Matteo Renzi e le raffinatezze comunicative in Inglese: Job Act o Jobs Act?

Finalmente ho capito! Tardi è vero, ma forse ho capito.

jobsactRenzi e l’Inglese non vanno molto d’accordo, ma il ragazzo si impegna e qualche passo avanti lo sta facendo, ben guidato ed assistito.

 Ma c’è qualcosa che  fino ad oggi  mi ha creato qualche perplessità linguistica:  l’uso del plurale nella definizione della proposta di legge sul lavoro, Jobs Act.

Non è corretto, per quanto ne so io, meglio sarebbe Job Act, dove job assume valore di aggettivo e dunque è invariabile.Esperti, giornalisti e commentatori usano le due forme in libertà, qualcuno con un certo imbarazzo, altri per ignoranza o assuefazione.

Allora, perché la squadra renziana ha optato per Jobs Act Oggi ho capito che  il presidente Renzi, ammaliato da Steve Jobs (in compagnia di  milioni e milioni di persone che  subiscono il fascino meritatissimo del grande imprenditore), non poteva studiare con il suo team di esperti comunicatori un modo migliore per “condizionare” elettori e ammiratori.

Confusione propagandistica tra Job e Jobs, persuasione più o meno occulta… e il mito di una certa visione del lavoro, specchio dell’Uomo di Cupertino, scava e scava, costruisce torri altissime e lucenti, come una goccia d’acqua  fa nelle grotte di Castellana, ma a velocità spaziale!

E funziona. Almeno dal punto di vista comunicativo, visto che nessuno si è sognato anche solo di accennare al piccolo refuso linguistico. Ma forse sto esagerando e forse nell’americanizzazione dilagante  della lingua Inglese anche Jobs Act è accettabile.

D’altra parte lo dice Renzi e se lo dice lui…

che ne pensa la rete?