GIGI PROIETTI-Un grande vecchio ci lascia, vuoti di classe, cultura e umanità. Con lui un’esperienza personale indimenticabile.

Ieri  commentavamo la notizia con Stefano, oggi quasi mi pento di quel pensiero e di quelle parole.  Mentre in TV si parlava  dell’ottantesimo compleanno di Gigi mi è venuta subito in mente la grandissima Franca Valeri, celebrata per i suoi cento anni e dopo una settimana compianta per il suo addio al mondo.

“Non è che succederà a Gigi come a Franca? Oggi festa e domani cordoglio?”

Oggi, 2 Novembre,  sento la notizia alla radio. Gigi Proietti è morto. Un colpo allo stomaco. Proprio nel giorno del suo compleanno si ricordano i defunti e lui, uno dei più grandi uomini del teatro Italiano, ci lascia.

Sono molto triste, anche sull’onda della polemica “generazionale” riaccesa dall’infelice tweet del presidente della regione Liguria Toti, o di chi per lui. Il suo  web manager? Lo licenzierei in tronco.   Temo tuttavia che il sentimento di “avversione” per i vecchi inutili e non produttivi, brutalmente riassunto in quel tweet, sia molto diffuso. Poveri noi!

L’educazione sessuale

Ma torniamo al grande  Gigi.  A me gli occhi, please! è uno degli spettacoli che non dimenticherò mai. L’ho visto a Bologna, doveva essere il 1984. Ero lì per un convegno, se ricordo bene. Per chiudere in bellezza l’esperienza bolognese  Gigi Proietti dal vivo era l’ideale.

Riaffiora oggi più che mai  la sensazione di felicità, di divertimento, di fame e sazietà prodotte dallo spettacolo. Mi sembra di essere ancora investita dalla passione, dal sudore del suo corpo, dalle sue smorfie, dai suoi occhi  splendenti di intelligenza e ironia.

La sua camicia bianca sblusante da  mattatore, il suo  corpo  snello e  alto  occupavano tutto il teatro, spettatori compresi. Alla fine dello spettacolo nessuno voleva lasciare la propria poltrona…Un’unica voce gridava: “ancora, ancora!” Che notte ragazzi! 

E che tristezza oggi! Te ne sei andato Gigi, lasciandoci tanto. Non ti dimenticheremo mai. Dentro di noi resta viva e pulsante la sensazione di  benessere fisico e psicologico che “A me gli occhi, please”  e tutte le tue strepitose performance artistiche   ci hanno provocato.