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    Ossimori festosi: ferita, disorientata, fragile, eppure resiliente, meravigliosa e forte. La nostra Repubblica.

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  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

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    Sentimenti contrastanti accompagnano questo momento. Il mio cuore è lì, Oltremanica. E sento come uno strappo, un'ulteriore barriera tra me e i miei affetti. Ho bisogno di tempo e di freddezza per rielaborare il significato di questo evento .

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

  • 25 Novembre-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

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    RISPETTO E PREVENZIONE

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    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

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M. Simoni – L’ABBAZIA DEI CENTO PECCATI. Alla ricerca di un tesoro che troppi vogliono possedere! Il mio primo E-book.

1Simoni

La storia in breve

Agosto 1346. Il valoroso Maynard de Rocheblanche, ferito gravemente in battaglia, entra avventurosamente in possesso di una pergamena con un enigma oscuro che fa riferimento ad una reliquia preziosa: il Lapis Exilii. La necessità di sciogliere questo enigma lo porta attraverso l’ Europa, a contatto con   persone diverse, molto pericolose alcune, ricche di pregi e promesse altre.

I luoghi

I luoghi in cui il protagonista si trova ad agire sono suggestivi e ricchi di mistero. Si tratta di abbazie benedettine e di conventi che rappresentano l’ “ambientazione ideale” per misteri oscuri su reliquie preziosissime.  Scopriamo dunque il  Monastero di Mont-Fleur, il Convento di Sainte-Balsamie e, soprattutto,  l’ Abbazia di Pomposa.

Il Lapis Exilii suscita, per motivi differenti, l’interesse di molti potenti, tra cui  il cardinale di Avignone e il principe Karel di Lussemburgo.  Durante il suo viaggio verso la preziosa reliquia Maynard, insieme a Robert de Vermandois, l’abate Andrea, il pittore Gualtiero, la giovane Isabeau e  l’amata sorella Eudeline, si trova dunque  a dover  superare molti imprevedibili  ostacoli.   Uno dei nemici più feroci sembra essere il deforme e cattivissimo Facio di Malaspina, che sembra conosca il segreto del Lapis Exilii. Maynard si mette sulle sue tracce come un segugio ben addestrato che non molla la sua preda.

PomposaLa trama essenziale della caccia alla reliquia preziosissima, quasi un Sacro Graal, si arricchisce man mano di elementi molto suggestivi.

Come l’Arte. Colpisce l’attenzione alla natura degli affreschi di Pomposa, al loro valore simbolico e materiale, il riferimento alla grande pittura di Giotto nella  Cappella degli Scrovegni di Padova.

Anche la Geografia affascina e richiama luoghi densi di memorie (anche personali), da Reims, a Metz, a Cluny ad Avignone. Per non parlare poi di Ferrara, del Padus con il suo Delta e della storia di città a noi molto vicine.

Atmosfere

Le atmosfere,  i personaggi, gli stratagemmi letterari e i numerosi importanti riferimenti storici e culturali portano naturalmente il lettore verso Il Nome della Rosa di Umberto Eco e il Codice da Vinci di Dan Brown. Il fascino dei codici miniati e delle biblioteche sontuose mi riporta   anche a My Name is Red di Ohan Pamuk e al delitto inspiegabile di uno dei miniaturisti del Sultano…

L’abbazia dei Cento Peccati si legge con coinvolgimento, anche se difficilmente ci si innamora dei personaggi, spesso poco profondi ed incisivi. Una caratterizzazione più articolata ed efficace  è quella delle figure femminili: Eudeline, Aleydis, Isabeau sembrano avere infatti tratti moderni e fuori clichè.

Ormai  sono  insieme ai protagonisti di questa storia da un bel po’. Dopo una breve pausa riprendo la lettura. Sono pronta al tocco leggero che mi porterà alla pagina  successiva. Sfioro lo schermo  e, sorpresa, sorpresa, realizzo che…

Ma lascio a voi scoprire cosa può essere successo  e cosa vi aspetta a questo punto  dell’avventura!

saga Simoni

Reading on Kindle

Ed ora, come promesso,  parliamo di questa mia prima esperienza di lettura di un e-book su Kindle. Lascio la parola, o meglio il pollice, ai  miei simpatici  amici emoticons:

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  • Sperimentazione di una nuova multisensorialità della lettura: il tocco veloce sullo schermo per cambiare schermata/pagina ha un che di sensuale. L’occhio si vivacizza al tocco guizzante delle dita che cercano nuove parole;

  • Personalizzazione font e luminosità alla ricerca delle migliori condizioni di lettura;

  • Giustificazione orizzontale migliore della verticale;

  • Non si consuma carta;

  • Impressione di maggiore velocità di lettura;

  • Prezzo e-book più conveniente;

  • Leggerezza e trasportabilità del dispositivo.

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  • Iniziale disorientamento nel conteggio delle pagine, vengono segnalati i minuti necessari per finire il capitolo e la posizione numerica della schermata;

  • Variabilità “ambientale” della luminosità e conseguente necessità di intervento. Di notte, a letto lettura quasi proibitiva. Ma leggere a letto non mi ha mai entusiasmato!

  • Gestione Note: impaccio iniziale finchè non si capisce come funziona;

  • Si consuma energia per ricaricare il dispositivo;

  • Mi mancano le “orecchie d’asino”, Il segnalibro non ha lo stesso “spessore”;

  • Il vetro dello schermo crea distanza psicologica, oltre ad affaticare gli occhi. Non so, mi sembra di avere a che fare con un robot.

   

Per concludere

Kindle reading on my tablet
Kindle reading on my tablet

Esperienza interessante, piacevole per molti versi, inclusa quella un po’ vanesia di sentirsi “molto trendy e alla moda”. Tuttavia, devo ammettere che preferisco il libro di carta, anche per motivi legati alla mia età e alla mia esperienza di vita.  Continuerò a leggere anche libri elettronici, ovviamente (ora è il turno di Dora Bruder, di Patrick Modiano), ma senza pressioni di nessun tipo. L’unica pressione che voglio continuare ad accettare è  la passione per la lettura.

O. Pamuk-THE MUSEUM OF INNOCENCE. Per le strade di Istanbul con Kemal e Füsun: emozioni da un viaggio

 

Piccole notizie

Nel 1999 Orhan Pamuk compra un palazzo storico di Istanbul per realizzare un progetto legato al romanzo Il museo dell’innocenza. Incarica l’architetto Ihsan Bilgin – prima di iniziare a scrivere il romanzo – di trasformare l’edificio in un museo dove il libro e il museo stesso si incrociassero nella storia d’amore tra Kemal e Füsun, i protagonisti. In questa storia autobiografica Kemal colleziona ossessivamente nel museo che costruisce gli oggetti toccati da Füsun, in ricordo della loro complessa vicenda amorosa. Dopo nove anni sia il romanzo che il museo sono nati contemporaneamente.

“Il governo turco ha sospeso i finanziamenti a Pamuk per allestire  il museo dell’innocenza di Istanbul, sul modello di quello di Kemal. Pamuk decide di costruirlo in ogni caso, con soldi suoi…” La Stampa, Aprile 2010.

 

Per le strade di Istanbul  con Kemal e Füsun: emozioni da un viaggio

Finisco di leggerlo il 18 Aprile 2010. E′ la giornata adatta per completare questa “epopea” amorosa. Si prevedeva pioggia  e invece c’è il sole. Ieri notte, no, pioveva, fitto fitto. L’ombrello giallo IKEA ci riparava dalla pioggia notturna.

Stamattina ritorno con Kemal e Orhan alla grande storia di Füsun. All’inizio ho scritto sulla prima pagina due parole a proposito di “siparietti” verso un’opera teatrale unica. L’ impressione iniziale era di scenette di vita senza molta attrattiva. Ora, a lettura ultimata, sono in grado di definire  meglio quest’opera: una tragedia! Dell’amore (Amore, sorry, con la A maiuscola) della sofferenza, dell’identità personale e nazionale.

Scenari

L’innocenza degli anni 60/70: il sogno di una vita nuova dove una giovane donna è teoricamente in grado di realizzare il suo schema di vita rivoluzionario e tuttavia rimane paralizzata dall’ambiente che la circonda. Non entro in questioni sociologiche, femministe o altro, non mi interessano qui ed ora.

Totalmente coinvolgente il setting della storia: Istanbul. Ancora Lei, questa volta ripresa nel suo momento di “transizione verso la modernità”, alla rincorsa affannosa dell’occidentalizzazione e dei suoi miti. E tuttavia  non riesco a visualizzare queste bellissime donne turche in “minigonna”.

via della conciliazione nel secondo dopoguerraMa Füsun che fuma sì, mi fa pensare alla Roma del dopoguerra, in parte vissuta da bambina con i miei, in parte raccontata nelle serate familiari. Mi fa pensare a mamma Clara, mia suocera. A  suo marito Enrico, Toto per gli amici, piaceva vedere la sua donna con la sigaretta in bocca, le piaceva anche vederla con addosso occhiali finti. “ti conferiscono un’aria da intellettuale, esistenzialista….” Le diceva con quel suo fare da cineasta. Bazzicava il mondo del cinema allora, come direttore di produzione nella società Faro Film di Messina, una compagnia di un certo nome che sfortunatamente  ha avuto vita breve…

donne e fumoFüsun che fuma mi fa pensare anche ai film in bianco e nero degli anni ’40 dove flessuose signore alto borghesi fumano sigarette, avvinghiate a lunghi bocchini pregiati, accanto a lucenti telefoni bianchi.

Penso al fumo vissuto dalle donne come strumento di emancipazione. Allora (ma anche oggi e forse oggi di più), giovani donne ostentavano questo feticcio per segnalare al mondo:

eccoci, siamo qui, forti, decise e pronte ad affermarci nella società

 5271794-maiden-torre-istanbul-bosforoIl Bosforo rimane magico: le sue luci, i suoi scenari, i suoi tramonti, il suo mitico invito al viaggio. Il museo dell’innocenza che raccoglie  tutti questi  momenti e gesti e azioni, vecchi e nuovi, antichi e moderni, alla fine cade in rovina e fa morire le illusioni, ma l’amore no! Ci penserà Pamuk, presenza narrativa e autore del romanzo, a recuperare il progetto… forse.

Museum Bagatti-ValsecchiIl Bagatti-Valsecchi di Milano, tra i tanti musei visitati da Kemal e descritti con intensità pari  alla ricerca dell’amore è, con la sua storia, la rappresentazione metaforica di questa decadenza, del legame troppo personale tra opere mostrate e ideatore del progetto.

La foto di Füsun al concorso di bellezza chiude il racconto e ci riporta anche all’intenso momento di intimità tra Kemal e suo padre che gli confessa un’esperienza d’amore vissuta in modo totalizzante, proprio come quella di Kemal (destino familiare?). La foto invita il lettore a credere ancora nell’innocenza dei gesti d’amore.

mynameisredIl romanzo mi è piaciuto, ma decisamente  meno di My name is Red, confermo però il mio coinvolgimento totale nella vita, dei personaggi: sono persone vere? sono create da Pamuk?

Non voglio risposte, mi basta l’emozione che la loro “verità narrativa” ha provocato in me.

Non mi è piaciuta invece  l’intrusione finale dello scrittore nel romanzo. Ha interrotto la magia. Ha rischiato di  fare di una favola una cronaca.

Una tecnica narrativamente funzionale a creare un ritmo lento e ripetitivo per farci capire e sentire che, se si ama profondamente, non ci si può stancare di inseguire il proprio sogno, ha contribuito a determinare una qualche stanchezza nel mio ritmo di lettura, che, tuttavia,  non mi ha impedito di arrivare con soddisfazione alla fine della storia.

Il romanzo mi  ha dato  gioia, mi  ha fatto pensare e mi ha confermato, se ne avessi ancora bisogno, che leggere  è uno dei massimi piaceri della  vita…almeno della mia!

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