Non c’è molto da aggiungere al mare di parole che ci ha inondato in questi giorni. C’è invece da riflettere e agire. Abbiamo avuto e continuamo ad avere paura, qui in pianura padana. Senza polemica, penso alla Lega e a quanto NON ha fatto per proteggere il suo”territorio”, nei lunghi anni di governo sguaiato.

Da profana mi chiedo: ma come è possibile che in un paese come l’Italia, dove a distanza di un paio di centinaia di chilometri accadono terremoti devastanti, ci siano zone non sismiche? Come mai le famose mappe che dovrebbero essere il compito quotidiano degli isitituti di sismologia, degli istituti addetti alla mappatura del territorio, non hanno aggiornato, dal 2004 la mappa dell’Emilia, dopo, peraltro la devastazione dell’Aquila?Mi gira la testa, quante domande!

Oggi guardo con occhi diversi il mare di capannoni che qui, nel Veneto, caratterizzano il territorio. Li ho sempre guardati  come scandalosi manufatti inquinanti il paesaggio, ora mi chiedo: ma come li hanno costruiti? con quali garanzie di sicurezza ci lavorano dentro donne e uomini?

Per me come per molti il terremoto dell’Emilia è stato uno shock sociale! Operai, ingegneri, quadri e imprenditori travolti da un unico destino di morte e distruzione. Il terremoto, qualcuno ha detto, ha risolto una volta per tutte la lotta di classe! A che prezzo! Ed ora?

La tragica esperienza aquilana, forse impedirà di fare gli stessi errori, se ne faranno altri, non so. Spero che la pietà, la razionalità, la dignità, la paura dello spread, facciano prendere le decisioni migliori per le vittime di questo nuovo tragico evento.

Da abruzzese, non posso non sentirmi toccata non solo dall’evento, ma anche dai sottintesi o dalle affermazioni esplicite riferibili al disastro aquilano e all’uso spudoratamente mediatico e politico che ha travolto i cittadini, facendoli diventare delle figurine.

Anche loro hanno reagito, hanno cercato di far valere le loro ragioni, ma “alla tragicomica macchina da guerra berlusconiana” sono stati travolti. I giovani? annichiliti. Ora sono in giro per l’Europa in cerca di lavoro e dignità.

Non c’è molto da aggiungere, sicuramente c’è da togliere: inefficienza, pregiudizio, cattiva coscienza, superficialità, improvvisazione, protagonismo.

Auguri Emilia! Abbiamo tutti  nel cuore amore e rispetto per questa regione. Come in altri casi, più o meno  velocemente, più o meno faticosamente, ne verremo fuori.

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