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F. De Gregori- VIVA L’ITALIA. L’Italia tutta intera.L’Italia che resiste.

 

Viva l’Italia, l’Italia liberata,
L’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
Viva l’Italia, l’Italia che non muore.

Viva l’Italia, presa a tradimento,
L’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
L’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
L’Italia metà giardino e metà galera,
Viva l’Italia, l’Italia tutta intera.

Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
L’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
L’Italia metà dovere e metà fortuna,
Viva l’Italia, l’Italia sulla luna.

Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
L’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
Viva l’Italia, l’Italia che resiste.

 

 

 

F. Guccini, L. Macchiavelli- Malastagione. Il cinghiale dal piede in bocca apre le danze…

Malastagione 1Finisco di leggere Malastagione di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, in “una tranquilla domenica di metà settembre”( cap. XXXVII).

L’esperimento di scrittura a quattro mani è riuscito. Anche se mi chiedo come si faccia a scrivere una storia gialla a più mani: chi scrive cosa? Uno butta sul piatto l’idea e l’altro la traduce in discorso? Uno fa poesia sull’ambientazione ripercorrendo i suoi monti, gli animali, le atmosfere da Purgatorio e Paradiso, mentre l’altro la traduce in discorso narrativo? Recuperano Insieme i personaggi tipici del posto e quelli che hanno già nel loro bagaglio letterario (l’ispettore Sarti di Macchiavelli)? Forse a tutte queste domande risponderei “sì, è proprio così”. Comunque, basta leggere le interviste degli autori per capire meglio la “procedura”. Fatto sta che il risultato è molto gradevole. Ed è compagno piacevole in queste ore, a volte malinconiche, di fine estate in pianura.

poianaE sì, piedi mozzati in luoghi molto strani, due cadaveri, botte in testa e sparizioni richiedono un’indagine accurata. L’ispettore della forestale Marco Gherardini, detto Poiana (come suo padre e suo nonno) si trova coinvolto in una storiaccia di quelle “complicate e difficili da raccontare”, in cui ti imbatti in ragazze un po’ fuori di testa, immobiliaristi senza scrupoli, carabinieri antipatici, personaggi della montagna rudi ma generosi, un pizzico di bravi lavoratori extracomunitari, persino laureati. Marocchini, tunisini, tanto sempre Marocco sono!

PavanaUna storia in cui incontri la maliarda di turno che scatena la gelosia e la vendetta del rozzo costruttore, i prestanome, le due vedove scontrose, i vivai di gamberetti elettrificati, l’incendio doloso. Insomma di carne al fuoco ce n’è anche troppa. Ma l’abilità degli autori alleggerisce il tutto rendendo il piatto gustoso, come il cibo di montagna, ingrediente irrinunciabile: vino buono, cibo sano e ricottine di capra che già mi sembra di assaporarle.

Tutto questo ben di Dio lo trovi in un paese dell’appennino Tosco-Emiliano che ti fa venir voglia di andarci a respirare un po’ di aria buona, sperando però che non ci viva il Gherardini e, soprattutto sperando di non incontrare il cinghialone dal piede in bocca!

Epifanie vegetali

Orwell aspidistraQualche flashback personale: leggo dell’aspidistra e non posso non tornare al meraviglioso corso monografico su George Orwell del mio primo anno di Università e al musicale titolo Keep the aspidistra flying, che parla di una pianta (che mi piace molto)  simbolo di una middle-class ottusa e con lo sguardo rivolto all’indietro.

tnfrass6E poi arriva il flash sull’ Ornello, tipo di frassino dal quale deriverebbe il mio nome. Quando mia madre disse basta e lo scelse per protesta contro tutte le litanie di nonni morti da “rallevare”. Quando  la mia dolce nonnina reagì gridando velenosa:

“ Ornella? puah, dai alla bambina il nome di un albero che cresce dalle mie parti…”

Pensa come cambiano i tempi! Nel libro abbiamo un’elfa dei boschi che chiama sua figlia Fiorellino. (Ultimo  flash inevitabile: Buonanotte, Buonanotte, Fiorellino…di Chicco De Gregori)

Apparenza e sostanza

Villino-Cimarosa-Avezzano-1024x691

Villino-Cimarosa o Casa delle Streghe-Avezzano

L’immagine dal libro che mi affascina più di tutte è l’intrigante Ca’ Storta. Vuoi vedere che tutto quello che sembra dritto è storto e quello che è palesemente storto è invece dritto e giusto?

Semplice: leggi il libro e lo scoprirai!

E con questo, insieme al Marco forestale acuto, diciamo arrivederci all’estate:

 

“Gherardini guardò il cielo, scuro per alcune nubi che la luna faceva quasi viola e disse: “L’estate se n’è andata”…

E a me  resta la sensazione piacevole di averla chiusa tra le pagine “rinfrescanti” di Guccini e Macchiavelli.

Diario Sivigliano 3-Da Washington alla Casa del Pumarejo: studenti americani esplorano la “marginalità attiva” di Siviglia. E di taverne dell’Anima…

studenti americani al PumarejoIl racconto della Casa del Pumarejo affascina i tre studenti americani che a Siviglia frequentano corsi di Antropologia, Architettura, Lingue e comunicazione e Flosofia di vita,  sperimentando un interessante contatto con la “marginalità attiva” di un quartiere Sivigliano.

Il palazzo e la storia dei progetti che lo riguardano,   raccontati da Stefania Scamardi,  è ricco di suggestioni. Ufficialmente catalogato all’interno del patrimonio culturale Spagnolo, e dunque protetto dalle rampanti ambizioni di privati che ne vorrebbero fare un albergo di lusso, la Casa del Pumarejo si trova in un quartiere considerato marginale nella città Andalusa: San Luis de l’Alameda, cuore popolare della grande piazza restaurata, ormai centro pulsante della movida cittadina e del turismo di massa.

 gente del PumarejoGli abitanti del quartiere non accettano la marginalità forzata, respingono le ambizioni palazzinare e cercano di scuotere l’indifferenza della municipalità, che ora ha un alibi in più nella crisi economica che sta devastando l’Europa, per non investire nel recupero di questo gioiello. Decidono invece  di “cuidare”/curare il palazzo da soli, facendo leva sul volontariato e sulla sensibilità di molti giovani professionisti e cittadini comuni.

I pochi residenti del palazzo sono stati comunque “convinti” a lasciare il palazzo, dietro la promessa di un appartamento più nuovo e confortevole. Una sola cittadina rifiuta  le lusinghe e diventa una sorta di custode del palazzo. E la sua memoria storica.

 

Lo Hacemos Nosotros…

Nani in marcia, ma solo perché la marcia parte dal basso. Questi operai del recupero culturale e ambientale sono dei giganti! Della volontà, della coscienza civile, della fantasia. L’allegro motivetto ci riporta all’atmosfera di favola sociale che anima questo gruppo di cittadini indomiti, che non rinunciano a lottare per il loro patrimonio culturale. La vecchia casa del Pumarejo è la loro Biancaneve.

 

Tornando a casa…

Vicino alla piazza c’è un piccolo bar, gestito da ragazzi italiani. Un altro! Dall’interno si diffondono le note di La Donna Cannone di Chicco De Gregori.  Non ho saputo trattenere le lacrime. Stefy non si sorprende e immagina che la canzone evochi ricordi lontani di vita familiare e personale. Invece io sto pensando a tutta questa bella gioventù di casa nostra, che le prova tutte per farsi strada in una città che li cattura e li ammalia e che tuttavia, rimane estranea e spesso difficile per i migranti del nuovo millennio. E allora via con De Gregori, surrogato di classe della propria terra.

 

Anime…

 clip_image006Stessa sensazione, ma più ricca e articolata la proviamo di sera, alla Taberna-Galleria d’Arte l’ Anima dell’algido, vecchio Austriaco Peter, che ne ha fatto un punto di ritrovo per artisti e amanti del vivere insieme, in un ambiente stimolante e allegro.

La serata è un omaggio all’Italia e in particolare a Napoli. Ospite d’onore Nick Pantalone, che già molti decenni fa cantava i classici di Chico Buarque e Antônio Carlos Jobim,  papà di un fotografo ischitano amico di Stefy e sivigliano d’adozione, anche lui. Genitori in visita anche per Oscar Pantalone. Sembrano e vogliono essere felici davanti ai loro figli. L’anima campana li aiuta, ma dal fondo dei loro occhi affiora un po’ di malinconia. Il signor Nick Pantalone occupa la scena. Suona la chitarra e canta le canzoni più belle del repertorio napoletano classico. Mi fa pensare a Murolo e alla sua garbata napoletanità.

 

 

 

“Para much@s, el Ánima significa un viaje en el tiempo, un tiempo que no existe en esta casa. El reloj se detiene justo antes del cambio de jornada para que no se desvanezca el hechizo. El monótono sonido del tiempo más inmediato se diluye y chorrea por las paredes, y se pierde debajo de los polvos mágicos del serrín. Se escapa.
Por último, citar un texto de la revista creada para la conmemoración del 25 Aniversario de la Galería-Taberna Ánima donde Peter dice:
“Quiero expresar mi más sincero agradecimiento a tod@s l@s artistas, clientes y vecin@s, por ser los verdaderos artífices de todo movimiento y evolución cultural, y haber hecho posible con su incondicional apoyo e interés, durante todos estos años, nuestra común trayectoria y bagaje cultural.”

E. Hillesum-DIARIO 1941-1943. Gomitoli aggrovigliati da un mondo sfasciato.

diario_etty                               

 Settembre 2010-Penso ai prossimi post per il sito e mi dico:  “Il Diario di Etty, si, il prossimo sarà questo…”

Ed è pomeriggio sonnolento di fine estate. Di fatto, ormai Settembre con la sua porticina dischiusa all’Autunno. Sul divano, sonnecchio mentre La 7 trasmette Amsterdam-Operazione Diamanti, di Michael McCarthy, UK 1959.

Bianco e nero. Sono distratta, penso: “la solita vecchia pellicola tappabuchi…”  Poi vedo Peter Finch che mi piace da morire. Non dimenticherò mai il suo grande Howard Beale in Quinto Potere (1976) di Sidney Lumet.

Arriva Amsterdam 1940, in silenziosa attesa dell’imminente invasione tedesca. Compare Anna, intensa Eva Bartok, quasi-partigiana.

media-amsterdam operazione diamanti-film

 

Balenio mentale: stavo pensando a Etty ed ora mi ritrovo in questo spaccato d’Olanda che mi lega al suo tempo, al dolore profondo dell’  “intrusione” e della deportazione.

I diamanti industriali sono la ricchezza del paese, cosa fare? Consegnarli al gruppetto di giovani coraggiosi in missione che li porterà a Londra per sottrarli agli avidi invasori? Tenerli in casa confidando nella “buona” sorte? Londra prevale, anche se l’Inghilterra al momento non da certezze sulla sua capacità, in seguito comprovata alla grande,  di resistere alla devastante offensiva Hitleriana.

I diamanti sono salvi, l’Olanda momentaneamente persa. Nelle scene finali il rimorchiatore porta riluttante il gruppetto all’appuntamento con il caccia Inglese in attesa al largo. Anna rimane eroicamente a lottare per la sua patria e per il suo Joseph. L’ultima sua azione di “saluto” ai  compagni di avventura è la fiammata infernale degli stabilimenti Shell, al porto. “No diamonds, no fuel for Hitler!” Diamanti, oro nero, eterne guerre per eterne cause…

Etty Hillesum

Sì, Il Diario di Etty, sarà il prossimo frammento, eccolo…

  Giugno 2010. Un tuffo dentro le canzoni di De Gregori, in successione magica, che fanno da colonna sonora a questo momento di scrittura che affiora dal mio passato. Un tuffo dentro la mia modalità di lettura. Fasi, momenti in cui tra lettrice e scrittrice si instaura un processo simbiotico, osmotico, empatico. Qui vengono riportati degli stacchi di lettura, successivi, marcati da pensieri e percorsi comuni alle due donne in un rapporto di complicità al femminile, sebbene il mezzo di contatto tra le due sia stato un uomo, che forse ha nel suo intimo un forte femminino.

Pensieri e percorsi che oggi riaffiorano come tasselli di un mosaico interiore in cui rispecchiarsi. E’ un incastro tra Etty, la lettrice di qualche anno fa, e il lettore critico che mette a fuoco la trama e le forti implicazioni storiche di questa vicenda, con i suoi effetti sulla persona-lità della scrittrice e di tutti i suoi lettori.

E partiamo allora da queste semplici impressioni di una donna, in una fase critica della sua vita che forse vuole cogliere nei diari una parte di sè, della sua anima e delle sue scelte, per proseguire e chiudere con Gaarlandt.[1]

Dunque buon viaggio dalle piccole storie alla grande Storia, e ritorno.

 27 Maggio 1997  h.14.30

Sono assalita da stupore e da forti emozioni. Ho cominciato a leggere il Diario di Etty Hillesum.[2]  Ho cominciato a viaggiare con lei nel mio “cuore pensante” e ho cominciato a stupirmi del mio identificarmi con le sue sensazioni che mi coinvolgono, a cominciare da quel bellissimo  “gomitolo aggrovigliato” che sento appartenermi totalmente:

“con tutta la mia chiarezza di pensiero a volte non sono altro che un povero diavolo impaurito […] per tutta la vita ho desiderato che qualcuno mi prendesse per mano e si occupasse di me-magari sembro una persona coraggiosa che fa tutto da sè, e invece, mi abbandonerei così volentieri alle cure di un altro […] Corpo e anima sono una cosa sola […] Quel che c’è qui ( e indicava la testa) deve finire qui (e indicava il cuore)[…] mi sorprendo ad aver voglia di musica… mi tocca sempre molto se mi capita di ascoltarla…”

Continuo a stupirmi. A pagina 38 leggo:

“La vita è difficile davvero, è […] una lotta di minuto in minuto (non esagerare tesoro), ma è una lotta invitante […] Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria… “

 31 Maggio 1997 h.19.00

La lettura continua e sono sempre più presa da cosa scrive questa donna meravigliosa, dalla semplicità e complessità allo stesso tempo del suo argomentare. L’unica cosa in cui non riesco a trovarmi ancora con lei è quel suo concetto di Dio o di un Dio da ringraziare, di fronte a cui inginocchiarsi. Il resto sono io, con i miei percorsi mentali, in epoca meno travagliata, ma nello stesso mondo interiore “aggrovigliato”, in cerca dell’armonia.  

 Lunedì 2 Giugno 1997 h.15.15

Ho ripreso a leggere. La vena è ora malinconica, ma non rassegnata. La voglia di lottare c’è ancora, non è fiaccata dagli eventi disastrosi.

“Si diventa più forti se si impara a conoscere e ad accettare le proprie forze e le proprie insufficienze […] mi sembra che in me si compiano dei grandi cambiamenti e credo che siano qualcosa di più che semplici stati d’animo…”

 4 Giugno 1997 h 22.00

“La vita è così curiosa e sorprendente e infinitamente piena di sfumature, a ogni curva del suo cammino si apre una vista del tutto diversa…”

Non è niente vero! E’ sempre tutto così banalmente prevedibile! Questa volta Etty, non sono d’accordo con te, non ora, non oggi.

“Ecco, ora si mette un coperchio nel chiasso di questa giornata, e questa sera, con tutta la pace e la concentrazione che sono in me, E’ MIA”[…]“in questo mondo sconvolto, le comunicazioni dirette tra due persone passano ormai solo per l’anima. Esteriormente si è scaraventati lontano […] oppure dialogo in modo pazzo, infantile e serissimo con la parte più profonda di me CHE PER COMODITA CHIAMO DIO.”

Voglio copiare ancora qualcosa di Etty che ieri mi aveva colpito e che riguarda anche me, come tante sue cose:

“Bisogna essere sempre disposti a rivedere la propria vita, a ricominciare tutto da capo in un luogo diverso […] ora devo dormire e lasciare andare tutto. Ho una vita interna troppo intensa [che] vivo troppo poco sulla terra… Ora devo dormire e lasciare andare tutto […] quanto hai dovuto lottare per rimanere fedele, ma la tua fedeltà ha vinto su tutto il resto[…] in fondo la mia vita è un ininterrotto ascoltar dentro me stessa, gli altri, Dio…”

 10 Giugno 1997

Il viaggio con Etty è terminato; ho ancora alcune sue suggestioni da tradurre in parole. Quella che, comunque è ben impressa nella mia mente è “l’intelligenza dell’anima”. E’ proprio così, ci sono alcune persone che senti più vicine di altre perché in loro percepisci l’intelligenza dell’anima,

 “un’anima fatta di fuoco e di cristalli di rocca, una cosa molto severa e dura…ma anche dolce…”

C’è un passaggio a pagina 232 che mi piace molto, è lungo, ma molto “in me”. E’ il 4 Ottobre, domenica e Etty parla del suo atteggiamento verso gli amici e dell’effetto che in lei provoca parlare con loro. Leggilo di nuovo, se ti va:

“in me scorrono i larghi fiumi e si innalzano le grandi montagne. Dietro gli arbusti della mia irrequietezza e dei miei smarrimenti si stendono le vaste pianure della mia calma e del mio abbandono…”

Sai, credo che mi manchèrà l’appuntamento con le lettere della nostra amica. Mi ha incuriosito la sua passione per Rilke,  che non conosco ma che forse vorrei leggere, più in là, quando avrò ben maturato gli effetti delle letture che tu mi hai offerto.

Pochi libri nella mia vita di lettrice hanno lasciato in me un tale solco. Forse è il momento particolare, l’età, la nuova consapevolezza di alcune emozioni vissute sempre in forma superficiale. Non so, di certo, ora è il momento della rielaborazione per cercare in me e far affiorare, tutto ciò che mi può dare calma, serenità, coraggio e dunque, voglia di star bene con me stessa e con tutto ciò che mi circonda.

È sorprendente come da normale  lettrice io possa ritrovare una parte profonda  di me stessa in quello che scrive Etty… Sorprendente perché Etty  non è una qualunque, Etty è vittima di una delle catastrofi più tragiche che l’umanità abbia conosciuto nei tempi moderni: il nazifascismo e lo sterminio  di milioni  di persone, la maggior parte delle quali di religione ebraica. Eppure, questa meravigliosa donna,  ha conservato la sua integrità fisica e spirituale anche nel bel mezzo della tempesta che l’ha travolta , diventando una luce di riferimento anche per noi.

Dall’  Introduzione di Gaarlandt

Otto quaderni fittamente ricoperti da una scrittura minuta e quasi indecifrabile- e da allora non ho mai distolto la mente da ciò che vi ho trovato: la vita di Etty Hillesum. Questi quaderni narrano la storia di una donna di Amsterdam di ventisette anni. Abbracciano tutto il 1941 e il 1942- per l’Olanda due anni di guerra e di oppressione, ma per Etty un periodo di crescita e, paradossalmente, di liberazione individuali. Erano gli anni in cui in tutta l’Europa si rappresentava il dramma dello sterminio. Etty Hillesum era ebrea, e scrisse un contro-dramma.

  La vita di Etty sta tutta tra le parole che annotò giovedì 10 Novembre 1941:

“ Paura di vivere su tutta la linea. Cedimento completo. Mancanza di fiducia in me stessa. Repulsione. Paura.”, e le parole di venerdì 3 luglio 1942: “ Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall’altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato.”

Etty esaminò a fondo tutto ciò che accadde tra queste due date e le annotò con grande trasparenza, franchezza e intensità-i suoi rapporti d’ amicizia e d’ amore, quelli con la famiglia e i colleghi, e gli stati d’animo e le sensazioni, le riflessioni sull’ebraismo, le donne, la passione, lo sfacelo sempre più evidente del mondo che la circondava. Per non perdere ogni appiglio con quel mondo sconvolto Etty si mise alla ricerca delle origini della propria esistenza e alla sorgente trovò un atteggiamento verso la vita la cui definizione migliore è ‘altruismo radicale’. Le ultime parole del suo diario sono: 

“ Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite.”

 

 


[1] Gaarlandt J.G. , Introduzione in  HILLESUM E., Diario 1941-1943, Gli Adelphi 93, Milano, 1996 Harlem, Maggio 1983

 

[2] HILLESUM E. Diario 1941-1943, Gli Adelphi 93, Milano 1996. “Nata nel 1914 a Middleburg da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, Etty Hillesum morì ad Aushwitz nel Novembre 1943. Il suo diario, fortunosamente scampato allo sterminio della famiglia (ad Aushwitz pesero la vita anche igenitori ed il fratello Mischa) e poi passato di mano in mano, apparve finalmente nel 1981 persso l’editore De Haan, riscuotendo un immenso successo, paragonabile a quello che accolse il Diario di Anna Frank. Della Hillesum Adelphi ha pubblicato anche Lettere 1942-1943 (1990)”[N.d.E.]

 

J.Fante-ASK THE DUST. Polvere su tutto, sugli abiti, sugli occhi, sul cuore…

 

Stiamo andando a Londra e mentre Stefano guida, ascoltiamo Paolo Conte ed il suo Happy Feet. Come sempre nei nostri lunghi viaggi verso l’amore di figlie e nipoti, ascoltiamo tanta, tanta musica. I generi sono quelli che amiamo da sempre, quelli che ci hanno accompagnato  prima in cassetta, poi in Cd, ora di nuovo in cassetta, lungo l’arco del nostro lungo cammino insieme, vagabondando con meta, da un punto all’altro dell’ Italia e dell’Europa.

Happy Feet, o Camilla’s ragged shoes (che avvolgono piedi magici, danzanti mentre da un tavolo all’altro, va a servire i clienti) contiene una  frase magica: “… con che libro affascini il tuo cuore?” . La trovo sublime per più motivi: il cuore al centro della lettura, il libro al centro della lettura e della fascinazione sul muscolo più emozionale del nostro organismo.

Ask the Dust  ha affascinato il mio cuore in questo ultimo mese.

Leggo il libro, un po’ alla volta, a piccole dosi, perché non finisca subito e l’emozione che mi procura continui nel tempo, con quel mio tornare indietro e andare avanti per pagine, per capitoli, per episodi, per descrizioni.

Los AngelesPolvere e polvere e polvere, dal deserto, sul deserto, su Los Angeles, nelle stanze d’albergo, sugli abiti, sugli occhi, sul cuore…Come liberarsi della polvere, se si vuole? Camilla non ha voluto e il deserto l’ha fagocitata. Lì la polvere è casa sua e il suo puppy Willie, ovvero il mondo della dimensione affettiva, scompare con lei. Non le serve altro.

Mi ha affascinato l’aspetto inter-multiculturale in una Los Angeles soffocante. Chi è di origine Italiana è un gradino più su dei Mexicans nella considerazione, ma entrambi sono delle nullità nel grande scintillante mondo W.A.S.P. della California. E allora, anche se per piccoli episodi, questo anello in cui le “inferiorità” etniche si rincorrono, troviamo Arturo e Camilla e Sammy e gli altri.

Poi Vera, la prima donna. Che figura sconvolgente! Tanto da avere le caratteristiche giuste per diventare il personaggio centrale del primo romanzo di Bandini.

terremoto LAquilaE lo spaccato reale e simbolico del terremoto che tutto travolge, mette sottosopra, irrispettoso dei sentimenti, della cura con cui uno si è costruito e arredato e vissuto la propria casa, letti penzolanti dai muri, urla, sangue: umanità sofferente. E Arturo lo interpreta come segno della punizione divina del suo peccato.

Tutta da sviscerare la religiosità di Bandini e l’educazione sessuofobica ricevuta nella sua cattolicissima famiglia, i sensi di colpa insinuati nel suo cuore e nel suo cervello sin dalla più tenera età.

Quante cose ritrovo in questo romanzo.  anche il terremoto d’Abruzzo e poi  lui e la sua abruzzesità:

“Gli abruzzesi che leggono Fante ci trovano tutto l’ Abruzzo del padre (e di John), il lavoro duro da muratore di Nick, il freddo delle montagne, le umiliazioni degli emigranti di inizio secolo, la voglia di emergere, la forza della disperazione e l’ orgoglio. Fante è uno scrittore le cui radici abruzzesi pervadono tutta la sua opera. Il padre, Nicola (Nick), lasciò Torricella Peligna, il piccolo centro in provincia di Chieti, nel 1901. John nacque in Colorado (tra i monti innevati, tanto simili a quelli abruzzesi) nel 1909…”[1]

Arturo vuole in un certo senso riscattarsi e diventare uno scrittore famoso, vuole capire come incanalare le sue esperienze ed emozioni in un centinaio di pagine del suo libro o, in più raccolte, succose ed efficaci Short Stories.

askthedust-filmSiamo proprio in viaggio: con Camilla, assolutamente round nel suo percorso di trasformazione totale (anche attraverso la marijuana) e di fuga verso la sua libertà; con Arturo, lo scrittore e il suo viaggio verso l’empatia, l’uscire da sé e capire le sofferenze del mondo, di Camilla, di Sammy nel suo viaggio a ritroso, dentro se stesso, in attesa della morte.

E viaggia con  Vera e il suo stratosferico complesso di inferiorità, grande tanto quanto il suo bisogno di essere amata; e  con Hellfrick e la sua ossessione di cibo che lo porta ad assassinare il tenero vitello di fronte agli occhi e alla disperazione della sua mamma-mucca, in una nottata da imboscata che segna la fine di uno strano rapporto basato sulla fame, sul bisogno di cibo, anche rubato con violenza. A cominciare dal latte in bottiglia, sottratto furtivamente dal furgoncino del fornitore dell’alberghetto in cui Arturo vive.

E quella strana forma di amore? Non ci sono parole per descrivere la sua nascita, la sua evoluzione, il suo gonfiarsi a dismisura, diventando amore e pietà per chi soffre.

E il gioco di luci, ombre, tramonti, albe… a Los Angeles e dintorni. In fondo traspare un amore “dettagliato” per questa città.

C’è tanto ancora in questo libro che ha affascinato il mio cuore, anche la fine, così melodrammatica e simbolica; quel lancio del romanzo con dedica verso la direzione da cui è scomparsa o fuggita Camilla…Quasi a voler fare questo estremo regalo al suo amore per lei, ma anche a voler mettere un segno di fine a questa storia così intensa.

Il mio cuore gode ancora del fascino che Arturo-John ha esercitato su di lui.

To John with love

Pubblicato per la prima volta nel 1939 è uno dei primi romanzi dello scrittore italo-americano, riscoperto in Italia e in Francia alla fine degli anni Ottanta dopo un lungo periodo di dimenticanza. La saga dello scrittore Arturo Bandini, alter ego dell’autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L’ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l’incontro con la bella e strana Camilla Lopez…Descrizione IBS

Francesco De Gregori  racconta Fante e Bandini…

da RAI Scuola intervista-recensione di Giovanna Zucconi e Francesco De Gregori  su Chiedi alla Polvere


[1]Paolo di Vincenzo,  Colin Farrell interpreta John Fante, in

il Centro, Cultura & Società, 11 dicembre 2003

 http://www.john-fante.com/it/reviews/20031211.htm, ultima visita 28 Ottobre 2009

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