
Le compagne del gruppo di lettura Girolibro sono riuscite a risvegliare la mia curiositĂ su questo romanzo e sulla sua protagonista Fumana, figlia della nebbia che da sempre esercita su molte persone, me compresa, un fascino indescrivibile.
Quellâavvolgente nube, filtrata dalle luci gialle dei lampioni del piccolo e accogliente parco accanto a casa mia, trasporta in un non luogo che accoglie e inghiotte tutto e tutti in un abbraccio umido e penetrante, ma confortevole
La piccola Fumana si Ăš nutrita di questre sensazioni accanto al nonno Petrolio che lâ ha âadottataâ dal preciso momento in cui la mamma muore di parto e il padre fugge vilgiaccamente di fronte alle nuove responsailitĂ . Nonno e nipote esplorano la valle Moceniga, navigano sul sandolo in battute di pesca alla fiocina, per procurarsi cibo e sopravvivenza.Â
Fumana, osserva e impara ad usare la piccola fiocina che il nonno le ha costruito con precisione e perizia incredibili. La piccola fiocina diventerĂ la sua âcoperta di Linusâ,sempre con sĂ©, dovunque decida di andare a vivere.
Fumana cresce, si innamora di Luca e viene a contatto con la strigossa Lena. Un incontro fatale! Lena riconosce in lei una ânata con la camiciaâ destinata a fare cose specialissime per le persone, anche grazie alle parole che Lena stessa le consegnerĂ in gran segreto e che la renderanno la persona âmagicaâ protagonista della storia.
Fumana ricorre al âmatrimonio riparatoreâ dopo la âfuitinaâ con Luca. Ma la famiglia di lui la rifiuta comunque: troppo libera, troppo indipendente e dunque pericolosa. Luca la ama, lâaccetta per quella che Ăš e va avivere con lei a casa di nonno Petrolio. Ma pian piano tutto diventa troppo difficile da gestire, anche perchĂ© i figli non arrivano.
Tra il 1882 e il 1954 Fumana attraversa periodi ed eventi fondamentali nella storia della sua terra: le bonifiche, due guerre mondiali, il fascismo, la resistenza, il voto del referendum, lâinondazione del 51, e cosĂŹ via.
Ma la sua valle resta comunque la sua casa e lâaiuta ad affrontare qualunque dfficoltĂ , qualunque âpasticcioâ piccolo o grande, come ama chiamarle.
âFumana si perse nella campagna nera, camminando sulle zolle ancora dure inquieta attesa dei primi tepori. Era cresciuta in un mondo in cui non c’era proprio niente di dritto, di preciso. I fiumi erano tutti un’ansa, un ozioso, perpetuo andirivieni. Le valli mescolavano mirabilmente bagnato e asciutto, dolce e salato, vita e morte, in un groviglio eterno indissolubile che da sempre le era parso magico, profondo, incomprensibile, ben piĂč del poâ di bene che lei e la Lena riuscivano a fare con la loro arte. E anche loro, abitanti di quella strana fetta di mondo, in fin dei conti cosa erano? La loro lingua era pure lei mescolata, come le acque ferme, in un intreccio di veneto e ferrarese e pure mantovano. Erano ovunque di casa, e ovunque foresti, e questo, a Fumana, era sempre andato benone.â p. 205
Quanto abbiamo bisogno di belle storie! Fumana di Paolo Malaguti ti fa tornare la bambina che ascolta con gli occhi pieni di stupore i racconti della mamma e della nonna, e piĂč questi racconti sono storie di donne misteriose e avvolte nella nebbia, negli odori e nei sapori di una natura ricca e selvaggia, piĂč ti coinvolgono. E non vedi lâora di sapere come va a finire.
Ma io non ve lo dirĂČ come va a finire la storia di nonno Petrolio, strigossa Fumana e Bisatta la muta, perchĂ© voglio lasciare anche a voi il gusto di tornare bambine.
