Nel 1980, per fronteggiare il problema del sovrappopolamento, una recente legge ha stabilito che ogni cittadino, al raggiungimento del 50º anno di età deve, sotto la sorveglianza del cosiddetto Esercito della Salute Pubblica (ESP), trasferirsi in un villaggio-resort, per trascorrervi quella che è definita una vacanza.

Orso e Niky, coniugi e coetanei, pur controvoglia, devono raggiungere il villaggio a cui sono stati assegnati, accompagnati nel viaggio dai figli, che invece, perfettamente aderenti al nuovo sistema politico, ritengono assolutamente giusta la nuova legge.

Il villaggio si rivela essere una dorata prigione, la cui vita è dominata da periodiche riunioni in cui è obbligatorio partecipare a giochi di carte e una lotteria, con premio la partenza per una crociera: nessuno dei vincitori di queste crociere ha mai fatto ritorno al villaggio, dal che gli ospiti del villaggio deducono che i vincitori in realtà vengano soppressi. Il fatto è accettato con rassegnazione dagli ospiti, che preferiscono svagarsi dedicandosi ad attività sessuali, vissute da tutti in piena libertà. Anche Orso e Niki, per motivi diversi, hanno relazioni extraconiugali…read more

Era il 1979 quando  vidi il film I viaggiatori della sera di Ugo Tognazzi, tratto dall’ omonimo  romanzo di Umberto Simonetta. Ero una giovane donna, molto lontana dai 50 anni dei  due protagonisti (Ugo Tognazzi-Orso e Ornella Vanoni-Niki) eppure  la storia mi colpì profondamente.

Mi proiettò  nel futuro facendomi immaginare i “miei” 50. Mi chiedevo come potesse una società diventare così feroce e cieca nei confronti dei suoi “vecchi”,  organizzando per loro una morte apparentemente felice, ma  profondamente incivile.  Sarebbe stato quello il mio futuro?

Forse si. Anche la  nostra avanzatissima società 2020 sembra vedere i vecchi (non i cinquantenni, che oggi  vengono ancora chiamati ragazzi!)  come li vedeva l‘Esercito della  Salute Pubblica  del romanzo di Simonetta. Una realtà distopica quella, una realtà fattuale la nostra. Una realtà in cui la “quantificazione” delle anime e delle persone porta ad obbrobri come il tweet di Toti sull ‘”improduttività” dei vecchi e dunque sulla loro inutilità economica e sociale.

E tuttavia, temo che quelle parole così infelici  non abbiano   fatto altro che “sdoganare” e rendere virale un comune sentire. Tutto ciò che sa di vecchio, che vada a morire! Oggi i settantenni, ieri  i cinquantenni del film illusi dal viaggio di sogno  in una località rinomata. Vinci la crociera e ti togli dai piedi per sempre.

Cari  vecchi  2020 avete  fatto la vostra parte, chi più chi meno. Ora dovete ritirarvi in un cantuccio, ammalarvi e  morire senza fare troppo rumore.  Non tutti però, i vecchissimi  potenti no, quelli chi li schioda!  Intollerabile, ma vero. 

Vero? Fino ad un certo punto. Non avete fatto i conti con la resilienza di una generazione che ne ha viste tante e che ha combattuto per garantire il rispetto dei diritti e dei doveri  di tutti e di ciascuno di noi. E che continuerà a farlo avendo soprattutto   rispetto per  sé stessi e combattendo per smascherare la cialtroneria  di chi non si rende conto  che la ricchezza di  una società è generata e mantenuta anche  da una intelligente  relazione intergenerazionale. I giovani intelligenti  questo lo sanno e sicuramente ce li ritroveremo sempre  a fianco in questa battaglia!

 

 

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