• Mondo Fuori

  • 9 Maggio 2021-Amo l’Europa

  • 9 Maggio 2021-Festa della Mamma

    dalla vita di una grande mamma...

  • I viaggi della speranza e della disperazione.

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • Io sto con Emercency

    Guerre, Epidemie, Vite umane falcidiate... Per nostra fortuna c'è Emercency.

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • 25 Aprile 2021- Festa della Liberazione dal nazifascismo

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 8 Marzo 2021-Donne e uomini insieme con determinazione e speranza

  • 1° Maggio 2021-Ancora coraggio!

  • 5 Ottobre 2020-Giornata UNESCO dedicata agli Isegnanti

  • 23 Maggio-19 Luglio -Luci che non si spengono…

  • 2 Giugno 2020-Festa della Repubblica Italiana

    Ossimori festosi: ferita, disorientata, fragile, eppure resiliente, meravigliosa e forte. La nostra Repubblica.

  • 3 Ottobre 2013-3 Ottobre 2020 Ricordare, accogliere, progettare il futuro

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    Il 3 ottobre è diventato giornata della memoria e dell'accoglienza, una data in cui si ricordano le vittime del naufragio di Lampedusa e tutti i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di arrivare in Italia, la porta dell'Europa.

  • 20 Novembre2020- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

  • 25 Novembre 2020-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

  • Disclaimer

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D. Di Pietrantonio-MIA MADRE È UN FIUME, nel mondo arcaico d’Abruzzo: “Ci sediamo davanti al camino e raccontami, dice.”

 

 

 

Madre e figlia tessono insieme la tela dei ricordi e dell’amore, attraverso conflittualità da sempre presenti nel loro rapporto. La malattia fa riemergere tali criticità e obbliga la figlia ad invertire i ruoli  e a mettersi nei panni  di chi deve accudire e amare, a prescindere.

Il percorso non è facile. Questo inaspettato e nuovo rapporto tra i due corpi è di difficile gestione. La figlia non ha mai ricevuto  abbracci  e carezze dalla sua mamma, contadina abruzzese dura e lavoratrice. Non c’era mai, era fuori a lavorare, a sporcarsi le mani. Tornata a casa di sera,  proseguiva con le faccende domestiche tralasciate per lavorare nei campi. Nessuna smanceria era concessa. Il mondo  maschilista e patriarcale non prevedeva carezze.

Ma le nostre madri ci amavano e si prendevano cura del nostro presente e del nostro futuro. “studiate, dovete rendervi indipendenti con il vostro lavoro!” Io non chiedevo di piu a mia madre,  mi sembrava che già facesse abbastanza. E non ricordo baci e abbracci, ma la sua calda presenza mentre facevo i compiti in cucina e mi aiutava a scrivere i famosi pensierini. Intanto lavorava e confezionava meravigliose camicie per clienti facoltosi ed eleganti.

Confesso la mia parzialità “territoriale”. Le storie di Donatella mi appartengono, in molti modi. Condividiamo l’ Abruzzo terra d’origine e tante esperienze generazionali legate al territorio in cui siamo nate e cresciute.

Di Pietrantonio ci invita ad ascoltare il racconto della vita di Esperina Viola, quasi a voler mettere dei punti fermi non solo  nell’esistenza di una madre, ma anche in quella di una figlia che ora ha bisogno di capire cosa sia l’amore materno e come relazionarsi con  la nuova identità di una madre che lei non ha mai sentito  vicina.

Nei  momenti preziosi  di lucidità dalla malattia incalzante la madre invita la figlia a raccontare. La magia delle parole evoca ricordi e sentimenti, come fossero state scritte con l’ inchiostro simpatico.   

“La sua memoria è adesso un manoscritto a inchiostro simpatico, lo sfoglio pagina per pagina e ci passo la fiamma vicino perché le si riveli. Mia madre a volte non vuole. Allora guardo i fogli da fuori, chiusi sul mistero della loro indisponibilità. Nascondono contenuti all’apparenza neutri che la malattia ha deciso di proteggere nell’indicibile. Non è casuale. Se avvicino certi nodi lei ha paura, si difende subito col non mi viene in mente e respinge il mio aiuto.”

Ciò che tiene desta l’attenzione di Esperina, nonostante frequenti momenti di  assenza, è dunque  il racconto  della sua famiglia, a cominciare da Fioravante Viola suo padre. E dai ricordi che affiorano  emergono anche per lei  “buchi” affettivi e nodi irrisolti. La vita è un giro di giostra, tutti pensiamo che la nostra esperienza sia e sia stata unica, ma quando entriamo in relazione con il mondo degli altri ci rendiamo conto  che così non è.

Mia madre è un fiume. Erano un fiume i suoi capelli scuri e sottili che la corrente divideva ai lati del viso, onde a cascata sul seno, li pettinava la sera, dopo tutte le fatiche. Camminava e cantava, il fiume a fluttuare nel vento, ma solo qualche volta, di solito li raccoglieva in una crocchia. Intorno ai trent’anni tagliò i capelli per sempre, divennero insignificanti, pratici. Era un ruscello.

Era un ruscello. Ne scorreva uno non lontano da casa sua e nelle più serene notti d’estate apprezzava la cascatella dalla finestra aperta, mentre i cani stavano zitti. È un fiume di vecchi ricordi salvati, che ripete a tutti. Ci si afferra forte perché la sua storia non deflagri. Restano pochi, adesso. Mi occupo della supplenza, sono il suo scriba. Mia madre era un fiume di parole, ora di frasi stereotipate. Quanto cresce Giovanni, chi non si muove non mangia, che freddo stamattina. Al telefono chiede di continuo dove mi trovo. Sapermi al lavoro la rassicura. È stata la cifra della sua vita.

È un fiume in secca, la neve dei pioppi lo sorvola. L’ombra dei sassi cade sul letto bianco, crepato. Qua e là una pozza d’acqua ancora, ferma e densa, lambita dagli insetti. Fa odore di morte.”

Ed io ricordo il “fiume” di mia madre, i suoi  capelli sciolti, rossi come quelli delle donne ritratte dai  Preraffaeliti. Li portava sempre legati in una treccia, lucida e sontuosa, una acconciatura che accentuava i suoi meravigliosi occhi verdi,  su un viso  lentigginoso e bellissimo. Una delle pochissime volte che li ho visti  sciolti in libertà era  su una barella, appena uscita dalla sala operatoria del grande ospedale romano, ancora stordita dall’anestesia, dopo l’ intervento al seno.

Colledara, Teramo- Abruzzo

Tanti echi in questa storia, echi di  Fontamara e la co-gestione dell’acqua, bene prezioso; la fatica della terra, la boria e la prepotenza di padroni e mezzadri. E sento anche l’eco di  una storia recente e Americana, Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout, madre e figlia in una stanza d’ospedale sembrano ripercorrere la stessa strada di Esperia e di sua figlia, a ruoli invertiti, figlia malata e madre che l’assiste.

Oltre il filo conduttore dominante ci sono nel libro tanti piccoli spaccati  sulla famiglia e sulla società di un piccolo paese di montagna nell’immediato dopoguerra. Si parla di emigrazione, di lunghe camminate a piedi per andare a scuola, di case da ristrutturare, di animali, di amori e dolori, del boom economico, dell’acquisto della prima macchina e tanto altro ancora. Insomma il  contesto  determina in modo chiaro  la nascita e l’evoluzione dei rapporti sociali, del lavoro maschile e femminile, dei rapporti tra familiari  e amici, tra madre e figlia, come nel caso delle nostre protagoniste.

Tutta la storia è in fondo una rincorsa verso  il recupero  di un’ identità condivisa, accettata e aperta a possibili ulteriori sviluppi.

 

“Tu sei Esperina Viola, mia madre. Come una viola sei nata il venticinque marzo 1942 , in una casa al confine tra i due piccoli comuni di Colledara e Tossicia. Sei figlia di una licenza militare, e anche qualcuna delle tue sorelle”

Mia madre è un fiume è una storia da leggere con serenità, una storia che parla delle devastazioni dell’Alzheimer, con sofferenza ma anche con equilibrio, suggerendo quasi una terapia familiare che vuole salvare  il salvabile, accompagnando lo spegnimento graduale della memoria tra dolci ricordi, perdita di senso, momenti di sconforto e sempre più rari attimi di lucidità.

 

Assaggi

(Ricordo condiviso) Le nostre canzoni abruzzesi- “Esibivi al pubblico delle tue sorelle con alcune canzoni nostre, come Vola vola e Tutte le funtanelle se so’ seccate. Ricordi solo qualche verso di Vola vola. No, non è perché non hai più memoria, l’altra non ti piaceva, era troppo triste per i tuoi gusti. Se vuoi cerco il testo. Magari facciamo un duetto, però non sono brava” 

Sanremo- “Impazzivi per il festival di Sanremo, ci campavi di rendita tutto l’anno.”

(Ricordo condiviso) Uccidere il maiale- “Il maiale deve morire d’inverno, quando il freddo inchioda le albe e taglia la faccia. Sono accadute gelate di cristallo e la luna è buona.” Quando avevo l’età di Giovanni era festa grande, giorno di grazia e di abbondanza. Partecipavano tutti i parenti,  se non  li  invitavi  si  offendevano  e se li invitavi ti si mangiavano un quarto di animale. Papà rotola su un letto di pepe tritato le lonze già tenute sotto sale e lavate con il vino. Ci passa le mani tutt’intorno per far aderire la polvere alla superficie. Starnutisce a raffica e si augura salute da solo. Fra poche settimane chi non possiede una scrofa andrà a comprare due rosei maialini dalla coda arricciata e comincerà un nuovo anno suino. Per quattro stagioni saranno allevati al sacrificio, perché un altro giorno così accada.” 

Foto di migranti- “Questo invece è lo zio Umberto, giardiniere in Svizzera. Proprio buffo: un contadino avvezzo a tirar su piante commestibili per uomini e animali si aggirava leggiadro tra siepi e aiuole, intento a potare le rose. Una volta stava tagliando il prato di un condominio quando un violento starnuto gli fece schizzare la dentiera dentro una finestra aperta a piano terra. Nessuno in casa, gli toccò entrarci alla chetichella per recuperare la preziosa, tremando al pensiero dell’inflessibile polizia elvetica. L’attesa del ritorno era nell’aria per settimane, tu sorridevi sempre, persino il nonno era meno agro, i cani in allerta. Ed eccoli, la sera, stremati dal viaggio in treno, autobus”

Il sogno del migrante- “Dopo cena tutti accanto al fuoco, un po’ più loquaci del solito, con la luce alterna della fiamma sui volti segnati da stanchezze differenti. Scucivi pazientemente il malloppo dalla fodera interna della giacca. Erano i soldi per andare via, un giorno, comprare una bella campagna tutta d’un pezzo, senza pietre e senza ripe, da poter lavorare con il trattore e forse anche irrigare.”

La tristezza di chi resta-Così le partenze dei padri significavano ogni volta addio, lutto, tradimento al cuore.”

Lettera dello zio dalla Svizzera- “Venerdì mi ha fatto male il dente del giudizio di sotto e la notte abbaiavo come un cane Sabato mattina un compagno mi ha portato da una dentista femmina che conosce lui e il dente non si voleva addormentare perché stava infiammato allora lei mi ha tirato un cazzotto per non farmi strillare e me la cacciato con uno strappone quella diavola Qua le femmine fanno quello che gli pare fumano le sigarette per la strada bevono la birra e rispondono agli uomini per di più portano i pantaloni Perciò è meglio se tu qua non ci vieni come avevamo detto che forse l’anno prossimo ci potevi venire e entrare a fare le pulizie all’ospedale dove ci conosco uno che ci poteva parlare con i capi”

Il multitasking femminile aiuta a dirottare il pensiero altrove “Assisto, nell’inutilità. Immagino quello che l’aspetta e tremo per me. È sempre così, alla fine. Erigo le difese, alleno la mente. Mi sfido a ricordare la storia che Giovanni ha studiato ieri, nel frattempo cerco la pratica edilizia per l’ufficio tecnico del comune di Atri. Nel 486 a.C. muore Dario. Il figlio Serse tenta di nuovo la conquista della Grecia. Non trovo il progetto, dove l’avrò messo. Le poleis stringono un patto di alleanza. L’esercito persiano si dirige verso Atene.

Eccolo, la tirocinante mi ha lasciato tutto pronto sull’altro tavolo. Dopo alcuni giorni di aspri combattimenti al passo delle Termopili, i trecento spartani comandati dal re Leonida soccombono alla schiacciante superiorità numerica del nemico. Chiudo a chiave lo studio, il manico della borsa mi scivola dalla spalla sull’avambraccio e mi cade la cartella. Pagina successiva per le scale: le triremi greche erano lunghe quaranta metri e larghe cinque, avevano tre file di duecento rematori e potevano. “Oggi non basta la storia, ho paura. Mi serve un esercizio più stupido, meccanico.” 

(Ricordo condiviso) La campanella del gelataio Domenico-se-ne-va- “Alle quattro in punto dei giovedì pomeriggio d’estate passava con la seicento multipla verdone il gelataio matto di Cellino Attanasio. Sentivamo l’altoparlante gracchiare la saltarella pizzicarella già a qualche curva di distanza da casa e correvamo, tutti i bambini del vicinato, ad aspettarlo sulla strada con gli spiccioli sudati in mano o, se ci mancavano, qualche uovo preso per tempo. Teneva il gelato in un contenitore di legno chiuso da un coperchio e avvolto da vecchie tovaglie, per conservare il freddo. Si sfidava a vendere la sua delizia artigianale dalle improbabili tinte pastello in un’ora al massimo.

Oltre a cornetto o coppetta ci faceva scegliere i gusti per finta, che poi erano uguali perché da fragola a pistacchio cambiava solo il colorante. Ricordo un sapore di nulla, di ghiaccio filato, ma non ci rinunciavamo. A volte lo ha gradito anche il nonno Rocco, oggi mi ci va, diceva, una bella gelata. Tuo suocero, no, adesso non c’è più. E quando lo abbiamo sorpreso a mangiare la nutella di nascosto? A cucchiaiate, proprio. Usava quello da minestra, mica il cucchiaino da caffè. 

(Ricordo condiviso)Il sonno del compagno Pietro- “Anche adesso, mentre piove di notte, resto un po’ sveglia ad ascoltare, che batte sulla strada, sul tetto di fronte, sui vetri se il vento l’accompagna da questa parte. Allora mi godo la casa e lui accanto, che dorme. Forse gli penetra acqua nei sogni. Entro nell’orbita del suo viso, sono testimone del respiro. Tra cartilagini deviate, mucose ipertrofiche, passaggi ostruiti, l’aria suona in cerca della via, s’interrompe, riprende, accelera, si calma. La sento, tifo per lei dove più fatica a entrare, resto con il fiato sospeso se si ferma, ricominciamo insieme Quanto lavora nella notte per restare nato. E io, nel suo sonno ignaro, gli rubo l’alito che espira. Questo strano prezioso compagno, che sempre posso perdere, solo un poco mi appartiene.

Mia madre era una farfalla- “Mia madre era una piccola farfalla dal corpo tozzo, l’esperia, con le ali corte e il volo a scatti. Sognavo di poter toccare la sua povera bellezza. È stata il principio di tutti i miei desideri, la madre di ogni solitudine.”

Evergreen San Valentino-R. Vecchioni-MI MANCHI. Sul mio tram chi entra resta…

 

La domenica spalanca la porta  ai sentimenti. Oggi, San Valentino, più che mai. Cercando le canzoni di  Charles Trenet per la recensione di  Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, ho incontrato Roberto Vecchioni e il suo  meraviglioso “film in tre minuti” Mi Manchi E il tram scivola sulle rotaie…

 

 

3-Serie CdC- A. Hitchcock- WHISKY SPECIALE. Un racconto giallo nella migliore tradizione letteraria.

 

Il maestro Hitchcock offre un piccolo capolavoro alla Domenica del Corriere. WHISKY SPECIALE è un perfetto esempio di short story, con finale a sorpresa condito con l’usuale ironia amara di Hitchcock.

Entriamo in medias res con l’ingresso del protagonista Mannering nello studio del dottor Hilroy dove prende vita un’interessante discussione sui libri gialli e su quanto il dottore sia appassionato di questo genere.

A suo modo anche Mannering è appassionato e esperto del genere, da un punto di vista tutto  suo, il punto di vista di un contabile che si è cacciato in un guaio  terribile per il  quale si trova il fiato sul collo dell’implacabile Brewer-revisore-dei-conti.

 

Hitchcock presenta…in TV

 

La silhouette era inconfondibile, il profilo panciuto. La celebre caricatura della sigla dei telefilm Alfred Hitchcock presenta, l’aveva realizzata lo stesso regista. Un marchio di fabbrica, che divenne familiare per milioni di spettatori, e spiega bene come il maestro del brivido che esplorava angosce e le zone più buie dell’animo umano, non rinunciasse mai all’ironia.

“Signore e signori, buonasera” diceva sulle note della Marcia funebre delle marionette di Gounod, e immediatamente lo spettatore veniva catturato nel suo mondo, dove niente è come appare. Ventitré minuti per sviluppare trame perfette, misteri con risvolti sorprendenti versione bonsai. Parlando della serie, fu lo stesso autore a spiegare: “Riporta il crimine in casa, dove esso risiede”.La Repubblica

La sindrome NAD (Natale a Distanza) colpisce tutti…Non solo Expat!

A dicembre 2019 scrivevo il post Expat e feste natalizie. Videochiamate, sorrisi, tenerezza e malinconia delle feste a distanza. Ma quest’anno va meglio. Mi dispiaceva passare un altro Natale lontano dai miei cari, ma facevo di necessità virtù.

Oggi, 12 Dicembre 2020, mentre  rileggo il post, mi rendo conto di provare gli stessi sentimenti,  ma la realtà intorno a me è radicalmente mutata. Oggi  tutti noi stiamo vivendo nel Mondo Nuovo COVID, dove non sono più solo i genitori di figli Expat a soffrire della sindrome da NAD, ma  milioni  di  Italiani sono in crisi per come, dove, con chi e senza chi celebrare le festività, secondo i dettami dell’ultimo DPCM.

COVID ha stravolto  le nostre vite e  le nostre tradizioni, ma non la nostra umanità e la nostra capacità di  discernere. Se il numero dei decessi continua a crescere e gli ospedali aprono nuovi reparti di terapia intensiva COVID, perché affannarsi dietro i riti consunti del festeggiamento a tutti i costi, sulla neve o in crociera o altrove, in barba al buon senso? In un paese dove la pandemia ha falciato la vita di più di 60.000 persone e gettato nel dolore altrettante famiglie?

Ma l’economia ha i suoi diritti!  E i bambini vogliono stare con i nonni! Per piacere, non tirate in ballo i bambini! I bambini  capiscono bene il momento che stiamo vivendo, molto di più di tanti adulti. Sarà un Natale diverso, prendiamone atto. Le norme  a riguardo sono chiare e vanno rispettate, anche se i soliti mestatori non fanno altro che criticarle.

Noi genitori anziani in buone condizioni di salute, noi nonni o parenti a distanza,    faremo la nostra parte. Ce ne staremo tranquilli, festeggeremo in raccoglimento, possibilmente aiutando chi ha bisogno, con la speranza che tutti i sacrifici che stiamo facendo, gli abbracci che non stiamo dando o ricevendo, ci tornino indietro in un tempo migliore, quando ci saremo vaccinati e il velo buio della pandemia sarà squarciato. 

@scamardiphoto-Palma de Majorca 2019

@scamardiphoto-Palma de Majorca 2019

Dunque, quest’anno noi del NAD saremo una comunità molto più ampia, ma già pronta ad organizzarsi con telefonate, videochiamate, sorrisi, tanto amore e good vibes, per sentirci comunque vicini nel Mondo Nuovo che ci reclama. 

T. De Mauro-IL GUSTO DELLA LETTURA. Privilegi di Girolibro Reading Club.

 

Girolibro-Gruppo di lettura in Biblioteca, e non solo… A Selvazzano Dentro

 

Girolibro Reading Club  di Selvazzano Dentro è in sosta forzata COVID, ma Whatsapp ci tiene in contatto. Anna condivide un piccolo dono prezioso che giro volentieri a tutti voi. Sono le riflessioni di Tullio De Mauro sulla lettura, quasi un memo affettivo per ricordarci che grande privilegio sia leggere e scambiarsi pensieri,  emozioni  e momenti di vita. 

leggindipendentedotcom

Leggere, potere leggere, avere il gusto di leggere, è un privilegio. È un privilegio della nostra intelligenza, che trova nei libri l’alimento primo dell’informazione e gli stimoli al confronto, alla critica, allo sviluppo. È un privilegio della fantasia, che attraverso le parole scritte nei secoli si apre il varco verso l’esplorazione fantastica dell’immaginario, del mareggiare delle altre possibilità tra le quali si è costruita l’esperienza reale degli esseri umani.

È un privilegio della nostra vita pratica, perfino economica: chi ha il gusto di leggere non è mai solo e, con spesa assai modesta, può intessere i più affascinanti colloqui, assistere agli spettacoli più fastosi. Non c’è cocktail party, non c’è terrazza, non happening, non premiere che offra quello che chi ha gusto di lettura può trovare solo allungando la mano verso un qualsiasi modesto palchetto di biblioteca.

Non c’è Palazzo che valga quello di Armida, o quell’ hegeliano castello del sapere dalle cento e cento porte, dove suonano solo le quiete voci della conoscenza e della fantasia. E mentre altre esperienze si consumano nel ripetersi, nel leggere, invece, come ha detto una volta un poeta, dieci e dieci volte possiamo tornare sullo stesso testo, ogni volta riscoprendone un nuovo senso, un più sottile piacere.”   T. De Mauro, “Il gusto della lettura”

TE QUIERO-Poeticamente con Jaime Sabines. Per l’Autunno e per l’Amore

 


Jaime Sabines

Te quiero

Te quiero como para invitarte a pisar hojas secas una de estas tardes.

Te quiero como para salir a caminar, hablar del amor, mientras pateamos piedritas.

Te quiero como para volvernos chinos de risa, ebrios de nada y pasear sin prisa las calles.

Te quiero como para ir a los lugares que más frecuento, y contarte que es ahí donde me siento a pensar en ti.

Te quiero como para escuchar tu risa toda la noche.

Te quiero como para no dejarte ir jamás.

Te quiero como se quiere a ciertos amores, a la antigua, con el alma y sin mirar atrás.

Jaime Sabines

G.Gaber-C’ È UN’ARIA. Il “gusto morboso nel mestiere d’informare”

Ho visto due spettacoli di Gaber ed entrambi mi  hanno lasciato  un segno  indelebile.

Della mia vita in Abruzzo, da adolescente e poi da giovane donna, ricordo le canzoni  del repertorio  classico dei cantautori milanesi, mi viene in mente subito Porta RomanaE quelle “leggere” come Torpedo blu.

Poi, con la maturità arriva anche il tempo di un più convinto impegno  civile e il teatro canzone di Gaber mi accoglie nel suo humus con  il  primo incontro dal vivo a Messina. Emozioni al massimo al teatro Vittorio Emanuele. Un tuffo “artistico e urticante” nella politica e nell’attualità  Era  il 1985

Il secondo incontro è a Padova anni 90. Una fase nuova della mia vita e un ritorno a vecchie emozioni. Gaber è malato ma la sua performance risente solo  fisicamente  del peso della malattia. Gli occhi brillano come sempre mentre seduto, con la solita chitarra in mano, si staglia sullo sfondo buio  del palcoscenico.

Emozioni  moltiplicate. La vita mi ha spinto ad accumulare esperienze, a selezionare episodi, ad abbandonare persone, ma quella voce, quelle parole  sembrano sintetizzare tutto un mondo di contrasti e conflitti.

Oggi, ascolto alla radio una trasmissione  “impegnata” dove, a parole sagge su infodemia, razzismo, pericoli del rinascente fascismo, diritti calpestati, la brutta aria che tira nel mondo dell’informazione,  si alternano canzoni  dense di significato, tra queste C’è un’aria di Giorgio Gaber.

E subito  si riaccendono le emozioni intense vissute durante i suoi concerti.

Giorgio Gaber

C’è un’aria

Dagli schermi di casa un signore un po’ agitato

O una rossa decisa con il gomito appoggiato

Ti rallegran la cena sorridendo e commentando

Con interviste e filmati ti raccontano a turno a che punto sta il mondo

E su tutti i canali arriva la notizia

Un attentato, uno stupro o se va bene una disgrazia

Che diventa un mistero di dimensioni colossali

Quando passa dal video a quei bordelli di pensiero che chiamano giornali

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria

E ogni avvenimento di fatto si traduce

In tanti “sembrerebbe”, “si vocifera”, “si dice”

Con titoli d’effetto che coinvolgono la gente

In un gioco al rialzo che riesce a dire tutto senza dire niente

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

Lasciateci aprire le finestre

Lasciateci alle cose veramente nostre

E fateci pregustare l’insolita letizia

Di stare per almeno diec’ anni senza una notizia

E in quel grosso mercato di opinioni concorrenti

Puoi pescare un’idea tra le tante stravaganti

E poi ci son gli interventi e i tanti pareri alternativi

Che ti saltano addosso come le marche dei preservativi

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria

E c’è un gusto morboso nel mestiere d’informare

Uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore

E le miserie umane raccontate come film gialli

Sono tragedie oscene che soddisfano la fame di certi avidi sciacalli

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria

APPsì-APPno-Romanticherie tecno-meteorologiche

 

 

All’ improvviso dal cielo gonfio scroscia un getto  di acqua inclemente. Cerco  velocemente un riparo. Ma dove sono? Un velo nero d’acqua mi copre la visuale. Procedo a tentoni, inzuppata. Ecco i portici finalmente, ora mi sento al sicuro e aspetto tranquilla che tutto finisca.

Intanto scruto oltre l’arco antico, ascolto la musica potente del temporale, inalo estasiata l’odore pulito del selciato e la fragranza delle piante dissetate. La bellezza dell’imprevisto!

E invece no. Dietro l’angolo incombe l’onnipresente tecnologia. Evviva le app che prevedono il tempo minuto per minuto…Magari  ci aiutano a prevenire disastri (forse), ma certamente condizionano il piccolo utente gasato dall’ idea di  sapere se potrà uscire senza l’ombrello o se  dovrà aspettare che finisca il temporale o  se invece farà meglio a  rinunciare.

 

Anche il sublime piacere del temporale estivo diventa banale nella sua prevedibilità. Triste. Quanta poesia ci può essere invece nell’ essere colti di sorpresa.

Ma queste sono  solo  romanticherie…Domani  ho un appuntamento importante e vorrei uscire in moto… Pioverà? Dovrò rassegnarmi e andare  con la noiosa auto,  esasperata dalla  ben più noiosa ricerca del parcheggio?

Aspetta che guardo cosa dice l’app-meteo

 

Ti regalo un SOGNO, amica mia

 

Pollock

In questi giorni sei spesso nei miei pensieri. Tu sei nel bel mezzo di una lotta che richiede tanta forza e tanto coraggio, qualità  che ti appartengono da sempre.  Intelligenza, cultura, coraggio ed empatia fanno  di te una persona speciale.

Sei presente nei miei pensieri anche di notte, ed è infatti un sogno quello che voglio  raccontarti.

8 agosto 2020-h2.45  Sogno per un’amica

Decidiamo di raggiungere in bicicletta un posto che non so bene quale sia, forse l’università, forse la scuola, forse una sala convegni. Io mi porto dietro il mio  mal di schiena, tu i tuoi affanni, e forse una borsa carica di libri. Partiamo a fatica, ma tu sei più allenata. La strada è lunga. Mi pesa pedalare.

Raggiungiamo un quadrivio, ci fermiamo. Ma tu riparti subito. Stiamo per perderci, quando tu frettolosamente mi indichi la direzione: Via Vittorio Veneto,  strada  sterrata, cartelli sbiaditi. Tu vai avanti, io sono confusa, alla fine la trovo e la imbocco.

Ti vedo in lontananza, cerco di raggiungerti, ma temo di averti persa. Vado avanti dolorante e sghimbescia, raggiungo un gruppo di persone. No, tu non ci sei. È una famiglia.  

Ora sono  nel bel mezzo di una fitta rete di vicoli di un quartiere universitario, Padova? Venezia? l’Aquila? Entro ed esco dalle aule, attraverso negozi di un quartiere multietnico: cinese? arabo? libanese? (l’attualità mi accompagna). 

Finisco nella casa del proprietario di uno dei negozi. le stanze hanno i pavimenti coperti di tappeti celestini elettrostatici che, appena ci passo sopra furtiva e spaventata, si appiccicano alle mie scarpe. Sto profanando un luogo di culto. Tornano i padroni di casa, gentili e comprensivi mi aiutano a liberarmi e mi accompagnano verso l’uscita.

Ora sono dentro un’aula universitaria, compare “la proprietaria” (ma di cosa?), antipatica. Una ragazza e un ragazzo parlano con me. Io sono senza occhiali, carina, vestita di nero con stivali cannella. Li riconosco. Cocò è rimasta con me dopo il film.

Ho due telefoni, uno vecchio e uno nuovo. provo a chiamarti, sei scomparsa. Non trovo il numero giusto, ce l’ho ma non vedo bene, la rubrica è tutta confusa.

La bicicletta pesa. Il ragazzo mi corteggia. Io devo andare, sono nell’aula del convegno o una  piazza o la pista di un circo o  un’ aula magna. Non sei neanche qui. Devo proprio andare. Mi lasciano uscire, sono fuori, respiro e rassegnata penso di  tornare a casa.

Sembra notte, ma all’improvviso, tra sprazzi di luce crepuscolare, comincia a nevicare. io non ho più gli stivali ma un paio di infradito. Che follia questo clima! Luce, neve, freddo, caldo!

Voglio tornare a casa, ma con la bicicletta, il tempo pazzo e il mal di schiena è veramente dura. Chiamo qualcuno che mi venga a prendere in macchina? E la bicicletta? Riconosco la zona in cui mi trovo: Avezzano, forse Padova, forse Roma. In linea d’area sono vicina. Sì, è Avezzano, in cinque minuti sono a casa.

Tu sei sparita, irraggiungibile. A casa mi aspetta mamma. Ahi! la schiena picchia. Non ce la faccio più, devo alzarmi. 

F.Lorenzoni-I BAMBINI CI GUARDANO. Tutti parliamo di scuola, pochi la conoscono bene come il Maestro Franco.

 

i bambini ci guardano Lorenzoni

 

Non c’è niente di buffo in un bambino che spiega Aristotele. Così esordisce Raimo (La Stampa) nel suo articolo-recensione del “diario” I bambini ci guardano, del Maestro Franco Lorenzoni.

Maestri

Franco Lorenzoni è uno degli spiriti guida del Movimento di Cooperazione Educativa di Messina dove, negli anni 80, con Giovanna, Lillina, Santino e tanti altri insegnanti, ci ritrovavamo per discutere, esplorare, condividere  percorsi umani e pedagogici, con il comune  obiettivo di dare al nostro lavoro una forma tale che i nostri allievi potessero esprimere tutte le loro potenzialità di esseri umani e di cittadini consapevoli e assetati di conoscenza.

Ho un ricordo bellissimo di un’esperienza MCE, che mi portò a conoscere e interagire con Danilo Dolci, a leggere una sua poesia ad alta voce, di fronte a lui, quasi stupito di questa “esibizione”. Ci aveva portato la bozza di Palpiti 1985 (di nuovo in libreria: Palpitare di nessi, Ed. Mesogea, Messina, 2012), di cui chiedeva al gruppo una lettura partecipata.

Ho ancora la mia copia, che conservo con amore, ricca di sottolineature e appunti. Gli eventi della vita, inattesi, imprevisti e sempre troppo decisi a reclamare l’attenzione, non mi permisero di conoscere personalmente Franco, ma ne respiravo la presenza nei racconti-resoconti dei miei compagni di viaggio.

19_-Palpitare-di-nessi_-Ricerca-di-educare-creativo-Mesogea-Messina-2012-

L’articolo di Raimo, ha risvegliato quelle sensazioni. Mi ha stupito e confortato leggere una recensione sull’essenza della scuola, in un momento in cui sembra che non interessi più a nessuno coltivarne l’anima. In giorni in cui si assiste a “sperimentazioni” improvvisate, stupide e pericolose come quella del maestro di Foligno, forse figlio naturale di un tempo in cui tutto sembra accettabile, percorribile, imprescindibile. Tutt’altro tipo di maestro rispetto a Franco Lorenzoni.

bimbi e filosofia-kidsthinkaboutit

Raimo riassume il contenuto e la visione di Lorenzoni e si sofferma sull’aspetto introdotto dal titolo: con i bambini si può discutere di tutto, di filosofia, di matematica, ma ad una condizione: lasciare che i bambini stessi formulino il proprio punto di vista, lo espongano liberamente.

Lorenzoni e la scuola a cui si ispira lo ha sempre fatto. Tale missione educativa riesce solo ad un maestro che ascolta, che fa leva su una grandissima capacità maieutica e sull’interpretazione del suo ruolo come guida e facilitatore di processi e schemi di apprendimento, già esistenti nella struttura cognitiva ed esperienziale dei bambini.

Parliamo di più di scuola, ma non solo di esami, di tetti che crollano, di stipendi e frustrazioni dei docenti. Parliamo di come si insegna e di come ci si prepara a farlo. E agiamo di conseguenza. Oggi  più e meglio che mai.

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