• Mondo Fuori

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

  • I viaggi della speranza e della disperazione.

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • Io sto con Emercency

    Guerre, Epidemie, Vite umane falcidiate... Per nostra fortuna c'è Emercency.

  • LIBERA-100 passi e oltre verso…

    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • 8 Marzo 2020-Donne insieme con determinazione e speranza

    a mia madre-click&read
  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

  • 25 Aprile 2020- Festa della Liberazione dal nazifascismo

  • 1° Maggio 2020-Coraggio!

    R.Guttuso-Portella delle Ginestre

  • 23 Maggio-19 Luglio -Luci che non si spengono…

  • 10 Maggio 2020-Festa della Mamma

    dalla vita di una grande mamma...

  • 2 Giugno 2020-Festa della Repubblica Italiana

    Ossimori festosi: ferita, disorientata, fragile, eppure resiliente, meravigliosa e forte. La nostra Repubblica.

  • Amo l’Europa

  • 3 Ottobre 2013-3 Ottobre 2020 Ricordare, accogliere, progettare il futuro

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    Il 3 ottobre è diventato giornata della memoria e dell'accoglienza, una data in cui si ricordano le vittime del naufragio di Lampedusa e tutti i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di arrivare in Italia, la porta dell'Europa.

  • 5 Ottobre 2020-Giornata UNESCO dedicata agli Isegnanti

  • 20 Novembre2020- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

  • 25 Novembre 2020-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

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Leone d’argento della Biennale Teatro 2021 a Kate/Kae Tempest-Performer. THE BRICKS THAT BUILT THE HOUSE…Profetico

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Kae Tempest è “la voce poetica più potente e innovativa emersa nella Spoken Word Poetry degli ultimi anni – recita la motivazione – capace di scalare le classifiche editoriali inglesi e raccogliere consensi al di fuori dei confini nazionali per il coraggio ardimentoso nel dissezionare e raccontare con sguardo lucido angosce, solitudine, paure e precarietà di vivere, i più invisibili eppure concreti compagni di vita della nostra epoca – tra identità, ipocrisie e marginalità vissute anche sulla sua pelle – scaraventandosi contro l’odierna morale imperante e opprimente.

Kae Tempest, con una candidatura ai Brit Awards 2018 e riconoscimenti intitolati a Ted Hughes e T. S. Eliot, è ora attribuito il Leone d’Argento per il Teatro 2021 – scrivono ricci/forte – “per l’audacia luminosa nel posizionare deflagranti inneschi riflessivi e per voler ancora sperimentare in un genere definito di nicchia, come la poesia, mescolando l’aulico con il basso, la rabbia con la dolcezza degli affetti – tra versi e rime taglienti di shakespeariana memoria e dal forte contenuto sociale, miti classici e ibridazioni hip hop – arrivando a parlare col cuore a un pubblico sempre più vasto, entrandoti fin dentro le ossa, costringendoti a specchiarti nella tua dolorosa intimità”.

The Book of Traps & Lessons è l’ultimo dei leggendari reading di Kae Tempest che verrà presentato in prima per l’Italia al 49. Festival Internazionale del Teatroread more

Dal suo sito leggo un’annuncio bizzarro, ma in linea con la sua personalità complessa e poliedrica…Kate è diventata  Kae… ” I’m changing my name!  And I’m changing my pronouns.  From Kate to Kae and from she/her to  they/themread more”


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I mattoni di una casa speciale

Ho letto di lei su Robinson (Repubblica). Kate Tempest (Kate Esther Calvert), ha colpito la mia fantasia. Esponente della spoken-word poetry, (vince tra le altre cose il Ted Hughes Award )narratrice e  rapper si presenta al lettore con una personalità complessa che vale la pena di cominciare a conoscere.

Ho voluto iniziare dal suo primo romanzo, The Bricks that Built the Houses, pubblicato nel 2016. Lo scrive da giovane donna  (nata nel 1985),  virtuosa delle parole, con il ritmo dominante sulla punta della sua penna (o sui  tasti del PC). Tempest è una musicista della narrazione,  una personalità contemporanea ricca di contraddizioni e creatività. Non a caso cita nel romanzo un maestro delle contraddizioni, Walt Whitmann.

Mi ha fatto pensare alle storie Londinesi di  Zadie Smith (White Teeth,  Swing Time  e North-West e di Monica Ali (Brick Lane, In the Kitchen). Tutte rappresentano  una generazione di scrittrici che dipingono una Londra fuori dal cliché  spesso vagheggiato dagli stranieri, specialmente giovani e studenti.

La storia, le storie

The Bricks That Built the Houses tells the story of Becky, a waitress-cum-dancer-cum-masseuse, her boyfriend, Pete, a gangly dreamer, and Pete’s sister, Harry, a drug dealer – a “boyish woman who swaggers when she walks”. We first meet Becky and Harry in a speeding car driven by Leon, Harry’s sidekick, on the getaway from a heist. The novel then steps backwards in time, Pulp Fiction-style, to show the trio moving through a London whose cocaine shimmer barely covers its grottiness and venality. The portraits of London are excellent – Tempest is a native and her carefully wrought metaphors work best when they are illuminating cityscapes, giving the reader fresh and vivid visions of a familiar world… continua a leggere su The Guardian

La storia in sé è in fondo già sentita. Contiene citazioni evidenti. La fuga Europea di Becky e Harry mi ha ricordato Thelma e Louise; la scena di violenza al pub-con-squalo- ha un sapore quasi Tarantiniano; la fila al Job Centre di Pete  riporta a Ken Loach. Ma tutto è funzionale a creare l’atmosfera di rifiuto e attrazione per il mondo complicato delle periferie Londinesi. Nostalgiche le digressioni sul cambiamento di queste zone da aree depresse a quartieri trendy.

La struttura della storia appare volutamente “destrutturata”, quasi una jam session pervasa dal ritmo dell’improvvisazione. È un insieme di ritratti dei protagonisti e delle loro famiglie. Sembra  quasi che il filo conduttore sia la ricostruzione dei loro “alberi genealogici”, in una Londra autentica e ricca di sfaccettature.

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Sostanzialmente sono due gli aspetti di questo romanzo che mi hanno colpito:

le atmosfere e i riferimenti alla Greater London che ho imparato a conoscere attraverso le esperienze di vita di mia figlia e della sua famiglia, e a riconoscere, quasi negli odori, tra le parole di Kate Tempest;

i molti passaggi in cui le parole diventano “lyrics” di un rap metropolitano che conferisce alla narrazione un sapore e un ritmo poetico suggestivi. È proprio questo ultimo aspetto della creatività di Kate Tempest che voglio scoprire nelle prossime letture. E sono sicura che avrò molti compagni di viaggio!

Tempest-Bricks purple

Assaggi

Prove di creazione artistica-Paula  fotografa o madre?– “would pick up her camera occasionally, turn it over in her hands, change the shutter speed, raise it to her eye and look through it, but each time, before she could decide on a shot, the baby would be hungry, or need her attention, and the camera would feel like an indulgence. The notion of ‘making it’ seemed so trivial. What was important was Becky being occupied, happy, warm…”they belonged to John’s job”

Conosco bene la zona– “Paula and Becky moved in with Paula’s eldest brother Ron and his wife Linda, and their son Ted, who was only a year or so younger than Becky. Ron and Linda lived in a three-bed maisonette in a quiet cul-de-sac away from the bustle of Lewisham Way, up towards Charlton. The house looked out on to a sloping communal green and if you stood on your tiptoes at the top of the hill you could see the river churning its way to Greenwich.”

Becky e il sogno della danza– “She watched Michael Jackson’s Moonwalker on video every night. She learned the steps for every song. Michael and the community-centre dance classes remained her biggest influence well into adulthood. As she grew older and became interested in contemporary dance, she came at it from this perspective, and it grounded her movements, kept everything deep and strong and low; nothing too upright or rigid.”

Job Centre da incubo-“Pete stares at the ceiling. His stomach whines and squelches strangely. He tries to ignore the self-important man with the Jobcentre Plus name badge who’s making peace with the fact he never had any friends at school by asserting his authority over anyone he possibly can. Reeling off platitudes and identikit slogans as if they were actually his thoughts. Memorised coping devices for difficult customers.”

Pete e  Facebook “He stretches his legs out underneath the table and checks Facebook on

his phone. It tells him things he doesn’t need to know about people he hasn’t seen in years. He absorbs their aggressively worded opinions and quasi-political hate-speak. He sees a photograph of his ex-girlfriend with her new boyfriend smiling at a picnic and he realises, with a strange cascade of emptiness, that she is pregnant and wearing an engagement ring. The comments are jubilant. He reads every word before he forces himself to put his phone down.”

Dale on dole– “it’s a fucking trap is what it is. Get on the dole to keep you going, but then you can’t afford to get off it. You take a job, part-time or whatever – you’re worse off than you are getting your JSA.’… (analisi del sussidio) – “‘They just want to keep everybody down.’ Dale knocks his whisky back, maintaining eye contact. He doesn’t flinch as he swallows it. Slams the glass down. ‘That’s the thing. Better for the government, innit, if we’re all skint and miserable and feeling like we can’t even get a day’s work. If we can’t feel good about the work of our own fucking hands, how we gonna rise up, make trouble?’”

Poesia-Musica di parole– “Dance teachers pinched her arms, and she would squeeze handfuls of herself, standing shell-shocked in the shower, staring at the bits she hated. This body. It was all she had.”… “The sun rises and nothing is left of the night.”…”As autumn reared its golden mane”

The village rap– “the dirt and grit of squat brick buildings, broken window frames, road-blackened house fronts. Snarling children. Smiling dogs. He goes slowly past the chip shop, the newsagent’s, the off-licence, some girls on their bikes shouting at each other, the chicken shop, the barber’s, three men in prayer robes leaning against the bicycle racks outside the Co-op, the jerk shop, the Good News Bakery, the funeral parlour, the block of flats, a man moving a fridge on two skateboards, the garage with the arsehole woman who works at the counter, the carwash, the kebab shop, the houses with their whitewashed walls and gravel drives, the pub, the other pub. The nice Caribbean restaurant. Pete ducks through the iron gate and cuts across the cemetery, overgrown and rich with green. Trees everywhere. He stares up into them; they sway in sunlight, the crumbling stones, the angels and monuments, the crunch of the path under his quick feet. The smell in the air of spring.”

Diventare Giuseppe, storia di un’identità di sopravvivenza– “Joseph. His hair was black as onyx and his smile wrapped itself around anyone who saw it. His constant laugh sounded like he’d swallowed a siren, and he was never still, he moved like a bouncing ball, no matter what he was doing. Everyone called him Giuseppe because he was in love with an Italian girl and was prone to outbursts of song in struggling Italian late at night when he was drunk and out of his mind with missing her.”

Ragazze – “The city yawns and cracks the bones in her knuckles. Sends a few lost souls spiralling out of control; a girl is digging through a skip with cold hands, looking for copper piping, another girl is at home reading. Another girl is sleeping deeply. Another girl is laughing in her friend’s flat, getting her hair done, another girl is in love with her girlfriend and lying beside her and feeling her breathing. Another girl is walking her dog round the park, tipping her head back to listen to the wind as it shouts in the trees.”

I libri di Miriam – “‘Well, how about this one then, eh? I’ve heard of this one.’ Pete can hear her picking up books and putting them down. ‘Oh yes, I think I’ve heard of that one too.’ ‘Wuthering Heights,’ says the woman. ‘The Concise Book of Eastern European Fertility Myths,’ says Grandad.”

La cura di un amore“‘Let this be a lesson to you, OK, son? You got to work hard at it mate, OK? You got to treat them good when you got them. Coz when they leave, it’s too late.’”

L’avvocato, papà di Pete e Harris -“Graham Chapel had been a solicitor all his life. He believed in the innate goodness of people… He had no weekends, took no holidays, sat coffee-high in police interview rooms in the middle of the night. He took on legal aid cases for people being tyrannised by landlords, bosses or local councils. He couldn’t help but take the cases personally. Every failing was his failing and the thrumming”

Il libro John Drake, padre di Becky, -“How We Can Take Power Without Power Taking Us. And across the top, as if it’s no big deal: John Darke. She doesn’t”… “‘Where did you get it?’ ‘Online.’ ‘What, did you just search for it?’ Her voice is trembling slightly. ‘No, it’s . . . I subscribe to this website thing, it’s, like, banned books, censored authors, you know. Shit like that. I get, erm, updates when things are found in print and stuff.’ He watches her. She sits and thinks for a while, staring into the middle distance. He waits, drinks his gin. ‘Why do you ask?’”

John Drake: una leggenda in frantumi– “He went to the people, with no cameras, and no story to sell. He put himself in front of single mothers, office workers, immigrants and prisoners and talked and listened, and it gave them hope.”

‘He’s a legend. Quite the man.’ ‘Why? What did he do?’ ‘Ah, well, now you’re asking! He was a politician? I think, yep, and a writer. Teacher, too. He was, erm, a brilliant mind. Definitely. I mean, the book, it’s amazing so far, he had this idea, about how to make democracy accountable, how to reinstall democracy in the West, take power back from corporations and empower people again, but . . . what happened to him? Something awful. Stitch-up. Framed for something. Murder? Something horrible. Rape? Reputation in tatters, whole nine yards. Locked him up for a long time, but his legacy lives on. His ideas, I mean. Think he’s still inside somewhere.’”

Nelle mani di un chip – “These chips, the story went, would be justified in the name of public security and convenience. A cashless economy. One chip and no more banknotes. You couldn’t be robbed. It would be your ID, your credit card. It would be your new smartphone. Your travel card. What did you have to hide? It would be your passport. Without one you wouldn’t be able to move between borders, buy food or pay your water bill. You wouldn’t be able to survive. They’d do it slowly, so we thought it was our choice. We wouldn’t see that it was forced on us, we’d see it as convenient, it would be the new must-have accessory. The solution to our fabricated fears. Why wouldn’t you want one?”

Donne e ballerine-“‘To be a woman, you must struggle, like the ballerina struggles. You have to work hard. It is painful work. And when you do it right, it will look effortless. But where we’re different from the dancers, my sweet, is that we will never be applauded for getting it right.’”

Giochi sulla spiaggia-“Leon finds a triangular stone and uses the point to dig down through the pebbles into the sand, hacking at the space beside his feet. They listen to the puck and glint of stone on stone.”

Il conforto della solitudine– “The loneliness that’s always known her is curled around her ankles, getting comfy.”

Becky e Harry in fuga per l’Europa– “They crossed the Alps. Harry couldn’t help herself, she burst into tears the first time she saw those mountains rising up into the sky and plunging down at the same time, reflected for ever in the perfect mirror of those”…”They were in an internet café in Montepulciano

Londra è cambiata -“Her London has changed. Becky looks around for all the things that she has missed so much, but nothing is the same. The snooker hall has gone; its foundations are wrapped in construction hoardings and it stands four storeys taller than it used to, rapidly becoming another block of luxury apartments.”

Kate-Tempest

Ringraziamenti

Kate to London: “Want to acknowledge south-east London; even though you’re changing, you’re still my engine and my anchor.”

Cosa dicono  del libro

“lustrous pageant that dazzles and grips … An irresistible, immersive snapshot of a changing world, delivered in woozy, staccato sentences … There’s great pleasure to be taken from Tempest’s debut’ ” Sunday Telegraph

“‘A cutting novel based on her brilliant debut album … Turns ferocious rhymes into blistering prose … It stings with the same on-point cultural commentary Irvine Welsh carved into Trainspotting **

“‘Tempest was born to work with words … Unique and vivid, both playful and arresting … The prose sings … Tempest’s gift for language does frequently turn the ordinary into the extraordinary, her depth of feeling for city life, for her friends and neighbours, pouring into her prose and creating magic’ ‘A novel of discontentment, rage and good” New York Journal of Books

Ora è la stagione giusta-LA DOPPIA VITA DEI NUMERI di Erri De Luca-Viva la Tombola!

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In questo agile “copione”, De Luca mette in scena una strana tombolata, in una notte di Capodanno napoletano, tra fratello e sorella, i fantasmi di mamma e papà, botti e Italia. Il dialogo tra Lui e Lei è molto realistico e lunare, nello stesso tempo.

“La doppia vita dei numeri proviene dalle feste della mia piccola famiglia d’origine, quando quei pochi c’erano tutti. La sera di capodanno si allestiva la tombola e accadeva il prodigio di estrarre dal canestro dei numeri una folla di storie in una lingua mista.”p.13

 latombolanapoletanaLa vicenda riproduce uno spaccato di vita di molte famiglie Italiane, specialmente meridionali. Come la mia. Ho un ricordo bellissimo delle serate di festa trascorse da bambina a giocare a tombola e a scherzare con tutti i parenti sulla “doppia vita dei numeri”: la carrozzella, le gambe delle donne, il morto che parla e…

Ctombolaplastica1on le mie figlie è stato diverso. La tombola cambia e si modernizza. Le cartelle sono inserite in una cornice di plastica e i numeri sono coperti da finestrelle, anch’esse di plastica.

Via i fagioli, avanti la modernità. Manca l’atmosfera e manca la “doppia vita dei numeri”. Il tentativo è quello di mantenere la tradizione, ma i bambini si annoiano e preferiscono giocare a carte (le zie paterne sono accanite giocatrici), o al Mercante in Fiera, che papà Stefano è molto bravo a condurre. Lo abbiamo ripreso anche con i nipoti  che ne sono entusiasti. Quanto si divertono a riconoscere e scambiare le figurine!

Eduardo occhieggia tra le righe, e senza che Erri tenti di emularlo. Sta lì e basta, sulla vetta. Mentre ascolto le parole di LUI nel dialogo, non posso fare a meno di vedere lo “sconfinato artista” con il suo viso scavato, sornione e lento, che in effetti ha molto di Erri De Luca!

EduardoNel primo capitolo, La scuola dell’ammuina, lo scrittore sottolinea a chiare lettere l’unicità stellare del grande drammaturgo, rivelando quasi una forma di “devozione” per lui. E non potrebbe essere diversamente per un napoletano del 1900!

“ Eduardo De Filippo. Nessun napoletano nato nel 1900 può prescindere da lui[…] Napoli è stata e resta in cartellone per le scene del mondo grazie a lui. Come ogni sconfinato non ha lasciato scuola, successori. Chi osa ricalcarlo non raggiunge il rango di pappagallo, creatura capace di buona imitazione”

La collocazione temporale di questa lettura fuori stagione è solo un accidente. Anche in un’ assolata domenica di luglio, post-temporale, ai piedi dei Colli Euganei, il testo vive di vita pulsante, universalmente napoletana.

ciao Anna e grazie per tutta la bellezza, l’intelligenza e l’ironia che ci lasci

Ciao Anna

A. Marchesini-MOSCERINE e tanta vita!

moscerine_Anna Marchesini

La signorina Jovis, Lisetta, L’odore del caffè, La torta nuziale, Poi si vedrà, Le evidenze, Il salotto, In punto di morte, Cirino e Marilda non si può fare, sono i nove racconti di Moscerine  che  confermano le notevoli  qualità dell’autrice,  Anna Marchesini, grande donna di teatro e persona di profonda  umanità e grande cultura.

Sono tutti racconti brevi, rigorosamente   character-oriented,  ovvero imperniati sul personaggio principale e dunque sull’esplorazione della sua personalità in interazione con l’ambiente circostante e con le persone di contorno. Da questa interazione filtrano comunque elementi culturali e ambientali che dicono molto della realtà italiana.

Ogni storia mostra di essere stata scritta sulla base  del  one pre-established design alla  Edgar Allan Poe. Ogni storia ha una apprezzabile Unity of Effects (One main character, one incident, one theme, one surprising effect)

Lo stile si basa su un linguaggio drammatico, teatrale, ricco di immagini, debordante, quasi una cascataAnna Marchesini di fiori a volte dolciastri, altre più acidi e amari, che rischiano in qualche caso di soffocare il lettore.

Vita, morte, persone e animali  si lasciano felicemente esplorare da Anna. Una vena di tristezza serpeggia tra le storie, fortunatamente accompagnate da un leggero senso del grottesco e da qualche sprazzo di apertura verso il futuro e la libertà.

In sintesi i racconti sono nell’insieme  un bel pezzo di teatro sociale,  alla Marchesini!

Uno sguardo ravvicinato ai nove racconti

 la cofana della signorinaLa signorina Jovis. Suspense, cadute rovinose, un vestitino “linfri-lanfri” nuovo che  si macchia di fango! Orrore e senso del tragicomico dominano: tacchi troppo alti sull’acciottolato in discesa ripida,  risate soffocate e feroci degli “astanti”, ma soprattutto del vigliacco maestro Peres, che pure scrive lettere d’amore da Dio. La signorina Jovis, impiegata postale emigrata al nord (“la nostalgia è la sua vera casa”) è la protagonista perfetta di questo gran bel pezzo di teatro.

Lisetta.   la vita e la sua forza sconfiggono la morte, la privano della sua carica di lutto, tristezza e paralisi. La vita è Lisetta, la somara da accudire, che la moglie di Nevio lascia in eredità a Santo, triste reduce di guerra che sente di essere morto dentro, finché non comincia a ri-frequentare l’amico Nevio, sua moglie Lisa e la  loro cucina accogliente. Da loro  impara che vivere è anche prendersi cura di qualcuno.  

caffèL’odore del caffè.  Stranezze dell’emigrazione. Gli Svizzeri emigrano al Sud e portano in Italia l’odore penetrante e “addictive” del caffè che si  diffonde come un  incantatore tra le strette vie di Orvieto, ogni Mercoledì, giornata indimenticabile di tostatura.  Nazareno il calzolaio ama profondamente il suo lavoro e il suo paese e non ha alcuna intenzione di lasciarli, suo genero invece decide di emigrare al Nord in cerca di lavoro.

Ah, quella magica polvere marrone che entra dappertutto a sollevarti lo spirito! Torna la bottega del caffè dove la gente entra, sceglie la miscela giusta che la macchina magica  comincia a macinare: trrrrrrr. Zac. Finito.

torta nuzialeLa torta Nuziale. Ovvero “la lungimiranza delle mosche!”

In un ritmo incalzante la storia racconta delle vite parallele di alcune mosche e di una spettacolare torta nuziale bianca che più bianca non si può. la personificazione degli oggetti e degli animali prende vita tra colori simbolici come il bianco assoluto della torta e degli abiti degli sposi e il nero, altrettanto assoluto, delle mosche contaminanti che hanno un unico chiodo fisso: la perpetuazione della specie, ovvero come popolare il mondo di milioni e milioni di “moscerine”. Vite parallele che tuttavia si incontrano felicemente nel corpo  dei due sposi e dei sudati invitati.

 Poi si vedrà. Grande storia d’amore, di sensazioni inspiegabili, di illuminazioni e di scelte coraggiose. Protagoniste due sorelle nell’anima: Nelda e Flora.

 Flora dai capelli rossi, la vera protagonista, che è stata adottata dopo una breve, tristissima vita di solitudine e di sofferenza, è la sorella tanto amata e ammirata da Nelda.  Sono inseparabili, quasi fuse l’una con l’altra. Sembra una fiaba nordica, dove la più sfortunata, la più deprivata trova poi la sua realizzazione e diventa il faro vitale della fortunatissima e viziatissima Nelda.  Cosa succederà in chiesa, il giorno delle nozze di Nelda, dopo  che il prete avrà pronunciato  il fatidico  “vuoi tu… finchè morte non vi separi?”

Le evidenze. È la storia della stimatissima professoressa di Matematica  Maria Luce Colli, unica rampolla di una famiglia benestante e ottusa,  che scappa  dalla Basilicata  per approdare a Venezia, dopo una fuga drammatica e inevitabile. Ancora una volta la visione di Venezia, delle sue acque e dei suoi palazzi, che ne fanno una perla brillante, da spessore e fantasia al viaggio di  Maria Luce.

Che vita da eroina russa quella della professoressa! Sembra quasi la protagonista di uno dei racconti di Dostoevskij, che vaga tormentata da un conflitto interiore devastante, tra le strade piovose e solitarie  di San Pietroburgo! Che scelta (potenza dell’essere madre) e che nuova carambola quando, in preda alla Gioia dopo la tempesta (arriva con la Pastorale di Beethoven) rientra nel paesino dell’entroterra Veneziano e torna a fare la morigerata professoressa dalla bellezza sempre  evidente e intoccabile! “Colli Maria Luce Santa e Santa subito!” Ma quel seno, Maria Luce Colli, quel seno! E qui  riaffiora l’ironia di Anna Marchesini che ci fa scendere con leggerezza dalle vette della tragedia!

zanzare Il salotto. La storia è pura farsa. Con un leit motiv ricorrente

“Sono molto cattive le zanzare quest’anno?”

Un’altra donna è la grande protagonista:  Madame Isidori, ricca e ancora piacente  signora appassionata di  vita mondana e di  dettagli.  Le sue feste hanno qualcosa dei Balli  di Jane Austen. I suoi invitati, a volte grotteschi, richiamano alcuni  personaggi  di Orgoglio e Pregiudizio o di Ragione e Sentimento. Si va dalla madre grassa e pettoruta che cerca di “piazzare” le sue figlie zitelle attempate e scialbe, al colonnello sfatto, alle vecchie cariatidi  sbracate sul divano  semiassenti, al buffet sul quale tutti si gettano avidamente come fossero profughi di guerra che non vedono cibo da mesi! Figura che svetta  per la sua meschinità è  il vedovo Sorgi, che cerca inutilmente di conquistare Madame  con una corte serratissima fatta di  sorrisi, allusioni, lievi toccamenti e gioielli che, invariabilmente, si riporta a casa dopo il rifiuto cortese di Madame. Ma forse non è escluso che in futuro…

Madame Isidori  cura il dettaglio, non può farne a meno. Fiori bellissimi in casa e nel giardino, specchi che   creano atmosfera e nuove illusioni di spazio. Il pianoforte, la banda dei musicisti che lei vive e vede come grandi orchestrali. Che manie di grandezza!

In punto di morte. L’onorevole professore Casimiro Mei sta morendo. Il suo corpo lo sta abbandonando lentamente, ma la sua mente è lucida. Fino alla fine  ripercorre la sua vita, constatando una sola verità:  non si  è mai  concesso molto agli altri, mai abbandonato veramente all’amore. Non ha lasciato affetti dietro di sé. Nessuno che lo cerchi, che lo ricordi. Ma questa forse è solo la sua percezione. Basta infatti che suo nipote si chini con gentilezza su di lui per dirgli qualcosa e che gli sfiori la mano, per farlo tornare a vivere. Sente  la vita riaccendersi grazie  a quel gesto affettuoso che lo  aiuterà a traghettare serenamente verso la morte. Questo racconto  si legge con una certa tristezza, ma la conclusione aiuta a riprendersi.

dalla finestraCirino e Marilda non si può fare.  (L’Enigma 12 sarebbe perfetto come titolo alternativo). Il professore Cirino Pascarella fa lunghe e regolari passeggiate sul lungomare, con il giornale prestato dalla signora  Olimpia sotto il braccio. Vive nell’ angusta e triste stanza 12 all’ultimissimo piano di un palazzone-pensione  sul mare e tenta regolarmente di  sfuggire  alle grinfie della tenutaria e della sua insignificante figlia Marilda, irrecuperabilele zitella. Dai vetri della sua finestra, in una sera di particolare tristezza e riflessione sulla sua esistenza, si ritrova al buio,  a fissare il suo sguardo sulla vita, la vita degli altri, la vita di quel bel giovanotto nella finestra di fronte, arraffata con sfrontatezza. Giorno dopo giorno Cirino non vive che per quel momento. Un’ossessione. Finchè un giorno, la luce della finestra di fronte rimane spenta.

” si rese conto, ma tutto insieme che quel fantasticare aveva assunto nel suo spirito una realtà massiccia ponderosa infrangibile[…]una sorta di prigionia di velluto, un incubo assurdo e minuzioso …un’insostenibile atroce afa della vita. “

ll professor Cirino Pascarella ha imparato la lezione e …

Questo libro è stato proprio un  bel regalo di Natale, da un’amica cara. Grazie!

 

Lettura fuori stagione? LA DOPPIA VITA DEI NUMERI di Erri De Luca

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In questo agile “copione”, De Luca mette in scena una strana tombolata, in una notte di Capodanno napoletano, tra fratello e sorella, i fantasmi di mamma e papà, botti e Italia. Il dialogo tra Lui e Lei è molto realistico e lunare, nello stesso tempo.

“La doppia vita dei numeri proviene dalle feste della mia piccola famiglia d’origine, quando quei pochi c’erano tutti. La sera di capodanno si allestiva la tombola e accadeva il prodigio di estrarre dal canestro dei numeri una folla di storie in una lingua mista.”p.13

 latombolanapoletanaLa vicenda riproduce uno spaccato di vita di molte famiglie Italiane, specialmente meridionali. Come la mia. Ho un ricordo bellissimo delle serate di festa trascorse da bambina a giocare a tombola e a scherzare con tutti i parenti sulla “doppia vita dei numeri”: la carrozzella, le gambe delle donne, il morto che parla e…

Ctombolaplastica1on le mie figlie è stato diverso. La tombola cambia e si modernizza. Le cartelle sono inserite in una cornice di plastica e i numeri sono coperti da finestrelle, anch’esse di plastica.

Via i fagioli, avanti la modernità. Manca l’atmosfera e manca la “doppia vita dei numeri”. Il tentativo è quello di mantenere la tradizione, ma i bambini si annoiano e preferiscono giocare a carte (le zie paterne sono accanite giocatrici), o al Mercante in Fiera, che papà Stefano è molto bravo a condurre. Lo abbiamo ripreso anche con i nipoti  che ne sono entusiasti. Quanto si divertono a riconoscere e scambiare le figurine!

Eduardo occhieggia tra le righe, e senza che Erri tenti di emularlo. Sta lì e basta, sulla vetta. Mentre ascolto le parole di LUI nel dialogo, non posso fare a meno di vedere lo “sconfinato artista” con il suo viso scavato, sornione e lento, che in effetti ha molto di Erri De Luca!

EduardoNel primo capitolo, La scuola dell’ammuina, lo scrittore sottolinea a chiare lettere l’unicità stellare del grande drammaturgo, rivelando quasi una forma di “devozione” per lui. E non potrebbe essere diversamente per un napoletano del 1900!

“ Eduardo De Filippo. Nessun napoletano nato nel 1900 può prescindere da lui[…] Napoli è stata e resta in cartellone per le scene del mondo grazie a lui. Come ogni sconfinato non ha lasciato scuola, successori. Chi osa ricalcarlo non raggiunge il rango di pappagallo, creatura capace di buona imitazione”

La collocazione temporale di questa lettura fuori stagione è solo un accidente. Anche in un’ assolata domenica di luglio, post-temporale, ai piedi dei Colli Euganei, il testo vive di vita pulsante, universalmente napoletana.

l’Eredità preziosa di Franca Rame

Franca Rame2ciao Franca!

Ci mancherai tanto, ci mancherà il tuo  viso, i tuoi gesti, il tuo “rosa” e anche i tuoi orecchini, che da anni  muovono il tuo viso, armoniosamente. Ci mancheranno di più le tue parole argute, la tua sapienza e la tua ironia.

Ma ogni volta che  penseremo e vivremo momenti  emozionanti  nella vita delle donne e di tutti i cittadini, penseremo a te e  all’eredità che hai lasciato a questo paese e alla civiltà e vivremo di nuovo  con te, al nostro fianco, la passione per le lotte giuste.

Grazie donna immensa!

Via la stagione di prosa a Montegrotto Terme! Auguri con tagli e teatri occupati

Si, avevamo avuto il dubbio, visto che ai primi di Novembre non era arrivato l’avviso per gli abbonati. Ieri, 29 Dicembre,  gli auguri amari di conferma dal settore servizi alla persona del comune di Montegrotto Terme:

…si informa che per difficoltà finanziarie di bilancio, quest’anno non è stato possibile realizzare la consueta Stagione di Prosa.

Il Comune non rinunca tuttavia al teatro  e propone una breve rassegna di Teatro Veneto…

La Regione Veneto, magnanimamente,  contribuisce con la sbalorditiva  somma di 1.500,00 Euro!

E penso al Teatro Valle di Roma ora Teatro Valle Occupato. Cosa succede lì a Capodanno? NIENTE

Gli occupanti  scrivono:

“Dispiace anche a noi, ma siamo assolutamente convinti di aver preso la decisione giusta.

Il Valle Occupato a Capodanno chiude le porte.

Perché? Perché questo è un teatro, e in quanto tale va preservato, custodito, curato e protetto. E’ un periodo di intensi lavori sulla Fondazione Teatro Valle Bene Comune. Senza contare che oggi abbiamo passato il mordente sul palcoscenico, aggiustato alcune poltrone, sostituito lampadine: è questo il nostro primo pensiero, mantenere in salute questo luogo, che da 6 mesi pulsa di vita, di idee, di avvenimenti e di ritmi accelerati. 

Non disperate, è solo una notte! E fin da gennaio, il Valle tornerà ad ospitare le assemblee, le serate, gli spettacoli, e tutte quelle occasioni che stanno facendo di questa lotta una lotta veramente comune.

Un augurio dal cuore pulsante della lotta:

siamo tutti chiamati ad essere parte attiva di un impegno collettivo, 

che il 2012 sia un anno di risvegli, consapevolezza e rinnovamento!

Buon anno a tutti!”

Tempi duri per tutti. E allora non rassegnamoci e costruiamoci  un 2012 migliore.


Ritmi londinesi tra velocità e lentezza

The GlobeSettembre 2011

Abbiamo fatto una bella gita ieri, Vera e io. La meta? The Globe, teatro shakespeariano ricostruito a Bankside,  sulla sponda “culturale” del Tamigi. Vera ha vissuto in prima persona la scelta dei costumi e la vestizione della donna del popolo nel corso di una dimostrazione che viene fatta all’interno del Globe per intrattenere  i visitatori. È stataGlobe location-by night brava e coraggiosa a offrirsi come “cavia” e a sopportare le rudezze delle stoffe antiche. Lentezza del tempo, eternità dell’esperienza artistica.

The Tooth Fairy

Lentezza del tempo e della tradizione. Sempre Vera, otto anni, perde un altro dente da latte. E’ in trepida attesa della fatina. Da noi è il topolino che prende il dente, messo con cura sotto il cuscino, e lascia il soldino. Qui a Londra lo fa la tooth fairy . E faccio un bel tuffo nel passato.

great Harry dopo

Cosa resta dei riots di Agosto

Fuori nelle strade di questa periferia triste, sotto un cielo bigio autunnale, appare la velocità degli eventi. Quasi un mese è trascorso da quella notte infernale a Woolwich. Veloce il tempo, non ha permesso che le ferite inferte alla comunità si rimarginassero in profondità, ma ha permesso un tranquillizzante recupero dell’apparenza.

Pdays of august 002scritte...asso davanti al Pub The Great Henry”. Nei giorni immediatamente successivi ai riots, hanno costruito una specie di muretto di legno intorno ai locali bruciati, dove ciascun passante ha voluto lasciare un pensiero scritto, graffiti non sempre inneggianti alla tolleranza. Più spesso pieni di odio e di voglia di “punizione esemplare” Ora il muro della memoria è   accuratamente “incartato”, come un bel pacco accattivante. E al posto dei graffiti? Pubblicità.

L’involucro nasconde, ma non annulla l’amarezza degli abitanti per i quali questo posto rappresentava l’unico vero punto di incontro multietnico. La maggior parte dei pub, specialmente nelle periferie della grande Londra, sono a esclusiva frequentazione “bianca”.E oggi sono in profonda crisi”di  frequentazione”…

Great Harry primaNon c’è più lo spazio dei variopinti incontri umani. C’è spazio invece per TESCO. Bella location! Proprio nelle piazze, vicino alla stazione della DLR (Docks Light Railway), strategico insomma. Colta al volo l’opportunità offerta dai riots (o forse era già scritto!).Via ogni segno di  bruciato, di  vandalismi, di distruzione e avanti  il  nuovo supermercato! Comprare, comprare, mangiare, consumare. Incontrarsi o meglio scontrarsi, ognuno con la propria shopping list su carta o nella mente, velocemente.

Boris a WoolwichSi, con velocità gli uomini e le donne di Woolwich  e di Londra vogliono recuperare i loro ritmi pre-riots, lenti o veloci che fossero. Woolwich has an important tale to tell, ci ricorda a proposito  Dave Hills (Guardian.co.uk)

A  Ottobre, infatti  tutti gli imprenditori, i commercianti e la parte vitale del quartiere, organizzano un grande evento in piazza. “Woolwich rinasce e ricomincia…” senza farsi spaventare e rallentare dai fantasmi. E Boris benedice…

C’è Woolwich e Woolwich

Royal Arsenal riverside-apartmentsLentezza delle definizioni… Sembra un altro mondo la zona dell’Arsenale(Royal Arsenal Riverside), tutta recintata con avvisi di vendita di lussuosi appartamenti ricavati nell’area museale della Royal Artillery, che si affacciano sul Tamigi.

Aerial_view_of_Royal_Arsenal_Riverside_(with_CGI_of_The_Warehouse_No.1_Street)Qui abitano soprattutto bianchi che lavorano nei grandi palazzoni di cristallo della City e che attraversano il grande fiume con il Clipper o il Ferry. Il centro di Woolwich non lo sfiorano neanche con il pensiero. Circolano Ferrari, uomini eleganti con il cagnolino, giovani Yuppies. Tutto come ai tempi di Wilde, come ai tempi nostri, a Roma, a Londra, a Milano e New York. Lato destro della strada ricco e alto borghese, lato sinistro “degraded” e inesistente socialmente, se non come problema.

Westfield a Stratford

E tuttavia, velocemente, ci avviciniamo alle Olimpiadi 2012. Il mercato celebrerà allora i suoi riti. Qui fervono i preparativi. Assistiamo da qualche anno a un invasivo processo di “regeneration” dell’area, che promette ricche opportunità a tutti coloro che sapranno coglierle.  Prendiamo la DLR e scendiamo a Stratford. Questo è il sito Olimpico per eccellenza. La fermata è proprio di fronte a Westfield, il più grande centro commerciale d’Europa (ma quanti N.1 esistono?). Ce ne sono  altri in città,  ma qui è tutta un’altra storia.

13 Settembre, inaugurazione, un fiume di persone, il mondo attraversa i viali di questo centro…Velocemente l’East di Londra incontra Westfield. Est e Ovest della città, lato less fashionable e lato fashionable si incontrano… E’ lo slogan di questo centro. Bella l’intenzione. Ci si incontra comprando… che follia, quasi un attacco di panico dentro questa folla eccitata dalle luci, dalle prospettive di offerta e di profitto. Qui Where East meets Westfield , oggi,la crisi non si sente 130920118153e qui Talent aprirà il suo nuovo negozio di firme Italiane.

Fuori finalmente! Aria e acqua per schiaririsi le idee. Velocità delle nuvole che corrono felici e fanno apparire un sole caldo e un cielo turchese bellissimo.

The Treasure Chest.

Lentezza dei ritmi scolastici di Woolwich. Annabella andrà alla scuola dell’infanzia o “nursery“. Lentamente e gradualmente. Per il 14 Settembre è fissato l’appuntamento con i suoi maestri che verranno a trovarla a casa. Che bello! Bussano alla porta, entrano due giovani insegnanti, un lui e una lei sorridenti, un po’ imbarazzata lei, più confident lui, che già è venuto per Stefano e Vera. Portano un dono per la piccola.

140920118176 È il bauletto del tesoro! E dentro, meraviglia, ci sono matite colorate, libretti allegri e invitanti. Un doppio fondo intrigante. Si parla del più e del meno, Annabella ascolta e risponde alle semplici domande che le vengono rivolte.

140920118181Un bell’approccio al mondo della scuola pubblica, affettuoso, caring, personalizzato e dire che qui non vivono   certo pochi bambini. Tutti ricevono una visita, per capire come vivono e dove vivono, ma soprattutto, io credo e spero, per stabilire un contatto amichevole e rassicurante con il mondo della scuola. Comincerà la bambina con un oretta trascorsa a scuola con la mamma, poi qualche giorno, per mezza giornata e, a fine mese, rimarrà a scuola fino alle 3 e mezzo del pomeriggio…!  lentezza, gradualità, cura dei ritmi infantili. Succede da noi?

Lentamente e con qualche perplessità rientro negli elefantiaci  ritmi italiani

E.Vittorini-CONVERSAZIONE IN SICILIA. Hai mai visto un cinese? E i piccoli Siciliani sul traghetto? Storia di un ritorno al Sud

click&read Vittorini Conversazioni in Sicilia-audiolibro Raiplayradio, letto da Tommaso Ragno

Elio Vittorini-Conversazione in Sicilia-Illustrazioni di Renato Guttuso-B.U.R. Milano 2000

 

 “E il Bambino va incontro all’uomo e l’Uomo va incontro al Bambino

 

 

Grandi aspettative su questo libro. Ne ho sentito parlare, l’ho sentito etichettare dalle persone “giuste”, come un must. E poi il titolo così accattivante: Conversazione in Sicilia. Amo la prima parola perchè mi fa pensare alla ricchezza di idee e sentimenti che, come un flusso di corrente, salta da un interlocutore all’altro, tocca i terminali  e produce energia.

 Amo la parola -Sicilia- non di più, ma in modo diverso. Anch’essa evoca in me persone, sentimenti e luoghi fisici e dell’anima, che dimorano nel mio self. Un amore conflittuale, un amore-non amore, alla Quasimodo.

 Qui la Sicilia è soprattutto luogo dell’anima, spunto per ricordi assoluti, sogni o incubi. E’ la Sicilia in cui la “cartolina” non ha più la funzione patinata di uno scorcio da sogno blu-di-mare, giallo-di-sole, rosso-di-arance, profumo-di-gelsomino. E’ invece solo carta funzionale, mappa con un indirizzo, l’indirizzo. Elemento di contatto tra affetti lasciati e ritorni affettuosi.

 

E il viaggio comincia. E’ un viaggio nel buio della miniera, di stanze piccole senza calore e senza colore, che culmina nell’oscurità del cimitero dove, unica concessione alla luce, sono le fiammelle dei lumini.

 

Poi tutto diventa un miscuglio di simboli e di realtà, vere o sognate, desiderate o ricordate.

I disegni di Guttuso completano questa magnifica versione. Sono davvero in bianco e nero? Direi proprio di sì. Tracciano linee fedeli di ciò che Silvestro vede davanti ai suoi occhi. Grigio dominante, eppure mi colpisce molto il ricorrente “blu” negli occhi di alcuni personaggi, normanni anche nei loro riccioli biondi. Alti e forti.

Ma quale immagine dei siciliani ci vuole dare Vittorini? Io, con quindici anni di vita siciliana sulle spalle e nel cuore, ho cercato nelle sue parole l’idea che io ho dei siciliani, anche l’idea della loro fisicità. E mi sono trovata davanti esseri universali che soffrono il dolore del mondo!

 Cosa rimarrà in me di questa Conversazione? Le strane domande e le strane risposte:

“Hai mai visto un cinese?”(p.251)

Così comincia la più moderna visione dell’interculturalità?

Ma ci sono stati veramente i Cinesi in Sicilia? I Cinesi sono dentro tutto il dolore del mondo, del genere umano. Soffrono come e più di noi:

“egli è più povero di tutti i poveri e tu lo hai mandato al diavolo e lo pensi, così povero nel mondo, senza speranza e mandato al diavolo, non ti sembra che sia più uomo, più genere umano di tutti?”

Ma andiamo a leggere tutte le battute tra madre e figlio, ci sembrerà di essere improvvisamente entrati in una Conversazione contemporanea…

 

Affiora dai miei ricordi di bambina cresciuta tra la gente di montagna, in Abruzzo, la definizione di “Figlio di prete”. Diverso significato ha il “figlio di prete” descritto nelle lettere dalla Spagna e riferito ai Carabineros portoghesi: mai riparare in Portogallo e poi farsi ammazzare dai figli di prete! piuttosto farsi fucilare in terra di Spagna e morire in libertà, con i compagni.

 Da noi era diverso. Il “Figlio di prete” era un’espressione, anche un pò affettuosa, rivolta ai mascalzoncelli. A volte però voleva dire “Figlio di puttana”. Fine digressione.

 Torniamo a Vittorini. Che buffo quel viaggio tra le case a fare le iniezioni. Concezione cura i malati e aiuta, a modo suo, il figlio a conoscerla meglio.

 Offre a lui la sola educazione sentimentale che lei conosca e gli mostra la pelle, la carne e le forme delle sue pazienti più attraenti. Silvestro incontra le donne siciliane: vedova piacente, giovane donna bella, statua di bronzo che non soffre. Ma ad un certo punto dice NO a sua madre…

 

All’inizio del libro, sul traghetto con Silvestro ho pensato:

“ecco, ci siamo, ora arriviamo a Messina e saremo nella Sicilia che io  ho vissuto e la riscopriremo insieme”

E invece no. Anche lui come tutti i viaggiatori che attraversano lo Stretto, passa per Messina, uno sguardo al porto e forse alla

  

Madonnina lucente, un ricordo di ferraglia e ferrovie e poi via, fugge verso l’interno. Città di passaggio…Quante cose mi vengono in mente! Un’altra storia.

 

Scopro tra le righe del romanzo la pulsione politica, simbolica, forse religiosa di questo gruppo di uomini e ragazzi che sono accomunati dalla sofferenza del mondo. Un’intesa che li porta a pensare di sperare di salvarlo. Ciao Gran Lombardo, ciao Coibaffi, ciao Senzabaffi, ciao Ragazzo delle arance.

 Vino a fiumi, vino che provoca sbornie tristi e allegre. Il nonno mitico era sempre allegro, da sbronzo; Silvestro no, come suo padre.

Suo padre era un grande artista. Attore Shakespeariano, ferroviere illuminato, amante delle donne, del ballo e della compagnia.

Poeta! E penso al mio papà-poeta e penso al Ferroviere di Germi. Ai fortunati figli dei ferrovieri, che potevano salire in treno e andare dove volevano, in giro per l’Italia, gratis! Somiglianze, contrasti, luci e ombre.

 

Le rosse case dei cantonieri in cui Silvestro ha vissuto, occupano un posto speciale nell’immaginario della mia generazione. Avevano le sbarre, ma erano rosse, solitarie in mezzo ai papaveri e alla campagna. Aleggiava intorno ad esse un’atmosfera di mistero.

 

Quanti spaccati discreti di grande letteratura troviamo in queste pagine: I corvi inquietanti di Poe, i dubbi e i tormenti inesauribili di Amleto, il furore e la passione politica di Bruto.

 Moravia conclude una sua recensione di Conversazione, dopo aver evidenziato qualche sua criticità, con queste parole:

Benedette dunque le letture o le altre suggestioni che gli hanno fatto intraprendere il viaggio alla volta della Sicilia…Le pagine del viaggio sono tra le più valide del libro…La terza parte poi, quella in cui la madre va in giro per le case del borgo a distribuire iniezioni, è la migliore di tutto il libro. Qui Vittorini poco commenta e lascia parlare i fatti.” Da A. Moravia, Vittorini “Gran Lombardo”, in “Documento”, n.4, aprile 1941

 

Come mi è piaciuto questo libro! Come si sente nelle parole il tormento di un uomo che odia la guerra e che è alla disperata ricerca di sé, del Gran Lombardo che a volte vorrebbe essere e forse è. Il treno continua la sua corsa. 

 Negli scompartimenti di terza classe, coi sedili di legno entra di prepotenza, dai finestrini aperti, tutto l’odore e il calore della Sicilia.

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