Due i motivi che mi hanno trattenuto dallâiniziare la lettura del libro di Carlo Fruttero Mutandine di chiffon.
Il primo legato al mio essere cosĂŹ âelderly womanâ bigotta e timorosa di fronte ad un titolo cosĂŹ ammiccante, imbarazzante, allusivo a situazioni per lo meno frivole, se non piccanti;
il secondo legato alla âpromozioneâ di Fabio Fazio. Mi piace Fabio, mi piace la trasmissione âChe tempo che faâ, mi piacciono da morire le sue scelte e proposte di lettura. Penso ad alcuni suoi ospiti che sono tra i miei scrittori preferiti, Pamuk, McEwan, Auster, Erri De Luca ( unico!), Camilleri etc etc.
Questa sua scelta tuttavia mi Ăš apparsa un poâ pietistica, un poâ paternalistica, poco convincente. Che errore! Che ignoranza la mia! (Posso dirlo ora, a lettura conclusa), Decido dunque che sâha da fare e comincio la conflittuale ricerca di questo libro, vagando tra le affollate corsie della Feltrinelli di Padova.
E i colori della copertina!
 Ecco che mi colpisce lâocchio e il cuore la copertina che, lottando contro la mia scettica disposizione iniziale, fa crescere in me il desiderio di leggere MDC. Bella luminosa e sensuale. Donna in rosso, sicuramente adusa ad indossare le fatidiche e raffinate mutandine; languida, alla maniera della moda anni 40/50.
E mi torna subito alla mente la buffa conversazione con Pino-amico-di-Stefano alle terme di Venturina, in una parte della Toscana, quella vicino a Piombino, da me sempre associata al traghettamento per lâisola dâElba ed ora scoperta con occhio nuovo e pieno di meraviglia. Pino e le sue fantasie erotiche! Quella del momento? Donna con veletta⊠Eâ la donna in copertina con il suo  fascino, mistero, ironia, gusto.
Flashback
Flashback dalla mia adolescenza: scatta lâemozione. 1963, seconda media unificata di recente, in una piccola scuola del centro di Avezzano, (vicino a casa, ci andavo a piedi a scuola, sola, senza problemi di alcun tipo), un professore indimenticabile di disegno e applicazioni tecniche, Mario Quaraglia, il mito che rincontrerĂČ alle superiori e che mi guiderĂ con sapienza a creare le mie reti concettuali dove Arte, Letteratura, Storia, Scienze e Filosofia si intrecceranno in un caleidoscopio di rimandi, collegamenti, scoperte.
Lezione di disegno geometrico, quasi alla Escher, o Picasso o Braque, non soâŠrigoroso, spigoloso e flessibile allo stesso tempo. Ci invita a lasciar libera la nostra creativitĂ nella scelta dei colori. E lĂŹ mi saltano dagli occhi e dal cuore il giallo e il viola! Magicamente. Ed Ăš lĂŹ che lui mi sorride compiaciuto e mi fa i complimenti per il miglior abbinamento possibile che si possa fare con il viola. Ora, Fruttero e la sua copertina di Lorenzo Mattotti aggiungono allâarmonia del gialloviola il calore terreno del rosso e dellâ ocra. Nuova armonia che mi invoglia.
Si aggiunge alla copertina quel breve e incisivo sottotitolo, memorie retribuite, che fa scattare la chiave dellâironia. Mi piace, lo compro e comincio a leggerlo.
Storia e dintorni
Finito! Continuo il breve antefatto partendo dalla fine, dallo scherzo parigino tra nonno e nipote. Quasi un appello umano e gentile e pulito a tutti i nonni che si incontrano, magari per un tĂš o una chiacchierata o una partita a carte, uniti da una dolce complicitĂ , ma direi anche âcompetizioneâ su chi ha i nipotini piĂč creativi, piĂč brillanti, piĂč somiglianti ai âgrandi-papĂ e alle grandi- mammeâ.
 Lo vivo io con le mie amiche. Eâ vero i nipotini aiutano a vivere il doloroso passaggio dallâattivitĂ , dal senso di onnipotenza di cui il lavoro ci nutriva noi generazione around 68. Illusi dal grande sogno di cambiare il mondo e svegliati di brutto al momento della pensione, con un addio e grazie. E il mondo Ăš rimasto come sempre e, per molti versi,  peggio di sempreâŠOra tocca ad altri illusi e giĂ delusi, ma forse per questo piĂč realisti e forse piĂč incisivi.
Tornando ai nonni orgogliosi, si, i nipotini diventano davvero gli strumenti (brutta parola!) per riconfermare a noi stessi e agli altri la nostra unicitĂ . Questo Ăš forse lâunico errore che alcuni nonni continuano a fare, lo stesso di alcuni genitori insoddisfatti che vogliono a tutti i costi recuperare sogni e ambizioni non realizzati in gioventĂč, attraverso i loro figli âŠPoveri!!! Nel giochetto parigino Carlo e il nipotino direbbero:
âcrotte deâŠparentesâ  âcrotte de⊠grand-pĂšre â and gran-mĂšreâ!â
Amici
 Amaramente comico lâaneddoto sullâamico Terzi e le sue vicissitudini politiche di giovane italiano confuso,  pre e post 8 Settembre 1943. Mi piace riportare da questo siparietto quello che Fruttero dice dellâamicizia:
âGli amici senza dubbio si muovono, seguono la loro via, si rendono ridicoli, sbagliano, perdono pezzi, spariscono per lunghi periodi; ma per me, ai miei occhi, la loro vera essenza Ăš lâimmutabilitĂ , una sorta di persistenza naturale come di albero, di isola o di tempio greco, se vogliamo. Non Ăš questione di lealtĂ , fedeltĂ , confidenza, affinitĂ o altro. Stanno sempre lĂŹ, ci sono comunque, li ritrovi anche al buio. So bene che sullâamicizia sono stati scritti saggi e trattati importanti ma io non me la sento di andare piĂč in lĂ di una similitudine, diciamo, frugale: entri nella vecchia casa, cerchi istintivamente lâinterruttore a destra della porta, premi e la luce si accende, lâimpianto funziona ancora (in gioventĂč naturalmente sono ammessi errori e disillusioni)â.(93ssgg)
Mi piace pensare che anche per me possa diventare cosĂŹ. Amicizia come âcoltivazioneâ continua. Amicizia, che un volta nata, va nutrita, risvegliata, coltivata. Fruttero ha fatto queste operazioni prima di pensare allâinterruttore? E poi ha provato ad accenderlo? Come nasce per lui unâamicizia, anchâessa per una immediata, imprevista scarica elettrica, un poâ come si dice accada per lâamore?
Madeleine
Madeleine personali nella siepe dei lamponi: tante le siepi di âmoreâ lungo la ferrovia del Cupello, periferica campagna della periferia del Regno: la Marsica, lâAbruzzo. A casa di nonna Angelina (le mie due nonne si chiamavano entrambe Angela, genitori in vena di qualificare le loro bimbe come angeli venuti dal cielo?) Nonna Angelina era grassoccia e dava a noi nipoti lâimpressione di essere una donnona! Nonna Angela, detta nonnina, era piccola piccola, quasi nana, grandi occhi azzurri, capelli neri fino alla veneranda etĂ di 96 anni, quando Ăš passata a miglior vita. Nonna Angela: una piccola grande imprenditrice, femminista ante litteram, istituisce il primo laboratorio artigianale di camiceria e biancheria intima da uomo, con quattro o cinque (forse otto? non ricordo esattamente il numero) ragazze alle sue dipendenze. Istruisce anche mia madre, che diventa bravissima e molto apprezzata per il suo lavoro. Ma poi, nel tempo, tutto crolla: malattie, crisi familiari, un padre poco imprenditore e molto âpoeta con la testa per ariaâ, portano al fallimento di unâattivitĂ che oggi, sta vivendo una stagione fortunata.
Torniamo alle more. A casa di nonna Angelina dâestate: panzanella con pomodori dellâorto per merenda, tante more raccolte durante le lunghe passeggiate sonnolente del primo pomeriggio, in direzione Fucino. Abbronzatissima lĂŹ, in campagna, a Ferragosto negli anni 50-60, mentre tutti gli altri, le mie ricche compagne di scuola, cominciano a frequentare spiagge e rotonde sul mare, sullâAdriatico, in Toscana. Rassegnazione, malinconia, invidia e tante tante more.
Destino
Il destino (felice?) di Piero Crommelink. SĂŹ, capisco, aver folgorato e ispirato Picasso sazia. Toglie la fame di popolaritĂ , di notorietĂ , di riconoscimenti. Diventi eterno! Forse Ăš troppo perĂČ, diventi qualcosa sulla carta, sulla tela, certamente immutabile, ma comunque la proiezione dello sguardo di un altro che non sei tu! PerĂČ, onestamente, chi non vorrebbe essersi imbattuto in Picasso ed ispirarlo con i suoi occhi, il suo viso, la sua espressione unica , un qualcosa nello sguardo che solo un grande artista sa e puĂČ cogliere e rendere eterno?
Franco Lucentini
Carlo fa di Franco Lucentini, lâamico, il collaboratore, lâispiratore, in un certo senso lâalter ego un ritratto vivo e commovente, ricco di tratti realistici e di trasposizioni di sogno. Non posso e non so aggiungere nulla, se non invitare chi volesse, a leggere le parole di Carlo stesso. So, comunque che ammiro e un poâ invidio questa amicizia, fatta di tanto.
Famiglia
Apologia della famiglia come fonte di felicitĂ , fonte di infelicitĂ . Tutto vero sebbene contraddittorio. Tutto sentito, discusso e ridiscusso, ma qui in tono cosĂŹ lieve che rimanda alla bambina e alle sue visioni sulla sua parte di cozza nella recita scolastica di fine anno.
Nonno: âE cosa devi dire come cozza?â
Bambina:â Oh, beâ, sai, le cose che di solito dicono le cozzeâ.
Fantasticamente seria e consapevole! E non assilliamo per piacere le cozze âparlantiâ. Â Rischiamo di farle diventare mute e tristi!
Fumo
Sei tu, Stefano? Carlo e il fumo e le marche di sigarette.
âPer la pipa, fumata a letto, leggendo, con candida inusuale noncuranza verso il benessere di mia madre, mio padre ricorreva a tonde scatole di miscela inglesi, e inglesi erano talvolta anche le sigarette con il marinaio barbuto o le rosse Craven â
Aristide e lo spirito del tempo
Mio suocero e il cugino Aristide. Non so se leggesse Liala (a giudicare da tutti i libri che abbiamo ereditato, non credo proprio) mio suocero Enrico, detto Toto, certo che sentĂŹ molto, come il cugino Aristide, alitargli sul collo lo spirito del tempo se, per puro gusto estetico o voglia di trasgredire o voglia di impressionare le donne e conquistarle, si fece fare su misura un bel paio, di âstivaloni â di puro cuoio, fuori ordinanza, ma cosĂŹ belli e simbolici! Da ufficiale gentiluomo, decidete voi se inglese, tedesco o altro! Quanti Aristidini descritti e viventi in qui tempi non proprio rosa!
Nep Szabadap
Nep Szabadap e la delusione ungherese del 1956. Nep Szabadap, Nep Szabadap, Nep Szabadap… ma Paolo Conte non sei tu? Ti adora Fruttero, ti inserisce nella lista degli illustri astigiani e piemontesiâŠed io ho un motivo in piĂč per amare Carlo. Razmataz , Razmataz, Razmataz, musica per le nostre orecchie!
Torino e intellettuali amici
SarĂ stata Torino, le grandi case editrici, tutte lĂŹ nel triangolo industriale (Padania?) SarĂ che molti  grandi intellettuali del mio tempo e delle mie letture hanno lavorato e sono cresciuti lĂŹ dentro, ma io provo veramente un senso di invidia, di privazione quando leggo della natura ed intensitĂ dei rapporti con Calvino, Soldati, Citati, DORIS LESSING! Questo poteva allora succedere solo se  ânascevi beneâ, se crescevi e vivevi e lavoravi in ambienti che questi dei della Letteratura si trovano a frequentare. Beato te Carlo! Salutami Huxley;
Titoli
Carlo, allora Ăš vero che i titoli delle opere straniere vengono tradotti pensando solo al successo e alle vendite nei paesi in cui si parla la lingua target ? Ma che ne fate lĂŹ, nelle stanze magiche delle case editrici, del messaggio inviato dallâautore al lettore attraverso il titolo del libro come estrema sintesi che dovrebbe racchiudere il core della storia ed arrivare come freccia scagliata diritto al cuore e alla testa del lettore?
Come paragonare, ad esempio, il bel Set in Stone del romanzo di Catherine Dunne, che cito solo perchĂ© ho appena finito di leggerlo prima di iniziare il tuo, con la sua trasposizione italiana âDonna alla Finestraâ? Set in stone: scavato/scritto nella pietra, segno del destino scolpito nella tartaruga guardiana del focolare domestico che occhieggia nel bel giardino di famigliaâŠRacchiude in sĂ© tutta la storia, tutti i dettagli, i percorsi, l’ anima.
Non approvo questa operazione, eppure funziona, funziona perchĂ© forse il lettore âcompraâ lâautore e poi pian piano si abitua a quel titolo, lo interpreta e riesce anche ad incastonarlo nella storia, anchâessa raccontata in unâaltra lingua e reinterpretata con gli occhi di unâaltra cultura.
Vita privata
Inutile commentare troppo i passi privati di Fruttero. Ciascuno di noi puĂČ ritrovarci qualcosa di sĂ©. Io riconosco in lui, in quel corpo cosĂŹ âossutoâ con tratti marcati e bonariamente âgrotteschiâ a volte, lâamata zia Anna e lâostinato bisogno di piacere âcatturatoâ nelle super proibite sigarette Gala.
âNon puoi fumare, morirai presto!â e lei rispondeva âtutti moriremo, prima o poi, io voglio farlo con il piacere tra le labbraâ
 e poi con Carlo e con Beaudelaire
“O Mort, vieux capitaine, il est temps. Levon lâancre!â
Lâancora di questa fragile e al tempo stesso granitica, ormai scheletrica donna, Ăš lâultima Gala⊠come fosse  uno dei giochi allegri, con parole inventate, fatti con le sua amate nipotine, che tanto piacere le hanno procurato in vita. Come per il saluto a Lucentini, anche per zia Anna
â che il mare arcano della traversata [le] sia [stato] soaveâ
Eâ la fine. E sono felice di aver subito il fascino dei colori in copertina e di aver ascoltato con abbandono e fiducia il pifferaio Fabio.

