Ipazia Ronchey

 

“Nel quinto secolo dopo Cristo una donna fu assassinata. Non sappiamo molto di lei, se non che era bella e che era una filosofa. Sappiamo che fu spogliata nuda e che fu dilaniata con cocci aguzzi. Che le furono cavati gli occhi. Che i resti del suo corpo furono sparsi per la città e dati alle fiamme. E che a fare tutto questo furono dei fanatici cristiani…” 

 

La storia di Ipazia, raccontata da Silvia Ronchey, è una storia di conflitti umani che abbiamo imparato a conoscere e riconoscere nel corso dei secoli. È la storia di una feroce lotta per il potere, per il predominio di una fazione sull’altra, per l’affermazione di psedo principi religiosi su altri.

Ma è anche storia di umane debolezze e malignità. L’invidioso vescovo Cirillo non puà sopportare che una “femmina” che sa di filosofia, di astronomia e di matematica,   goda di una tale autorevolezza e stima da parte dei suoi concittadini da far scomparire quella del potente uomo di chiesa e di governo.

Molti intellettuali, attraverso i secoli, hanno raccontato  la storia di  Ipazia manipolandola per adattarla alle loro tesi letterarie o  sociologiche. Tra gli altri mi colpisce Henry James,  che ho apprezzato in molti suoi romanzi, e che ne fa una sorta di “ridicolo mito” delle suffragettes in The Bostonians.

 

Ipazia al cinema

Incontro Ipazia in Agorà (2009) di   Alejandro Amenábar che  fa di lei un personaggio  da film, a proprio agio  tra gli effetti speciali all’americana.

Il martirio di Ipazia

“Il dramma è più concretamente e contingentemente politico. Nella tragedia di Ipazia, il potere statale, personificato in Oreste, ha un ruolo non inferiore a quello di Cirillo, e il coro è formato dagli ebrei. Gli elementi in conflitto non sono tanto paganesimo e cristianesimo quanto le classi dirigenti (locale e romana), le categorie sociali (antica aristocrazia, nuova nomenklatura ecclesiastica), i bellicosi gruppi etnici, nel clima di instabilità che accompagna il passaggio dei poteri e l’instaurarsi del “nuovo credo” nella vita e nelle strutture cittadine del tardo impero romano.”(p.182)

La Storia e le storie, come quella di Ipazia, sono  state per lo più raccontate da uomini e dunque, il punto di vista, anche il più illuminato, non può che essere parziale. Ronchey assume un punto di vista scientifico, mettendo insieme documenti e testimonianze che ci restituiscono una cornice di grande impatto e precisione per il ritratto di Ipazia, somigliante ai ”buchi neri, le stelle invisibili dalla prodigiosa forza d’attrazione” illustrati da Mario Luzi nel  suo Libro di Ipazia.

 Il sacrificio di Ipazia

Questo scrive il pagano Damascio:

“Un giorno che Ipazia come suo solito tornava a casa da una delle sue pubbliche apparizioni, le piombò improvvisamente addosso una moltitudine di uomini imbestialiti.Questi veri sciagurati, incuranti della vendetta dei numi e degli umani, massacrarono la filosofa. E mentre ancora respirava un po’ le cavarono gli occhi. Fu una macchia enorme, un abominio per la loro città. E l’ira dell’imperatore si sarebbe abbattuta violentissima su di loro, se Edesio non fosse stato corrotto, così da sottrarre i macellai alla loro pena.”(p.177)

 

ipazia

 Il libro di  Ronchey si rivela una lettura interessante e ricca di richiami  storici, religiosi e culturali  da approfondire. A tratti impegnativa, ma stimolante. Volevo un libro che mi portasse fuori dalla finzione dei romanzi e ho trovato una storia che ha offerto spunti narrativi e poetici a molti scrittori, nel corso dei secoli. Una storia che, ancora oggi,  esercita un fascino  magnetico.

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