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    a mia madre-click&read
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    Sentimenti contrastanti accompagnano questo momento. Il mio cuore è lì, Oltremanica. E sento come uno strappo, un'ulteriore barriera tra me e i miei affetti. Ho bisogno di tempo e di freddezza per rielaborare il significato di questo evento .

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9 Maggio 2020- Festa dell’Europa-Covid 19, difficoltà economiche, crisi esistenziali, dolore. Ma l’Europa c’è.

 

europe_day2001_it

 

Il momento  non sembra particolarmente adatto a festeggiare. Troppi lutti stanno investendo la nostra amata Europa a causa del  Corona virus. Il confinamento  ci sta sfiancando e ci spinge a guardare il futuro con occhi  un po’ annebbiati. 

E tuttavia, proprio in momenti di grande difficoltà diventa necessario “festeggiare”  insieme l’Europa e tutto  ciò che rappresenta per noi cittadini: democrazia, libertà, cultura, benessere economico.  Noi siamo l’Europa.

Abbiamo fatto degli errori lungo un cammino faticoso e accidentato, ma abbiamo  modo e tempo di rimediare. E lo stiamo facendo, con  resilienza, orgoglio, chiarezza di visione e rispetto  gli uni  degli altri. A maggior ragione in un momento tragico come quello che stiamo vivendo.

Sarò  inguaribilmente ottimista, ma io continuo a crederci, perché ho fiducia nella capacità umana di imparare dagli errori.


C. Dexter-LAST SEEN WEARING (Al momento della scomparsa la ragazza indossava…) Un puzzle con troppi pezzi da incastrare. Difficile, anche per l’Ispettore Morse!

 

last seen wearing-Dexter

La caccia alla scomparsa della giovane Valerie Taylor è un bel puzzle da risolvere per l’Ispettore Morse. Morta? Scomparsa veramente? Viva sotto un’altra identità? E le lettere? Chi le ha scritte?

La storia

La storia segue un filo conduttore molto semplice: una giovane e bella ragazza, Valerie Taylor scompare. Dopo due anni il caso torna sul tavolo di Morse, anche per rispetto dell’ ispettore Ainley che aveva cercato di risolvere il caso. Ma quando si è avvicinato troppo alla soluzione, un incidente stradale lo ha tolto di mezzo…

Il metodo investigativo

Il metodo di Morse è scientifico, parte dal dubbio e procede attenendosi strettamente ai fatti. Questa è la sua regola. 

“Just stick to the facts, Morse, stick to the facts! It would be difficult, but he would try.”

Questa volta però i fatti lo tradiscono, o per lo meno lo fanno inciampare in una serie di tranelli che Dexter/narratore inaffidabile gli pone davanti, anche per fuorviare il lettore e giocare un po’ con lui.

“For a while Morse sat on silently in his car and pondered many things. Life was down to its dregs, and he had seldom felt so desolate and defeated. He recalled his first interview with Strange at the very beginning of the case, and the distaste he had felt then at the prospect of trying to find a young girl in the midst of this corrupt and corrupting city.

And now, again, he had to presume that she was alive. For all his wayward unpredictability, there was at the centre of his being an inner furnace of passion for truth, for logical analysis; and inexorably now the facts, almost all the facts, were pointing to the same conclusion – that he had been wrong, wrong from the start.”

In English, please!

Il romanzo è un tuffo rigenerante nella lingua Inglese, quella colta e quella “everyday”, con tocchi di slang che rendono l’atmosfera molto realistica e suggestiva. I personaggi ne risultano arricchiti e molto caratterizzati. Questo è il vantaggio della versione originale.

“carryin’ it in ’er left hand, if me memory serves me correck.’”

Inspector Morse and Lewis

Dove siamo?

La storia si svolge a Oxford e dintorni, nel Galles e a Londra. Kidlington, sobborgo di Oxford, è una periferia come tante con annessi e connessi, quali la fuga inevitabile dei suoi giovani verso le lusinghe di Londra. Il mondo della scuola è il luogo reale e narrativo in cui si muovono i nostri personaggi.

Oxford High School

Personaggi

Professori e presidi (maschi) un po’ scontati. Grigi e arrivisti e, come da copione, attratti ineluttabilmente e pericolosamente dalle grazie adolescenziali delle loro allieve. Padri quasi trasparenti.

Le donne incarnano per lo più triti cliché: mogli tradite, per benino, tutte casa, corsi di arte, chiesa e cucina; mogli e madri consumate dal gioco e dall’alcol; adolescenti in fuga, brillanti e intelligenti e in cerca di eccitanti avventure a Londra, dove finiscono con il diventare oggetto delle attenzioni di luridi vermi.

Investigatori

E poi ci sono loro, gli investigatori. L’ ispettore Morse, 45enne (ma sembra molto più vecchio!) in crisi esistenziale, esibizionista nello sfoggio  di citazioni colte. Ma conosce il suo mestiere…

Il sergente Lewis è specchio riflesso dei vari sergenti della tradizione giallistica britannica, anche televisiva (Barnaby, George, Vera etc etc). Rincorre il suo capo, ma ha spesso delle intuizioni felici.

Mi è piaciuto?

Per rendere l’idea di cosa ho provato ad un certo punto della lettura, parto dalle considerazioni del narratore sullo stato psicologico di Morse, dopo un lungo peregrinare tra ipotesi, riscontri e fallimenti:

“He sat for half an hour and thought and thought, and thought himself nowhere. It was no good: his mind was stale and the wells of imagination and inspiration were dry as the Sahara sands.”

Superato il momento di perplessità, ho accompagnato Morse verso l’agognata  soluzione, rassegnata ma soddisfatta.

Ed ora a voi il compito e il piacere di mettere insieme i pezzi del puzzle.

“When you have eliminated the impossible, whatever remains, however improbable, must be the truth. A. Conan Doyle, The Sign of Four”

Eliminato l’impossibile, qualunque cosa rimanga, per quanto improbabile, deve essere la verità.

Assaggi

L’orario scolastico, un vero rompicapo per il prof incaricato, ma che elettrizzante senso di potere!– “There was a certain intellectual challenge in dovetailing the myriad options and combinations of the curriculum to match the inclinations and capacities of the staff available; and, at the same time (for Baines), a vicarious sense of power.”

Caratterizzazione-Mr Taylor- “Mr Taylor was an inarticulate man, utterly unable to rationalize into words his favourable attitude towards his present job. It would have been difficult for anyone. The foul detritus of the city was all around him, rotten food and potato peelings, old mattresses, piles of sheer filth, rats and always (from somewhere) the scavenger gulls. And yet he liked it.”

Ma cosa studiano i ragazzi Inglesi!– “He contemplated with supercilious disdain the academic disciplines (sub-disciplines, he would call them) which were now monopolizing the secondary school curricula. ‘Environmental Studies’, he doubted, was little more than a euphemism for occasional visits to the gasworks, the fire-station and the sewage installations; whilst for Sociology and Sociologists he had nothing but sour contempt, and could never discover either what was entailed in its subject matter or how its practitioners deployed their dubious talents. With such a plethora of non-subjects crowding the timetable there was no room for the traditional disciplines taught in his own day . . . But French now. At least that had a bit of backbone, although he had always felt that a language which sanctioned the pronunciation of donne, donnes and donnent without the slightest differentiation could hardly deserve to be taken seriously. Anyway, she was studying French and it was French which won the day.”

Spazzatura e specie umana– “Doubtless grass and shrubs would soon be burgeoning there, and the animals would return to their old territories and scurry once more in the hedgerows amid the bracken and the wild flowers. And people would come and scatter their picnic litter around and the whole process would begin again. Sometimes Homo sapiens was a thoroughly disgusting species.”

La famiglia, che invenzione!– “Three isolated personalities, under the same roof, somehow brought and kept together by that statistical unit beloved by the sociologists – the family.”

La giostra dell’insonnia“Morse slept fitfully that night. Broken images littered his mind, like the broken glass strewn about the rubbish tip. He tossed and turned; but the merry-go-round was out of control, and at 3.00 a.m. he got up to make himself a cup of tea. Back in bed, with the light left on, he tried to concentrate his closed, swift-darting eyes on to a point about three inches in front of his nose, and gradually the spinning mechanism began to slow down, slower and slower, and then it stopped.”

Al corso di aggiornamento i professori di lingue scoprono l’approccio ironico…– “And then that burly, cheerful fellow from Bradford had brought the academic argument down to earth with a magnificent thud: give him a lad or a lass with t’gumption to order t’pound of carrots at t’French greengrocer’s shop, any dair! The conference exploded in glorious uproar. Slyly, a dignified old greybeard suggested that no Englishman, even one who had the good fortune to learn his native tongue in Yorkshire, had ever been confronted with an insuperable language-barrier in finding his way to a pissoir in Paris.”

Il Latino è difficile? Ecco la soluzione del professore di Morse– “Problem! He remembered his old Latin master. Hm! Whenever he was confronted with an insoluble difficulty – a crux in the text, an absurdly complex chunk of syntax – he would turn to his class with a serious mien: ‘Gentlemen, having looked this problem boldly in the face, we must now, I think, pass on.’ Morse smiled at the recollection…”

L’assemblea quotidiana prima di iniziare le lezioni è un rito irrinunciabile– “And, always, reserved until the end, he read with doomsday gravity a list of names; the names of pupils who would report outside the staff room immediately after the assembly was finished: the recalcitrants, the anarchists, the obstructionists, the truants, the skivers, and the defectors in general from the rules that governed the corporate life of the establishment.”

Ragni e belle statuine– “With a startling suddenness, a large spider darted across the floor with a brief, electric scurry – and, as suddenly, stopped – frozen into a static, frightening immobility. A fat-bodied, long-legged spider, the angular joints of the hairy limbs rising high above the dark squat body. Another scurry – and again the frozen immobility – more frightening in its stillness than in its motion. It reminded Morse of a game he used to play at children’s parties called ‘statues’; the music suddenly stopped and – still! Freeze! Don’t move a muscle! Like the spider.”

Il pub poco prima della chiusura-che atmosfera!– “The cigarette smoke hung in blue wreaths, head-high like undispersing morning mist, and the chatter along the bar and at the tables was raucous and interminable, the subtleties of conversational silence quite unknown. Cribbage, dominoes and darts and every available surface cluttered with glasses: glasses with handles and glasses without, glasses empty, glasses being emptied and glasses about to be emptied, and then refilled with the glorious, amber fluid.”

A. Dumas-GARIBALDI. Gesta epiche di un grande Italiano per la libertà dei popoli, nella cronaca di un grande scrittore.

garibaldi-Dumas


Passato e Presente, il programma di Rai Cultura, ha aperto una finestra dalla quale mi sono affacciata volentieri per cogliere l’eco Garibaldina, attraverso le parole di un grande scrittore.


Alexandre Dumas e il Risorgimento Italiano. Alexandre Dumas è il celebre e prolifico romanziere francese noto al grande pubblico per i suoi avventurosi romanzi storici, tra i più noti “Il conte di Montecristo” e la trilogia de “I tre moschettieri”.

Ha attraversato l’Ottocento, il secolo del romanticismo e dei moti rivoluzionari europei, non solo come scrittore, ma come patriota francese e come carbonaro italiano nel 1832, attività poco nota della sua vita. A “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda martedì 10 marzo alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia, Paolo Mieli e Lucio Villari analizzano il rapporto tra il grande romanziere francese e il Risorgimento italiano.

Qualche decennio dopo Dumas incontrerà Giuseppe Garibaldi, e darà un grande contributo alla diffusione del mito dell’eroe dei due mondi. Lo scrittore parteciperà personalmente alla spedizione dei Mille e ne racconterà le mitiche gesta nel volume “I Garibaldini”. Ma quanto c’è di romanzato sul personaggio di Garibaldi nella versione di Dumas?”  RAI Ufficio Stampa 

In Garibaldi, Dumas fa raccontare dallo stesso protagonista il suo percorso di vita e di lotta per la libertà, fino  alla sanguinosa guerra in difesa della Repubblica Romana. Sembra la cronaca di un corrispondente di guerra al fronte. Il ritmo è serrato, realistico, incalzante e profondamente empatico, dal momento che il narratore è il protagonista degli eventi raccontati.

Echi virulenti…cosa fa l’eroe mentre il morbo infuria?

“Al mio ritorno ritrovai Marsiglia pressappoco nello stato in cui la vide Monsieur de Belzuce all’epoca della peste nera nel 1820. Il cholera-morbus faceva terribile strage degli abitanti. Molte persone avevano abbandonato la città, che sembrava un cimitero. I medici chiedevano dei benevoli. Tale è il nome che si dà negli ospedali a quelli che prestano volontariamente il loro aiuto. Mi offrii insieme a un triestino che era venuto da Tunisi con me. Entrammo come aiutanti nell’ospedale, e ci dividemmo le fatiche diurne e notturne. Quel servizio durò un paio di settimane. In capo a quindici giorni, poiché il colera era diminuito d’intensità.”

Garibaldi

In alcuni passaggi Garibaldi, impegnato negli affanni della guerra, “lascia” il posto ad altri suoi compagni di lotta. Il regista di questo racconto corale è lui, Alessandro Dumas, lo scrittore che ha infiammato milioni di lettori con i suoi racconti d’avventura, d’arme, d’amore e di passione. Il suo intento è quello di accompagnare l’ Eroe dei Due Mondi nelle sue gesta e di contribuire a costruire e consolidare la sua immagine mitica nell’immaginario collettivo dei paesi che ha contribuito a “liberare”. E non solo.

Una lettura gradevole, e utile a noi Italiani per “rinfrescare” le pareti della nostra comune casa della memoria.

 


Assaggi


I maestri di Garibaldi- “Fra i maestri, ricordo con particolare riconoscenza papà Giovanni e il signor Arena. Dal primo trassi poco profitto, perché ero più disposto a giocare e a vagabondare che a studiare. Tuttavia, mi rimane il rimorso di non avere studiato l’inglese come avrei potuto fare, rimorso ridestatosi in tutte le numerose circostanze nelle quali ho avuto a che fare con inglesi. Inoltre, le lezioni di papà Giovanni, che era amico di casa, furono poco proficue a causa della dimestichezza che avevo con lui. Al secondo, eccellente maestro, debbo quel poco che so; ma soprattutto gli serbo eterna riconoscenza per avermi iniziato alla mia lingua madre con l’assidua lettura della storia romana. Spesso in Italia, e specialmente a Nizza, la cui vicinanza con la Francia influisce sull’educazione, si commette la grave colpa di non istruire i bimbi nella lingua e nella storia; io ne sono dunque debitore a quelle prime letture nonché alla persistenza quotidiana di Angelo, mio fratello maggiore, nel raccomandarmene lo studio: quel poco di conoscenza storica che sono giunto a possedere e la facilità con cui mi esprimo sono merito loro. I primi viaggi Terminerò questo primo periodo della mia vita con il racconto di un fatto, che sebbene di lieve importanza, darà un’idea della mia disposizione alla vita avventurosa. Stanco della scuola e annoiato”

Fughe adolescenziali “«O primavera, gioventù dell’anno! o gioventù primavera della vita!», ha detto Metastasio. Io aggiungerò: come tutto diventa bello al sole della gioventù della primavera! La mia vocazione era di correre sui mari.”
Roma regina- “Lungi dal diminuire, il mio amore per Roma ingigantì nella lontananza e nell’esilio. Spesso, fin troppo spesso, dall’altro emisfero, alla distanza di tremila leghe, domandavo al cielo la grazia di rivederla. Roma era per me l’Italia, perché io non so concepire l’Italia che nella riunione delle sue sparse membra, e Roma è per me il vero simbolo dell’unità italiana.”

Sansimonisti“L’apostolo cominciò col dimostrarmi che l’uomo, quando difende la sua patria o quando attacca un altro paese, non è che un soldato, ammirevole nella prima ipotesi, ingiusto nella seconda; ma che l’uomo il quale, facendosi cosmopolita, offre la sua spada e il suo sangue a ogni popolo che lotta contro la tirannide, è più di un soldato, è un eroe. Improvvisamente una luce irradiò il mio spirito.”

Fuga verso la libertà– “avvicinai alla finestra come per guardare fuori – dalla finestra al suolo vi erano circa quindici piedi – feci un salto, e mentre i doganieri, meno lesti o più amanti delle loro gambe, scendevano la scala per raggiungermi, mi trovai sulla strada maestra, dalla quale uscii subito per internarmi nella montagna. Non conoscevo la via, ma ero marinaio: mancandomi la terra, mi restava il cielo, gran libro su cui ero solito leggere la mia strada. Con l’aiuto delle stelle cercai dunque di orizzontarmi, e mi diressi verso Marsiglia. Il giorno dopo, di sera, giunsi in un villaggio del quale non ricordo il nome.”

Garibaldi poeta– “a proposito, molti miei amici dicono che sono un poeta. Ebbene, se non si può essere poeti che a condizione di comporre l’Iliade, la Divina Commedia, le Meditazioni di Lamartine, o le Orientali di Victor Hugo, io non sono poeta; ma se per esserlo basta passare intere ore a cercare nell’acqua azzurra e profonda i misteri della vegetazione sottomarina o restare in estasi dinanzi alla baia di Rio Janeiro, di Napoli o di Costantinopoli; se basta sognare una tenerezza filiale, le rimembranze infantili o gli amori dell’adolescenza in mezzo alle fucilate o alle palle di cannone senza riflettere che il vostro sogno potrebbe finire con la testa fracassata o un braccio monco, allora io sono poeta.”

In cerca di cibo– “Lo spettacolo che si offriva al mio sguardo e sul quale il mio occhio si volgeva per la prima volta, per essere degnamente e completamente descritto avrebbe bisogno della penna di un poeta o del pennello di un artista. Io vedevo mareggiare davanti a me, come onde appena frementi, gli immensi spazi delle «pianure orientali», così chiamate perché si stendono sulla costa orientale del fiume Uruguay, che sbocca nel Rio de la Plata, di fronte a Buenos-Ayres. Là non si vedeva che l’opera di Dio, la terra come uscì dalle mani del Signore nel giorno della creazione. È una vasta, immensa, infinita prateria che, simile a un tappeto di verzura e di fiori, non muta che sulle rive del fiume Arroya, dove si alzano e si agitano al vento certi graziosi alberetti dalle splendide foglie.”

Poesia– “La padrona di casa mi invitò gentilmente a sedere per aspettare il ritorno di suo marito. Continuando a discorrere, la graziosa signora mi chiese se conoscessi le poesie di Quintana. Alla mia risposta negativa, mi regalò un volume di questo poeta perché in tal modo potessi, per amor suo, imparare lo spagnolo. Io allora le chiesi se avesse scritto anche lei dei versi. – Come si può, – rispose, – non diventare poeta davanti a tanta magnificenza della natura? E allora, senza farsi pregare, mi recitò alcuni versi che trovai pieni di sentimento e molto armoniosi. Avrei passato tutta la sera e tutta la notte ad ascoltare, senza darmi il minimo pensiero del povero Maurizio che mi aspettava accanto alla zattera; ma il marito, ritornando, ruppe quell’aura poetica per farmi ricordare lo scopo materiale della mia visita. Gli esposi le mie necessità, e fu convenuto che il giorno dopo avrebbe condotto un bue alla spiaggia e me lo avrebbe venduto. All’alba”

Squadrone cosmopolita– “il mio squadrone, vera banda cosmopolita, era composto di uomini di tutti i colori e di tutte le nazioni. Io li trattavo con bontà forse eccessiva per uomini del genere; ma una cosa posso affermare, ed è che non ebbi mai a pentirmi di quella bontà, perché ognuno obbediva prontamente di miei ordini, senza mai pormi nella dura necessità di punire qualcuno.”

Foresta amazzonica- “feriti come meglio si poteva, cominciammo la nostra marcia abbandonando il boschetto e cercando di seguire il margine della foresta. Quella foresta, forse la più grande che vi sia al mondo, va dai terreni alluvionali della Plata a quelli dell’Amazzonia, per una estensione di trentaquattro gradi di latitudine: non conosco la sua estensione in lunghezza, ma deve essere immensa.”

Contro gli oppressori- “Ho servito in America la causa dei popoli oppressi e l’ho sinceramente servita. Ero, dunque, nemico dell’assolutismo laggiù come in Europa, amante dei regimi in armonia con le mie opinioni, e di conseguenza avverso ai sistemi opposti… Qualche volta ho ammirato gli uomini, li ho spesso compianti, odiati mai. Quando ho dovuto riconoscerli egoisti e malvagi, ho sempre attribuito le loro cattiverie e il loro egoismo all’incostanza dei loro caratteri.”

Anita- “Certo, dovette essere uno spettacolo straordinario, vedere quell’intrepida donna, in una notte di tempesta, volare al galoppo attraverso le selve e le rocce, nella luce dei lampi e nel fragore del tuono. Anita narrava che quattro cavalieri, posti di guardia al guado del fiume Canoas, fuggirono terrorizzati da quella fosca visione. Intanto, l’audace donna attraversa il torrente che a causa delle piogge si era mutato in fiume precipitoso: lo attraversa a nuoto, attaccata alla criniera del cavallo, incoraggiando il generoso animale con la sua forte voce. Una tazza di caffè inghiottita in fretta e furia a Lages è tutto quanto prende l’intrepida viaggiatrice nello spazio dei quattro giorni da lei impiegati per raggiungere a Vaccaria il corpo del colonnello Aranha. Anita e io ci ritrovammo dopo una separazione di otto giorni e dopo esserci creduti morti ambedue. Chi può descrivere quanto grande sia stata la nostra gioia?”

Sotto l’egida del Vesuvio – “Nel mese di maggio fu benedetta la bandiera. Era di stoffa nera con sopra dipinto il Vesuvio, emblema dell’Italia e delle rivoluzioni che racchiudeva in seno. Venne affidata a Sacchi, giovanotto di venti anni, che si era battuto valorosamente nel combattimento di Cerro. Era quello stesso che avrebbe combattuto con me a Roma e che oggi è colonnello.”

La legione Italiana-“Ritornammo in trionfo a Montevideo. Il giorno dopo Pacheco convocò la legione, la encomiò, la ringraziò e consegnò un fucile d’onore al sergente Loreto. Il combattimento aveva avuto luogo il 28 marzo 1843. Ormai ero tranquillo: la legione aveva ricevuto il battesimo del fuoco. Nel mese di maggio fu benedetta la bandiera. La legione italiana con quei due combattimenti aveva destato tale spavento nelle file nemiche, che difficilmente in seguito si verificarono altri assalti alla baionetta.”

Donazioni e rifiuti: lettere d’onore– “da notarsi che questo generoso patriota per fare a noi un tale dono, sacrificava parte del suo patrimonio. Le terre che ci offriva erano di sua proprietà, non della Repubblica. Perciò, il 23 maggio seguente, epoca in cui mi fu consegnata la lettera, io gli risposi in questi termini: “Eccellentissimo signore, Il colonnello Parodi, alla presenza di tutti gli ufficiali della legione italiana, secondo il vostro desiderio mi consegnò la lettera che aveste la bontà di scrivermi in data 30 gennaio, e, unito alla lettera, un atto con il quale voi fate spontaneo dono alla legione italiana di terre tolte ai vostri possedimenti, poste tra l’Arroyo degli Avenas e l’Arroyo-Grande, al nord del Rio Negro, nonché di bestiame e fattorie esistenti in quei terreni. Voi dite di volerci fare tale dono in ricompensa dei servizi da noi prestati alla Repubblica. Gli ufficiali italiani, dopo aver udito il testo della lettera e preso nota dell’atto in essa contenuto a nome della legione italiana, hanno dichiarato all’unanimità che chiedendo armi e offrendo il loro braccio alla Repubblica non avevano inteso ricevere altra ricompensa oltre l’onore di dividere i pericoli con gli abitanti del paese che offerse loro l’ospitalità. Agendo in tal modo, essi ubbidivano alla voce della loro coscienza. Avendo soddisfatto quanto essi ritengono semplicemente l’adempimento di un dovere, continueranno, finché il bisogno lo esigerà, a dividere i travagli e i pericoli dei nobili montevideani, ma non desiderano altro premio e altra ricompensa alle loro fatiche.”

Cronaca di guerra– “Era tempo: la cavalleria nemica già ci avvolgeva ai fianchi e alle spalle. La mischia fu terribile. Parecchi uomini della fanteria nemica dovettero la loro salvezza a una rapida fuga. Questo mi diede tempo di far fronte alla cavalleria. Vedendo gli italiani combattere come dei giganti, una ventina di cavalieri, condotti da un bravo ufficiale chiamato Vega, vergognandosi della fuga di Baez, volsero le redini, preferendo dividere il nostro pericolo piuttosto che continuare quella ritirata. Con straordinario coraggio, passarono in mezzo alle file nemiche e vennero a prendere posto al nostro fianco.”

Il papa non risponde.Garibaldi parte per l’Italia– “Invano si attese la risposta. Nessuna notizia ci giunse né dal Nunzio, né da Sua Santità. Allora si decise di partire comunque per l’Italia con una parte della nostra legione. La mia intenzione era di infervorare la rivoluzione dove già era in armi e di suscitarla dov’era ancora sopita, come ad esempio negli Abruzzi. Però nessuno di noi aveva un soldo per affrontare le spese della traversata.”

Il Colonnello Medici prende il ruolo di narratore– “Con l’aiuto di un amico di Garibaldi, il bravo colonnello Medici, riprenderemo ora il racconto dal punto in cui Garibaldi lo ha lasciato. La sua partenza per la Sicilia ci obbligherebbe a chiudere qui le sue memorie, se Medici non si fosse assunto il compito di continuarle. Bisogna pure confessare che la testimonianza di un altro spesso è preferibile al racconto diretto: quando Garibaldi racconta, dimentica spesso la parte che lui stesso ha sostenuto per esaltare la bravura dei suoi compagni. Lasciamo, dunque, la parola al colonnello Medici.”

Tra Lazio e Umbria ,verso Roma– “Per distrarsi forse dai dolori strazianti che gli mordevano la carne, mi mostrò col dito l’aspetto grandioso di quella selvaggia natura: ci trovavamo in mezzo a strane montagne, le cui cime di granito sembravano castelli edificati dai Titani. Quel paesaggio alla Salvator Rosa, reso tetro dalla bufera, e più minaccioso ancora dal fischio del vento, esaltò l’anima di Garibaldi.”

Emilio Dandolo racconta Garibaldi- “Garibaldi, dotato di una semplicità patriarcale così grande che si direbbe quasi simulata, somiglia piuttosto al capo di una tribù indiana che a un generale. Ma quando il pericolo si avvicina ed è imminente, allora è veramente ammirevole per il coraggio e il colpo d’occhio. Quello che potrebbe mancargli come scienza strategica secondo le regole dell’arte militare è sostituito da una meravigliosa forza. Anche Emilio Dandolo – povero giovane ferito nell’assedio di Roma, dove fu ucciso suo fratello, e che morì di tubercolosi a Milano – ha lasciato un racconto degli avvenimenti ai quali prese parte.

Villa Adriana a Tivoli- “Alle cinque di sera i soldati ritornarono nelle loro file, e marciarono verso le rovine di villa Adriana, che giace ai piedi della montagna su cui si erge Tivoli. Sulle prime il generale aveva avuto l’idea di accamparsi là: ma cambiò parere, e prima fece eseguire una completa esplorazione nei dintorni. Non mandò truppe a Tivoli perché solo agli estremi si sarebbe deciso a entrare nella città. In mezzo alle rovine di villa Adriana, che formano una specie di fortezza, l’intera brigata piantò il campo per gli uomini e i cavalli; le camere sotterranee di quell’immenso edificio erano abbastanza conservate per potervi alloggiare. Quella villa venne edificata dallo stesso Adriano: è lunga due miglia e larga uno. Una piccola foresta di aranci e di fichi è cresciuta sull’area dell’antico palazzo.”

Ciceruacchio patriota, eroe, martire– “Era un coraggioso patriota, che più tardi pagò ben caro il suo patriottismo. Si chiamava di soprannome Ciceruacchio: il suo vero nome era Angelo Brunetti. Non volle mai ricevere un soldo, né per i suoi lavori, né per altro. Quando lo conobbi, nel 1849, aveva tutta la barba bionda che cominciava a farsi grigia, capelli lunghi e ricciuti, il collo grosso e corto, ampio il petto, la statura alta e l’andatura svelta. Nessun miserello, entrando in casa sua, usciva a mani vuote.”

Eroi Garibaldini:Ugo Bassi– “Apparteneva dunque alla razza latina ed ellenica, le due razze più belle e più intelligenti del mondo. Aveva capelli bruni e inanellati, gli occhi brillanti come il sole, la bocca sorridente, il collo bianco e lungo, le membra agili e robuste, il cuore infiammato per la gloria e il pericolo, gli istinti leali, lo spirito elevato, focoso, rapido, fatto allo stesso modo per la pietosa contemplazione dell’anacoreta e gli ardori irresistibili dell’apostolato. I suoi studi non furono il frutto di una lunga fatica, ma piuttosto di una conquista: velocissimamente compì il corso di letteratura, imparò la scienza e le arti. Come specchio di ogni scibile umano, sapeva a mente l’intero poema di Dante. Scriveva correntemente in inglese e in francese e quando gli avvenimenti lo conducevano in mezzo alle nostre mischie, portava costantemente con sé Shakespeare e Byron. Il grande tragico inglese e il poeta che morì a Missolungi udivano i patriottici battiti del suo cuore.”

Duello mortale a San Pietro– “L’artiglieria francese, per impedire che si riparassero le nostre brecce, tuonò per tutta la notte. La tempesta del cielo si unì a quella della terra. Il tuono rumoreggiava, il lampo si incrociava al fuoco delle bombe. Malgrado che fosse la festa di san Pietro, le due armate continuarono il loro duello mortale.”

Notte di luci e ombre a Roma- “Del resto, è costume di Roma illuminarla ogni anno nel giorno di San Pietro. Colui che in quella notte avesse rivolto gli occhi sulla città eterna, avrebbe ammirato uno di quegli spettacoli che lo sguardo dell’uomo contempla una sola volta nel giro dei secoli. Avrebbe veduto, ai suoi piedi, stendersi un’ampia valle disseminata di chiese e palazzi, divisa in due dal corso del Tevere, con a sinistra un colle, il Campidoglio, dove su una torre si agitava al vento il vessillo della repubblica; e a destra il tetro profilo di Monte Mario, dove, al contrario, sventolavano unite le bandiere dei francesi e del papa; sul fondo la cupola di Michelangelo, in mezzo alle nubi, tutta risplendente di luce; finalmente, quasi cornice al quadro, il Gianicolo e tutta la linea di San Pancrazio, pure illuminata, ma dalla luce dei cannoni e dei fucili. Sul fianco di tutto ciò, la lotta fra i due partiti, il giusto e l’ingiusto – la lotta della sovranità del popolo contro il diritto divino, della libertà contro il dispotismo, della religione di Cristo contro quella dei papi.”

Il Garibaldino Dumas chiude la prima parte delle memorie di Garibaldi– “In data 28 maggio 1860, il cinquantottenne Alexandre Dumas, da Genova – dove era giunto dodici giorni prima a bordo della sua goletta Emma –, annotava in una pagina di diario che poi avrebbe riportato nel volume Les garibaldiens: «Avevo appena messo la parola fine alle mie Memorie di Garibaldi; e quando dico “fine” è chiaro che alludo solo alla prima parte. Infatti, con l’andatura che ha preso, il mio eroe promette di fornirmi materia per una lunga serie di volumi! Appena sbarcato, appresi che Garibaldi era salpato alla volta della Sicilia nella notte tra il 5 e il 6 maggio: prima di partire aveva lasciato degli appunti per me all’illustre storico Vecchi 1, nostro comune amico, e aveva pregato Bertani, Sacchi e Medici 2 di darmi a voce altri particolari che non aveva avuto il tempo di dettare. Ecco perché mi trovo da dodici giorni all’Hotel de France, dove lavoro sedici ore su ventiquattro; il che, del resto, non si discosta molto dalle mie abitudini» “

J.Fante-ASK THE DUST (Chiedi alla polvere). Polvere su tutto, sugli abiti, sugli occhi, sul cuore…

Einaudi-Fante

L’8 aprile del 1909 nasceva John Fante. Noi lo festeggiamo rileggendo “Chiedi alla polvere”, in cui appare questa citazione perfetta per descrivere il nostro presente. Ed.Einaudi

 

Stiamo andando a Londra e mentre Stefano guida, ascoltiamo Paolo Conte ed il suo Happy Feet. Come sempre nei nostri lunghi viaggi verso l’amore di figlie e nipoti, ascoltiamo tanta, tanta musica. I generi sono quelli che amiamo da sempre, quelli che ci hanno accompagnato  prima in cassetta, poi in Cd, ora di nuovo in cassetta, lungo l’arco del nostro lungo cammino insieme, vagabondando con meta, da un punto all’altro dell’ Italia e dell’Europa.

Happy Feet, o Camilla’s ragged shoes (che avvolgono piedi magici, danzanti mentre da un tavolo all’altro, va a servire i clienti) contiene una  frase magica:

“… con che libro affascini il tuo cuore?” .

La trovo sublime per più motivi: il cuore al centro della lettura, il libro al centro della lettura e della fascinazione sul muscolo più emozionale del nostro organismo.

Ask the Dust  ha affascinato il mio cuore in questo ultimo mese.

Leggo il libro, un po’ alla volta, a piccole dosi, perché non finisca subito e l’emozione che mi procura continui nel tempo, con quel mio tornare indietro e andare avanti per pagine, per capitoli, per episodi, per descrizioni.

Los AngelesPolvere e polvere e polvere, dal deserto, sul deserto, su Los Angeles, nelle stanze d’albergo, sugli abiti, sugli occhi, sul cuore…Come liberarsi della polvere, se si vuole? Camilla non ha voluto e il deserto l’ha fagocitata. Lì la polvere è casa sua, e il suo puppy Willie, ovvero il mondo della dimensione affettiva, scompare con lei. Non le serve altro.

Mi ha affascinato l’aspetto inter-multiculturale in una Los Angeles soffocante. Chi è di origine Italiana è un gradino più su dei Mexicans nella considerazione, ma entrambi sono delle nullità nel grande scintillante mondo W.A.S.P. della California. E allora, anche se per piccoli episodi, questo anello in cui le “inferiorità” etniche si rincorrono, troviamo Arturo e Camilla e Sammy e gli altri.

Poi Vera, la prima donna. Che figura sconvolgente! Tanto da avere le caratteristiche giuste per diventare il personaggio centrale del primo romanzo di Bandini.

terremoto LAquilaE lo spaccato reale e simbolico del terremoto che tutto travolge, mette sottosopra, irrispettoso dei sentimenti, della cura con cui uno si è costruito e arredato e vissuto la propria casa, letti penzolanti dai muri, urla, sangue: umanità sofferente. E Arturo lo interpreta come segno della punizione divina del suo peccato.

Tutta da sviscerare la religiosità di Bandini e l’educazione sessuofobica ricevuta nella sua cattolicissima famiglia, i sensi di colpa insinuati nel suo cuore e nel suo cervello sin dalla più tenera età.

Quante cose ritrovo in questo romanzo.  anche il terremoto d’Abruzzo e poi  lui e la sua abruzzesità:

“Gli abruzzesi che leggono Fante ci trovano tutto l’ Abruzzo del padre (e di John), il lavoro duro da muratore di Nick, il freddo delle montagne, le umiliazioni degli emigranti di inizio secolo, la voglia di emergere, la forza della disperazione e l’ orgoglio. Fante è uno scrittore le cui radici abruzzesi pervadono tutta la sua opera. Il padre, Nicola (Nick), lasciò Torricella Peligna, il piccolo centro in provincia di Chieti, nel 1901. John nacque in Colorado (tra i monti innevati, tanto simili a quelli abruzzesi) nel 1909…”[1]

Arturo vuole in un certo senso riscattarsi e diventare uno scrittore famoso, vuole capire come incanalare le sue esperienze ed emozioni in un centinaio di pagine del suo libro o, in più raccolte, succose ed efficaci Short Stories.

askthedust-filmSiamo proprio in viaggio: con Camilla, assolutamente round nel suo percorso di trasformazione totale (anche attraverso la marijuana) e di fuga verso la sua libertà; con Arturo, lo scrittore e il suo viaggio verso l’empatia, l’uscire da sé e capire le sofferenze del mondo, di Camilla, di Sammy nel suo viaggio a ritroso, dentro se stesso, in attesa della morte.

E viaggia con  Vera e il suo stratosferico complesso di inferiorità, grande tanto quanto il suo bisogno di essere amata; e  con Hellfrick e la sua ossessione di cibo che lo porta ad assassinare il tenero vitello di fronte agli occhi e alla disperazione della sua mamma-mucca, in una nottata da imboscata che segna la fine di uno strano rapporto basato sulla fame, sul bisogno di cibo, anche rubato con violenza. A cominciare dal latte in bottiglia, sottratto furtivamente dal furgoncino del fornitore dell’alberghetto in cui Arturo vive.

E quella strana forma di amore? Non ci sono parole per descrivere la sua nascita, la sua evoluzione, il suo gonfiarsi a dismisura, diventando amore e pietà per chi soffre.

E il gioco di luci, ombre, tramonti, albe… a Los Angeles e dintorni. In fondo traspare un amore “dettagliato” per questa città.

C’è tanto ancora in questo libro che ha affascinato il mio cuore, anche la fine, così melodrammatica e simbolica; quel lancio del romanzo con dedica verso la direzione da cui è scomparsa o fuggita Camilla…Quasi a voler fare questo estremo regalo al suo amore per lei, ma anche a voler mettere un segno di fine a questa storia così intensa.

Il mio cuore gode ancora del fascino che Arturo-John ha esercitato su di lui.

To John with love

Pubblicato per la prima volta nel 1939 è uno dei primi romanzi dello scrittore italo-americano, riscoperto in Italia e in Francia alla fine degli anni Ottanta dopo un lungo periodo di dimenticanza. La saga dello scrittore Arturo Bandini, alter ego dell’autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L’ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l’incontro con la bella e strana Camilla Lopez…Descrizione IBS


[1]Paolo di Vincenzo,  Colin Farrell interpreta John Fante, in

il Centro, Cultura & Società, 11 dicembre 2003

 http://www.john-fante.com/it/reviews/20031211.htm, ultima visita 28 Ottobre 2009

Quarantena COVID19 a scuola. Didattica a Distanza in campo all’IIS “P. Scalcerle” di Padova. La professoressa di Inglese condivide la sua esperienza complicata, ma necessaria.

student a distanza

Ai tempi del COVID19 le scuole di ogni ordine e grado e le università Italiane sono chiuse. Rimane tuttavia aperto il “canale” formativo a distanza per mantenere vivo il contatto  con gli studenti, e dunque portare avanti  le attività didattiche. Oggi, su Facebook leggo con interesse  il resoconto di una lezione a distanza  di un’amica-collega, la professoressa Grasso del Liceo Linguistico “P.Scalcerle” di Padova. Eccolo: 

 

Sono le otto di mattina, tra un po’ mi collego in videoconferenza con una classe, trucchiamoci dai che, cavoli, come si vedono le rughe nello schermo. A saperlo mi facevo qualche punturina!!

Apriamo il collegamento: buongiorno, buongiorno prof, buongiorno prof, come sta prof? Io bene e voi ragazzi? Tutto bene prof. Chi manca ancora? Dovremmo essere 31 siamo solo 25, dai aspettiamo ancora un attimo finché si collegano tutti ed ecco: possiamo cominciare.

Allora avete preso le key notes di cui abbiamo parlato la volta scorsa? Chi vuole cominciare? Brusio di sottofondo, gente che sfoglia libri, quaderni, sposta le sedie. Ragazzi mi sa che vi silenzio tutti altrimenti c’è troppo rumore. E nel frattempo si sente:

‹Ma a che ora si mangia? No, io ho fame, facciamo all’una!!›

Ragazzi, vi prego dite ai vostri genitori di non venire a parlarvi mentre siamo online! Cominciamo allora, chi posso far cominciare? Maledetto schermo, mica li vedi tutti assieme come in classe, solo 4,5 alla volta. Aspetta dov’è finito Guglielmo (nome di fantasia) che di solito dorme? Scorro con il mouse tutte le facce, eccolo, sbadiglia! Dai Guglielmo comincia tu.

Prof, mi ha scritto la Ele che si è scollegata! Dille di rientrare col cellulare, magari prende meglio. Eccomi prof sono tornata! Ok allora, continuiamo. E andiamo avanti così per 40 minuti, un po’ parlo io e la maggior parte del tempo loro, cercando di non farli sovrapporre.

Perché, specialmente per un’insegnante di lingua come me, questo è fare scuola; non è parlare per 40 minuti di un argomento di grammatica o letteratura, è far parlare loro, farli ragionare, discutere, porre quesiti, ipotesi, tutto ovviamente in inglese. E nel frattempo condividi testi, appunti che ti sei preparato prima della lezione, scrivi sulla whiteboard eventuali frasi o parole necessarie.

E quando manca 1 minuto alla chiusura i saluti di rito: state a casa ragazzi, take care, vi voglio bene! Anche noi, prof! Baci e abbracci virtuali e alla prossima lezione!

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Vai al sito MIUR per saperne di più su: Didattica a Distanza

 

 

Dallo scrittore Fruttero al professore artista Quaraglia: regali poetici della Rete

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Ricordate il mio post sul libro di Carlo Fruttero Mutandine di Chiffon?
In uno dei  ricordi, evocati dal  libro, ho parlato del mio professore di Arte, Mario Quaraglia e della sua influenza sulla mia formazione.

Flashback dalla mia adolescenza: scatta l’emozione. 1963, seconda media unificata di recente, in una piccola scuola del centro di Avezzano, (vicino a casa, ci andavo a piedi a scuola, sola, senza problemi di alcun tipo), un professore indimenticabile di disegno e applicazioni tecniche, Mario Quaraglia, il mito che rincontrerò alle superiori e che mi guiderà con sapienza a creare le mie reti concettuali dove Arte, Letteratura, Storia, Scienze e Filosofia si intrecceranno in un caleidoscopio di rimandi, collegamenti, scoperte. Lezione di disegno geometrico, quasi alla Escher, o Picasso o Braque, non so…rigoroso, spigoloso e flessibile allo stesso tempo.

Ci invita a lasciar libera la nostra creatività nella scelta dei colori. E lì mi saltano dagli occhi e dal cuore il giallo e il viola! Magicamente. Ed è lì che lui mi sorride compiaciuto e mi fa i complimenti per il miglior abbinamento possibile che si possa fare con il viola. Ora, Fruttero e la sua copertina di Lorenzo Mattotti aggiungono all’armonia del gialloviola il calore terreno del rosso e dell’ ocra. Nuova armonia che mi invoglia.”

geometrie in giallo e viola

Le sorprese  della rete

Indovinate cosa mi è arrivato dalla ragnatela delicata e forte della rete?
Il flusso di emozioni dei figli del Professore, Gianluigi e Gianfranca, che hanno vissuto tramite le mie parole momenti di sorpresa, emozione, orgoglio, tenerezza e affetto per loro padre e per quello che egli ha rappresentato nella loro vita e perché no, anche nella mia.

Gianluigi mi manda questi  versi di Mario, che mi fa piacere pubblicare e offrire alla vostra lettura.
La poesia, ancora una volta condensa emozioni e memorie senza tempo.

 

“Il tuo sorriso 

accendeva 

un viso infantile,

quando sfioravi memorie.

Oggi ti specchi 

e cerchi ancora memorie.”

M. Quaraglia

E questo è lui con la sua arte

 

Mario Quaraglia

Mario Quaraglia con uno dei suoi dipinti

 

27 Gennaio Scuola e Memoria-VIVERE OLTRE IL RICORDO. Al Liceo “Franchetti”di Mestre

A scuola le emozioni sono forti. Gli studenti della IV A del Liceo Statale Raimondo Franchetti di Mestre hanno fatto un lavoro molto emozionante. Il loro short Vivere oltre il ricordo  ha vinto il primo premio  dell’edizione 2012 del concorso nazionale I giovani ricordano la Shoah“.

Brava Roberta Rosada! con la tua classe hai fatto un gran bel lavoro. Mi piace l’essenzialità del messaggio, la narrazione dolce e intensa, i flashback/incubo notturno, le parole dette con gli occhi e il corpo  e i lunghi silenzi. Il binario poi, struggente nella sua in fuga geometrica verso un orizzonte, prima disperato e, alla fine,  aperto alla speranza.

Roberta, saluta il nostro Presidente Napolitano  che vi consegnerà il premio. Saluta anche per me questo grande “vecchio”!

Dal sito  dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto:

Il «Franchetti» vince la X Edizione del Concorso
“I giovani ricordano la Shoah”

la Commissione paritetica composta da rappresentanti del Miur e dell’Ucei che ha giudicato gli elaborati partecipanti alla X edizione del Concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah” (bandito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Dipartimento per l’Istruzione – Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione) ha dichiarato vincitore per Scuola secondaria di secondo grado il Liceo «Franchetti» per “Vivere oltre il ricordo”. Si tratta di un cortometraggio realizzato dagli studenti della classe IV A, con riflessioni e immagini che centrano il tema e che hanno per protagonisti gli studenti stessi. La classe vincitrice sarà premiata al Quirinale venerdì 27 gennaio dal Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano.

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