V. Ardone-TANTA ANCORA VITA. I bambini ci salveranno…

 

 

Ho appena finito di leggere Tanta ancora vita di Viola Ardone. Arrivata all’ultima pagina ho trattenuto a stento le lacrime. Non è un “fumettone strappacuore” e dunque perchè queste lacrime? Per la felicità di averlo letto con il cuore e con la testa, velocemente, con la voglia impellente di andare alla pagina seguente per vedere cosa succede. E tante cose succedono nelle vite dei protagonisti:

Kostya che incontriamo all’inizio del libro e accompagnamo nel suo viaggio di formazione e rinascita, Ucraina-Italia-Ucraina-Italia, fino alla fine.

Attraverso i suoi occhi e le sue parole immaginifiche incontriamo la guerra, i luoghi, le persone. Ci stupiamo  di fronte ai suoi giudizi innocenti sulla guerra, alla sua nostalgia per il mondo che si sta lasciando alle spalle, per la scuola, gli amici,  tutto… Le sue parole sono una testimonianza sulla guerra dalla parte dei bambini,. Kostya vede i droni portatori di morte come insetti che ronzano, che sembrano giocattoli con i quali però gioca chi vuole fare la guerra. Un gioco macabro che l’infanzia addolcisce e trasfigura, per sopravvivere.

Vita (con Cicù) sta affrontando il suo tormentato viaggio interiore, di cui scopriremo i particolari un pò alla volta. L’unica certezza nella sua esistenza, almeno per un lungo tratto, è Orietta, la sua compagna di viaggio, un’invenzione narrativa davvero efficace, tra l’ironico e il tragico.  Anche per lei la vita aprirà alcune porte… e ne chiuderà altre.

Irina,  viaggia tra:

-lo stereotipo della badante ucraina, di cui lei stessa ride da buona filosofa:  -“Filosoché ?”,come sua madre era solita dire quando si parlava dei suoi studi-

-la sua cultura. Ha letto tutta la Divina Commedia del Padre Dante, che cita ogni qualvolta se ne presenti l’occasione;

-la sua identità di nonna di Kostja, nipote semisconosciuto che la raggiunge in Italia, di madre di Roman, giovane senza  qualità, Tato amatissimo di Kostya, di donna ucraina che soffre la tragedia della guerra,di moglie di un uomo debole e ubriacone che alla fine rivela una sua utilità.

Contribuiscono a creare questa splendida storia personaggi come Corrado Mantoni, il vicino di  casa che riporta sempre a casa Massimo pappagallo fuggiasco, Padre Mattia rifugio sicuro, Massimo Mezzanotte presenza volatile tra le onde della radio, Capitan Barba provvidenziale compagno di viaggio.

Il motivo per cui questo romanzo è un capolavoro sta tutta nella capacità di Viola Ardone di maneggiare la tecnica narrativa in modo spettacolare. Anche quando esplora gli stati d’animo, di Vita soprattutto, riesce a creare la giusta tensione che tiene avvinghiati al libro. E poi, che messaggio potente contro la guerra manda a noi tutti! Non solo la guerra in Ucraina, ma tutte le guerre. Escono perle di bellezza dalla bocca del piccolo Kostya, di Irina, di suo figlio Roman con cui si apre tutto un discorso  sulle responsabilità morali, su chi  diserta e chi muore da eroe. 

Altri temi emergono con forza: amore, matrimonio, morte, l’importanza delle parole. E perfino Monica Bellucci!  A proposito di parole e di stile, Ardone gioca sapientemente con metafore incisive, parole inventate dalla fantasia galoppante di  Kostya, parole intrise di Filosoché nel linguaggio di Irina, parole di dubbio, rimpianto e dolore sulla labbra di Vita. Ingredienti  saportiti, gustosi.  

Ancora tanta vita  è una storia di infanzia perduta e riconquistata attraverso l’elaborazione del lutto, la vicinanza, l’empatia, la condivisione di esperienze e sofferenze. L’infanzia è la chiave che apre le porte del cuore. 

Il viaggio si chiude con la dolcezza dei versi nella canzonie di Cicù:

Parto col vento che batte sul cuore, 

scappo dai luoghi che danno dolore.

Sotto cieli distanti, ritrovo altre voci, 

non c’è Luna nel cielo che illumina croci.

 

Le ferite raccontano storie di guerra,

in loro risplende una luce che è ferma. 

La fine del viaggio non si può raccontare, 

se cado non mi alzo, ma imparo a volare.

Assaggi

 Kostya  va di fretta ”Davanti a me c’è un mare di gente, ma a uno a uno supero tutti, ingrano la marcia come una Formula 1 a motore spiegato. Brum bruum bruuum, ho ruote liscissime che scansano i fossi senza aver bisogno di pit stop, e prendo il rettilineo e prendo la curva e prendo la cunetta e prendo la discesa e prendo una pietra facciadiculovecchio, finisco fuoripista, testacoda, mi cappotto, ruzzolo via. Game over.” p.31

Ahi, serva Italia ” Tu, signora, molto brava, -riprende lei- ma studiato guerra su libri. Noi guerra in casa da molti anni, adesso pericolo anche per voi. Italiani solo pensare a calcio e canzoni di Sanremo.«Ahi, serva Italia, di dolore ostello, non donna di province, ma bordello».

-Italia bordello(ripete massimo il pappagallo) p.81

La bella lezione su come si stirano le camicie-“Qui si stira, signori miei, si filosofeggia niente” p. 153

Le ciabatte tutte grigio comignolo “Il cielo stellato sopra di me e le ciabatte sovietiche sotto di me, sono il mio promemoria della libertà”.

Kostya e Vita alla scoperta del posto delle tartarughe, sotto la sabbia. Ecco da dove viene il titolo– “qui sotto. c’è tanta vita ancora …” p.218 

Scrivere serve, eccome! “Babusia nomina la città di Bakhmut, mai sentita, la cerchiamo sul telefono, si trova in Donbass. La signora mi fa segno di annotare questo nome, accato al frigo-bar trovo una matita e un folio che non ha righe nè quadretti dove appoggiare le lettere, solo lo spazio bianco, ma provolo stesso, è lei che mi ha insegnato a scrivere, e scrivere serve a salvare le persone.” p.254

La sosta al supermercato dell’area di servizio:“Ricordo quando aprirono le prime, famiglie intere venivano a farci i pic nic qui lungo l? autostrada, le merci esposte, gli alimenti nei loro incarti colorati, i giochi sugli scaffali, una promessa di abbondanza e di felicità perpetua con cuirifarsi gli occhi, o da annusare solamente, dopo tanta privazione” p.283

La guerra  persa “La radio dice che la guerra finirà presto perché la vinceremo, l’Europa è con noi, l’America è con noi, è con noi anche la Storia, siamo dalla parte della ragione. La radio dice bugie, spengo la radio. La verità è che abbiamo perso. L’Europa ha perso, ha perso l’America, hanno perso la Storia, il mondo e anche la ragione, il giorno in cui quei carri armati hanno attraversato la linea di confine, o ancora prima, con gli scontri tra fratello e fratelli in Crimea e nel Donbass, o ancora prima, con il patto di varsavia, o ancora prima con la grande carestia, o ancora prima, con Caino e Abele. È stato allora ch abbiamo perso la guerra.” p.286