• Mondo Fuori

  • 9 Maggio 2021-Amo l’Europa

  • 9 Maggio 2021-Festa della Mamma

    dalla vita di una grande mamma...

  • I viaggi della speranza e della disperazione.

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • Io sto con Emercency

    Guerre, Epidemie, Vite umane falcidiate... Per nostra fortuna c'è Emercency.

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • 25 Aprile 2021- Festa della Liberazione dal nazifascismo

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 8 Marzo 2021-Donne e uomini insieme con determinazione e speranza

  • 1° Maggio 2021-Ancora coraggio!

  • 5 Ottobre 2020-Giornata UNESCO dedicata agli Isegnanti

  • 23 Maggio-19 Luglio -Luci che non si spengono…

  • 2 Giugno 2020-Festa della Repubblica Italiana

    Ossimori festosi: ferita, disorientata, fragile, eppure resiliente, meravigliosa e forte. La nostra Repubblica.

  • 3 Ottobre 2013-3 Ottobre 2020 Ricordare, accogliere, progettare il futuro

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    Il 3 ottobre è diventato giornata della memoria e dell'accoglienza, una data in cui si ricordano le vittime del naufragio di Lampedusa e tutti i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di arrivare in Italia, la porta dell'Europa.

  • 20 Novembre2020- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

  • 25 Novembre 2020-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

  • Disclaimer

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25 Aprile 2021-Quando i campi di papaveri raccontano la Storia.

Quest’anno il 25 Aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo, lo  celebriamo per immagini. La Storia si muove  nei campi di  papaveri andalusi, catturati da ScamardiPhoto.

E mentre scorrono  i gioielli rossi, alla luce dell’incerto cielo primaverile, riflettiamo.

 

 

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Pasqua 2021 a Siviglia-Il Giovedì Santo di un anno ancora complicato Scamardistudio fa volare le FARFALLE SACRE IN MANTIGLIA E MASCHERINA.

Ancora un anno di Covid, ancora una Pasqua condizionata dalle misure di contrasto alla pandemia. Ma in Spagna la tradizione vince e per le strade di Siviglia volano preziose le Mariposas Sagradas di Scamardistudio.

Meravigliose donne, meravigliosa fotografa!

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Scamardistudio.com-REPORTAGE 8 MARZO 2021 Siviglia-Manifestare a Siviglia, con allegria e convinzione per i diritti delle donne e per il benessere di tutti.

Giornata Internazionale delle Donne 

Milioni di  persone manifestano a Siviglia, e nel mondo, ordinatamente ma con forza e determinazione, e soprattutto in allegria. Liberi dal senso di colpa sulla  diffusione dell’epidemia, instillato giorno dopo giorno, goccia a goccia.

Si può manifestare, con le dovute cautele. E nella Giornata Internazionale delle Donne è doveroso. Si, anche perché secondo tutte le statistiche recenti sono proprio le donne che stanno risentendo maggiormente degli effetti della pandemia da Corona Virus, in campo familiare, educativo, lavorativo, psicologico, sociale. Ne è testimonianza tragica anche l’incremento drammatico dei femminicidi in Italia.

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Stefania Scamardi Fortuna documenta la manifestazione di Siviglia in un reportage colorato e denso di significato. Domina il viola, colore dell’eternità, fusione del rosso passione e del blu calma.  Il colore viola assume significati diversi  a seconda degli ambiti e dei paesi in cui viene usato. Per i movimenti femministi e la comunità omosessuale simboleggia la libertà, la dignità e la libera espressione. Ed è inevitabile pensare al capolavoro di Alice Walker Il colore viola, manifesto  “womanist”  delle donne afroamericane.

Incroci Mediterranei-Mostra VERBO A FAVOR della fotografa-architetta Stefania Scamardi Fortuna. Merida, Siviglia, Palermo

 

 
 
 

L’Amore e la Terra, la Morte e la Giovinezza, la Vita e il Governo, la Donna e il Mare, la Casa e il Lavoro, Il Gioco e la Mafia. Un’esposizione foto-poetica sul Sentire Siciliano, attraverso le parole naturali del dialetto e le parole tradotte delle lingue incrociate. (Spagnolo, Italiano, Inglese)

G. Simenon-EUROPA 33. Da un reportage d’autore: “Se vogliamo o se dobbiamo capirci, non è meglio conoscerci?”

 

 

Europa 33 è la storia di  un’esperienza di fotogiornalismo in “quattro” tappe: Europa 33I grandi alberghi europeiUna visita a Trockij e Popoli che hanno fame. 

Abbiamo imparato a conoscere George  Simenon per lo più tramite il suo commissario Maigret. Con Europa 33 lo  scopriamo  fotogiornalista di  grande presa. Con la macchina fotografica, lo sguardo da intellettuale curioso e la moglie al seguito, inizia la sua esplorazione nell’Europa dei tormentati anni 30.

In questa Europa mi interessava vedere i nostri amici. Qualunque scolaretto saprebbe recitare a memoria: «Gli alleati della Francia nel 1933 sono: il Belgio, la Polonia, la Romania, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia». Ma che ne sa quel bambino, che ne sa suo padre, che ne sa il suo maestro di un polacco o di uno iugoslavo? E il belga immaginato da un contadino francese ha qualche elemento in comune con un vero belga del ’33? Sono andato a far visita a tutti loro. Sono ancora in viaggio, e non busso alle porte dei ministeri e dei parlamenti, ma a quelle delle fattorie, delle case operaie e delle botteghe.

Simenon è interessato alle persone e al loro ambiente. E il viaggio che intraprende gli offre molteplici  occasioni di  investigare sui comportamenti di molti e diversi cittadini “Europei”.

“non busso alle porte dei ministeri e dei parlamenti, ma a quelle delle fattorie, delle case operaie e delle botteghe.”

Il suo sguardo descrittivo immortala l’attimo in una foto.  Un limite  insormontabile di una lettura su Kindle è la leggibilità e l’efficacia delle fotografie. Puoi solo intuire la loro  bellezza da quei  quadratini incastonati in un piccolo schermo. Peccato. Forse mi procurerò il libro  solo per vedere meglio  e godermi meglio le foto.

“«Sì, va bene. Ma come sono le strade laggiù? Che cosa mangiano? Come si vestono? Come passano il tempo quando non lavorano?». Ebbene, è soprattutto per rispondere a tali domande che ho fatto questo viaggio. Ho giurato a me stesso che non mi sarei interessato alle idee, che sarei stato un semplice operatore, un fabbricante di istantanee. Ed è per questo che ho raccontato i miei primi andirivieni con tanta minuzia. Sono riuscito, nonostante la deformazione professionale, a non fare letteratura? Lo spero e vorrei continuare così.”

Lo sguardo  e le intenzioni appaiono semplici e diretti, a tal punto che hai quasi l’impressione di essere tu, e non George, a raccontare e fotografare. Ma non cadiamo nell’inganno! È la semplicità narrativa che fa di un grande scrittore un grande fotoreporter.

E tuttavia, in alcuni casi il coinvolgimento travolge il fotografo. Ho trovato il viaggio  e le conseguenti peripezie a Odessa e in Russia eccessivamente politicizzati. La recente rivoluzione bolscevica viene stigmatizzata attraverso  le foto, le parole, i commenti, le reazioni. Non so,  è come se Simenon mettesse da parte l’ ”oggettività” dello sguardo per lasciare spazio al bisogno irrefrenabile di portare allo scoperto quello che non funziona nella nuova società. Impressioni.

Alcune immagini  restano impresse  nella memoria visiva: i giovani  vestiti di bianco, leggeri, felici e proiettati verso il futuro,  nonostante gli evidenti  condizionamenti politici e culturali.

“I giovani Russi sono allegri ma- “«Crederò nella Russia solo quando li vedrò giocare a belote». A belote o a qualsiasi altro gioco! Non giocano! Non fanno niente di inutile! Non leggono romanzi! Se si fanno il bagno è per allenare i muscoli e tonificare la pelle al sole. Se camminano per strada, lo fanno a passo di marcia. E poi frequentano i circoli.” 

 

Grandi Alberghi

Lo sguardo sui grandi alberghi europei  è spesso disincantato, talora critico, ma sempre umanamente ironico. Ciò che colpisce Simenon è l’evidente abisso tra la realtà e l’apparenza. Tra le vite dei ricchi e quelle dei poveri.

“Naturalmente ogni albergo di lusso ha la sua specificità, la sua clientela, il suo stile e il suo genere. In ogni capitale, per esempio, c’è un hotel sontuoso e vecchiotto, dove vi viene mostrato l’appartamento reale e dove ancora oggi soggiorna l’aristocrazia. Poi c’è l’albergo dalle dorature sgargianti e dal personale turbolento, che è specializzato in sudamericani e in generale nel lusso chiassoso. Cinema. Grandi banchieri. Re del cotone o della trafileria. Quindi viene l’albergo per inglesi, più sobrio, più discreto, dove nella hall e negli ascensori si incontrano sempre cani.” 

La fame nera

Tutta la sezione dedicata alla “fame vera” è molto cupa. Realistica? Forse si, ne è testimone  l’ansia montante di Simenon di non poter tornare a casa a causa dei continui  blocchi burocratici.

“Sono sei mesi che, come reporter, attraverso l’Europa in lungo e in largo, da nord a sud e da est a ovest. All’inizio non sapevo che cosa cercavo. Volevo vedere. Ho ammirato la Norvegia e i suoi fiordi, la Danimarca e i suoi sindacati, l’Olanda ricca e solo leggermente inquieta; ho incontrato Hitler e assistito alle sfilate dei nazisti; ho visto Mussolini e visitato le nuove fabbriche italiane. Poi, un bel giorno, mentre mi dirigevo verso est, ho incontrato la Fame.”

Risultano amaramente comici i  discorsi tra i quattro passeggeri al rientro  sulla nave Italiana: c’era un italiano, un turco, un francese e un tedesco…Quasi da barzelletta. La moglie è sempre dietro le quinte.

«Quella gente fa man bassa di tutte le merci e va a lavorare anche nel Mare del Nord e nel Baltico! Hanno delle vecchie bagnarole che le assicurazioni si rifiutano di garantire. Non pagano i marinai, che si accontentano di mangiare un po’ di ratatouille. E fanno pagare la tonnellata metà della tariffa praticata dagli altri». «La Grecia non è un paese!» afferma il turco. Esattamente quello che l’italiano diceva della Turchia. E più o meno quello che il tedesco pensa dell’Italia. «Quanto alla Russia…». Eccoci!”

Perché leggere Europa 33

Credo  che valga comunque la pena leggere Europa33 perché, al di là del maggiore o minore coinvolgimento di Simenon nel reportage, emergono indubbiamente  aspetti culturali  e sociali che non possono non far riflettere i cittadini Europei  del terzo millennio.

“Io sono partito con uno scopo più modesto, quello di vedere il volto dell’Europa di oggi. C’è stata un’Europa di prima del 1914, poi un’Europa squarciata dalle trincee e infine un’Europa del dopoguerra. Ma forse è ancora un’altra Europa questa Europa del 1933 che sonnecchia sotto la neve e che, come chi dorme male, è scossa da bruschi e terrificanti sussulti.”

 

Assaggi in viaggio

Patriottismo-sentono parlare in francese? Benissimo. Vi concedono che la vostra è una bella lingua, che ha avuto i suoi poeti. Ma nell’Europa centrale e orientale ci sono una mezza dozzina di lingue che derivano direttamente dal sanscrito. Sicché… Tutto questo significa che ogni piccolo paese coltiva nel suo intimo un patriottismo esacerbato, di cui i grandi paesi non hanno la minima idea. E tale patriottismo si traduce in orgoglio e al tempo stesso in suscettibilità.” 

Conoscersi -“Se vogliamo o se dobbiamo capirci, non è meglio conoscerci? Conoscere i nostri difetti e i nostri pregi, così da perdonare gli uni in ragione degli altri.”

Origine delle dittature-“La crescita delle contraddizioni sociali e nazionali spiega, a mio avviso, l’origine e la relativa stabilità delle dittature. Il fascismo non è frutto di una psicosi o di una sorta di “isteria collettiva” (ipotesi consolatoria di tanti teorici da salotto sul tipo del conte Sforza), ma di una profonda crisi economica e sociale che sta consumando senza pietà il corpo dell’Europa.

La crisi ciclica che stiamo attraversando ha solo aggravato certi processi patologici già in atto. Alla fase di crisi seguirà inevitabilmente una fase di ripresa, che tuttavia sarà più lenta di quanto ci si aspetti. Ma la situazione generale dell’Europa non migliorerà molto. Dopo ogni crisi le piccole imprese, già di per sé deboli, diventano ancora più deboli, o muoiono completamente; le imprese forti ne escono rafforzate” 

Belgio fratellino della Francia“Il tizio che ha inventato la storia del fratellino non li aveva guardati in faccia.”

Paesi Fiamminghi-“Boerenbond». Che significa: associazione di contadini. Troverò la stessa casa in tutti i paesi fiamminghi. E quasi ovunque anche lo stesso parroco giovanissimo, energico, aitante, con un’aria da studente o da venditore di automobili e in più il piglio grave della sua gente.  

In Polonia- “«Quando lascerà la Polonia dove andrà?». «In Romania». «Farebbe meglio a restare qui!». Dopo un po’ è tornato con un altro piatto: «Tipico di voi francesi! Ha solo quindici giorni per visitare la Polonia e va a perdere tempo in Romania!».

Il dormitorio di Varsavia “Non si fuma. Non si mangia. Non si beve. Ci si cura. Perché qui c’è un campionario di tutte le miserie, di tutte le deformazioni che possono martoriare un corpo umano. Vorrei che fossero tutti vecchi. Mi direi che sono dei rifiuti. E invece no! I giovani sono numerosi quanto i vecchi.”

Vilnius- “Ci sono soprattutto grandi case tristi con, alle finestre, pezzi di cartone che rimpiazzano i vetri via via che si rompono, strade innevate su cui scivolano fetide slitte, e poi poveri, poveri ogni dieci metri, poveri più poveri che in qualsiasi altro paese del mondo.”

Germania,Giornalisti e coraggio- “Una sera c’è stato un gran consiglio ed è stato deciso che serviva una scusa per mettere a tacere i comunisti prima delle elezioni. Hitler proponeva di organizzare un falso attentato contro di lui per galvanizzare i suoi sostenitori. Goebbels, più calmo, lo ha dissuaso dicendo che un falso attentato avrebbe potuto dare a qualcuno l’idea di commetterne uno vero. Allora hanno ripiegato sul Reichstag. Mancava una settimana alle elezioni, era sabato. Ho telegrafato la notizia a Parigi, al giornale della sera. Non hanno avuto il coraggio di pubblicarla. Il mercoledì sera il Reichstag bruciava e nessun tedesco dava il minimo segno di stupore! Sfido” 

Ordine, finalmente!- “Ma di che cosa stavo parlando? Ah sì! Le «ammucchiate», il nudismo, la speculazione, il freudismo, i ragazzini e le ragazzine, lo squilibrio e l’irrequietezza, lo sport, l’eroina, la cocaina e compagnia bella. Ebbene, ora decine di milioni di tedeschi hanno l’impressione che sia finita, che sia stato ristabilito l’equilibrio, che finalmente sia stato dato loro uno scopo nella vita. E l’artefice di tutto questo è Hitler! Le persone si agitavano disordinatamente, si divertivano come potevano, senza convinzione, ognuno a modo suo, e il risultato alla fine era la noia generale. Hitler li ha rimessi in riga.”

Arrangiarsi in un’ Europa all’incontrario- “«E allora? Ognuno commercia come può…!». Naturale! Come diceva quello, la merce è merce, va e viene! L’Italia fornisce armi agli ungheresi. A Herstal, fino a tre mesi fa, ne fabbricavano per le truppe di Hitler. Il Giappone ne fabbrica per il Giappone…”

I turchi “«Non sa di che nazionalità è?». «Mio padre era italiano, ma io sono nata qui a Istanbul e non ho mai lasciato la Turchia. Ora mi rispediscono nel mio paese». «Probabilmente ritroverà parte della sua famiglia». «E dove? Non so nemmeno in che regione dell’Italia era nato mio padre. Quanto a mia madre, era greca». E poi non parla l’italiano e non sa neanche se l’Italia sarà disposta ad accoglierla.”

A Istanbul per incontrare TrockijPer andare a intervistare Trockij mi ritrovo sul ponte – più affollato del Pont-Neuf di Parigi – che collega le due parti di Costantinopoli, la città vecchia e Galata. Mi sembra di essere sulla Senna in una domenica di sole, dalle parti di Saint-Cloud, di Bougival o di Poissy. Chissà come mai. Le imbarcazioni, assiepate attorno all’intrico degli imbarcaderi, mi fanno pensare ai bateaux-mouches. Sono più grandi? Non c’è dubbio.

Hanno anche una certa aria marina e l’elica smuove acqua salata. Ma è una questione di proporzioni. È l’intero scenario a essere più vasto, perfino il cielo è più lontano. Qui una riva si chiama Europa e l’altra Asia. Continua a sembrarmi una domenica di sole, di sobborghi, di balere. Sul ponte del traghetto ci sono coppie di innamorati, contadini che trasportano gabbie con dentro galli e galline, marinai in licenza che sorridono pregustando il piacere della gita.”

La Casa di Trockij- “All’interno le pareti sono spoglie, bianche, e l’unica macchia di colore sono gli scaffali con i libri. Ci sono libri in tutte le lingue, fra i quali noto una copia di Viaggio al termine della notte con la copertina malconcia.”

Lui “Lo hanno descritto migliaia di volte e non intendo farlo anche io. Vorrei soltanto riuscire a rendere l’impressione di calma e di serenità che mi ha trasmesso, la stessa calma, la stessa serenità che si respiravano in giardino, in casa e in tutto l’ambiente circostante.”

Passaporti e nuove professioni- E così chi non ha famiglia, voglio dire chi non ha più una patria, vaga di consolato in consolato, di dogana in dogana, alla ricerca di un posto dove gli sia permesso lavorare. E per quanto tragica sia la situazione, c’è sempre qualcuno che ne approfitta. Ci sono in giro dei veri e propri specialisti nell’aprire le serrature più complicate e nello scassinare le casseforti più sicure. Si mettono serrature alle porte dei paesi? Nello stesso momento, se così possiamo dire, nasce una nuova professione: quella delicata e lucrosa del fabbricante di passaporti! Ne ho incontrati alcuni ad Atene, a Istanbul, a Budapest, perfino a Marsiglia.” 

Kafedj- “Stavo per fargli avere un passaporto rumeno ma, all’ultimo momento, mi hanno chiesto un prezzo troppo alto. Insomma: è persiano…». E mi mostrò un passaporto nuovo con le armi di Persia. «È falso?». «Niente affatto. È assolutamente autentico. Non mi arrischio mai con i falsi. È troppo pericoloso…». «Ma lui parla persiano?». «Che importa?». «Se non sono indiscreto, quanto costa un passaporto come questo?». «L’ho avuto per poco: cinquecento franchi. Va detto però che non vale un granché. Per un passaporto italiano, per esempio, ci vogliono dai duemila franchi in su…». «Sempre veri?». «Quasi sempre. Bisogna sapere a chi rivolgersi, conoscere il personale dei consolati…». «È un’attività che rende bene?». Alzò le spalle di fronte a un tale candore.” 

Ucraina, dal Pireo passando per Smirne a Odessa- “Odessa, autentica capitale del Sud, è attrezzata per ricevere e sorvegliare gli stranieri. Ma io ho voluto fare anche il giro del Mar Nero su un’imbarcazione russa e fermarmi nei vari porti. A Sebastopoli, Jalta, Novorossijsk, Batum, che non vedono mai un turista, l’organizzazione è meno perfetta. E sulla nave, che in genere gli stranieri non prendono, non c’è ombra di organizzazione.”

Migranti-Lasciare la Russia-“Non ho mai visto uno spettacolo simile. Molto probabilmente non lo vedrò mai più. Gente in fila con tutto quello che possiede, materassi, un canarino, vecchie brocche, stracci, un fonografo guasto, bambini e chissà che altro…” 

Assaggi dal web: il respiro malato dell’Europa

“Un viaggio complesso quello di Simenon e di questo Europa 33. Un viaggio che, proprio dal titolo, ricorda l’invito del medico al paziente mentre ne saggia il respiro: dica 33. Che qui diventa, oltre che un anno cronologico, esattamente lo stetoscopio di uno scrittore che ne vuole sentire non solo il respiro ma, ancor più, il cuore e i nervi. E allora eccoci condotti, senza paternalismi, attraverso un continente che non sapeva di esserlo, che talvolta non lo accettava (come oggi) e che viveva di miseria e nobiltà (decaduta) tra case misere e alberghi di lusso. Tutto, sempre, raccontato mescolandosi alle persone di cui racconta, vivendone le parole ma, soprattutto, i gesti, le contraddizioni, le bugie, le idiosincrasie. Quelle frontiere che, allora come ora, erano prima mentali e culturali e poi fisiche.” L’ottavo

 

 

 

 

CALLEndario-Febbraio 2021 sull’ AZOTEA di Calle Peral “primera mirador de la ciudad”

 

Le terrazze di Siviglia

Attraverso lo sguardo e l’analisi dell’ architetta fotografa Stefania Scamardi assaporiamo questi luoghi magici di socialità e bellezza, a Siviglia.

 

 
 

Hace 6 años escribí sobre el valor social de las azoteas de la https://player.vimeo.com/video/93681873“>”Sevilla celeste”
Hoy en día vuelven a ser partes de titulares de periódicos, como zonas peligrosas de contagio…

Prefiero volver a pensar en ellas como lugares de educación e intercambio, espacios de disfrute y juego,
desde donde es posible ver un horizonte.

 

¿SABÍAS QUE…?

Aljarafe proviene del árábe “aššaráf” y éste, del árabe clásico “šaraf”- altura dominante – dada la altura de las colinas a la orilla del Guadalquivir que observan desde oeste la ciudad de Sevilla.

A partir del Siglo XVIII la Rae recogerá este término como “terreno alto y extenso, AZOTEA o terrado.

Así el Aljarafe se nos revela etimológicamente como la primera azotea mirador de la ciudad
recordándonos la influencia de la cultura musulmana que siempre ha dado a los espacios en altura un papel de gran importancia dentro de la vivienda en cuanto espacios privados de
cara a la calle (que pertenece a los hombres) así como espacios de actividades domésticas
(entre ellas el rezo y el estudio) y de relación y encuentro de las mujeres.

 

 

1-Serie DdC-La foto curiosa AVVISO COMPLETO. Dopo 65 anni fa sorridere ancora. E vince 25.000 lire!

Domenica del Corriere(DDC) Gennaio 1965.La foto curiosa.

 

Con la foto curiosa, AVVISO COMPLETO inizia la serie DdC dedicata al numero 3-anno 66-del 17 Gennaio 1965 della Domenica del Corriere, una copia emersa tra le vecchie carte familiari, inaspettata e ricca di spunti interessanti per l’attualità.

 

MIO PADRE, MIA MADRE ED IO. Un omaggio speciale di Stefania (Scamardiphoto) ai genitori.

Carezze

Febbraio 2021- Fa sempre piacere accarezzarsi il cuore con la mano  dell’amore e dei ricordi.  Fa piacere specialmente in questo periodo di distanza forzata dagli affetti lontani. Allora ogni segno di vicinanza affettiva riscalda e apre alla speranza.

Siviglia 2009. Si torna in Italia. Il momento  dei saluti  è sempre straziante. Ci si lascia fisicamente, con la certezza di ritrovarsi  presto. Gli occhi sono lucidi, il viso tradisce qualche emozione malcelata, ma l’abbraccio trasmette fedeltà eterna ai sentimenti che legano  padri, madri e figlie.

Questo è il bellissimo  regalo di Stefania, che ritrae a modo suo un intenso periodo  vissuto insieme. 

 

Come colonna sonora di questo omaggio Stefano e Ornella hanno scelto MAX di Paolo Conte, una canzone che è anche parte di me, per averla ascoltata attraverso le loro vite e i lunghi, intensi viaggi in macchina tra il Sud, il Centro e il Nord dell’Italia.

 

H. Janeczek-LA RAGAZZA CON LA LEICA. Gerda Taro, “una chimera di gran classe” al servizio della fotografia e della libertà.

Tutto ruota intorno a Gerta Pohorylle/Gerda, giovane donna di Stoccarda, esuberante, intelligente, coraggiosa e  anticonformista,  affamata di vita. Spiriti guida della sua vita, e di  quella dei suoi amici e amanti, sono la fotografia e  la passione civile che, insieme a una buona dose di incoscienza e di spirito di avventura portano Gerda in Spagna durante la guerra civile, per testimoniare con i suoi scatti la rivoluzione e i rivoluzionari. Ed è qui  che un carro armato pesante e senz’ anima pone fine alla sua giovane vita, cogliendola nell’attimo fatale in cui  sta per scattare l’ennesima foto dell’attimo fuggente.

“con quel passo aereo, libera di svoltare l’angolo e sparire come un sogno, una chimera di gran classe…”

R.Capa- Gerda compra mughetti a Parigi-1maggio 1937

È Parigi, città magica e agognata da tutti gli intellettuali e i rifugiati del tempo, a favorire la nascita e la maturazione di quella coscienza rivoluzionaria che spingerà Gerda, André Friedman (Robert Capa) sua anima gemella, Ruth, Fred e Lilo Stein, Csiki,Willy, Seiichi e tanti altri  verso la Spagna, in soccorso della resistenza alla dittatura. Ma è l’amore o l’attrazione per Gerda a creare l’alchimia profonda tra questi  giovani straordinari.

La grande storia si affaccia tra gli scatti di quelli che diverranno i maestri della fotografia moderna: la montante follia delle persecuzioni naziste, la folla di profughi alla ricerca di un passaggio verso la salvezza, in Spagna, in Francia e poi, mentre i nazisti avanzano inesorabilmente,  in America o in qualche paese sudamericano.

Colpiscono alcuni personaggi, come Csziki  in fuga dagli invasori nazisti , con lo zaino in spalla pieno di  negativi dei suoi amici fotografi da portare in salvo. Nella missione coinvolge consoli, primi ministri  e persone sconosciute, affidando loro il prezioso carico.

“… al posto delle praline artigianali, ripone nel reticolato le prove più schiaccianti di ciò che è accaduto in Spagna – una selezione dei negativi di Capa, Chim e Taro – contrassegnando i riquadri sul coperchio in una chiarissima grafia a matita. Terminato il lavoro, infila le scatole in uno zaino e, caricatoselo in spalla, inforca la bicicletta. Sulle ruote appesantite dai minimi averi personali, si fa largo sulle routes nationales intasate dai parigini in fuga, pedalando fino a Bordeaux o a Marsiglia. Forse pedala fino a Bordeaux e poi prosegue senza bici per Marsiglia, ma sta di fatto che pedala pure per la sua vita, la vita di un ebreo di Budapest gravato di un bagaglio che lo tradirebbe come complice di chi si è opposto con la fotografia alla prima guerra nazifascista sul continente.”

La narrazione per punti di vista mantiene sempre al centro Gerda, sempre uguale e fedele a se stessa. Willy Chardack “il bassotto” cerca di mettere in fila eventi, ricordi e sensazioni, riaccendendoli nella mente e nel corpo, ogni volta che ne parla.  Georg Kuritzkes va avanti e dietro nel racconto mostrando tutto il suo coinvolgimento con le vicende storiche e personali, e con  le persone raccontate. Anche Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, racconta Gerda dal suo punto di vista, femminile e professionale, ma sempre con rispetto e affetto.

“Ciascuno ricorda ciò che gli serve, quel che lo aiuta a mantenersi in sella. E il dottor Kuritzkes vuole solo tenersi la «sua Gerda», anche se sa che non esiste. Gerda la temeraria, l’imprevedibile, la volpe rubia, che non rinuncerebbe a qualsiasi morso di felicità si possa rubare al presente.”

Gerta Pohorylle e André Friedmann, o meglio  Gerda Taro e Robert Capa, invadono il  romanzo  con il loro amore e il loro sodalizio professionale.  Due facce della stessa medaglia, anche se quella di Gerda sembra essere la più luminosa, mentre quella di Robert è senz’altro quella di maggior successo, successo  che  Gerda ha ben capito come raggiungere:

“«Ho capito come va il mercato.» «Ah sì?» rispondeva Ruth distratta, perché la pausa teatrale lo richiedeva. «Non basta essere tempestivi eccetera. Bisogna avere i nomi giusti, sennò crearli. Credi che un caporedattore sappia distinguere la semplice bontà di un’immagine? Raramente. La fotografia è fatta di nulla, inflazionata, merce che scade in un giorno. Si tratta di saperla vendere» concludeva Gerda, e alzava gli occhi trionfanti e birichini verso la strada.”

I ricordi, i flashback, le epifanie intercalate con descrizioni e dialoghi rendono la narrazione pulsante, incalzante, ma a tratti troppo sincopata, abbondante e  non sempre  facile da seguire. Nell’epilogo l’autrice riporta un monito che le è stato rivolto dagli amici: “Non abbandonarti all’eccesso di documentazione”.

In effetti il romanzo provoca a tratti una sindrome da sovraccarico di informazioni, ma rimane comunque un “docunovel”(biografia…) ricco di spunti di vita, d’amore, di bellezza e anelito verso la libertà in tempi bui che si spera non tornino più. Attraverso l’arte della fotografia i lettori sono spinti a riflettere su un’epoca complessa e su una realtà femminile forte e decisa, sebbene  fragile e appassionata.

Tempi tormentati e complessi quelli in cui hanno vissuto i grandi fotografi descritti nel romanzo, ricchi di  contraddizioni, tra  bellezza e  orrore. Tornano  tutti nella storia di Janeczek: il nazismo, la guerra civile in Spagna, la crisi economica in Europa, lo scoppio della seconda guerra mondiale, le persecuzioni, i campi di internamento, le lotte partigiane, il dopo-guerra in Italia, il neorealismo, il trionfo della fotografia.  La fotografia esplode come forma d’arte e testimonianza. E la Leica?

Giovane miliziana si allena sulla spiaggia di Barcellona 1936 foto di Gerda Taro

La Leica è una macchina fotografica piccola e perfetta. Ricordo quella di papà, che anche noi figlie abbiamo usato da bambine e da ragazze. Ora non so dove sia andata a finire, ma porto con me il ricordo di tutti i bei momenti  legati ai suoi scatti, cravvivati da questo romanzo.

Anonimo 1937 -Gerda Taro

“Fred Stein ha imparato da solo, grazie al dono di nozze di una Leica e a Lilo che lo assiste. È la Leica, dice, che gli ha insegnato a fotografare, la porta sempre al collo, la tratta come un’estensione del suo corpo. Non può farci nulla se quella simbiosi si scontra con la diffidenza dei clienti che, abituati a un imponente abracadabra, dubitano che da un congegno poco più grande di un portafoglio possa uscire un ritratto accettabile.”

Il mondo di Gerda Taro

Vuoi  entrare nel mondo di Gerda Taro  per conoscerla meglio? Vuoi vedere alcune tra le sue foto più belle? Vuoi incontare Capa, suo grande amore? Pieter suo primo fidanzato? E Lipsia? E tanto ancora ? Vai a  IL MONDO DI GERDA TARO di Helena Janeczek

Soldato repubblicano-Gerda Taro- Brunete- luglio 1937

Ho trovato  molto interessante anche  il saggio  di   Anna Trevisan  Gerda Taro. La cacciatrice di luce (Finnegans.it) Leggetelo e gustatevi le foto  di Taro e Capa . 

Assaggi

Arrivano i lupi e divorano tutto“Così erano arrivati i lupi. Si erano moltiplicati grazie all’errore di sottovalutarli, crederli bestie feroci ma primitive, confonderli con i pastori tedeschi, animali domabili, sfruttabili a propria convenienza. Non si sarebbero avvicinati alle case se il paese non fosse stato così affamato. Adesso non erano più soltanto i piccoli borghesi, gli invalidi, i lumpen e il sottobosco criminale a farsi irretire dalle camicie brune. A ogni fabbrica, magazzino, cantiere, altoforno che chiudeva o riduceva produzione e organico, la massa del proletariato si sfaldava. La fame era una cattiva consigliera, e la disperazione anche peggiore.

Epifania.  L’ odore di lavanda- “Il dottor Chardack è incerto se meravigliarsi di quel ricordo così intatto. Non gli pare di averlo mai richiamato, tantomeno condiviso con qualcuno. Sono trascorsi venticinque anni da allora, ma non è quel numero che conta. Conta che il passato andrebbe lasciato stare, con i morti al loro posto, ma ormai s’è presentato quel ricordo così intatto da richiamare persino l’odore di lavanda. Le cose che non usi, che non sciupi, che metti via per bene, saltano fuori quando capita, inalterate.”

Che cosa è un nome…la scelta giusta- “«Come diceva il poeta maledetto: Je est un autre. Dovete chiamarmi Robert Capa.» Tutto qui? Seiichi aveva accennato un applauso. Friedmann era raggiante. Gerda ripeteva «Robert Capa» con l’accento francese, inglese e tedesco, tenendo a rimarcare che non si storpiava in nessuna lingua ed era molto orecchiabile.”

“«Come ti viene in mente!» aveva replicato André. «Noi abbiamo pensato a Robert Taylor, e per lei a Greta Garbo. Niente più Pohorylle. Voilà, da oggi sarà Gerda Taro.» «Anche lei americana, immagino.» «Non importa, internazionale» aveva ribattuto Gerda. «Solo Robert Capa deve essere americano.»

I soldi per il cinema si trovano sempre- “Forse sarebbero venute giù lacrime sentimentali davanti a un altro schermo, se non fossero state costrette a contare gli spiccioli in borsa. In quel periodo avevano dovuto rinunciare alla Garbo nel melodrammatico Velo dipinto e alla torbida Dietrich nell’Imperatrice Caterina, ma una domenica piovosa si erano concesse la seconda visione dei Ragazzi della via Pál, facendosi accompagnare dal Bassotto che non aspettava altro.

Le poche volte in cui non si lesinavano una sera al cinema, preferivano però film comici: come ai vecchi tempi, quando l’elegantissima ragazza di Stoccarda rideva come una matta di Stanlio e Ollio lasciando incredula la nuova compagnia di Lipsia. Fuori dalle sale cinematografiche, tra le palpebre di Gerda affioravano soltanto incontinenze minime di rabbia, velature di dispiacere e soprattutto travasi di orgoglio ferito. Lacrime di preoccupazione, dolore o impotenza erano cedimenti al catastrofismo di cui, in quei tempi, conveniva liberarsi.”

Cosa affascina i parigini- “«Ah, i parigini che si credono tanto smaliziati! I direttori dei giornali, e pure quelli della nostra parte, che morire se ti alzano il cachet di due centesimi, a te povero rifugiato antifascista. Ma quando racconti di un americano che gira il beau monde di tutta Europa, non vedono l’ora di incontrarlo. Très désolés, ha portato la sua ultima conquista a Venezia, non abbiamo idea di quando torni. E chi sarebbe la ragazza, una famosa? Questo non possiamo certo dirlo.»”

Capa e Rossellini- “Conoscevo di sfuggita il suo amico David ‘Chim’ Seymour, lo incontravo a Trastevere da Checco er Carrettiere, scendeva sempre all’Hotel d’Inghilterra. Aveva grandi esigenze da buongustaio, bizzarre per uno straniero che di solito non distingue neanche una pasta scotta, e coltivava un’eleganza incongrua con quell’aspetto pasciuto da maestro: l’antitesi di un paparazzo, così discreto che si capiva come mai fosse il ritrattista preferito delle dive – la Loren, la Lollo, la Bergman che ai tempi dello scandalo gli diede l’esclusiva – ma così orbo che sembrava improbabile come fotografo di guerra. Capa invece attraeva per la sua fama romanzesca, le voci su una tormentata liaison di cui la Bergman si era consolata con Rossellini. L’hai conosciuto in Spagna? Magari in quelle foto dell’addio alle Brigate Internazionali, straordinarie, compare pure la tua faccia?»”

Sensi di colpa- “No, lui non ha nulla da rimproverarsi, visto che avrebbe potuto rimanere a Napoli anziché partire per la Spagna, e poi è stato il filo tiratissimo della fortuna a farlo arrivare intero al momento della resa del nazifascismo. Però gli pesa, a volte, la semplice ingiustizia di essere vivo.

Gerda parla la lingua di tanti- “«Ah, et ce chien maintenant c’est le chien personnel du commandant» aveva detto il compagno belga. «Mais si le commandant lui parle en sa langue maternelle, le polonais, je ne sais pas…» Gerda invece lo sapeva, lei sapeva parlare al pastore tedesco in polacco, e il cane era felice di trottarle dietro o di fermarsi ai suoi comandi. Gerda sapeva rivolgersi a quasi tutti gli interbrigatisti nella loro lingua, con qualche frase conquistava battaglioni e generali, incantava commissari politici e censori.”

Gerda non lascia andare nessuno. Niente finisce- “No, a Gerda non piacevano le cose che finivano. Non aveva mai lasciato che nessuno dei suoi uomini uscisse dal suo raggio. Neanche nel caso della loro acciaccata amicizia aveva mostrato il tatto di ricalibrare le distanze, cosa che mandava così in fumo Ruth da farle cambiare marciapiede, l’unico a degnarla di un’occhiata mesta era il Bassotto. No, Gerda non concepiva che qualcosa potesse rompersi per sempre: solo transizioni, fasi, capitoli, dove il punto finale, messo da lei stessa, anticipava l’urgenza di voltare pagina. Perché a Gerda piacevano le cose che cambiavano.”

Il paradosso delle donne-  “«Sai qual è il paradosso?» si illumina Ruth. «Il paradosso è che per una donna è più facile. Senz’altro per una signorina come Gerda che eccelleva nel conservare i bei modi, la facciata. Sorridi e scherzi, conosci la tua parte, sei allenata a farlo da una vita. Quale uomo si insospettirebbe davanti a una ragazza spensierata? Basta apparire e fare finta di niente. Resistere è fare finta di niente, resistere è recitare. Gli uomini pensano che solo loro sono capaci di disciplina, noi donne non siamo nemmeno state ammesse come ausiliarie dopo lo scioglimento delle milizie repubblicane. Invece Gerda si era addestrata ben prima di avventurarsi come un soldato su un campo di battaglia. E in ogni caso, sotto la tuta operaia, la gonna affusolata o la divisa militare non resta sempre la persona umana, ein Mensch?»

Canone del ritratto secondo Stein“In un articolo del ’34, scrive che un ritrattista deve catturare «la storia e il carattere che ogni modello possiede», compito ideale per la Leica, così «disarmante» nella sua piccolezza. Notevole la coerenza con cui traduce quel pensiero in metodo: non solo sceglie i soggetti per stima e affinità, ma prima di incontrarli si prende il tempo per studiare le loro opere e poi per dialogare in modo da far dimenticare la seduta.”

Il ritratto di Einstein- “L’episodio più esemplare risale al ’46, quando Einstein gli concede dieci minuti e finisce per parlare con lui per due ore. Il ricavato sono appena venticinque fotogrammi. Nel ritratto, che diventa uno dei più celebri, ha uno sguardo dolce addolorato e non sorride, Albert Einstein. Un’immagine che mira a cogliere la storia e il carattere di un uomo deve essere in grado di non ridurlo a uno specchio o a un oggetto, fosse anche la più attraente delle icone.”

La Germania post bellica…lavata con il Persil- “Il paese è stato lavato con il Persil in una di quelle lavatrici che adesso tutti sognano: ne è uscito candido e decisamente apprettato.» Gli descrivono cauti il loro stato di malessere. Lo interpellano in qualità di specialista «perché il mio dottore dice che non ho niente, ma dietro mia insistenza mi ha prescritto queste pillole». Quali consigli può dare lui, per lettera, quando nell’intera Bundesrepublik non conosce il nome di un collega da raccomandare?”

Un salto al cinema neorealisata con il dottor Georg“Intanto qui hanno girato il più grande capolavoro del cinema recente, Roma città aperta: proprio la sequenza dove ammazzano la Magnani e portano via il tipografo. Rossellini non s’è inventato niente. Questo era davvero un covo sovversivo, o una roccaforte, se preferisci. Uno lo hanno fucilato alle Fosse Ardeatine, tre deportati a Mauthausen e non sono più tornati. Ma erano in tanti, era il quartiere intero, erano tutti i quartieri popolari, e questo più degli altri. Non come a piazza Barberini, con le tue contesse nere felici di aver trovato il medico tedesco per curarsi i nervi…»”

Gerda, l’amica comune- “«Avevamo un’amica in comune che è morta in Spagna. Oggi nessuno sa più chi era Gerda Taro. Si è persa traccia persino del suo lavoro fotografico, perché Gerda era una compagna, una donna, una donna coraggiosa e libera, molto bella e molto libera, diciamo libera sotto ogni aspetto.» Mario deve avere capito, evita di porgli altre domande.”

Scamardistudio-CALLEndario di Novembre. Sapevate che a Siviglia c’è il Festival Europeo del Cinema(SEFF)?

¿SABÍAS QUÉ…?

El Festival de Cine Europeo de Sevilla (en inglés: Seville European Film Festival o SEFF) a día de hoy a su 17ª edición, se celebra anualmente, cada noviembre, desde el 2004. La edición del 2008 fué inaugurada con la película de #gomorra de Roberto Saviano autor de la novela omónima, sobre la que se basa la película.

El director del festival, #JavierMartínDomínguez (director hasta el 2011) señaló que la inclusión del film “Gomorra” y su elección para la jornada de apertura ponía de relieve el interés de la organización del evento por “el cine político y social”.La novela de Roberto Saviano, que literalmente le cambió la vida, condenándolo a un exilio permanente debido a las amenazas de muerte de parte de la mafia napolitana,

 

“es un libro absorbente y escrupulosamente documentado que reconstruye tanto la aterradora lógica económico-financiera y expansionista de los clanes napolitanos y casertanos como las febriles fantasías que suman el fatalismo mortuorio de los samuráis medievales japoneses. El resultado es un libro extraordinario y potente, apasionado y brutal, al tiempo objetivo y visionario, de investigación y literario, lleno de horrores e inquietantes fascinaciones; un libro narrado siempre en primera persona por este joven autor, nacido y criado en la tierra de la Camorra más dura.”( www.tiposinfames.com)

 

A pesar de la situación actual, la 17º edición del Festival de Cine Europeo de Sevilla se llevará a cabo en las salas de cine del 6 al 14 de noviembre 2020, de manera presencial y con protocolos de seguridad.

 

Más info en http://festivalcinesevilla.eu/#CALLEndario2020#cinema#festivaldelcineeuropeos#Seville#SEFF#libro#novela#mafia#patrimonio#calle

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