• Mondo Fuori

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • BREXIT- L’ora è scoccata

    Sentimenti contrastanti accompagnano questo momento. Il mio cuore è lì, Oltremanica. E sento come uno strappo, un'ulteriore barriera tra me e i miei affetti. Ho bisogno di tempo e di freddezza per rielaborare il significato di questo evento .

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

  • 25 Novembre-Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    RISPETTO E PREVENZIONE

  • Giornata Mondiale del Migrante 2019- Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra. Ancora morti, tanti. Troppi!

    Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • 19 Luglio -Luci che non si spengono

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    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

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    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

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  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

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  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

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A.A. Ólafsdóttir-HOTEL SILENCE.Cicatrici profonde da rimarginare, magari con un trapano al seguito. È possibile?

 

HOTEL SILENCE

 

Jónas ha quarantanove anni. E si trova catapultato dalla vita nel bel mezzo di una feroce crisi esistenziale. Dopo ventisei anni di matrimonio sua moglie lo lascia consegnandogli un segreto a lungo nascosto: l’adorata figlia Vatnalilja non è sua figlia… Buum! La cicatrice è profonda e dolorosa, avrà bisogno di tempo per rimarginarsi completamente. Ci riuscirà il nostro “riparatore”?

Mi ammazzo o non mi ammazzo?

La sofferenza della decisione alimenta la speranza. Il suicidio non ha niente di eroico

“Quando sei solo uno qualunque

Quasi quarantanove anni

Maschio

Divorziato

Eterosessuale

Senza nessun potere

Vita sessuale pari a zero

Buona manualità

La cicatrice è una formazione cutanea anomala che si costituisce attorno a ferite o lesioni p.27

Inizia per Jónas un periodo di profonda riflessione, verso il suicidio. Pianifica tutto per bene: vende l’azienda di famiglia (costruiscono gambe artificiali e alla fine anche questo aspetto rientra nella storia), fa versare il ricavato sul conto della figlia, saluta la mamma ormai devastata dalla demenza senile, saluta il vicino di casa pseudo-filosofo e convinto femminista.

E parte, con al seguito una cassetta degli attrezzi essenziali, tra questi il magico trapano passepartout (percchè? a cosa gli servirà?). Parte per una destinazione altrettanto devastata, dove la guerra ha lasciato tutto coperto di polvere: cose, luoghi, cuori e corpi. Jónas il tuttofare sa riparare le cose, chissà che non riesca a riparare la sua vita dentro uno scenario post bellico dove tutto è da ricostruire.

Scende all’ Hotel Silence e qui inizia il suo percorso di recupero, accanto a Maì, con il suo bambino Adam e suo fratello Fifi. Insieme stanno rimettendo in funzione l’albergo. Gli ospiti sono solo tre: Jónas, l’attrice famosa in fase calante che cerca di organizzare un documentario con storie di donne, l’uomo che sembra un faccendiere-sciacallo.

“Sopra ogni cosa veglia il silenzio, il silenzio. Sebbene l’Hotel Silence sia evidentemente uscito abbastanza indenne dalla guerra , nel confronto tra le foto su internet e la realtà lascia molto a desiderare. È su tutti i colori fosse calato un velo, come un corpo illividito che da tanto tempo non vede il sole. Nell’aria sonnecchia un sentore di muffa. Riconosco il lampadario al soffitto, ma la luce che spande è opaca e grigia, senza brillantezza.”p.73

Quello che colpisce il lettore è il binario parallelo su cui scorrono le vite e i cambiamenti di Jónas e di chi orbita intorno all’ Hotel Silence, simbolo di un paese che rinasce. L’energia che mette in movimento il treno della vita è quella più puramente umana: il bambino che torna a vivere uscendo dalla paralisi emotiva ed espressiva provocata dalla guerra, la giovane donna che vuole prendersi cura del piccolo e della vita di chi le sta attorno, il giovane uomo che, sopravvissuto agli orrori della guerra dove la maggioranza dei maschi adulti è stata spazzata via dalla ferocia umana, scava nei mosaici, come scava nella  profondità della cultura e dei valori  familiari. Il padre dei due giovani era un archeologo, anch’egli vittima degli orrori umani.

Maí “mi dice che aveva appena terminato i suoi studi in biblioteconomia, quando è scoppiata la guerra, e che aveva lavorato nella sezione libri per l’infanzia di una biblioteca. -cercavamo di vivere una vita normale, tra una fuga e l’altra. Io lavoravo dove capitava, e intanto Fífí badava ad Adam. A volte mi pagavano, a volte no.” p.100

La casa delle donne

La spinta vitale delle donne si realizza nella casa  che  Jónas aiuta a ricostruire, arredare, organizzare.

“La casa è un edificio a due piani e sorge solitaria in cima alla strada, dopo che le due case che si trovavano ai suoi lati sono saltate in aria. Annesso c’è un vasto terreno incolto e l’edera si arrampica sulla facciata fino al tetto.” p.148

Il diario e la scatola con le cose da buttare

Hotel Silence è un libro agile, coinvolgente eppure denso di contenuto, un viaggio alla scoperta di sé, dei ricordi. Un susseguirsi di flashback che costruiscono, accanto al presente, una nuova scelta di vita.

“Buttare. Questa roba se ne va nel bidone della spazzatura, prendo in mano un altro quaderno e ne scorrono rapidamente le pagine, aprendone qualcuna a caso. Da quello che mi par di capire, gli scritti seguono tre tematiche: ci sono descrizioni di nuvole, di climi, di conquiste femminili.ma una citazione dello studente di filosofia dal Simposio di Platone dà il tono già dalla prima pagina e mostra che sono riuscito a preservare ciò che conta negli studi: tutti gli uomini hanno capacità sia nel corpo che nell’anima. Tutti noi, quando abbiamo raggiunto una certa età, per natura proviamo il desiderio di generare.” p.39-40

Mi colpisce l’idea del diario. L’ho sempre ritenuto uno strumento femminile. L’ autrice, assume con coraggio ed empatia un punto di vista maschile. Molti   autori maschi scrivono di donne, spesso a sproposito. Poche donne scelgono protagonisti maschili, frugando nella parte più femminile della loro natura e portando in superficie sensibilità troppo spesso e volutamente trascurate.

Jónas vive il trauma dell’abbandono inaspettato, come accade anche a moltissime donne. Ed è proprio in questo spazio comune che Auđur Ólafsdóttir è riuscita a inserirsi per entrare nella psiche di un uomo in crisi, accompagnandolo nell’elaborazione del suo lutto.

Hotel Silence è una lettura tra il poetico e il filosofico. Non a caso l’autrice sottolinea le piccole grandi svolte della storia con citazioni o adattamenti da poesie, romanzi e testi religiosi della più autorevole tradizione letteraria.

“A me piacciono le storie che finiscono bene”, mi dicono le mie amiche lettrici.

Anche a me, dopotutto, dal momento che chiudi il libro con un sospiro di sollievo se nelle ultime pagine c’è scritto “il lieto fine”. Le storie che “finiscono male”, o non finiscono lasciando il lettore di fronte alla scelta del “suo” finale, affascinano, stimolano la riflessione e anche la creatività personalizzando l’esito, ma di fatto lasciano un certo sapore amaro in bocca. Anche se sono dei capolavori di stile.

Come finisce Hotel Silence?

 

Assaggi

 

Danni di guerra, inquinamento e figlia Vatnalilja “Mia figlia è specialista in ecosistemi marini e ha scritto la tesi sugli effetti nefasti dei rifiuti plastici sulla flora e la fauna de gli oceani[…] Lo sapevi -dice- che l’anno scorso il mondo ha speso duecentoquarantamila miliardi di corone in armi e strumentazioni belliche? Beve un sorso di cioccolata e si pulisce il labbro superiore dal baffo di panna: -Bisognerebbe calcolare i danni che causano quelli che con le guerre ci guadagnano, e farglieli pagare,-prosegue-così capirebbero che una guerra è molto più cara della pace. E poi questa gente capisce solo le ragioni dei soldi. Mia figlia si esprime con tutto il suo corpo, quando parla, poi all’improvviso rimane in silenzio.”p.52

Un mondo migliore-Federico Garcia Lorca (da Romance sonámbulo, di Federico García Lorca, 1928) – “ Dovrei dire a questa giovane donna, che sogna di sentire il tintinnare della pioggia su vasi di stagno:« Vedrai, presto qui qualcosa di verde crescerà di nuovo. Si riaffaccerà dalla polvere? Potrei anche citarle il canto trasognato del poeta ucciso e gettato in una tomba senza nome e dire: Verde che ti voglio verde, verde vento. Verdi rami. O la farei stare peggio? E aggiungerei che il poeta aveva creduto in un mondo migliore che ci aspetta da qualche parte, nella luce che sorge all’orizzonte sull’oceano.”p.99

La guerra “D’un tratto tutto il paese era sommerso di armi, e un giorno all’improvviso ci siamo ritrovati in guerra,-prosegue.-[…]non sapevamo da che parte, perché tutti dicevano le stesse cose, di essere stati attaccati di sorpresa là dove non si aspettavano alcunché di male. Tutti dicevano che il nemico uccideva donne e bambini innocenti e mostravano le foto delle vittime. Tutti dicevano che non c’era altra scelta che difendersi. Scuote la testa. -Non capisco come tanto odio possa essersi diffuso nella comunità. All’improvviso tutti odiavano.” p..120

Sofferenze a confronto.  “Le chiedo perdono” p. 144

Domande da non fare a chi sopravvive a una guerra ”Non si domanda a un uomo se ha ucciso o a una donna se e da quanti è stata violentata.[…]E non ci si chiede, quando si vede un bambino, se è figlio di una donna che è stata stuprata da un soldato nemico” p.150

I disegni di Adam: dal nero al rosso, all’arcobaleno-“ Happy Birthday, Mister Jónas, -dice il piccolo.- Si è esercitato,-fa lei. Ho chiuso le tende, ma il sole si infila tra le fessure e forma un quadrato oblungo sul pavimento, un’ombra bianca di luce, che cade sulle piastrelle. Il bimbo mi allunga il disegno che mostra tre alberi dalla folta chioma, tronchi arancione e un cielo verde di sopra. -Una foresta-, interpreta la madre. Stanno al centro della luce, madre e figlio, proprio sopra al labirinto. Nuvole precipitano onde salate di lacrime” p. 167

Jónas impara la lingua del posto– “Qui c’è un libro con frasi per imparare la nostra lingua che forse le potrebbe interessare. Glielo consiglio. Ovviamente nessuno capisce la sua lingua e no tutti parlano l’inglese, qui. Apro il libro e vedo che è pensato per aiutare i turisti a cavarsela in diverse situazioni, come ordinare al ristorante, comprare un biglietto del treno, acquistare francobolli all’ufficio postale o chiedere la via che porta fuori dalla foresta. La pronuncia delle parole è scritta tra parentesi dopo ogni frase. Sfoglio il libro. C’è uno speciale capitolo intitolato Difficoltà varie, che contempla tra l’altro frasi come: Mi sono perso. Come torno all’hotel?”p.168

Nuove pagine del diario, nella nuova lingua: “Cosa posso scrivere, d’altro? Devo descrivere il cielo, dire che rimango sveglio la notte e che alberi neri lottano con un cielo nero, che la luna è più grande che a casa, che mi guardo allo specchio?… “   p.171

Il magazzino delle meraviglie- “Quando stiamo per andarcene e Bingo fa per richiudere la porta a scorrimento, lo sguardo mi cade su un giradischi proprio vicino all’entrata del capannone. È sul pavimento sotto il tavolo e a prima vista non sembra danneggiato. Ne sollevo il coperchio e do un’occhiata alla testina. Nonostante cinque anni di guerra, attacchi aerei, asfalto sciolto e carni lacerate, la puntina sembra essere a posto. Ecco, poco lontano c’è una cassa con una vera e propria collezione di dischi in vinile.”p.177

Il nome dell’albergo “rinato”- “Abbiamo deciso di seguire il suo consiglio e di mantenere il nome, Hotel Silence. E abbiamo messo un’insegna. In tre lingue. Indica il muro alle sue spalle: Il silenzio salverà il mondo,-recita l’insegna.” p. 186

Imparare a ballare, dopo la guerra paralizzante– “ Mi chiedevo se non potesse insegnarmi a ballare. Cosa diceva la mamma?« Quando il latrato delle armi cessa, la gente sente il bisogno di ballare e di andare al cinema» Lei mi guarda con aria seria, poi scoppia a ridere.” p.187

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