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  • Con Amnesty International contro la pena di morte

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Ayşe Kulin-LE QUATTRO DONNE DI ISTANBUL- Nascita e sviluppo dell’intolleranza e dell’odio. Dove sentirsi a casa?

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Le Quattro Donne di Istanbul di Ayşe  Kulin, è il racconto di un graduale e irrefrenabile scivolamento della Turchia verso forme estreme di intolleranza, dalla nascita di una Repubblica illuminata alla creazione di una Repubblica dittatoriale. Le vicende narrate attraversano la vita di quattro donne di generazione diversa, ma della stessa famiglia: Elsa-Ebrea Tedesca, Suzi  sua figlia, innamorata della Turchia che l’accoglie bambina, Sude  figlia di Suzi,  turca che più turca non si può e Esra,  ultima del quartetto, che, più che sicura della sua identità turco-musulmana, scopre con incredulità che le cose non sono mai come appaiono o come si crede che siano.

Alle quattro donne vanno aggiunte Hanna, che Elsa porta con sé nella fuga da Francoforte, una che non si perde d’animo e ricorre a qualsiasi mezzo, anche il più esecrabile, per garantirsi la sicurezza, e “Madame” il cui ruolo è decisamente rilevante, specialmente nella vita di Suzi.

Tutto ha inizio con la fuga dal nazifascismo di Hitler di una famiglia ebraico-tedesca, gli Schliemann.  Gerhardt  il padre, stimato medico e professore universitario, Elsa la madre, Peter e Suzi i figli, cittadini di Francoforte fino ad allora a pieno titolo. La prima meta dei profughi è Zurigo, dove vivono i genitori di Elsa. Qui, dopo una rocambolesca fuga in treno, iniziano una vita nuova e non facile, ma al sicuro dalle persecuzioni naziste.

Gerhardt deve reinventarsi un lavoro, visto che non è facile continuare ad esercitare la sua professione in Svizzera. Suo suocero gli viene incontro proponendogli un progetto molto speciale: creare un elenco di scienziati e accademici ebrei, una speciale “agenzia di collocamento” di “Scienziati dell’Europa” che, espulsi dal loro paese, vengono ricollocati in Turchia per creare la moderna università di Ankara, su richiesta dello stesso governo turco.

“«Se sto bene, io?», la voce di Hirsch tremava per l’emozione. «Io… costretto ad abbandonare il proprio paese oltre che il lavoro. Umiliato per il fatto di essere ebreo, considerato inferiore…ora mi trovo qui, in uno splendido palazzo dell’Europa, invitato come un ospite di riguardo. Direi che sto bene. Di fatto, è come se fossi nato una seconda volta»”66-67

La storia prosegue sui binari di vicende personali e politiche che si intrecciano e si completano. Un libro interessante, piacevole e ricco di informazioni su una realtà di cui tanto si parla e poco si conosce. I capitoli iniziali sono  quelli più coinvolgenti, dal momento che ci portano all’interno di sentimenti forti come la tragedia dei fuorusciti ebrei tedeschi e l’entusiasmo della costruzione di una nuova realtà accademica in Turchia, dove la cultura e la ricerca vengono giustamente percepiti come pilastri di una società moderna. Allora, in Turchia la politica era lungimirante. 

 

Assaggi

Noi Scienziati dell’Europa, ieri come oggi possiamo fare la differenza- «Sono passati solo sei mesi da quando ho lasciato Francoforte. Eppure eccoci qui, in un nuovo paese, con l’incarico di compiere una missione sacra. Come mi ha detto il ministro dell’Istruzione durante il nostro primo incontro, noi, Scienziati dell’Europa, siamo chiamati a trasmettere la nostra conoscenza e le nostre pratiche ai giovani di questo Paese. Siamo chiamati a svolgere un ruolo fondamentale volto a formare le giovani menti di un’intera generazione di futuri leader. Un compito impegnativo ma anche affascinante»69

Suzi insegna lingua e letteratura Inglese tra colpi di stato e compiti da correggere-” «Forse dovremmo organizzare anche noi un colpo di Stato», disse Suzi. « Non ne posso più di correggere compiti »  248

Un’ affascinante tradizione turca- Hirsch, Sude e Gerhardt partono per partecipare al funerale del dottor Zuckmayer, Suzi versa dell’acqua mentre si allontanano in macchina «La mamma lo fa sempre» « È una bellissima usanza turca» , disse Hirsch. « Significa “Vai e torna come l’acqua. Che iltuo viaggio possa scorrere liscio come l’acqua».256
Figli, nipoti e genitori sparsi per il mondo, di chi è la colpa?– “Elsa sbirciò i nipoti da sotto la falda del suo cappello di paglia. «. Nostro figlio è americano mentre nostra figlia è turca. I nostri nipoti sonotutti cristiani o musulmani. Era questo il nostro destino?» «Non ho nulla di cui lamentarmi, Elsa. E comunque non ècolpa del destino. È colpa di Hitler!»”262

Un altro colpo di Stato! E io me lo ricordo, a Santorini l’aereo per il rientro in Italia viene fermato, nessuno sa dirci perchè…“ Era il 16 Luglio 2016… Un altro colpo di Stato!”

Riaffiora l’antisemitismo, scoppiano le bombe. Lasciare la città? «A che scopo andare da un’altra parte?» Sentii dire a Su.( Suzi)« Un uccello con l’ala spezzata non potrà mai stare tranquillo. Siamo fuggiti dalla Germania, no? Saremo sempre stranieri ovunque andiamo »304-305

Incitamento all’odio- “Stanno creando un nemico comune per cercare di unire le fazioni religiose. L’antisemitismo è uscito dall’ombra, Non si preoccupano più di restare nascosti”328

Dove sentirsi a casa?-“Io, la dottoressa Elsa Esra  Atalay  Selmaz,  discendente di ebrei tedeschi costretti a fuggire dal proprio Paese, e di turchi musulmani che avevano dedicato la vita ai propri cari, forse dovrò abbandonare la terra in cui sono nata. Sto raggiungendo il mio uomo e forse, un giorno, avrò la possibilità di vivere in un Paese dove potrò sentirmi a casa”345

A teen-reviewer’s preference for crime novels: Murder on the Orient Express, by Agatha Christie, “the Queen of Crime”

orient express Vera

I’ve recently discovered my preference for crime novels. It all began with Peter James’ gripping novel, You are Dead. I then turned to Agatha Christie, and was taken by the mystery of  Murder on the Orient Express.

The story begins with the private Belgian detective, Poirot, boarding a train from Istanbul to London.  Due to the train’s first class being full (which was unusual for the time of year) Poirot occupied a place in second class, until he was offered a compartment in first class by his friend, M.Bouc.

The detective sat and observed the other fascinating and amusing passengers and was soon approached by a worried, old American who went by the name of Samuel Ratchett, who offered him a large sum of money to protect him as he believed his life was in jeopardy. However, he refused by saying

I do not like your face, M.Ratchett.

That night, the train was brought to a dead stop in a snow storm and Ratchett was found dead stabbed 12 times in his…

I enjoyed how Christie split the novel into three sections(the facts, the evidence and the solution); then into chapters (eg. The Evidence of the Conductor, Poirot Propounds Two Solutions)  allowing the reader to have a sneak-peek at what the next chapters hold, yet still leaving suspense.

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The only thing I wasn’t too fond of was how Agatha used many stereotypes, such as: English people have no emotion, an Italian would have enough anger to stab like that, a woman would be too weak to commit this murder and so on so forth.

 This novel is really gripping with the tragic drama of the passengers’ past, creative red herrings and the ending’s shocking revelations. This book is a classic and a must-read for anyone.

 Vera  Summer 2016

Grecia,Turchia, Siria, Afghanistan: Stupore? Ansia? Paura? Normalità.

bussola a estMa che sta succedendo?

I venti da Est/Sud-Est si fanno sempre più forti. Le  ultime notizie preoccupano e fanno riflettere sulla pericolosità  del momento.

In Grecia, senza se e senza ma, viene spenta la Tv pubblica e licenziati i lavoratori. I fantasmi del passato si riaffacciano, forse.

machestasuccedendoIn Turchia accade l’impensabile: proteste, repressioni, silenziamento delle TV d’opposizione (per non turbare i bambini con scene di  ribellione…) e,  “arresto” in blocco  di decine di avvocati, difensori dei manifestanti.

In Siria si continua a combattere e a morire, mentre i  giochi  di potere  continuano tra fiumi di sangue, violenza e dolore.

Più in là, in Afghanistan, un po’ si combatte un po’ si è in missione di pace, ma intanto si muore…

Idisorientamenton Italia, tutto sembra avvolto da bambagia, così soft che quasi si soffoca. Lunghe attese. C’è da rimanere paralizzati, per lo meno dallo stupore e dal disorientamento.

 FARE qualcosa di serio   in politica estera, no?

Rilanciamo Pamuk e il museo dell’innocenza con Giovanna Zucconi

Giovanna Zucconi  getta il suo sguardo  sui libri best sellers in Turchia. (Tuttolibri-La Stampa  13 Maggio 2012  che libro fa in Turchia ) Flash significativo ed  efficace che mi offre l’opportunità di tornare a  Orhan Pamuk.

Con Affascinailtuocuore abbiamo attraversato, all’  interno del romanzo di Pamuk,  Il Museo dell’Innocenza, il  percorso che ha portato all’effettiva apertura del museo,  oggi magica  realtà che  Zucconi  commenta così:

“Difficilmente, invece, Orhan Pamuk risalirà nella classifica dei più ricchi grazie alla sua ultima creatura, Il Museo dell’Innocenza: non il romanzo, ma il vero e proprio museo che è andato creando negli anni insieme al romanzo, e che è stato inaugurato a fine aprile.

Una palazzina di tre piani, in esposizione oggetti evocativi del libro e dei suoi personaggi, un luogo dell’immaginazione che si concretizza. Presentandolo, Pamuk sorride come raramente gli accade.”

Affascinante l’idea di  andare a visitarlo… chissà!

O. Pamuk-THE MUSEUM OF INNOCENCE. Per le strade di Istanbul con Kemal e Füsun: emozioni da un viaggio

 

Piccole notizie

Nel 1999 Orhan Pamuk compra un palazzo storico di Istanbul per realizzare un progetto legato al romanzo Il museo dell’innocenza. Incarica l’architetto Ihsan Bilgin – prima di iniziare a scrivere il romanzo – di trasformare l’edificio in un museo dove il libro e il museo stesso si incrociassero nella storia d’amore tra Kemal e Füsun, i protagonisti. In questa storia autobiografica Kemal colleziona ossessivamente nel museo che costruisce gli oggetti toccati da Füsun, in ricordo della loro complessa vicenda amorosa. Dopo nove anni sia il romanzo che il museo sono nati contemporaneamente.

“Il governo turco ha sospeso i finanziamenti a Pamuk per allestire  il museo dell’innocenza di Istanbul, sul modello di quello di Kemal. Pamuk decide di costruirlo in ogni caso, con soldi suoi…” La Stampa, Aprile 2010.

 

Per le strade di Istanbul  con Kemal e Füsun: emozioni da un viaggio

Finisco di leggerlo il 18 Aprile 2010. E′ la giornata adatta per completare questa “epopea” amorosa. Si prevedeva pioggia  e invece c’è il sole. Ieri notte, no, pioveva, fitto fitto. L’ombrello giallo IKEA ci riparava dalla pioggia notturna.

Stamattina ritorno con Kemal e Orhan alla grande storia di Füsun. All’inizio ho scritto sulla prima pagina due parole a proposito di “siparietti” verso un’opera teatrale unica. L’ impressione iniziale era di scenette di vita senza molta attrattiva. Ora, a lettura ultimata, sono in grado di definire  meglio quest’opera: una tragedia! Dell’amore (Amore, sorry, con la A maiuscola) della sofferenza, dell’identità personale e nazionale.

Scenari

L’innocenza degli anni 60/70: il sogno di una vita nuova dove una giovane donna è teoricamente in grado di realizzare il suo schema di vita rivoluzionario e tuttavia rimane paralizzata dall’ambiente che la circonda. Non entro in questioni sociologiche, femministe o altro, non mi interessano qui ed ora.

Totalmente coinvolgente il setting della storia: Istanbul. Ancora Lei, questa volta ripresa nel suo momento di “transizione verso la modernità”, alla rincorsa affannosa dell’occidentalizzazione e dei suoi miti. E tuttavia  non riesco a visualizzare queste bellissime donne turche in “minigonna”.

via della conciliazione nel secondo dopoguerraMa Füsun che fuma sì, mi fa pensare alla Roma del dopoguerra, in parte vissuta da bambina con i miei, in parte raccontata nelle serate familiari. Mi fa pensare a mamma Clara, mia suocera. A  suo marito Enrico, Toto per gli amici, piaceva vedere la sua donna con la sigaretta in bocca, le piaceva anche vederla con addosso occhiali finti. “ti conferiscono un’aria da intellettuale, esistenzialista….” Le diceva con quel suo fare da cineasta. Bazzicava il mondo del cinema allora, come direttore di produzione nella società Faro Film di Messina, una compagnia di un certo nome che sfortunatamente  ha avuto vita breve…

donne e fumoFüsun che fuma mi fa pensare anche ai film in bianco e nero degli anni ’40 dove flessuose signore alto borghesi fumano sigarette, avvinghiate a lunghi bocchini pregiati, accanto a lucenti telefoni bianchi.

Penso al fumo vissuto dalle donne come strumento di emancipazione. Allora (ma anche oggi e forse oggi di più), giovani donne ostentavano questo feticcio per segnalare al mondo:

eccoci, siamo qui, forti, decise e pronte ad affermarci nella società

 5271794-maiden-torre-istanbul-bosforoIl Bosforo rimane magico: le sue luci, i suoi scenari, i suoi tramonti, il suo mitico invito al viaggio. Il museo dell’innocenza che raccoglie  tutti questi  momenti e gesti e azioni, vecchi e nuovi, antichi e moderni, alla fine cade in rovina e fa morire le illusioni, ma l’amore no! Ci penserà Pamuk, presenza narrativa e autore del romanzo, a recuperare il progetto… forse.

Museum Bagatti-ValsecchiIl Bagatti-Valsecchi di Milano, tra i tanti musei visitati da Kemal e descritti con intensità pari  alla ricerca dell’amore è, con la sua storia, la rappresentazione metaforica di questa decadenza, del legame troppo personale tra opere mostrate e ideatore del progetto.

La foto di Füsun al concorso di bellezza chiude il racconto e ci riporta anche all’intenso momento di intimità tra Kemal e suo padre che gli confessa un’esperienza d’amore vissuta in modo totalizzante, proprio come quella di Kemal (destino familiare?). La foto invita il lettore a credere ancora nell’innocenza dei gesti d’amore.

mynameisredIl romanzo mi è piaciuto, ma decisamente  meno di My name is Red, confermo però il mio coinvolgimento totale nella vita, dei personaggi: sono persone vere? sono create da Pamuk?

Non voglio risposte, mi basta l’emozione che la loro “verità narrativa” ha provocato in me.

Non mi è piaciuta invece  l’intrusione finale dello scrittore nel romanzo. Ha interrotto la magia. Ha rischiato di  fare di una favola una cronaca.

Una tecnica narrativamente funzionale a creare un ritmo lento e ripetitivo per farci capire e sentire che, se si ama profondamente, non ci si può stancare di inseguire il proprio sogno, ha contribuito a determinare una qualche stanchezza nel mio ritmo di lettura, che, tuttavia,  non mi ha impedito di arrivare con soddisfazione alla fine della storia.

Il romanzo mi  ha dato  gioia, mi  ha fatto pensare e mi ha confermato, se ne avessi ancora bisogno, che leggere  è uno dei massimi piaceri della  vita…almeno della mia!

O. Pamuk-MY NAME IS RED. Morte di un miniaturista a Istanbul. Fuori il colpevole!

 Dalla quarta  di copertina:

“In Istanbul in the late 1590s, the Sultan secretely commissions a great book: a celebration of his life and his empire, to be illuminated by the best artists of the day-in the European manner. But when one of the miniaturists is murdered, their master has to seek outside help. Did the dead painter fall victim to professional rivalry, romantic jealously or religious terror?”

 

Discoveries

Febbraio 2008 Unforgettable!” Guardian. Sì, davvero indimenticabile. Mi rimarrà dentro con tutta la sua ricchezza narrativa. Un caleidoscopio scintillante di colori, luci, sfumature, tra cornici e porte blù, rosse, pulviscolo colorato che attraversa e fende le stanze. Mi lascia un senso di “sazietà”, di pienezza soddisfatta. Soddisfazione di avere fino in fondo e totalmente condiviso le storie dei protagonisti. Un romanzo di “Amore e Morte”. Quante forme di amore può provare un uomo, una donna!

Anche in questo libro una molteplicità di self. Ogni capitolo inizia con I am e ogni narratore racconta la sua versione. Mi sono ritrovata in una sorta di Rashomon.

 Non conosco il turco, ma credo che l’Inglese dell’edizione che ho letto (trad di Erdağ M. Gōknar) aggiunga alla struttura ricorsiva del discorso orientale un po’ dell’immediatezza e straightforwardness della struttura anglosassone.

Concordo con  Hywel Williams (Guardian) quando definisce il romanzo come:

“A philosophical thriller…great fiction speaks of its time; in the week of the American suicide bombings, this outstanding novel clamours to be heard…[it] is a profound work with deep roots. Far from being a mere “historical novel”, it has unforgettable narrative drive that unites past and present, as well as the high art with popular appeal that has made Pamuk into Turkey’s greatest living writer…”

 E con Dick Davies (Times Literary Supplement)

“ the novel’s true greatness… lies in its managing to do with apparent ease what novelists have always striven for but very few achieve. It conveys in a wholly convincing manner the emotional, cerebral and physical texture of daily life, and it does so with great compassion, generosity and humanity.”

 Ho scoperto uno scrittore, un paese, una città: un tesoro!

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