
“Chi non si sia visto circondato in ogni parte dal mare, non può dire di avere un’idea precisa del mondo, e delle sue relazioni con questo.”
Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia
Chi non ha desiderato un posto magico dove rifugiarsi nell’estate torrida e vischiosa che ci ha travolto? In una sorta di reclusione da novello COVID mi sono trovata a viaggiare con un grande esploratore: Johann Wolfgang von Goethe. Avete mai sentito parlare del Grand Tour? Il viaggio in Italia di Goethe (1786-1788) è probabilmente il resoconto di Grand Tour più famoso della letteratura tedesca, anche se arrivò un po’ più tardi rispetto all’epoca classica di quello aristocratico inglese (fine Seicento-Settecento).
Un mercante sotto copertura
Goethe decide di vivere il suo Grand Tour “sotto copertura”: diventa il mercante Johann Philipp Möller per sfuggire agli obblighi mondani e alle aspettative legate al suo nome. Ma non riesce sempre a nascondere la sua vera identità. Fu davvero un’avventura, il suo GT, e non solo per lui, ma anche per chi legge il suo diario che nel corso della lettura ha come l’impressione di vivere quel tempo, con lui.
Le tappe
Tappa dopo tappa ho attraversato con lui un’ Italia magnifica: ho riconosciuto luoghi e persone, ho scoperto realtà nuove, ho provato sorpresa e compiacimento per le reazioni di Goethe di fronte alla bellezza dei porti, dell’arte, ma soprattutto di fronte agli Italiani, la cui fama era spesso intrisa di pregiudizi. Mi colpisce come alcune sue osservazioni siano ancora oggi riscontrabili verso, ad esempio, i napoletani o i meridionali in genere, e perfino i settentrionali. Dal 1786, anno in cui Goethe lascia Weimar per intraprendere il viaggio, ad oggi, poco è cambiato.
Conosco tutte le città e i paesi che Wolfgang ha attraversato, in alcune ho vissuto, ma grazie al suo sguardo ho confermato l’emozione e i ricordi che ho dei luoghi e delle persone che li abitano. E ne ho scoperto aspetti sconosciuti.
Attraverso il Brennero Goethe entra in Italia, e via verso le meraviglie del nostro paese:
Verona, Vicenza, Venezia sono le prime tappe, dove scopre l’architettura di Palladio, che lo entusiasma;
A Bologna e a Firenze resta pochissimi giorni Roma è il cuore del viaggio. Arriva nell’ottobre 1786 e vi rimane per mesi. Qui si dedica allo studio dell’arte antica e rinascimentale, frequenta artisti tedeschi residenti in città (come il pittore Tischbein, che lo ritrasse nella celebre Goethe nella campagna romana);

A Napoli e in Sicilia (1787) lo colpiscono profondamente il paesaggio, la luce, il popolo:
“Non è guari possibile formarsi un’idea giusta dell’Italia, senza avere vista la Sicilia; qui sta la chiave di tutto.”
Ecco come descrive il suo arrivo a Palermo:
“Palermo, lunedì 2 aprile 1787. Finalmente dopo molti sforzi, siamo arrivati circa le tre del pomeriggio nel porto, dove ci si offrì una vista piacevolissima, e trovandomi pienamente ristabilito, ho potuto goderla a mio bello agio. La città giace in pianura, ai piedi di un monte, volta verso il mare a tramontana, ed era oggi illuminata da un sole limpidissimo; scorgevamo il profilo di tutti gli edifici, illuminati dal riflesso di quello. Sorgeva a destra il monte Pellegrino, di forma bellissima, ed a sinistra si stende in lontananza la spiaggia, con seni, capi, e promontori. Contribuivano poi molto ad abbellire il colpo d’occhio, le frondi verdeggianti di alberi graziosissimi, le cui cime illuminate da tergo, brillavano per le tinte cupe degli edifici, quasi a foggia di lucciole vegetali. La limpidezza dell’atmosfera dava tinta azzurrina a tutte le ombre.”
Sulla via del ritorno si ferma di nuovo a Roma per un secondo soggiorno più lungo, fino alla partenza nel 1788.
Non solo turismo: una rinascita
Goethe non viene in Italia solo per turismo culturale nel senso convenzionale, è in cerca di una sorta di rinascita personale e artistica: vuole liberarsi dal peso della vita di corte e ritrovare una dimensione più autentica, classica, sensuale. Lo sostengono in questa ricerca lo studio della natura, della botanica, della geologia intrecciati con quello dell’arte. A proposito di geologia, Goethe aveva con le pietre un rapporto profondo, sistematico e quasi affettivo: furono per lui una vera seconda vocazione, coltivata per tutta la vita con rigore scientifico e immaginazione poetica. In ogni paese, città, campagna andava alla scoperta di “pietre e rocce”, quasi un’ossessione.
Lettere e diari
Durante il soggiorno nelle varie località Goethe trova il tempo e la volontà di scrivere lettere dettagliate ad amici e parenti ed emozionanti pagine di diario. Da un grande della letteratura come lui, non ti aspetteresti uno stile così semplice, un entusiasmo così infantile nel descrivere ciò che vede e le emozioni che prova.
Da questo carteggio nasce Il Viaggio in Italia (Italienische Reise), pubblicato solo anni dopo il suo ritorno, tra il 1816 e il 1817. Non è un semplice diario di viaggio, ma un testo costruito a posteriori, che mette insieme osservazioni dirette e riflessioni successive sulla propria formazione artistica e spirituale. Questa esperienza getta le basi del concetto tedesco di Bildung (formazione), ovvero di un processo interiore, dinamico, mai concluso, che riguarda la totalità dell’individuo: sensibilità, intelletto, carattere, immaginazione, responsabilità verso il mondo. Viene da qui il Bildungsroman? Molti pensano di sì.
Il compagno di viaggio: Heinrich Kniep
Rimane impressa la figura del suo accompagnatore Heinrich Kniep (1755–1825), scelto da Wolfgang a Napoli nel 1787 per illustrare il suo viaggio. Insieme visitano Napoli, Paestum e fanno un’importante escursione in Sicilia. Kniep realizzò numerosi disegni e acquerelli paesaggistici e architettonici sotto la stretta supervisione del poeta, che vedeva nell’arte visiva un complemento fondamentale alla sua osservazione scientifica ed estetica della natura e dell’antichità.
Un viaggio anche linguistico
La traduzione di Augusto Nomis di Cossilla del 1875 è anch’essa un viaggio avventuroso: il suo italiano è così arcaico, così connotato da espressioni che oggi non esistono più, che ho dovuto spesso interpellare fonti qualificate per capirne il significato. La sua traduzione del Viaggio in Italia è una delle prime italiane dell’opera, pubblicata a Milano da Stab. Tipog-librario Ditta Editrice F. Manini, 1875. Anche questo aspetto ha reso la lettura di Viaggio in Italia qualcosa di speciale.
Vale la pena leggere la sua Prefazione: vi troverete il punto di vista di un intellettuale del tempo che non risparmia critiche al testo e all’entusiasmo talora infantile di Johann, ma che in fondo ci restituisce la grandezza — anche sociale, geografica e scientifica — dell’opera di Goethe.
