Azar Nafisi-LEGGERE LOLITA A TEHERAN. Ieri, un seminario di letteratura  per sopravvivere al regime; oggi, con Mahsa Amini “Donne, vita, libertà”.

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Lettura per quesiti

Leggere romanzi sviluppa la consapevolezza di sé  e  il bisogno di scegliere liberamente il proprio destino?

Scelte libere conducono davvero  ad uno stato  di  felicità e di legittimo esercizio del diritto all’immaginazione?

E contribuiscono a cambiare la società?

Leggere Lolita a Teheran di  Azar Nafisi  spinge a porsi queste domande e a rintracciare le risposte tra le pagine del libro, per interpretare  meglio il presente.

In Iran con Azar

Azar Nafisi, narratrice e protagonista degli eventi,   è una docente universitaria, specializzata in  letteratura Anglo-Americana. Rientra a Teheran da Norman-Oklahoma negli USA,  nel periodo in cui  l’Iran  sta vivendo la transizione  dal regime autocratico di  Mohammad Reza Pahlavi alla rivoluzione islamica. Completata  la metamorfosi da stato laico  a stato religioso, la vita  a Teheran diventa sempre più difficile  per molti intellettuali. Restare o “fuggire” altrove? La scelta è dolorosissima.  Azar e la sua famiglia decidono, alla fine, di tornare negli Stati Uniti d’America, “il  regno di Satana”secondo il regime.

“Erano giorni cruciali per la storia dell’Iran. Si doveva decidere la forma della nuova costituzione, e l’assetto del nuovo regime: il dibattito infuriava, accesissimo, a tutti i livelli. La maggioranza del paese, come del resto  alcuni autorevoli chierici, era a favore di una costituzione laica.  L’opposizione si organizzò formando gruppi di protesta-sia laici sia religiosi-contro le tendenze autocratiche dell’oligarchia al potere.”p.116

Azar e sua madre  hanno vissuto una vita libera in USA, ma anche a Teheran negli ultimi anni di potere dello Scià. Le donne godono di una certa autonomia e non sono  obbligate a seguire rigide regole di comportamento  e di vestiario. I  docenti  possono  liberamente scegliere gli autori da leggere e studiare con gli studenti, senza timore di interventi censori. Tutto questo è destinato  a finire negli anni  che seguiranno, a partire appunto dal 1979, gradualmente e inesorabilmente.

Maledetta letteratura

Azar Nafisi vive tutti i passaggi del processo di trasformazione all’interno  del microcosmo Università, ambiete ideale per strutturare nuove gerarchie,  nuove visioni del mondo, nuove classi dirigenti. Qui alcuni comportamenti  vengono “tollerati”.

L’ambito  di studio di Azar  è comunque tra i più pericolosi per il regime, leggere romanzi  così come lei  fa e insegna, è un chiaro richiamo alla libertà di immaginazione e di pensiero. Il regime infatti non tarda a esercitare un  controllo sempre più stretto, tanto che  Azar arriva a prendere la decisione di  lasciare l’Università. Tale decisione porta con sè dubbi  e recriminazioni,  specialmente per il taglio doloroso  con gli studenti, e soprattutto con le studentesse che vedono in lei una guida di libero pensiero.  Azar trova però  una soluzione per tenersi in contatto con loro: organizzare a casa sua un seminario.

“Tema del seminario era il rapporto tra realtà e finzione letteraria” p.20. I grandi classici della letteratura persiana  (Mille e una notte) insieme ai classici occidentali (Madame Bovary, Orgoglio e Pregiudizio, Daisy Miller, Il  dicembre del professor Corde, Lolita) diventano occasione di  incontro e di  scoperta di sè stesse e di come la letteratura incroci la vita  reale, di  ogni persona, di ogni  società.

Le  partecipanti  non potranno più fare a meno degli incontri, spesso segreti, in quello spazio/tempo di libertà, fino al momento in cui capiranno di  aver maturato un pensiero autonomo su ciò che stava accadendo  intorno a loro e decideranno  come proseguire le loro vite. Il momento diventa improrogabile quando Azar decide di lasciare l’Iran e tornare a insegnare in America.

“Per circa due anni, quasi tutti i giovedì mattina, con il sole e con la pioggia, sono venute a casa mia, e quasi ogni volta era difficile superare lo choc di vederle togliersi il velo e la veste per diventare di botto a colori. Eppure quando le mie studentesse entravano in quella stanza, si levavano di dosso molto di più. Lentamente, ognuna di loro acquisiva una forma, un profilo, diventava il suo proprio, inimitabile sé. Quel piccolo mondo, quel soggiorno con la finestra che incorniciava i miei amati monti Elbruz, diventò il nostro rifugio, il nostro universo autonomo, una sorta di sberleffo alla realtà di volti impauriti e nascosti nei veli della città sotto di noi” p. 20

Ancora quesiti…

 Perché Lolita di Vladimir Nabokov disturba il  regime?

Un uomo decide di sedurre una ragazzina di  dodici anni, Lolita. Per portare a termine il suo piano  causa indirettamente la morte della madre Charlotte, unico ostacolo  ai suoi progetti. Per  due anni  tiene prigioniera la ragazzina facendone la sua amante e operando su di lei un condizionamento totale.

“Ci tengo a ripetere ancora una volta che noi non  eravamo Lolita,  l’ayatollah non era Humbert   e l’Iran non era quello che Humbert chiama il suo principato sul mare. Il romanzo non è una critica alla Repubblica islamica, ma una denuncia dell’essenza stessa di ogni totalitarismo.”p.  52

Perché Il Grande Gatsby  di Francis Scott Fitzgerald è un libro da bruciare?

Gatsby è il prototipo dell’imperialismo  americano, il  simbolo negativo di  ciò che una persona non dovrebbe essere. Gatsby non rappresenta solo il  sogno americano, ma è molto di più, come dice Fitzgerald stesso, citato da Azar:

“fa appello alla solidarietà nei sogni, nella gioia, nel dolore, nelle aspirazioni, nelle illusioni, nella speranza , nella paura, che lega gli uomini  l’uno all’altro, lega insieme tutta la razza umana- i morti ai vivi e i vivi ai  non ancora nati.”p.133

Molto  coinvolgente e interessante è  il processo al personaggio  Gatsby, che la professoressa Nafisi organizza tra i suoi studenti, alcuni dei  quali  pro-regime.

“i ragazzi furono un po’’ spiazzati dal libro. La storia di un idealista, innamorato di una bella ragazza ricca che lo tradisce e lo rinnega.” p.132

Era una storia di adulterio e a Teheran l’adulterio era solo una questione attinente al codice penale, punito con la lapidazione  in pubblico.

Perché Daisy Miller di Henry James è sconveniente e immorale?

Perché Daisy rappresenta un modello di comportamento  femminile “ambiguo”, peculiare, libero e autonomo. Tutto il contrario  del modello di riferimento che il regime impone alle donne Iraniane. E poi è americana. E poi  è la creatura di  Henry James, scrittore che fa delle sfumature e delle ambiguità la sua cifra, specialmente nel comportamento delle sue  “figure femminili.”

“Quello che dicono è: Noi non abbiamo bisogno di James; ma quello che intendono è: questo James ci fa paura- ci confonde, ci lascia perplessi, ci mette a disagio, appunto” p. 229

Sotto i bombardamenti Azar  trova rifugio in Daisy Miller e nel suo coraggio, legge la sua storia  al buio nel corridoio, per tenere sotto controllo  le stanze dei bimbi che dormono. “Non abbia paura” dice Daisy all’indeciso  Winterbourne, e  Azar beve quella frase portando, da allora,  Daisy  sempre con sé insieme all’urlo della sirena dell’allarme rosso.

Perché Orgoglio e Pregiudizio di  Jane Austen non è consigliabile per donne e famiglie?

Perché Jane Austen con il suo tocco ironico e apparentemente distaccato raffigura famiglie inconsistenti, padri inutili e madri superficiali. La giovane Catherine, invece,  è una donna in evoluzione, sfaccettata, combattuta sulle scelte da fare e sull’interpretazione dei suoi sentimenti  per Darcy.

Ironicamente amara  la citazione del famoso incipit del romanzo di  Austen, adattata alla realtà iraniana:

“It is universally acknowledged that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wife”

diventa:

“È verità universalmente riconosciuta che un musulmano, a prescindere dal suo patrimonio, abbia bisogno di una moglie vergine di nove anni” .

Il romanzo di  Jane Austen offre al gruppo l’opportunità di parlare di matrimonio in Iran(combinati, temporanei), didivertimenti e di ballo. E sappiamo che importanza avesse il ballo  nei romanzi di Austen! Un’importanza sociale. E corporea. Il ballo  è l’unica occasione per incontrarsi, per godere di una certa intimità: allontanarsi e avvicinarsi nel ritmo della danza. Le studentesse improvvisano passi di  danza persiana, tutt’ altro tipodi ballo!

“una miscela di impudenza e sottigliezza di cui non mi pare esistano eguali nel mondo occidentale”p.296

Perché i grandi  romanzieri  che Azar propone ai suoi  studenti sono il male puro?

Gustave Flaubert, Henry  James,  Virginia Woolf, William Faulkner, T.S.Eliot, i grandi Russi, e tutta la crema  della produzione occidentale  sono il male puro?

“Con i mullah al potere…vivevamo in una cultura che negava qualsiasi valore alle opere letterarie, a  meno che non servissero a sostenere qualcosa che sembrava più importante: l’ideologia. Il nostro era un paese dove tutti i gesti, anche quelli più privati, venivano interpretati in chiave politica. I colori del mio velo, o la cravatta di mio padre erano un simbolo della decadenza occidentale e delle tendenze imperialiste. Non portare la barba, stringere la mano sa persone dell’altro sesso, applaudire o fischiare gli incontri pubblici erano considerati atteggiamenti occidentali e quindi decadenti, parte del complotto imperialista per distruggere la nostra cultura”.

Il pezzo di stoffa: la storia di Laleh che rifiuta il velo

Da otto anni  Laleh entra all’università  senza velo, liberamente. Ma le cose cambiano con l’ayatollah al potere. Al cancello d’ingresso il guardiano la blocca:

“signora lo sa che non può entrare ?”-“Sono otto anni che entro da questo cancello così” “No, signora, deve avere la testa coperta.-sono le nuove regole”…

Laleh si rifiuta…e perde il posto. Forse si rimetterà a cucire e a fare torte…”Tutto per un pezzo di stoffa”, dice Bahri il  paladino della fede.

“No, non rifiuto un pezzo di stoffa, rifiuto la trasformazione che mi viene imposta, quella che, se mi guardo allo specchio, mi fa odiare l’estranea che sono diventata” sottolinea Azar, pensando alla storia di Laleh p. 194

Azar è sempre più convinta di lasciare l’Iran

L’incontro al bar con il mago  e l’intervento  violento e censorio  dei guardiani  l’avevano fatta arrabbiare. Donne e uomini, estranei tra loro, non potevano sedere nello stesso tavolo. Lasciare il bar o sedersi in tavoli separati: i guardiani stanno arrivando per un controllo “morale”! È troppo per resistere ancora.

“in taxi mi sentivo confusa, arrabbiata  e anche un po’ pentita. Me ne vado, dissi rivolta a me stessa. Non ce la faccio più. Ogni volta che succedeva un fatto del genere, in tanti reagivamo pensando alla fuga, a qualche posto dove la vita quotidiana non fosse un campo di battaglia.” p. 348

Salutare il mago

Il mago è una leggenda! Da lui Azar va ogni volta che ha bisogno di un consiglio “illuminato”.

“insegnava cinema e teatro: i classici  greci, Shakespeare, Ibsen e Stoppard, ma anche Stanlio e Ollio, e i fratelli Marx. Gli piacevano Vincent Minnelli, John Ford e Howard Hawks.”

Un professore così non poteva reggere a lungo  nel mondo ottuso del censore cieco. Fu espulso, o forse fece in modo di essere espulso. Quando decide di  tornare in America, Azar va a salutarlo:

«Milady,»insiste «da te non ci aspettiamo verità, ma immaginazione- se sei davvero brava, forse riuscirai a farne filtrare un po’, di verità, ma per favore risparmiaci i tuoi veri sentimenti»[…]“La Austen che conosci è irrimediabilmente legata a questo posto, a questa terra, a questi alberi[…] questa è la Austen che hai letto qui, in un paese dove il censore è cieco e dove impiccano la gente per strada e stendono un telone nell’acqua del mare per tenere separati gli uomini e le donne mentre fanno il bagno”p. 371

Partire

L’ alba  della rivoluzione con le forti  emozioni provate era finita, ormai è arrivato il tramonto dei sogni. E l’unica soluzione è lasciare l’Iran.

Oggi in Iran

marcia per mahsa

“Donne, vita, libertà” sono tre parole che racchiudono un ambizioso progetto politico, una illuminata visione del mondo che ha l’obiettivo di trasformare la società iraniana degli Ayatollah  in una realtà dove le donne  possano realizzare pienamente le loro potenzialità. “Donne, vita, libertà” è lo slogan urlato durante le manifestazioni anti governative innescate dall’uccisione di Mahsa Amini.

Il  13  Settembre 2022  a Teheran la polizia morale o pattuglia della morte, addetta al controllo  dei comportamenti, soprattutto di quello delle temibilissime donne, arresta Jina (questo è il suo vero nome, curdo e proibito in Iran. Mahsa è il nome persiano obbligatorio sul passaporto), giovane curda-iraniana di 22 anni, accusandola di non indossare il velo in modo corretto e appropriato.

A due mesi dall’uccisone di  Mahsa,  l’Iran è in fiamme e la rivolta contro il regime dilaga…read more

Affascinailtuocuore ad alta voce: Il seminario della professoressa Nafisi

Professoresse e professori di letteratura Inglese e Americana questo libro siete anche  voi! Leggere Nafisi che parla di  Daisy Miller come suo rifugio sotto i bombardamenti solleva lo spirito.