IL LUNGO VIAGGIO, film di Renato De Maria. Un bel viaggiare con Franco Battiato e la sua musica

1 Aprile 2026, ho appena finito di guardare il film Franco Battiato Il lungo viaggio  su RAIPLAY e sono avvolta da un’emozione profonda, vestita di brividi. L’ Etna innevato di un bianco abbagliante, riscaldato dal pennacchio di fumo grigiolino che erutta dalle sue viscere, rievoca i sentimenti dolci che la “raggiante Sicilia” mi ha regalato nei lunghi anni in cui ho vissuto a Messina. 

Ogni passaggio della vita artistica di Battiato è accompagnato da musiche indimenticabili. Il capolavoro La cura mi conduce verso la fine del film e del viaggio. Non è una semplice canzone, è la melodia della vita e dell’esistenza:

 “Mi prenderò cura di te come tu ti sei preso cura di me” dice Franco all’adorata madre malata.

 Che meraviglioso viaggio ho fatto con Franco!  Con quel bambino dal naso rotto, “marchio di  fabbrica” che lo rende brutto e bellissimo allo stesso tempo. Unico. E che viaggio il suo! dalla Sicilia a Milano, a Tunisi, nel mondo con i suoi misteri. E il ritorno alla sua terra: Sicilia, Catania, Milo.

Dopo tanto peregrinare l’artista resta se stesso? o cambia solo vestito? “Chi sono?” Si chiede in un tema quando ha solo sette anni e stupisce la maestra che convoca la madre per capire…E continua a porsi la stessa domanda per tutta la sua vita, in cerca di una risposta. Ma in fondo la risposta sta nella domanda, nell’urgenza di capire chi sia. Sempre.  

Cattura l’occhio e il cuore dello spettatore l’ enigmatica figura in rosso incappucciata e avvolta in un lungo mantello. Franco continua a seguirla e a cercare di raggiungerla, nei suoi sogni e nella sua vita spirituale. Chi è? 

Il suo tumulto interiore lo tramortisce all’improvviso e gli spezza la voce in gola quando, nella Sala Nervi, di fronte a papa Giovanni Paolo II, canta E ti vengo a cercare, seduto sul tappeto persiano. 

Mi è piaciuta l’interpretazione di Dario Aita e il suo grande sforzo di rendere al meglio Franco.

Scopro l’esistenza di tante persone che hanno avuto un ruolo centrale nella formazione di Battiato e nella sua vita: 

Fleur Jaeggy,  affascinante scrittrice svizzera di lingua italiana che ha  ispirato e ascoltato Franco, scrivendo i testi di alcune sue canzoni con lo pseudonimo Carlotta Wieck;

Juri Camisasca  la cui carriera nasce in modo casuale, durante il servizio militare a Udine dove incontra Franco Battiato che lo introduce nel mondo discografico. Da quel momento, i due diventano compagni di viaggio artistico e spirituale;

Gianni Sassi  produttore, grafico e tanto altro. Celebre il manifesto con Battiato seduto su un divano bianco, vestito con i colori della bandiera americana, accompagnato dalla frase: «Che c’è da guardare? Non avete mai visto un divano?» Una provocazione che trasformò Battiato in un volto popolare, nonostante la sua opposizione a operazioni del genere; 

-e le grandi interpreti delle sue canzoni come  Alice che con Per Elisa, scritta anche da lei e da Giusto Pio,  vince Sanremo 1981; 

-e la grandissima Giuni Russo, voce indimenticabile, che si arrabbia da morire e si sente tradita, quando sente Alice cantare la meravigliosa canzone. Ma arriverà anche il suo momento con Battiato.

I contraddittori anni 80 contaminano anche lui, l’originale, lo sperimentalista, il maestro Battiato che sceglie il pop per allargare la sua platea e farla entrare nella spiritualità del suo mondo: Cuccurruccucu PalomaSul ponte sventola bandiera bianca ed io cerco un centro di gravità permanente, anche se la stagione dell’amore viene e va e mi sbilancia.

Alcuni non hanno apprezzato il film, lo hanno definito superficiale, troppo attento a contenere tutte le trasformazioni di Battiato tralasciando l’esplorazione della profondità e del mistero della sua vita interiore. Confesso di essere superficiale. Il film mi è piaciuto moltissimo proprio perché pieno di emozione e dolcezza. È vero, molte asperità e profondità e contraddizioni della personalità di Franco non sono state sufficientemente analizzate, ma che bello camminargli accanto riscoprendo con lui momenti  indimenticabili della mia vita.

 

Punti di vista sul film:

  • La recensione di  Emanauele Sacchi-Mymovies

 “Da una pallonata in pieno viso in un campetto di periferia allo status di guru della canzone italiana, la vita di Franco Battiato è sviscerata in un lungo biopic scandito da tappe fondamentali: l’infanzia siciliana e il difficile rapporto con il padre; Milano negli anni Settanta e il debutto nel mondo della musica; i cambiamenti di stile, gli amori e i disamori; il ritorno all’amata Trinacria. L’impresa impossibile di condensare e sintetizzare l’esistenza complessa di una mente come quella di Battiato trova in Il lungo viaggio di Renato De Maria una soluzione adatta a una fruizione televisiva, che fatalmente finisce per smussare e normalizzare gli angoli acuti di un musicista per definizione contraddittorio, elusivo, irriducibile a un racconto lineare…continua a leggere  Un biopic tradizionale, che smussa gli angoli di un personaggio per sua natura inafferrabile-My movies.

  • Dov’è il filosofo Sgalambro? 

Alcuni recensori hanno effettivamente notato come “mancata” la presenza di Sgalambro (co-autore de La Cura), sottolineando che il film lascia sullo sfondo la fase più intellettuale e filosofica dell’ultimo Battiato per privilegiare il racconto dell’uomo dietro il mito.

Il film si concentra maggiormente sugli anni della giovinezza e della grande ascesa popolare di Battiato (gli anni ’70 e ’80), culminando con il successo di La voce del padrone. Poiché il sodalizio con Sgalambro è iniziato solo a metà degli anni ’90 (precisamente nel 1994 con L’ombrello e la macchina da cucire), la figura del filosofo rimane cronologicamente fuori dal cuore della narrazione principale.

Il regista ha dichiarato di aver lavorato per “sottrazione”, preferendo concentrarsi sulla ricerca spirituale giovanile (citando ad esempio l’influenza di Gurdjieff) e sulla vita privata dell’artista, piuttosto che realizzare un’enciclopedia di tutte le sue collaborazioni storiche.  (Contributo  IA )