
Quello che possiamo sapere di Ian McEwan Ăš un romanzo che intreccia mistero letterario, memoria, e speculazione sul futuro nella ricerca di un poema perduto in un mondo devastato dal cambiamento climatico. Ă il 2119, dopo un âGrande Disastroâ che ha sommerso gran parte del pianeta. Siamo quindi nellâambito della cli-fi (climate-fiction) che si occupa delle conseguenze catastrofiche dei âderagliamentiâ climatici. Il libro, una distopia di ambito letterario e ambientale, parla del nostro presente osservandolo âda dopoâ, con luciditĂ e inquietudine. Â
La storia ruota attorno alla scomparsa di un poema-La Corona- dedicato da Francis Blundy, famosissimo poeta, alla moglie Vivien nel giorno del suo cinquantatreesimo compleanno, nel 2014. Un secolo dopo, nel 2114 lo studioso Thomas Metcalfe tenta di ricostruirne la storia, e soprattutto tenta di rintracciare qualche copia del poema, scoprendo indizi di passioni, tradimenti e indicibili segreti. Sembra perĂČ che non sia stato mai pubblicato e che ne esista una sola versione, quella originale, in pergamena arrotolata con grazia e fermata con un gran fiocco, che con istrionico trasporto Blundy recitĂČ davanti ai suoi amici invitati alla festa di compleanno di Vivien.
Il libro Ăš attraversato da un confronto continuo, un rimando quasi ossessivo al passato e alla sua ereditĂ . La domanda che lo attraversa dallâinizio alla fine Ăš: che cosa possiamo davvero sapere del passato? E che cosa possiamo e dobbiamo salvare? McEwan osserva il nostro tempo come un reperto archeologico: pandemie, crisi climatiche, tensioni politiche, politici pazzi o criminali o entrambe, diventano tasselli di un mosaico che i posteri faticano a interpretare. Anzi si rifutano proprio di capire.
Accade ai professori universitari Tom e Rose che decidono di insegnare un modulo sulla storia della IAN(intelligenza artifciale diventata ânazionaleâ, evviva il sovranismoâŠ). Al momento della presentazione del modulo, un rappresentante degli studenti si alza ed esprime il rifiuto collettivo di seguire un corso cosĂŹ inutile e noioso. Uno dopo lâaltro, come in una coreografia ben studiata, escono tutti lasciando i due professori inebetiti. Questo evento segnerĂ anche uno spartiacque nella loro relazione di coppia.
Il romanzo di McEwan non Ăš semplice. Ho stentato un pĂČ ad ingranare perchĂ© il taglio letterario (la storia della Corona, della sua gestazione e della sua “sparizione” ) occupa il centro della storia in modo invasivo. PiĂč incisivi e coinvolgenti risultano gli spaccati sul problema ambientale: la Gran Bretagna del 2119 Ăš diventato un arcipelago, un paese inospitale dove la gente vive isolata tra isolette e zone impervie. E i trasporti non funzionano al meglio.Â
Il romanzo, definito da alcuni un âliterary thrillerâ, Ú di fatto diviso in due: una prima parte decisamente piĂč didascalica e meno coinvolgente dal punto di vista narrativo sebbene di grande interesse per il mondo attuale; una seconda parte in cui entra in campo il diario di Vivian e la storia improvvisamente si fa piĂč intrigante e coinvolgente. Chi legge Ăš messo di fronte a qualcosa di inaspettato e tragico. Alla fine del libro perĂČ risulta ben chiaro il messaggio che Mc Ewan, da grande scrittore qual Ăš, manda al mondo: nonostante il collasso ambientale e sociale, amore, gelosia, desiderio di veritĂ restano invariati.
Mc Ewan val bene qualche difficoltĂ âŠAnche questo romanzo, come tutti i suoi che ho letto sempre con piacere e profonda compenetrazione, ci invita a riflettere sulla nostra esistenza e su come saremo ricordati, nella incrollabile convinzione che la letteratura sia un archivio piĂč resistente delle cronache: la letteratura Ăš capace di filtrare temi come il clima, la politica, le relazioni umane, senza proclami o parole urlate, ma con una luciditĂ che lascia il segno.Â
Quello che possiamo sapere di Ian McEwan Ăš un romanzo che parla di ciĂČ che sopravvive anche quando tutto il resto crolla.
Assaggi
âLe discipline umanistiche sono costantemente in crisi.Non credo piĂč che si tratti di un problema istituzionale-Ăš nella natura della vita intellettuale, o del pensiero stesso. Il pensiero Ăš sempre in crisi. Eppure noi ci consideriamo una generazione fortunata. Unite, sceienza e tecnologia ( una tecnologia votata soprattutto alla ricerca di materiali e di loro sostituti)divorano la gran parte del misero banchetto, e a noi restano le briciole. Ma a livello storico, questi avanzi sono pressochĂ© sufficienti, e noi comunque non costiamo molto. Le nostre piĂč grandi biblioteche e i principali nostri musei, sistemati a varie altitudini, sono relativamente al sicuro. Tutto ciĂČ che prima o poi Ăš passato nella rete informatica al momento si trova raccolto, e ben catalogato, a New Lagos.â Cap. 9-p. 69
âTenere i seminari 90-30 (1990-2030) ai gruppi di dottorandi si Ăš rivelata la nostra massima gratificazione. I nostri 40 anni sono stati la migliore e la peggiore delle epoche, parafrasando impropriamente Charles Dickens: «La Primavera della Speranza… l’inverno della disperazione». Personalmente preferisco insegnare il periodo successivo al 2015, quando i social cominciavano a diventare valuta corrente nelle vite private, quando ondate di dicerie, fantasiose, maligne o stupide iniziavano a modificare la natura non solo della politica ma anche dell’intelligenza umana. Incredibile! Era come se masse di sprovveduti medievali avessero fatto irruzione nella modernitĂ , precipitandosi verso il teatro sbagliato per salire sul palcoscenico sbagliato.Nella ressa frenetica, orribili segreti di Stato venivano allo scoperto, L’infanzia di molti finiva devastata, la reputazione di persone rispettabili era compromessa, e una banda di idioti logorroici assurgeva agli onori del mondo.â Cap.11-p.89
âChe dire della sconsiderata venerazione della gente per gli autocrati? Come ignorare, come perdonare tutto il male che quei tempi ci avevano consegnato in ereditĂ , il veleno che avevano scaricato negli oceani, le foreste che avevano depredato la terra e i fiumi che avevano devastato e il Grande Disastro di cui erano stati consapevoli ma che non avevano voluto evitare? Avevano fatto terra bruciata, con uno sdegno scriteriato per le generazioni a venire. Il mondo che rimpiangevo si riduceva a un angolo privilegiato- il Gloucestershire! Il grande mondo tutto attorno nel frattempo sprofondavaâŠâ Cap.14 p.117Â
â Ai nostri studenti Ú consentito un accesso limitato alla IAN (Intelligenza Artificiale Nazionale) Per scongiurare il rischio di una dipendenza eccessiva devono utilizzare un computer autorizzato. Inoltre, fra una sessione e l’altra devono trascorrere cinque giorni. I giovani chiedono soprattutto suggerimenti riguardo a rapporti interpersonali, genitori, musica, moda e denaro. Mormorano le loro confessioni e domande e ricevono risposte istantanee [âŠ] La Ian conosce il dettaglio la vita dell’interlocutore e, naturalmente, ha la memoria lunga. Ai giovani questo piace. Li fa sentire importanti, compresi e amati. Vanno fieri del crescente dossier che registra ogni loro bravata, ogni traguardo raggiunto come pure i loro disastri e momenti di crescita. La IAN Ăš una zia buona, attenta, intelligente ed esperta. I giovani le rivolgono confessioni che non oserebbero fare nĂ© ad amici intimi nĂ© a genitoriâŠâCap. 17 p.139
Ispirazione per McEwanÂ
L’idea della Corona per Vivien Ăš suggerita a McEwan dal poema di John Fuller: âMarston Meadows: A corona for Prueâ. Pubblicato per la prima volta sul TLS nel 2021 e poi in Marston Meadows (2025), Ăš quello che a volte viene definito un sonnet redoublĂ© (sonetto raddoppiato): quattordici sonetti legati secondo la consueta modalitĂ , ma che si concludono con un quindicesimo sonetto (chiamato, in italiano, sonetto magistrale) composto dal primo verso di ciascuno dei quattordici componimenti precedenti. “Qui Ăš richiesta una certa virtuositĂ nella rima”, dice Fuller di questa forma, “poichĂ© le rime del sonetto finale si presenteranno insistentemente in tutta la sequenza”. Con ogni sonetto in rima le due esigenze di questa forma â con i suoi versi ripetuti e il quindicesimo sonetto â mettono particolare pressione sul primo e sull’ultimo verso di ogni poesia, poichĂ© devono fare rima con altri versi all’interno del sonetto, pur avendo senso se riuniti in quello finaleâŠâPoem of the week-TSL
Punti di vista sul romanzo
PODCAST COMODINO: Un romanzo ambientato nel passato e uno nel futuro-Il Post
Roger Keen: Musings on the 2025 Novel, What We Can KnowÂ
