Odisseo, protagonista e narratore in prima persona, ci accompagna nel suo mondo, dall’infanzia alla maturità guerriera e ci presenta tutte le persone che ama e che lo amano. Ci guida attraverso i luoghi del suo cuore e le acque dei suoi mari.

Incontriamo gli eroi e i personaggi che hanno acceso la nostra fantasia: Penelope, Achille, Ercole, Patroclo, Cassandra, Enea, Ifigenia, Medea, Giasone, Menelao e Agamennone, Elena e Paride, Ettore e Priamo, Pirro e tanti altri ancora.

Il racconto ripercorre in grandi linee l’Iliade di Omero con uno stile semplice, contemporaneo ed incisivo, che diventa sempre più incalzante man mano che ci si avvicina all’incontro fatale con il destino di Troia.

Manfredi ci fa vivere l’incredibile percorso di formazione dell’eroe di Itaca stando al suo fianco, al ritmo delle sue parole e della sua armatura.

Il mio nome è Nessuno  mi ha “trasportato” agli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, quando i miti, le leggende e le fiabe nutrivano i miei sogni e la mia vita.

Era il tempo delle enciclopedie vendute  porta a porta. La mia famiglia, mia madre soprattutto, non sfuggì al loro fascino e alla soddisfazione di accontentare le sue bambine catturate dalle immagini affascinanti che accompagnavano  storie a loro già note, ma scritte nero su bianco su quei libroni pesanti, e sempre pronte a riprendere vita con la lettura. Poi venne la scuola: elementare, media, biennio dove l’epica occupava uno spazio regale tra le materie di studio.

Miti, Leggende e Fiabe, forse edizione Garzanti, forse in tre volumi rossi, forse con scritte dorate, entrano in casa e nei cuori di noi tre piccole donne. Non so che fine abbiano fatto. Forse sono in casa delle mie sorelle o forse giacciono silenziosi nella cantina polverosa della casa di famiglia, smantellata e muta, in perenne, inerte attesa di un nuovo soffio di vita.

Il mio nome è Nessuno mi riporta a quel mondo lontano, a quel rosso fiabesco, alla scuola, alla magia della letteratura epica e al suo incantesimo.

Frammenti dal libro

I ricordi. “Sono belli i ricordi: sono la nascita, la vita. Il futuro è la morte, morte di un eroe, morte di un coniglio. Nessuna differenza, tremenda certezza.”

I nonni. “«Quando andiamo a trovare il nonno?» Non so perché mi vennero quelle parole alla bocca. Mi sembrava di sfuggire alla paura di ciò che era troppo più grande di me. È invece naturale che un ragazzo desideri andare a visitare il nonno per ricevere doni, farsi narrare belle storie e non pensare a nulla di terribile.”

Il tedio e la vita. “Sapevo ora che anche le emozioni più violente, più terribili e spaventose, erano preferibili all’immobilità, all’inerzia, al tedio di una vita sempre uguale.”

Calcante e il tempo .”«Accetterò il tuo patto se risponderai a questa domanda: perché mi sfugge il trascorrere del tempo? Perché non so da quanto mi trovo in questo luogo e nemmeno i miei compagni ne parlano mai?» «Perché ci sono due frontiere nel nostro mondo: quella del tempo e quella del luogo. Tu hai varcato quella del tempo e se per te trascorre un mese per gli altri può trascorrere un anno.”

La palizzata.” e l’alzammo in poco tempo: il monumento alla nostra paura.”

Testa di Ulisse (copia in marmo del 4 – 26 d. C. da un originale ellenistico in bronzo del 170 – 160 a.C.; da Sperlonga).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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