
Drrrrin! Sono le 9.00, arriva Gaia, puntualissima come al solito, con il suo incedere saltellante e l’immancabile borsa di plastica nera a disegnini fantasia, con dentro il necessario per cambiarsi. Si muove a piedi, fortunatamente non abita molto lontano dalla casa della Signora.
“Buongiorno!” saluta con voce squillante e sorriso travolgente. Entra in casa e comincia a prepararsi: si toglie il pesante piumino, poi la felpa protettrice e infine le scarpe da tennis che sostituisce con quelle da lavoro. Iniziano così le sue tre ore di pulizia e di chiacchiere. Ma non troppe. La discrezione è la sua cifra, parla volenterei di sé, della sua famiglia, della politica e dell’attualità, ma solo se nota da parte della Signora la disponibilità a scambiare quattro “ciàcoe”.
L’ha colpita il primo approccio con i Signori:
“Noi vorremmo regolarizzare il suo contratto, per cui riceverà un salario “ufficiale”, con contributi, tredicesima, buonuscita e tutti i diritti che le spettano.”
È un piccolo contratto, due giorni la settimana, sei ore in totale, che sembra darle una sicurezza nuova:
“Per me va bene quello che decidete voi, questa è la prima volta che mi si offre un lavoro con contratto”.
Per consuetudine nella zona, e non solo, moltissime donne “arrotondano” i loro magri bilanci con il lavoro di pulizia in cui si sentono competenti, quasi fosse una caratteristica innata. Anche Gaia lavora da anni in nero presso diverse famiglie. È attenta, precisa e responsabile. Per coprire le distanze più lunghe, verso la città e verso i paesini della prima cintura urbana, si muove con l’autobus.
Ma tutto questo non basta a riempire le sue giornate. Quando torna a casa dal lavoro trova ad attenderla i suoi tre figli che, sebbene grandi, hanno bisogno della sua attenzione, uno in particolare, il diciassettene Giacomo che ha problemi gravi di salute, sin dalla nascita.
Ma ancora non basta: la vecchia madre vive con loro. La sua presenza è di grande aiuto, sia economico che affettivo, ma anche lei richiede attenzione e cura. E poi c’è Ercole, un amabile cagnolino che esige la sua parte di coccole e passeggiate. Ci pensano i ragazzi? Si e no.
Gaia ha un compagno? No, è divorziata da tempo. La sua reale situazione è nascosta tra le pieghe del suo cuore, ma da quanto la Signora può intuire, l’uomo se l’è data a gambe dopo la nascita del bimbo con handicap. Forse la crisi coniugale era precedente, forse no. Di fatto un presente e un futuro di sofferenza, ma soprattutto di impegno, lo allontanano da casa.
Gaia é una delle migliaia di donne il cui carico di lavoro è pesantissimo e spesso non garantisce loro sicurezza, salario adeguato e riconoscimento. Troppo lavoro sulle spalle di una donna: da quello esterno a quello domestico altrettanto gravoso, se non di più, fatto di gestione della quotidianità e degli imprevisti, di cura e ascolto continui dei propri cari. E la vita personale? Gli svaghi? La cura di sé? Tutto messo da parte di fronte a esigenze materiali e pscologiche più impellenti.
Un piccolo contratto “regolare” non é sufficiente per le esigenze di una famiglia come quella di Gaia, ma sembra proprio che la stia aiutando a sviluppare la consapevolezza di svolgere un lavoro vero e soprattutto riconosciuto.
Dalla Redazione di Domina un pò di Storia e normativa del lavoro domestico in Italia
Rispetto al passato le lavoratrici domestiche godono oggi di diritti riconosciuti, grazie al lavoro e all’impegno di donne che li hanno voluti con forza. Tra queste la contessa Niccoletta Rossi di Montelera.
Il 9 aprile 1969 la Corte Costituzionale tolse il divieto di contrattazione collettiva al lavoro domestico. Fu questa sentenza che diede a Niccoletta Rossi di Montelera l’idea di dare dignità a un lavoro che fino a quel momento non ne aveva. Dall’idea al sogno il passo fu breve: si poteva finalmente aspirare a stipulare un contratto collettivo nazionale!
La passione e l’entusiasmo di Niccoletta contagiarono un gruppo di amiche e conoscenti che la seguirono nell’avventura. Io tra loro ero la più giovane, e ora, raggiunta una veneranda età, ho pensato che fosse giusto lasciare alle nuove generazioni una memoria di come siamo riusciti a firmare il primo Contratto Collettivo Nazionale. Il libro “Via Pomba 1” è uscito nell’autunno 2019, proprio in tempo per festeggiare i cinquant’anni della Nuova Collaborazione.
Alla fine degli anni 60, un quarto di secolo dopo la fine di una guerra disastrosa, in Italia era in atto un grande cambiamento. Con la ricostruzione e il boom economico, il Paese si era trasformato da agricolo in industriale e le donne avevano iniziato a cercare lavoro al di fuori dell’ambito familiare. Per questa ragione diventò indispensabile per loro trovare personale domestico sostitutivo, anche nella cura dei bambini; la richiesta, però, superava di gran lunga la disponibilità. Il ruolo di “donna di servizio” non attirava per nulla, anche perché le tutele erano minime e il rapporto di lavoro era regolamentato da una legge del 1958 che lasciava insoddisfatti i datori di lavoro e i lavoratori (la maggior parte era di genere femminile)…Continua a leggere-Domina-Osservatorio lavoro domestico

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