quella bontà, perché ognuno obbediva prontamente di miei ordini, senza mai pormi nella dura necessità di punire qualcuno.”

Foresta amazzonica- “feriti come meglio si poteva, cominciammo la nostra marcia abbandonando il boschetto e cercando di seguire il margine della foresta. Quella foresta, forse la più grande che vi sia al mondo, va dai terreni alluvionali della Plata a quelli dell’Amazzonia, per una estensione di trentaquattro gradi di latitudine: non conosco la sua estensione in lunghezza, ma deve essere immensa.”

Contro gli oppressori- “Ho servito in America la causa dei popoli oppressi e l’ho sinceramente servita. Ero, dunque, nemico dell’assolutismo laggiù come in Europa, amante dei regimi in armonia con le mie opinioni, e di conseguenza avverso ai sistemi opposti… Qualche volta ho ammirato gli uomini, li ho spesso compianti, odiati mai. Quando ho dovuto riconoscerli egoisti e malvagi, ho sempre attribuito le loro cattiverie e il loro egoismo all’incostanza dei loro caratteri.”

Anita- “Certo, dovette essere uno spettacolo straordinario, vedere quell’intrepida donna, in una notte di tempesta, volare al galoppo attraverso le selve e le rocce, nella luce dei lampi e nel fragore del tuono. Anita narrava che quattro cavalieri, posti di guardia al guado del fiume Canoas, fuggirono terrorizzati da quella fosca visione. Intanto, l’audace donna attraversa il torrente che a causa delle piogge si era mutato in fiume precipitoso: lo attraversa a nuoto, attaccata alla criniera del cavallo, incoraggiando il generoso animale con la sua forte voce. Una tazza di caffè inghiottita in fretta e furia a Lages è tutto quanto prende l’intrepida viaggiatrice nello spazio dei quattro giorni da lei impiegati per raggiungere a Vaccaria il corpo del colonnello Aranha. Anita e io ci ritrovammo dopo una separazione di otto giorni e dopo esserci creduti morti ambedue. Chi può descrivere quanto grande sia stata la nostra gioia?”

Sotto l’egida del Vesuvio – “Nel mese di maggio fu benedetta la bandiera. Era di stoffa nera con sopra dipinto il Vesuvio, emblema dell’Italia e delle rivoluzioni che racchiudeva in seno. Venne affidata a Sacchi, giovanotto di venti anni, che si era battuto valorosamente nel combattimento di Cerro. Era quello stesso che avrebbe combattuto con me a Roma e che oggi è colonnello.”

La legione Italiana-“Ritornammo in trionfo a Montevideo. Il giorno dopo Pacheco convocò la legione, la encomiò, la ringraziò e consegnò un fucile d’onore al sergente Loreto. Il combattimento aveva avuto luogo il 28 marzo 1843. Ormai ero tranquillo: la legione aveva ricevuto il battesimo del fuoco. Nel mese di maggio fu benedetta la bandiera. La legione italiana con quei due combattimenti aveva destato tale spavento nelle file nemiche, che difficilmente in seguito si verificarono altri assalti alla baionetta.”

Donazioni e rifiuti: lettere d’onore– “da notarsi che questo generoso patriota per fare a noi un tale dono, sacrificava parte del suo patrimonio. Le terre che ci offriva erano di sua proprietà, non della Repubblica. Perciò, il 23 maggio seguente, epoca in cui mi fu consegnata la lettera, io gli risposi in questi termini: “Eccellentissimo signore, Il colonnello Parodi, alla presenza di tutti gli ufficiali della legione italiana, secondo il vostro desiderio mi consegnò la lettera che aveste la bontà di scrivermi in data 30 gennaio, e, unito alla lettera, un atto con il quale voi fate spontaneo dono alla legione italiana di terre tolte ai vostri possedimenti, poste tra l’Arroyo degli Avenas e l’Arroyo-Grande, al nord del Rio Negro, nonché di bestiame e fattorie esistenti in quei terreni. Voi dite di volerci fare tale dono in ricompensa dei servizi da noi prestati alla Repubblica. Gli ufficiali italiani, dopo aver udito il testo della lettera e preso nota dell’atto in essa contenuto a nome della legione italiana, hanno dichiarato all’unanimità che chiedendo armi e offrendo il loro braccio alla Repubblica non avevano inteso ricevere altra ricompensa oltre l’onore di dividere i pericoli con gli abitanti del paese che offerse loro l’ospitalità. Agendo in tal modo, essi ubbidivano alla voce della loro coscienza. Avendo soddisfatto quanto essi ritengono semplicemente l’adempimento di un dovere, continueranno, finché il bisogno lo esigerà, a dividere i travagli e i pericoli dei nobili montevideani, ma non desiderano altro premio e altra ricompensa alle loro fatiche.”

Cronaca di guerra– “Era tempo: la cavalleria nemica già ci avvolgeva ai fianchi e alle spalle. La mischia fu terribile. Parecchi uomini della fanteria nemica dovettero la loro salvezza a una rapida fuga. Questo mi diede tempo di far fronte alla cavalleria. Vedendo gli italiani combattere come dei giganti, una ventina di cavalieri, condotti da un bravo ufficiale chiamato Vega, vergognandosi della fuga di Baez, volsero le redini, preferendo dividere il nostro pericolo piuttosto che continuare quella ritirata. Con straordinario coraggio, passarono in mezzo alle file nemiche e vennero a prendere posto al nostro fianco.”

Il papa non risponde.Garibaldi parte per l’Italia– “Invano si attese la risposta. Nessuna notizia ci giunse né dal Nunzio, né da Sua Santità. Allora si decise di partire comunque per l’Italia con una parte della nostra legione. La mia intenzione era di infervorare la rivoluzione dove già era in armi e di suscitarla dov’era ancora sopita, come ad esempio negli Abruzzi. Però nessuno di noi aveva un soldo per affrontare le spese della traversata.”

Il Colonnello Medici prende il ruolo di narratore– “Con l’aiuto di un amico di Garibaldi, il bravo colonnello Medici, riprenderemo ora il racconto dal punto in cui Garibaldi lo ha lasciato. La sua partenza per la Sicilia ci obbligherebbe a chiudere qui le sue memorie, se Medici non si fosse assunto il compito di continuarle. Bisogna pure confessare che la testimonianza di un altro spesso è preferibile al racconto diretto: quando Garibaldi racconta, dimentica spesso la parte che lui stesso ha sostenuto per esaltare la bravura dei suoi compagni. Lasciamo, dunque, la parola al colonnello Medici.”

Tra Lazio e Umbria ,verso Roma– “Per distrarsi forse dai dolori strazianti che gli mordevano la carne, mi mostrò col dito l’aspetto grandioso di quella selvaggia natura: ci trovavamo in mezzo a strane montagne, le cui cime di granito sembravano castelli edificati dai Titani. Quel paesaggio alla Salvator Rosa, reso tetro dalla bufera, e più minaccioso ancora dal fischio del vento, esaltò l’anima di Garibaldi.”

Emilio Dandolo racconta Garibaldi- “Garibaldi, dotato di una semplicità patriarcale così grande che si direbbe quasi simulata, somiglia piuttosto al capo di una tribù indiana che a un generale. Ma quando il pericolo si avvicina ed è imminente, allora è veramente ammirevole per il coraggio e il colpo d’occhio. Quello che potrebbe mancargli come scienza strategica secondo le regole dell’arte militare è sostituito da una meravigliosa forza. Anche Emilio Dandolo – povero giovane ferito nell’assedio di Roma, dove fu ucciso suo fratello, e che morì di tubercolosi a Milano – ha lasciato un racconto degli avvenimenti ai quali prese parte.

Villa Adriana a Tivoli- “Alle cinque di sera i soldati ritornarono nelle loro file, e marciarono verso le rovine di villa Adriana, che giace ai piedi della montagna su cui si erge Tivoli. Sulle prime il generale aveva avuto l’idea di accamparsi là: ma cambiò parere, e prima fece eseguire una completa esplorazione nei dintorni. Non mandò truppe a Tivoli perché solo agli estremi si sarebbe deciso a entrare nella città. In mezzo alle rovine di villa Adriana, che formano una specie di fortezza, l’intera brigata piantò il campo per gli uomini e i cavalli; le camere sotterranee di quell’immenso edificio erano abbastanza conservate per potervi alloggiare. Quella villa venne edificata dallo stesso Adriano: è lunga due miglia e larga uno. Una piccola foresta di aranci e di fichi è cresciuta sull’area dell’antico palazzo.”

Ciceruacchio patriota, eroe, martire– “Era un coraggioso patriota, che più tardi pagò ben caro il suo patriottismo. Si chiamava di soprannome Ciceruacchio: il suo vero nome era Angelo Brunetti. Non volle mai ricevere un soldo, né per i suoi lavori, né per altro. Quando lo conobbi, nel 1849, aveva tutta la barba bionda che cominciava a farsi grigia, capelli lunghi e ricciuti, il collo grosso e corto, ampio il petto, la statura alta e l’andatura svelta. Nessun miserello, entrando in casa sua, usciva a mani vuote.”

Eroi Garibaldini:Ugo Bassi– “Apparteneva dunque alla razza latina ed ellenica, le due razze più belle e più intelligenti del mondo. Aveva capelli bruni e inanellati, gli occhi brillanti come il sole, la bocca sorridente, il collo bianco e lungo, le membra agili e robuste, il cuore infiammato per la gloria e il pericolo, gli istinti leali, lo spirito elevato, focoso, rapido, fatto allo stesso modo per la pietosa contemplazione dell’anacoreta e gli ardori irresistibili dell’apostolato. I suoi studi non furono il frutto di una lunga fatica, ma piuttosto di una conquista: velocissimamente compì il corso di letteratura, imparò la scienza e le arti. Come specchio di ogni scibile umano, sapeva a mente l’intero poema di Dante. Scriveva correntemente in inglese e in francese e quando gli avvenimenti lo conducevano in mezzo alle nostre mischie, portava costantemente con sé Shakespeare e Byron. Il grande tragico inglese e il poeta che morì a Missolungi udivano i patriottici battiti del suo cuore.”

Duello mortale a San Pietro– “L’artiglieria francese, per impedire che si riparassero le nostre brecce, tuonò per tutta la notte. La tempesta del cielo si unì a quella della terra. Il tuono rumoreggiava, il lampo si incrociava al fuoco delle bombe. Malgrado che fosse la festa di san Pietro, le due armate continuarono il loro duello mortale.”

Notte di luci e ombre a Roma- “Del resto, è costume di Roma illuminarla ogni anno nel giorno di San Pietro. Colui che in quella notte avesse rivolto gli occhi sulla città eterna, avrebbe ammirato uno di quegli spettacoli che lo sguardo dell’uomo contempla una sola volta nel giro dei secoli. Avrebbe veduto, ai suoi piedi, stendersi un’ampia valle disseminata di chiese e palazzi, divisa in due dal corso del Tevere, con a sinistra un colle, il Campidoglio, dove su una torre si agitava al vento il vessillo della repubblica; e a destra il tetro profilo di Monte Mario, dove, al contrario, sventolavano unite le bandiere dei francesi e del papa; sul fondo la cupola di Michelangelo, in mezzo alle nubi, tutta risplendente di luce; finalmente, quasi cornice al quadro, il Gianicolo e tutta la linea di San Pancrazio, pure illuminata, ma dalla luce dei cannoni e dei fucili. Sul fianco di tutto ciò, la lotta fra i due partiti, il giusto e l’ingiusto – la lotta della sovranità del popolo contro il diritto divino, della libertà contro il dispotismo, della religione di Cristo contro quella dei papi.”

Il Garibaldino Dumas chiude la prima parte delle memorie di Garibaldi– “In data 28 maggio 1860, il cinquantottenne Alexandre Dumas, da Genova – dove era giunto dodici giorni prima a bordo della sua goletta Emma –, annotava in una pagina di diario che poi avrebbe riportato nel volume Les garibaldiens: «Avevo appena messo la parola fine alle mie Memorie di Garibaldi; e quando dico “fine” è chiaro che alludo solo alla prima parte. Infatti, con l’andatura che ha preso, il mio eroe promette di fornirmi materia per una lunga serie di volumi! Appena sbarcato, appresi che Garibaldi era salpato alla volta della Sicilia nella notte tra il 5 e il 6 maggio: prima di partire aveva lasciato degli appunti per me all’illustre storico Vecchi 1, nostro comune amico, e aveva pregato Bertani, Sacchi e Medici 2 di darmi a voce altri particolari che non aveva avuto il tempo di dettare. Ecco perché mi trovo da dodici giorni all’Hotel de France, dove lavoro sedici ore su ventiquattro; il che, del resto, non si discosta molto dalle mie abitudini» “

S.Yazbeck-PASSAGGI IN SIRIA (The Crossing). Storia di un viaggio nel cuore dilaniato della Siria. Una lettura necessaria.

NBC News profughi siriani

 

Oggi, 5 Marzo 2020

Sui profughi Siriani si continua a giocare una partita indecente per chi voglia chiamarsi “persona umana”. Chi  porrà fine a questo scempio? E quando?

Arriva la versione in Italiano…finalmente

Oggi, 23 Settembre 2017, leggo su Tuttolibri (Christian Raimo) che è stata pubblicata la versione Italiana del reportage  di Yazbeck, Passaggi in Siria. Finalmente. Ci ha pensato Sellerio.

passaggi in Siria yazbeck Samar

 

Oggi, 4 Aprile 2017

Esattamente un anno fa pubblicavo  questa recensione. Ricorrenza triste questa, arrivano notizie e immagini  di  ulteriori infamità dalla martoriata Siria. Un’arma antica, che sembra ormai fuori dalla storia della civiltà umana, il gas sarin, viene utilizzata per uccidere e annientare vite innocenti di bambini e adulti prigionieri di una follia incontrollata. Il  libro di Yazbeck torna  ancora una volta prepotentemente alla memoria


 

Ritmi di lettura, di guerra e di vita

the crossing_Yazbeck

Raramente mi sono soffermata così a lungo tra le pagine di un libro. Cosa rallenta il mio ritmo? L’attualità credo, che da anni ormai incombe sulle nostre vite, accompagnata da un  forte senso d’impotenza. I racconti di guerra provocano sempre una reazione viscerale, dalla quale riesci con difficoltà a prendere le distanze. Nel caso della sciagurata e oscura guerra Siriana questa operazione è ancora più difficile e dolorosa. Ad immagini letterarie si sovrappongono immagini reali di devastazione, dolore e umanità in fuga, alla ricerca di uno spiraglio di libertà e di vita.

“Can you believe that a government and a state could bomb its own people. I’ll never understand this for as long as I live! “ One thing you need to know” he added ”is that each region now has its own administration, and every village looks after itself. Everything has been turned upside down, as if every little community has become a state in itself. “This is the devastation that follows tyranny” I suggested. P.71

Ha un forte impatto sul lettore il punto di vista dell’ autrice,   una giornalista siriana in esilio a Parigi, che  decide di tornare nel suo paese per testimoniare  direttamente e  far conoscere al mondo  quello che accade nella sua terra. Insieme a lei entriamo nel mondo dilaniato delle famiglie Siriane coinvolte e travolte, nel tragico dopo-primavera di ribellione anti Assad.

 

Progetti di sviluppo  tra le donne in tempo di guerra

SaraqebLa sua determinazione a scoprire o inventare progetti di sviluppo con le sue connazionali è commovente e la dice lunga sulla linfa di vita che pervade l’anima e il corpo delle donne.  Insieme a loro respiri l’odore degli ulivi, che fanno da sfondo a ogni azione, dalla più piccola e quotidiana alla più efferata e violenta.

Mohammed told me we needed to check the shelter near Saraqeb market that we were planning to turn into a women’s centre. The shelter wasn’t in an ideal location, but the space was available and the townspeople had offered to let us use it for free, so it was a good start. Although shelling was normally concentrated on the market itself, as though the objective of the bombing was to kill the largest number of civilians…p.159

 

Uomini e combattenti

E gli uomini? Combattono, come animali impazziti e confusi, sparano e feriscono e uccidono in nome di non si capisce bene cosa. Ribelli, mercenari, soldati turchi e russi e curdi e soldati di Bashar al Assad si mescolano in un guazzabuglio di morte e  di dolore sotto le bombe a grappolo, le schegge mortali, i missili.

 Gli uomini che fanno da scorta a Samar sanno bene invece contro chi  combattono. Sono  i ribelli della prima ora, quelli che avevano salutato la primavera araba come l’occasione della vita, per riportare la democrazia nel  loro paese,  quelli che mai avrebbero pensato di prendere un’arma e sparare contro un proprio simile. Le loro mogli, figlie, fidanzate, nonne sono al loro fianco, orgogliosamente e amorevolmente. E accolgono  Samar come una di famiglia e dividono con lei tutto: lo scarso cibo, l’affetto, la paura, i  pochi sogni rimasti.

They went to their revolution full of dreams of freedom and justice, They paid the price of their miscarried dreams heavily in blood. 275

Arrivano le bombe!

Le notizie e gli inviti a proteggersi dai bombardamenti selvaggi, volano tramite   radio ricevitori artigianali. Il ritmo dei bombardamenti da il passo ai movimenti di donne, bambini e  combattenti.

Ospedali di guerra 

E vengono bombardati anche gli ospedali! La cosa più atroce, disumana e “illegale” che possa accadere in guerra. I feriti vengono lasciati morire in stanze distrutte, con un solo medico, anch’egli disperato, che non sa a che santo votarsi.

“The people here lived side by side with death. This was no metaphor but reality.They didn’t think about any big issue, they weren’t interested in understanding the military situation or the political context; they had no space to think. All they could do was to struggle to survive…”p.131

Samar Yazbeck
Samar Yazbeck

La nostra testimone racconta in modo accorato, ma lucido e realistico, i suoi tre “passaggi” clandestini in Siria, dal 2011 al 2013, prima ancora che la guerra infame divenisse  ancor più tragica e distruttiva. Le sue parole fanno materializzare davanti agli  occhi i fiumi di persone,

“Hordes of people departing as if it was the Day of Judgement” ,

che scappano dalle bombe, dalla miseria, dalla confusione fisica, mentale e politica. Tanta confusione. Troppa e non casuale, forse.

 

La scuola  al tempo della guerra

children from the world_UNICEFE non voglio parlare dei bambini e delle bambine che Yazbeck incontra in questo inferno. Fermatevi un attimo a riflettere sulle notizie che giornalmente affollano le nostre inutili televisioni e mettetele accanto alle immagini di infanzia violata, che si sono nel tempo stratificate nella vostra memoria. Vi apparirà un quadro orrido, di vero disarmante terrore.

Eppure qualcuno  trova il modo di inventarsi una scuola perché l’educazione è “irrinunciabile”. Sono le donne di Saraqeb e gli studenti universitari del Karama Bus Project (a sort of mobile school for displaced people) che proiettano film e fanno disegnare i bambini sotto le bombe e gli sguardi critici degli uomini del Fronte  Nusra.

…Diaa who managed the temporary school she had set up, explained to me the importance of establishing networks of women who were able to educate children in their homes: we couldn’t risk children gathering in old- fashioned school buildings where bombing might result in many more casualties than if they were taught elsewhere. Communities were already beginning to establish these privately run schools as local initiatives; where lessons took place depended on the intensity of the shelling.While this meant there were no set school days, at least the children were receiving a little education.p.162

La quotidianità  sotto le bombe

Se migliaia di persone  lasciano il  paese altrettanti restano e cercano  di  ricostruirsi una prospettiva di vita.  Vivere la quotidianità di una guerra assurda, dove spesso si perde di vista chi sia il vero nemico da combattere, dove le uniche vittime certe sono  i  più deboli, dove la razionalità è morta e la speranza è in fin di vita, porta Samar a porsi  continue domande sul suo  compito iniziale, sulle sue capacità di rappresentare in modo  chiaro e corretto  tutto ciò che le sta accadendo intorno.

Sentimenti e sensazioni  contrastanti la assalgono: dubbi, tristezza, rabbia,  rassegnazione, desiderio di fuga, che non le impediranno comunque  di  andare avanti, fino alla fine del suo doloroso ma illuminante   viaggio. Molto  intensi sono  i  racconti di Hossam (187); dell’inquietante Emir of war  Abu Ahmed(231); di Raed (191)che ripercorre gli inizi e i  momenti salienti  della ribellione a Kafranbel; e per finire, quello del rabbioso Hajji del campo profughi Palestinese a Latakia(254)

Sprazzi di poesia

Ma  non mancano brevi  intermezzi di struggente poesia:

The sky was clear and there was a full moon as we passed through the olive and figs groves.What was happening now in the country seemed closer to fiction than reality, and I took a moment to concentrate pn the surrounding silence and stillness, which was nothing short of pure magic-no fear of death for the moment. Yet…p.182

Al fronte

per incontrare Abu Hassan, l’emiro locale  di  Nusra Front. La sua versione dei fatti sugli inizi del conflitto coincide sostanzialmente con quella dei ribelli…

…an ancient Roman Mausoleum. The architecture was exquisite but it had been struck by a missile. Inside, many stores had been looted and there were only a few remaining. At the far end lay only rubble-the remnants of arial  bombardment. The burial ground was nearly two thousand years old, but the Nusra Front was now using it as a meeting place. 

the crossing_ raccontar storie

The Crossing è  un libro che “will give voice to the voiceless”, come Samar spiega all’emiro Abu Hassan. E allora, siete pronti a leggerlo? Spero di sì, ne vale davvero la pena. La foto  sopra riproduce un passaggio   molto piacevole in cui    Yazbeck fa riferimento ai racconti di Le mille e una notte e allo scambio  di ruoli  nella narrazione, che l’ha coinvolta in prima persona.(248)

 

Libro e dintorni

Cristina Lamb (Sunday Times) scrive nella premessa:

These are the accounts of the people on the ground collected on  three journeys between 2012 and 2013, people who are living through the war, feeling as if the world has abandoned them. This book will remind you of the initial hope of 2011 and the Arab Spring. The earnstness of the early revolutionaries who wanted democracy is heartbreaking. And their warnings of how  their fight might be hijacked by well-funded extremists if they continued to get no Western  help are horribly prescient. 

 

Echi Italiani

repubblica.it3 Aprile 2016, a 5 anni dall’inizio della Primavera Araba,   l’articolo di De Feo (Repubblica.it)   ci riporta in qualche modo a The Crossing: Siria, il documento degli alawiti: “Con Assad al potere non ci saranno riforme”

 

27 Gennaio Scuola e Memoria-VIVERE OLTRE IL RICORDO. Al Liceo “Franchetti”di Mestre

A scuola le emozioni sono forti. Gli studenti della IV A del Liceo Statale Raimondo Franchetti di Mestre hanno fatto un lavoro molto emozionante. Il loro short Vivere oltre il ricordo  ha vinto il primo premio  dell’edizione 2012 del concorso nazionale I giovani ricordano la Shoah“.

Brava Roberta Rosada! con la tua classe hai fatto un gran bel lavoro. Mi piace l’essenzialità del messaggio, la narrazione dolce e intensa, i flashback/incubo notturno, le parole dette con gli occhi e il corpo  e i lunghi silenzi. Il binario poi, struggente nella sua in fuga geometrica verso un orizzonte, prima disperato e, alla fine,  aperto alla speranza.

Roberta, saluta il nostro Presidente Napolitano  che vi consegnerà il premio. Saluta anche per me questo grande “vecchio”!

Dal sito  dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto:

Il «Franchetti» vince la X Edizione del Concorso
“I giovani ricordano la Shoah”

la Commissione paritetica composta da rappresentanti del Miur e dell’Ucei che ha giudicato gli elaborati partecipanti alla X edizione del Concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah” (bandito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Dipartimento per l’Istruzione – Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione) ha dichiarato vincitore per Scuola secondaria di secondo grado il Liceo «Franchetti» per “Vivere oltre il ricordo”. Si tratta di un cortometraggio realizzato dagli studenti della classe IV A, con riflessioni e immagini che centrano il tema e che hanno per protagonisti gli studenti stessi. La classe vincitrice sarà premiata al Quirinale venerdì 27 gennaio dal Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano.

FARFALLE-Liliana Segre.Contro l’odio “sdoganato” basta il volo di una farfalla gialla. Per un presente consapevole e un futuro in armonia.

 

Segre

Ieri, nell’aula del Parlamento Europeo, si avvertiva il delicato e potente battito d’ali di una farfalla sacra speciale: la senatrice Liliana Segre, bellissima, elegantissima e straordinaria.

E ancora pulsa l’emozione provocata. Due eventi si sono accavallati nel calendario freddo delle sedute parlamentari:  l’uscita ufficiale del Regno Unito dall’EU e la celebrazione della Giornata della Memoria con l’intervento in aula di Liliana Segre, senatrice novantenne, sopravvissuta allo sterminio dei bambini ebrei da parte dei nazisti di Hitler.

Una profonda tristezza mi ha assalito guardando i volti dei parlamentari, ”umanizzati” (e non solo semplici figurine come spesso vengono percepiti) dalle parole chiare, delicate, incontrovertibili, pronunciate da “nonna” Liliana e dal Presidente del Parlamento UE Sassoli che, con decisione pronuncia nette parole di verità: “Nazismo [e aggiungo Fascismo] e razzismo non sono opinioni, ma reati.”

Jo Cox

Ho provato tristezza, delusione, rammarico e  rabbia nel dover constatare che l’unità di intenti, faticosamente costruita nel dopo guerra dalle nazioni Europee è andata ad infrangersi contro la testa di Farage. Si, è vero, i Britannici hanno votato, ma quante bugie li hanno sommersi durante l’odiosa campagna elettorale per il referendum Brexit!

Ho provato dolore nel sentire citare il nome di Jo Fox donna legata ai valori profondi che hanno da sempre guidato l’UE. Uccisa da un fanatico al grido di British First! Che idiozia, che spreco di risorse indispensabili per coltivare lo spirito di cittadinanza Europea ma, soprattutto umana.

L’intervento della Senatrice Segre risveglia gli animi, sollecita i nostri rappresentanti politici a darsi da fare, perché l’antisemitismo, il razzismo, il nazismo, il fascismo sono sempre lì, acquattati al buio ma pronti a venir fuori, se “sdoganati” da politici senza scrupoli, da avventurieri, da speculatori del dolore. Pronti a riemergere dal fango, fortificati da connivenze odiose, mediocri e senza futuro.

Il canto della fratellanza “Auld Lang Syne“, (Valzer delle candele) ” ha aggiunto emozione a emozione. Viene cantato nella notte di capodanno per dare addio al vecchio anno e in occasione dei congedi, delle separazioni e degli addii, per ricordare con affetto i vecchi amici e il tempo passato insieme. Commuove vedere questo  nutrito gruppo di  Parlamentari in uscita e non, darsi la mano  e cantare il  dolce canto di commiato.

bandiere europee

Ma per l’Europa come istituzione transnazionale è davvero arrivato il momento di agire, con intelligenza e umanità. l’Europa è forte, economicamente, culturalmente e tecnologicamente; è piena di bellezze mozzafiato e di intelligenze brillanti. E può far paura. Sicuramente molti potenti del mondo remano contro e noi sappiamo bene quanto efficace sia il divide et impera. Allora, restiamo uniti nei diritti e nella protezione del nostro mondo di valori e di sentimenti.

Grazie Senatrice Segre, con il suo discorso ci ha mostrato la strada. Sono sicura che  i nostri nipoti del futuro sapranno applicare i suoi suggerimenti. Noi continueremo a fare la nostra parte fino all’ultimo respiro, seguendo il suo esempio, al ritmo del suo battito d’ali, Sacra Farfalla Gialla!

 

L. Gruber-TEMPESTA. Tra amore, conflitti e tradimenti nel folle mondo dei totalitarismi novecenteschi.

Tempesta_Gruber (2)

Struttura da docufiction, in un certo senso. Camera a spalla e tempo presente. Tutto accade mentre viene raccontato, in un ritmo incalzante e coinvolgente, con  salti  nell’attualità delle interviste di Gruber, che testimoniano  il suo profondo coinvolgimento personale. Si parla di Heimat, di Patria, di Storia e storie di persone e luoghi a lei noti.

Questo libro è un bel ripasso di Storia e di umanità, con il suo sguardo su un territorio di cui  conosco  l’incanto. Mi è rimasto sulla pelle il ricordo dei suoi paesaggi da fiaba e  dell’incontro con le genti delle malghe profumate e saporite. Conosco meno, o forse più superficialmente, gli eventi storici che lo hanno coinvolto.

Bassa Atesina

La storia degli “optanti” mi ha fatto riflettere. La tempesta vissuta dal mondo, sotto Mussolini, Hitler e Stalin, stravolge anche  la  gente del Sudtirolo.

Stregata dal grande ammaliatore nazista, in ascesa vertiginosa, e dalla sua promessa di dare a tutti i popoli di lingua tedesca una Heimat comune di cui essere fieri e da cui riceveranno fiori e vita paradisiaca, la maggioranza opta per la mitica Germania.

E tuttavia,  la stessa maggioranza confida segretamente nelle lentezze burocratiche che appesantiscono il nuovo sistema. Beni da valutare e vendere, doppia valutazione Italiana e Tedesca, doppia procedura… L’efficienza Austro-Ungarica, di cui godevano prima di perdere la guerra ed essere  “ceduti” all’Italia, è ormai un sogno.

La minoranza sceglie  invece  di rimanere, sebbene sotto l’odiato duce Italico, pur di non lasciare le proprie case, il proprio mondo. Il momento del distacco, di fatto, per molti non arriverà mai. Come avviene alla famiglia Steiner. La vicenda di Anna, ricoverata in ospedale, mi ha fatto tornare alla mente  Aus Merzen, Vite indegne di essere vissute, di Marco Paolini e la terribile storia dei malati scomodi di cui il sistema nazista vuole liberarsi, e si libera, con crudeltà indicibile.

Cuori pulsanti

Il cuore del romanzo pulsa intorno alle vite parallele di due giovani appassionati: Karl, l’asmatico falsario berlinese, figlio di comunisti e la tirolese Hella, ingenuamente travolta dalla passione politica per il mitico Mondo Nuovo  del Führer   e da quella per  l’amato Wastl, che andrà a morire tra le nevi gelide di Russia, per la stessa passione politica mal riposta (o amor di patria che dir si voglia). Hella svolge il delicato lavoro di organizzare “il viaggio” degli optanti verso la “terra promessa”, ma dovrà confrontarsi con molte situazioni impreviste…

 

Lilli Gruber_tempesta

Tempesta di Lilli Gruber è una storia ricca e ben narrata, che ti permette di trascorrere qualche ora di piacevole lettura e di utile riflessione sul nostro essere cittadini, figli di una Heimat, ma soprattutto esseri umani che possono e devono decidere liberamente della propria vita e della propria appartenenza sociale e politica.

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