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In NORTHUMBERLAND-UK, TERRA DI MEMORIE e FASCINO retrò, incontro Vera Stanhope e George Gently, due ispettori di polizia in armonia con una ambientazione vintage.

 

 

La nostalgia del Northumberland con il suo aspetto  rude, aspro, romantico e drammatico, mi ha portato a vivere la mia “siesta” di questi ultimi tempi con due ispettori molto particolari, Vera Stanhope  e L’ispettore George Gently.

Non tanto per le loro storie gialle, che hanno  le stesse caratteristiche di tante altre, ma per i personaggi che popolano un  territorio che mi porto nell’anima: Hexham Abbey, Durham, Newcastle upon Tyne, Consett, Ebchester, Lindisfarne-Holy Island, doni di un tempo  passato e affascinante.

 Northumberland-Durham County1998

Lo stesso senso del passato  della serie L’Ispettore Gently (Nomen Omen per un ufficiale di polizia che ha combattuto in Italia, dove ha incontrato Isabella, l’amore della sua vita). Ispirato al personaggio creato dallo scrittore Inglese  Alan Hunter, che in realtà ambienta le sue storie nel Norfolk, nella serie BBC  l’azione si sposta nel drammatico Northumberland degli anni sessanta,  zona quasi ferma nel tempo e per questo più rispondente alle atmosfere retrò e suggestive del testo originale.

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Hexham Abbey

L’ispettrice Vera Stanhope è il personaggio creato dalla scrittrice Ann Cleeves, apparentemente sciatta e poco affascinante, compensa i suoi modi  e il suo fisico da complicata donna di mezza età con una personalità intelligente, intuitiva e umana. Ricorrente è il suo “caro”  con cui si rivolge a  chiunque interpelli, persino i possibili  colpevoli.

Le scene  dell’ Ispettore George Gently prendono anima dalla maestosità della Cattedrale di Durham. Che gioiello! Che emozione rivederla e ripensare ai gruppi di studenti Leonardo-Erasmus+, inizialmente riluttanti alla mia idea del  tour delle chiese in stile Gotico-Inglese della zona (inclusa quella di  York, più a sud) e poi affascinati  da questi monumenti alla spiritualità e al potere di un’Inghilterra antica.

Mi emoziono  quando i personaggi  di queste storie vagano per la brughiera (the moors) o vivono nei suoi cottage ventosi sparsi qua e là, in solitudine. Il vento dell’Est sferza tutto e pulisce i cieli ingombri di nuvole e pioggia. E sveglia l’anima.

E il pomeriggio passa morbido e lento, lasciandomi sul cuore e nella testa una rilassata malinconia.

 

M. Atwood-IL RACCONTO DELL’ANCELLA. Giochi di potere sul corpo delle donne.

cop-ancella

 

 

Potenza delle serie TV!

Ovvero quando l’annuncio dell’ Emmy Award 2017 a The Handmaid’s Tale,  come migliore serie drammatica, tratta dal romanzo di Margaret Atwood, Il Racconto dell’Ancella, ti incoraggia a rileggere un libro quasi dimenticato sul vecchio scaffale, che riprende subito vita  come uno scrigno traboccante di nuove emozioni e riflessioni.

“In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta.”Risvolto di copertina

 

Il racconto di Difred

ancella

Tenetevi pronte mie care amiche lettrici (ed anche voi miei cari amici lettori)! Che storia questa dell’Ancella! Bellissima. È la prova lampante che bisogna sempre rileggere un libro in epoche diverse, in età diverse. Quante scoperte si fanno dalle quali ci siamo lasciati solo sfiorare al primo viaggio!

Durante la narrazione vivacemente al presente ti posizioni subito: sei nella testa e nel corpo di Difred e con lei cerchi di trovare le parole e gli occhi giusti per vivere insieme il nuovo mondo da incubo di Galaad.

Nella vita di Difred (patronimico: Di Fred, proprietà del suo comandante che si chiama Fred…) e nelle sue parole non è difficile rintracciare le atmosfere distopiche alla Orwell e alla Huxley, ma qui sei nel bel mezzo del mondo femminile, della mistica della fertilità, della riproduzione, del dare figli “alla Patria e ai suoi più blasonati rappresentanti” troppo vecchi o malandati per procreare. La descrizione della cerimonia di accoppiamento è surreale, al limite della farsa tragicomica.

Difred ha conosciuto l’amore e la maternità “normali”, ha un marito e una figlia dai quali è stata bruscamente separata in seguito all’assurda rivoluzione di Galaad. Purtroppo la società  pre-rivoluzione degli anni ’80, la nostra società,  è andata a gambe all’aria, lentamente ma inesorabilmente. Le prime ad esserne coinvolte sono state ovviamente le donne. Dapprima licenziate dal lavoro senza alcuna ragione, immediatamente dopo vedono bloccati il loro conti in banca segno di un’indipendenza troppo pericolosa per il nuovo disegno di società. E poi arriva  la segregazione, l’obbligo di indossare “uniformi speciali”, l’obbligo del silenzio. Unico uso della parola concesso, quello per obbedire e per recitare formule convenzionali neutrali e vuote. Arriva la negazione totale della Libertà.

Le donne vengono raggruppate in categorie sociali ben precise: le Mogli dei Comandanti, in cima alla piramide rivestono un ruolo di prestigio e godono di una notevole libertà di movimento e pensiero; le Zie guardiane, spesso vecchie e povere, ma avide di un ruolo sociale di un certo peso; Le Marte  cameriere e governanti zelanti nelle case dei Comandanti e delle loro  Mogli; le Economogli, povere donne spose di uomini delle classi inferiori. Le Giovanissime in bianco già promesse spose in tenera età. I matrimoni sono sempre combinati. Anche per gli uomini esiste un rigoroso codice “sessuale”, almeno apparentemente: niente sesso prima del matrimonio.

Al di fuori  della gerarchia, in una posizione molto  particolare  ci sono loro: le Ancelle. Donne in qualche modo privilegiate in quanto ancora fertili e in grado di permettere a chi non può, di avere un bambino. Sono rispettate, coccolate, ammirate, curate, spesso invidiate perché portatrici potenziali di vita. Avere un bambino è una grazia per la famiglia in cui entrano le Ancelle e per la società tutta.

Peculiare la vita di queste donne, “Profughe dal passato”. Vestite di rosso con abiti ampi che nascondono il loro corpo alla vista degli uomini. Indossano un buffo copricapo bianco che le obbliga a guardare sempre avanti o in basso…Escono per fare la spesa o per cerimonie sociali molto speciali. A due a due camminano lungo il Muro scambiandosi monosillabi in lode del Dio della fertilità. Il Muro è un protagonista inerte ma non silenzioso: dice tante cose con la sua struttura e con i corpi che accoglie, moniti penzolanti per chi passa e chi osa pensare di ribellarsi.

Colori

Abiti come codici colorati. Le donne indossano abiti di colori diversificati e questo mi ricorda le divise delle diverse classi sociali di Brave New World di Huxley. Rosso per le Ancelle, azzurro, a volte ricamato per le Mogli, marrone per le Zie, a strisce per le Economogli, grigio per le non donne in colonia, bianco per le Giovanissime promesse in matrimonio. Sembrerebbe una società a colori e invece è una società in bianco e nero, dove conta solo il potere dei maschi, Il resto è buio, un buio senza speranza.

E tuttavia, anche nelle peggiori condizioni di schiavitù morale e materiale, l’ essere umano tende ad adattarsi e, se possibile, a risalire in superficie per “liberarsi”. Nasce così, clandestinamente  il movimento del Mayday (M’Aidez). Membri di questa associazione riescono ad infiltrarsi nelle file degli Occhi, i guardiani della rivoluzione e nelle file delle Ancelle e perfino delle Mogli che pur di avere un bambino da esibire sono disposte a trasgredire. La nostra Ancella attraversa tutte queste realtà cercando di non soccombere. Viene più volte tentata dalla trasgressione che anche  il suo stesso Comandante organizza. Si lascerà tentare dalla sua vera e vecchia natura, fatta d’ Amore?  Intanto racconta quanto le sta succedendo, perché

“raccontarti questa storia significa credere in te, credere che esisti. Se ti sto raccontando questa storia è perché voglio che esisti. Racconto, dunque esisti” cap 41

 

È stata una lettura avvincente e come sempre accade nei romanzi distopici, molto ricca di spunti applicabili alla nostra vita attuale. Ma, non basta,  tenetevi pronti perché vi aspetta anche un finale stupefacente!

 

Pagine da gustare

 

23   Macchine. Certe cose non cambiano

26   Fake news

26   Le alette bianche paraocchi

39   La passeggiata lungo il muro  e gli abortisti

44   Ricerche

76   Stupratori e stuprate: chi è il colpevole?

93   Le Cerimonie

121 Ancelle al cinema

122 L’ancella ricorda sua madre

142 Trasgressioni: Il Comandante vuole giocare a Scarabeo

143 Notte

147 L’amante del nazista

157 Vogue e le riviste trasgressive anni ’70

168 Il muro

169 La macchina stampa-preghiere

223  Le donne di prima-Quanta infelicità!

231 Ancella profuga dal passato

236 Piume viola nell”indumento trasgressivo

280 La rigenerazione

308 Il sipario storico

 

Curiosità estetiche: che bella la copertina di Fred Marcellino

 His surreal landscapes, exotic backdrops, impressionist palette, and precisionist typography defined a particular kind of literary genre. By “defined” I mean Marcellino gave authors including Anne Tyler, Tom Wolfe, Milan Kundera, Judith Rossner, Margaret Atwood and Primo Levi, to name but a few, a visual persona that underscored their words and ideas. Marcellino’s distinctive personal style never conflicted with the writers’ character, but like the best graphic interpreters he added dimension that was not always there. He also, and perhaps most importantly, challenged the strict marketing conventions imposed on packaging fiction and non-fiction blockbusters that required gigantic type for the author’s name and a small, literal illustration of the plot or theme. Although these kinds of covers grabbed attention there was little aesthetic resonance. Marcellino introduced subtly painted and smartly lettered mini-posters that established allure. He was a master of sky and many of his book jacket illustrations use rich, cloud-studded skyscapes as backdrops and dramatic light sources for effect. He typically rendered the light of early dawn and late afternoon in pastel hues and airbrush smoothness to create surreal auras. The way in which he manipulated light on such subjects as walls, chairs, and doors enabled him to transform the commonplace into charged graphic symbols. wikipedia

 

 

 

 

 

 

 

E. Strout- Da OLIVE KITTERIDGE a THE BURGESS BOYS. Storie americane tra solitudini, conflitti e soluzioni. Emmy Awards 2015

Settembre 2015- 67th Primetime Emmy Awards

emmy awards

– Miglior regia per un film, miniserie o speciale drammatico: Lisa Cholodenko in Olive Kitteridge
– Miglior sceneggiatura per un film, miniserie o speciale drammatico: Jane Anderson per Olive Kitteridge.

Olive Kitteridge, la serie TV

Olive Kitteridge_HBOHo iniziato a “conoscere” Elizabeth Strout con The Burgess Boys. Atmosfera e storia  particolari che ho cercato di  analizzare nella recensione che riporto in questo post.

Non ho letto Olive Kitteridge, considerato da alcuni critici e scrittori un capolavoro della letteratura moderna, ma ho voluto  guardare la miniserie HBO 2014, con protagonista la splendida Frances McDormand.

OliveKOlive è una professoressa, molto spinosa e rigida. Intorno a lei vive una piccola comunità  di personaggi  tipici della provincia americana (siamo nel Maine): il marito farmacista, il figlio frustrato, il  collega poeta e alcolista innamorato di lei, l’ entusiasta e fragile assistente in farmacia e tante altre persone con problemi esistenziali e spinte suicide/omicide inquietanti. Olive sembra essere il capitano di questa nave  in navigazione in acque perennemente agitate.

Olive Kitteridge_bookcoverNon nascondo  che i “quadri” che compongono questo “romanzo per racconti” abbiano prodotto  in me un senso di profonda inquietudine. 

Ma, alla fine, nel mare tempestoso dei conflitti, delle frustrazioni, dell’enorme non-detto  all’interno di questa famiglia americana, emerge un filo di speranza e di forza, che vive dentro  Olive e riesce ad irradiarsi intorno a lei, tra le persone che, in qualche modo,  la vedono come un punto di riferimento, nonostante la sua pervicace volontà di “non piacere” e mantenere il distacco da tutti.

Questo mondo mi confonde, ma non voglio lasciarlo

La storia si  conclude con queste parole (più o meno), che appaiono come una soluzione, forse temporanea,  all’enorme conflitto esistenziale di Olive. 

 Ho apprezzato la serie, la cui sceneggiatura è stata curata anche dalla stessa scrittrice. E tuttavia non leggerò il libro. Ancora forte è il condizionamento di questa bella produzione amricana. Forse in futuro, chissà.


 The Burgess Boys. Una storia americana tra conflitti e integrazioni

clip_image002Strout scrive un sapiente romanzo di introspezione psicologica, molto americano nei rapporti conflittuali tra genitori e figli, specialmente padre-figlio e nello svelare vizi, virtù e miserie tristi della  borghesia  del Maine.  Su tutto domina il tentativo di analizzare e comprendere il fenomeno dell’identità e dell’integrazione.

Molto interessante è il ritratto di una comunità disorientata di fronte al gesto eclatante di un ragazzo problematico, Zach: una testa di maiale sanguinante viene gettata sui tappeti della moschea mentre i fedeli Somali sono in preghiera. Anatema! Eppure, il ruolo del vecchio saggio Somalo sarà determinante per l’esito della vicenda.

I fratelli Burgess tornano a Shirley Falls per aiutare il nipote Zach ad uscire dai guai. Sono due avvocati: brillante, ricco e famoso Jim; riflessivo, insicuro, apparentemente fragile, Bob. Tornano lì da dove erano scappati per non essere soffocati nella palude del Maine. Questo ritorno segna l’inizio del cambiamento.

nel-maine7La comunità Somala e i suoi usi e costumi diventa lo specchio deformante dell’immagine stereotipata e condivisa dell’America, agli occhi dei suoi cittadini. Lo capisce bene Susan quando va a trovare i fratelli a New York.

Lo shock culturale l’assale: Shirley Falls vs NY. Arrivare da un altro mondo e atterrare in una città di pazzi, sporca, sotterranea e piena di celle in cui vivono uomini e donne che si illudono di guardare tutto dall’alto. Bianchi che guardano bianchi.

clip_image004New York, New York! Sempre lei, magica e terribile, a fare da sfondo a una sfaccettata storia di identità, familiari e sociali. Così come fa da sfondo quel Maine, provincia “nobile”, tanto esaltata e adorata dagli intellettuali e dai radical chic… Quella provincia che tuttavia soffoca i Burgess, ma che contribuirà, essa stessa, a compiere il processo di cambiamento che domina la storia.

Jim, Bob e Susan Burgess sembrano tre twins, anche se i veri gemelli sono Bob e Susan. Tutti e tre si oppongono e si completano, allo stesso tempo. Sono uniti per la vita, o meglio, per un lungo tratto della loro vita, da un segreto inconfessabile che ha minato il loro sviluppo individuale, familiare e sociale.

clip_image008Il cuore della storia è il rovesciamento di prospettive, di vite e di punti di vista. La parola chiave è “cambiamento”. Tutti sono costretti a cambiare sotto la spinta di eventi esterni drammatici, passando attraverso l’infelicità sostanziale dell’uomo di successo, la frustrazione del fratello “debole”, le paranoie e il senso di superiorità della donna ricca ed elegante, Il tradimento del marito perfetto, la sindrome del nido vuoto, le frustrazioni della moglie abbandonata, il piacere maledetto dell’alcol, “The quiet majesty of long marriages…”, come ironicamente dice Franzen in Freedom.

Tutta questa materia ed altro ancora fanno del romanzo di Strout  un bell’ affresco  moderno.

Un piccolo assaggio:

22 November-Somali, New England, JFK and Jackie, “the pink-suited wife”

clip_image010“In the dark he [Abdikarim] lay on his bed and pondered the DVD he had taken from the library when he first came to Shirley Falls. Moments in American History, but the only moment Abdakarim watched, repeatedly for weeks, was the assassination of the president, because of the pink-suited wife climbing over the back of the car to try to reach the piece of her husband she saw flying away. Abdikarim did not believe what was said of this famous widow that she cared only about money and clothes. It was recorded, and he saw. She had felt in her lifetime what he had felt in his. Though she had died (living to be as old as Abdikarim was now), he thought of her as his secret friend.” E. Strout,The Burgess Boys, p.205

Un  richiamo alla  finestra  di Hitchcock

dalla finestra Hitchock“Across the street, lights were on in different apartments. there was a private show up here: the young girl who could be seen in her bedroom walking around in her underpants and no top. Because of how the room was laid out, he never saw her breast[…]two windows over was the couple who spent a lot of time in their white kitchen, the man reaching into a cupboard right now…”p.24

Tutto accade a Novembre, nel Maine

fall_foliage_nh1“The November sun-not high in the sky, but coming at the town from an angle-sliced across the streets, across the lawns that were still green, fell on half-sunken pumpkins left on stoops from Halloween, shone against the tree trunks and their bare limbs, beamed through the clean air, making mica specks in the old sidewalks glitter…(147)

Ritorno a Shirley Falls

ap_somalia_president-minnesota.1-4_3Jim parla con Bob  del suo ritorno a Shirley Falls, quasi a prepararsi psicologicamente all’evento e parla dei nuovi cittadini, in particolare dei Somali, e del loro ruolo nella vecchia società del Maine:

“So I now come back.  And I come back to say, Hey, you guys, here’s a state whose population is getting older and poorer and industry is leaving, has left, for the most part.   I’ll say the vibrancy of society depends on newness, and what a fantastic job Shirley  Falls has done in welcoming this newness, let’s keep on with it. The truth is, Bob, they need those immigrants… p.128

Gomorra-la serie TV. Nessuna salvezza per nessuno

Non volevamo raccontare la camorra al mondo, ma al contrario raccontare il mondo attraverso la camorra.

 Gomorra la serie

Non è una storia “masticata” e poi risputata in faccia ai telespettatori. Non è la storia della lotta tra il bene e il male, con vincitori e vinti.

RobertoÈ la realtà del male  raccontata da chi la vive, in prima persona. Nel libro Gomorra,  Roberto Saviano-narratore descrive con tragico stupore gli eventi disgraziati e le vite di un gruppo di persone “fuori”. Vuole che il mondo sappia cosa succede in terra di camorra.

Nella serie TV la vita dei protagonisti è quella che appare: violenza pura, istintualità sfrenata, armi come protesi bollenti e soldi, tanti, dominatori insieme con la droga. Il punto di vista è nei loro occhi e nelle loro azioni,

“Quindi la visuale doveva essere unica. Nessuna salvezza per nessuno. Polizia, società civile, sono state messe in secondo piano perché così è nella testa dei personaggi che raccontiamo.”

 Un mondo a sè stante con una sua  potente struttura portante. Nessun personaggio più o meno rassicurante che assomigli a quelli di altre ben più edulcorate fiction televisive.

Eppure questa serie ti cattura e ti scuote il cervello. Non c’è l’empatia che il libro ti porta a provare per alcuni personaggi, non c’è il palpitare sconvolto del film, ma c’è un ritmo lento e inesorabile che coinvolge il telespettatore.

Personaggi magnifici, musica perfetta, luci che parlano. Sguardi protagonisti. E i bambini! I bambini che, nonostante tutto giocano, complici consapevoli dei loro padri.

Mi è piaciuto molto. Tutta la prima serie. L’ultima puntata ci ha strizzato l’occhiolino e ci ha avvisato: non vi preoccupate, torniamo presto!

I lavori di Saviano, recensiti in questo blog, mi hanno sempre lasciato qualcosa di importante, in maniera differente: dal libro Gomorra, alla sua  trasposizione in film,  a Zerozerozero, a questa indovinata serie TV che trovo affascinante nella declinazione nuova di una storia antica.

Gomorra la serie2

 

Roberto dice la sua a proposito delle solite critiche:

 La sfida era raccontare il male dal suo interno, mantenendo credibilità, alleggerendo la narrazione senza suscitare mai empatia. Avevamo l’ambizione di tracciare una via italiana alternativa per le serie tv per non ricalcare le produzioni americane. Non volevamo raccontare la camorra al mondo, ma al contrario raccontare il mondo attraverso la camorra.[…]

Tutte le polemiche suscitate dal mio lavoro, dal nostro lavoro, me le spiego solo analizzando l’attitudine di gran parte della classe dirigente e intellettuale napoletana, che dopo il dominio della Dc e i Gava, aveva creduto di costruire un nuovo rinascimento. E invece tutto è sprofondato in un nuova degenerazione.

Questi amministratori e questi intellettuali hanno una cecità colpevole e complice, incapaci di raccontare ciò che hanno sotto gli occhi. Hanno visto male e poco, hanno scelto di sottovalutare e pensare ad altro. continua a leggere

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