
Nel momento in cui ho decido di leggere qualcosa di Annie Ernaux, mi trovo di fronte una scelta non facile: comincio da quello che viene considerato il suo capolavoro, Gli anni (2008)? Oppure Il Posto (1983)”piccolo capolavoro di auto-sociobiografia”? O L’evento (2000)”racconto crudo dell’aborto clandestino della scrittrice”? Oppure…
Scorrendo velocemente tutto il lungo elenco delle sue opere, mi colpisce L’ USO DELLA FOTO (L’Orma Editore 2025) scritto insieme a Marc Marie. Lo compro su Amazon( E sì…). È’ una scelta istintiva, guidata unicamente dalla parola FOTO. Non voglio sapere altro. Comincio a leggerlo e scopro qualcosa che non mi sarei aspettata: un intenso viaggio tra fotografia, malattia e sesso. Proprio così.
Quattordici fotografie scattate in case e alberghi dove Annie e Marc hanno vissuto il loro amore e lo hanno immortalato attraverso scatti incredibili su sciarpe, boxer, reggiseni, scarpe, abiti, lanciati in aria e in caduta libera su letti e pavimenti negli istanti concitati prima del sesso. Quattordici fotografie scattate nel periodo in cui Annie deve affrontare gi interventi e le terapie del tumore al seno. Marc, i viaggi, il sesso, l’amore e le foto sono compagni eccezionali in questo viaggio di attraveramento della malattia.
Dal punto di vista narrativo colpisce l’invenzione dello sguardo doppio. Annie e Marc interpretano la stessa foto, ciascuno dal suo punto di vista che intreccia i fili della memoria e del vissuto personale. Rimpiango di aver letto il libro su Kindle. Le foto sono in bianco e nero e molti dettagli si perdono nell’ombra del piccolo riquadro. Comprerò il libro. Voglio “ripassare” tutte le foto e tutte le bellissime “didascalie”, guardando e toccando la carta.
L’USO DELLA FOTO è un diario fotografico in poco più di cento pagine, che alla fine ti lascia il desiderio di “averne di più”. L’ultimo capitolo, QUAND’È STATO CHE HO COMINCIATO A PENSARE? è bellissimo perché ricompone il puzzle come in un album di fotografie, offrendo a chi legge un’ emozionante visione d’insieme di quello che ha letto, fotografia dopo fotografia.
ASSAGGI
“Messe una accanto all’altra, queste immagini hanno ai miei occhi il valore di un diario. Il diario dell’anno 2003. L’amore e la morte. Decidere di esporle, di farne un libro, significa mettere i sigilli su un capitolo della nostra storia. Non so cosa siano queste foto. So ciò che esse incarnano, ma ne ignoro l’uso. So ciò che non sono: immagini incorniciate sulla mensola del caminetto, in mezzo a un padre, a neonati paffuti, a un prozio in uniforme.”
“In un negozio di dischi usati ho riconosciuto la copertina di un 45 giri di Édith Piaf che avevo comprato a sedici anni perché conteneva la canzone Les amants d’un jour, una copertina blu. Quel 45 giri l’avevo poi regalato, o rivenduto, poiché mi ero messa a disdegnare tutto ciò che non rientrava nella cosiddetta «canzone d’autore». Lì, nel negozio di Bruxelles, avevo voglia di riaverlo, non per Les amants d’un jour – troppo ascoltata, la sua emozione si è per me esaurita – ma per quella copertina blu e per un’altra canzone del disco che avevo completamente dimenticato, Soudain une vallée. M. me l’ha regalato.
“Nessuna foto restituisce l’idea della durata. La foto rinchiude nell’istante. La canzone è espansione nel passato, la foto, finitudine. La canzone è il sentimento felice del tempo, la foto il suo senso tragico. Ho spesso pensato che si potrebbe raccontare la propria intera esistenza soltanto con canzoni e fotografie.”
“Nella sala d’attesa per la radioterapia, alla clinica di Pontoise, ho visto tante volte, lì abbandonato, un numero dell’inserto «Madame Figaro» con in copertina una ragazza a seno nudo sotto un abito dal tessuto leggero. In grandi caratteri c’era scritto: «osate la trasparenza!». In Francia, l’11% delle donne ha avuto o ha un cancro al seno. Più di tre milioni di donne. Tre milioni di seni suturati, scannerizzati, marcati da disegni rossi e blu, irradiati, ricostruiti, nascosti sotto camicette e T-shirt, invisibili. Bisognerà pure osare mostrarli un giorno, in effetti. [Scrivere del mio, fa parte di questo svelamento.]”
