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E. Strout-OLIVE KITTERIDGE:“L’America è una grossa fetta di formaggio andata a male”, ma non vorrei vivere altrove

Scrivo la recensione di Olive Kitteridge di  Elizabeth Strout come fosse una lettera. Il destinatario? L’amica  che mi ha regalato  il libro per il mio compleanno 2020, anno “cruciale” di dominio COVID19.

Cara Lucia,

Hai fatto un’ottima scelta. Olive Kitteridge.  Dell’autrice ho  letto  anche Mi chiamo Lucy Barton e The Burgess Boys. Mi piace tanto!

Olive l’avevo già incontrata nella omonima serie HBO, mi  aveva colpito la magistrale interpretazione di  Frances Mc Dormand:

“Olive è una professoressa di matematica, molto spinosa e rigida. Intorno a lei vive una piccola comunità  di personaggi  tipici della provincia americana (siamo nel Maine): il marito farmacista, il figlio frustrato, il  collega poeta e alcolista innamorato di lei, l’ entusiasta e fragile assistente in farmacia e tante altre persone con problemi esistenziali e spinte suicide/omicide inquietanti. Olive sembra essere il capitano di questa nave  in navigazione in acque perennemente agitate…  More.

Grazie a te è arrivato il momento di leggere il romanzo.

Olive è la protagonista di una storia americana raccontata per “bozzetti”. Ogni capitolo, con un suo titolo riassuntivo, ci fa incontrare i vari abitanti di un piccolo centro del Maine, mettendone a nudo fragilità, punti di forza, anomalie. Il loro “ritratto” prende vita attraverso le parole e i comportamenti  di Olive. A Crosby si respira una familiare atmosfera di gossip da paese.

L’inquietudine che questi ritratti hanno generato in me mentre guardavo la serie TV,  si intensifica e  esplode tra le parole del romanzo. In molti di esse  ritrovo  stralci  della mia sensibilità, spunti di riflessione con tristezza velata, che investono anche la mia vita. Ogni capitolo è di fatto un racconto in cui incontriamo i protagonisti di tante piccole storie in cui Olive è il filo conduttore.  

Farmacia

La coppia  Olive-Henry resiste all’urto costante e spesso  subdolo  di una lunga vita matrimoniale. E scopriamo che entrambi si nutrono  in silenzio di un amore impossibile e bellissimo, forse proprio perché segreto. La farmacia di Henry è complice silenziosa di sentimenti ed eventi incrociati. Denise, Henry, Jerry, che personaggi!

«Un topo» disse sua moglie, quando assunse la ragazza nuova. « Sembra davvero un topo». Denise Thibodeau aveva guance rotonde e occhi piccoli che sbirciavano oltre gli occhiali dalla montatura marrone. « Ma è un bel topolino », rispose Henry, « Un topolino intelligente».

Marea montante

Kevin, medico in crisi  lascia New York alla ricerca di qualcosa. Aveva lasciato Crosby quando aveva tredici anni. Cosa vuol dire “sistemarsi”? Dove si trova il tuo posto nel mondo? Kevin l’aveva cercato molto, dal Maine a Chicago, a Tucson, Dallas, e ora? Di nuovo nel Maine.

“Often, often before

I’ve made this awful pilgrimage […]

I come back for more”

 Johnny Berryman (Dreamsongs)

Ho compiuto questo terribile pellegrinaggio… Sono tornato per averne ancora. Di fronte al mare Kevin ricorda: la bici del nonno, il giorno della laurea in cui il rettore chiude la cerimonia con un inno all’amore: “Amare ed essere amati è la cosa più importante della vita.” All’improvviso,  appare  la signora Kitteridge :

“Per la miseria. Era identica a come gli appariva in classe al settimo anno: lo sguardo diretto, gli zigomi alti; aveva i capelli ancora neri. All’epoca gli era simpatica;  ma non tuti la pensavano così. Provò l’impulso di allontanarla con un cenno della mano, o di mettere in moto la macchina, ma il ricordo del rispetto lo trattenne”

La marea sta montando  e qualcosa di terribile sta per accadere, il vento  soffia feroce, Kevin si ritrova in acqua a contrastare acqua e vento. Kevin si salva se salva…Attimi eterni di emozione.

La pianista

Angela O’Maera, o semplicemente Angie dai tacchi alti nella neve. si realizza nella musica. Quando suona  si sente “scivolare dentro la musica”, ne trae linfa vitale per affrontare tutte le  insidie della sua vita. Al Warehouse Angie suona canzoni che non sempre i presenti apprezzano ma  che a lei dicono molto. Olive e Henry vanno spesso  a cenare lì. Lì puoi  incontrare anche Malcom, patetico amante sposato, che  la illude da ventidue anni; Simon ex fidanzato, avvocato frustrato di mezza età alla rincorsa del tempo e forse di amori perduti. Mancato musicista, Simon  “stranamente” si trova a Crosby. Per lei?

Una piccola esplosione

Christopher, figlio unico di Olive e Henry si sposa! Con chi? Con Doctor Sue… A Olive non sta molto simpatica. Il giorno delle nozze Olive deve “indossare” la faccia da mamma dello sposo, ma le pesa molto e allora lascia furtivamente gli ospiti e comincia a girare per casa. O meglio se ne va nella stanza del figlio  a pensare, nel suo bell’abito  fiorato cucito con amore. Suzanne dai tacchi alti conosce Chris il podologo nel suo studio, dove si reca  per un’infiammazione acuta causata dalle scarpe nuove. E dopo sei mesi…patatrac. Il matrimonio. Tragicomico.

 ”Il parere personale di Olive è che la vita si basi su quelle che lei considera «grosse esplosioni» e «piccole esplosioni». Le grosse esplosioni sono il matrimonio. I figli, gli amici intimi che ci tengono a galla, ma queste cose nascondono correnti invisibili e pericolose. Ecco perché si ha bisogno anche delle piccole esplosioni: un commesso amichevole da Bradley’s, per esempio, oppure la cameriera del Dunkin’ Donuts, che sa come vuoi il caffè. Sono faccende complicate, davvero.”

Fame

Sono storie bellissime quella di amicizia, amore e complicità di Harmon e Daisy, quella di Nina  ragazza anoressica. Hanno fame d’amore, fame di qualcosa che non hanno ma che non smettono di cercare. Il cibo è solo un pretesto. Nina vuole scomparire e scompare; Olive vuole gonfiarsi come la donna cannone e sparire su su nel cielo, tra le nuvole.

«Mio Dio, adoro i ragazzi» disse Harmon «ci si lamenta già anche troppo di loro. Alla gente piace pensare che il compito delle generazioni più giovani sia quello di mandare il mondo all’inferno. Ma non succede mai, vero? Sono bravi, pieni di speranza, ed è così che dev’essere.»

Una strada diversa

Nonni che parlano di figli e nipoti. Lontani, vicini, come? Olive e Henry si vedono con una coppia di amici che in apparenza sembrano  avere una vita gratificante con figli perfetti. Ma non tutto è come appare. E allora si parla insieme e si scopre di aver tanto in comune, specialmente per quanto riguarda le aspettative sui figli e quello che i genitori possono fare o non fare nella loro vita di adulti. Christopher  aveva preso

“Una strada diversa, e bisognava abituarvisi. Ma la mente, o il cuore, non sapeva quale dei due era più lento in quei giorni, non riusciva a mettersi in pari, e lei si sentiva come un grosso, grasso topo di campagna che si agitava nel tentativo di salire sopra una palla che, Olive lo sapeva, si trovava proprio di fronte a lei  e girava sempre più in fretta, e lei non riusciva a spingere le sue goffe membra frenetiche a salirci sopra.”  

Una “grande esplosione” avviene  in ospedale dove Olive si trova quasi per caso, per costipazione da pranzo abbondante e insolito… Due adolescenti sbandati, tristi e insicuri  la tengono in ostaggio con il dottore che la visitava, l’infermiera e Henry. Una vicenda  allucinante che avrà ripercussioni sull’ esistenza dei Kitteridge  e li obbligherà a riorientare le loro scelte di vita.

Concerto d’inverno.

 “E in quel momento Jane Houlton era felice davvero. Mentre si muoveva appena dentro il suo bel cappotto nero pensava che dopotutto la vita fosse un dono, che uno dei pregi dell’invecchiare fosse la consapevolezza che molti momenti non erano soltanto momenti, ma doni”

Tenero, ironico, disarmante e disarmato, atmosfere Natalizie,  concerto d’inverno, tempo di ricordi e di confessioni tra vecchi coniugi. Il mondo sembra andare in frantumi, ma alla fine del capitolo arriva la carezza consolatoria.

Tulipani

La vita delle persone si sviluppa in un ciclo, e anche quella dei tulipani: si semina, si sboccia, si appassisce, si semina di nuovo.

È il caso  della vita di Olive e Henry. In modo diverso  stanno  vivendo il dolore profondo dell’abbandono del nido da parte di Christopher che alle atmosfere autunnali del Maine preferisce il sole abbagliante della California. Soffrono di solitudine, di  senso di  colpa, di insoddisfazione e provano invidia per quelli intorno a loro che sembravano  avere una vita più felice con i figli  più vicini.

Quando  Olive va a fare visita all’invidiata vicina Louise si rende conto che la vita degli altri può essere anche più dolorosa della sua. E allora  torna a godersi la sua casa, la sua vista sulla collina e pensa che è ora di pensare a piantare di nuovo i bulbi dei tulipani.

“I tulipani sbocciarono in uno splendore ridicolo. Il sole di metà pomeriggio inondava di una grande cascata di luce la collinetta su cui  crescevano, spingendo  fin quasi al bordo dell’acqua. Olive li vedeva dalla finestra della cucina: gialli, bianchi, rosa, rosso vivido. Li aveva piantati a profondità diversi e crescevano in maniera piacevolmente irregolare. Quando la brezza li piegava appena parevano un prato subacqueo di piante magiche, con tutto quei colori che fluttuavano la fuori.”

Cestino da viaggio

Ed, proprietario di un  drugstore  muore all’improvviso. Il giorno del funerale dell’amato marito  Marlene, ex alunna di Olive, viene a sapere che Ed l’aveva tradita con la bella cugina Kerry accolta in casa con amore e simpatia. Marlene è  distrutta. Anche in questa occasione Olive non può fare a meno di pensare al figlio e a come sarebbe stata la sua  vita se lui le fosse rimasto vicino.

Marlene e Ed stavano pianificando un viaggio dopo aver saputo  dal dottore  della malattia. Ed era determinato a farlo quel viaggio, esorcizzava così il pensiero della morte.  In un cestino da viaggio sono raccolti le varie brochure. Merda Olive! Non aveva capito niente…

 ”Puoi portarli con te quando vai via? Portateli dietro e buttali via. Insieme al cestino in cui si trovano”.  

Nave in bottiglia

Winnie ha una specie di cotta per la sorella maggiore Julia, nata  da una precedente relazione di Anita. Julie con la sua felpa rossa con cappuccio e il suo corpo indolente da adolescente è mitica! Da imitare. La madre  Anita è bellissima, diversa dalle altre madri. Una modella. Il padre Jim, bidello  e ex alcolizzato sembra un uomo mite con un suo sogno  da “costruire”: una barca in cantina. Una casa strana la loro, specie la stanza da bagno. Julie sta per sposarsi con Bruce. Arriva il giorno delle nozze e accade l’impensabile. L’evento stravolgerà la vita dei due promessi sposi. Ma la vita si può domare. Julie vuole soddisfare la sua fame e lo fa:

“Lo sai che cosa ha detto un giorno in classe la signora Kitteridge?[…]Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi”  

Cosa succede al resto della famiglia? Tutto come sempre, tra frittelle, sogno di una barca costruita in cantina (ma come farà ad uscire?) e tanta frustrazione.

Sicurezza

Finalmente Christopher si è deciso ad invitare sua madre a casa sua. Ora vive a Brooklyn-New York con la nuova moglie, due figli  piccoli che lei ha avuto da due uomini diversi, e uno loro in arrivo. Olive è contenta nonostante si renda conto che l’invito è una richiesta di soccorso-nonna.  Primo volo per Olive, esperienza allucinante e affascinante nello stesso tempo.

L’incontro con il figlio è fantastico, tra silenzi, mezze parole, cacca  pestata e imprecazioni insolite. Si arriva a casa. La casa degli sposi  è un caos assoluto agli occhi della perfettina Mrs Kitteridge. Christopher si rivela man mano sempre più loquace. Sorprendente. La nuora è più simpatica di quanto avesse immaginato. La chiama mamma! Si parlano e si ascoltano. Incredibile.

Esilarante l’impatto con il “ giardino” di cemento.  Parte della casa è affittata a un inquilino bizzarro. Ha addestrato il suo pappagallo a dire frasi ben precise. Si chiama O’Casey. Scatta in Olive un flashback. Sarà parente del “suo” Jim O’Casey? Il collega che la accompagnava e con cui  c’era qualcosa di più di un semplice passaggio a e da scuola.

 “Sei figli. Cattolico. Era un uomo molto alto, Jim O’Casey, e durante le presentazioni c’era in lui una lieve traccia di timidezza[…] Quella sera, mentre usciva dalla scuola nell’aria invernale e si avviava verso il parcheggio lontano dove si trovava la loro auto, con Henry accanto che continuava a chiacchierare, Olive aveva la sensazione di essere stata vista. E prima di allora non si era mai nemmeno resa conto di sentirsi invisibile[…] Non si erano mai baciati.  Non si erano nemmeno toccati, si erano solo passati accanto, molto vicini, mentre andavano nell’ufficio di lui, un minuscolo cubicolo fuori dalla biblioteca: evitavano la sala professori.”  Christopher la riporta alla realtà. No, non è parente del suo Jim  schiantatosi contro un albero  in Crosby, Maine.”

Madre e figlio  finalmente si  parlano, rinfacciandosi tutte le loro frustrazioni, il non detto di anni. Olive lo fa con rabbia e aggressività, Christopher con distacco  e freddezza ,ancora più cocenti.

Fatto, ora Olive può tornare a casa sua più leggera, lasciando Annabella, Taddheus, Cristopher e gli altri  due al loro percorso  psicoanalitico. Ce l’ha messa tutta ad adattarsi alla loro vita, ma inutilmente. L’hanno sistemata nello scantinato bianco e pulito, con bagnetto. Le manca la sua casa. Avevano concordato una settimana, ma più di tre giorni Olive non resiste, l’ospite come il pesce  dopo tre giorni puzza. In aeroporto. accade una specie di farsa. Olive si rifiuta di  togliersi le scarpe, la sicurezza interviene e lei si lascia condurre verso il posto di polizia. Cosa le accadrà?

Criminale

Rebecca ruba una rivista nella sala d’attesa. Vecchio vizietto. Figlia di un reverendo, da bambina  viene abbandonata dalla madre che nel suo peregrinare in cerca della felicità cade nelle grinfie di Scientology. Rebecca non riesce a trovare un lavoro che la soddisfi. È una donna piena di problemi. Da sempre. Al liceo la professoressa Kitteridge aveva intuito qualcosa e spesso le ripeteva” Se hai qualcosa da dirmi, io sono qua”, ma lei passava oltre. Passerà oltre anche adesso? E per andare dove?

Fiume

Olive è ormai vedova da due anni. Incontra per caso  il recente vedovo Jack Kennison da Harvard (antipatico da morire!) che ha un piccolo incidente. Olive lo aiuta e  per un istante torna a dar senso alla propria vita. Aveva già fatto prove di ritorno  alla vita, ma non  ne era uscita contenta.  A chiusura del percorso arriva però una “grande esplosione”. Olive ha raggiunto il giusto livello di saggezza per  godersi ogni  attimo di vita e di  amore. Magari  con l’antipatico, repubblicano Jack Kennison da Harvard.

Conclusione

Cara Lucia, grazie. La serie tv l’avevo quasi dimenticata, il romanzo non lo dimenticherò mai.

“Olive aveva gli occhi chiusi, e la sua anima stanca era attraversata da ondate di gratitudine, e rimpianto. Immaginò la stanza piena di sole. Le pareti accarezzate dai raggi, i cespugli là fuori. Il mondo la confondeva. Non voleva ancora lasciarlo”

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