Con Gad Lerner tra lanzichenecchi, capitani di ventura e flauto d’oro

Caro Gad,
la tua trasmissione di ieri è stata superba. La defamiliarizzazione messa in atto dagli Accampati ha creato un alone surreale, che ha dato un tocco ulteriore. Il loro linguaggio scarno, essenziale e diretto ha messo ancora più in evidenza il vuoto dei parolai di mestiere (e qui includo tutti). Quel loro richiamare al “patto” concordato prima della trasmissione, quel loro volersi attenere al “compito”, mostrerà anche ingenuità, rigidità forse, ma è un bell’esempio di correttezza e dunque fa ben sperare.

Ti ringrazio per avere portato in trasmissione la MUSICA. Formisano e Takahiro Yoshikawa sono stati superbi. Mi sono commossa di fronte all’ineffabile bravura e passione di questo Flautista d’Oro! Lucido come il suo strumento, brillante anche nelle parole. La metafora dell’orchestra e del ruolo del solista al suo interno, già interiorizzata da molti di noi, è apparsa quanto mai efficace.
Grazie alla Dominianni, sempre pungente e vera, spariglia, mette sul piatto le verità che pungono. Persino Stracquadanio, condotto per mano dalla sapiente conduzione è apparso più “credibile” di altre volte. Sorprendente la tiritera sull’insostituibilità dei due capi storici… Ma siamo pazzi? La toppa messa dopo a dire che per il partito lo sono è servita a ben poco. E la figura del Maestro Limonta, che tuffo nella realtà pulita! E la tua campagna per la cittadinanza! Quel tuo essere sempre in prima fila e parlare in prima persona di cosa significhi essere e sentirsi Italiano e non poterlo “ufficializzare” sulle benedette carte, se non dopo anni di lotta, di attesa, di frustrazione, di latitanza delle Istituzioni…Non commento la scelta teorica  di impostazione del programma che è come al solito di alto livello. Credo nella ciclicità della Storia.
Grazie Gad

Dal Blog di Gad Lerner: “Stasera su La7 alle 21,10 L’Infedele vi propone un’analisi storica di questa Italia allo sbando. Tra i lanzichenecchi black bloc che riesumano la parodia del sacco di Roma (1527), e i capitani di ventura divenuti esperti in imboscate parlamentari (sempre intenti, direbbe il Guicciardini, al loro “particulare”), si riproduce la situazione che provocò la fine del Rinascimento italiano e la lunga stagione delle dominazioni straniere. Per questo abbiamo invitato in studio il più autorevole studioso del Cinquecento italiano, Massimo Firpo, membro dell’Accademia dei Lincei e docente di Storia moderna all’Università di Torino. E’ passato un mezzo millennio ma le analogie sono impressionanti. Vediamo la politica divenire irrilevante nel mentre si liquefa in diverse consorterie, soprattutto a destra ma anche a sinistra. I giovani indignati, a loro volta calpestati dai lanzichenecchi d’oggi, se ne accorgono e snobbano il governo in carica, rivolgendosi direttamente al potere sovranazionale rappresentato da Mario Draghi. Si consuma così, rapidamente, il declino storico della penisola. Proprio come nel 1500, il secolo in cui l’Italia perse il primato culturale e commerciale che l’aveva resa florida negli anni dell’Umanesimo e del Rinascimento…continua qui