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M. Atwood-IL RACCONTO DELL’ANCELLA. Giochi di potere sul corpo delle donne.

cop-ancella

 

 

Potenza delle serie TV!

Ovvero quando l’annuncio dell’ Emmy Award 2017 a The Handmaid’s Tale,  come migliore serie drammatica, tratta dal romanzo di Margaret Atwood, Il Racconto dell’Ancella, ti incoraggia a rileggere un libro quasi dimenticato sul vecchio scaffale, che riprende subito vita  come uno scrigno traboccante di nuove emozioni e riflessioni.

“In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta.”Risvolto di copertina

 

Il racconto di Difred

ancella

Tenetevi pronte mie care amiche lettrici (ed anche voi miei cari amici lettori)! Che storia questa dell’Ancella! Bellissima. È la prova lampante che bisogna sempre rileggere un libro in epoche diverse, in età diverse. Quante scoperte si fanno dalle quali ci siamo lasciati solo sfiorare al primo viaggio!

Durante la narrazione vivacemente al presente ti posizioni subito: sei nella testa e nel corpo di Difred e con lei cerchi di trovare le parole e gli occhi giusti per vivere insieme il nuovo mondo da incubo di Galaad.

Nella vita di Difred (patronimico: Di Fred, proprietà del suo comandante che si chiama Fred…) e nelle sue parole non è difficile rintracciare le atmosfere distopiche alla Orwell e alla Huxley, ma qui sei nel bel mezzo del mondo femminile, della mistica della fertilità, della riproduzione, del dare figli “alla Patria e ai suoi più blasonati rappresentanti” troppo vecchi o malandati per procreare. La descrizione della cerimonia di accoppiamento è surreale, al limite della farsa tragicomica.

Difred ha conosciuto l’amore e la maternità “normali”, ha un marito e una figlia dai quali è stata bruscamente separata in seguito all’assurda rivoluzione di Galaad. Purtroppo la società  pre-rivoluzione degli anni ’80, la nostra società,  è andata a gambe all’aria, lentamente ma inesorabilmente. Le prime ad esserne coinvolte sono state ovviamente le donne. Dapprima licenziate dal lavoro senza alcuna ragione, immediatamente dopo vedono bloccati il loro conti in banca segno di un’indipendenza troppo pericolosa per il nuovo disegno di società. E poi arriva  la segregazione, l’obbligo di indossare “uniformi speciali”, l’obbligo del silenzio. Unico uso della parola concesso, quello per obbedire e per recitare formule convenzionali neutrali e vuote. Arriva la negazione totale della Libertà.

Le donne vengono raggruppate in categorie sociali ben precise: le Mogli dei Comandanti, in cima alla piramide rivestono un ruolo di prestigio e godono di una notevole libertà di movimento e pensiero; le Zie guardiane, spesso vecchie e povere, ma avide di un ruolo sociale di un certo peso; Le Marte  cameriere e governanti zelanti nelle case dei Comandanti e delle loro  Mogli; le Economogli, povere donne spose di uomini delle classi inferiori. Le Giovanissime in bianco già promesse spose in tenera età. I matrimoni sono sempre combinati. Anche per gli uomini esiste un rigoroso codice “sessuale”, almeno apparentemente: niente sesso prima del matrimonio.

Al di fuori  della gerarchia, in una posizione molto  particolare  ci sono loro: le Ancelle. Donne in qualche modo privilegiate in quanto ancora fertili e in grado di permettere a chi non può, di avere un bambino. Sono rispettate, coccolate, ammirate, curate, spesso invidiate perché portatrici potenziali di vita. Avere un bambino è una grazia per la famiglia in cui entrano le Ancelle e per la società tutta.

Peculiare la vita di queste donne, “Profughe dal passato”. Vestite di rosso con abiti ampi che nascondono il loro corpo alla vista degli uomini. Indossano un buffo copricapo bianco che le obbliga a guardare sempre avanti o in basso…Escono per fare la spesa o per cerimonie sociali molto speciali. A due a due camminano lungo il Muro scambiandosi monosillabi in lode del Dio della fertilità. Il Muro è un protagonista inerte ma non silenzioso: dice tante cose con la sua struttura e con i corpi che accoglie, moniti penzolanti per chi passa e chi osa pensare di ribellarsi.

Colori

Abiti come codici colorati. Le donne indossano abiti di colori diversificati e questo mi ricorda le divise delle diverse classi sociali di Brave New World di Huxley. Rosso per le Ancelle, azzurro, a volte ricamato per le Mogli, marrone per le Zie, a strisce per le Economogli, grigio per le non donne in colonia, bianco per le Giovanissime promesse in matrimonio. Sembrerebbe una società a colori e invece è una società in bianco e nero, dove conta solo il potere dei maschi, Il resto è buio, un buio senza speranza.

E tuttavia, anche nelle peggiori condizioni di schiavitù morale e materiale, l’ essere umano tende ad adattarsi e, se possibile, a risalire in superficie per “liberarsi”. Nasce così, clandestinamente  il movimento del Mayday (M’Aidez). Membri di questa associazione riescono ad infiltrarsi nelle file degli Occhi, i guardiani della rivoluzione e nelle file delle Ancelle e perfino delle Mogli che pur di avere un bambino da esibire sono disposte a trasgredire. La nostra Ancella attraversa tutte queste realtà cercando di non soccombere. Viene più volte tentata dalla trasgressione che anche  il suo stesso Comandante organizza. Si lascerà tentare dalla sua vera e vecchia natura, fatta d’ Amore?  Intanto racconta quanto le sta succedendo, perché

“raccontarti questa storia significa credere in te, credere che esisti. Se ti sto raccontando questa storia è perché voglio che esisti. Racconto, dunque esisti” cap 41

 

È stata una lettura avvincente e come sempre accade nei romanzi distopici, molto ricca di spunti applicabili alla nostra vita attuale. Ma, non basta,  tenetevi pronti perché vi aspetta anche un finale stupefacente!

 

Pagine da gustare

 

23   Macchine. Certe cose non cambiano

26   Fake news

26   Le alette bianche paraocchi

39   La passeggiata lungo il muro  e gli abortisti

44   Ricerche

76   Stupratori e stuprate: chi è il colpevole?

93   Le Cerimonie

121 Ancelle al cinema

122 L’ancella ricorda sua madre

142 Trasgressioni: Il Comandante vuole giocare a Scarabeo

143 Notte

147 L’amante del nazista

157 Vogue e le riviste trasgressive anni ’70

168 Il muro

169 La macchina stampa-preghiere

223  Le donne di prima-Quanta infelicità!

231 Ancella profuga dal passato

236 Piume viola nell”indumento trasgressivo

280 La rigenerazione

308 Il sipario storico

 

Curiosità estetiche: che bella la copertina di Fred Marcellino

 His surreal landscapes, exotic backdrops, impressionist palette, and precisionist typography defined a particular kind of literary genre. By “defined” I mean Marcellino gave authors including Anne Tyler, Tom Wolfe, Milan Kundera, Judith Rossner, Margaret Atwood and Primo Levi, to name but a few, a visual persona that underscored their words and ideas. Marcellino’s distinctive personal style never conflicted with the writers’ character, but like the best graphic interpreters he added dimension that was not always there. He also, and perhaps most importantly, challenged the strict marketing conventions imposed on packaging fiction and non-fiction blockbusters that required gigantic type for the author’s name and a small, literal illustration of the plot or theme. Although these kinds of covers grabbed attention there was little aesthetic resonance. Marcellino introduced subtly painted and smartly lettered mini-posters that established allure. He was a master of sky and many of his book jacket illustrations use rich, cloud-studded skyscapes as backdrops and dramatic light sources for effect. He typically rendered the light of early dawn and late afternoon in pastel hues and airbrush smoothness to create surreal auras. The way in which he manipulated light on such subjects as walls, chairs, and doors enabled him to transform the commonplace into charged graphic symbols. wikipedia

 

 

 

 

 

 

 

E. Strout-MI CHIAMO LUCY BARTON. Complimenti Lucy! Ora occupi un posto importante nei ricordi di questo Natale.

Lucy Bartoncop

 

 

Piccoli quadri di vita sentimentale pendono dalle pareti ideali di questo romanzo. Sembra una storia semplice, fatta di brevi spaccati narrativi, veloci da leggere, ma alla fine del viaggio ti resta la sensazione di aver vissuto un’esperienza di analisi profonda con una psicoterapeuta speciale: te stessa.

La storia è la seguente: Lucy Barton è nata e cresciuta in una famiglia molto povera e problematica. La sua infanzia è costellata di episodi sgradevoli che la segnano per la vita. Da adulta, madre realizzata di due bambine e moglie serena di un uomo perbene, si ammala ed è costretta ad una lunga degenza in ospedale, dove per un breve periodo va ad assisterla sua madre.

Madre e figlia non hanno mai avuto un rapporto soddisfacente. A dire il vero non hanno mai avuto un rapporto. Si portano dietro tutta la conflittualità di una vita “separata” fatta di poche parole, di gesti affettuosi inesistenti, di miseria e infelicità.

New York partecipa direttamente alla storia con il grattacielo Chrysler, uno dei suoi simboli più noti che madre e figlia guardano illuminarsi, quasi a segnare il passaggio del tempo dal giorno alla notte, dalla stanza d’ospedale dove insieme cercano faticosamente di recuperare frammenti di ricordi e di vita in comune.

Le due figlie di Lucy aspettano che la mamma torni a casa guarita, intanto sono affidate al padre e a una donna senza figli che si occupa di loro, ma soprattutto del loro caro papà Will. Anche la famiglia di Will ha avuto i suoi problemi. Prigioniero di guerra in USA, il padre di Will ripudia la Germania, che gli fa letteralmente schifo e decide di trasferirsi per sempre in Massachusetts dove mette su famiglia con la moglie del fattore per cui lavorava prima di tornare in Germania…Ma questa è un’altra storia. Il padre di Lucy non avrebbe voluto questo matrimonio, lui ha combattuto durante la guerra e ne porta le cicatrici dolorose nel cuore e nel corpo.

 

Lucy bambina legge molto in biblioteca, dove cerca di trascorrere più tempo possibile pur di non ritornare alla casa garage, fredda e inospitale. E diventa una scrittrice famosa, anche grazie ai suggerimenti di una ben più famosa autrice, Sara- Payne-che si- stancava- tanto durante le sue lezioni del corso per aspiranti scrittori.

“i libri mi davano qualcosa. È questo che penso. Mi facevano sentire meno sola. È questo che penso. E mi dicevo: Scriverò libri e le persone si sentiranno meno sole!” p.22

Alla fine di un percorso sofferto di autoscoscienza, Lucy si riconosce nella Lucy di ieri e di oggi e ripete a se stessa, con convinzione: “Io sono Lucy Barton.” So dove sono e so dove voglio andare, liberamente.

 

“La vita mi lascia sempre senza fiato”

 

 

Flash più o meno luminosi dalla vita di Lucy da rintracciare nel romanzo

Jeremy

Il Furgone

Falco Nero

Il primo Gay Pride

Elvis, il ragazzo di Tupelo

La plastica per non assomigliare alle madri

Scrivere la propria storia

Il mio dottore

Quando mia madre si ammalò…

In volo

Scrivo queste riflessioni su Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout mentre sono sull’aereo che mi riporta a casa, dopo aver trascorso uno splendido Natale a Siviglia, con le mie due “Bambine”. Il difficile rapporto di Lucy con sua madre mi fa pensare a quello che c’è tra me e le mie figlie. Noi tre  parliamo del nostro presente e del nostro passato, non molto a dire il vero, ma comunichiamo lo stesso in vari modi, oltre la parola. Ci guardiamo, Ci tocchiamo, ci abbracciamo, ci scambiamo silenzi, consigli e insofferenze. Basterà a loro? Desidererebbero di più? Di meglio? Il nostro rapporto è cambiato nel tempo ed ora è davvero molto peculiare. Hanno lasciato il nido “Italiano” da tanto tempo ormai, ma io le sento sempre vicino, “appiccicate” al cuore, in un nido ideale fatto di forti onde relazionali.

Ho lasciato a casa in stand by Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood (non vedo l’ora di riprenderne la lettura). Lucy Barton ha preso il suo posto e, in fondo, ha rappresentato una casuale, significativa “digressione” all’interno di quella storia. Di fatto sto attraversando questi due libri, in una linea di continuità tra più mondi al femminile: scrittrici, lettrici, mamme, figlie, tutte alla ricerca di una relazione o di un’identità da costruire o ritrovare.

 Ancella

Tornare all’Ancella mi ricondurrà all’ astrazione, all’apparente neutralità della narrazione distopica, ma anche in quel caso mi lascerò coinvolgere da un’ interazione profonda con i sentimenti.

Propositi di Lettura-Da un “tempo precedente” IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood

Ancella

 

 

È tempo di rileggere questo romanzo, anche sull’onda del successo della serie americana The Handmaid’s Tale prodotto da MGM Television.

Della precedente lettura non ricordo i dettagli. Sento tuttavia le forti semozioni che mi ha lasciato: oscillazione cromatica tra il rosso totale e il bianco, buio profondo dell’anima e poi stupore, violenza e Donne.

Distopia mon amour.  Non vedo l’ora di riscoprire l’atmosfera distopica che mi aveva accolto e avvolto tanto tempo fa. E di arricchirne i contorni.  E ho inoltre l’occasione di tornare ai miei amati Huxley e Orwell, con un tocco di classe al femminile, questa volta.

Dal risvolto di copertina

“In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta.”

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