ospedale Piove di Sacco

24 Agosto Ore 15.00: Ospedale di Piove di Sacco, sala d’attesa del reparto oncologico. Sono al decimo anno di controllo, da quel lontano giorno in cui ho incontrato il cancro. Ora sto bene. Molto bene.

Sul grande televisore a muro scorrono le immagini di un dolciastro telefilm americano che non interessa a nessuno. A destra e a sinistra vedo facce di donne (soprattutto) e uomini diversi ma tutti uguali, in attesa. Io ho il 5Rosso, non dovrò aspettare molto.

PioveMi alzo cercando le piante che ho sempre visto nella sala, ci sono, ma quest’anno vedo una novità: sul tavolinetto di fronte alla porta-finestra non troneggia più il grande bonsai, ma un bel mucchietto di libri a disposizione dei “pazienti lettori”. Click…

Wow! Che ideona! Mi piace! Come un’affamata comincio a toccarliSeverina_Silone

e a  scorrere copertine e titoli: Maigret, Christie, Coe, e, guarda, guarda, una farfalla bianca che spunta tra le parole Severina di  Ignazio Silone, grande scrittore della mia terra d’Abruzzo! Lo prendo, torno a sedermi e comincio a sfogliarlo. Click…

Intanto la dottoressa chiama il 4Rosso E il 3? Mi è sfuggito. Deve essere  entrato mentre sfogliavo distrattamente Panorama, o Il Venerdì? Non ricordo, ricordo che sorridevo leggendo l’articolo di Francesco Piccolo sulla patetica festa di chiusura del Bagaglino e quello sulla bellissima villa del ‘700 nel parco di Villa Pamphili a Roma (quello di Gheddafi e delle tende, ricordate?), dove si dice trascorra i suoi w.e. la famiglia Renzi)

tomba di SiloneFaccio due calcoli e decido che avrò ancora una mezz’oretta per leggere qualche pagina. Tra le righe di Ai piedi del Mandorlo, mi imbatto nella foto con appunti di Silone,  che ritrae l’angolo dove lo scrittore avrebbe voluto essere sepolto. Sotto il campanile da dove si vede la piana del Fucino. Di fatto il suo corpo giace un po’ più in là perché il campanile di San Berardo è stato distrutto (avevo un prozio che si chiamava Berardo, proprio di Pescina, ora che ci penso). Click…

Poi comincio a leggere Le ultime ore di Silone, di sua moglie Darina. Si parla di Romolo Tranquilli e di come la sua vita sia stata tragicamente condizionata dall’essere il fratello  di un antifascista-anticomunista-anti…

E leggo  della malattia di Ignazio e della sua volontà di arrivare lucido e consapevole al momento di lasciare questo mondo. Sembra ci sia riuscito.

Leggo alcuni episodi sul terremoto della Marsica del 1915, che causò migliaia e migliaia di morti. I sopravvissuti, tra cui  Ignazio e mia nonna, (Angelina Leopardi, che tante volte mi ha raccontato quella tragica esperienza),  furono trasferiti   in molti ospedali e collegi religiosi di Roma.

Così scrive (Ignazio) al fratello, alcuni mesi dopo il sisma, di ritorno dal seminario di Chieti (dove studiava) al paese natale distrutto:[2]

« Ahimè! son tornato a Pescina, ho rivisto con le lagrime agli occhi le macerie; sono ripassato tra le misere capanne, coperte alcune da pochi cenci come i primi giorni, dove vive con una indistinzione orribile di sesso, età e condizione la gente povera. Ho rivisto anche la nostra casa dove vidi, con gli occhi esausti di piangere, estrarre la nostra madre, cerea, disfatta. Ora il suo cadavere è seppellito eppure anche là mi pare uscisse una voce. Forse l’ombra di nostra madre ora abita quelle macerie inconscia della nostra sorte pare che ci chiami a stringerci nel suo seno. Ho rivisto il luogo dove tu fortunatamente fosti scavato. Ho rivisto tutto… »

 Leggo di come Silone  abbia desiderato fortemente tornare a Pescina  per riappropriarsi del suo spazio natale, e di come, una volta sul posto, se ne senta invece distaccato. Irrimediabilmente. Esperienza che molti “esuli” provano. Siano essi volontari o forzati.

5 Rosso!”

È il mio turno. Poso il libro, raccolgo le mie carte e vado.

Buon giorno signora, come va? Tutto bene?

Buon giorno dottoressa, Tutto bene, grazie, e lei?”

Bene, bene…” Che forte questa donna! Viso scolpito, sorriso timido che aspetta solo di essere innescato, mani energiche e sapienti che scrivono e… palpano. Poi, poche parole dense di  significato:

Esami eccellenti, signora, anche la visita va bene. Arrivederci all’anno prossimo. Sono molto felice di averla rivista.”

Arrivederci e grazie dottoressa, felice anch’io, non sa quanto …”

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.