delucaladoppiavitadeinumeri

In questo agile “copione”, De Luca mette in scena una strana tombolata, in una notte di Capodanno napoletano, tra fratello e sorella, i fantasmi di mamma e papà, botti e Italia. Il dialogo tra Lui e Lei è molto realistico e lunare, nello stesso tempo.

“La doppia vita dei numeri proviene dalle feste della mia piccola famiglia d’origine, quando quei pochi c’erano tutti. La sera di capodanno si allestiva la tombola e accadeva il prodigio di estrarre dal canestro dei numeri una folla di storie in una lingua mista.”p.13

 latombolanapoletanaLa vicenda riproduce uno spaccato di vita di molte famiglie Italiane, specialmente meridionali. Come la mia. Ho un ricordo bellissimo delle serate di festa trascorse da bambina a giocare a tombola e a scherzare con tutti i parenti sulla “doppia vita dei numeri”: la carrozzella, le gambe delle donne, il morto che parla e…

Ctombolaplastica1on le mie figlie è stato diverso. La tombola cambia e si modernizza. Le cartelle sono inserite in una cornice di plastica e i numeri sono coperti da finestrelle, anch’esse di plastica.

Via i fagioli, avanti la modernità. Manca l’atmosfera e manca la “doppia vita dei numeri”. Il tentativo è quello di mantenere la tradizione, ma i bambini si annoiano e preferiscono giocare a carte (le zie paterne sono accanite giocatrici), o al Mercante in Fiera, che papà Stefano è molto bravo a condurre. Lo abbiamo ripreso anche con i nipoti  che ne sono entusiasti. Quanto si divertono a riconoscere e scambiare le figurine!

Eduardo occhieggia tra le righe, e senza che Erri tenti di emularlo. Sta lì e basta, sulla vetta. Mentre ascolto le parole di LUI nel dialogo, non posso fare a meno di vedere lo “sconfinato artista” con il suo viso scavato, sornione e lento, che in effetti ha molto di Erri De Luca!

EduardoNel primo capitolo, La scuola dell’ammuina, lo scrittore sottolinea a chiare lettere l’unicità stellare del grande drammaturgo, rivelando quasi una forma di “devozione” per lui. E non potrebbe essere diversamente per un napoletano del 1900!

“ Eduardo De Filippo. Nessun napoletano nato nel 1900 può prescindere da lui[…] Napoli è stata e resta in cartellone per le scene del mondo grazie a lui. Come ogni sconfinato non ha lasciato scuola, successori. Chi osa ricalcarlo non raggiunge il rango di pappagallo, creatura capace di buona imitazione”

La collocazione temporale di questa lettura fuori stagione è solo un accidente. Anche in un’ assolata domenica di luglio, post-temporale, ai piedi dei Colli Euganei, il testo vive di vita pulsante, universalmente napoletana.

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