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Durante l’ultima riunione del gruppo di lettura Girolibro di Selvazzano, Pina e Sara ripropongono con grande entusiasmo RACCONTAMI DI LEI, ritratti di donne che da Padova hanno lasciato il segno, a cura della redazione de il BO LIVE, Padova University Press

Appena comincio a sfogliare il libro, vengo colpita dalla mappa temporale all’interno della copertina. Mi identifico immediatamente con una viaggiatrice nel tempo, nello spazio, negli interessi e nelle vite delle trentuno donne ritratte in questa interessantissima pubblicazione.

Dal 1300 al 2011 anno in cui muore Milla Baldo Ceolin, ultima delle donne “raccontate”, incontriamo trentuno personalità che hanno lasciato il segno nella cultura del nostro paese, e non solo. Sono un numero davvero esiguo se comparato a quello degli uomini che nello stesso arco temporale hanno lasciato segni importanti e sono stati riconosciuti come innovatori e grandi personalità.

Questo è un dato oggettivo che la dice lunga sulla fatica che da sempre le donne fanno per vedere riconosciute le loro capacità di determinare cambiamenti epocali in diversi ambiti culturali! Alcune ce l’hanno fatta, nonostante pregiudizi e ostacoli di ogni genere. Le nostre trentuno pioniere hanno aperto strade inesplorate verso il progresso dell’umanità, che molte altre e molti altri hanno percorso e arricchito di nuovi stimoli e nuovi traguardi. Padova è il filo rosso che unisce queste donne. Qui sono nate, o hanno studiato, o hanno lavorato e messo su famiglia. Quasi tutte provenienti da famiglie benestanti dove la cultura era di casa.

“Come, dunque, leggere questo volume e i tanti frammenti di vita che ci regala?  Non come le gallerie femminili ottocentesche, colme di una retorica stereotipata sui ruoli di genere. Tutto il contrario. È importante farlo pensando a quanti sforzi, a quante delusioni, a quanti arretramenti queste donne avranno conosciuto. La cosa ci è consentita perché si sono moltiplicate nel frattempo le ricerche storiche che hanno mostrato quali difficoltà e quali condizionamenti di varia natura- giuridici, sociali, culturali, economici- pesassero sulle scelte femminili e sulle loro pretese di autonomia, più o meno esplicite che fossero. È allora, avendo in mente tutto questo, che possiamo prendere in mano il libro e, sfogliando i brevi profili che contiene, riportare in vita i desideri, le passioni, e anche le ambizioni femminili che essi esprimono.” Dall’ introduzione di Carlotta Sorba

Mi piace elencarle tutte facendo ricorso ad alcune espressioni esplicative tratte dagli articoli di cui non cito gli autori e le autrici, rimandando direttamente alla lettura del volume. Accompagnano i ritratti, brevi fughe-su-sfondo-rosso nella storia dell’emancipazione femminile nei campi della cultura, della politica, della scienza, dell’educazione, dei riconoscimenti.

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, La nobile austera devota a Dio e al sapere, quinta di sette figli, nati da una relazione more uxorio del nobile Giovanni Battista Cornaro con Zanetta Boni di umilissime origini. Un padre che nella sua vita fa del tutto per riscattarsi, garantendo un’ottima educazione ai figli e conferendo lustro al proprio status sposando Zanetta e pagando per elevare i figli al rango di nobili. Elena diventa vanto e orgoglio dl padre per la sua straordinaria intelligenza e personalità di studiosa. Coltiva lo studio e una forte vocazione religiosa.

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, Padova stupisce il mondo laureando una donna (1678), ma non fu un fulmine a ciel sereno, come si disse allora, altre donne brillavano nel firmamento culturale del 1600, come Artemisia Gentileschi sottoposta di colpevolizzazione della vittima per aver denunciato il suo stupratore.

Sibilla de’ Cetto (1350ca), La dama imprenditrice che inventò un ospedale, Con il marito realizza un progetto epocale: l’ospedale di San Francesco, struttura rivolta all’assistenza di poveri e bisognosi e alla cura dei malati.

Gaspara Stampa (1523), Una febbre poetica arsa troppo presto. “Amor m’ha fatto tal ch’io vivo in foco” “vivere ardendo e non sentire il foco” Cita D’Annunzio ne Il Fuoco. Figura affascinante e complessa, diventa una poetessa appassionata e sorprendentemente libera per il periodo.

Giulia Bigolina, In un romanzo del ‘500 il nuovo ideale di donna. Scrittrice e poetessa, è apprezzata per il suo valore intellettuale. Urania il suo romanzo del 1553 narra la storia di un amore osteggiato, con protagonista una grande donna, una poetessa il cui amore non è ricambiato, ma ciò non le impedisce di intraprendere un viaggio di conoscenza e di diffusione delle regole dell’amore.

Camilla Greghetti Erculiani, L’azzardo della filosofia: il pensiero non ha sesso. filosofa speziala, con una visione del mondo molto moderna.

“Nella sua opera, la filosofia sosteneva che il diluvio universale fosse una soluzione attuata dal divino per rispondere a uno “squilibrio” tra i quattro elementi che componevano la materia: acqua, aria, terra e fuoco. Secondo la sua idea dell’uomo pur essendo presenti tutte le componenti, prevaleva la terra, cioè l’elemento in cui viveva (per i pesci dunque era l’acqua, per gli uccelli l’aria e così via). Il diluvio universale, secondo il sistema filosofico dell’autrice, doveva quindi risolvere un problema di sovrappopolazione: le piogge non erano state mandate per punire i peccatori, ma per ristabilire un equilibrio puramente materiale tra gli elementi” p. 65

Valeria Miani, (1581) Un altro tabù che cade: la tragedia amorosa, diciottenne, scrittrice. La sua tragedia, Celinda, è un’assoluta novità nella letteratura italiana del 1500, di cui si abbia notizia. Madre di cinque figli, smette di scrivere quando il marito muore, per occuparsi della famiglia e della proprietà.

Isabella Canali Andreini, l’attrice che per prima rubò la scena agli uomini. Vita, arte e mito si intrecciano nel suo profilo affascinante di donna e attrice coraggiosa e modernissima.

Chiara Varotari, (1600) Quegli speciali ritratti specchio del fasto veneto, sorella del Padovanino, apprende l’arte della pittura prima dal padre e poi dal fratello nella bottega di famiglia a Padova e poi a Venezia. Chiara si specializza in ritratti, specialmente quelli femminili, che risaltano per la cura raffinata dei dettagli.

Lucrezia Dondi dall’Orologio, La dama delle lancette, una donna da sacrificare, nota come la “dama azzurra” viene assassinata nel 1654 ne suo palazzo, con la gola tagliata dalla lama di un rasoio. Vittima di violenza di genere? Sembra proprio di sì, viste le tracce di violenza sessuale riscontrate sul suo corpo. Il rifiuto dell’amico di famiglia o la vendetta di alcuni nobili, sembrano essere le cause di questo efferato delitto.

Cristina Roccati, Rime, fisica, gli amori della prima studentessa, ammessa a soli 15 anni ad una seduta dell’Accademia dei Concordi di Rovigo. Era il 1747.La fisica è la sua grande passione, consegue la laurea in filosofia nel 1751. Per un ventennio insegna fisica alla Concordiana. Eletta principe dall’Accademia a soli 22 anni.

Elisabetta Benato Beltrami, (1812) Dai primi modellini ai successi nell’arte sacra . “Pittrice neoclassicista, dallo spirito versatile, che seppe destreggiarsi tra pittura, disegno, scultura.” Entrò nelle prestigiose scuole di statuaria e disegno, finanziata da aristocratici e attraverso una sottoscrizione pubblica degli abitanti di Padova. A due di questi ultimi, estratti a sorte, si impegnò di destinare due delle sue opere.

Guadalberta Alaide Beccari, La donna”: in redazione i maschi non servono più. ”Il primo periodico di sole redattrici fondato nel 1868 a Padova, sotto la direzione della allora ventiseienne Beccari, che affermava:” le emancipazioniste sono come i garibaldini durante la terza guerra d’Indipendenza”

Rosa Piazza (1873) Lidea dell’istruzione come mezzo per emanciparsi. Si diploma come maestra di pedagogia con il massimo dei voti, presso l’ateneo di Padova.

Stefania Etzerodt Omboni, Un nuovo tipo di carità: riscattarsi con il lavoro, “fondò l’Associazione padovana contro l’accattonaggio, l’Asilo per donne sole, la Scuola professionale femminile, la Società zoofila, l’ufficio di assistenza, l’Unione morale, l’Università popolare, e finanziò di tasca propria la prima Cucina economica in città presso la quale fornì diverse centinaia di pasti caldi ai bisognosi durante l’epidemia di colera del 1886”

Anna Kulishoff, L’ esperienza padovana del “socialismo medico, “la migliore mente del socialismo italiano è quella di una donna: Anna Moiseevna Rozenstein, (1857) giornalista, politica e medico, meglio conosciuta come” Anna Kulishoff. Nella scheda di Daniele Mont D’Arpizio scoprirete il perché di questo nome. E tanto altro ancora su questa stupefacente donna.

Virginia Olper, La lotta per la parità parte dal ghetto di Venezia. A Padova, produsse gran parte delle sue opere e iniziò la collaborazione con alcuni quotidiani locali e importanti riviste nazionali. Il tema preferito della scrittrice, emancipazionista convinta, è la condizione femminile. La sua visione è evidente nelle sue recensioni di romanzi di scrittrici dell’epoca (Sibilla Aleramo, Neera-Anna Maria Zuccari), Bruno Spernai-Beatrice Speraz)

Bona Benvenisti Viterbi: L’intellettuale eclettica non dimentica gli ultimi, una delle personalità più in vista della Padova a cavallo tra XIX e XX secolo, oggi quasi dimenticata. Bona è una delle prime sostenitrici dell’emancipazione femminile.

Ida Pilotto Sottini, La Duse della pedagogia e il metodo del cuore, maestra dotata di eccezionale creatività e di una visione pedagogica in cui corpo, mente e cuore dei bimbi sono coinvolti nel processo educativo. È il poeta e scrittore Antonio Fogazzaro che conia per lei l’epiteto “Duse dell’educazione”.

Carmela Baricelli (1861) Le grandi battaglie per le donne lavoratrici, predestinata all lavoro di sarta, si ribella e realizza il suo sogno: studiare. Diventa maestra, poi si laurea e consegue l’abilitazione nell’insegnamento di lingua e lettere italiane nelle scuole magistrali. Ma non si ferma qui, diventa giornalista e porta avanti le sue battaglie per il miglioramento delle condizioni lavorative delle donne. E ne subisce le conseguenze con trasferimento forzato a Padova, dove tuttavia non demorde e continua la sua lotta tesa a sviluppare una forte coscienza di classe nelle donne lavoratrici.

Maria Bracceschi Papafava (1867), Le artigiane al lavoro nel palazzo della contessa. Portavoce di ideali di femminismo nell’età giolittiana, quando il movimento delle donne vive un momento significativo di protagonismo, in particolare nel promuovere la specializzazione dei lavori femminili. (Associazione Industrie femminili italiane) Di grande impatto fu la partecipazione delle donne al “laboratorio Papafava” durante la Prima guerra mondiale, nel confezionare divise per i militari al fronte.

Ersilia Bisson, La scienza matematica e l’arte del divulgare, figura significativa per il rinnovamento della didattica della matematica nella scuola italiana. A Padova lavora presso la Regia Stazione bacologica sperimentale.

Paola Bianchetti Drigo, Romanzi che dipingono la famiglia come prigione, vive in una “tensione continua tra impulsi anarchici e costrizione sociale, tra modernità e conservatorismo, che connota l’opera di colei che oggi è considerata la più rilevante scrittrice di area veneta del primo Novecento”. I suoi personaggi (come Rosa in Fortuna )hanno le stesse sfumature dei vinti di Verga.

Corinna Anna Corinaldi, Le ultime ore sul treno con Levi, era il 22 febbraio 1944, con più di 600 persone, Corinna e Primo salgono sul treno per Auschwitz…

Amalia Vago, L’infermiera bibliofila che curava con i libri, bibliotecaria, crocerossina di guerra, scrittrice e traduttrice dei grandi classici della letteratura, è un “caso esemplare del percorso di emancipazione sul lavoro delle donne italiane degli albori del Novecento”

Lina Merlin, La costituente che liberò le donne, “per gli italiani, lei è “quella della legge Merlin” (Fece approvare una legge per la chiusura delle case di tolleranza). Un’etichetta ingombrante e allo stesso tempo riduttiva, che nasconde una straordinaria figura di donna, appassionata politica, prepotentemente impegnata a favore dell’affermazione dei diritti senza distinzioni e a difesa dei più deboli”

Silvia Zenari, L’esploratrice solitaria che sfrecciava tra le Alpi, laureatasi in scienze naturali all’Università di Padova si occupò di geologia e botanica. A bordo della sua Fiat 514 si arrampicava tra le vie impervie per perlustrare vallate e monti, alla scoperta di piante da studiare e catalogare.

Milli Dandolo, Dai racconti per ragazzi al Via col vento italiano, una prolifica scrittrice del primo ‘900 che maneggia con cura e sapienza “passioni amorose, vocazioni artistiche, intrecci familiari, slanci patriottici e problematiche femminili”. E adatta per ragazzi i grandi classici Europei.

Teresa Rossi Rampazzi, La nuova alleanza tra musica e computer. Questa donna mi ha colpito per la sua modernità e lungimiranza, oltre che per la forza e determinazione a portare avanti studi innovativi nell’ambito musicale e tecnologico, in ambienti spesso ostili.

Norma Cossetto, La colpa fatale di essere italiana. Fu certamente la prima studentessa dell’Università di Padova a morire nelle foibe per la grave colpa di essere italiana. L’università dopo un acceso dibattito provocato dalla singolarità del suo caso che non rientrava tra quelli previsti dal regolamento di concessione degli onori, decide di conferirle lo stesso la laurea ad honorem a questa giovane donna che non è riuscita a coronare il suo sogno di laurearsi in geografia a causa della situazione politica in Istria. Viene prelevata a forza dalla sua casa il 2 ottobre 1943 dalle forze irregolari jugoslave e fatta scomparire in quelle cave che dovevano essere l’oggetto della sua tesi di laurea.

Le cinque protagoniste della resistenza a Padova Non potevano dire di no le resistenti padovane: Delfina Borgato 16 anni, sua zia Luigia Maria Pulcheria, Clara Doralice 17 anni, Eleonora Lista33 anni, Carla Liliana del gruppo “Frama”, Maria Zonta che si occupa della distribuzione della stampa clandestina.

Milla Baldo Ceolin, Le particelle elementari e l’erede di Fermi. Prima donna titolare di cattedra (Fisica superiore) all’Università di Padova. Suo interesse di ricerca preminente “le interazioni deboli” responsabili dei processi radioattivi, tema dei suoi corsi di fisica superiore. Con questo tema di ricerca si inserisce nel gruppo di ricercatori all’avanguardia nel mondo. Ma la sua grandezza non si limita alla ricerca, abbraccia infatti la letteratura e l’impegno sociale di scienziata militante.

La biblioteca al femminile e l’idea di un uomo. Pietro Leopoldo Ferri scrive per primo un libro intitolato Biblioteca femminile italiana, 411 pagine in cui elenca nomi di autrici, loro opere e alcune note editoriali.

Conclusioni

Quanto poco sappiamo ancora delle storie di  donne illustri sepolte nell’oblio, nonostante i molti studi che hanno fatto luce sulle loro vite e sulle loro opere.  ma il BoLive si sta impegnando a ri-costruire la storia al femminile con i suoi agganci alla città di Padova, “ambiente fecondo e accogliente, e di vite libere e luminose, concrete e lungimiranti, assolutamente moderne”

A giudicare da Raccontami di lei, il lavoro è ben avviato e coerente con l’800° anniversario dell’università patavina! Nella postfazione di Annalisa Oboe, queste ed altre interessanti considerazioni chiudono la galleria dei ritratti di grandi interpreti della nostra storia, della nostra cultura, della nostra vita di donne.