
Non so da dove cominciare. O sì, comincio da dove l’autore di ANNA KARENINA, Lev Tolstoj, ha cominciato:
“Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna modo suo”
Tutti i personaggi del capolavoro russo sono inseriti all’interno di una famiglia: quella d’origine, quella creata con un matrimonio più o meno combinato, quella creata al di fuori del matrimonio ma di fatto organizzata secondo le stesse dinamiche. Tutti i personaggi di questo immenso romanzo sono a loro modo alla ricerca della felicità “familiare”.
Provano e riprovano, seguono la corrente o vanno contro le convenzioni, come Anna e Vronskij, tradiscono, manipolano, soffrono, amano, odiano. Tolstoj sembra proporci l’unione di Kitty e Levin come quella che meglio risponde ad un ipotetico modello da seguire.
La scoperta della realtà porta alla felicità
La vita coniugale di Levin e Kitty è fatta di tante cose. Non solo voli pindarici, non solo passione incontenibile, ma un rapporto maturo con la realtà delle cose, la conquista di un equilibrio che porta a comprendere i bisogni l’uno dell’altro, senza rinunciare a sé stessi, alla propria individualità e alla libertà spirituale.
Storia diversa è quella di Anna e Vronskij, i due amanti intorno a cui si dipana la storia. Felicemente e passivamente sposata con il grigio Karenin lei, nobile, celibe farfallone, amante della bella vita lui. Si incontrano per caso, si innamorano follemente l’uno dell’altra. La loro ricerca della felicità è sofferta e pericolosa, come una giostra fatta solo di montagne russe, di fiato sospeso, di passioni estreme. È complessa, perché poggia su un terreno fragile, pieno di fratture, di rinunce e di ostacoli.
Non è facile uscire da un matrimonio strutturato secondo le più canoniche regole borghesi, scritte per mantenere l’apparenza integra, in una società dove la corruzione e il tradimento sono all’ordine del giorno. Se ne può parlare, ci si può spettegolare sopra, ma non si deve mai rompere il patto che mantiene integra la facciata.

Anna incontra Vronskij per la prima volta sul treno dove ha viaggiato con la madre del bel conte. Il treno! Questo affascinante mostro di ferro roboante che gioca con la vita di Anna.
“Addio a voi, mia giovane amica, – rispose l’altra. – E fatevi baciare quel bel visetto. Ve lo dico con franchezza, da vecchia signora quale sono: mi avete davvero conquistata. Era, con ogni probabilità, una mera frase di circostanza, ma la Karenina parve credervi di tutto cuore e ne fu felice. Arrossí, si chinò leggermente per porgere il viso alle labbra della contessa, rialzò la testa, e con il solito sorriso che le guizzava fra le labbra e gli occhi porse la mano a Vronskij. Costui strinse la graziosa mano che gli veniva porta e si rallegrò, stupito, della presa energica e disinvolta, del vigore con cui sentí scuotere la propria. Poi la Karenina scese. Lesto, il passo reggeva con inusitata facilità le sue forme alquanto floride.”
Data in sposa a Karenin molto giovane con un matrimonio combinato, quando Anna si rende conto di essersi innamorata veramente e di non poter sopportare una vita di menzogne, sceglie un percorso di vita molto accidentato. Ma quanta sofferenza le costa! Tolstoj ci mostra, come in una cronaca in diretta, quello che accade nella sua vita e nella sua psiche. E con lui, anche noi lettori, accompagniamo Anna verso il suo destino, passo dopo passo.
Anna ama leggere e capire
“Anna aveva comunque molta cura di sé e molto tempo dedicava alla lettura dei libri piú in voga, che fossero romanzi o opere serie. Si faceva mandare ogni singolo tomo che avesse meritato parole di lode nelle riviste e nei quotidiani stranieri ai quali era abbonata, e li leggeva con l’attenzione che solo la solitudine è in grado di concedere. Libri e riviste, inoltre, le servivano per approfondire ciò di cui si occupava Vronskij, tanto che era con lei che questi finiva spesso per consigliarsi su questioni di architettura e agronomia, sí, ma anche per lo sport o l’allevamento dei cavalli di razza. Pur stupito dalle competenze e dalla memoria di lei, da principio Vronskij si era mostrato diffidente e le aveva spesso chiesto conferma delle sue affermazioni, che Anna era comunque lesta a rintracciare fra i libri e a mostrargli.”
Dopo l’ammissione della sua nuova situazione sentimentale, la storia del rapporto tra Anna e suo marito Karenin testimonia in un modo, in fondo molto attuale, le conseguenze sociali e individuali di una frattura amorosa. Tutto precipita all’interno della coppia e fuori: via l’amato figlio, via il riconoscimento sociale, via la certezza di un amore nuovo e duraturo;
avanti invece con il disgusto crescente per il mondo che circonda Anna, il distacco affettivo dalla piccola Annie avuta con Vronskij, la gelosia feroce, la consapevolezza che ormai un’unica cosa rimane da fare: darsi la morte. Anche per far soffrire l’amato per tutta la vita lasciandolo in preda a sensi di colpa che nessuna impresa riuscirà a cancellare. Nulla potrà mai cancellare dalla mente dell’uomo il corpo straziato e sanguinante dell’amata Anna.
Punti di vista
Ovviamente ho seguito le vicende narrate dal mio punto di vista femminile, cercando un riscontro con quello di un grande della letteratura mondiale alle prese con la vita e le scelte delle donne. Mi sono ritrovata in alcuni atteggiamenti e stati d’animo di Anna, Kitty, Dolly, Varenka, ho dunque condiviso la costruzione dei personaggi e la loro efficacia.
In altre figure femminili, come le principesse e nobildonne salottiere e pettegole manipolatrici, ho riscontrato un’attitudine narrativa più “stereotipata”, che le rende quasi simboli senz’anima di un gruppo sociale, ben lontani dalla profonda introspezione psicologica, soprattutto di Anna.
Storie in parallelo
Seguire la storia di Anna e quella di Levin mi ha dato l’impressione di navigare due fiumi che, quasi per caso, a volte si incrociano, mantenendo sempre il proprio percorso. Mi aspettavo l’unica grande vicenda di Anna Karenina e ho trovato invece l’altra storia, quella di Levin e del suo mondo “naturale e spirituale” che mi ha affascinato in egual misura.
Levin ci saluta così
“Questo mio nuovo sentimento non mi ha cambiato, non mi ha reso piú felice, non mi ha illuminato come sognavo. È stato come l’amore per mio figlio. Non ci sono state sorprese. E non so nemmeno se sia davvero fede, la mia. Di sicuro è un sentimento che ho conquistato con sofferenza e che ormai ha messo radici salde nel mio cuore. Continuerò ad arrabbiarmi con Ivan, il cocchiere, e continuerò a discutere e a fare commenti a sproposito, e anche il muro fra quanto ho di piú sacro io e quanto di sacro hanno gli altri, mia moglie compresa, resterà dov’è; continuerò a rimproverarla per le mie paure e a pentirmene subito dopo, e continuerò a pregare senza che la ragione possa capire perché lo faccio. D’ora in avanti, però, la mia vita – tutta quanta, ogni suo istante e indipendentemente da ciò che mi dovesse capitare – non solo non sarà insulsa come un tempo, ma farà del bene che saprò istillarvi il suo significato unico e imprescindibile».”
Anna, disperata, ci conduce verso il treno del suo destino
“Tutto brillava, al sole di maggio: i tetti di lamiera, la pietra dei marciapiedi, i ciottoli della strada, le ruote e anche il cuoio, il bronzo e la latta delle vetture. Erano le tre, l’ora in cui le strade sono piú affollate.[…] «Dov’ero rimasta? All’impossibilità di immaginare una vita senza dolore e a noi che tutto sappiamo ma che cerchiamo ogni mezzo per illuderci del contrario. Una volta che l’hai vista, però, la verità, che fai?»
Conclusioni
“Come opera d’arte, Anna Karenina è la perfezione e nulla può esserle paragonato. Fëdor Dostoevskij»
Mi ritrovo completamente in questa definizione dell’opera. Anna Karenina è un universo letterario di alta spiritualità, che soddisfa le esigenze dei lettori che amano scoprire le ragioni di una scelta esistenziale, il ritmo della natura, le distorsioni sociali, le grandi spinte politiche, il gioco delle lingue e della comunicazione, il gioco dei sessi, le dinamiche sociali che interferiscono nelle vite private di uomini e donne. Insomma il romanzo di Tolstoj ti lascia un senso di ”sana sazietà”.

Non parlatemi più dei film su Anna Karenina, ne ho visti diversi, ma tutti ormai mi sembrano così riduttivi! E non è questione del trito refrain “il libro è meglio del film”, è proprio un altro universo! Il romanzo è ricco e articolato, la tensione narrativa non si allenta mai, in nessuna sua parte, ma ti accompagna in un percorso lunghissimo, tenendo sempre acceso il desiderio di vedere cosa succede alla pagina successiva.
E mi dispiace che sia finito. Giorno dopo giorno mi ero abituata alla compagnia di Levin, Anna, Kitty, Oblonsky, Dolly, Laska e principi e principesse, contadini e burocrati, bambini e bambine, cavalli, cani, paesaggi e odori che mi hanno sfiorato l’anima. Un mondo sfaccettato che emana una sola, unica luce di bellezza.
Frammenti da gustare
La scelta è fatta. La lettera di Karenin a Anna, sua moglie-“Nel corso del nostro ultimo colloquio Vi ho notificato la mia intenzione di comunicarVi quanto avrei deciso in merito all’oggetto della conversazione suddetta. Dopo attenta riflessione, è per onorare tale promessa che Vi scrivo questa mia. La decisione che ho preso è la seguente: quali che siano state le azioni da Voi commesse, non mi ritengo in diritto di sciogliere vincoli che ci uniscono per volontà divina. Non c’è capriccio, arbitrio o colpa di uno dei coniugi che possa segnare la fine di una famiglia, dunque la nostra vita riprenderà il suo corso consueto. È necessario a me, è necessario a Voi ed è necessario a nostro figlio. Sono assolutamente convinto che siate già pentita e a lungo Vi pentirete di quanto ha funto da pretesto a questa mia, e che non esiterete a offrirmi il Vostro appoggio per estirpare, per sradicare la cagione dei nostri dissapori e dimenticare quant’è accaduto. Se cosí non fosse, lascio che immaginiate quale destino attenda Voi e Vostro figlio. Di tutto, però, conto di poter discutere al nostro prossimo incontro. Giacché la stagione della villeggiatura si avvia alla sua conclusione, Vi esorto a fare ritorno a Pietroburgo il piú presto possibile e non oltre martedí prossimo venturo. Provvederò a disporre ogni dettaglio del Vostro viaggio. Vi prego di considerare che tengo particolarmente a che quest’ultimo mio desiderio venga esaudito. A. Karenin P.S. Allego a questa mia i denari per eventuali spese.”
Niente liceo per le donne, parola di Vronsky-A lungo non si capacitò di come parole inoffensive e di nessuna importanza per entrambi avessero scatenato quel putiferio. Invece era proprio cosí. Tutto era iniziato perché lui si era permesso un commento sprezzante riguardo ai licei femminili – che reputava inutili – mentre lei ne aveva preso le difese. Oltre ad aborrire l’istruzione femminile in genere, Vronskij aveva aggiunto che Hannah, la piccola inglese che ormai era la pupilla di Anna, non aveva alcun bisogno di conoscere la fisica. E lei si era sentita punta sul vivo. In quelle parole aveva colto lo scherno profondo di lui verso ciò a cui lei si dedicava con passione, dunque si era sforzata di trovare una battuta che lo ripagasse per il male che le aveva fatto.
La scuola- “Il popolo russo è a un livello talmente infimo dell’evoluzione morale e materiale, che non può che opporsi a ciò che non conosce. In Europa le cose funzionano perché anche la gente comune ha una certa istruzione. Insomma, dobbiamo mandarli a scuola, i russi. – E come facciamo? – Ci servono tre cose: scuole, scuole e ancora scuole.”
Il vecchio e il nuovo, questione di giacche e di divise“Anche quanto all’aspetto gli astanti si dividevano in due gruppi ben distinti: i vecchi e i nuovi. I vecchi indossavano per buona parte vecchie giacchette abbottonate fino all’ultima asola con tanto di spadino e cappello, oppure strane uniformi militari della Marina, della Cavalleria o di Fanteria. Erano tutte divise che si usavano una volta, con le maniche un po’ a sbuffo, ed erano tutte troppo corte e troppo attillate, quasi che chi le portava ci fosse cresciuto dentro all’improvviso. Le giacche dei giovani, invece, erano lunghe in vita, larghe sulle spalle e aperte su un panciotto bianco, e finivano con colletti alti e neri ricamati con il lauro del ministero della Giustizia. Ai giovani appartenevano anche le poche uniformi di corte che occhieggiavano qua e là tra la folla. Tuttavia, la ripartizione fra vecchio e nuovo non dipendeva dall’età e con l’età non coincideva. Per quel che vedeva Levin, alcuni giovani sostenevano il partito del vecchio mentre alcuni fra i piú vecchi confabulavano con Svijažskij ed erano, si vedeva, accesi fautori del nuovo.”
Politici e processi, le cose non cambiano “Come? – Che cosa? – Chi? – La delega? – Di chi? – Come come? – L’hanno respinta? – Non è questione di deleghe, no… – Hanno escluso Flerov… – Perché è sotto processo, dite? – Scusate, ma di questo passo nessuno potrà piú presentarsi! Che porcheria! – Porcheria? È la legge!”
La stampa! “L’unanimità della stampa è della stessa risma. Scoppia una guerra e le tirature raddoppiano: cosí mi è stato spiegato. Dunque perché non scrivere dei destini del popolo, degli slavi tutti e via discorrendo? – Molti giornali non godono dei miei favori, ma quanto dite è ingiusto, – obiettò Sergej Ivanovič. – Fosse per me, metterei una condizione, – continuò il principe. – E l’ha scritto benissimo Alphonse Karr prima della guerra con la Prussia: «Credete che la guerra sia necessaria? Benissimo. Chi chiama alla guerra si arruoli in prima linea, in un apposito reggimento, e vada all’attacco! In testa a tutti gli altri!» – Li vorrei vedere, i giornalisti! – rise fragorosamente Katavasov, immaginandosi certi suoi amici in quel frangente. – Scapperebbero a gambe levate! – disse Dolly. – E sarebbero solo d’intralcio. – Vorrà dire che chiuderemo le vie di fuga con una mitraglia o uno squadrone di cosacchi con la frusta in mano, – disse il principe. – Mi scuserete, principe, ma la vostra è solo una battuta, e anche di pessimo gusto, – disse Sergej Ivanovič. – Non credo affatto che sia una battuta, – esordí Levin, ma il fratello lo interruppe. – Ognuno è chiamato a svolgere il proprio ruolo all’interno della società, – disse. – Quello degli uomini di pensiero è di dare voce all’opinione pubblica. Mentre il grande merito della stampa è l’espressione piena e unanime della pubblica opinione, che è già un fenomeno apprezzabile di suo. Vent’anni fa non avremmo osato aprire bocca, ora invece alziamo la voce, siamo pronti a levarci come un sol uomo e a offrirci in sacrificio per i fratelli oppressi. È un passo importante ed è indizio di forza. –”
Gli interessi e le capacità di Anna: l’ospedale-“ Anch’io me ne interesso, certo! – rispose Anna a Svijažskij, che si mostrava stupito delle sue competenze. – Il nuovo edificio deve armonizzarsi con l’ospedale. Invece è stato pensato in seguito e iniziato senza un progetto preciso. Vronskij finí di parlare con l’architetto, raggiunse le signore e le condusse all’interno dell’ospedale. Se fuori stavano ancora intonacando il pianoterra e rifinendo i cornicioni, il piano superiore era ultimato o quasi.
Salito l’ampio scalone di ghisa, entrarono in una prima sala molto ampia. Le pareti erano stuccate a imitazione del marmo e le finestre – enormi, in pezzo unico – erano già al loro posto; restava soltanto da ultimare il pavimento in legno. Gli operai che ne stavano giusto piallando un riquadro lasciarono il lavoro per sciogliere i legacci che avevano ai capelli e salutare i signori. – Questa è la sala d’aspetto, – disse Vronskij. – E qui metteremo il bancone, un tavolo, uno scaffale e niente piú. – Per di qua. Sta’ lontana dalla finestra, Dolly, –disse Anna, che controllò se la vernice era ancora fresca. – È asciutta, Aleksej, – aggiunse. Dalla sala d’aspetto guadagnarono il corridoio. Lí Vronskij mostrò loro un nuovissimo sistema di ventilazione.
Fu poi la volta delle vasche in marmo e di letti con strane molle. Poi, uno dopo l’altro, toccò alle varie corsie, alla dispensa, al ripostiglio per la biancheria, alle stufe ultimo modello, a carrelli che avrebbero portato il necessario senza fare il minimo rumore e a molto altro ancora. Da seguace ed esperto di ogni modernità, Svijažskij ebbe parole di lode per ogni cosa. Dal canto suo, Dolly sgranava gli occhi di fronte a ogni novità e, desiderosa di comprendere, non lesinava domande a Vronskij, che le accoglieva con palese compiacimento. – Credo che sarà il primo ospedale costruito con tutti i crismi in Russia, – sentenziò Svijažskij.”
continua a leggere ANNA KARENINA Piccoli assaggi sparsi

Ritorno a respirare primavera. Grazie!
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