Con i CALICANTO un bel pomeriggio domenicale. Ironia, parole di tradizione e musica, tra jazz, folk e pop.

 

Calicanto

Novembre porta con sé  una vena sottile di malinconia, ma a volte arriva qualcosa, o qualcuno che contribuisce ad alleggerire l’anima.   Il gruppo  CALICANTO  di Padova ha illuminato  la domenica di molti selvazzanesi che hanno potuto seguirlo all’Auditorium San Michele.

L’occasione è la celebrazione dei 40 anni di attività sia del gruppo che della Pro Loco di Selvazzano. 

 

proloco selvazzano Calicanto

 

Le parole

Nei testi  prende vita la storia, i costumi e le abitudini della gente del Nord Est, ma non solo. Alcune suggestioni sono trasversali, transgenerazionali, appartengono alla storia del nostro paese e delle sue espressioni artistiche. Al di là del dialetto Veneto e delle difficoltà che può creare a una non – Veneta come me (che tuttavia ha ormai fatto proprie le melodie di questa lingua nel  corso dei trenta e più anni di vita in questa regione), l’emozione poetica dei contenuti  è arrivata tutta.

La musica

Le canzoni eseguite, il gioco sapiente e affascinante degli strumenti e dei suoi esecutori,   i piccoli intermezzi ironici e empatici verso il pubblico,  l’ evidente abilità del tecnico del suono  hanno creato  un’atmosfera perfetta. Il contrabbasso di  Giancarlo   e il clarinetto di Francesco hanno risvegliato la mia anima jazz; la mandola di Roberto la mia anima meridionale, l’organetto e le splendide voci di Claudia e di Roberto hanno  riacceso  ricordi  di balli e canti di casa mia e del mondo  di  Goran Bregovic e Emir Kusturica.

Calicanto-Claudia

E poi il salto a Compostela, che dire? Una carezza sul cuore che risveglia la magia di un lungo viaggio in Galizia, lungo il Cammino di Santiago, alla scoperta di sé e del significato del mondo in cui viviamo. 

Un pomeriggio di gran divertimento  e forti emozioni. Grazie!

 

 

Nuovi significati per parole vecchie, al tempo del Covid: LANGUISHING nel monologo COME MI SENTO? BOH, di Stefano Massini. Ma che vuol dire?

 

dizionari per massini

 

Cambridge Advanced Learner’s Dictionary– da To languish: to exist in an unpleasent and unwanted situation, often for a long time.

Il Ragazzini 2007To Languish: Languire, venir meno, infiacchirsi, struggersi.

 

Massini

 

Le due definizioni si integrano perfettamente nel monologo  “Come mi sento? Boh” – Il racconto di Stefano Massini (la7.it)

In questo lungo periodo COVID ci sentiamo proprio così: 

infiacchiti e languidi,

esistiamo,

dentro una realtà 

sgradevole e indesiderata,

da troppo tempo ormai! 

eurofestival

Ma arriverà sicuramente la “scossa” che ci ridonerà l’energia  fisica e mentale  per vivere al meglio.  Un piccolo brivido è già arrivato con il rock dei Maneskin, vincitori assoluti dell’Eurofestival!

 

A.Camilleri-IL METODO CATALANOTTI. Svolte pericolose tra Amore, Stanislawskij e Psicopatologia

 

ilmetodocatalanotti

Camilleri riesce  a sorprendermi con il suo ultimo romanzo. Il Metodo Catalanotti ripercorre il sentiero noto agli appassionati dello scrittore Siciliano e del suo Montalbano, ma questa volta il lettore viene invitato ad imboccare una strada poco battuta, dove si intersecano armoniosamente tanti viottoli affascinanti. Ed è subito teatro nel teatro-nel romanzo-nella poesia, in un tripudio letterario e popolare, maneggiato con una maestria narrativa che solo un grande come Camilleri  possiede.

Tutto diventa “similvero”, ma totalmente autentico e il lettore fa scattare la sua “willing suspension of disbelief”, dove tutto può accadere, tutto è reale e fittizio, tutto è teatro e vita, tutto fa parte dell’universo umano e del regno dell’immaginazione.

Samuel Taylor Coleridge: I try to convey a semblance of truth in my writing to produce for these shadows of the imagination a willing suspension of disbelief that, for a moment, constitutes poetic faith.

In questa storia, Salvo Montalbano prende una cotta fenomenale per la bell’Antonia della Scientifica, che gli fa mettere in discussione tutta la sua vita; Mimì Augello fa Mimì Augello: un Don Giovanni nel bel mezzo di una farsa tragicomica; Fazio resta Fazio con i suoi pizzini, Catarella è sempre più imbambolato e innamorato del suo commissario.

Il personaggio cardine della storia  è la vittima, Carmelo Catalanotti, l’ “incantatore di serpenti” appassionato di teatro e “provinatore” molto speciale. Il suo metodo? Tra Stanislawskij “corretto, rivisto e modernizzato” e Psicopatologia.

‘N conclusioni la figura di Catalanotti pariva essiri composta da pirsone diverse: un colto lettore, un usuraro di media stazza e ’n omo bastevolmenti dinaroso che, va’ a sapiri pirchì, assà si ’ntirissava del caratteri e della psicologia dell’autri. Chist’ultimo era l’aspetto cchiù misterioso.”

 Suggestive e commoventi le citazioni poetiche che si concede Camilleri per esplorare l’animo di Salvo innamorato.

 “versi qui citati sono rispettivamente di Patrizia Cavalli, Pablo Neruda, Wisława Szymborska.”;

Poetiche a modo loro le prelibatezze di Adelina, la cameriera di Salvo Montalbano.

Montalbano-mimiesalvo

L’investigazione procede come al solito, tra splendori di Sicilia, buon cibo, intuizioni, scoperte, osservazione, epifanie, fortuna. Il libro è bellissimo e certamente irrinunciabile in questa estate 2018.

 

Assaggi d’attualità

 

Il lavoro che manca, le proteste dei lavoratori e la reazione dello Stato mettono in crisi Montalbano.  “Che munno era chisto nel quali all’omo si livava il travaglio, la possibilità di guadagnarisi onestamenti il pani? E la risposta dello Stato quanno che ’sti poviri disgraziati s’azzardavano a protestare erano lignate, vastunate, lacrimogeni, arresti, fermi? Da quant’anni era che faciva il servitore di questo Stato? Aviva travagliato con onestà e con rispetto verso l’autri? Non c’era arrinisciuto sempri, ma spisso sì. Si vidi che la maggioranza dei sò colleghi avivano ’n’autra idea di quello che significava servire lo Stato. Non aviva via di scampo.”

Al telegiornale migranti, terrorismo, profughi e fabbriche chiuse.Accomenzò a sintirisi il telegiornali. A Parigi era successo un burdello pirchì ’na baligia scordata era stata criduta china di esplosivi. L’Ungheria e la Polonia s’arrefutavano d’arriciviri la loro quota di migranti, pejo: avivano accomenzato a costruiri mura per non farili trasiri. Nel frattempo scannali di pedofilia nei campi profughi. In Italia per fortuna quel jorno avivano chiuiuto sulo setti flabbiche. Il commissario pircipì chiaro il piricolo vero: stava per perdiri il pititto. Cangiò canali e s’attrovò facci a facci con quella ballarina miravigliosa che assimigliava ’na stampa e ’na figura ad Antonia.”

 Salvo si distrae dal mal d’amore affogando tra le firme…Firma, firma… Forza Montalbà, firma fino a quanno il gesto diventa quello di un atoma. Accussì non pensi a nenti, Montalbà. Salvo Montalbano. Salvo Montalbano. Firma, annegati in un mari di carti, Montalbà. E se il vrazzo accomenza a fariti male futtitinni, continua, continua…”

 La meraviglia di Piazza Armerina,le potenzialità del turismo e l’inefficienza politica.“Arrivato che fu a Fela, deviò per Piazza Armerina. Quanno fu ddrà non arriniscì a farisi capace che era lui, a sulo, a godirisi tanta miraviglia. Non vitti anima criata tra i mosaici e tra le stratuzze ’ncantevoli della villa. Ma come minchia era possibili che in un paìsi che consirvava la parti cchiù granni di biddrizze della terra, non erano stati capaci d’organizzari un turismo che dassi da mangiari a tutti e s’arritrovavano ’nveci poveri e pazzi?

Leone d’argento della Biennale Teatro 2021 a Kate/Kae Tempest-Performer. THE BRICKS THAT BUILT THE HOUSE…Profetico

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Kae Tempest è “la voce poetica più potente e innovativa emersa nella Spoken Word Poetry degli ultimi anni – recita la motivazione – capace di scalare le classifiche editoriali inglesi e raccogliere consensi al di fuori dei confini nazionali per il coraggio ardimentoso nel dissezionare e raccontare con sguardo lucido angosce, solitudine, paure e precarietà di vivere, i più invisibili eppure concreti compagni di vita della nostra epoca – tra identità, ipocrisie e marginalità vissute anche sulla sua pelle – scaraventandosi contro l’odierna morale imperante e opprimente.

Kae Tempest, con una candidatura ai Brit Awards 2018 e riconoscimenti intitolati a Ted Hughes e T. S. Eliot, è ora attribuito il Leone d’Argento per il Teatro 2021 – scrivono ricci/forte – “per l’audacia luminosa nel posizionare deflagranti inneschi riflessivi e per voler ancora sperimentare in un genere definito di nicchia, come la poesia, mescolando l’aulico con il basso, la rabbia con la dolcezza degli affetti – tra versi e rime taglienti di shakespeariana memoria e dal forte contenuto sociale, miti classici e ibridazioni hip hop – arrivando a parlare col cuore a un pubblico sempre più vasto, entrandoti fin dentro le ossa, costringendoti a specchiarti nella tua dolorosa intimità”.

The Book of Traps & Lessons è l’ultimo dei leggendari reading di Kae Tempest che verrà presentato in prima per l’Italia al 49. Festival Internazionale del Teatroread more

Dal suo sito leggo un’annuncio bizzarro, ma in linea con la sua personalità complessa e poliedrica…Kate è diventata  Kae… ” I’m changing my name!  And I’m changing my pronouns.  From Kate to Kae and from she/her to  they/themread more”


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I mattoni di una casa speciale

Ho letto di lei su Robinson (Repubblica). Kate Tempest (Kate Esther Calvert), ha colpito la mia fantasia. Esponente della spoken-word poetry, (vince tra le altre cose il Ted Hughes Award )narratrice e  rapper si presenta al lettore con una personalità complessa che vale la pena di cominciare a conoscere.

Ho voluto iniziare dal suo primo romanzo, The Bricks that Built the Houses, pubblicato nel 2016. Lo scrive da giovane donna  (nata nel 1985),  virtuosa delle parole, con il ritmo dominante sulla punta della sua penna (o sui  tasti del PC). Tempest è una musicista della narrazione,  una personalità contemporanea ricca di contraddizioni e creatività. Non a caso cita nel romanzo un maestro delle contraddizioni, Walt Whitmann.

Mi ha fatto pensare alle storie Londinesi di  Zadie Smith (White Teeth,  Swing Time  e North-West e di Monica Ali (Brick Lane, In the Kitchen). Tutte rappresentano  una generazione di scrittrici che dipingono una Londra fuori dal cliché  spesso vagheggiato dagli stranieri, specialmente giovani e studenti.

La storia, le storie

The Bricks That Built the Houses tells the story of Becky, a waitress-cum-dancer-cum-masseuse, her boyfriend, Pete, a gangly dreamer, and Pete’s sister, Harry, a drug dealer – a “boyish woman who swaggers when she walks”. We first meet Becky and Harry in a speeding car driven by Leon, Harry’s sidekick, on the getaway from a heist. The novel then steps backwards in time, Pulp Fiction-style, to show the trio moving through a London whose cocaine shimmer barely covers its grottiness and venality. The portraits of London are excellent – Tempest is a native and her carefully wrought metaphors work best when they are illuminating cityscapes, giving the reader fresh and vivid visions of a familiar world… continua a leggere su The Guardian

La storia in sé è in fondo già sentita. Contiene citazioni evidenti. La fuga Europea di Becky e Harry mi ha ricordato Thelma e Louise; la scena di violenza al pub-con-squalo- ha un sapore quasi Tarantiniano; la fila al Job Centre di Pete  riporta a Ken Loach. Ma tutto è funzionale a creare l’atmosfera di rifiuto e attrazione per il mondo complicato delle periferie Londinesi. Nostalgiche le digressioni sul cambiamento di queste zone da aree depresse a quartieri trendy.

La struttura della storia appare volutamente “destrutturata”, quasi una jam session pervasa dal ritmo dell’improvvisazione. È un insieme di ritratti dei protagonisti e delle loro famiglie. Sembra  quasi che il filo conduttore sia la ricostruzione dei loro “alberi genealogici”, in una Londra autentica e ricca di sfaccettature.

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Sostanzialmente sono due gli aspetti di questo romanzo che mi hanno colpito:

le atmosfere e i riferimenti alla Greater London che ho imparato a conoscere attraverso le esperienze di vita di mia figlia e della sua famiglia, e a riconoscere, quasi negli odori, tra le parole di Kate Tempest;

i molti passaggi in cui le parole diventano “lyrics” di un rap metropolitano che conferisce alla narrazione un sapore e un ritmo poetico suggestivi. È proprio questo ultimo aspetto della creatività di Kate Tempest che voglio scoprire nelle prossime letture. E sono sicura che avrò molti compagni di viaggio!

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Assaggi

Prove di creazione artistica-Paula  fotografa o madre?– “would pick up her camera occasionally, turn it over in her hands, change the shutter speed, raise it to her eye and look through it, but each time, before she could decide on a shot, the baby would be hungry, or need her attention, and the camera would feel like an indulgence. The notion of ‘making it’ seemed so trivial. What was important was Becky being occupied, happy, warm…”they belonged to John’s job”

Conosco bene la zona– “Paula and Becky moved in with Paula’s eldest brother Ron and his wife Linda, and their son Ted, who was only a year or so younger than Becky. Ron and Linda lived in a three-bed maisonette in a quiet cul-de-sac away from the bustle of Lewisham Way, up towards Charlton. The house looked out on to a sloping communal green and if you stood on your tiptoes at the top of the hill you could see the river churning its way to Greenwich.”

Becky e il sogno della danza– “She watched Michael Jackson’s Moonwalker on video every night. She learned the steps for every song. Michael and the community-centre dance classes remained her biggest influence well into adulthood. As she grew older and became interested in contemporary dance, she came at it from this perspective, and it grounded her movements, kept everything deep and strong and low; nothing too upright or rigid.”

Job Centre da incubo-“Pete stares at the ceiling. His stomach whines and squelches strangely. He tries to ignore the self-important man with the Jobcentre Plus name badge who’s making peace with the fact he never had any friends at school by asserting his authority over anyone he possibly can. Reeling off platitudes and identikit slogans as if they were actually his thoughts. Memorised coping devices for difficult customers.”

Pete e  Facebook “He stretches his legs out underneath the table and checks Facebook on

his phone. It tells him things he doesn’t need to know about people he hasn’t seen in years. He absorbs their aggressively worded opinions and quasi-political hate-speak. He sees a photograph of his ex-girlfriend with her new boyfriend smiling at a picnic and he realises, with a strange cascade of emptiness, that she is pregnant and wearing an engagement ring. The comments are jubilant. He reads every word before he forces himself to put his phone down.”

Dale on dole– “it’s a fucking trap is what it is. Get on the dole to keep you going, but then you can’t afford to get off it. You take a job, part-time or whatever – you’re worse off than you are getting your JSA.’… (analisi del sussidio) – “‘They just want to keep everybody down.’ Dale knocks his whisky back, maintaining eye contact. He doesn’t flinch as he swallows it. Slams the glass down. ‘That’s the thing. Better for the government, innit, if we’re all skint and miserable and feeling like we can’t even get a day’s work. If we can’t feel good about the work of our own fucking hands, how we gonna rise up, make trouble?’”

Poesia-Musica di parole– “Dance teachers pinched her arms, and she would squeeze handfuls of herself, standing shell-shocked in the shower, staring at the bits she hated. This body. It was all she had.”… “The sun rises and nothing is left of the night.”…”As autumn reared its golden mane”

The village rap– “the dirt and grit of squat brick buildings, broken window frames, road-blackened house fronts. Snarling children. Smiling dogs. He goes slowly past the chip shop, the newsagent’s, the off-licence, some girls on their bikes shouting at each other, the chicken shop, the barber’s, three men in prayer robes leaning against the bicycle racks outside the Co-op, the jerk shop, the Good News Bakery, the funeral parlour, the block of flats, a man moving a fridge on two skateboards, the garage with the arsehole woman who works at the counter, the carwash, the kebab shop, the houses with their whitewashed walls and gravel drives, the pub, the other pub. The nice Caribbean restaurant. Pete ducks through the iron gate and cuts across the cemetery, overgrown and rich with green. Trees everywhere. He stares up into them; they sway in sunlight, the crumbling stones, the angels and monuments, the crunch of the path under his quick feet. The smell in the air of spring.”

Diventare Giuseppe, storia di un’identità di sopravvivenza– “Joseph. His hair was black as onyx and his smile wrapped itself around anyone who saw it. His constant laugh sounded like he’d swallowed a siren, and he was never still, he moved like a bouncing ball, no matter what he was doing. Everyone called him Giuseppe because he was in love with an Italian girl and was prone to outbursts of song in struggling Italian late at night when he was drunk and out of his mind with missing her.”

Ragazze – “The city yawns and cracks the bones in her knuckles. Sends a few lost souls spiralling out of control; a girl is digging through a skip with cold hands, looking for copper piping, another girl is at home reading. Another girl is sleeping deeply. Another girl is laughing in her friend’s flat, getting her hair done, another girl is in love with her girlfriend and lying beside her and feeling her breathing. Another girl is walking her dog round the park, tipping her head back to listen to the wind as it shouts in the trees.”

I libri di Miriam – “‘Well, how about this one then, eh? I’ve heard of this one.’ Pete can hear her picking up books and putting them down. ‘Oh yes, I think I’ve heard of that one too.’ ‘Wuthering Heights,’ says the woman. ‘The Concise Book of Eastern European Fertility Myths,’ says Grandad.”

La cura di un amore“‘Let this be a lesson to you, OK, son? You got to work hard at it mate, OK? You got to treat them good when you got them. Coz when they leave, it’s too late.’”

L’avvocato, papà di Pete e Harris -“Graham Chapel had been a solicitor all his life. He believed in the innate goodness of people… He had no weekends, took no holidays, sat coffee-high in police interview rooms in the middle of the night. He took on legal aid cases for people being tyrannised by landlords, bosses or local councils. He couldn’t help but take the cases personally. Every failing was his failing and the thrumming”

Il libro John Drake, padre di Becky, -“How We Can Take Power Without Power Taking Us. And across the top, as if it’s no big deal: John Darke. She doesn’t”… “‘Where did you get it?’ ‘Online.’ ‘What, did you just search for it?’ Her voice is trembling slightly. ‘No, it’s . . . I subscribe to this website thing, it’s, like, banned books, censored authors, you know. Shit like that. I get, erm, updates when things are found in print and stuff.’ He watches her. She sits and thinks for a while, staring into the middle distance. He waits, drinks his gin. ‘Why do you ask?’”

John Drake: una leggenda in frantumi– “He went to the people, with no cameras, and no story to sell. He put himself in front of single mothers, office workers, immigrants and prisoners and talked and listened, and it gave them hope.”

‘He’s a legend. Quite the man.’ ‘Why? What did he do?’ ‘Ah, well, now you’re asking! He was a politician? I think, yep, and a writer. Teacher, too. He was, erm, a brilliant mind. Definitely. I mean, the book, it’s amazing so far, he had this idea, about how to make democracy accountable, how to reinstall democracy in the West, take power back from corporations and empower people again, but . . . what happened to him? Something awful. Stitch-up. Framed for something. Murder? Something horrible. Rape? Reputation in tatters, whole nine yards. Locked him up for a long time, but his legacy lives on. His ideas, I mean. Think he’s still inside somewhere.’”

Nelle mani di un chip – “These chips, the story went, would be justified in the name of public security and convenience. A cashless economy. One chip and no more banknotes. You couldn’t be robbed. It would be your ID, your credit card. It would be your new smartphone. Your travel card. What did you have to hide? It would be your passport. Without one you wouldn’t be able to move between borders, buy food or pay your water bill. You wouldn’t be able to survive. They’d do it slowly, so we thought it was our choice. We wouldn’t see that it was forced on us, we’d see it as convenient, it would be the new must-have accessory. The solution to our fabricated fears. Why wouldn’t you want one?”

Donne e ballerine-“‘To be a woman, you must struggle, like the ballerina struggles. You have to work hard. It is painful work. And when you do it right, it will look effortless. But where we’re different from the dancers, my sweet, is that we will never be applauded for getting it right.’”

Giochi sulla spiaggia-“Leon finds a triangular stone and uses the point to dig down through the pebbles into the sand, hacking at the space beside his feet. They listen to the puck and glint of stone on stone.”

Il conforto della solitudine– “The loneliness that’s always known her is curled around her ankles, getting comfy.”

Becky e Harry in fuga per l’Europa– “They crossed the Alps. Harry couldn’t help herself, she burst into tears the first time she saw those mountains rising up into the sky and plunging down at the same time, reflected for ever in the perfect mirror of those”…”They were in an internet café in Montepulciano

Londra è cambiata -“Her London has changed. Becky looks around for all the things that she has missed so much, but nothing is the same. The snooker hall has gone; its foundations are wrapped in construction hoardings and it stands four storeys taller than it used to, rapidly becoming another block of luxury apartments.”

Kate-Tempest

Ringraziamenti

Kate to London: “Want to acknowledge south-east London; even though you’re changing, you’re still my engine and my anchor.”

Cosa dicono  del libro

“lustrous pageant that dazzles and grips … An irresistible, immersive snapshot of a changing world, delivered in woozy, staccato sentences … There’s great pleasure to be taken from Tempest’s debut’ ” Sunday Telegraph

“‘A cutting novel based on her brilliant debut album … Turns ferocious rhymes into blistering prose … It stings with the same on-point cultural commentary Irvine Welsh carved into Trainspotting **

“‘Tempest was born to work with words … Unique and vivid, both playful and arresting … The prose sings … Tempest’s gift for language does frequently turn the ordinary into the extraordinary, her depth of feeling for city life, for her friends and neighbours, pouring into her prose and creating magic’ ‘A novel of discontentment, rage and good” New York Journal of Books

GIGI PROIETTI-Un grande vecchio ci lascia, vuoti di classe, cultura e umanità. Con lui un’esperienza personale indimenticabile.

Ieri  commentavamo la notizia con Stefano, oggi quasi mi pento di quel pensiero e di quelle parole.  Mentre in TV si parlava  dell’ottantesimo compleanno di Gigi mi è venuta subito in mente la grandissima Franca Valeri, celebrata per i suoi cento anni e dopo una settimana compianta per il suo addio al mondo.

“Non è che succederà a Gigi come a Franca? Oggi festa e domani cordoglio?”

Oggi, 2 Novembre,  sento la notizia alla radio. Gigi Proietti è morto. Un colpo allo stomaco. Proprio nel giorno del suo compleanno si ricordano i defunti e lui, uno dei più grandi uomini del teatro Italiano, ci lascia.

Sono molto triste, anche sull’onda della polemica “generazionale” riaccesa dall’infelice tweet del presidente della regione Liguria Toti, o di chi per lui. Il suo  web manager? Lo licenzierei in tronco.   Temo tuttavia che il sentimento di “avversione” per i vecchi inutili e non produttivi, brutalmente riassunto in quel tweet, sia molto diffuso. Poveri noi!

L’educazione sessuale

Ma torniamo al grande  Gigi.  A me gli occhi, please! è uno degli spettacoli che non dimenticherò mai. L’ho visto a Bologna, doveva essere il 1984. Ero lì per un convegno, se ricordo bene. Per chiudere in bellezza l’esperienza bolognese  Gigi Proietti dal vivo era l’ideale.

Riaffiora oggi più che mai  la sensazione di felicità, di divertimento, di fame e sazietà prodotte dallo spettacolo. Mi sembra di essere ancora investita dalla passione, dal sudore del suo corpo, dalle sue smorfie, dai suoi occhi  splendenti di intelligenza e ironia.

La sua camicia bianca sblusante da  mattatore, il suo  corpo  snello e  alto  occupavano tutto il teatro, spettatori compresi. Alla fine dello spettacolo nessuno voleva lasciare la propria poltrona…Un’unica voce gridava: “ancora, ancora!” Che notte ragazzi! 

E che tristezza oggi! Te ne sei andato Gigi, lasciandoci tanto. Non ti dimenticheremo mai. Dentro di noi resta viva e pulsante la sensazione di  benessere fisico e psicologico che “A me gli occhi, please”  e tutte le tue strepitose performance artistiche   ci hanno provocato.

G.Gaber-C’ È UN’ARIA. Il “gusto morboso nel mestiere d’informare”

Ho visto due spettacoli di Giorgio Gaber , che  mi  hanno lasciato  un segno  indelebile.

Della mia vita in Abruzzo, da adolescente e poi da giovane donna, ricordo le canzoni  del repertorio  classico dei cantautori milanesi, mi viene in mente subito Porta Romana. E quelle “leggere” come Torpedo blu.

Poi, con la maturità arriva anche il tempo di un più convinto impegno  civile e il Teatro Canzone di Gaber mi accoglie nel suo humus con  il  primo incontro dal vivo a Messina. Emozioni al massimo al teatro Vittorio Emanuele. Un tuffo “artistico e urticante” nella politica e nell’attualità  Era  il 1985.

Il secondo incontro è a Padova anni 90. Una fase nuova della mia vita e un ritorno a vecchie emozioni. Gaber è malato ma la sua performance risente solo  fisicamente  del peso della malattia. Gli occhi brillano come sempre mentre seduto, con la solita chitarra in mano, si staglia sullo sfondo buio  del palcoscenico.

Emozioni  moltiplicate. La vita mi ha spinto ad accumulare esperienze, a selezionare episodi, ad abbandonare persone, ma quella voce, quelle parole  sembrano sintetizzare tutto un mondo di contrasti e conflitti.

Oggi, ascolto alla radio una trasmissione  “impegnata” dove, a parole sagge su infodemia, razzismo, pericoli del rinascente fascismo, diritti calpestati, la brutta aria che tira nel mondo dell’informazione,  si alternano canzoni  dense di significato, tra queste C’è un’aria di Giorgio Gaber. E subito  si riaccendono le emozioni intense vissute durante i suoi concerti.


C’è un’aria

Dagli schermi di casa un signore un po’ agitato

O una rossa decisa con il gomito appoggiato

Ti rallegran la cena sorridendo e commentando

Con interviste e filmati ti raccontano a turno a che punto sta il mondo

E su tutti i canali arriva la notizia

Un attentato, uno stupro o se va bene una disgrazia

Che diventa un mistero di dimensioni colossali

Quando passa dal video a quei bordelli di pensiero che chiamano giornali

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria

E ogni avvenimento di fatto si traduce

In tanti “sembrerebbe”, “si vocifera”, “si dice”

Con titoli d’effetto che coinvolgono la gente

In un gioco al rialzo che riesce a dire tutto senza dire niente

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

Lasciateci aprire le finestre

Lasciateci alle cose veramente nostre

E fateci pregustare l’insolita letizia

Di stare per almeno diec’ anni senza una notizia

E in quel grosso mercato di opinioni concorrenti

Puoi pescare un’idea tra le tante stravaganti

E poi ci son gli interventi e i tanti pareri alternativi

Che ti saltano addosso come le marche dei preservativi

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria

E c’è un gusto morboso nel mestiere d’informare

Uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore

E le miserie umane raccontate come film gialli

Sono tragedie oscene che soddisfano la fame di certi avidi sciacalli

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Giorgio Gaber

A. Camilleri-AUTODIFESA DI CAINO che crea “la Civiltà dell’Uomo”, a dispetto di tutti pregiudizi.

Camilleri-Autodifesa di Caino
Anonimo-Caino e Abele-Olio su tela

Quante volte abbiamo nominato il nome di Caino volendo sottolineare l’azione riprovevole di una persona. Il fratricida, il primo uomo veramente malvagio comparso sulla terra. Reminiscenze del catechismo scolpite nella memoria.

In Autodifesa di Caino, Andrea Camilleri ce lo racconta da un altro punto di vista. E lo fa parlare in prima persona, per offrirgli la possibilità di farci capire il perché di quel suo gesto così determinante nell’evoluzione umana.  E alla fine le ragioni di Caino il fratricida risultano davvero convincenti.

Camilleri ce lo fa incontrare prima del grande evento, mostrandoci tutta la conflittualità del suo rapporto con il dolce e buon Abele, tanto amato da tutti. Ma come è bello Abele, ma come è gentile e buono il piccolo Abele. Grrr, ma perché tutto quello che fa lui diventa oro e tutto quello che faccio io diventa merda” sembra borbottare Caino.Succede tra fratelli. Un po’ di gelosia ci sta, ma da qui all’omicidio ce ne passa! 

Molti sono i riferimenti letterari e culturali alla storia di Caino che Camilleri ci offre. Si, perché in fondo la sua è una storia drammatica, di grande teatro, tragica come è tragica la vita degli uomini, sempre in lotta tra il bene e il male. Anche Dario Fo dice la sua sull’uccisione di Caino in Poer nano

 

Ironicamente Bibbia

Nell’Autodifesa di Caino non manca l’ironia che caratterizza la narrativa del Siciliano Camilleri che definisce “Il lato borghese di Dio ” quell’aspetto che spinge il Creatore a riflettere sul suo meraviglioso giardino dell’Eden, nel quale sembra mancare qualcosa. Forse i nanetti?

“In quel giardino mancavano le statuine dei nanetti che sono sempre presenti in un giardino borghese. Provvide subito…” p. 17

La bufala della costola di Adamo. Quando Dio corre ai ripari:

“Vedete, a quei tempi ogni umano aveva in sé l’esatto opposto del suo essere. Mi spiego meglio. Adamo incarnava l’essenza maschile e quella femminile. Era anche donna. In lui aveva prevalenza la qualità maschile, ma era sempre in lui insita anche la parte femminile. Quindi Dio non fece altro che separare il lato femminile di Adamo da quello maschile.”p.24

Lilith, prima vera donna di Adamo e protofemminista che se la spassa coi nanetti.

“Tra te e me non c’è nessun rapporto di subordinazione. Noi due siamo nati dalla stessa creta, siamo uguali. “Ti ordino di rimetterti sotto!” intimò Adamo. Per tutta risposta Lilith gli fece uno sberleffo, aprì la porta dell’Eden e se ne andò sulla terra” p. 22

Dopo l’omicidio i lavaggi ripetuti, inutilmente

“Rimasi a lungo a contemplare il cadavere. Poi, siccome nelle vicinanze scorreva un ruscello, andai a lavarmi. Mi sentivo sporco, mi lavai di nuovo. Ebbi per un attimo la tentazione di restare così, in mezzo all’acqua e continuare a lavarmi per giorni interi. Poi mi scossi e tornai presso il morto.” P.45

Il corvo insegna

Un corvo che sotterra la carcassa di un altro corvo offre a Caino lo spunto per liberarsi del corpo di Abele. Ma la terra si ribella e rifiuta la salma. Ma la terra accetta anche, pietosamente. E nascono le tombe con tutta la ritualità che le circonda.

“Finalmente un lembo di terra, evidentemente mia amica, accettò di ricevere il cadavere. Me lo segnai quel posto mettendovi grosse pietre in cerchio.” p.48

Per un Caino lunare una filastrocca medievale

Secondo alcuni, Dio avrebbe cacciato Caino dalla terra e alcuni studiosi medievali sostennero persino che le macchie lunari rispecchiassero Caino coperto di spine. I bambini cantavano una curiosa filastrocca su di lui:

“Vedo la luna, vedo le stelle

Vedo Caino che fa le frittelle,

vedo la tavola apparecchiata,

vedo Caino che fa la frittata“ p.61

Le leggi di Caino e l’invenzione della Civiltà dell’Uomo

“Assieme al vecchio che per primo m’aveva parlato e il cui nome era Malachia stabilimmo la prima legge a cui tutti si sarebbero dovuti attenere: il rispetto reciproco[…]Capitò dopo un po’ di tempo un fatto strano e, nello stesso tempo, per me entusiasmante: alcune persone che si erano imbattute nella nostra città chiesero di restarci. Accogliemmo la loro richiesta e stabilimmo che la città sarebbe stata aperta a tutti. Donne, uomini, vecchi, bambini. L’accoglienza era un imperativo categorico, assoluto. E questa fu la seconda legge” p. 69-70

Quanto Caino nella cultura!

Lo citano Trilussa, Giordano Bruno, Hesse, Ungaretti, Unamuno, Saramago, Mariangela Gualtieri, Coleridge e tanti altri ancora. Un motivo ci sarà per cui tanti grandi Umani  si  sono lasciati ispirare da questo Essere.

Caino inventa anche la musica espiando, forse definitivamente,  la sua colpa e determinando la Sublimazione dell’Uomo.

“Insomma, sono stato io a inventare la musica. La sublimazione dell’uomo.[…]Ecco, io so, ne sono sicuro, che davanti a Dio l’aver inventato la musica sia valso più di ogni sincero pentimento. La musica, ha scritto infatti Hermann Hesse, è basata sull’armonia tra Cielo e Terra, è la coincidenza tra il disordine e la chiarezza”   p.76-77

Il vero Caino

Nonostante venga rappresentato come il cattivo per eccellenza, Caino crea la musica,  da materiale naturale che fa vibrare con passione e perizia. Ed è bellissimo pensare che dalle mani di un uomo così nasca proprio la musica, ovvero l’ arte che più di tutte vive d’armonia.

E allora, c’è speranza per tutti, uomini e donne, buoni e cattivi. C’è speranza per l’essere umano che, sostanzialmente, è fatto di tutte le meraviglie immaginabili: intelligenza, fantasia, sangue, carne, energia, anima pura e caverna oscura, sentimenti in armonia e in lotta. Sembra che nel Caino di Camilleri tutto il caos umano trovi alla fine riconciliazione nell’armonia e nell’accoglienza di sé e degli altri.

Ancora una volta, Camilleri, non da risposte sui grandi temi dell’umanità, ma riesce, ripercorrendo la via del ricordo, a farci porre domande profonde e a farci recuperare conoscenze, spesso molto limitate e piene di pregiudizi, spacciate per verità incontrovertibili.

DONNE A SCUOLA-150 anni dell’Istituto “Pietro Scalcerle” di Padova. Una scuola in festa per celebrare la lungimiranza di un giovane Garibaldino.

logo 150

 

Il 29 Novembre 2019 parte il programma di celebrazione dei 150 anni dell’Istituto “Pietro Scalcerle” di Padova. È un evento importante per la comunità scolastica Padovana e per il mondo civile della nostra Italia.

Già nell’atrio si percepisce l’anima di questa scuola. Tanti docenti, che hanno vissuto in prima persona il fermento innovativo di questa realtà, si ritrovano e si rispecchiano in questo spirito. L’emozione è forte ed è alimentata da sorrisi e abbracci, che contengono la fatica e il piacere delle lunghe ore di lavoro, studio e progettualità condivisi.

L’ Auditorium, che negli anni è stato testimone accogliente della vita scolastica, si anima di una marea di gente: studenti, docenti giovani e vecchi, ex alunni, genitori, segretari, collaboratori, autorità…

festa scalcerle 2019

E si inizia con il botto: L’inno di Mameli. Ci alziamo tutti in piedi, per cogliere insieme questo attimo di sacralità indiscutibile. È bello cantare l’inno nazionale dentro una scuola, all’interno della celebrazione di un gesto che rappresenta il miglior patriottismo, e non solo perché il protagonista muore per difendere la Repubblica Romana a soli diciannove anni, ma perché è proprio questo giovane che sa cogliere il significato fondamentale dell’istruzione, e in particolare di quella delle donne.

studentesse Scalcerle

Il “marziano” Pietro Scalcerle

Il “marziano” Pietro Scalcerle è il protagonista di un’ intelligente pièce organizzata dal gruppo di teatro della scuola. Al centro della scena c’è lui, il coraggioso Garibaldino, il giovane dallo sguardo lungo e dal cuore forte. Ai lati alcuni tra i più importanti protagonisti della vita culturale e religiosa del nostro paese, (Dante Alighieri tra gli altri). Tutti uomini, tutti uniti nella visione unica della donna angelo del focolare.

Nonostante gli ostacoli che incontra sulla sua strada le idee di Pietro procedono, lentamente ma con determinazione, fino alla piena realizzazione. Scalcerle lascia in eredità alla città di Padova, dove compie i suoi studi, una somma ingente di denaro per fondare una scuola aperta al futuro che spalanchi finalmente le porte alle donne.

Il sogno di Pietro: Donne a scuola 

I recalcitranti finiscono con il comprendere il progetto di Scalcerle, contaminandosi con le sue idee e diventando “tutti Pietro“, con in testa lo stesso cappello, simbolo del percorso fatto. Uno spettacolo compatto, ricco di ironia, che arriva con efficacia alla testa e al cuore.

Nasce così l’Istituto Femminile Scalcerle, che nel tempo verrà definito in modi diversi, si trasformerà adattandosi ai tempi preservando sempre la mission di Pietro: sguardo al futuro e opportunità formative per le donne.

Excursus storico

Interessante l’excursus storico fatto dai presidi che si sono avvicendati nel tempo. A turno, hanno preso idealmente per mano i presenti conducendoli, attraverso vari passaggi, verso la meravigliosa realtà odierna dell’istituto, nel segno dell’innovazione, della lungimiranza, del complicato lavoro di squadra in un mondo professionale dove l’individualismo è sempre stato un elemento caratterizzante e non facile da gestire.

Testimonianze

Sono una testimonianza moderna ed efficace del progetto formativo targato Scalcerle i video-messaggi di due ex-studentesse, oggi affermate professioniste in settori importanti della società, in cui illustrano con entusiasmo, leggerezza e convinzione come il percorso di studi allo Scalcerle abbia fornito loro il necessario bagaglio per affrontare con successo le sfide del mondo del lavoro e della vita in generale.

Tenera e significativa è l’intervista alla signora Failla, novantenne lucida, orgogliosa e piena di meravigliosi ricordi della sua esperienza scolastica allo Scalcerle, diploma originale incluso!

Ho vissuto in questa scuola uno dei periodi più importanti della mia vita e per questo sono profondamente grata ai miei compagni di viaggio: studenti, colleghi, preside, personale non insegnante, che mi hanno permesso di arricchire il mio mondo per continuare a condividerlo, in uno scambio continuo di esperienze e conoscenze.

La serata volge al termine. Che partano i festeggiamenti. Cin cin! Viva Pietro Scalcerle e Viva la scuola che porta degnamente il suo nome!

 

logo scalcerle.png

 

 


 

Scalcerle- scuola

 

Per saperne di più
Studiare una scuola per fare scuola. L’istituto Scalcerle in Padova dal 1869
P. Zamperlin, F. R. Lago, A. L. Pizzati (a cura di)

25 Novembre 2019-Selvazzano Dentro contro la violenza sulle donne: Presenti con arte!

Volantino25 Nov Selvazzano

2-G.Ceronetti-CARA INCERTEZZA… Cuori di Tenebra pulsano incontrollabili.

 

“È’ indispensabile ,per un poeta, scrivere costantemente in prosa.”

Boris Pasternak, 1954

cara incertezza

Ho letto della morte di Ceronetti, di cui avevo sentito parlare, ma di cui ignoravo tutto. A distanza di qualche mese, una mia amica mi invita ad un incontro di amanti della poesia, che stanno appunto riflettendo sul lavoro di Ceronetti. La curiosità mi spinge a partecipare. Voglio sapere qualcosa di più su questo spirito inquieto del nostro tempo,

L’incontro avviene nella stanza della musica dell’ Abbazia di Praglia, in un’atmosfera di per sé molto evocativa. Ascolto aneddoti curiosi sulla vita di Ceronetti, analisi profonde di alcune sue opere, commenti originali sulla sua vita e sul suo comportamento, insomma scopro qualcosa dell’uomo- poeta- intellettuale.

Continuo ad investigare. Scopro le affinità che lo legano a William Blake. Ne parla in uno dei capitoli di Cara Incertezza. Decido allora di leggere l’intera raccolta. Partire da ciò che mi ha sempre affascinato, mi aiuta a capire meglio l’autore.

tygerbig

Blake e la tigre diventa spunto di riflessione, G. Ceronetti-CARA INCERTEZZA. Intorno a William Blake sferragliano oleati ingranaggi letterari. Spunti,  che affianco timidamente alle accurate e profonde osservazioni del Cenacolo di Praglia.

Cara incertezza…è un titolo perfetto, suggestivo e bellissimo, per questa raccolta di articoli che scavano nei dubbi esistenziali dell’uomo moderno e antico, nei ritratti impressionanti di personaggi più o meno noti, nelle analisi letterarie e sociologiche originali e spesso contro corrente, in un viaggio temporale tra gli anni 80-90, “in prossimità dei tristi Duemila”.

Un titolo che esercita un fascino indiscutibile e rivelatore. Attraverso le sue “istantanee” Ceronetti porta in superficie tutte le sfaccettature della nostra “cara incertezza”, figlia di un mondo che sembra governato da un unico “cuore di tenebra”.

Sto appena sfiorando Ceronetti, ma da questo rapido tocco, intuisco quanto ricco sia il suo universo culturale e umano. Chissà, in futuro potrei sentire il bisogno di tornare ad esplorarlo, in profondità.

Assaggi di incertezza

Da alcuni degli articoli  (rielaborati da quelli pubblicati in la Stampa, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Corriere del Ticino, Il Giornale del Popolo) riporto brevi passaggi che mi sembrano molto attuali, o curiosi. Tutti gli articoli comunque, mi hanno lasciato una forte impressione di rassegnazione appassionata, se ciò può voler dire qualcosa di Guido Ceronetti.

La stella insanguinata del Bronx- “Sotto l’apparenza di una sezione dello smisurato polipo urbano, tra luci e rumori d’inferno, insonnia e alcool, acido lisergico e depressioni, facce travolte, gonfiori, quel repentino strangolamento d’angoscia – Bronx – indica un punto stregato nello spazio abitato, un bosco artificiale dov’è al lavoro un divoratore antropofago sacro, un Minotauro, un locus indecifrabile per l’autista di taxi, il furgone di polizia, la barella che accorre, il cronista, la modella, il tossicomane, l’assassino che lo diventa quella sera per la prima volta, proprio per accoppare te.”[…]”Via Lattea è la Stella di Matteo e Via Lattea (néhar-di-nûr) la Stella dei Tre Sapienti – Via Lattea, cammino stellare, luce serafica di Compostela, anche la stella insanguinata del Bronx[…] Vediamo la Via Lattea, notava Léon Bloy, perché è nella nostra anima. In verità: perché è anima. Perché la via di Compostela passa per il Bronx del cuore, del senziente: ma, in questo passaggio, s’insanguina.”

Nella gola dell’Eone– “Mi domando se valga la pena ancora di cercare di pensarlo, un mondo così sconcio, decomposto e inafferrabile, di cercare di aiutare a pensare, con quel che si è appreso, degli esseri in cui il rifiuto del pensiero (e della libertà che gli è connaturata) si va profilando assoluto.”

Hiroshima, la cosa-senza-nome– “Agosto è un mese di sciagure storiche: questa non poteva che essere agostana. Infatti Truman scrisse: «Sganciate al più presto, ma non prima del 2 agosto». Fu la Moira a suggerirglielo: «In agosto deve succedere!”

Regia “verde” per Checov– “Non sospettava, Anton Cechov, la futura pregnanza simbolica del suo Giardino dei ciliegi: cento anni dopo, in uno strazio indicibile di ogni realtà vivente, nell’inferno di tutte le infelicità possibili, quegli alberi abbattuti di finzione drammatica, alberi amati, i ciliegi di Ljubov’, ci ricordano (devono ricordarci) le foreste abbattute, i piccoli frutteti dietro il muro accerchiati, l’allargamento del deserto. Muore la foresta amazzonica, il bosco germanico, la chioma boema, gli incendi divorano tranquillamente i boschi mediterranei superstiti, chi ha un giardino lo vende per intascare i soldi di Lopachin, che chiamerà subito le ruspe. I tonfi nella casa della Ranevskaja risuonano in tutte: gli alberi se ne vanno, gli alberi ci lasciano perché non abbiamo saputo tenerceli, insieme ai loro abitatori visibili ed invisibili.”[…] “Ci vorrà, da ora in poi, una regia verde per questo attualissimo Cechov, che faccia vivere di più i ciliegi, che faccia soffrire più per il loro abbattimento che per le malinconie e le impotenze di una lontana famiglia russa di provincia.”

Sulla morte del Cinema– “Dubbi circa la morte di Dio, ne ho molti; sulla morte del Cinema, nessuno. Non esistendo certificati, è difficile datarla. Direi che la sua è stata una lunga, lunga vecchiaia, cominciata presto, con ritorni di giovinezza repentini”

Svalutazione e filosofia– “La peste. La pandemia del XIV fu meno devastante che il prezzo pagato per avere una sedia nel club dei sette Grandi (un marchio d’infamia, non la corona di Salomone). Ora questa Lira che ha fatto di un giardino post-edenico (non facile era viverci) un miserabile lazzaretto di brutture eccola risucchiata in un vortice di dissolvimento: il tuo miliardo di lire vale cento marchi, il prezzo di una marchetta nel quartiere di Amburgo. Hai distrutto la ricchezza vera, il bene vero, il silenzio, l’albero, il cielo sulle città, il tesoro supremo del mondo occidentale raccolto in una sottile penisola, e lo hai fatto per gonfiarti le tasche di carta da annali di Volusio, e le tue tasche, i tuoi depositi bancari te ne rimandano l’odore di nulla, l’unico silenzio che rimane è quello del tuo mucchio di carta scarica, ammutolita.”[…]”La peggiore compagnia sono i politici e gli uomini d’affari. E uno dei danni più gravi che fanno è di impedire brutalmente che appaiano i significati che si celano in questa perdita di valore monetario, che trova compenso nell’acquisto di ricchezza simbolica autentica, intangibile dalle tempeste.”

Fu la messa-“La Chiesa d’Occidente si è fatta un implacabile harakiri il giorno sciagurato in cui ha spostato gli altari come fossero tavoli da biliardo, buttato il latino che l’ha nutrita, che l’ha resa parlante, nella spazzatura, adottato traduzioni del testo sacro da far raccapricciare un asino, tirato giù i predicatori dai pergami per avvicinare di più la messa alla tavola rotonda, spento i turiboli, versato la scolorina sulla funzione sacerdotale.”

Le architetture di Mussolini– Lo dedico speciali modo a Fellini come Lampada Perenne del mio Teatro dei Sensibili, da lui sostanziosamente beneficato. Gesto esemplare, che merita di trovare imitatori tra i suoi infiniti ammiratori, perché gli iscritti all’albo d’onore come Lampade Perenni sono finora pochissimi.”

Amore di fonografo– “La prima voce di morto che il fonografo si preoccupò di scampare dalla disfazione e di consegnare per sempre ai malvivi fu quella dei cantanti d’Opera, a quel tempo ancora oggetto di culto idolatrico, depositari di anime collettive, del sale alchemico dei popoli. Acuti immensi, gorgheggi più che umani, miracoli di vibrazioni che la punta magnetica iscrisse sul cilindro e sul disco rotante dell’immortalità.”

Pensare il cancro– Raccomando il salmo 91: «Tu che all’ombra di Shaddai ti stendi e dormi». È un salmo apotropaico. Io l’avevo dato a un amico malato di cancro, gliene avevo fatto una versione apposta, e gli fece molto bene, così mi assicurava, e non si mente in quelle condizioni.”

Amore e gabbie-“Specialmente si mettono in guardia gli uomini sposati, sempre loro! Solo le mogli sono al riparo contro il contagio, balsamiche come la Gerusalemme celeste! Le mogli non danno l’AIDS, le mogli non danno l’infarto, le mogli non danno niente. Il marito fedele attraverserà immune il mondo appestato. Prima di essere mariti, è raccomandabile fare coppia fissa. La coppia fissa è un’invenzione delle più tetre: non per niente le Famiglie l’hanno accolta con giubilo. Dai sedici ai settant’anni, batti sempre lo stesso chiodo e sarai salvato. La bandiera della fedeltà, piantata in un deserto di paura, non è un’insegna festosa.”

Una rosa per Arletty- “Visitai Arletty nel 1981. I suoi magnifici occhi erano spenti, già da qualche anno: il sorriso era intatto, e la passione, l’interesse umano. Pensavo a tutta la verità dell’osservazione mistica e clinica, celiniana, che è in D’un château l’autre: «la famosa attrazione femminile non viene dalla coscia», Arletty ne era una testimonianza. Anche quando le cosce le abbandonava al pubblico indossando le celebri calze nere, non è certo di là che il suo fascino proveniva. Non possedeva neppure, nel volto, l’inobliabile magnetismo di una Dietrich – da dove le veniva quel trabocco d’irresistibilità femminile? Non fu un’invenzione di Carné e di Prévert, geniali scopritori… No, perché lo charme è una luce che viene ex alto e brilla in tenebris e le tenebre non l’acchiappano. Il mondo femminile è un immenso corpo opaco, dove vagano queste luci in esilio da una patria superiore indicibile. ..”

Tiberio ex mostro-“Sul condottiero e lo statista non ci sono ragguagli di bruttezza: resta un vero tutore della grandezza romana, con tutto quel che di turpe e di spaventevole aveva questa grandezza.”

Russia, Russia…- Vivente resta la celebre parola di Alexis de Tocqueville: «Ci sono oggi sulla terra due grandi popoli che, partiti da punti diversi, sembrano avanzare verso il medesimo fine: sono i Russi e gli Anglo-americani. Entrambi sono cresciuti nell’oscurità; e mentre gli sguardi degli uomini erano occupati altrove, eccoli di colpo, collocatisi in prima fila tra le nazioni, rendere note al mondo, quasi nello stesso tempo, la loro nascita e la loro grandezza. Tutti gli altri popoli sembrano aver raggiunto all’incirca i limiti tracciati dalla natura, e non aver più che da conservarsi; ma loro stanno crescendo; tutti gli altri sono fermi o non avanzano che tra mille sforzi; loro soli camminano con passo sciolto e rapido lungo un cammino di cui l’occhio non può per ora scorgere il termine» (De la Démocratie en Amérique).”

 Alle soglie dei cent’anni: Ernst Jünger- C’è un uso della poesia? L’uso medico è quello che preferisco. Penso a Malinconia di Giasone di Cleandro di Kavafis, che chiama la poesia a soccorrerlo contro i mali e l’imbruttimento della vecchiaia. Nello specchio vede la sua faccia come uno squarcio di coltello, la sua faccia orrida di uno che invecchia, e dice: «Dammi i tuoi farmaci, o Poesia, consolami con lo Spirito della Parola». Ma perché sia efficace la medicina è necessaria la fissazione mnemonica e la ripetizione orale. La lettura silenziosa e affrettata è come l’assunzione di una compressa già sciolta in bocca d’altri.”[…]- “Ha una bellezza la vita di uno scrittore che attraversa le vicende di un intero eone, con la presenza lucida e i riflessi ben calzati di un equilibrista su un filo d’acciaio sopra una sterminata voragine. Aveva ventidue anni quando Lenin prese il potere: quegli stessi occhi che videro allora questa ascensione di spavento, hanno veduto la fine dell’Unione Sovietica, il ripristino del nome di San Pietroburgo e la riunificazione della Germania. Udì il rimbombo dei colpi sparati da Danilo Prinkip a Sarajevo e oggi può vedere sul video il ritorno minaccioso di Sarajevo tra i chiodi che crocifiggono l’immagine umana.

Nostradamus e la guerra del golfo-“Di chiaro, almeno quanto le incredibili precisazioni fornite intorno alla rivoluzione del 1789 e ai suoi svolgimenti, a Napoleone e alla sua caduta (tutto quanto incontestabilmente avvenuto, più di trecento anni dopo essere stato visto a Salon «come in uno specchio opaco»), emerge dalle Centurie e dai Presagi, tra le rozzezze solite e le caligini studiate dello stile, una reale minaccia storica arabo-islamica sulla cristianità futura, che già Nostradamus designa, talvolta, come Occidente (Hespérides). Tale Occidente minacciato è il nostro mondo, europeo, con la sua ingente propaggine americana. Questa uniforme grigia,”[…]”Viene dall’Eufrate, ha i baffi (guardarsi dai baffuti e dai barbuti al potere) il grande Cammello? O è da vederci, confrontando con quel che abbiamo sott’occhio, anziché un solo personaggio, una grande massa punica d’immigrazione che si elegge, vicino o lontano, un proprio Annibale? Armate che sbarchino da flotte barbaresche sono piuttosto improbabili, ma un’ondata migratoria in movimento che si fissa senza fissarsi, che mangia come può senza assimilarsi, che ha un proprio modo di adorare Dio, che sta creando cittadelle nelle città, questa sì, può ben fare un «grande Cammello» e un «grande Ismaele», dando un senso alle strane quartine che parlano di truppe islamiche nel cuore dell’Europa occidentale”

L’utilità della Ferrari-“Con un titolo come L’utilità della Ferrari faccio invece un magnifico colpo: attiro alla filosofia gli appassionati della Formula Uno, presi all’amo dalla curiosità di scoprire che cosa mai trovi di utile nella «prestigiosa Casa» e nelle sue macchine un amante dell’inutile e non delle formule; prima che abbiano il tempo di sentirsi delusi l’articolo sarà già finito”

Passione d’Ungheria-“Le emozioni languivano, quella fu una. Fu il momento dell’ubriacatura ungherese, che scompigliò le famiglie dove c’erano dei comunisti, già abbastanza perplessi dopo il rapporto Kruscev, e mandò in estasi quelli (c’ero anch’io) che li detestavano. Quando in gioco c’è qualche cosa che vale, è bello vedere le passioni scontrarsi come due fulmini in un cielo carico, che deve sfogarsi necessariamente.”

Sulla vecchiaia-“Ci sono stupidaggini per ogni età, ma la vecchiaia è quella costretta a trangugiarne di più. Il nostro stomaco si restringe agli alimenti per allargare la disponibilità ad accogliere scemenze. Faccio un piccolissimo elenco delle più vergognose: «Non è vero che sei vecchio»; «Alla tua età si fanno ancora una quantità di cose»; «L’importante è mantenersi attivi»; «Chi è attivo è sempre giovane»; «Settantacinque? Signora, ma Lei è una ragazzina!»; «Lavorare coi giovani: ecco il segreto»; «Ha solo i guai dell’età, ma che testa lucida!»; «Che faccia piena di salute!».”

Crepare dentro d’amore-“Sull’amore, sessuale, extra e metasessuale, passionale-compassionale (è tutt’uno) il Viaggio celiniano abbonda di folgorazioni che incendiano il mio altarino straccione da campo, dove celebro per sterminati cumuli di larve in movimento i miei riti di prete clandestino aggrappato allo Spirito, e intorno a perdita d’occhio ho le distese appestate del mondo. Ecco, dalla pagina 486 dell’edizione famosa Denoël e Steele (non potrei leggere il Voyage stampato in altro modo) estraggo questa scheggia riparatrice, lenitrice, di un’incredibile e torturante fecondità psicologica: «Di compassione ne ha, la gente, per gli invalidi e i ciechi e si può dire che ne hanno, amore di riserva. Ce n’è un’enormità. Non si può dire il contrario. Soltanto, è disgrazia che tutti quanti, con tanto amore di riserva, restino carogne. Non gli esce, ecco tutto. È intrappolato dentro, gli resta tutto dentro, non gli serve a niente. E dentro di loro ne crepano, d’amore».”

Cioran addio-“Ha avuto il tempo di veder sparire tutti i suoi più importanti amici di gioventù: Eliade, Beckett, Ionesco, che come lui lasciano un segno nel secolo, e sono un tratto della sua genialità e del suo grido in forma di pensiero.”

Elogio del serpente-“Rashì, nel suo commento, ci illumina sulla natura del famoso albero: il frutto sarebbe quello del fico e già che l’albero era vicino, la coppia che scopre di essere nuda ne stacca qualche foglia. Senza il divino Nahas, il caro serpente tentatore, niente fichi, cataplasmi preziosi in medicina semitica, dolcezza dei nostri autunni, metafora di consolazione in hac lacrymarum valle. Il prossimo catechismo, verso il 2003, forse lo riabiliterà.”

Del giallo di Van Gogh“Dal giallo non si separò più, una volta uscito dal Nord, e il blu s’intensifica nel periodo ultimo, di Auvers, al quale guardiamo quest’anno, cento anni dopo la sua tacita morte e resurrezione. Giallo e blu non sono i colori del suo saeclum umano: il colore del Decimonono è il nero, subito risentito da Goya, e via via più carico dopo il 1850 e fino al suo esaurimento, che non saprei in quale punto del nostro collocare.”

Les enfants du paradis – dialoghi di Jacques Prevert

 

Di seguito elenco  le rimanenti perle di umanità sofferente, che vi invito a “ toccare”, una per una.

  • Luogo negato-poesia- I poeti sono morti
  •  Rumore e morte
  •  La Sindone tra gli angeli
  •  Una taglia sul papa
  •  Bambini che uccidono
  •  Missile e coltello
  •  Assassine di vecchi
  •  Sant’Anatolij da Chernobyl- intensamente bello
  •  Disperazione civile
  •  Sulla cima del Grappa
  •  10 Giugno 1940
  •  Mussolini, la finta storia
  •  Ungaretti nella malinconia dei vivi
  •  Un fiore per Emanuele- un caso poco noto ma emblematico
  •  Oh, Rivoluzione dell’Ottantanove…quella vera, la grande
  •  Louise Brown e il problema del male- figli in provetta…
  •  Crimine e solitudine-il caso Giudice, pluriomicida senza interesse
  •  Sorella anima-intervista di Patrizia Valduga a Guido Ceronetti-
  • Giovenale e le donne-della satira sulle donne: “le donne oggetto di sogghigno e di rampogna sono solo ombre…”
  • Pestis venerea-i fuochi di Sodoma…
  •  Tristezza di fine Decimonono

 

G.Ceronetti-il teatro dei Sensibili

 

“A 40 anni ero un biblista, ma con mia moglie volevamo adottare dei bambini e pensavamo che sarebbe stato bello intrattenerli facendo per loro un teatro di marionette, consapevoli che quando avremmo detto alle assistenti sociali che ai nostri figli avremmo fatto vedere le marionette invece che la tv ci avrebbero chiesto chissà quante carte. Ci bocciarono direttamente la richiesta. A quel punto il teatro di marionette l’abbiamo fatto per i vicini di casa”,