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Goliarda Sapienza-IO, JEAN GABIN. La vita è lotta, ribellione e sperimentazione. E amore, da non poterne fare a meno!

Goliarda Sapienza- Io,Jean Gabin, ed Giulio Einaudi 2010

Agosto scorre con un’altra bella storia in cui  il “doppio” gioca un ruolo importante. Goliarda è e si sente  Jean Gabin. E lo  grida e lo scrive: Io, Jean Gabin (Ed Giulio Einaudi 2010).

Mai letta una storia così, che io mi ricordi. Una bambina si identifica con un grande attore francese, non bellissimo, ma intenso. Lo insegue, ne imita l’andatura, si abbandona alla sua malia mentre lo vede agire sul grande schermo. E si lascia avvolgere l’anima dalla sua nebbia-Nord Francia, mentre vaga estasiata per la Civita, dove invece, tutto  è nero lava  e  fulgore rovente.

La famiglia Sapienza-Giudice

 “La madre, Maria Giudice, figura storica del socialismo italiano ante Prima guerra mondiale, fu seguita giorno per giorno da una spia dell’Ovra per quasi vent’anni durante il suo soggiorno obbligato a Catania. Tutto ciò è documentato presso l’Archivio Centrale dello Stato. Da quando la lombarda Maria Giudice era stata mandata in missione sindacale segreta a Catania nel 1920, e poi costretta a rimanervi dal precipitare degli eventi politici, s’erano unite due famiglie, quella dell’agitatrice socialista vedova con sette figli avuti dall’anarchico Civardi, divenuto poi interventista, caduto in guerra e celebrato come eroe fascista, e quella dell’avvocato e sindacalista Peppino Sapienza, detto «l’avvocato dei poveri», vedovo con tre figli maschi, figura di primo piano del socialismo siciliano. Si erano congiunti in libera unione, Maria e Peppino, come si diceva allora, ed ebbero un’unica figlia, Goliarda, convivendo poi nella casa di via Pistone, un focolaio di resistenza durante tutto il ventennio, frequentata spesso da un Brancati in fase di rinascita morale. Quella casa fu un’oasi di controcultura, quando non era facile immaginarsi la fine di un regime che prometteva di durare mille anni.”

Seguire Goliarda nelle sue scorribande catanesi, nella vita familiare,  nei suoi pensieri arruffati e tenaci mi ha rapito e ha risvegliato l’immagine di altre piccole grandi protagoniste di storie lette di recente: Eugenia  (Un paio di occhiali di  Annamaria Ortese); Lila/Elena (L’amica geniale di Elena Ferrante) e Jean Louise-Scout (Il buio oltre la siepe di Harper Lee), tutte bambine “libere” che vanno incontro alla vita e all’avventura, coraggiosamente, con spavalderia in alcuni casi.

Donne come fiumi

Goliarda si appropria di comportamenti e immaginari maschili fino a identificarsi con Jean Gabin e, allo stesso tempo,  desiderare di essere una donna come quelle da lui amate.

Incipit-“Io, che con Jean Gabin ho imparato ad amare le donne, mi trovo ora con la fotografia di Margaret Thatcher davanti – sul giornale, beninteso, che da buona cittadina postrivoluzione francese compro tutte le mattine –, e comincio a pensare che qualcosa non è andato per il verso giusto in questi ultimi trent’anni di democrazia. Jean Gabin non ne sapeva niente di lady di ferro, donne poliziotte, soldate e culturiste. I suoi occhi azzurri – di Jean intendo – sognavano una donna che fosse come un fiume, un grande fiume languido e vertiginoso che andava a nutrire con le sue acque limpide il mare. Questo ho imparato da lui, e per me la donna è stata sempre il mare. Intendiamoci, non un mare delineato da un’elegante cornice dorata per fanatici del paesaggio, ma il mare segreto di vita, avventura magnifica o disperata, bara e culla, sibilla muta e risposta sicura; spazio immenso in cui misurare il nostro coraggio di individualisti incalliti, ladri al ricco e donatori al povero, tutti d’accordo su una precisa breve frase: «Sempre fuori da tutti i poteri costituiti», soli, ma con l’orgoglio di sapere la rettitudine che soltanto nell’outsider alligna.”

Un film memorabile

Diamo uno sguardo al film  Il Porto delle nebbie, un altro grande protagonista della storia  di Goliarda.

“La nebbia che sovrasta tutto il film è il pericolo, è il destino, è l’avvertimento che tutto è travisato ed è ancora più difficile muoversi e decidere. Le case brutte, il caffè brutto, la gente brutta, è tutto un segnale di come sia impossibile persino la speranza. Gli uomini non determinano niente. È il destino a decidere tutto. Tutto questo nella poesia generale di un grande regista e un grande poeta che si integravano magnificamente. Carné e Prévert erano fra i padroni del cinema francese di quel momento. Perfettamente inseriti nella “moda” del Fronte Popolare, sofferenti come tutti gli intellettuali che erano stati sedotti dalle idee che venivano dall’Est e delusi dal non poterle effettivamente applicare. Dunque la miglior realizzazione di quel programma poteva stare nella solidarietà individuale e nell’amore. My movies-“

Tornerò da Goliarda, tornerò a seguirla in nuove storie. Scoprire il suo lavoro e godermelo è stata la cosa più stimolante che mi sia accaduta come lettrice  in questo  periodo faticoso.

Assaggi

Civita, regno del puparo- “grande Civita dalle straduzze intagliate nella lava, colma di personaggi vivi, acuti e saettanti fra teste di meduse, draghi alati, leoni, elefanti scolpiti anch’essi nella lava ma vivi della vita muta e perenne della scultura. Questa vita tracciata senza interruzione da basso a basso, da balcone a balcone, di giorno taceva ma la notte col muoversi delle fiamme dei lampioni intrecciava storie di passione, di delitti e di gioie improvvise.”

L’arte del rammendo- dagli Insanguine si lavora! “Rammendavamo punto dopo punto gli strappi dei manti causati dalla gran tenzone della sera prima. Da mamma Insanguine avevo imparato quell’arte di sanare piaghe aperte nelle vesti, nei manti, nei calzoni e non solo per fare apparire nuova da lontano una gonna stracciata, ma anche per riparare i vestiti comuni: a ritessere i fili strappati di calze, camicette, cravatte.”

Goliarda/Angelica/ “pupa”- “«Non è che non ne sei degna, non mi fraintendere, è che ci vuole tempo. Tempo e fatica e tu sei destinata ad altri progetti. Ognuno ha il suo destino unico e tu per altro nascesti… Ma per mostrarti ca non è che ti ritengo indegna di quest’arte, per prima cosa farò una pupa col tuo profilo e il tuo sguardo. È tanto che ci penso. Di profilo sei bella, davanti meno, o meglio davanti sei bella solo se sorridi. E non è cosa da pupe guerriere sorridere. Ma di profilo sei un’Angelica quasi perfetta. Farò di te un’Angelica coi fiocchi da mostrare a tutti con orgoglio». «E il mistero?» «È mistero, come dice la parola», rispose lui lasciandomi a bocca spalancata.”

Il mistero delle mani dei pupi, che storia!- “Proprio all’angolo della via presso la fontanella del drago e il grande androne di palazzo Musumeci, quello coi due mori per colonne che sorreggono tutto il primo piano, vidi le mani piú belle che mente umana possa immaginare, posate con grazia e calma reale sull’orlo d’un cestino pieno di panni lavati, stirati e profumati di tutti i fiori di zagara della Chiana. Queste mani, se possibile, erano piú bianche e delicate del lino dei fazzoletti e delle camiciole che quella ragazzina portava nel cestino poggiato su un fianco come in un abbraccio a sostenere il suo tesoro, l’altra mano posata sopra a proteggere… Non fece niente, lei,”

I poveri non si riscattano. Il professor Isahia sentenzia- “«Non credere alle balle liberali di tuo padre e di tua madre! Balle! Utopie di intellettuali viziati! Dalla miseria alla gloria… Nessuno esce dalla miseria, sinonimo di ignoranza, e diventa un genio. Se non ci credi, va’ a guardare da dove vengono tutti i loro scrittori, pittori, musicisti… Da famiglie agiate, se non ricche, agiate! Hai capito!? Per non dire di tua madre che era di una famiglia ricca. Anche tuo padre che si vanta tanto della sua origine plebea, lo sai come è riuscito a uscire dalla schiavitú dell’ignoranza? lo sai?» «No, professore, no, non si arrabbi». Sento ancora la mia vocina di un tempo belante come una pecora. «E mi arrabbio invece! Mi arrabbio e basta! Tuo padre, essendo il piú piccolo, ha beneficiato del lavoro dei fratelli che pur di farlo studiare si sono scannati a lavorare notte e giorno! A dare il sangue notte e giorno!»”

1944-Il quaderno, Roma, l’amica americana e Pollock– “Già, quel quaderno mi seguí fino alla soffitta delle suore francesi di via Gaeta a Roma, mi seguí fino alle parole di Jean, che non era Gabin, era un’americana rifugiata in quello stesso convento durante l’occupazione nazista[…] Sul mio quaderno pieno di bugie vere raccontate dai piú grossi bugiardi che mai mente umana poté immaginare, m’incanto e dimentico la fame, la sete, i tedeschi… Già, quel quaderno mi seguí fino alla soffitta delle suore francesi di via Gaeta a Roma, mi seguí fino alle parole di Jean, che non era Gabin, era un’americana rifugiata in quello stesso convento durante l’occupazione nazista. – Devi distruggerlo questo quaderno, Ester (mi sarei chiamata cosí un giorno da partigiana ricercata dalle SS), è pieno di nomi, se venissero a fare una perquisizione… Che dici, lo brucio? – Ma sí, brucialo, Jean. – Peccato, certe pagine sembrano un disegno di Pollock. – Chi è? – Oh, un grande pittore del mio paese. Quando saremo liberate te lo farò conoscere… Anche noi americani cominciamo ad avere i nostri pittori.”

L’America di Jean- “Oh sí, insieme, non come sciocchi turisti, e anche tu verrai con me nel mio paese. Vedrai le grandi praterie, i corsi d’acqua infiniti, le mandrie di cavalli, i cavalli, Ester… tu non sai la bellezza di un cavallo che corre libero per pianure smisurate, vedrai. Per quanto ami l’Europa… – sono metà scozzese, lo sai – ma qui in Europa si sta stretti, si soffoca ammassati uno all’altro, le città una dietro l’altra senz’aria… Oh, il vento delle grandi distese, l’odore del vento libero, non soffocato da chiese e campanili, libero e giovane vento delle mie praterie… Piange Jean in silenzio, un po’ mi si stringe il cuore, ma so anche che le fa bene. Potrei prenderla fra le braccia ma sarebbe un atto troppo carnale, lei non si aspetta questo, Gabin non l’avrebbe fatto. Da qualsiasi amore sei posseduto devi scrutare l’altro, sapere quello che la sua natura vuole, rispettarlo. Questo sentimento di rispetto ha in sé un compenso cosí grande che scalda il cuore e dilata i polmoni.”

Jean Gabin, l’amore contro tutto e tutti -“Carlo tante volte ho provato quell’emozione, sono gli strumenti a percussione che ti sbattono subito nel vivo del dramma con frastuono di ruote sfrenate a velocità pazza fra strade d’asfalto mitragliate di nera pioggia, di fari abbaglianti, ululare di cani, fischi acuti di poliziotti neri come la pece, dagli occhi di mastini addestrati ad azzannare qualcuno che il potere ha costretto a errare derelitto, affamato, al margine della strada… Ma questo qualcuno ha il passo calmo, equilibrato e pieno di forza orgogliosa malgrado la fame, la mancanza di sonno e d’amore. So cosa perderà il mio Jean, so ormai tutto, eppure attendo con ansia l’ennesimo amore che segnerà la sua fine, se non fosse per questo suo umanissimo bisogno che tutti ci accomuna, poveri, ricchi, fascisti e antifascisti e forse anche i reali. Che forse lei, la grande regina Cristina, non fu colpita dal bisogno d’amore come il semistraccione Gabin? Eh sí, l’amore deve essere qualcosa cosí essenziale alla nostra natura da non poterne fare senza, qualcosa come il pane, l’acqua, il sale…”

La magia del bianco e nero– “La consapevolezza di non essere capiti è un tranello mortale per sé e per gli altri. Anch’io forse caddi in quel tranello… Fermati Goliarda, non ascoltare il tuo futuro che s’apre come una fossa di fangose bugie tue e degli altri, non disturbare la bellezza di quelle gesta entusiasmanti, classiche in bianco e nero… Classica la musica in bianco e nero si svolge fra la pioggia fitta fitta punteggiata di bianchi sorrisi, sguardi chiari appena accennati, gesti lievi di colomba nel momento piú furente del dramma, quando il destino per atroce che sia si conclude in pochi gesti sobri.”

Carlo il socialista/purtroppo- “Ma tu, Carlo, io non ti capisco, sei socialista o no? – Purtroppo lo sono! – E perché purtroppo? – Perché purtroppo di tutte le porche menzogne che girano per il mondo è la meno porca, ecco tutto!”

Il messaggio di Jean Gabin-«La vita è lotta, ribellione e sperimentazione, di questo ti devi entusiasmare giorno per giorno e ora per ora. Vedi me, sono morto tante volte combattendo, eppure sono qui con te tranquillo a ricordare e gioire delle mie lotte, pronto a rinascere e a ricominciare. Ricominciare, – sussurra sorridendo Jean dal grande schermo, – questo è il segreto, niente muore, tutto finisce e tutto ricomincia, solo lo spirito della lotta è immortale, da lui solo sgorga quella che comunemente chiamiamo Vita».”

Ed ora un assaggino ad alta voce!

Affascinailtuocuore legge la ninna nanna molto speciale che l’avvocato-papà canta alla sua bambina super speciale, Goliarda.

Una Risposta

  1. Allora buona lettura, cirisentiremo,

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