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MONSIEUR IBRAHIM- I fiori del Corano è una storia di incontri. Siamo a Parigi, in un momento particolare di splendore antico e universale della città:

“Ci piace, per esempio, di Eric-Emmanuel Schmitt la sua intenzione dichiaratamente didascalica, e l’onesta collocazione della vicenda che narra in un’epoca in cui Parigi (e la rue de Paradis) era ancora Parigi, in un’atmosfera da tardi anni Cinquanta idealizzata e ricostruita con l’aiuto, appunto, delle concretizzazioni estetiche, dei luoghi comuni. Un odore di antico o di vecchio di cui il racconto trasuda e che suggerisce rimandi, associazioni, lampeggiar di figure, cenni di suoni ” G. Fofi La città degli incroci p. 105

Mosè adolescente inquieto di famiglia ebrea ha un padre apparentemente freddo e anaffettivo, più legato alla figura di un fantomatico Popol,  che Mosè crede sia il suo fratello maggiore fuggito chissà dove, forse con la madre che lo ha lasciato quando lui era ancora piccolo piccolo. Questo papà non perde occasione per far sentire Mosè una nullità. E tuttavia, questo padre ha sul suo cuore  un macigno di cui non riesce a liberarsi…

Come tutti gli adolescenti il ragazzo si rifugia nella trasgressione silenziosa, comincia a rubacchiare nel negozio di Ibrahim, l’ “arabo-aperto-tutta-la-notte” e va a scoprire la sua sessualità nel bordello di fronte. Ruba oggi e ruba domani Ibrahim e Momo, come lo chiama il proprietario del negozietto pieno zeppo di merce, cominciano a parlare, ma soprattutto a comunicare, a sentirsi.

Intanto il padre viene licenziato e in preda ad una depressione profonda decide di andarsene di casa. Parla con il ragazzo di questa sua scelta di rinuncia. E così Mosè viene abbandonato per la seconda volta, prima dalla mamma, poi dal padre, ovvero da quegli adulti che avrebbero dovuto occuparsi di lui. Ma che ci sia qualcosa di sbagliato in lui che spinge le persone a fuggire via?-Si chiede.

Da questa mancanza nasce una presenza forte, quella di Ibrahim, che finirà con adottare il ragazzo triste e problematico (“ero il figlio di colui che avevo scelto”) e fare con lui un meraviglioso viaggio di scoperta di sé stessi e del mondo. Con lentezza, Ibrahim porta Momo a capire come vivere e come relazionarsi con le persone. Bellissima è la scoperta del sorriso, arma assoluta:

«Ecco. Educato va bene. Cordiale è meglio. Prova a sorridere e vedrai» Il giorno dopo, sembro un malato che si sia beccato il virus durante la notte: sorrido a tutti[…] E zac! Un sorriso…E mi danno tutto quello che chiedo. Più niente mi resiste[…] L’euforia è totale. Monsieur Ibrahim mi ha dotato dell’arma assoluta. Mitraglio il mondo intero con il mio sorriso. Nessuno mi tratta più come una merda» p.29

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Partono insieme per il viaggio della vita, a bordo della macchina nuova acquistata in contanti e con due passeggeri che non hanno la patente, uno dei quali minorenne! La meta è “il mare di Ibrahim”, quello da cui lui proviene:

“Poi è arriva l’estate, e il viaggio è cominciato. Migliaia di chilometri. Traversavamo tutta l’Europa verso sud. Finestrini aperti, andavamo in Medio Oriente. Era fantastico scoprire come tutto diventava interessante viaggiando con monsieur Ibrahim. “p.74

Il racconto di Schmitt, come è accaduto con Oscar e la dama in rosa, mi ha lasciato una sensazione di calma e di fiducia in tutto ciò che di positivo la vita sa offrire, sorprendendoci. Il messaggio della storia è evidentemente edificante, rassicurante, ma non così scontato. Rappresenta infatti il raggiungimento di una meta temporanea, l’incontro e il viaggio esistenziale di Momo e Ibrahim, in un percorso lungo e sofferto verso la conoscenza reciproca e del mondo.

“ La sua favola si dà per tale, ma anche, subito, per parabola ammaestratrice, per lezione di vita, e per l’esaltazione di qualità ormai rare come la curiosità per gli altri, la generosità verso il prossimo, un dare-avere che non è idilliaco ma sempre condizionato da bisogni molto precisi- dal bisogno di riempire quei vuoti che un essere umano non può tollerare pena l’inaridimento degli affetti, l’oscuramento della fiamma di vita” Fofi p. 107

Assaggi

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La conoscenza del Padre dal passato tragico- “ Tuo padre non aveva modelli. Ha perso i suoi genitori da piccolo, presi dai nazisti e morti in un campo di concentramento. Tuo padre non aveva mai superato il fatto di essersi salvato. Forse si sentiva in colpa per essere rimasto vivo. Non a caso è finito sotto un treno…” p. 60

L’ immondizia. Anche qui come nel libro di De Crescenzo la spazzatura dice molte cose sulla ricchezza e sulla povertà-“Quando vuoi sapere se il posto dove ti trovi e ricco o povero, guarda la spazzatura. Se non vedi immondizia né pattumiere, vuol dire che è molto ricco. Se vedi pattumiere ma non immondizia è ricco. Se l’immondizia è accanto alle pattumiere, non è né ricco né povero: è turistico. Se vedi l’immondizia e non le pattumiere, è povero. E se c’è la gente che abita in mezzo ai rifiuti, vuol dire che è molto molto, povero. Qui sono ricchi” p. 75

L’odore religioso- “Facevamo un sacco di giochi. Mi conduceva nei luoghi di culto con una benda sugli occhi perché indovinassi la religione dall’odore. «Qua c’è odore di ceri, è cattolico» «Sì, è Sant’Antonio». «Qui c’è odore d’incenso, è ortodosso». «È vero, è Santa Sofia»… 78

Al Tekke  ballano i Dervisci– «Ora ti voglio portare a ballare» «Ballare, monsieur Ibrahim?» «Dobbiamo. Assolutamente. ˝ Il cuore di un uomo è come un uccello rinchiuso nella gabbia del corpoˮ.  Quando danzi, il cuore canta come un uccello che aspira a fondersi con Dio. Vieni , andiamo al Tekké” . p.80

Momo e due professori di lingue molto speciali. «Una  sera mi piacerebbe invitarti a cena, Mohammed (la madre di Momo fa finta di credere che lui sia Mohammed e non il suo Mosè). Anche mio marito sarebbe contento di conoscerti». «Cosa fa?». «Professore d’Inglese». «E lei?». «Professoressa di Spagnolo». «E in che lingua parleremo durante la cena? No, scherzavo, va bene». Lei sprizzava gioia. Davvero, faceva piacere a vederla: sembrava che le avessi appena allacciato l’acqua corrente”.p. 92

E chiudo con il  pensiero, condiviso, di Goffredo Fofi tratto dal breve saggio che chiude il libro, La città degli incroci.

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Religioni nel mondo-Imparare il rispetto. Il quotidianoinclasse.it

 

Il mondo delle religioni e l’uso strumentale di esse– “Il mondo delle religioni è assai più complicato di quanto non pensino i leader di chiese che si fanno partiti o addirittura stati, di stati o partiti che si servono di una religione per porsi in contrasto con altri stati o partiti con la scusa della religione. In quelle vicende, che chiamiamo “politiche”, il sacro finisce per entrarci ben poco” p. 109

2 pensieri riguardo “E. E. Schmitt-MONSIEUR IBRAHIM-I fiori del Corano-Profumo vitale sull’esistenza di Momo.

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