De Tocqueville_la democrazia in America

A. De Toqueville

LA DEMOCRAZIA IN AMERICA

B.U.R. 2004

 Di questo splendido lavoro sto riportando semplicemente, come in una sorta di work-in-progress,   e senza alcun commento aggiuntivo, stralci che mostrano, a mio parere, alcune “somiglianze” con la realtà che ci circonda. Challenging food for thought, Italians!

Dalla quarta di copertina:

“nel 1831-32, sessant’anni dopo l’inizio della rivoluzione americana, Alexis De Toqueville compì un viaggio di studio negli Stati Uniti, durante il quale esaminò da vicino il funzionamento delle istituzioni politiche, amministrative e giudiziarie del Paese.[…]  Un classico del pensiero politico dell’ottocento, il libro di  Toqueville offre anche oggi spunti molto interessanti di riflessione. ‘Il problema da lui posto-dice Giorgio Candeloro nella sua prefazione al libro- quello di  fondare una società di uomini che siano al tempo stesso eguali e liberi e di impedire l’instaurazione di tirannidi ben più oppressive di quelle del passato, è ancora vivo e urgente nel nostro tempo’… “

Libro secondo-capitolo primo

Come si possa dire rigorosamente che negli Stati Uniti è il popolo che governa, p.188

Vi sono dunque epoche in cui i cambiamenti che si operano nella costituzione politica e nello stato sociale dei popoli sono tanto lenti e insensibili che gli uomini credono di esser giunti allo stadio finale e lo spirito umano, credendosi fermamente assiso su basi sicure, non spinge il suo sguardo oltre un certo orizzonte.

È il tempo degli intrighi e dei piccoli partiti.

Io chiamo grandi partiti politici quelli che badano più ai principi che alle conseguenze, alle generalità più che ai casi particolari, alle idee più che agli uomini. Questi partiti hanno in genere lineamenti nobili, passioni più generose, convinzioni più salde e procedimenti più franchi e arditi degli altri. L’interesse particolare, che ha pur sempre la sua parte nelle passioni politiche, è in essi più abitualmente nascosto sotto il velo dell’interesse pubblico e talvolta riesce anche a celarsi alla vista di quelli stessi che agiscono sotto la sua spinta.

I piccoli partiti, al contrario, sono in generale senza fede politica, non essendo sostenuti da grandi obiettivi, hanno un carattere egoistico che si manifesta in ogni loro azione: si entusiasmano a freddo, sono violenti nel linguaggio, timidi e incerti nell’azione; impiegano mezzi puerili come gli scopi che si propongono.

Per questa ragione, quando un tempo di calma succede a una rivoluzione violenta, sembra che i grandi uomini scompaiano a un tratto e che le anime si rinchiudano in se stesse.

I grandi partiti rovesciano la società, i piccoli l’agitano; gli uni la ravvivano, gli altri la depravano; i primi talvolta la salvano scuotendola, mentre i secondi la turbano sempre senza profitto.

Libro secondo-Capitolo quarto

L’ associazione politica negli Stati Uniti 

Differenti modi in cui è inteso il diritto di associazione in  Europa e  negli Stati Uniti e l’uso diverso che se ne fa.

“…In Europa le associazioni si considerano, in qualche modo, come il consiglio legislativo ed esecutivo della nazione, che non può alzare la voce da se stessa; e con questa idea agiscono e comandano[…]i membri di queste associazioni rispondono a una parola d’ordine come i soldati in campagna, essi professano il dogma dell’obbedienza passiva o, piuttosto, unendosi, essi fanno d’un colpo il sacrificio intero del loro giudizio e del loro libero arbitrio: perciò regna spesso nel seno di queste associazioni una tirannide più insopportabile di quella esercitata nella società dal governo contro cui essi lottano.

Questo diminuisce molto la loro forza morale. Esse perdono così il carattere sacro inerente sempre alla lotta degli oppressi contro gli oppressori. Infatti come può pretendere di essere libero un uomo che consente a obbedire servilmente qualcuno dei suoi simili, che gli abbandona la sua volontà e gli sottomette il suo pensiero?

Anche gli Americani[…]marciano insieme verso un unico scopo; ma non tutti sono tenuti a marciare sulla stessa via. Essi non sacrificano la propria volontà e la propria ragione: ma applicano la volontà e la ragione per far riuscire un’iniziativa comune.” p.206